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Letteratura inglese II: Parte monografica (Michelucci)

The rape of the lock by Alexander Pope

Si tratta di un’opera commissionata dal settimo Lord Petre per sdrammatizzare un imbarazzante scherzo fatto ai danni della signorina Arabella Fenmor: durante un ricevimento il Lord aveva tagliato, senza permesso, un ricciolo dalla chioma della gentile signorina scatenando un’aperta ostilità tra le due famiglie. Ebbe così origine un poemetto eroicomico in cinque atti che è una vera opera d’arte, minuziosamente cesellata, tanto da poter essere paragonata a poemi di età alessandrina. Al nome di Arabella Pope sostituisce quello di Belinda, preso dagli Epigrammi di Marziale: "ero riluttante, Belinda, a rapire le tue ciocche; ma sono lieto di aver concesso questo alle tue preghiere".

Lettera di accompagnamento

La lettera che vi è di accompagnamento spiega alcuni termini e concetti essenziali per poter comprendere il poema:

  • Machinery: termine inventato dalla critica per indicare quella parte in cui le forze del soprannaturale agiscono nel poema;
  • Dottrina degli spiriti dei Rosa Croce (ordine segreto fondato, secondo la leggenda, nel 1407 da un pellegrino tedesco) in cui i quattro elementi sono abitati dagli spiriti, chiamati Gnomi, Ninfe, Salamandri. Gli Gnomi o demoni della terra sono creature maligne, mentre le Silfidi che abitano nell'aria sono creature benevole. Qualunque mortale può venire a contatto con questi spiriti gentili a condizione di preservare la propria castità inviolata;
  • Belinda non assomiglia per nulla a Miss Fermor se non per la bellezza.

Canto I

Il canto I inizia con un passaggio che ci indica la materia del poema e con l'invocazione alla Musa. Poi il sole ("Sol") appare per far cominciare la rilassata routine della mattinata di una ricca famiglia. I cagnolini (lapdogs) si svegliano, le campane iniziano a suonare e benché sia tardi, Belinda continua a dormire. Lei stava sognando e veniamo a conoscenza del fatto che il sogno è stato mandato dal suo Silfo guardiano Ariel. Il sogno riguarda una bellissima giovane che è protetta da innumerevoli spiriti – un esercito di spiriti sovrannaturali che una volta vivevano sulla Terra come donne umane. Loro sono i guardiani invisibili della castità femminile, sebbene il merito spesso venga dato erroneamente all’"onore" (Honour) piuttosto che alla protezione divina. Di tutti questi spiriti, un gruppo particolare - i Silfi che vivono nell'aria - ha il compito di guardiani personali di Belinda; loro sono devoti, come amanti, a ogni donna che "rifiuta l'umanità", e capiscono e ricompensano le vanità di un’elegante e superficiale lady come Belinda. Ariel, il capo di tutti i protettori di Belinda, la ammonisce nel suo sogno che un terribile evento le accadrà quel giorno ma non le può dire nulla nei particolari se non che lei debba stare attenta a un uomo ("Beware of Man!"); a questo punto Belinda si sveglia, leccata dai cagnolini. Con la consegna di una lettera d’amore (Billet-doux) si dimentica del suo sogno. Successivamente si avvicina al suo tavolo da vestiario e comincia un elaborato rituale di dressing, nella quale la sua immagine nello specchio è descritta come una "immagine divina" (heavenly image), una dea (goddess). I Silfi, invisibili, assistono al suo cambiamento mentre si prepara per le attività giornaliere.

Analisi

L’apertura del poema determina il suo stile finto-eroico (mock-heroic). Pope introduce il soggetto epico tradizionale di amore e guerra e include un’invocazione alla Musa e la dedica all’uomo (John Caryll) che commissionò il poema. Già il tono indica che la grande seriosità di questi temi tradizionali aveva subito una diminuzione. Il secondo verso conferma esplicitamente ciò che il primo verso aveva già suggerito: le "cause d’amore" che il poema descrive non possono essere paragonate ai grandi amori degli eroi greci, piuttosto rappresentano un’immagine triviale di quell’emozione. I contenuti a cui allude Pope si dimostreranno seri solo in senso ironico. Essi sono giochi di carte e liti d’amore, non le grandi battaglie della tradizione epica. Belinda non è come Elena di Troia, la donna che fece cominciare una guerra, ma piuttosto una donna che - sebbene molto bella - stimola a un fatuo nonsense.

I primi due versi-paragrafi sottolineano l’inappropriatezza comica dello stile epico al soggetto. Pope raggiunge questa discrepanza nel livello di verso- metà verso; il lettore deve soffermarsi sull’incompatibilità tra le due facce della stessa formulazione. Questo in questo mondo, è un "piccolo uomo" che "si impegna in compiti ardui"; e un "tenero cuore" è il luogo dove dimora una "rabbia potente". In questa sorprendente juxtaposizione della bellezza e del magnifico, il primo è reale e il secondo è ironico. Nella finta epica l’alto stile eroico lavora non per dare dignità al soggetto, bensì per ridicolizzarlo. L’ironia di base dello stile supporta la sostanza del poema satirico, che attacca gli incauti valori di una società che prende questioni di poco conto per questioni serie mentre fallisce di partecipare a questioni di grande importanza.

Con il sogno di Belinda Pope introduce la "machinery" del poema - i poteri sovrannaturali che influenzano l’azione da dietro le quinte. Qui gli spiriti che si occupano di Belinda sembrano imitare gli dei della tradizione greca e romana, che a volte sono buoni e a volte cattivi, ma sempre coinvolti in vicende terrene. Lo schema fa anche uso di altre antiche gerarchie e sistemi di ordine. Ariel spiega che gli spiriti delle donne, quando muiono, ritornano al loro primo elemento. Qualsiasi tipo di personalità femminile (corrispondente ciascuno a uno dei quattro tipi di umore) è convertito in un particolare tipo di folletto. Questi gnomi, silfi, salamandre e ninfe, a turno, sono associate con i quattro elementi della terra, aria, fuoco e acqua. I silfi sono quelli che nella loro vita furono "light Coquettes" (leggere civette); loro hanno una preoccupazione particolare per Belinda, perché lei è una di questo tipo, e questo sarà l’aspetto della natura femminile con il quale il poema è legato.

Tuttavia, Pope inizia già a tratteggiare il personaggio della COQUETTE in questo canto iniziale. Lui fa un ritratto indirettamente, attraverso le caratteristiche dei Silfi, piuttosto che di Belinda stessa. Le loro priorità rivelano che il principale interesse della femminilità, almeno delle donne della classe di Belinda, sono sociali. La felicità delle donne in carri d’oro indica un’ossessione per lo splendore superficiale e pomposo, mentre “love of Ombre”, un gioco di carte affascinante, suggerisce superficialità. La carica erotica di questo mondo sociale crea un’ulteriore preoccupazione: la protezione della castità. Queste sono donne che danno importanza ai prospetti di un matrimonio per vantaggio, e hanno imparato fin da piccole come farsi notare e a manipolare i loro pretendenti senza compromettere loro stesse. I Silfi diventano un’allegoria per le convenzionali buone maniere che governano il comportamento sociale femminile. Principi come l’onore e la castità sono diventati nulla più che un’altra parte dell’interazione sociale. Pope rende evidente che queste donne non stanno conducendo loro stesse sulla base di principi astratti morali, ma sono governate da un meccanismo sociale elaborato – del quale i Silfi creano una caricatura corrispondente. Mentre la tecnica di Pope di impiegare una macchinazione sovrannaturale gli permette di criticare questa situazione, lo aiuta anche a tenere le luci della satira e di esonerare donne individuali da un giudizio troppo severo. Se Belinda ha tutte le tipiche debolezze femminili, Pope ci vuole far riconoscere che è solo in parte , perché lei è stata educata e allenata a comportarsi in questo modo. La società nel suo insieme è molto più da criticare rispetto a lei. Nemmeno gli uomini sono esenti da questo giudizio. La competizione tra i giovani Lord per l’attenzione di ragazze splendide è dipinta come una battaglia di vanità, come “wigs with wigs, with sword-knots sword-knots strive”. Le frasi di Pope qui espongono un’assurda attenzione per l’esibizione di orgoglio e ostentazione.

Il ritratto di Belinda e il suo tavolo di vestiario introduce motivi finti-eroici che si ripresenteranno attraverso il poema. La scena della sua Toilette è resa inizialmente come un sacramento religioso, nel quale la stessa Belinda è la sacerdotessa e la sua immagine rispecchiata è la dea che serve. Questa parodia dei riti religiosi prima di una battaglia dà spazio poi a un altro tipo di scena finta-epica, quella dell’armamento di un eroe. Pettini, spille, cosmetici, prendono il posto delle armi, come “awful beauty puts on all its arms”.

Canto II

Belinda, rivaleggiando con il sole nella sua radiosità, esce con una barca sul Tamigi in direzione di Hampton Court Palace. È accompagnata da un gruppo di sfarzose ladies (le Ninfe) e gentlemen, ma è decisamente il più straordinario membro del gruppo. La descrizione di Pope del suo fascino include “the sparkling cross (la croce scintillante) she wore” sul suo “white breast”, i suoi occhi rapidi/intelligenti (quick) e i suoi sguardi vivaci (“lively looks”) e la grazia con la quale lei concede il suo sorriso e attenzioni pacatamente ai suoi adorati ospiti. Le sue glorie coronate, tuttavia, sono due riccioli che penzolano sul suo “iv’ry neck”. Questi riccioli sono descritti come labirinti d’amore, creati apposta per intrappolare qualsiasi cuore debole che possa rimanere intrappolato in essi. Uno dei giovani gentleman sulla barca, il Barone, ammira particolarmente i ricci di Belinda ed è determinato a rubarglieli per se stesso. Veniamo a conoscenza del fatto che lui quella mattina si svegliò presto per costruire un altare per amare e pregare per il successo del suo progetto. Aveva sacrificato numerosi oggetti e i suoi precedenti affetti come giarrettiere, guanti e lettere d’amore. Poi si prostrò davanti ad una pira costruita con “all the trophies of his former lovers” (tutti i trofei delle sue precedenti amanti) alimentando le sue fiamme con i suoi “am’rous sighs” (sospiri d’amore). Gli dei ascoltarono le sue preghiere ma decisero di esaudirne solo la metà. Mentre il piacevole viaggio continua, tutti sono senza preoccupazioni, se non Ariel che si ricorda che alcuni eventi funesti gli sono stati annunciati. Lui raduna un esercito di Silfi, che si raggruppano attorno a lui nella loro bellezza iridescente. Lui ricorda loro con grande enfasi che uno dei loro compiti, tra i quali regolare i corpi divini e il tempo atmosferico e difendere il monarca inglese, è quello di “tend to Fair” (tendere al giusto): di continuare a sorvegliare sulle ciprie delle ladies, profumi, ricci, e vestiti e “to assist their blushes, and inspire their airs” (aiutare i loro rossori e ispirare le loro arie). Successivamente, da quando “some dire (terribili) disasters” minacciano Belinda, Ariel le assegna dei bodyguards. Brillante è la guardia dei suoi orecchini, Momentilla del suo orologio, e Crispissa dei suoi riccioli. Ariel in persona protegge Shock, il cagnolino. Una banda di 50 Silfi farà da guardia alla importantissima sottoveste. Ariel dice che ciascun Silfo che non starà al compito assegnato, sarà severamente punito. A quel punto si disperdono ai loro posti e aspettano che il fato si svolga.

Analisi

Sin dall’inizio Pope descrive la bellezza di Belinda come un qualcosa di divino, bellezza alla cui creazione lei collabora nel primo canto dove metaforicamente costruisce un altare alla sua bellezza. Questa lode è in un certo senso ironica, riflettendo negativamente su un sistema di valori nel quale le caratteristiche esterne valgono più di valori morali o intellettuali. Ma Pope mostra anche una vera riverenza per il fascino fisico e psicologico dell’eroina, affermando nei versi 17-18 che questi sono abbastanza convincenti da far dimenticare una persona dei suoi “female errors”. Certamente lui ha interesse nell’adulare Arabella Fermor, la donna vivente sulla quale Belinda è basata; affinché il suo poema raggiunga la desiderata riconciliazione, non deve offendere. Pope offre anche la sua gratitudine per i modi in cui la bellezza fisica è una forma d’arte: lui riconosce con un mix di censura e rispetto il fatto che i ricci leggendari di Belinda, che appaiono così naturali e spontanei, sono invece un attento effetto artificioso. In ciò, i misteri del tavolo da vestiario della lady sono simili, probabilmente, alla stessa arte letteraria di Pope, che lui descrive da un’altra parte come “nature to advantage dress’d”.

Se il segreto meccanismo e le tecniche della bellezza femminile prendono almeno un accenno di apprezzamento dall’autore, lui tuttavia suggerisce che la prontezza generale umana nell’idolatrare la bellezza arriva ad una specie di sacrilegio. La croce che Belinda indossa attorno al collo serve per una funzione più ornamentale che simbolica o religiosa. A causa di ciò, lui dice che può essere adorata da “Jews” (ebrei) e “Infidels” così prontamente come dai cristiani. E c’è una certa ambiguità riguardo al fatto che alcuni degli ammiratori stanno valutando veramente la croce in se stessa o il “white breast” sul quale penzola o l’effetto in generale. Il barone certamente è l’emblema di coloro che si prostrano all’altare della bellezza di Belinda. I sacrifici rituali che lui compie nel crepuscolo sono altri finti-eroici elementi del poema, imitando la tradizione epica dei sacrifici agli dei prima di un’importante battaglia o viaggio e compie il suo progetto con un’assurdità tale che espone solamente la sua trivialità. Il fatto che lui scarti tutti gli oggetti di altri amori in queste preparazioni rivela la sua capricciosità come amante. La preghiera, in questa scena parodica, è sostituita dai sospiri dell’amante. Avendo gli dei a suo favore solo per metà di ciò che lui aveva chiesto, Pope allude alla convenzione epica nella quale il favore degli dei è solo una benedizione mista: nei poemi epici, per ottenere il favore di un dio, bisogna tirarsi contro l’ira di un altro; doni divini, come l’immortalità, possono sembrare una benedizione, ma diventano una maledizione. In questo poema la ramificazione di una preghiera per metà concessa è trascurabile piuttosto che tragica; ciò significa in realtà che lui riuscirà a rubare solo un ricciolo piuttosto che entrambi.

Nel primo canto le immagini religiose che circondano il rituale di Belinda danno spazio a una presunzione militaristica. Qui si ripete lo stesso motivo. I suoi riccioli sono comparati a una trappola perfettamente calibrata per intrappolare il nemico. Il personaggio femminile è tale che cerca simultaneamente di attrarre e respingere, cosicché la controparte dell’allettante ricciolo è la formidabile sottoveste. L’indumento intimo è descritto come un armamento difensivo, comparabile allo scudo di Achille e supportato nella sua funzione di proteggere la castità della fanciulla dall’invisibile forza dei cinquanta Silfi. I Silfi, che sono i protettori di Belinda, sono essenzialmente incaricati di proteggerla non dai fallimenti, ma da un troppo grande successo nell’attrarre gli uomini. Questa situazione paradossale drammatizza i valori e i motivi contraddittori contenuti nelle convenzioni sessuali di quell’epoca. In questo canto l’allegoria sessuale del poema comincia a entrare in una visione piena.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yasmina.sharafeldin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Michelucci Stefania.
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