Cap. 1 – “A new England called Ireland”
Gli inglesi si recano in Irlanda nella speranza di imporre un potere centrale ma le prime ondate di Normanni falliscono il loro tentativo di colonizzazione perché diventano “more Irish than the Irish themselves”.
Edmund Spencer
Nel 16 secolo si reca nelle piantagioni del Munster e nota che, mentre gli inglesi sono persone raffinate e dotate di self-control, gli irlandesi sono rozzi e rudi. Questi stereotipi prendono forma negli scritti di alcuni poeti irlandesi che, utilizzando una sorta di codice segreto, sfottevano gli inglesi e aizzavano il popolo irlandese contro gli invasori. Spencer riesce a decodificare questi messaggi e per questo motivo chiede le teste di questi scrittori. Distrugge numerosi manoscritti antichi. Nel suo libro afferma che agli irlandesi va tolta la selvatichezza e che devono imparare l’inglese. Spencer è particolarmente adirato con gli inglesi che, fallendo il tentativo di colonizzare, sono diventati degli anglo-irish, degli ibridi. Desidera convertire l’Irlanda ai modi civili, anche ricorrendo allo sterminio. La cosa che più spaventava Spencer era la sottile somiglianza tra inglesi e irlandesi (dato che molti erano stati sedotti dall’isola verde).
Seathrun Ceitinn
Scrittore irlandese che scrive per chiarire la reputazione degli antichi normanni e degli irlandesi. Va completamente contro le teorie di Spencer perché voleva dimostrare che gli irlandesi non erano meno degli inglesi. Con il tempo gli intellettuali irlandesi capiscono che lo scopo degli inglesi è creare “a new England called Ireland”.
Edmund Burke
Afferma che la morale inglese è malata. È piuttosto arrabbiato e cerca di istigare il popolo irlandese alla rivoluzione. È in simpatia con l’India perché anche lì gli inglesi si stanno interessando solo al guadagno veloce e non ai bisogni della popolazione e avevano tolto ai regnanti il potere. Non è un separatista: crede che l’unica ancora di salvezza per l’Irlanda sia una alleanza con l’Inghilterra, ma non l’arroganza di un governo dispotico. Critica solamente il modo degli inglesi di pensare all’Irlanda e agli irlandesi.
Nel 1800 viene firmato l’“Act of Union” che uniscono le due nazioni sotto il governo di Londra in risposta alla rivolta cattolica del 1798. Nel 1840 c’è una grossa crisi alimentare che porta le popolazioni dell’Irlanda a morire di fame o a emigrare. L’Irlanda soffre molto di questa crisi perché l’Inghilterra mette in atto la politica del Laissez-Faire –> gli irlandesi si arrabbiano da morire. Nel 1842 viene fondato il quotidiano “The Nation”.
Nel 1870 vengono firmati i “Land Acts” dove il governo inglese favorisce i fittavoli pur non concedendogli il diritto di proprietà delle terre che lavoravano. Nel 19° secolo l’Irlanda diventa una specie di laboratorio dove l’Inghilterra testava nuove politiche interne. Con questo l’Irlanda diventa, per certi versi più avanti dell’Inghilterra, ma per altri molto più arretrata.
Ireland – England’s unconscious
Gli inglesi dicono di sentirsi beffeggiati dagli irlandesi perché questi continuavano a cambiare le loro richieste e a cambiare idea. Molti irlandesi si trasferirono in Inghilterra per lavorare nelle industrie e qui molti facevano il doppio gioco. Alcuni tenevano la testa alta e rispettavano le loro origini, altri, invece, vestivano la maschera di Paddy (irlandese) per fare compassione agli altri, essere assunti e avere un lavoro (anche se sottopagato). Molti degli inglesi che invece si recarono in Irlanda si comportarono da colonizzatori e non ebbero molti contatti con la popolazione, così che l’Irlanda veniva comandata da una aspra politica mercantile e non era capace di autogovernarsi.
Cap. 2: Oscar Wilde – The artist as Irishman
Tutti gli irlandesi per avere successo cercano di diventare “englishmen” e così ha fatto anche O.W. La famiglia: sporca; padre medico; madre cornuta che scrive sotto il nome di “Speranza” per un giornale nazionalista patriota, aveva desiderato una bambina. Oscar la ama anche se lei non lo apprezza; OW crede di essere un figlio illegittimo. La madre gli induce una certa incertezza sessuale che viene aumentata dal dispiacere del primo amore per Florence Balcombe. Quando va a studiare a Oxford si stacca completamente dall’Irlanda e quando il padre muore fa trasferire la madre a Londra. OW dice: “sono irlandese di razza, ma gli inglesi mi hanno condannato a parlare la lingua di Shakespeare. Ora noi parliamo la loro lingua e a questa abbiamo aggiunto molte bellezze. Siamo il cervello dell’Inghilterra. L’unione di lingua inglese e di mente irlandese ha dato vita alla letteratura inglese”.
Dice che gli inglesi vittoriani sono soliti attribuire agli irlandesi i loro sentimenti repressi solo perché se gli inglesi sono una cosa, gli irlandesi sono l’esatto opposto e come l’uomo ha dentro di sé una parte femminile, così gli inglesi hanno dentro di sé una parte irlandese, e vice versa. Nei suoi scritti parla molto di più dell’Inghilterra e degli inglesi piuttosto che degli irlandesi forse per proteggersi dal pregiudizio, ma questo doppio gioco ha come contro il fatto che così Wilde sopprimeva la sua identità. All’università sembra ancora uno scomodo Paddy. Si avvicina alla chiesa Cattolica. L’avventura a Oxford lo convince che un irlandese scopre la sua vera identità solo quando va all’estero. È un separatista e afferma che l’Irlanda è stata governata male dall’Inghilterra.
Scredita il concetto romantico di sincerità e lo sostituisce con quello di autenticità (poiché nell’essere sincero, una persona può mentire a un’altra parte di se stesso). Nei suoi scritti parla di donne e di uomini femminili. In Ernest mostra tutto il suo femminismo quando afferma che non ci devono essere leggi diverse per donne e uomini. Rifiuta la teoria del determinismo perché basata su delle antitesi. Crede nella totale autonomia del singolo.
Cap. 3 – Bernard Shaw
Interviene in difesa di Wilde. È convinto che il feudalesimo non sia ancora completamente caduto perché anche dopo il Land Act mancavano in Irlanda degli imprenditori capaci di far fruttare la terra. Come Wilde, è un irlandese che usa l’Inghilterra come laboratorio per capire il significato di essere irlandese. Scrive “John Bull’s other island” dove dice che gli irlandesi e gli inglesi giocano delle parti in cui cercano di essere sempre l’opposto e sempre il meglio dell’altro, ma questo impedisce di esprimere se stessi.
Personaggi
- Broadbent: personaggio inglese, pensa che l’Irlanda possa prosperare solo sotto la guida inglese.
- Doyle: irlandese, in gioventù desidera imparare qualcosa per poi mettere in pratica le sue conoscenze all’estero. La trama lascia intendere che in Inghilterra questo personaggio ha più possibilità di successo.
Per Shaw inglesi e irlandesi sono persone molto simili, che hanno deciso di dimostrare l’essere inglese e l’essere irlandese all’altro, sperando di ricevere consensi dal reciproco pubblico.
Alla fine del racconto, Broadbent prende il controllo di un intero villaggio, mentre Doyle perde il suo aspetto cinico e diventa un inetto di fronte alla rovina della sua gente. Tutto questo sta a dimostrare che con l’abolizione dei Land Act, si sono eliminati i grossi proprietari terrieri, ma se ne sono creati molti più piccoli e molto più crudeli con i lavoratori senza terra. Ma quanto erano sincere le intenzioni di Broadbent? Questo personaggio è inconsciamente ipocrita o un semplice imperialista? La risposta è che certe volte è bramoso e credulo, mentre certe altre volte è avveduto e rozzo.
Ma com’è Larry Doyle? La sua figura è un po’ confusa perché solo verso la fine del romanzo salta fuori che lui non vuole tornare in Irlanda per paura di incontrare un vecchio amore, Nora. La trama mette in luce, oltre all’ipocrisia inglese, anche l’astuzia irlandese, che preferiva mandare a governare un inglese, piuttosto che togliere due braccia dal lavoro.
The woman’s part
Alla fine del 19° secolo, Londra era la capitale della cultura. Aveva subito l’industrializzazione. Le donne di classe assumevano donne delle pulizie, cameriere, e intrattenevano i buoni rapporti con le altre famiglie. Donne come Edith Sommerville, Violet Martin e Augusta Gregory si chiedevano se i lavoratori senza terra si sentissero più felici sotto un diretto piccolo proprietario, o sotto un paternalistico proprietario terriero.
Cap. 4 - Somerville and Ross – Tragedies of Manners
Edith Somerville e Martin Ross (il cui vero nome era Violet Martin) sono due tra le più grandi scrittrici irlandesi. I loro scritti non sono stati letti per molto tempo perché erano considerate delle imitatrici degli scrittori inglesi. Amavano l’Inghilterra anche se si sentivano tradite dai suoi leaders. Violet Martin conosceva la classe media di Dublino, così come conosceva la borghesia anglo-irlandese. Si trasferisce a Dublino da Ross nel 1872. Le sue descrizioni sono cupe perché descriveva la vita grigia della città. Dopo aver avuto dei dissidi con il proprietario terriero, lei e la madre tornano a Ross dove vivranno dei frutti della attività letteraria.
Insieme a Somerville scrive “The real Charlotte”, un romanzo ricco di ironia, con una trama tragica e un finale comico. In questo libro criticano la società del tempo senza però scostarsi da essa. L’opera può essere letta su vari livelli di significato. Trama moooooolto complicata.
Cap. 5 – Lady Gregory and the Empire Boys
Augusta Persse ha una esperienza negativa dell’aristocrazia sin dalla nascita. La madre desiderava un maschio e il padre era stato molto assente durante la gravidanza. Sin dalla fanciullezza, nota le implicazioni del vittorianesimo sulla donna (l’uomo controllava la moglie, decideva come dovesse vestirsi…). Come molti altri bambini del 19° secolo, rinnega i suoi genitori naturali, e assume come nuovi genitori la natura e Dio. Legge canzoni di giovani poeti irlandesi. Durante l’adolescenza entra in crisi e spende tutti i suoi soldi per aiutare i poveri. Quando George Moore la incontra, dice di lei che è padre e madre di se stessa. La sua immagine androgena porta Yeats a dire che gli irlandesi sono donne con una mentalità mascolina, mentre gli inglesi sono uomini con una mentalità femminile. Sposa Sir William Gregory (diventando così Lady Gregory).
Nel 1881, in Egitto, conosce Wilfrid Scowen Blunt. In Egitto, il popolo cercava di avere una sorta di Home Rule su stampo irlandese dai turchi. Blunt scrive in difesa degli egiziani sul Time. Poi gli egiziani che si ribellano vengono catturati e torturati –> Blunt manda a spese sue degli avvocati per difenderli. Blunt e Lady Gregory diventano amanti. Lei lo incoraggia a scrivere “Ideas on India”.
Nel frattempo in Irlanda molti proprietari terrieri vengono uccisi o boicottati dalle famiglie dei lavoratori che erano allo stremo. Augusta prende le difese del marito, un landlord, ma Blunt si chiede come faccia lei a non capire che quello che sta succedendo in Irlanda può essere paragonato a quello che è successo in Egitto. L’Inghilterra manda dei soldati che razziano le case, Blunt si ribella e viene mandato in carcere dove scrive “In vinculis”. Mentre lui è recluso, lei scrive “A woman’s sonnets”. Dal 1907 appoggia pienamente l’Home rule e scrive “Dervorgilla” che racconta delle avventure della moglie di O’Rourke, che scappa e si sposa segretamente con Dermont McMurrough. O’Rourke fa la guerra all’altro che chiede aiuto al re d’Inghilterra Enrico II e così comincia l’occupazione normanna in Irlanda. Dopo questo peccato Dervorgilla si dedica alla preghiera e alla carità. Solamente i suoi più stretti servitori cattolici sanno del suo peccato. I servitori le dicono che ormai il suo amato ha peccato perché ha desiderato la donna di un altro, ma lei si muove in sua difesa e si accolla tutte le colpe. Si può fare un paragone tra la vicenda di Dervogilla e la vita dell’autrice. Nel 1883 decide di interrompere la relazione con Blunt, poi scrive la seconda parte di “Dervogilla”, dove parla dell’amore di Grania e Diarmuind.
Premessa capitolo 6 e 7: Yeats: looking into the lion’s face
All’inizio l’aspirante giovane poeta W.B. Yeats era sicuro che una carriera letteraria di qualsiasi genere era possibile solo a Londra. L’Irlanda, per lui, sarebbe stata un’“immaginaria madrepatria”, quel genere di luogo inventato e reinventato dagli esiliati, che temevano di perdere per sempre l’Irlanda se non le avessero dato una consistenza in parole. Il motivo di questa paura era che dopo la carestia, l’Irlanda era distrutta. Il patriota esiliato John Mitchel scrisse: “La vera nazione irlandese che io conobbi ora è distrutta e il luogo che la conobbe, ora non la riconoscerà più!”
Yeats forse era ritornato in Irlanda prima e dopo i numerosi esili per assicurarsi semplicemente che l’Irlanda era ancora là. Inizialmente a Londra, egli si era occupato dell’invenzione di un movimento letterario e la creazione di una cultura “post-parnellite”, cioè creatasi per l’autonomia dell’Irlanda. (Parnellism = movimento politico per l’autonomia dell’Irlanda). Pubblicò i suoi poemi presso una casa prestigiosa, dove egli indossava il tipico mantello nero del professionista celtico.
Londra era il crogiuolo dove gli elementi per costruire un’Irlanda moderna venivano distillati. Nelle strade della città, diverse persone si incontravano e cospiravano. Le loro “tane” erano:
- The Irish Literary Society 1891
- The Gaelic League 1893
- The Gaelic Athletic Association 1884
Gli attivisti politici di un periodo successivo, così come gli artisti, formarono innanzitutto un’idea d’Irlanda durante questi incontri. La lista avrebbe compreso Michael Collins, inizialmente un giovane impiegato ma successivamente uno dei più terribili combattenti del nuovo secolo; Desmond Fitzgerald, ribelle del 1916 e ministro del primo governo di stato libero; Pàdraic O’Conaire, autore del primo romanzo in lingua irlandese; W.P. Ryan, uno dei più grandi giornalisti crociati dei suoi giorni e costante organizzatore di significativi club e incontri.
Questa federazione di personalità fu uno dei primi gruppi di intellettuali decolonizzatori a formulare una visione del loro paese d’origine, durante un giovanile soggiorno in una capitale imperiale. Molti seguiranno l’esempio degli irlandesi in altre parti del mondo, ma essi ebbero solo un precedente episodio dal quale trarre ispirazione: l’invenzione della Repubblica americana di Washington e Jefferson e della sua cultura democratica di Whitman e Emerson. Yeats fu uno dei più dotati e carismatici membri di questo gruppo di esiliati. Sulla scia di Wilde e Shaw, egli creò un avvertimento per se e per i suoi compagni: se loro erano a favore per creare un movimento autentico, gli scrittori dovevano avere stretti rapporti con loro stessi e con il loro popolo.
Dovevano ritornare a Dublino e fondare lì un teatro nazionale e case editrici, nel tentativo di riunire intorno a loro un autentico pubblico nazionale.
Capitolo 6: “Infanzia e Irlanda”
Molti scrittori del rinascimento identificano la loro infanzia con quella dell’Irlanda, cioè gli anni di speranza prima della caduta nella guerra civile. Essi descrivono un’infanzia in una colonia, quindi i figli che si ribellano contro i padri sono metafora della storia dell’Irlanda. Gli scrittori infatti, nelle loro autobiografie, sono prima soggetti in una colonia e poi cittadini di uno stato libero. Sligo, luogo dell’infanzia di Yeats, è molto importante e diventa luogo sacro alla giovinezza, un paesaggio naturale e di sogno. Yeats deve però allontanarsi molto presto da esso per trasferirsi in Inghilterra, a Londra dove si sente spaesato e diverso.
Nei testi del giovane Yeats ci sono sforzi di negare la civiltà e il malcontento, scappando nei luoghi dell’eterna infanzia (le isole di Oisin e Tir na nOg), ma c’è anche confusione tra innocenza ed inesperienza. I primi pensieri di Yeats sono basati sulla convinzione che: l’infanzia esista fuori dalla cultura nella quale è prodotta, come un semplice stato di natura incontaminata. Ci si rifugia nell’infanzia per dimenticare i problemi e le ingiustizie del mondo adulto. (Importante è il paragone che Y. fa tra il contadino e il bambino, entrambi incontaminati). L’infanzia di Yeats fu terribile a causa dei parenti della madre, i Pollexfens. Quindi sembra esserci una contraddizione nella sua autobiografia. In realtà l’amore di Yeats per l’infanzia riguarda i luoghi, non le persone.
Questo è un tipico comportamento dei protestanti che considerano la storia come un’accusa contro il popolo e quindi si orientano verso la geografia (luoghi, paesaggi…). Yeats, comunque, trascorre gran parte della sua infanzia in Inghilterra e quindi inventa la sua giovinezza in modo migliore, inventa l’Irlanda. Possiamo dire che l’infanzia non è molto presente nelle liriche, solo come misura della disperazione del mondo adulto: es. la lirica “To a Child dancing Up”.
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