La vicenda umana e la carriera poetica di Hopkins
La vicenda umana e la carriera poetica di Hopkins, giunte al massimo della loro maturazione, si scontrarono determinando un forte cambiamento: la conversione al cattolicesimo (dall'anglicanesimo - 1866), la scoperta della vocazione sacerdotale, l'entrata nella Compagnia di Gesù (Gesuiti – Ignazio di Loyola - 1868).
Questi avvenimenti per Hopkins non rappresentarono comunque una frattura drastica con il passato, ma diedero vita a un continuo tentativo di conciliare il passato con il presente. Questo avvenne perché questi cambiamenti interessarono una personalità religiosa già orientata: essi agirono infatti come un "innesto" su un "ceppo" già esistente che non doveva essere necessariamente abbattuto.
In Hopkins convissero quindi da una parte l'amore per la poesia e per l'espressione artistica, e dall'altra la consapevolezza della loro "pericolosità" nei confronti del ministero sacerdotale. Per questo motivo Hopkins fu continuamente proteso verso la ricerca di giustificazioni.
La metapoetica di Hopkins
Fonda quindi la "metapoetica", cioè un discorso sulla poesia tramite la poesia stessa, evidenziando tre problemi/contraddizioni:
- Fede-non fede: Hopkins evidenzia l'opposizione tra la fede e il mondo (non fede – alla quale appartiene anche l'arte); questa opposizione si riflette nelle due vocazioni sentite dallo stesso Hopkins, cioè la vocazione artistica e la vocazione religiosa. Per questo motivo la scrittura di Hopkins diventa "serva di due padroni" e "funzione di due sistemi": secondo il primo sistema (vocazione artistica), la scrittura elegge come suo unico destinatario il pubblico dei lettori al quale si rivolge con lo scopo di esautorarlo e di cancellarlo; secondo invece il secondo sistema (vocazione religiosa) qualsiasi attività umana, e quindi anche la scrittura di opere artistiche, deve avere come unico destinatario e giudice Dio. Questo rapporto tra i due sistemi non fa altro che accentuare la differenza tra "opera d'arte" e "opera di fede".
- Silenzio: questa scissione tra vocazione artistica e vocazione religiosa è risolta da Hopkins con l'aspirazione al silenzio, come alternativa alla parola artistica.
- Parola artistica: nonostante la parola artistica trasgredisca l'aspirazione al silenzio di Hopkins, essa afferma la propria subordinazione alla fede; solo quando questa parola artistica tenta di riaffermare la propria autonomia dalla fede, allora diventa incompiutezza, imperfezione e freno per l'arte.
Proprio per questi motivi, la vita poetica di Hopkins è caratterizzata da un'alternanza di silenzi e di parole: con Hopkins avviene la "transcodificazione" (cambiamento di codice) di queste contraddizioni, che tendono ad appianarsi e ad ammorbidirsi tramite la loro formulazione discorsiva.
Conflitto tra codici culturali
Come abbiamo visto, l'esperienza umana e letteraria di Hopkins è stata fortemente condizionata da due incompatibili codici culturali e comportamentali, cioè da una parte il codice artistico che prevede il culto dell'arte e della bellezza, dall'altra il codice religioso, più precisamente il codice di comportamento della Compagnia di Gesù.
Il modello vigente alla fine dell'800 era un modello oppositivo, che vedeva l'arte e la religione contrapposte: secondo questo modello si poteva infatti essere grandi artisti solamente se le proprie opere erano dirette a Dio.
Mentre l'arte infatti era espressione di sé e della propria soggettività, la cultura religiosa predicava una vita che si doveva svolgere nel rifugio della fede, lontana dal successo e dalla gloria mondana. È proprio in merito a questa visione che lo stesso Hopkins affermò "Io devo sparire!", in modo quindi da poter esprimere il mondo, ma senza immettervi la propria personalità.
Ogni altra opposizione è riconducibile a questa opposizione di base, tra codice artistico e codice religioso: la nostra esistenza è infatti costruita su una continua polarità, opposizione di modelli culturali e concezioni dell'essere umano diversi tra loro; tutto acquista senso grazie a questa opposizione.
La base del modello oppositivo è rappresentata dall'ossimoro, cioè una figura retorica caratterizzata da due elementi contrapposti, che non potrebbero stare assieme (es. bianco/nero). Non bisogna però rinunciare a nessun elemento dell'opposizione, perché, così facendo, rinunceremmo anche a una grande parte della nostra esperienza, cosa che Hopkins comprese a pieno.
Esperienze storiche e culturali
La rinuncia a una parte di esperienza è spesso avvenuta nella storia: ad esempio con l'Illuminismo si afferma la positività della luce come fonte di conoscenza in opposizione all'oscurità che era invece da evitare; la vista prevaleva quindi su tutti gli altri sensi che automaticamente venivano esclusi.
Mano a mano, con il passare dei secoli, si comprese che per compiere un'esperienza completa della realtà si doveva invece tendere a una sinfonia, una sinestesia degli elementi e quindi anche dei sensi: questa è la base da cui partono per esempio i simbolisti francesi, che ricercano la totalità dell'esperienza che per loro ha una base sensoriale. La stessa cosa è rappresentata dal principio di complementarietà di Yeats.
Questa tensione verso un'esperienza completa e totale della realtà si ritrova anche in Hopkins: proprio per questo motivo non possiamo parlare di fede e di non fede solamente in termini di contrapposizione, ma soprattutto tenendo presente del grande sforzo che Hopkins ha compiuto per permettere una convivenza e un'integrazione di questi due poli.
Hopkins era infatti un promettente poeta e pittore che era proiettato verso una carriera di pubblico successo. Al contrario, il cattolicesimo sosteneva che l'uomo avrebbe dovuto rinunciare al successo mondano, alla fama e al prestigio e rifugiarsi nella fede.
Nonostante la sua conversione al cattolicesimo, Hopkins tentò però di non rinunciare al successo mondano e di cercare una sua correzione e riformulazione, in modo da continuare a portare avanti i suoi interessi artistici e la sua attività poetica (conciliazione tra la sua fede religiosa e il suo culto dell'arte e attività poetica).
Il "slaughter of the innocents"
Nel momento in cui però gli scritti di Hopkins vennero bruciati nel 1868 ("slaughter of the innocents") perché ritenuti responsabili di interferire con la sua vocazione ("I saw they would interfere with my state and vocation"), il conflitto tra fede e arte si ripropose e iniziò il periodo della vita di Hopkins che viene ricordato come i sette anni di silenzio (1868-1875).
Questo dramma venne trovato da Hopkins anche negli "Esercizi" di Ignazio di Loyola: qui l'arte e la scrittura poetica venivano considerate come rientranti nella categoria delle "affectiones inordinatae", cioè di quelle "passioni" non finalizzate alla realizzazione della missione dell'uomo sulla terra, cioè la gloria e il servizio di Dio, ma lo distolgono da essa; inoltre, negli "Esercizi", Hopkins ritrova anche il tema del silenzio.
Conflitto e integrazione tra fede e non fede
Questo conflitto e integrazione tra Fede e Non Fede viene rappresentato nelle opere di Hopkins: questa rappresentazione si realizza quindi tramite il passaggio da un codice oppositivo (ossimoro) a un codice di integrazione (sinestesia). Questo passaggio viene chiamato transcodificazione.
Non Fede si trasforma in Fede nel momento in cui vengono negati i contenuti semici della Non Fede: questi contenuti di Non Fede non vengono però eliminati, ma vengono invece recuperati in Fede.
Processo di transcodificazione
Il processo di transcodificazione consta dei seguenti elementi:
- Passaggio da un codice dichiarativo di discorso diretto a uno icastico-metaforico: il codice dichiarativo ha la funzione di dichiarare qualcosa di vero attraverso l'utilizzo del discorso diretto; in questo modo rappresentiamo un mondo: questo codice dichiarativo implica però la presenza di un mittente e di destinatari che siano in grado di interagire tra loro con esperienza sensoriale, cosa che chiaramente in letteratura è impossibile fare. Così si passa al codice icastico-metaforico: questo codice abbandona il discorso diretto, ma utilizza delle figure retoriche per rappresentare degli elementi dell'esperienza diretta ("icastico"=caratterizzato da una forte efficacia della rappresentazione; "metaforico"=in quanto usa delle figure retoriche per rappresentare elementi della realtà). Ciò che si fa tramite questa transcodificazione è prendere l'immagine reale e sostituirla con un'altra, ciò che avviene con la metafora, cioè paragone che omette il "come": se diciamo ad esempio "La mia casa è la mia tana", la casa viene sostituita dall'immagine della tana; in questo modo comprendiamo anche cos'è la casa per la persona che sta parlando, comprendiamo la sua antropologia.
- La metonimia è invece diversa dalla metafora: questa è invece la figura retorica che prende una parte del tutto e la utilizza per rappresentare il tutto stesso ("Non vedo l'ora di tornare sotto il mio tetto"): in questo caso non si opera una trasformazione.
- Marucci afferma anche che questo passaggio porta a una rete semica, cioè a un insieme di segni con i quali rappresentiamo ed esprimiamo la realtà; questa è quindi una rete che gettiamo sulla realtà per rappresentarla: questi segni si rifanno all'opposizione Fede-Non Fede, ma non considerandola secondo un modello oppositivo ma secondo un modello di integrazione.
- Scissione tra il soggetto dell'enunciazione e il soggetto dell'enunciato: distinzione quindi tra autore e Io lirico.
- Risoluzione delle contraddizioni nell'integrazione all'interno del prodotto artistico finito. Questo passaggio viene chiamato transcodificazione.
La rete semica di cui abbiamo parlato è composta a sua volta dai seguenti elementi:
- Sacrificio: questo tema rappresenta l'aspirazione alla rinuncia.
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