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Letteratura inglese, I lezione, 6 marzo

Il periodo storico che stiamo trattando è quello tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Periodo

in cui si svilupparono grandi e importanti correnti culturali come Realismo, Modernismo,

Simbolismo, Estetismo. Tra i moderni ritroviamo i nomi di figure importanti nella letteratura

inglese come Joyce, Eliot, Pound. Una figura transizionale, se vogliamo, è quella di Joseph Conrad,

che pubblicò le sue opere proprio in questo arco di tempo. Ciò che colpisce di questo grande autore

che fa parte della letteratura inglese pur non essendo di nazionalità inglese, è che è sì uno scrittore

realista ma moderno allo stesso tempo, non è un caso se fu considerato uno dei primi scrittori

moderni.

Conrad non nacque in Inghilterra, era polacco e arrivò in territorio inglese solo all’età di vent’anni

quando iniziò poi a imparare la lingua. Era un marinaio di professione e lo fece per vent’anni, iniziò

a scrivere all’età di quattordici anni. L’inglese era la sua terza lingua, conosceva il francese e il

polacco ovviamente. Essendo un lupo di mare conosceva molte tecniche, possedeva un linguaggio

tecnico e cosa che si riscontra anche nei suoi lavori. Per far soldi pensò che la fiction fosse la strada

giusta da seguire. Come genere scelse il romanzo d’avventura, sebbene non fosse molto ferrato

amava la fiction della Francia del XIX, la fiction di Balzac e Baudelaire.

La fortuna della scrittura di Conrad risiede proprio nel suo non essere inglese. Decise di diventare

un Englishman, volle assimilare una cultura profondamente diversa dalla sua, e fu così che riuscì ad

analizzare, a capire dall’esterno quali fossero i nei della società inglese del tempo. Solo stando

all’esterno riuscì a farsi e a fornirci un’idea se vogliamo obiettiva e oggettiva. Conrad fu capace di

studiare l’edificio sociale inglese e di parlare in maniera del tutto neutra e oggettiva

dell’Imperialismo britannico: vide ciò che quella società non riusciva a vedere.

L’Inghilterra è la madre dell’era moderna, dell’empirismo, di nuove forme di governo, di

commercio: questo era il periodo vittoriano. Quando parliamo di periodo vittoriano viene

automatico parlare di economia, commercio, scienza, intellettualismo, supremazia inglese. Questa

supremazia implicava una visione fortemente antropocentrica: al centro dell’universo c’era l’uomo,

la più intelligente e la più geniale figura dell’universo. Perché si credeva fermamente nella scienza,

nella tecnologia? Era una fede necessaria questa, la società doveva credere nella scienza per poter

credere e per poter apprezzare il potere dell’uomo. Ciò che è certo è che quest’uomo posto al centro

del mondo non ebbe vita facile quando Darwin avanzò le sue teorie, teorie che influenzarono diversi

ambiti di conoscenza e che nel periodo Positivista videro la loro massima ascesa.

Darwin pensava che l’uomo non era poi così diverso dagli altri animali, era semplicemente un’altra

era storica. L’uomo poteva cambiare e tornare alla brutalità, poteva subire un’involuzione. Queste

idee si scontravano con quelle cristiane e non deve stupire se in molte nazioni cristiane Darwin non

viene neanche insegnato a scuola. L’ideologia cristiana prevedeva uno schema intelligente e quindi

comprensibile e gestibile solo dall’uomo. I confini tra uomo e animale erano stati ormai superati e

le teorie darwiniane finirono col macchiare le ideologie successive. Freud per esempio credeva nel

fatto che l’uomo avesse costruito le convenzioni sociali con lo scopo di reprimere la sua brutalità, il

suo lato animale: era questo il sistema socio-culturale, una serie di costrizioni. L’empirismo anche

vedeva l’uomo al centro del mondo e vedeva l’Inghilterra come eroina del mondo stesso. Conrad

riuscì a trattare bene il tema dell’Imperialismo inglese perché era uno di quelli che stavano

dall’altro lato, era uno scettico nell’era dello scetticismo in cui la stessa fiction risultava scettica.

Era un ateo, scettico, che non amava la politica e non credeva nella forma democratica. Non amare

la democrazia è una cosa che forse non andò proprio a suo favore, ma fu capace di spiegare perché

non fosse un democratico.

Conrad credeva in una democrazia che avrebbe ucciso le masse. Le masse non erano pronte a

votare, non erano pronte ad accogliere questa forma politica. Magari questa visione gli fu in qualche

modo ereditata dal padre, dalla famiglia tutta, una famiglia aristocratica che di certo non poteva

credere nell’utilità della democrazia. Ciò che Conrad fa non è una proposta nuova diversa da quella

democratica, dice solo che non è una forma adatta a quella società, non risulta avere altre visioni

politiche, la sua è più che altro una visione pessimista della politica e soprattutto della democrazia:

non riusciva a vedere i lati positivi della democrazia, non credeva, come molti facevano, che la

democrazia avrebbe risolto tutti i problemi.

Questa sua visione pessimista non escludeva neanche la natura. Secondo Conrad la natura non

rappresentava una madre benevola, ma una frustrazione per l’uomo che ancora non era riuscito a

capirla. Tutti questi aspetti pessimisti dell’ideologia di Conrad cozzano contro una educazione

prettamente positivista. Quando morirono i genitori fu affidato a suo zio, fratello della madre.

Questo zio lo stradò verso il positivismo, era un uomo che credeva nel duro lavoro, unica cosa

capace di poter legare la natura e l’essere umano. Secondo Conrad il lavoro dipendeva dalle

identità, dall’impegno personale che avrebbe garantito una società unificata. Questa visione

lavorativa fu ampiamente apprezzata da Primo Levi che ne risultò essere profondamente influenzato

soprattutto negli ultimi lavori.

I lavori di Conrad sono delle inchieste, tanto sociali quanto morali, che cercano di far luce sulla

natura dell’uomo: si andava alla ricerca di una spiegazione per un mondo post-darwiniano.

Conrad era ateo ma la sua fede per l’arte non è stata mai messa in discussione. Influenzato

dall’estetismo, concepiva l’arte come strumento capace di far vivere un’esperienza speciale. Seppur

non possiamo parlare di completa religione dell’arte, possiamo dire che l’arte doveva essere utile al

raggiungimento di qualcosa, alla realizzazione di qualcosa (secondo la concezione di Conrad), ed è

sotto questo punto di vista molto vicina alla scienza. L’arte avrebbe provveduto alla creazione della

conoscenza. Wordsworth anche in Lyrical Ballads parla della poesia come uno strumento, una

reazione contro la razionalizzazione. Conrad fu molto influenzato dal Romanticismo per

completare la sua visione dell’arte che troveremo espressa nella Prefazione di The Nigger of the

Narcissus, considerato il manifesto artistico di Conrad:

• Rinnovare il linguaggio

• L’arte deve essere considerata come lo strumento utile a rinnovare la conoscenza,

• L’arte è basata sul concetto di costruire qualcosa,

• Utilizzare diversi punti di vista, ideologie, filosofie = MULTIVOICESNESS.

****

Il Modernismo è uno stile di scrittura destinato alla comprensione di pochi, pensiamo all’Ulysses di

Joyce. Joyce si rese conto di quanto il suo lavoro potesse essere difficile da decifrare e così scrisse

la guida all’opera, un modo per farsi seguire dai lettori incapaci di cogliere il vero senso dell’opera.

Conrad fu un avanguardista, utilizzò il moderno, il realismo, il romanzo d’avventura: tutto nelle sue

opere confluisce per far nascere qualcosa di innovativo. Il romanzo d’avventura inizia a riformarsi

nelle sue mani, genere molto popolare in una terra di colonizzatori quale era l’Inghilterra. Era

questo un genere d’intrattenimento, il punto di incontro fra mito e realtà e non era certo un genere

da prendere sul serio, cosa che invece il realismo e i realisti pretendevano per le loro opere: le loro

opere dovevano essere considerate come veri specchi delle società. Il realismo era l’arte

dell’avanzamento sociale e personale. R. L. Stevenson fece del romanzo d’avventura il suo mezzo

per arrivare al successo, Treasure Island è sicuramente il romanzo d’avventura per eccellenza. Uno

stile semplice, ma ben organizzato, pieno di elementi visuali ed impressionisti: ciò che Stevenson

definì il romanzo artistico. Fu proprio questa la novità di Stevenson, prese un genere che

fondamentalmente nessuno prendeva sul serio, cercò di farci qualcosa di nuovo, di artistico e in

qualche modo aprì la strada a Conrad che cercò di trasformarlo in un genere più serio.

II lezione, 7 marzo

Come visto precedentemente Conrad può essere considerato come appartenente all’ultimo Realismo

e al primo Modernismo.

Realismo – XVIII secolo – Francia e Inghilterra

Il Modernismo nasce dal Realismo, nel Realismo troveremo sempre qualcosa che è parte

dell’estetica moderna. Il Realismo è qualcosa di inevitabilmente moderno, non possiamo separare i

due fenomeni. Gli scrittori moderni possono essere considerati come appartenenti ad

un’avanguardia, credevano di essere migliori di molti altri autori, soprattutto quelli che li avevano

preceduti. Virginia Woolf nel saggio del 1924 Mr. Bennet e Mrs. Brown scrisse che gli scrittori del

XVIII secolo avevano prodotto lavori inutili e fossilizzati, incapaci ormai di descrivere la vita, i

moderni invece avrebbero fatto qualcosa di meglio, qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso rispetto

alla tradizione precedente. T. S. Eliot era sulla stessa lunghezza d’onda.

Molto spesso il termine Realismo è usato in relazione al termine Novel, che è il genere principale

del mondo moderno, nato nell’era moderna. Realismo, nell’uso comune, ha iniziato a essere

sinonimo di novelistic realism. Il termine Realismo è stato usato in ambito letterario nel XVIII

secolo sia in Francia che in Inghilterra. La categoria realista è andata crescendo con la nascita del

genere novel, quando nuove forme di novel furono scritte, quando il novel iniziò a ricercare la

realtà. Ricordiamo che il novel emerse nel XVIII secolo e che quindi i due fenomeni andarono

unirsi. La storia del novel è la storia della perpetual reaction: mostrare di essere migliori rispetto

agli scrittori del passato, è un po’ ciò che leggiamo nel Don Chisciotte, ovvero, Cervantes mostra di

essere più intelligente degli altri romanzieri. Stiamo parlando di una nuova generazione letteraria

che si sforzò di utilizzare nuovi mezzi, più forti, per rappresentare la realtà. Realismo era anche

utilizzato per definire il Realismo Olandese.

In Inghilterra, l’autore di Vanity Fair (1846) William Makepeace Thackeray fu considerato il padre

del realismo inglese, il primo ad utilizzarlo, data la trama e la struttura della sua opera che tentava di

dipingere la società inglese del tempo. Quasi dieci anni dopo, più o meno, nel 1853, sulla rivista

Westminster Review comparve un saggio che riconosceva Balzac come padre del realismo francese.

Il realismo divenne sempre più popolare e molti autori si avvicinarono a questa novità, come una

delle più grandi scrittrici realiste inglesi, George Eliot, pseudonimo di Mary Anne (Marion) Evans.

Iniziò ad avanzare teorie realiste in molti testi, esprimendo gli scopi del realismo, perché utilizzarlo

e come. Uno dei testi in cui le sue teorie sono state avanzate è sicuramente Adam Bede del 1859

dove parla dello scopo della sua arte, di come la realtà può essere rappresentata, parla di se stessa,

parla di come le cose dovrebbero essere rappresentate per quello che sono davvero anche se ci si

trova sempre davanti ad uno specchio che per quanto si vuole obiettivo sarà sempre limitato da una

certa soggettività nella descrizione. Ciò che fa George Eliot è tentare di raggiungere la

consapevolezza epistemologica, tenta di scoprire come funziona la conoscenza. Fu anche una

reazionaria contro il genere romanzesco dedicato alle donne, che riportava spesso utopiche storie

d’amore, al limite della realtà e piene di false speranze: George Eliot tentò, attraverso il suo modo

di utilizzare il realismo, di infondere nei lettori una nuova moral life, una nuova moral sensibility.

Un altro suo saggio è The Natural History of German Life del 1856, una sorta di rivisitazione di un

altro lavoro del tedesco W. H. Riehl. Il saggio di Riehl trattava la vita di persone comuni, artigiani,

fabbri, agricoltori e la Eliot prende spunto da questo per dire che è questo che l’arte dovrebbe fare,

non trattare solo personaggi di alto lignaggio ma includere anche le classi sociali meno abbienti,

scoprendo i loro sentimenti, rappresentandoli senza filtri, con lo scopo di estendere la moral

sympathy . Il novel doveva essere utile anche per questo, appunto raccontare i sentimenti, farli

capire, permettere al lettore di provare ciò che provano gli altri e in questo modo i piaceri, le

simpatie dei lettori si sarebbero estesi, l’umanità si sarebbe unita superando l’alienazione nata dalla

società capitalista. Il Realismo non concerne solo fenomeni materiali, percezioni fisiche, è qualcosa

che va oltre che si estende all’interno e cerca di far venire a galla la morale, la coscienza, i

sentimenti; il Realismo ci permette di capire i sentimenti degli altri. Possiamo dunque affermare che

il Realismo possiede due registri: da una parte quello appunto materiale, sociale e dall’altra quello

sentimentale, entra all’interno della coscienza degli individui, tira fuori le loro emozioni. Ci si trova

davanti alla doppia focalizzazione sulla società e sull’interiorità.

Il Realismo come detto precedentemente non era un fenomeno esclusivamente inglese ma

contemporaneamente francese: Conrad, non a caso, lesse il novel francese ed era molto

appassionato della letteratura francese. In Francia il dibattito sul Realismo può essere databile tra il

1840 e il 1850. Il primo ad iniziare con il Realismo fu il pittore Gustave Curbert che rappresentava

nei suoi dipinti la vita di personaggi appartenenti alla lower class: Curbet ruppe i canoni della

visione neoclassica e romantica rappresentando quei personaggi in una maniera il più possibile

prossima alla realtà. Questo dibattito molto presto si spostò dalla pittura alla letteratura di cui

Madame Bovary rappresenta l’emblema. Flaubert ruppe i canoni dell’ideologia borghese, non fece

altro che raccontare la realtà. Quindi il Realismo divenne una categoria importante anche in Francia,

ma prima di Flaubert dobbiamo ricordare Honoré de Balzac.

Scrittore prolifico, ha elaborato un'opera monumentale - la Commedia umana - ciclo di numerosi

romanzi e racconti che hanno l'obiettivo di descrivere in modo quasi esaustivo la società francese

contemporanea all'autore o, come ha detto più volte l'autore stesso, di "fare concorrenza allo stato

civile". Estese il potere del Realismo: capire i sentimenti umani, i comportamenti dell’essere umano

attraverso la lente scientifica, enfatizzando così la letteratura scientifica. Nella prefazione alla

Commedia Umana avanzò questa teoria pseudo scientifica. Enfatizza l’importanza dell’esperienza

diretta, stabilisce la connessione tra letteratura e scienza, spiega come l’anatomia animale sia

modificata dall’ambiente. Può essere considerata come una protoevolucionary theory espressa

esplicitamente in Science Ilaire. Balzac, come molti altri, punta sul rapporto tra contesto e

individuo, parla del milieu. Questa relazione tra il contesto e l’individuo era già stata teorizzata da

un altro importante scrittore del tempo, scozzese questa volta, che è Scott, il quale influenzò tanto

Balzac quanto Manzoni.

Possiamo dire che i capolavori realisti di quest’epoca nascono in base a due dati essenziali: si

sviluppano grazie a contemporanei mezzi di conoscenza e sulla scia delle ideologie.

Al centro del Realismo c’è sempre un ideological concern. Le ideologie erano considerate come un

insieme di scienza e valori che influenzavano l’agire dell’uomo. L’ideologia si estendeva ovunque,

ed è così ancora oggi. Il Realismo da sempre ha avuto rapporti con l’Individualismo, con il

Capitalismo. È una categoria che ha un sub-text epistemologico e ha anche una componente

ideologica. Il novel, nato appunto nel XVIII secolo, ha molto a che fare con la nuova scienza,

empirismo, opinione borghese, opinione pubblica e public sphere, giornali, capitalismo. L’opinione

pubblica sarà più conosciuta nel XIX secolo sia in Francia che in Inghilterra. Il Realismo era il

genere della borghesia. ****

La differenza tra il realismo inglese e il realismo francese è nata dai diversi contesti sociali e politici

in cui vivevano gli artisti.

1688_ Glorious Revolution, il potere del re fu fortemente ristretto dal Bill of Rights, l’oligarchia, la

middle class e l’aristocrazia si misero insieme. Non tutti godevano del diritto di voto. Era una

società fortemente innovativa e fortemente stabile nel XVIII secolo quando si sviluppò il Realismo,

cosa che non si poteva dire della società francese: in Inghilterra le rivoluzioni, i cambiamenti erano

già avvenuti nel secolo precedente. James II che tentò di restaurare il sistema feudale fu

detronizzato e il nuovo secolo nacque all’insegna dello sviluppo capitalista.

1848/1858_Chartist Movement, un movimento fondato essenzialmente da lavoratori che volevano a

tutti i costi smantellare il capitalismo, moralizzare il paese, si ribellarono all’industrializzazione e

non è un caso se il Manifesto Comunista apparve in Inghilterra nel 1848. Tutti questi movimenti

non furono abbastanza forti da smuovere la

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanity_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Capoferro Riccardo.
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