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Per legittimare la preminenza politica (per volere divino) del clan Yamato sugli altri, in

Kojiki

particolare su quello di Izumo, venne stilato il (lett. “Racconto di antichi eventi”).

Venne scritto per dimostrare la diretta discendenza dell’Imperatore dalla dea del sole

Amaterasu, dea principale della religione shintoista, fino al gennaio 1946, anno in cui

l’imperatore Hirohito, in seguito alla 2* guerra mondiale, venne costretto a pronunciare

la “Dichiarazione della natura umana dell‘imperatore”.

Ō no Yasumaro Hieda no Are

E’ l’opera giapponese più antica, compilata da & su

richiesta iniziale (681 d.C) dell'Imperatore Temmu (631-686), e presentata alla corte

dell'Imperatrice Gemmei (660-721) nel 712 d.C.

E’ un testo fondamentale per la religione shintoista (lett. “Via degli dei”). L’opera contiene

informazioni mitologiche folkloristiche

e sulla cultura giapponese; Hieda no Are,

avendo una grande memoria, in un primo momento trasse il materiale mitologico dalla

tradizione scintoista, sino ad allora tramandata oralmente e dalle memorie storiche delle

singole famiglie del Giappone, e in seguito le dettò a Yasumaro.

Quando Temmu richiese la compilazione dell’opera il Giappone non disponeva di una

scrittura autonoma, perciò il testo venne scritto in 3 modi differenti:

• Introduzione scritta in cinese puro (caratteri cinesi).

• Testo narrativo – in prosa – scritto in similcinese (caratteri cinesi + segni posti accanto

ad essi, con i quali l’autore guida il lettore alla riorganizzazione dei caratteri in modo che

rispetti la sintassi giapponese).

• Poesie scritte in giapponese (utilizzando caratteri cinesi).

Alcune volte il carattere è usato per il suo carattere semantico (luna significa luna, ecc.),

mentre altre volte per il valore fonetico (unione di più caratteri che letti insieme danno un

significato differente dal valore fonetico: es. “montagna” + “fiume” = “nome proprio di

persona”). Motoori

La tecnica per leggere il Kojiki fu recuperata nel XVIII sec. dal filologo e studioso

Norinaga (1730-1801), il quale, in 35 anni di lavoro, gli dedicò un commentario che

chiamò Kojikiden.

Tra le varie fonti, oltre a quelle orali, furono utilizzate le cronache imperiali (teiki) e i detti

fondamentali (honji); inoltre si suppone che furono utilizzate anche delle cronache scritte

nel 620 da Shōtoku Taishi.

Il Kojiki è articolato in 3 libri e vi sono elementi che vanno dalla sfera mitologica a quella

storica:

• 1 libro: si riferisce all'epoca mitologica, e descrive le vicende cosmogoniche (la nascita

dell’arcipelago giapponese) e teogoniche (la nascita delle divinità) svoltesi in cielo, sino

alla leggendaria fondazione dell'Impero ad opera dell'altrettanto leggendario imperatore

Jinmu nel 660 a.C.

• 2 libro: la narrazione arriva fino al 300 d.C.

• 3 libro: si spinge fino al 628, anno in cui termina il regno dell'imperatrice Suiko.

Trama del Kojiki

La narrazione inizia con una piana celeste nella quale vi sono delle divinità; alle ultime

Izanagi Izanami

due, (maschio, “Colui che invita”) e (femmina, “Colei che invita”), viene

dato il compito di creare l’arcipelago giapponese e dare origine all’umanità. La prima isola

Onogoro.

che creano è I due discendono sull’isola e danno vita a un cerimoniale

matrimoniale: girando attorno ad una roccia pronunciano delle parole rituali ed Izanami

parla per prima (“oh che bell’uomo”). Prima che nascono le divinità, il primo tentativo

fallisce; nasce una divinità malforme e perciò le due divinità chiedono spiegazioni alle

divinità della piana celeste. A Izanaki e Izanami viene risposto che quanto accaduto sta

nel fatto che il primo a parlare sia stata una divinità femminile e non maschile. In

Kagutsuchi

seguito rifanno l’esperimento e nascono molte divinità; l’ultima di esse,

(divinità del fuoco), nel nascere ustiona Izanami, la quale muore. Izanagi, colpito da un

profondo dolore, ebbe desiderio di rivedere la sua diletta sposa e di andarla a cercare

negli Inferi. La incontra e Izanami gli dice che non può tornare indietro poichè ha già

mangiato il cibo cotto nel forno dei morti. Izanami cerca di intenerire le divinità degli

Inferi per cercare di seguire lo sposo a patto che questi non la guardi finchè non potrà

tornare indietro. Rientrata al palazzo ella tardava a ricomparire ed Izanagi, spinto

dall'impazienza e stanco di attendere, staccò un dente del pettine che portava infisso nel

ciuffo sinistro dei capelli ed una volta acceso entrò nel palazzo. Vide un brulicare di

vermi e la sua sposa in decomposizione, ed inorridito da quello spettacolo fuggì (l’atto di

vedere la donna nell’ottica shintoista e un atto impuro). Izanami ne ebbe grande

vergogna ed infuriata si gettò al suo inseguimento accompagnata da alcuni demoni,

donne infernali. Izanagi, che stava per essere raggiunto prima di poter varcare la soglia

del mondo dei morti, gettò a terra il suo diadema nero che subito si trasformò in grappoli

d'uva matura che rallentarono i demoni, le quali si attardarono a raccogliere. Alla fine del

tunnel, Izanagi sbarra la strada con un enorme masso ad Izanami, in seguito, lo

maledice: gli dice che da quel momento, per ogni giorno, farà morire 1000 uomini;

Izanagi le risponde dicendo che farà nascere 1500 uomini al giorno (equilibrio tra vita &

morte). mogari,

Nella discesa agli inferi si possono trovare elementi tipici del un antico rito

funebre in base al quale un morto veniva portato nella mogariya (stanza della veglia

funebre). I parenti si recavano in questo luogo fino a quando il corpo del defunto non si

fosse decomposto. Questo antico rito era letto come una speranza di rinascita da parte

del morto.

Dopo questi avvenimenti Izanagi non esitò a compiere atti di purificazione (nello

shintoismo, quando vi si crea un atto impuro c’è bisogno della purificazione). Si recò in

Amaterasu

un fiume e cominciò a lavarsi: dall’occhio sinistro gli spunto la divinità (dea

del sole), alla quale venne affidato il compito di sovrintendere la piana celeste, dall’occhio

Tsukuyomi

destro (dio della luna), al quale venne affidato il compito di sovrintendere il

Susanowo

regno della notte, e dal naso (dio del mare), al quale venne affidato il compito

di sovrintendere il regno del mare (le divinità che restano nell’opera sono Amaterasu e

Susanowo). In seguito, mentre Amaterasu accetta il compito datole da Izanagi, Susanowo

esprime il desiderio di incontrare Izanami agli inferi. Izanagi rimprovera il figlio e lo

caccia, e costui si reca dalla sorella per cercare conforto. Ella si lascia convincere dal

fratello di svolgere dei riti per provare che è in buona fede. Una volta svolti questi riti

Susanowo impazzisce: rompe gli argini delle risaie e defeca nella stanza della sacra

vestizione, nella quale successivamente getterà un cavallo che poi scuoterà. Alcune

ancelle della sala si spaventano ed una di esse muore addirittura per lo spavento.

Amaterasu, offesa, decise di ritirarsi in una grotta; tale gesto getta il mondo in una totale

oscurità, un mondo senza vita. Nel frattempo le altre divinità si riuniscono per cercare di

Ame no Uzume,

capire come tirar fuori la dea dalla grotta e per questo chiamano la

quale, preso un catino di legno, lo capovolge e ci sale su, e inizia una danza (all’inizio

lenta, in seguito veloce) ipnotica e sciamanica (sono alla base dello shintoismo); sulla

scena vi sono dei galli, animali che fanno sorgere il sole. La divinità utilizza dei

matagama, gioielli a forma di virgola, che hanno un valore magico, poi si denuda i seni,

comincia a ballare provocando un’ilarità generale, tutte le divinità attorno a ella

cominciarono a ridere; la divinità, sentendo queste risate, si incuriosisce dicendo come

mai in uno stato di sconforto e di oscurità il mondo abbia ancora la capacita di ridere. Le

rispondono dicendo che vi e una divinità più bella di lei che ha riportato la felicità. In

seguito, Amaterasu, insospettita, apre uno spiraglio della roccia e le altre divinità le

mettono di fronte uno specchio e rimasta abbagliata per la sua stessa bellezza un’altra

divinità, Taji-kawa-ō, riesce a tirarla fuori. Riconciliatisi con Amaterasu le divinità

rivolsero la loro attenzione su chi aveva causato lo sdegno della dea. Afferrarono

Susanowo, gli tagliarono la barba, gli strapparono le unghie delle mani e dei piedi e lo

esiliarono dal cielo sulla terra, a Yamato.

Il ritiro di Amaterasu nella grotta è stato visto dagli antropologi come un’allusione al rito

chinkonsai,

del un rito che si faceva a corte quando all’arrivo dell’inverno si pensava che

l’Imperatore potesse subire un indebolimento; essendo egli discendente di Amaterasu i

raggi del sole, che in inverno si fanno più deboli, avrebbero potuto indebolirlo. Il rito in

questione avrebbe dovuto proteggerlo e rinvigorirlo. La morte di Amaterasu è simbolica:

nasce per rinascere ancora più splendente.

L’esilio di Susanowo determina una sua metamorfosi: dal carattere ribelle ed impazzito al

carattere eroico (forza, coraggio, difese dei deboli, ecc.); ha la possibilità di riscattarsi

visto che per sua natura divina aveva commesso degli atti impuri. Il mare in antichità era

visto come un luogo temibile; perciò ecco spiegato il motivo degli atti commessi da

Susanowo prima che fosse spedito sulla Terra.

Una volta arrivato ad un villaggio trova un vecchietto che poi gli racconta che è vittima di

Yamata no Orochi,

un drago ad 8 teste, che ogni anno si reca al villaggio per uccidere

una ragazza vergine. Susanowo escogita un piano e dice al vecchietto di preparare 8 giare

colme di sakè profumato e di mettersi in attesa. Il drago arriva e nota le giare di sakè

nelle quali immerge la testa per berci e in seguito cade a terra perchè ubriaco. Nel

frattempo l’eroe prende la spada con la quale macella la testa del drago fino a

trasformare il fiume Hi in un torrente di sangue. Dalla testa del drago fuoriesce una

spada che donerà successivamente ad Amaterasu per farsi perdonare degli eventi

passati.

Susanowo nei tempi a venire prenderà casa ad Izumo e qui comporrà la prima poesia

waka

della storia giapponese: il classico metro della poesia giapponese, cioè un (lett.

“Poesia giapponese”) che si compone di 5 versi e di 31 sillabe (5-7-5-7-7). E’ probabile

che sia la prima poesia poichè nel Kojiki vi sono altre poesie con uno schema irregolare;

gli studiosi inoltre non hanno escluso l’ipotesi che tale poesia sia stata inserita in un

secondo momento. Nella poesia è presente per quattro volte l’ideogramma (numero 8),

che anticamente rappresentava la quantità innumerevole, immensa quantunque non

indefinibile (molto, tanto, ecc.).


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura giapponese I per l'esame del professor Giordano su Kojiki - Cronaca di antichi eventi. E’ l’opera giapponese più antica, compilata da Ō no Yasumaro & Hieda no Are su richiesta iniziale (681 d.C) dell'Imperatore Temmu (631-686), e presentata alla corte dell'Imperatrice Gemmei (660-721) nel 712 d.C.
Izanagi, Izanami e altre figure leggendarie presenti in quest'opera classica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, lettere e culture comparate
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kumaneko93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Giordano Giuseppe.

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