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Letteratura giapponese

Il concetto di periodizzazione

La storia della letteratura non può prescindere dal concetto di storia e periodizzazione. Quello della periodizzazione è uno degli strumenti fondamentali a disposizione degli studiosi, mediante il quale possono individuare temi e caratteristiche di un dato periodo. Per quanto riguarda la letteratura giapponese, bisogna tener conto della periodizzazione autoctona, fatta dai giapponesi, mediante la quale ci si basa su alcuni criteri e/o sistemi per il calcolo del tempo:

  • Nengō (lett. “denominazione, nome di un’era”), di origini cinesi, risale al 645 d.C, anno in cui fu applicata la Riforma Taika (Grande cambiamento) sotto l’imperatore Kōtoku (596-654). Il 645 d.C = 1 anno dell’era Taika. Riservava alla Corte imperiale la prerogativa di stabilire l'inizio di un'era assegnandole un nome simbolico o riferito ad un particolare evento come, ad esempio, l’era Hakuchi (Fagiano Bianco), chiamata così poiché l’imperatore aveva ricevuto nel 650 d.C in dono un fagiano bianco.
  • Issei ichigen (lett. “un regno, un’ era”), adottato per la prima volta nel 1868, secondo cui la durata di un'era coincide con il periodo di regno di ciascun sovrano. Il primo imperatore che adottò questo sistema fu Mutsuhito (1852-1912), che diede origine al periodo Meiji (Governo illuminato); in seguito vi furono Yoshihito con il periodo Taishō (Grande giustizia), Hirohito con il periodo Shōwa (Pace splendente) e l’attuale imperatore Akihito, che nel 1989 diede origine al periodo Heisei (Pace in ogni dove). Il 2013 d.C = 25 anno dell’epoca Heisei.
  • Jidai (lett. “periodo storico”), risalente al XIX secolo, usato in relazione sia ai nomi delle località ove risiedeva l'autorità politica dominante (periodo Nara, Heian, ecc.), sia ai cognomi di famiglie detentrici del potere politico ed esterno a quello imperiale (periodo Ashikaga, Tokugawa, ecc.).
  • Kanshi o Eto, dove dalla sistematica combinazione di alcuni caratteri cinesi prendeva nome ciascun anno all'interno di un periodo di sessanta anni, in una ripetitività ciclica.

Storia e influenze culturali

Fino al III sec. d.C, il Giappone era una zona rurale, un territorio parcellizzato: ogni clan controllava una parte di territorio e contemporaneamente doveva cercare di estendersi e difendersi dagli altri clan. A partire dal III sec. d.C, il clan Yamato (antico nome del Giappone) riesce, con una maggiore forza militare, ad imporsi sugli altri clan. Successivamente si aprirono con questi clan anche dei canali diplomatici, permettendo loro di entrare a far parte della burocrazia del governo centrale. Questo equilibrio portò alla creazione di un sistema amministrativo gerarchizzato che in seguito darà sempre più potere al clan Yamato.

Nel VI sec. d.C, il governo introdusse in Giappone, dalla Cina tramite la Corea, il buddhismo mentre la popolazione rimaneva per lo più shintoista, religione autoctona. Sin dai primi secoli, il Giappone subiva l’influenza della Cina. Dopo il VII sec. d.C, il Giappone, che stava nascendo come nazione, cercò di imitare il modello cinese assorbendo sia qualunque aspetto culturale (architettura, tipografia della città, ecc.) sia la struttura amministrativa. Per questo, nel 645 d.C, venne emanata la riforma Taika che portò alla nazionalizzazione della terra, con la quale il governo si appropriò della terra da coltivare e la ridistribuì ai contadini; questo passaggio determinò la riforma tributaria, con la quale una parte del raccolto doveva essere destinata al governo.

Il periodo Nara e il Kojiki

Nel 710 d.C, dopo vari tentativi fallimentari, la capitale venne trasferita ad Heijō (antica Nara) e da quel momento ebbe inizio il periodo Nara (710-784). Le opere più antiche giapponesi sono il Kojiki e quelle cinesi del periodo Nara. Per legittimare la preminenza politica (per volere divino) del clan Yamato sugli altri, in particolare su quello di Izumo, venne stilato il Kojiki (lett. “Racconto di antichi eventi”). Venne scritto per dimostrare la diretta discendenza dell’Imperatore dalla dea del sole Amaterasu, dea principale della religione shintoista, fino al gennaio 1946, anno in cui l’imperatore Hirohito, in seguito alla 2a guerra mondiale, venne costretto a pronunciare la “Dichiarazione della natura umana dell‘imperatore”.

È l’opera giapponese più antica, compilata da Ō no Yasumaro su richiesta iniziale (681 d.C) dell'Imperatore Temmu (631-686), e presentata alla corte dell'Imperatrice Gemmei (660-721) nel 712 d.C. È un testo fondamentale per la religione shintoista (lett. “Via degli dei”). L’opera contiene informazioni mitologiche e folkloristiche sulla cultura giapponese; Hieda no Are, avendo una grande memoria, in un primo momento trasse il materiale mitologico dalla tradizione scintoista, sino ad allora tramandata oralmente e dalle memorie storiche delle singole famiglie del Giappone, e in seguito le dettò a Yasumaro.

La scrittura del Kojiki

Quando Temmu richiese la compilazione dell’opera, il Giappone non disponeva di una scrittura autonoma, perciò il testo venne scritto in 3 modi differenti:

  • Introduzione scritta in cinese puro (caratteri cinesi).
  • Testo narrativo – in prosa – scritto in similcinese (caratteri cinesi + segni posti accanto ad essi, con i quali l’autore guida il lettore alla riorganizzazione dei caratteri in modo che rispetti la sintassi giapponese).
  • Poesie scritte in giapponese (utilizzando caratteri cinesi).

Alcune volte il carattere è usato per il suo carattere semantico (luna significa luna, ecc.), mentre altre volte per il valore fonetico (unione di più caratteri che letti insieme danno un significato differente dal valore fonetico: es. “montagna” + “fiume” = “nome proprio di persona”).

La tecnica di lettura del Kojiki

La tecnica per leggere il Kojiki fu recuperata nel XVIII sec. dal filologo e studioso Motoori Norinaga (1730-1801), il quale, in 35 anni di lavoro, gli dedicò un commentario che chiamò Kojikiden. Tra le varie fonti, oltre a quelle orali, furono utilizzate le cronache e le memorie storiche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

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