Introduzione
Italo Calvino è uno degli autori in cui la figura del lettore è presente al massimo, data anche la sua fondamentale esperienza lavorativa in casa Einaudi (dal 1947 al 1984). Dal lavoro in Einaudi, Calvino trae consapevolezza piena delle implicazioni economiche connesse al problema del pubblico. Di qui il fatto che Calvino cerca di concretizzare il suo destinatario al quale presuppone interessino il divertimento coniugato alla crescita culturale.
I primi lettori
Il sentiero dei nidi di ragno (1947)
Figura del lettore ha spazio limitato ma non accessorio. Primo lettore che compare è Zena il Lungo detto Berretta di Legno. Uno dei peggiori partigiani con una viscerale passione per la lettura. Legge un libro intitolato Il Supergiallo. È pigro ed è vorace della lettura, per questo viene deriso da Pin. Zena, per quanto è preso dalla sua lettura, non riesce nemmeno a rispondere a tono alle derisioni. Zena non ama combattere e l’unico servizio collettivo al quale si presta è la lettura ad alta voce.
Secondo lettore: Il Dritto, il capo. È lettore ascoltatore che ama sentire la narrazione di Zena. Ha un grado di alfabetizzazione approssimativo, per questo preferisce l’ascolto alla lettura.
Questi due primi personaggi riflettono la dicotomia tra oralità e scrittura sulla quale Calvino riflette. Infatti, molte storie sulla Resistenza sembrano essere scritte sulla base di un anonimo narratore orale e viceversa. Questi due lettori riflettono la possibilità di ricevere in maniera orale e corale i testi letterari, fornendo l’immagine di quello definito come nuovo lettore: il lettore “popolare”.
Nuovi lettori, nuove responsabilità: come far elevare il popolo verso quella che stava sorgendo ovvero la cultura democratica. Al fine della guerra si pensa al lettore popolare perché:
- Si credeva possibile l’estensione della letteratura alle classi subalterne, ma quindi bisognava capire come rendere capaci tutti di leggere.
Tutto ciò è presente nelle pagine di Gramsci, ma ci sono dei gramsciani antelitteram tra cui Calvino, i quali si pongono il problema dell’estensione della lettura. Visto il tema caldo: i personaggi lettori appartenenti al proletariato sono un segno della volontà dell’autore di inserirsi in quella battaglia che già altri intellettuali avevano intrapreso per l’allargamento verso il basso dell’area di fruizione della letteratura.
Già prima del dibattito intellettuale nazionale e prima del Sentiero, Calvino, come testimoniano suoi racconti, era già interessato alla seduzione della lettura sui lettori meno colti. Ma a differenza di personaggi lettori di autori come Pratolini o Jovine, i quali dall’esperienza di lettura trovano i mezzi per crescere culturalmente, politicamente e civilmente.
I due lettori di Calvino, Zena e il Dritto, sono atipici, non traggono alcun insegnamento per la loro formazione ma al contrario ricevono uno stimolo alla diseducazione e alla rovina personale. Questa scelta è giustificata dal fatto che Calvino, a differenza di molti altri scritti sulla resistenza e sulla creazione di eroi positivi, non vuole nel suo romanzo crearne.
Scegliendo tale via, Calvino crea un dipinto dell’umanità vero, animalesco, coraggioso, più positivo e umano di tutti gli altri. Quindi, l’aspetto positivo della lettura dei primi due lettori sta nel fatto di avere l’opportunità di lettura che prima nel tempo era loro preclusa e sebbene essi non siano grandi combattenti, sono però dei divoratori e grandissimi appassionati della lettura.
Ultimo lettore che compare è Kim, giovane e saggio commissario, compare nel IX capitolo. Studente di medicina, diventa commissario di brigata e ha grandi responsabilità. È l’unico personaggio intellettuale del romanzo. Importanza del libro preferito nell’infanzia (lo pseudonimo Kim viene dall'omonimo romanzo di Kipling). Quando si è bambini la modalità di lettura è particolare e ciò affascina Calvino autore, il quale pensa che l’età infantile accorda al mondo della fiction la possibilità di travalicare i propri confini e assurgere al grado di esperienze realmente vissute, come se realtà e fantasia costituissero un bagaglio unitario per la crescita futura.
Kim è il riflesso dell’esperienza vissuta dallo stesso Italo Calvino con il libro durante l’infanzia. Per Zena e il Dritto la lettura è evasione dalla guerra, per Kim la lettura è occasione per indagine interiore. Comunque, per tutti e tre è importante l’immedesimazione e anche il divertimento, elementi che se all’inizio sono per Calvino fondamentali, verranno accantonati a favore di una lettura che esiga dai suoi lettori attenzione critica e responsabilità.
Cosa leggono questi personaggi?
Kim legge l’omonimo romanzo di Kipling che aveva affascinato lo stesso Calvino da bambino. Avventura, storia e seduzione sono gli elementi prediletti nelle prime letture di Calvino, il quale diede la tesi proprio su Conrad e nei suoi primi saggi ne parlò abbondantemente. Presenti in queste scelte di lettura vi è la volontà di anti-intellettualismo e anti-aristocratiscismo letterario. L’autore, insieme ai suoi primi personaggi lettori, si è formato su di un canone ampio e mutevole di modelli che non disdegna testi di intrattenimento, giornali umoristici e autori secondari.
Zena legge Il Supergiallo che allude alla collana mondadoriana (1933) dei Libri Gialli, genere poliziesco di stampo americano che nei supergialli è edito in un grande formato nel quale sono presenti più romanzi dello stesso o diversi autori. Far leggere a Zena il Supergiallo è una provocazione agli intellettuali del dopoguerra e al loro tentativo di arginare la diffusione di una letteratura di massa di mero intrattenimento.
Il Dritto legge Il conte di Montecristo, romanzo in sintonia con i consigli di lettura di Gramsci, il quale nei quaderni del carcere lo indica come modello di lettura adatto a diffondere la cultura tra le classi popolari. Attraverso l’immagine di Kim e degli altri personaggi, Calvino avanza l’ipotesi che tra gli indirizzi letterari di partito e le preferenze di lettura dei singoli lettori esista uno spettro di motivi individuali che portano il soggetto a essere imprevedibile e non governabile, capace di scegliere in autonomia cosa leggere e a cosa appassionarsi, per poi decidere se trarne o no degli insegnamenti.
I lettori borghesi nei racconti del ’48
I romanzi scritti tra il '43 e '47 confermano la continuità di due elementi:
- L’idea che la lettura sia un’attività capace di sedurre democraticamente le più differenti categorie di lettori.
- La lettura sia sempre vantaggiosa o per il piacere che procura o per la ricchezza morale che da essa deriva.
Ma dal 1948 le caratteristiche dei personaggi lettori subiscono un cambiamento: la lettura diviene appannaggio quasi esclusivo della classe borghese. Ciò lo ritroviamo in racconti poi confluiti nel volume Ultimo viene il corvo o nel romanzo I giovani del Po.
Racconti
Pranzo con un pastore: Pietro, figlio di una famiglia benestante, racconta un pranzo cui è invitato anche un giovane pastore. Data la vergogna che prova per le osservazioni inopportune del padre, si nasconde dietro al giornale ora per difendere se stesso ora per cercare di togliere dall’imbarazzo il pastore. La lettura rimarca la distanza tra il signorino e l’incolto.
Il giardino incantato: Un ragazzo pallido e ricco si dedica alla lettura la quale lo allontana dagli altri ragazzini che giocano, Giovannino e Serenella. La lettura e il possesso di libri sembrano divenire il simbolo dello squilibrio tra le parti sociali.
Da questi racconti si evince la volontà di Calvino di evidenziare la distanza e le ingiustizie che permangono tra le classi sociali. Emerge anche la caratteristica fisionomia di lettori che avendo avuto una vita facile, risultano essere pigri, frustrati per la mancanza di vitalismo che invece vive nei coetanei proletari.
Siamo in un periodo storico delicato: nel 1948 le sinistre vengono sconfitte alle elezioni testimoniando la disgregazione delle forze antifasciste che avevano costituito la Resistenza. Data che la lotta era stata fatta, tutta la realtà diventava più istituzionale e a preoccupare Calvino vi era in primo piano il problema dell’allontanamento tra intellettuali e popolo e di qui la difficoltà di proiettare le storie dei “popolani” entro la finzione narrativa. Per questo troviamo più i personaggi borghesi.
Nonostante ciò, rimane in Calvino l’entusiasmo per cercare di far diventare il libro a portata del più vasto pubblico possibile.
Voglia di mare: Altro ragazzino borghese che legge libri e guarda dalla finestra gli altri che giocano nella piazzetta. Comunque, l’apatia dei lettori di questi racconti non deriva dal fatto di essere lettori, ma dalla loro condizione privilegiata che li induce all’isolamento. Non vi è accusa alla lettura, i libri infatti rimangono anonimi, ma vi è denuncia di una classe sociale borghese che non riesce a essere costruttiva. Se le letture rimangono proprie solo degli intellettuali e della borghesia, cessa ogni possibilità di contributo attivo per lo scrittore nella realtà.
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