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Letteratura inglese

Modulo 1

La storia della letteratura inglese è strettamente legata a quella della lingua inglese, la quale appartiene al gruppo germanico delle lingue indoeuropee. La letteratura inglese si divide in diversi periodi.

Letteratura anglosassone

I Romani arrivarono in Inghilterra nel I secolo d.C. fino al IV secolo, portando la lingua latina. Nel V secolo d.C., gli Angli, i Sassoni e gli Iuti, tribù teutoniche, invasero l'ex colonia romana della Britannia, abbandonata da Roma dopo la caduta dell'impero, e vi si insediarono. La lingua germanica da loro parlata, definita l'antico inglese, è uno degli elementi costitutivi dell'inglese moderno. Così come la loro ricca tradizione poetica orale, trascritta tra il VII e l'IX secolo dai monaci dopo la conversione al cristianesimo, è parte integrante della letteratura inglese.

La prosa del periodo anglosassone fu composta principalmente in latino. Scritti in Old English apparvero solo verso la fine del IX secolo. La conquista del Paese da parte dei Normanni nel 1066 provocò fondamentali cambiamenti non solo dal punto di vista sociale e politico, ma anche da quello linguistico e letterario. I Normanni infatti portarono con sé, oltre al sistema feudale, anche la lingua francese e i modelli letterari in auge in Francia: i poemi cavallereschi ispirati agli ideali di vita della nobiltà feudale e i componimenti di taglio didattico improntati agli insegnamenti della chiesa.

Negli anni successivi alla conquista esisteva in Inghilterra una situazione di plurilinguismo: il francese era la lingua parlata a corte, il latino continuava a essere il principale veicolo di espressione scritta per gli studiosi, l'anglosassone costituiva la lingua delle classi subalterne. Quest'ultimo nei tre secoli seguenti subì un profondo processo di trasformazione, che lo portò ad assimilare strutture e lessico della lingua dei conquistatori fino a raggiungere alla fine del XIV secolo la forma che viene definita Inglese medio.

Questo linguaggio prese il posto del francese a corte e divenne la lingua nazionale, grazie anche al distacco della classe dominante dalla Francia contro cui era iniziata la guerra dei Cent'anni. La poesia lirica del Duecento segue modelli francesi, il verso allitterativo e il tono cupo dei poemi anglosassoni lasciano il posto alla rima e a un'ambientazione più luminosa. John Wyclif (c. 1324-1384), grande pensatore di riforme sociali e religiose, contribuì alla stesura della prima versione completa della Bibbia.

L'autore maggiore di questo secolo è Geoffrey Chaucer, che fece riferimento ai grandi della letteratura italiana, Dante, Petrarca e Boccaccio, conosciuti in seguito ad alcuni viaggi in Italia. I Racconti di Canterbury, suo capolavoro, è una raccolta di novelle la cui costruzione formale ricorda quella del Decameròn. La cornice dei Racconti di Canterbury, composti in versi decasillabi in coppie a rima baciata, è data da un pellegrinaggio alla cattedrale di Canterbury di un gruppo di persone che per vincere la noia del viaggio decidono di raccontare a turno delle storie. L'opera costituisce una vivissima rappresentazione delle classi sociali e della vita in Inghilterra durante la fase finale del medioevo, quando la classe borghese aveva ormai preso corpo e la sua affaristica visione del mondo stava prendendo il posto dei valori feudali da Chaucer stigmatizzati con grande senso dell'umorismo.

I letterati di corte del XV secolo non produssero nessuna opera di rilievo; il loro scarso genio può essere spiegato dalla crisi attraversata dalla classe dominante a causa del protrarsi della guerra con la Francia e di quella interna per la successione al trono, la guerra delle Due rose. È stata la produzione anonima e popolare, sia poetica sia drammatica, a dare i frutti migliori. Un esempio è fornito dalle ballate, che fiorirono soprattutto nella zona di confine tra la Scozia e l'Inghilterra. Questi componimenti poetici, trasmessi oralmente, narravano avvenimenti che avevano avuto vasta eco tra il popolo. Famoso è il ciclo delle ballate di Robin Hood.

Un avvenimento di fondamentale importanza a fine 1400 per la storia della cultura letteraria fu la messa in opera della prima macchina da stampa d'Inghilterra da parte di William Caxton (1422-1491) che pubblicò la prima edizione dei Racconti di Canterbury e stampò La morte di Artù di Thomas Malory, la più notevole opera in prosa del secolo per l'affascinante resa della leggenda arturiana. Grazie a ciò la lingua comincia ad essere regolarizzata e a raggiungere la forma di un inglese standard, ovvero l'inglese moderno. Con la dinastia Tudor si vuole unificare l'Inghilterra e quindi anche la lingua. Vi sono diverse ragioni politiche, economiche, religiose e culturali, come il consolidamento dello stato inglese, una lingua unica come scopo politico e prestigio culturale, per il mercato internazionale, manuali di navigazione, diari di viaggio, città più popolose soprattutto a Londra, dove a Oxford e a Cambridge si potevano stampare tipografie, e l'alfabetizzazione aumenta.

Nel Quattrocento raggiunse la sua massima fioritura anche il teatro a carattere religioso. Durante tutto il corso del medioevo il clero organizzò nelle feste più importanti rappresentazioni di episodi biblici, chiamate miracle plays, che nel XV secolo passarono sotto il monopolio delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri.

Una forma teatrale che costituisce uno sviluppo rispetto ai miracle plays è la morality, rappresentazione allegorica i cui personaggi danno corpo a concetti astratti, spesso vizi e virtù in lotta tra loro. La morality più famosa è Everyman, che ha come protagonista un cristiano tipico di fronte alla morte.

Rinascimento

Dopo la guerra delle due rose (Lancaster vs. York) nel 1485 inizia la dinastia dei Tudor, con l'incoronazione del re Enrico VII (Richmond, un Lancaster) che sposò una York, Elisabetta, unendo definitivamente le due fazioni. Gli inizi del Rinascimento coincisero con il regno di Enrico VIII (1509-1547) e il periodo di massimo splendore si ebbe con Elisabetta I (1558-1603) e successivamente Giacomo I (1603-1625).

Risolti nel 1485 i problemi della successione al trono con l'ascesa dei Tudor, anche la vita culturale riprese vigore. Si sentirono gli effetti dell'umanesimo italiano con la fondazione di numerose scuole dedite allo studio dei classici e con la traduzione di importanti opere greche, latine, italiane e francesi che ebbero grande influenza sulla produzione letteraria successiva.

Del rinascimento italiano e francese gli Inglesi colsero soprattutto le fasi finali e ciò spiega il carattere barocco di gran parte della poesia e di molta prosa elisabettiana e giacobita. Alcuni avvenimenti storici contribuirono in maniera determinante a dare al rinascimento inglese i suoi tratti specifici. Il Rinascimento inglese non comprende la rinascita delle arti, ma si estende solo a livello letterale, ed è più incentrato sull'Umanesimo, dove l'uomo è posto al centro dell'universo.

Il latino rimane comunque la lingua ufficiale per la diplomazia e le professioni, ma gli umanisti cominciarono ad affrontare il problema della lingua. Grazie a quest'impulso e all'orgoglio inglese di utilizzare un proprio linguaggio per avere prestigio, si tradussero in Inglese l'"Iliade" e l'"Odissea" di Omero, le "Metamorfosi" di Ovidio, l'"Orlando Furioso" di Ariosto, Plutarco, "Il Cortegiano".

Gli studi rimangono suddivisi come nel Medioevo: Trivium (arti liberali, formativi e disinteressati, fatti per amore di sapienza, che concernono lo studio della dialettica, come la grammatica, la retorica e la dialettica) e il Quadrivium (concernono i concetti della matematica, quali la geometria, l'aritmetica, l'astronomia e la musica). Vi è perciò una forte discussione sull'utilizzo del latino che rimane la lingua dell'università del sapere, e la lingua inglese, nata da nazionalismi emergenti: volontà di portare la lingua inglese allo stato di letteratura scrivendo in volgare raffinato.

La cultura di questi anni è raccolta intorno al Cristianesimo, in un'Inghilterra cattolica che fiorisce intorno ai monasteri, centri di cultura e sapere, sculture delle sacre scritture nelle abbazie che fungono da insegnamento religioso. La cattedrale è una bibbia visiva per chi non legge, dipinta a colori, di forte impatto. Il Rinascimento vuole contrastare tutto questo riscoprendo una cultura che non coincide con quella religiosa; da qui abbiamo la creazione dell'individuo moderno.

Le opere classiche prese in considerazione sono ad esempio "Le metamorfosi" di Ovidio, ma censurate dalla cultura cattolica perché non presentano i tempi dell'uomo e dell'anima, ma hanno una loro concezione di vita. Esse indicano una circolarità del tempo (vita, morte, metamorfosi) mentre la religione dimostra la breve vita dell'essere che compie un pellegrinaggio verso la vera vita (dopo la morte).

Nel 1500 l'Inghilterra ha una sola religione, il cattolicesimo, con a capo il Papa di Roma; già nel 1400 con John Wycliff ci fu un cambiamento eretico soppresso, ma fu riavviato nel 1517 da Martin Lutero, un monaco e professore a Wittenberg, che affisse le 95 tesi. Egli attraverso la lettura individuale delle Sacre Scritture affermò che il Papa e la gerarchia erano servi di Satana e la chiesa corrotta. La salvezza dipendeva dal distruggere questa cospirazione.

Egli operò tramite due riflessioni: sola fide (la salvezza degli uomini non sta nelle opere che compiono, ma nella loro fede richiamo a S.Agostino. Critica alle indulgenze) e sola scriptura (la chiesa cattolica non può essere intermediaria tra uomo e Dio, il credente deve leggere da solo). Inoltre volle la riabilitazione della Bibbia bypassando il clero e alcuni sacramenti, miracoli e vendita delle reliquie. Dissoluzione dei monasteri, che erano molto ricchi al tempo, e distruggono le chiese e patrimonio artistico (purging, togliere le superstizioni dalle immagini, cleansing, pulizia degli affreschi, defacing, togliere visi dalle statue).

Enrico VIII scrisse contro Lutero e il papa Leo X lo proclamò Difensore della fede. Ma il culmine accadde quando il Papa negò il divorzio a Enrico VIII con Caterina d'Aragona, poiché tutti i suoi figli maschi erano morti dopo la nascita, solo Mary era sopravvissuta. Rottura con la chiesa romana, scisma Chiesa Inglese da quella Latina, nel 1534, toglie al papato il potere politico ed economico all'Inghilterra. Enrico VIII si sposa con Anna Bolena (successivamente decapitata per tradimento) e il re fu scomunicato dal papa Clemente VII.

Enrico VIII morì nel 1547 e suo figlio Edoardo (dalla terza moglie) salì al trono, ma regnò per poco. Nel 1553 fu succeduto da Mary (figlia di Caterina d'Aragona) che volle il ritorno al cattolicesimo, volle restaurare la chiesa di Roma. Fu chiamata Bloody Mary poiché attuò una forte persecuzione contro i protestanti.

Nel 1558, alla sua morte Elisabetta I salì al trono e sigillò il ritorno al protestantesimo. Un regno di equilibrio, perché volle attenuare il fanatismo. L'adesione alla Riforma protestante conferì alla produzione letteraria un carattere di seria moralità e un forte interesse per gli argomenti religiosi. La sconfitta dell'Invincibile Armada spagnola del 1588 e l'inizio dei viaggi e commerci d'oltreoceano spiegano il senso patriottico e l'esaltazione del modello di vita inglese presenti in molte opere.

Un genere letterario di grande rilevanza è la poesia di corte, fiorita soprattutto durante il regno di Elisabetta sotto l'influenza di modelli italiani e composta da sonetti, canzoni e madrigali. Furono Thomas Wyatt (1503-1542) e Henry Howard, Earl of Surrey (c. 1517-1547) che introdussero il sonetto petrarchesco, poi modificato secondo un nuovo modello definito elisabettiano o shakespeariano, e il blank verse, un metro senza rima ispirato all'endecasillabo sciolto italiano, che ebbe grande diffusione nella poesia epica e nel dramma.

Per contenuti e ideali la poesia elisabettiana è ancora ispirata al mondo cavalleresco medievale nonché alla moralità protestante. I principali esponenti sono Philip Sidney (1554-1586) e, soprattutto, Edmund Spenser (1552-1599).

Lo stile elaborato e di raffinata artificiosità che si diffuse in Europa con il marinismo italiano, il gongorismo spagnolo e il preziosismo francese ha il suo corrispettivo inglese nell'eufuismo di John Lyly (1554-1606), autore di Eufue, l'anatomia dello spirito (1578) e Eufue e la sua Inghilterra (1580). Nella poesia il maggior rappresentante di questa tendenza è John Donne (1573-1631) il cui stile venne definito metafisico. La sua lirica barocca, arguta e concettuale, ha come caratteristica quella di mescolare l'immaginazione alla logica e di seguire le leggi della dialettica più che quelle del canto, impiegando immagini prese dalla vita quotidiana e dal mondo scientifico. Si sente chiaramente nel poeta il contrasto di un'epoca di transizione sospesa tra medioevo e mondo moderno.

Il segno del passaggio dal vecchio al nuovo è evidente nelle opere filosofiche di Francesco Bacone (1561-1626), l'inventore del metodo induttivo sperimentale, che si espresse con uno stile chiaro, conciso e vigoroso di grande influenza sulla prosa prodotta successivamente.

Fu nel teatro che il Rinascimento trovò la sua forma di espressione più ricca e distintiva. Spettacolo di origine popolare, il dramma divenne nel periodo elisabettiano uno degli intrattenimenti preferiti dalla corte. I drammaturghi che ebbero successo nel periodo precedente all'affermazione di Shakespeare sono definiti con l'appellativo di university wits: essi avevano infatti cultura universitaria e seppero fondere la tradizione popolare con i modelli classici proposti dall'umanesimo. La tragedia di sangue secondo i modelli di Seneca e il dramma patriottico a cui si aggiunse la commedia raffinata e leggera sono le forme principali del teatro elisabettiano.

Uno dei primi teatri a Londra fu la playhouse "The Red Lion" e successivamente il Globe costruito da Shakespeare e la sua compagnia, bruciato, ricostruito e demolito nel 1644, ma ricostruito e inaugurato nel 1997. Venivano costruiti alla periferia di Londra poiché la gente pensava fosse pericoloso per le lotte, problemi sanitari e immoralità (finzione delle maschere), ma alla regina e alla corte il teatro piaceva. Le rappresentazioni venivano fatte a corte, alle taverne, per strada, nelle case di aristocratici. Erano mystery plays (si riferivano alla storia di Cristo) e morality plays (allegorie della lotta tra il bene e il male). Tutto era simbolico.

Le compagnie erano sotto la protezione di ricchi aristocratici, la più famosa fu The Lord Chamberlain's Men, chiamata poi The King's Men (sotto Giacomo I). Gli attori recitavano le parti delle donne perché esse apparvero nel 1600 dopo la Restaurazione. Cantavano, ballavano, erano tra il coro, lottavano. Dovevano inoltre avere buone qualità del parlare, buona memoria, capacità di interagire con il pubblico e improvvisare.

Aristotele diede le regole del teatro (non rispettate però da Shakespeare e Marlowe): 3 unità (luogo, tempo, azione). Teatro della parola e dell'immaginazione, richiami a testi classici e figure retoriche. Il più grande dei predecessori di Shakespeare fu Christopher Marlowe (1564-1593) le cui tragedie maggiori sono "Edoardo II" (1591) e "La tragica storia del Dottor Faust" (1592). Merito di questo autore fu di aver reso il blank verse (pentametro giambico non rimato, ma ritmato: pentametro è un verso diviso in 5 piedi, giambo è l'unità che possiede due accenti il primo non accentato, l'altro sì. La variazione è il trocheo che è il contrario) uno strumento moderno e vitale di grande intensità lirica, come appare nei numerosi monologhi dei suoi drammi, in cui campeggia la figura del protagonista completamente dominato da un'unica smisurata passione da cui è portato alla rovina.

Maggior autore del teatro rinascimentale, William Shakespeare (1564-1616) produsse 14 commedie, tra cui "Sogno di una notte di mezza estate" e "Il mercante di Venezia"; 10 drammi storici, tra cui "Enrico IV"; 13 tragedie che includono i massimi capolavori: "Amleto", "Otello", "Re Lear", "Macbeth". È difficile stabilire una cronologia esatta delle opere di Shakespeare, che non furono mai pubblicate con il permesso dell'autore durante la sua vita.

È possibile però notare un'evoluzione dal periodo iniziale, in cui egli sperimentò le varie forme teatrali in auge, a quello cupo e pessimista delle grandi tragedie, fino all'ultima fase di maggiore serenità, che produsse come grande capolavoro "La tempesta", in cui la modalità realista lascia il posto a una forma più immaginativa di grande coinvolgimento pur nel rispetto, fino ad allora ignorato, delle unità aristoteliche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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