Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

MARLOWE: Non vi è nessuna testimonianza circa la data esatta di nascita di Christopher "Kit" Marlowe; sappiamo solo

che il futuro poeta e drammaturgo nasce a Ospringe, un villaggio vicino a Canterbury, nel Kent (Inghilterra) nel mese di

febbraio del 1564; il 26 dello stesso anno viene battezzato presso la chiesa di St. George the Martyr di Canterbury. Dopo

i primi studi trascorsi a Canterbury, diviene borsista a Cambridge nel 1581, dove si laurea nel 1587. Risale a questo

periodo il suo reclutamento nei servizi segreti per difendere il regno di Elisabetta. Giunto a Londra nel 1587, continuò a

lavorare come spia per il governo e cominciò a scrivere per il teatro. Christopher Marlowe muore il 30 maggio 1593 a

soli 29 anni, ucciso in una taverna di Depford (a Londra) durante una rissa sorta per il pagamento del conto anche se

esiste il dubbio che il suo omicidio sia legato all’attività di agente segreto. I temi che ricorrono spesso nei suoi drammi

sono: 1) la sete di potere, che può essere legata alla grandezza politica, alla conoscenza infinita o all’immensa

ricchezza; 2) l’aspirazione al superamento dei limiti umani in modo da raggiungere la condizione di super uomo; 3) la

ribellione contro le restrittive istituzioni; 4) l’ambizione illimitata, libera da ogni senso di moralità; 5) il senso finale della

solitudine, che supera l’eroe tragico quando realizza che il potere infinito è irraggiungibile; 6) l’ideale della bellezza. Le

principali caratteristiche delle sue opere possono essere raggruppate come segue: - I suoi personaggi sono visti da un

solo aspetto, nella loro orgogliosa ribellione contro i limiti umani, mostrano una feroce e passionale esaltazione. In

Edward II, inoltre noi assistiamo ad un profondo studio del personaggio umano, una costruzione abile con più fasi

d’azione. – Egli ha migliorato il blank verse composto da righe che potevano stare da sole, terminanti con un’ accento

monosillabico. Evitava la monotonia variando gli accenti, rompendo le righe con pause ritmiche facendo seguire il verso

al soggetto. – Egli donò unità e forma al dramma, seguendo una logica tendenza, dall’iniziale ricerca del potere, al

climax di ambizione e infine distruzione, non isolando le scene rimaste ma l’intera parabola della vita dell’uomo. –

Apprezzò gli effetti del colore e, come un pittore, descriveva la brillantezza di una pietra preziosa, il colore porpora della

seta, lo scintillio dell’oro. - Egli era un uomo appassionato e il suo linguaggio è qualche volta enfatico, ricco di iperboli e

anche lussuoso, sebbene guidato da un profondo istinto artistico. Ateo, schernitore della religione, ammiratore

di Machiavelli, Marlowe negli anni universitari, si impegnò nelle traduzioni degli "Amori" di Ovidio e della "Farsalia" di

Lucano. Forse dello stesso periodo di queste traduzioni è la sua prima opera drammatica, "La tragedia di Dido regina

di Carthago" (The tragedy of Dido queen of Carthage, 1586) che esprime un classicismo ancora accademico. Il primo

vero grande successo teatrale lo deve all’opera intitolata Tamerlano il Grande (Tamburlaine the Great) che è divisa in

due parti. La prima, racconta la storia eroica del pastore sciita Tamerlano che con i suoi soli meriti assurge al rango di

imperatore del mondo. La seconda, scritta in seguito all’entusiasmo del pubblico elisabettiano per la prima, mostra altri

eccessi e orrori, soprattutto dopo la morte dell’amante di Tamerlano moglie di Zenocrate. Tamerlano è il primo dei

grandi eroi di Marlowe, un vero super uomo impossessato e distrutto dalla sua sete di potere. Non si tratta di un

personaggio inventato ma di un personaggio storico, le vittorie descritte sui potenti nemici dovevano far risuonare nelle

orecchie del pubblico la vittoria appena conseguita sulla Spagna. Mentre in Tamburlain l’autore descrive la conquista del

potere politico e fisico, in Doctor Faustus, un’altra delle sue più famose opere, ci racconta del potere attraverso la

conoscenza. La storia non era inventata ma prendeva spunto dalla storia vera di Georg Faustus. Studioso avido e

scontento, rifiuta il sapere accademico e la teologia cristiana d Wittenberg e si avventura nei sentieri pericolosi della

nuova scienza. E siccome la scienza è in contraddizione con gli ideali teologici dell’epoca, Faustus assume le sembianze

di un negromante che vende la sua anima al diavolo in cambio della conoscenza dei cieli e della terra proibita dalla

dottrina cristiana, provando per un attimo un realizzato desiderio di onnipotenza ma in realtà non ottiene nessun potere.

Nel monologo finale Faustus affronta la morte e la dannazione che spetta al filosofo miscredente e prima di morire

abbraccia Elena di Troia, simbolo della Sapienza. Se Tamburlaine desidera il potere, Faustus la conoscenza, Barabas

rappresenta l’ebreo desideroso di soldi. Barabas è il protagonista di un’altra opera molto famosa di Marlowe, ossia The

Jew of Malta (L’ebreo di Malta). E’ la storia di un ricco e avido mercante escluso dalla comunità politica dell’isola di

Malta, facile metafora della Londra mercantile. Privato della sua ricchezza dal governatore Ferneze, Barabas crea una

serie di trame sotterranee allo scopo di vendicarsi di lui e di tutta la popolazione dell’isola. Finisce male per Barabas, che

commette una serie di omicidi, diventa l’incarnazione dell’avidità dell’insorgente capitalismo. L’intreccio tra teologia e

politica è qui evidente, e un’analisi più attenta scopre velate allusioni alla subdola e cinica politica dei servizi segreti a cui

Marlowe prese parte. Un’altra opera molto importante di Marlowe è Edward II il suo unico dramma storico, quest’ultima

racconta la vicenda di un re inglese del 300 che perde il trono a causa di un amore doppiamente trasgressivo per un

uomo socialmente inferiore. L’amore assoluto che attrae Edward e Gaveston l’uno verso l’altro sembra confermare le

insinuazioni sull’omosessualità di Marlowe. Ma il fatto stesso che quest’opera non subì nessuna censura dimostra che

l’omosessualità non veniva ritenuta un peccato capitale, e benché fosse condannata per motivi religiosi, raramente

veniva perseguita sia socialmente che giuridicamente. L’amore che unisce i due protagonisti di questo dramma storico

ha le caratteristiche dell’amore greco che troviamo in Hero and Leander. Marlowe riprese la storia di Ero e Leandro dalle

Heroides di Ovidio. Ero è la sensualissima e casta sacerdotessa del tempio di Venere che suscita un amore fatale

capace di uccidere. Solo Leandro riesce a congiungersi con lei dopo aver attraversato a nuoto le pericolose acque del

mare Ellesponto. La storia di Marlowe finisce col felice amplesso dei 2 amanti, ma il mito parla della tragica morte di

Leandro nell’Ellesponto nel tentativo di raggiungere Ero. Il poemetto rimase incompleto furono aggiunte solo in seguito

altre quattro sestiadi restituendo al poemetto la conclusione tragica della leggenda.

SHAKESPEARE: William Shakespeare nacque a Stratford upon Avon nel 1564, frequentò la grammar schools di

Stratford dove imparò il latino e il Greco. Nel1582 sposò Anne Hathaway e da lei ebbe tre figli. Sappiamo inoltre che

come molti giovani ambiziosi del suo tempo, Shakespeare andò a Londra per cercare la sua fortuna che non tardò ad

arrivare. Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di Shakespeare in ambito teatrale: sappiamo che sue

opere sono già state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di Pembroke e del Sussex; si ha notizia, inoltre,

della rappresentazione il 3 marzo 1592 della prima parte dell’ Enrico VI. La fama di Shakespeare era in ascesa

vertiginosa, tanto da attirarsi le gelosie dei colleghi più anziani: proprio in quest'anno Robert Green gli dedicò la celebre

invettiva: “una cornacchia venuta dal nulla, abbellita dalle nostre piume”. Inizialmente Shakespeare lavorò come attore e

dal 1594 cominciò a scrivere per la compagnia dei Lord Chamberlarlain’s Men che poi si chiamerà King’s Men. Per

queste compagnia scrisse almeno 2 drammi all’anno e con gli ingenti profitti ricavati Shakespeare comprò una casa nella

sua città natale dove morì nel 1616. Nessuno dei drammi arrivati fino a noi esiste in manoscritto, poiché in quel periodo

si era soliti scrivere per le circostanze immediate della rappresentazione, per l’applauso del pubblico e non per la

stampa. Tuttavia il testo canonico a cui si fa generalmente riferimento è il famoso First Folio, pubblicato da due attori

della compagnia di Shakespeare, indirizzato alla grande varietà dei lettori e che contiene tutti i drammi shakespeariani a

eccezione di Pericles e The Two Noble Kinsmen. DRAMMI STORICI: inizialmente, come era tradizione in età

elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime opere; tra queste vi sono Tito

Andronico, della quale un drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo

magistrale tocco uno o due dei personaggi principali". I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con John Fletcher,

e Cardenio, andata perduta, hanno una documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa. Le prime opere di

Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima

opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della

prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia

sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura composte a più mani

attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del

drammaturgo, descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor da cui

discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti

del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile. Enrico VI (King Henry VI) è un dramma

storico di William Shakespeare. Con quest'opera si apre, anche da un punto di vista semplicemente cronologico, la lunga

e complessa produzione shakespeariana. Il dramma storico, basato sulla vita del monarca Enrico VI d'Inghilterra, si

compone di altre due parti: l'Enrico VI, parte II e l'Enrico VI, parte III. È il dramma del potere, indagato nei suoi aspetti più

torbidi e oscuri, vissuto come fatalità e maledizione. Il tema del peso del potere è un elemento centrale, che continua a

svilupparsi nelle successive parti dell'opera. Shakespeare, non ancora trentenne, dimostra di ben conoscere gli arcana

imperii, i meccanismi segreti del governo e delle lotte di potere, le logiche spietate che presiedono alle alleanze e ai

tradimenti, alle promesse di fedeltà eterna e ai repentini spergiuri, alle richieste di perdono o di pietà da parte dei vinti e

alle sete di vendetta dei vincitori. Il sottofondo di ogni vicenda è quello eterno della lotta fratricida di Caino che colpisce

suo fratello Abele (evocata esplicitamente da Winchester nella scena terza del primo atto) e delle inevitabili tristi

conseguenze che questo delitto originario riproduce nella storia senza mai trovare redenzione. Nella prima parte

assistiamo alle celebrazioni per la morte prematura di Enrico V (padre di Enrico VI), grande re e condottiero, che con

la battaglia di Azincourt (1415) aveva piegato a sé la Francia e poi riconquistato alla corona inglese tutta la Normandia.

L'evento inatteso inaugura per l’Inghilterra un periodo di incertezza e di torbidi politici. Ma la ribellione e la riscossa delle

forze francesi, alla cui guida vediamo una figura di Giovanna d'Arco stranamente non valorizzata da Shakespeare sono

solo la conseguenza esteriore, non la causa del problema; questa infatti va individuata in un fattore interiore, cioè nelle

discordie, nell’odio, nelle rivalità meschine che crescono come una tumore negli animi della nobiltà inglese e da qui si

trasmettono nel popolo. Storicamente, questi torbidi sono rappresentati dalla cosiddetta Guerra delle due rose, e

appunto nella scena 4 del secondo atto viene descritta plasticamente l’origine di tale rivalità tra le opposte fazioni

degli York e dei Lancaster, in una contesa che si protrarrà sanguinosamente per oltre trent’anni. Sullo sfondo di questa

crisi drammatica, Enrico VI è il re, ma la sua figura è quella di chi il potere regale lo subisce invece che esercitarlo.

Enrico VI è giovane e non ama la guerra; la sua indole meditativa ed introversa, come egli stesso ammette lo rende

inadatto al suo ruolo, dati i tempi; la sua figura tragica è quella di chi vive credendo nella buona fede di quelli che lo

circondano, sicuro che tutti siano come lui e quindi vogliano il bene e rifiutino sempre e comunque il male. Ma il mondo

non funziona così. Persino la sua intimità, la sua vita sentimentale è pregiudicata dall’inganno, quando il conte Suffolk gli

propone in matrimonio la bella Margherita, di cui però egli stesso è invaghito e di cui si propone di fare la sua amante

nonché la leva del suo potere, una volta condottala alla corte d’Inghilterra dalla nativa Francia. Riccardo III è l'ultima

delle quattro opere teatrali nella tetralogia minore di William Shakespeare sulla storia inglese: conclude un racconto

drammatico cominciato con le tre parti di Enrico VI, culminando con la sconfitta del malvagio re Riccardo III di York nella

battaglia del campo di Bosworth alla fine dell'opera. Riccardo III è una drammatizzazione degli eventi storici recenti per

Shakespeare, conclusi nel 1485, dopo la guerra tra le due famiglie dei Lancaster e degli York (Guerra delle due rose) e

la presa di potere definitiva dei Tudor. Il monarca Riccardo III è descritto in modo particolarmente negativo disposto a

tutto pur di avere la Corona. Riccardo II (The Tragedy of King Richard the Second) è un dramma composto da William

Shakespeare intorno al 1595 e basato sulla vita del re Riccardo II d'Inghilterra, ultimo dei Plantageneti. È la prima parte

di una tetralogia, denominata in seguito Enrieide, a cui seguono le successive tre parti, dedicate ai successori di

Riccardo: Enrico IV, parte 1, Enrico IV, parte 2, Enrico V. La vicenda storica da cui Shakespeare trae il suo dramma è

quella della ribellione dei Pari d'Inghilterra, che terminò con l'abdicazione del monarca e con la sua morte in prigione,

assassinato. Il Riccardo II è l'opera che segna il passaggio graduale e insieme straziante da un'ottica medioevale ad una

più moderna, e infatti è considerata essere la più tragica tra i drammi shakespeariani (laddove invece, con il suo lieto

fine, l'Enrico V è considerato il dramma più vicino alle commedie). Nel Riccardo II si assiste al passaggio da una

concezione medioevale della regalità, in cui il sovrano (in questo caso Riccardo) era tale per diritto divino, per gratia dei,

era l'unto dal signore e re taumaturgo, ad una visione più moderna della regalità che si fonda sul consensus gentium. Da

una parte, quindi, un'investitura dall'alto del potere, il cui simbolo è appunto Riccardo, dall'altra un'investitura dal basso, il

cui porta bandiera è l'avversario Enrico di Bolingbroke, futuro Enrico IV. Nel dramma shakespeariano risuonano in tal

modo eco di tradizioni passate: da una parte la teorica sostenitrice del potere calato dall'alto, cui fanno capo

Sant'Agostino e Giovanni di Salisbury, dall'altro i pensatori che hanno sostenuto teorie in favore del potere dal basso, tra

cui l'empirista Guglielmo di Ockham. Il paradosso del dramma è quindi compiuto: un sovrano che ha ricevuto il potere

dall'alto (Riccardo) è costretto a cadere in basso e a deporre in favore di Bolingbroke, che, forte del consenso popolare e

della spinta dal basso, arriva in alto sino al trono. A coronamento di questa dinamica, intorno alla quale ruota l'intreccio,

stanno tutta una serie di personaggi metaforici e situazioni allusive che testimoniano del declino sofferto e nostalgico

dell'epoca medioevale e della confusione che accompagna questo momento di transizione. I tre zii di Riccardo, ad

esempio, simboleggiano il Medioevo giunto al suo crepuscolo, laddove invece la celebre scena dei giardinieri che

parlano allegoricamente del "giardino" dell'Inghilterra in rovina, fa capire che l'orizzonte storico sta incentrandosi anche

sui ceti meno abbienti e che la società presente diviene più eterogenea e stratificata. Le due parti di Enrico IV

proseguono una riflessione sulla legittimità della corona. Questa volta però non si tratta di mettere in luce la vulnerabilità

del potere di fronte alla forza travolgente della storia, ma di indagare nella formazione di un futuro re. Perché

protagonista della storia non è tanto il re che da il potere ma il principe Hal che diventerà il futuro Enrico V. Certo

l’azione principale è occupata dalla storia dei potenti ma questa è affiancata e parodiata dalla storia di Hal e dei suoi

amici, soprattutto Falsaff, il più celebre personaggio comico di Shakespeare. E’ questo contrappunto tra basso e alto,

epico e comico che ha reso le due parti di Henry IV giustamente famose. La continuità delle due storie è assicurata dal

rapporto affettuoso che il principe Hal intrattiene con l’amico Falstaff. Questo rapporto è solo apparentemente alla pari,

poichè nella scena finale della seconda parte del dramma il re appena incoronato ripudierà l’amico. Enrico V conclude

trionfalmente il ciclo dedicato alla formazione del principe, il re-eroe della nazione si è infine maturato liberandosi delle

parti più basse di sé e del corpo sociale. Terminate le contese e le ribellioni interne, l’Inghilterra si accinge a consacrare il

suo trionfo nazionale in terra straniera con la famosa battaglia di Agincourt da cui l’Inghilterra uscì vittoriosa contro la

Francia. Il coro introduce la storia che sta per rappresentarsi sul palcoscenico, scusandosi con gli spettatori per

l'impossibilità di rendere veritiera la rappresentazione causa gli scarsi mezzi di cui possiede il teatro: il coro prega così gli

astanti di mettere in moto la propria immaginazione, al fine di ricostruire con la mente ciò che non è possibile portare in

scena. Ogni atto è preceduto da un prologo del coro, interpretato però da un solo attore. Il tema principale dell’opera non

è l’ambizione personale del re ma gli interessi del re sono fatti coincidere con quelli del popolo, infatti è ricorrente il

dilemma sulla giustezza o meno della guerra. COMMEDIE: Le commedie di Shakespeare occupano uno spazio

intermedio tra il fiabesco, con il suo repertorio di travestimenti, di scambi d’identità, di trasformazioni meravigliose, di

immersioni in una natura inquietante, e il realistico, che questi dati modifica trasferendoli nel quotidiano. Ma fiabesco e

realistico, anziché contrapporsi, convivono e si fecondano a vicenda, tingendo di mistero e di magia le storie in

apparenza più vicine alla vita di ogni giorno e rendendo concreti, attendibili, persino, gli eventi in apparenza più incantati.

Quasi nessuna di queste commedie svolge una trama inventata da Shakespeare e nessuna di esse (fatta esclusione per

Le allegre comari di Windsor) è ambientata in Inghilterra. Nelle sue prime commedie Shakespeare, alla ricerca di una

propria forma, si esercita su modelli drammaturgici forniti da altri autori, senza tuttavia imitarli pedissequamente, poiché

già in essi comincia a inserire i temi che più lo affascinano. Plauto, per esempio, è l’evidente ispiratore de La commedia

degli equivoci (o Commedia degli Errori), ma Shakespeare - rispetto al modello plautino - non si limita affatto a

ricalcare o fornire un “adattamento”. Shakespeare, aggiunge, amplifica, raddoppia il “doppio” dei protagonisti, gemelli

scambiati l’uno per l’altro durante una giornata di febbrili equivoci, accostando loro due servi anch’essi gemelli e non

distinguibili fra loro; moltiplica, insomma, gli elementi di comicità e di confusione. Al tempo stesso immerge una vicenda

farsesca di scambi d’identità in un contesto esotico e fiabesco, da vero e proprio romance: una Efeso di stregoni e di

incantesimi, un tempo degli equivoci e dei qui pro quo scandito da un invisibile metronomo eppure vago e inquietante

come nei sogni. Ma, di là dai meccanismi farseschi, affiorano temi più seri, da quello dell’incontro di un uomo con il

proprio doppio a quello dell’amore come veicolo di redenzione e di riscatto per ristabilire, nel quotidiano e nel privato,

quell’ordine che l’autore va contemporaneamente cercando nelle sue prime ‘chronicle plays’. Tra le numerose commedie

di Shakespeare si ricordano: Sogno di una notte di mezza estate fu scritta con tutta probabilità tra il 1595 e il 1596.

Questa commedia è una delle prime scritte da Shakespeare, certamente una delle più popolari, non che quella più

difficile da comprendere. Il tema principale della commedia-fiaba,è ancora una volta l'amore romantico, che a differenza

degli altri play viene quasi beffeggiato,deriso,senza che per questo motivo perda di significato. L'espediente del liquido

del fiore che, versato sugli occhi di una persona che dorme lo farà innamorare della prima persona vista al suo risveglio,

ci fa capire come l'innamoramento nasconda le qualità fisiche e morali della persona amata,per poi rivelarle una volta

svanito l'incanto. Altro tema portante è quello del matrimonio,e sono in tanti ,tra gli studiosi di Shakespeare,a credere

che questa commedia sia stata scritta come leggero intrattenimento ,da rappresentare durante un matrimonio di

qualche mecenate o nobile,di cui non si conosce l'identità storica. Peculiarità del play è di essere estremamente

originale rispetto al resto della produzione del bardo, tanto che non vi è un opera simile o paragonabile al sogno in

tutta la produzione shakespeariana. La maggior parte della critica è concorde nel ritenere che Shakespeare non aveva

raggiunto il culmine della sua maturità artistica quando compose questo play,che rimane comunque un capolavoro

assoluto,ancora oggi tra le commedie più rappresentate nel teatri di tutto il mondo. La trama principale si snoda attorno

alle vicende amorose di Ermia e Lisandro, e di Elena e Demetrio, le cui avventure sentimentali sono complicate

dall'entrata in scena di Oberon e Titania ,re e regina delle fate che, servendosi di un folletto di nome Puck, creano

scompiglio ai sentimenti degli amanti. La trama secondaria narra le divertentissime vicende di Bottom e dei suoi colleghi

artigiani, che si recano nella foresta per preparare la messa in scena della commedia di Piramo e Tisbe (che dalla

metamorfosi di Ovidio ,passando per il sogno, inventerà l'ossatura del romeo e giulietta). Nel sogno di una notte di

mezza estate si fondono le vicende degli umani e degli dei,questi ultimi partecipano alle vicende in maniera silenziosa ,

talora divertendosi, talora soffrendo per essi. Si può dire che il teatro dei greci e quello moderno si incontrano. Come nel

teatro greco,infatti,le vicende sono mosse dagli dei,ma come nel teatro moderno anche il carattere dei personaggi ha un

peso determinante. Inoltre,a differenza del teatro greco,in cui uomini e dei parlavano, litigavano,si amavano e

generavano figli,nel sogno gli umani non hanno nessuna consapevolezza diretta dell'influenza degli dei,non possono

interagire ne immaginare i motivi per cui le cose succedono, quando queste succedono per via dei trastulli o delle

gelosie di Oberon e Titania. Molto rumore per nulla (much ado about nothing), ruota intorno ai concetti di falso e vero,

ma questa volta è la calunnia al centro dell’intreccio. Ad essere calunniata è l’innocente Hero che viene ripudiata perché

accusata dal fratellastro di aver tradito il suo futuro sposo, il conte Claudio, il giorno prima delle nozze. Dopo una lunga

serie di equivoci e malintesi, l’inganno verrà svelato e i due convoleranno a nozze. Uno dei personaggi femminili più

brillanti delle commedie di Shakespeare è senza dubbio Rosalind, protagonista di Come vi piace (as you like it). La

commedia racconta la storia dell’amore tra Rosalind, la giovane nipote del duca Frederick, usurpatore del ducato di suo

fratello maggiore, e Orlando, il figlio più giovane di Sir Rowland de Bois nemico del duca, maltrattato crudelmente dal

fratello maggiore Oliver. L’azione si volge nella foresta di Arden dove i due protagonisti ognuno all’insaputa dell’altro si

rifugiano per sfuggire alla persecuzione dell’insidiosa politica della corte. In questo modo la foresta diventa il simbolo di

un microcosmo pastorale. La commedia è la rappresentazione, attraverso i modi di agire e di sentire dei personaggi, del

contrasto tra la vita di corte, convulsa, complicata, insidiosa, e la vita di campagna, all’aperto, nella natura;

rappresentazione che è condotta dal poeta come un gioco dialettico tra aristocratici e contadini, più tipi che personaggi,

in un linguaggio i cui pregi letterari rivelano la raggiunta maturità e perizia drammaturgica dell’autore, che si muove

intorno ad una trama piuttosto labile, evanescente, da ridursi quasi a semplice pretesto letterario. Lo schema di base

della commedia pastorale era semplice nella sua intricatezza. Travestimenti, giochi, trucchi innocui e in gran parte

giocosi, e poi via, l’agnizione, ognuno si rivela per quello che è, buoni e cattivi, belli e brutti. Shakespeare scardina il

meccanismo. Dando la colpa con un ghigno sarcastico ai propri attori, quasi avessero fatto di testa loro, mostra che la

vita, sia nella realtà che nella finzione, è più articolata, più ricca di sfumature. Shakespeare non sopportava l’esaltazione

incondizionata del mondo pastorale. A lui, è il caso di dirlo, non pareva plausibile. Finisce allora per mimarne le basi

dall’interno, in modo velato, indiretto, e, per questo, più efficace. Tramite il linguaggio, arma primaria. Le miti

principessine e le fanciulle in fiore, ed anche gli integerrimi eroi, cadono, non di rado, e con un certo gusto, nel linguaggio

“osceno”. Mai fine a se stesso, con un verve ed un senso della misura assoluti. Si tratta però pur sempre di un elemento

che va al di fuori del cliché. Anche l’esaltazione della campagna come paradiso in terra è sottoposta a occhiate e battute

schiettamente ironiche. Meglio lasciare la campagna ai contadini, ci dice Shakespeare. Anzi, lo fa dire ai suoi saggi

pazzi, siano essi raffinati ed eccentrici viaggiatori o buffoni di mestiere. Jaques, il personaggio dal nome francesizzante,

è il signore che vive e pensa da filosofo. Divertendosi a “ragionare”, il che spesso equivale a camminare in direzione

contraria rispetto alla folla. Il buffone invece è Touchstone, Pietra di Paragone. L’ultimo è più gustoso scherzo di

Shakespeare, lo specchio deformante più possente e grottesco, appare nel finale della commedia. Il gioco della luce e

dell’ombra, del bianco e del nero, viene ribaltato, o, almeno, intessuto in nodi più complessi. Il duca cattivo in un primo

momento è al potere, e quello buono in esilio. Situazione standard, si potrebbe dire, comunissima, quasi normale,

nell’ambito teatrale e non solo. Accade però in "Come vi piace" che il cattivo diventi buono, e si faccia addirittura eremita.

Lasciando il potere all’altro, che lascia la macchia, senza troppi rimpianti, per tornare a palazzo. La formula si ripete, a

chiasmo, nei due figli dei duchi, Oliver e Orlando. Il cattivo Oliver diventa buono e sceglie il bosco. Quando però viene a

sapere dell’eredità, si ricrede. Pungente e credibile, sul piano psicologico, anche questo retrofronte. Una commedia un

po’ fuori luogo e fuori epoca, "Come vi piace", ma anche fuori dal tempo, con quella grazia e quel brio, a tratti

serenamente taglienti, che ancora racchiude. Divertente, a suo modo. Forse perché l’autore si è divertito in prima

persona, a prendere modelli e smontarli, rimettendoli insieme a suo piacimento. Si è anche divertito a giocare a mosca

cieca con lo spettatore, e a prenderlo in giro, facendogli credere che il testo fosse stato scritto come piaceva a lui. In

realtà è il contrario, si tratta di un esperimento letterario, giocoso e complicato come una partita a dama. Come vi piace

non è solo uno degli esempi più maturi della fantasia di Shakespeare, ma il prototipo perfetto della commedia

romanzesca. E al più puro mondo romanzesco appartengono i personaggi principali e il gioco d'equivoci e di

travestimenti che intrecciano: l'eroe giovane e bello, due principesse sotto mentite spoglie che aspettano solo di venir

corteggiate, un duca virtuoso da restaurare in trono, e naturalmente i loro antagonisti. Accanto ad essi si muovono le

figure del buffone Touchstone e del malinconico Jaques che screziano di sarcasmo e d'ironia l'atmosfera rarefatta e

incantata della foresta. Infatti su tutto domina la malia della foresta di Arden, dove gli eroi trovano rifugio per trarvi nuove

energie e forza rigenerante. Anticipando quello che sarà il grande tema della Tempesta, Shakespeare sembra voglia

ricordarci che la natura più intatta, in contrasto con la passionale e turbolenta città, stempera gli istinti ferini degli uomini

volgendoli alla lealtà e al bene. La dodicesima notte, o quello che volete (the twelth night, or what you will), il titolo

allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all'Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni

che trascorrono dal Natale fino all’Epifania. Ambientata nell'antica regione balcanica dell'Illiria, racconta una storia di

amori e inganni, nella quale i gemelli Viola e Sebastian, a seguito di un naufragio, si trovano a conoscere il Duca Orsino

e la dama Olivia. Orsino ama Olivia che ne ignora la corte, ma quando si trova davanti al messaggero di Orsino (la

giovane Viola che dopo la perdita del fratello si è camuffata da uomo per entrare al servizio del Duca), se ne innamora,

scatenando una serie di eventi e imprevisti che condurranno al lieto fine. Una sottotrama, importante ai fini dello

svolgimento della trama, vede protagonisti i personaggi che popolano la corte di Olivia: il giullare Feste, il

maggiordomo Malvolio, la cameriera Maria, lo zio Sir Toby, il servo Fabian e Sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo

Malvolio viene beffato dagli altri cinque che, falsificando una lettera, gli fanno credere di essere oggetto di attenzioni da

parte della padrona Olivia. La commedia fa parte delle cinque che Shakespeare scrisse negli anni successivi alla

costituzione della compagnia dei Chamberlain's Men. Seppure il drammaturgo ormai ricorra sempre più spesso a toni

scuri e tragici, mischiando i generi, l'intento giocoso anche nella scelta dei titoli suggerisce la volontà di presentare lo

spettacolo come una occasione di intrattenimento, tramite il trucco teatrale del travestimento e dell'inganno, e soprattutto

venendo incontro alle aspettative dello spettatore: ciò che verrà rappresentato non ha un vero e proprio titolo, ma è quel

che volete, come vi piace. In questo senso si è parlato di drammi d'occasione a proposito di questa e altre commedie di

questo periodo. Proprio il doppio titolo della commedia è stato oggetto di dibattito tra gli studiosi. La seconda parte, What

You Will («Quel che volete»), richiama immediatamente il titolo di una commedia di poco precedente, As You Like

It (Come vi piace). È possibile che il parallelismo fosse voluto, e che questo fosse il titolo originariamente voluto da

Shakespeare. La scelta di un tema legato a travestimenti, scambi di persone e inganni è certamente condizionato dal

successo, che già era stato sperimentato, del duplice travestimento di un giovane attore nei panni di una giovane donna,

la quale a sua volta è mascherata da uomo. I personaggi femminili, interpretati da giovinetti, creavano così un gioco

ambiguo, confondendo la realtà e la rappresentazione. Lo schema era già stato collaudato ne Il mercante di Venezia e

ancor di più in Come vi piace. La confusione di ruoli arrivava al suo massimo allorché l'attore che impersonava una

giovane donna (come succede in ben tre commedie consecutive) doveva passare per necessità narrativa ad un ulteriore

travestimento maschile. Il gioco del teatro (e il gioco metateatrale interno ad esso) è evidente in alcuni passaggi del

testo. Al primo incontro tra Olivia e Cesario (alter ego maschile di Viola) nel primo atto scena quinta la dama le

chiede Siete un commediante? (nell'accezione elisabettiana il termine sta per attore), la risposta di Viola non sono quel

che paio (in inglese il gioco di parole I am not that I play, play=recitare, verrebbe dunque non sono quel che recito) serve

a far mostra del ruolo di Cesario, il ruolo che sta recitando, e viene messa tra le molte referenze al teatrale e al teatro

dentro il teatro. Il mercante di Venezia (the merchant of Venice) è una delle tragicommedie di William Shakespeare più

note e rappresentate: è ambientata nella Venezia del sedicesimo secolo. La trama è intrigante e ricca di colpi di scena, il

lettore è catturato e trasportato in un mondo dove trionfano i buoni sentimenti sulla malvagità e l’avidità. Vengono messi

in risalto: la profonda amicizia tra Antonio e Bassanio; l’amore di Bassanio e Porzia; l’avidità, l’odio e il rancore che

tormentano Shylock. Al centro della vicenda c’è la storia d’amore di Bassanio e Porzia, ma c’è anche la tenera passione

di Graziano per Nerissa e l’amore contrastato di Jessica, figlia dell’usuraio, che fugge con Lorenzo e si converte al

cristianesimo. Scene drammatiche si alternano a scene romantiche ed ironiche. Il lettore è sconcertato per la crudele

richiesta di pagamento di Shylock e rimane con il fiato sospeso fino a quando Porzia con abilità e furbizia cambia la sorte

di Antonio. La conclusione inaspettata capovolge la situazione: il bene vince sul male. Narra la storia di Bassanio che

volendo conquistare la bella Porzia, chiede un prestito all’amico Antonio, ricco mercante veneziano, che a sua volta si

rivolge a Shylock, un usuraio ebreo, il quale impone nel contratto la clausola che se non sarà pagato il debito entro tre

mesi dovrà prendere una libbra di carne dal corpo di Antonio. Scaduto il termine, Antonio non riesce a pagare il debito e

Shylock pretende il rispetto del contratto. Porzia, travestita da avvocato, abilmente riesce a far condannare Shylock. In

questo testo l’autore ci descrive la situazione, non solo di Venezia ma di un po’ tutta l’Italia (se non tutto il mondo!), dove

una persona diversa solo in quella che l’uomo chiama razza, viene umiliato con varie angherie e costretto a vivere in un

ghetto. Il testo narra soprattutto della cattiveria di Shylock, che stufo delle varie angherie, decide di reagire e di sfogarsi

sul povero Antonio. Shylock però non è il solo cattivo: egli viene effettivamente maltrattato e umiliato da tutti solo per la

sua razza e per il suo lavoro (usuraio), ma si possono considerare “cattivi” anche coloro che umiliavano il suo popolo.

Spiccano anche le figure di Antonio e di Bassanio, tanto amici che il primo è disposto a perdere la vita per l’amico, ma

alla fine sembra lui essere l’accusatore, infatti è lui che obbliga Shylock a nominare sua erede la ripudiata figlia e lo

costringe a diventare cristiano. Insomma in quest’opera Shakespeare tenta di descrivere la società di Venezia da

entrambe le facce della medaglia con estrema precisione. Infine tra le commedie shakespeariane troviamo anche

Misura per misura (measure for measure), che chiameremo una dark comedy per l’atmosfera fosca e chiusa della

vicenda che narra. L'opera affronta molti temi, anche contrapposti, come la lussuria e la devozione, altruismo ed

egoismo, pietà e rabbia, politica ed etica e, infine, giustizia e compassione. Il duca di Vienna, in questo dramma dalla

vicenda ben contesta, lascia vacante il suo trono per un breve periodo, e affida le redini del governo a un suo «lord

deputy », un suo vicario, cioè, che ha il nome, bensì, di Angelo, ma nasconde l’animo d’uno sciagurato villain. Il suo

primo atto di governo consiste nel dare un esempio condannando a morte il giovane Claudio, colpevole di aver resa

madre Giulietta prima delle nozze. La sorella di Claudio, la novizia Isabella, che sta per entrare in convento, si precipita a

inginocchiarsi dinanzi al vicario a impetrare la grazia della vita per lo sventurato giovane. Ma Angelo, dopo molte

preghiere, accetta d’accontentare Isabella solo a patto che ella gli si prostituisca. Isabella finge di accettare, ma in realtà

sarà sostituita nel letto di Angelo da Mariana, una antica fidanzata del vicario, da questi ripudiata perché aveva perduta

in un naufragio la propria assegnazione dotale. E tuttavia Angelo, dopo aver saziato le sue brame con la supposta

Isabella, non mantiene l’impegno, ed anzi pretende, senza più alcun indugio, la testa mozzata di Claudio. Ma come falsa

era Isabella, così ancor falso sarà il capo mozzato del fratello, ché al suo luogo verrà mostrato ad Angelo quello spiccato

a un altro prigioniero, spentosi in carcere poc’anzi, di morte naturale. Il fatto si è che il duca non si era mai allontanato da

Vienna, e sotto le mentite spoglie d’un frate Ludovico era venuto man mano dirigendo tutto un complotto per stornare le

disonestà di Angelo. Come il duca si palesa per quel che è, all’ultimo atto, in seguito a molte altre complicazioni che non

mette conto riferire, Angelo s’avrà per punizione soltanto un buffo, seppur risentito, e dovrà sposare Mariana. Claudio,

salvo per miracolo, sposerà Giulietta. E alla novizia Isabella non resterà che gettare il velo, diciamo cosi, alle ortiche, per

salire all’altare con il duca in persona. TRAGEDIE: Romeo e Giulietta: Tragedia in 5 atti in versi e in prosa. L’antica

inimicizia tra la famiglia Montecchi e quella dei Capuleti insanguina Verona. Romeo M., mascherato, si reca a un ballo

dei C.. Lì si innamora di Giulietta C; a ballo finito, nascosto sotto il suo balcone, scopre, udendola parlare, di essere

ricambiato e ottiene il suo assenso a un matrimonio segreto. Il giorno seguente Frate Lorenzo li unisce in matrimonio:

poco dopo R. incontra Tebaldo, cugino di G., ma, anche se viene offesola lui, rifiuta di battersi, per il nuovo legame di

parentela che ormai lo unisce alla famiglia C. Interviene Mercurio, amico di R., che viene ucciso da Tebaldo. R. per

vendicare l’amico, uccide T. Il principe lo bandisce. R. passa la notte con G. e poi fugge a Mantova. Intanto il padre di

Giulietta vuole cha la figlia sposi il conte Paride. Frate Lorenzo decide di ricorrere a uno stratagemma disperato: G.

fingerà di acconsentire alle nozze e alla vigilia di esse berrà una pozione che le darà la morte apparente. Un piano di

fuga è predisposto per il suo risveglio. R.,all’oscuro di tutto, apprende soltanto della morte della sua G.. Si procura un

potente veleno e corre a Verona; al sepolcro dell’amata si imbatte in Paride, che lo assale. R. è costretto a ucciderlo; poi

beve il veleno e cade fulminato. G. si sveglia, vede R. morto e si pugnala. A frate Lorenzo, accorso troppo tardi, non

resta che svelare l’accaduto al principe: e davanti ai cadaveri dei due innamorati i M. e i C. si riconciliano. L’opera è per

così dire incentrata sullo scandalo, innanzitutto per la sfacciataggine di Giulietta che subito dice si a Romeo e

s’impossessa della parola non per corteggiare o inseguire o convincere, com’è nella tradizione cortese, ma per inventare

e intrecciare con la parola di Romeo un nuovo e sorprendente discorso amoroso. Il secondo scandalo è la necessaria

perdita del nome che un amore così inedito richiede, ed è Giulietta che lo reclama nella celebre scena del balcone.

Stilisticamente l’autore usa l’ossimoro per riunire due termini contraddittori producendo paradossi intellettuali con lo

scopo di scuotere il senso comune del lettore. Shakespeare per la stesura di quest’opera si è ispirato all’opera di Brooke

“The Tragicall Historye of Romeus and Juliet”, la modifica sostanziale che Shakespeare introdusse nella vicenda, più che

le azioni e i fatti, riguarda la moralità e il significato assegnato alla storia. Gli amanti «sfortunati e disonesti» descritti

da Brooke diventarono personaggi archetipici dell'amore tragico, riflettendo allo stesso tempo la crisi del mondo culturale

e sociale dell'epoca, in cui il Principe e la Chiesa non riescono più ad imporre l'ordine. Shakespeare arricchì e trasformò

stilisticamente la trama in modo più intenso con le vivide caratterizzazioni dei personaggi minori, tra cui Benvolio, amico

di Romeo e vicino al Principe, nelle funzioni di testimone della tragedia, la nutrice (appena accennata da Brooke) che

rappresenta un momento di comica leggerezza, e infine Mercuzio, creatura shakespeariana di straordinaria potenzialità

drammatica e figura emblematica, che incarna l'amore dionisiaco e vede la donna solo nel suo aspetto più

immediatamente materiale. Romeo rivela però una concezione più alta, che innalza Giulietta oltre la pura materialità

dell'amore. In Shakespeare il tempo rappresentato si comprime al massimo, aumentando così l'effetto drammatico. La

vicenda, originariamente della durata di nove mesi, si svolge in pochi giorni, da una domenica mattina di luglio alla

successiva notte del giovedì. Il percorso drammaturgico si brucia in una sorta di rito sacrificale, con i due giovanissimi

protagonisti travolti dagli avvenimenti, e dall'impossibilità di un passaggio all'età adulta, alla maturazione. Il potere

assoluto, migliore e unica forma di governo per porre fine alle guerre civili del Medioevo diventa l’argomento tragico del

dramma seicentesco mentre Shakespeare nelle sue tragedie ricorre al tema del regicidio (uccisione del re) come

vedremo in Giulio Cesare (Julius Caesar). Una tragedia in 5 atti in versi e in prosa. Le ambizioni ci Cesare provocano

un congiura tra i difensori della libertà romana, soprattutto Cassio e Casca: essi persuadono Bruto che odia le mire di

Cesare ma non Cesare stesso. La moglie di Cesare, Calpurnia, ammonita da un sogno, lo scongiura di non recarsi in

Campidoglio nelle idi di Marzo. Ma uno dei congiurati lo convince ad andare. Cesare è ucciso, i congiurati fanno gridare

per la città LIBERTA’ E INDIPENDENZA sperando di avere il popolo dalla loro, ma Antonio, con un’abile operazione

funebre sul corpo di Cesare, solleva il popolo, mentre l’astratto discorso di Bruto ha lasciato fredde le masse.

L’insurrezione costringe i congiurati a fuggire; si forma il governo dei triumviri (Antonio, Ottavio e Lepido), i quali

muovono contro l’esercito di Bruto e Cassio. Alla vigilia della battaglia, muore la moglie di Cassio, Porzia. Lo spettro di

Cesare appare a Bruto. Sulla piana di Filippi, Bruto ha il sopravvento sulle forze di Ottavio, mentre Cassio è battuto da

Antonio. Credendo che anche Bruto sia sconfitto, Cassio si uccide. Il fedele Titino segue il suo esempio. Nella seconda

battaglia, anche Bruto, sconfortato per la morte di Cassio, è sconfitto e si uccide. Basato essenzialmente sulla traduzione

inglese di Thomas North delle Vite Parallele di Plutarco. Più che allo svolgimento degli avvenimenti (congiura di Bruto e

Cassio, uccisione di Cesare, formazione del secondo triumvirato, fine di bruto e Cassio), Shakespeare sembra

interessarsi ai problemi morali che la vicenda sottende: il concetto di libertà, quello di onestà e di onore, i rapporti umani

(esplorati nelle relazioni fra Bruto e Cesare, Bruto e Cassio e soprattutto fra Bruto e Porzia). Questa indagine conferisce

una singolare profondità e ambiguità alle figure dei protagonisti, e un significato universale alla vicenda. La

presentazione del vario atteggiamento della folla è magistrale, mentre sul piano dell’indagine psicologica individuale è

rivelatore della maturità di Shakespeare il colloquio iroso, disperato e patetico fra Bruto e Cassio prima della battaglia di

Filippi. Mentre in Giulio Cesare e anche Amleto Shakespeare si focalizza la sua attenzione su un individuo in Macbeth

presenta una coppia e analizza la relazione del loro rapporto. Allusioni contenute nell’opera suggeriscono una datazione

tra intorno agli anni 1605-06. Appare per la prima volta nell’in-folio del 1623. Il testo reca evidenti tracce di corruzione e

di rimaneggiamenti. Fonte di Shakespeare è la cronaca di Holinshed. Per i particolari dell’assassinio di Duncan

Shakespeare utilizzò quelli dell’assassinio di un altro re scozzese, re Duff ucciso da Donwald. Macbeth e Banquo,

generali di Duncan re di Scozia, tornando da una vittoriosa campagna contro i ribelli, incontrano in una landa tre streghe,

che profetano che Macbeth sarà “thane”1 di Cawdor e poi re e che Banquo genererà dei re, benché egli non sia

destinato ad esserlo. Subito dopo è recata la notizia che Macbeth è stato nominato “thane” di Cawdor. Tentato dalla

profezia e da lady Macbeth, Macbeth assassina nel sonno Duncan mentre è ospite nel suo castello, però è subito dopo

colto dal rimorso. I figli di Duncan, Malcolm e Donalbain, fuggono e Macbeth prende la corona. Ma resta ancora un

ostacolo nel cammino di Macbeth: le streghe avevano profetato il regno alla dinastia di Banquo, onde Macbeth decide di

sopprimere costui e suo foglio, ma questi riesce a sfuggire. Perseguitato dallo spettro di Banquo, che gli appare in una

cena durante un banchetto, Macbeth consulta le streghe, che gli dicono di guardarsi da Macduff, il “thane” di Fife, e gli

annunciano che non potrà essere ucciso da uomo nato da donna, né sarà sconfitto finchè la foresta di Birnam non

muova verso il castello di Dunsinane. Sapendo che Macduff si è unito a Malcolm, che raccoglie un esercito in Inghilterra,

Macbeth fa assassinare lady Macduff e i suoi figli. Intanto lady Macbeth, cui era caduto di mano il pugnale quando aveva

tentato di uccidere Duncan dormente, che le era parso il proprio padre, perde la ragione, soffre di allucinazioni (cerca

invano di togliere dalle sue mani l’immagine del sangue) e, in stato di sonnambulismo, rivela il delitto commesso; infine

muore mentre l’esercito dei vendicatori sopraggiunge: passando per il bosco di Birnam ciascun uomo taglia un ramo

d’albero per far schermo alla sua avanzata, e si realizza così la profezia del bosco che muove verso il castello di

Dunsinane. Macduff, che è stato estratto anzitempo dal grembo materno, uccide Macbeth. Anche questa profezia si è

avverata, e Malcolm diviene re. La tragedia contiene molte allusioni ed episodi intesi a rendere omaggio al nuovo re

d’Inghilterra Giacomo I, di origine scozzese e discendente dal leggendario Banquo. Ma è soprattutto uno studio del

senso di colpa nell’uomo, reso attraverso un efficace gioco di contrasti verbali che fanno di tutta la tragedia un continuo

balenare di intense luci fra tenebre fitte, inoltre interno e esterno diventano un unico luogo dove si svolge l’azione.

Amleto è un’opera chiave della drammatica svolta epocale dal mondo classico, e dalle supposte certezze di quello

medioevale verso i dubbi e le angosce della modernità, che Shakespeare seppe interpretare nella sua densa

problematicità. Le lacerazioni interiori di Amleto, diviso dai mille dubbi, primo dei quali proprio quello tra la vita e la morte,

e quindi rappresentazioni mercenaria del cambiamento epoca, di mentalità e cultura che visse i grande drammaturgo

inglese. In seguito alla morte di suo padre ucciso dallo zio Claudio ora re, e al subitaneo matrimonio tra la madre

Gertrude e Claudio appunto, nasce il dramma di Amleto che confuso, disgustato da questo matrimonio in incestuoso,

considerato tradimento dalla madre alla memoria del marito morto, inizia a manifestare un sentimento quasi di repulsione

verso il genere femminile, incapace di amare fedelmente e sinceramente, un sentimento di sfiducia nei confronti

dell’uomo. Con l’apparizione del fantasma del re, la rivelazione sulla vera causa della sua morte ed il comando di

vendetta, la crepa nell’anima di Amleto si fa più profonda la tentazione della morte più premente e nell’incertezza

nell’incapacità di scegliere e di decidere Amleto, si finge pazzo e senza compiere alcun gesto concreto per adempiere al

suo mandato si limita a turbare la corte con il suo agire irrazionale. Tuttavia incapacità di accettare la morte la realtà

della vita o di agire per distruggerne i mali tormentano Amleto molto più di quanto la sua bizzarra condotta non

infastidisca coloro che lo circondano. Prima si accusa codardia, poi razionalizza la sua incapacità di agire ritenendola un

frutto dei suoi dubbi crea una vera natura del fantasma, forse diabolica. Così al dramma primo per Amleto , la sua

debolezza di volontà, per cui il pensiero riesce a impedire l’azione per nascondere la mortale irresolutezza, si aggiunge

quello del dubbio, che non nasce però dallo scontro violento di sentimenti e passioni contrastanti dalla ricerca

dell’assoluto, di valori assoluti ed eterni con cui riuscire a giudicare la situazione che gli sta dinanzi con giustizia, perché

forse, la vendetta non è il fine ultimo di Amleto quanto la giustizia. In questo il personaggio è creatura del Rinascimento,

egli vive come nessun altro il dramma della sua epoca tutta tesa verso la ricerca di un assoluto sfuggente e imprendibile.

L’instabilità di Amleto quindi, era audace, ora timido, ora saggio, ora pazzo e la sua ambiguità fatta di giochi di parole e

doppi sensi, nascono dalla crisi di certezze del personaggio verso la modernità che Shakespeare sta vivendo e si

trasmettono con armonia al ritmo della tragedia quasi febbrile. Il risultato è un’opera assolutamente sorprendente nella

propria modernità e nella propria universalità. Metafora ossessionante del dramma diventa l’orecchio, che non è solo

l’organo nel quale Claudio ha versato il veleno che ha ucciso il re suo fratello, ma quello attraverso cui si ascolta la verità

nascosta nell’interiorità dell’altro: la Danimarca stessa diventa un “enorme orecchio” in cui ognuno è impiegato a scrutare

e a spiare. La tragedia di Amleto, la più lunga tra le opere di Shakespeare, rappresenta una svolta nello sviluppo

spirituale ed artistico dell'autore soprattutto tramite dei dialoghi che raggiungono all'interno dell'opera un'intensità di

significato difficilmente ripetuta in passato. Un'intensità dovuta soprattutto ai giochi di parole di Amleto, aventi sempre

significati molteplici, che lo rendono probabilmente uno dei personaggi che meritano più attenzione all'interno del

panorama teatrale. Le origini della storia sono avvolte nelle nebbie del passato. Si presume che il nome Amleto, di

origine danese, provenga da un testo ("Belleforest' Histoires Tragiques", dal "Saxo Grammaticus' Historia Danica")

pubblicato nel 1582. Questa tesi è avvalorata anche dalla presenza in questo testo di elementi come l'incesto, il

fratricidio e di personaggi come Ofelia, Polonio, Orazio, Rosencrantz e Guildenstern, senza considerare inoltre il viaggio

in Inghilterra. Comunque sia, la storia della vendetta di Amleto era già conosciuta alla corte della regina Elisabetta

tramite un presunto lavoro perduto di Thomas Kyd, una tragedia ispirata a Seneca in cui gli elementi realistici dell'opera

erano stati congiunti con elementi contemporanei di carattere sovrannaturale, come l'apparizione del fantasma o il

caratteristico avvelenamento di cui il vecchio re Amleto è vittima. Gli antecedenti storici e le affinità concettuali non

devono comunque oscurare la singolarità dell'opera di Shakespeare. Prima di tutto occorre notare la natura conflittuale

dell'uomo, perfettamente rappresentata in quest'opera.

Si vedrà il giovane Amleto intraprendere una profonda introspezione, tanto da farlo dubitare del mondo intero, di quanto

pensava in passato e della presunta eccellenza della sua stessa natura. L’ultimo elemento responsabile dello

sconvolgimento di Amleto, del suo cambiamento nel vedere il mondo, è la sua fedeltà nell’amore. Inizialmente

osserviamo Polonio negare ad Ofelia il diritto di vedere Amleto, fatto in se neanche troppo sconvolgente, se non fosse

legato all’atto di Ofelia di prendere parte ad un esperimento preparato dal re e da Polonio per testare l’effettiva pazzia di

Amleto. Questa completa perdita di fiducia nel mondo femminile, che sembra confermare quanto pensato in precedenza

su Gertrude, è determinante; Inoltre, a generare ed in seguito ad affilare i suoi propositi di vendetta, un fantasma

rivelatore (lo spirito di suo padre) appare davanti a lui in due occasioni: lo metterà a conoscenza del suo omicidio da

parte del fratello Claudio, incitandolo alla vendetta, e ritornerà in seguito per evitare che i suoi propositi si possano

attenuare. Amleto scopre così di vivere in un mondo di apparenze. Il nuovo re Claudio, usurpando il trono con

metodologia e propositi vili, non potrà mai rappresentare l'autorità e la legge come fece in passato il re Amleto.

Rappresenta per Amleto, di fatto, "un assassino, un vigliacco, un cialtrone che non vale la ventesima parte d'un

millesimo del vostro re di prima; una parodia di re, un tagliaborse del potere e del regno che da un cassetto scassinato

ha tratto di furto il ricco diadema della legalità, e se l'è cacciato in tasca". Un altro elemento degno di nota è "La trappola

per topi". Questa rappresentazione teatrale dentro la rappresentazione teatrale, e soprattutto la scena in cui il re

interrompe bruscamente la recita, sembrano eliminare la sensazione di essere solo presenti ad un’opera. Questo effetto

è dato dall’impressione che effettivamente l’unica opera a cui si stia assistendo sia "L’Omicidio di Gonzago", e che

l’interruzione di quest’ultima sia un fatto reale. Inoltre non bisogna dimenticare che è la storia di Priamo e Gonzago a

convincere realmente Amleto del crimine di Claudio, ravvivando il suo desiderio di vendetta, ed a spegnere la seppur

vana ipotesi di aver parlato con uno spirito diabolico. Ma è solo durante il viaggio in Inghilterra, venendo a conoscenza

del tradimento di Rosencrantz e Guildenstern, che Amleto decide di dare il colpo decisivo alla Danimarca,

permettendogli di superare ogni scrupolo da cui era stato trattenuto in precedenza. E' interessante inoltre analizzare i

due contrastanti punti di vista di Amleto e Claudio: dove il fantasma del vecchio Amleto rappresentava coraggio, onestà

ed onore, Claudio rappresenta viltà, disonestà e vizio. Laddove il giovane Amleto è filosofo e poeta, Claudio è politicante

e retorico. Oppone all'immaginazione filosofica di Amleto un atteggiamento orientato alla praticità ed al materialismo. Ed

è proprio questa dualità dell'attuale re, simbolo di autorità del paese e, al contempo, individuo dedito alla menzogna ed

alla volgarità, a portare Amleto a scontrarsi con la falsa autorità che Claudio rappresenta. Questo elemento, anch'esso

basilare all'interno dell'opera, raggiunge il suo apice nella scena finale, quando Amleto (ferito a morte) trafigge il re,

avvelenandolo. L’unico personaggio che sembra mantenere la propria lucidità senza subire rilevanti sconvolgimenti

psicologici, forse a causa della propria saggezza (spesso dimostrata nei dialoghi con Amleto, di cui di fatto è il suo unico

confidente), è Orazio. Acquisterà un'importanza sempre più rilevante all'interno dell'opera, divenendo infine l’unico perno

fisso nel tragico scenario di morte della scena finale, in cui rappresenta il tramite per trasmettere l’accaduto ai posteri;

probabilmente Orazio si può considerare anche il solo uomo veramente degno di rispetto all'interno della corte di Elsinor.

Per concludere, quest’opera non offre verità etiche o morali, ma mostra la vita da una prospettiva molto più ampia di

quanto sia mai stato fatto in precedenza; una prospettiva in cui l’uomo si interroga, analizza se stesso, ragiona e soffre

sotto una continua pressione emotiva. Un uomo che si interroga, prima ancora che sugli avvenimenti correnti, sui misteri

della sua stessa natura. Una simile visione della vita si allontana dal semplice concetto di tragedia, diventando prima

ancora di un opera d’arte, uno schema sulla condizione dell’uomo. Re Lear: Tragedia in 5 atti in versi e in prosa. come

molte volte capita nel teatro di Shakespeare, la trama e' una doppia vicenda ,la vicenda di re lear, di gloucester e dei

rispettivi figli ,si intrecciano.l' anziano re decide di rinunciare a governare ,per far si che sue figlie governino. Nel dividere

il regno, il re propone alle figlie di esprimere a parole il loro amore per lui . Regan e Goneril ,meno modeste di Cordelia ,

riescono a convincere il padre di un amore smisurato , mentre Cordelia offre solo il giusto amore a suo padre ,anche in

considerazione del fatto che l'amore andava diviso tra il padre e il marito. La conseguenza e' che il re lear caccia e

disereda la figlia buona , e da tutto il suo regno alle due maligne. Il re di Francia apprezza il comportamento di cordelia e

la prende come sposa,anche il conte di gloucester e' vittima del comportamento del figlio illegittimo (edmond) ,

incoraggiati dalle figlie di lear, le persone che circondano il re , lo indispettiscono ,fino a quando l' ex re capisce il

complotto e abbandona il castello .da li in poi sara' sangue , versato interamente per volonta delle figlie del re ,fino al

commovente chiarimento finale tra il re e cerdelia , prima della morte per impiccagione dell'eroina, e della conseguente

morte ,per crepacuore , di lear. I temi guida sono quelli della vecchiaia,quando e' accompagnata dalla demenza senile,

ma anche l'adulazione, oltre ai temi classici dell'amore ,dell'ambizione ,della gelosia. con richiami al Tito Andronico,

viene rappresentato l'estremo dolore fisico e interiore ,che sfocia in pazzia. Come Amleto, Cordelia rifiuta di piegarsi alla

finzione e all’adulazione, ma al contrario di Amleto, ella appare in appena 4 delle 25 scene del dramma, e pronuncia

pochissime parole che sono insieme serie e infantili. In questo dramma l’emotività afasica della figlia è contrapposta a


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

17

PESO

231.60 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Letteratura Inglese, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia della Letteratura Inglese, Bertinetti. Gli argomenti trattati sono: Marlowe: biografia e opere, Shakespeare: biografia e opere, con analisi apprifondita di: "Otello", "Re Lear", "Antonio e Cleopatra".


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture europee ed extra europee
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Deidda Angelo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lingue e culture europee ed extra europee

Riassunto esame filologia semitica, prof Moriggi, libro consigliato Script of Semitic languages, Daniels
Appunto
Lingua spagnola 1 - Esercizi
Esercitazione