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avvicinandosi più ad una divinità che non ad un comune essere umano. È infatti dotato di bellezza e cultura

straordinaria: è esperto nell’arte del poetare, abile nella danza e nella musica. È dotato soprattutto della

sensibilità profonda che aveva caratterizzato gli eroi dei monogatari precedenti (mono no aware), che fa si

possa commuoversi di fronte ad un paesaggio naturale così come in circostanze spiacevoli. Genji è un

aristocratico generoso incapace di dimenticare le donne che ama. Non si parla solo di mono no ke, gli spiriti

dei morti, ma anche di spiriti viventi che si staccavano dal corpo e si vendicavano; uno degli avvenimenti

più importanti nel Genji monogatari è la rivalità tra Aoi e Rokujō: Aoi è la sposa principale di Genji, figlia di

un importante ministro a cui però non è molto interessato, mentre Rokujō, rimasta vedova, ha una

relazione con Genji che poi tuttavia la abbandona. Durante l’episodio della festa per la consacrazione della

sacerdotessa di Kamo (festa di consuetudine alla salita di un nuovo imperatore), avviene uno scontro tra le

carrozze delle due donne e in quell’occasione Rokujō –costretta ad indietreggiare- inconsapevolmente si

trasforma in ikisudama che si vendica della rivale Aoi, che muore di parto. Questo episodio molto famoso

diventa il soggetto per un dramma del teatro No, Aoi no Ue, in cui l’attore interpreta due facce dello stesso

personaggio: prima la donna altera poi l’essere mostruoso. Viene definito caso di possessione obliqua

poiché il vero obiettivo non è Aoi, ma Genji; questi casi di possessione rendono possibile la dominazione

della donna che nella realtà della società heian non potevano accadere. Entrambe tuttavia non sono le

preferite di Genji. Questo avvenimento denuncia i problemi derivanti dalla poligamia ovvero insicurezza e

rivalità tra donne. Nonostante ciò, Aoi e Rokujō, donne colte e di rango elevato, non sono donne ideali. La

donna perfetta appartiene al cosiddetto “rango medio” ed è una donna giovane, fragile e remissiva:

Murasaki, orfana e giovanissima è la compagna perfetta. Nel capitolo due Genji descrive quale sia la sua

donna ideale in un momento di conversazione con gli amici in una notte di pioggia. Altra particolarità di

Murasaki è che somiglia a Fujitsubo, la matrigna di Genji. Murasaki è una donna giovane che può essere

formata secondo i suoi desideri. Ella ha vissuto un destino simile a quello di Genji (anche sua madre soffre

per la presenza di altre donne perché non ha rango elevato e muore presto). Ella tollera la presenza di rivali,

al punto che alleva una figlia non sua (della dama di Akashi) per amore di Genji. Murasaki è considerata la

kita no kata (la sposa ufficiale) di Genji soprattutto quando lui la sposa con un rito ufficiale. Il personaggio

di Murasakisembra comunque una sorta di creazione critica e ironica dell’autrice alla società Heian.

All’interno del Genji Monogatari, la figura della donna è ritenuta importantissima per quanto avesse una

posizione subalterna: secondo il critico Fujioka Sakutaro, Genji è solo un mezzo per presentare una galleria

di ritratti femminili.

LEZIONE 7B – Personaggi femminili nel Genji Monogatari

-Il fiore di Yugao: Yugao

I titoli dei capitoli in cui si parla di figure femminili portano il nome delle stessa ma è molto probabile che questi

siano solo dei nomignoli dati dai lettori a cui Murasaki Shikibu spediva le proprie parti di opera per richiederne una

valutazione. Haruo Shirane paral di quanto sia importante la concezione dell’avvicendarsi delle stagioni nella cultura

e letteratura giapponese. La maggior parte delle donne nel Genji Monogatari infatti ha il nome di un fiore o di un

elemento naturale associato a una stagione specifica. Il riferimento alla stagione in corso è un elemento che

compare anche in altri generi letterari, come i nikki. Un esempio pratico è l’episodio di Yūgao nel quarto capitolo.

Qui, Genji va con Koremitsu a trovare la sua nutrice ammalata e durante il tragitto scorge dei fiori di yūgao

(campanelli bianchi, fiore fragile di durata limitata) in una casa vicina. Al ritorno dalla visita decide di conoscere la

donna che vi abita e viene a sapere che si tratta di una donna –Yugao- amata da Tō no Chūjō. Attratto dalla sua

fragile bellezza (ritrovata nel nome), Genji decide di portarla via con la sua nutrice Ukon in una dimora abbandonata

dove trascorrono la notte. Durante il sonno, Genji vede in sogno una donna gelosa che gli ricorda Rokujō; il giorno

dopo Yūgao è trovata morta, in circostanze poco chiare ma l’incubo di Genji fa intendere che come nel caso di Aoi la

causa è lo spirito di Rokujo. C’è un componimento che descrive l’evolversi della situazione interessante soprattutto

perché è Yugao a fare il primo passo, mandando la propria serva a porgere omaggi con una poesia che lei ha scritto

immaginando che il signore nella portantina sia proprio Genji. Da lì poi avrà inizio la loro relazione, nonostante Yugao

non fosse il tipo di donna che avrebbe dovuto attrarre l’aristocrazia. Successivamente si viene a conoscenza di alcuni

particolari sulla vita della giovane: Yūgao aveva perso entrambi i genitori (tema non nuovo) ed era costretta a

continui spostamenti essendo vittima della gelosia della sposa principale di Tō no Chūjō. Yugao prima si trova in una

posizione di rivalità per via della sposa, poi per via di Rokujo. Lascia una figlia, Tamakatsura, che Genji ritrova per

caso e decide di adottare e prendersi cura proprio perché assomiglia a Yugao.

-Il tralcio prezioso: Tamakatsura

Tamakatsura, rimasta orfana, è allevata dalla nutrice a Tsukushi, un luogo lontano dalla capitale. Divenuta grande

per la sua bellezza è contesa da vari pretendenti ma la nutrice riesce a respingerli e a portare la fanciulla nella

capitale; durante un pellegrinaggio, dove incontra Ukon –alle dipendenze di Genji- lo informa che Tamakatsura sta

arrivando alla capitale e il principe decide così di portarla a vivere nel Rokujo’in, insegnandole personalmente ad

essere una perfetta dama di corte nonostante sia cresciuta in provincia, per la straordinaria somiglianza con Yūgao,

rappresentando quindi una sua sostituta. Il termine Tamakatsura è un nomignolo attribuito al personaggio in base ad

un componimento che Genji dedica alla fanciulla; il tralcio prezioso rappresenta l’immutabilità nel tempo dell’amore

per Yugao di Genji, ma rappresentato anche il lungo percorso di Tamakatsura verso Genji, i cui sentimenti per la

donna morta non sono cambiati negli anni. La cosa particolare della sua storia è che la storia d’amore con Genji

rimane in embrione e alla fine lei –entrata a corte- sposerà Higeguro. La figura di Tamakatsura è segnata dalla

costrizione all’esilio e dall’incertezza; il suo destino sarà segnato dalla lunga permanenza a Tsukushi che la renderà

una provinciale. Il personaggio è influenzato dai racconti di figliastre maltrattate (Identificazione con l’eroina del

Sumiyoshi monogatari che Murasaki Shikibu doveva aver letto; punto in cui Tamakatsura trascorre il tempo leggendo

monogatari, rimanendo colpita dalla storia della principessa di Sumiyoshi), tuttavia ci sono alcune differenze rispetto

ai racconti di figliastre: mancano maltrattamenti, l’esilio non è episodio isolato, ma condiziona tutta la vita e i

rapporti con i genitori adottivi non sono negativi, anzi.

-La giovane pianta di murasaki: Murasaki

Il personaggio femminile più importante è tuttavia la giovane Murasaki, il cui nome diventò il soprannome

dell’autrice stessa. Murasaki è la protagonista femminile idealizzata sia della prima che della seconda parte. Scoperta

per caso da Genji sulle colline –mandato a curarsi da alcuni mali presso un esorcista- a nord della capitale, Murasaki

ha appena dieci anni, e colpisce Genji per la sua bellezza e la straordinaria somiglianza con Fujitsubo, sua zia. Un

componimento di Genji la descrive come una bambina dal viso rosso e piangente per un uccellino che le è appena

volato via, comparandola ad una piccola pianta di murasaki, che veniva spesso utilizzata nei componimenti come

dimostrazione di un legame di sangue familiare (murasaki e Fujitsubo) Genji se ne innamora subito e vorrebbe

portarla con sé nella capitale; tuttavia, l’amore tra Genji e Murasaki è di natura romantica, non approvato dalla

società aristocratica dell’epoca. Nell’episodio del loro primo incontro si riecheggiano parallelismo con una scena

identica nell’Ise monogatari. Murasaki è un’orfana e una nobile decaduta, allevata dalla nonna, che rifiuta il

corteggiamento di Genji, temendo il fatto che avendo Genji altre donne Murasaki possa soffrire come la madre la

rivalità con le altre; Murasaki non rappresenta per nulla la donna ideale per l’aristocrazia. Alla fine, genji riesce a

portare la ragazza a corte, iniziando a formarla. Ci sono dei punti di contatto tra il destino di Genji e quello di

Murasaki (entrambi orfani di madre). Dopo la morte della nonna Genji riesce a portarla nella capitale dove diventerà

–apparentemente- la sua sposa principale e contesa anche da altri uomini, mentre Genji intreccia altre relazioni.

Nonostante ciò, Murasaki è tormentata dalla gelosia e dalla incapacità di dare una figlia femmina a Genji, cosa che la

rende un fallimento agli occhi della società: anche questo è uno dei motivi per cui non rappresenta la donna perfetta

dell’epoca. Tuttavia, l’insoddisfazione e la collera non prendono mai il sopravvento, anzi è molto paziente e ciò che le

iporta prima di ogni cosa è la felicità del suo uomo, tanto che adotta persino la figlia della dama di Akashi, amata da

Genji durante l’esilio a Suma. Oltre alla critica ai problemi che porta la poligamia, il Genji monogatari denuncia le

difficoltà che affrontano le donne prive di supporto familiare o della presenza di un uomo importante nella loro vita.

Il fatto che fosse importante per un uomo non voleva dire che lo sarebbe stato per sempre, lui poteva interessarsi ad

altre donne. Non esistevano matrimoni veri e propri, la superiorità della donna era solamente relativa. Un altro

messaggio trapela da quest’opera: l’amore vero si trova spesso al di là della rigida organizzazione sociale dell’epoca,

che prevedeva matrimoni combinati.

LEZIONE 8 – I diari nel periodo Heian

-La fortuna dei diari

Genere che inizia a svilupparsi a partire dal decimo secolo grazie all’affermazione del kana, che diede origine a

parecchi altri generi; viene tradotto come diario anche se la definizione non è adatta in tutto e per tutto. Sono stati a

lungo tenuti in scarsa considerazione perché essendo scritti da donne e in kana non avevano una grande reputazione.

La rivalutazione si ha solamente negli anni venti del ventesimo secolo, dopo un’esplosione di letteratura femminile

che crea l’esigenza di riscoprire questi generi del passato, in cui si ritrovano le scritture introspettive femminili.

-I nikki

I nikki sono un genere difficile da definire: non corrispondono alle nostre categorie letterarie e si potrebbe definire

un genere misto (a metà strada tra monogatari, uta monogatari, wakashū), infatti nei nikki, la prosa è subordinata

alla poesia (molti nikki tra l’altro nascono proprio da raccolte poetiche, ricostruite successivamente da persone vicine

all’autrice), ci sono elementi di fantasia e i versi giocano un ruolo importante. La nascita di questo genere è connessa

alla posizione subalterna delle donne: diventa una valvola di sfogo dell’insoddisfazione delle donne; la nostra

definizione di diario non si adatta perciò a questo genere antico. Ancora, non ci sono mai indicazioni temporali

precise, anzi ci sono salti temporali come se lì autrice selezionasse i propri ricordi. Col tempo, i nikki si sono evoluti

da diari da cronaca giornaliera a racconti con maggiore unità tematica.

-Tosa Nikki: il diario scritto da un uomo

Anche se il genere dei nikki si consolida come genere femminile esiste tuttavia una testimonianza di mano maschile:

il Tosa nikki (935) è il primo diario in ordine di tempo ed è scritto da un uomo, Ki no Tsurayuki, intellettuale molto

importante nella storia della letteratura giapponese. Grazie a lui infatti abbiamo la compilazione del Kokinwakashu,

la prima raccolta scritta in kana. Esso descrive il viaggio di ritorno di un ex governatore da Tosa (Shikoku) verso la

capitale. È specificata la data di partenza,mese e giorno, ma non l’anno. Sono descritti gli spostamenti, le soste, la

contemplazione della natura, i passatempi, festeggiamenti di ricorrenze, ma senza scrivere la data precisa; si può

dire che nella sua struttura basilare a differenza dei diari scritti da donne si rifà alla modalità cronologica dei scrittura

dei diari scritti alla corte. Di grande importanza è la poesia, di cui si fanno frequenti gare, che spesso fa osservazioni

sulla caducità dell’esistenza. L’autore scelse volontariamente di adottare una voce narrante femminile in quanto

affermava, nell’incipit: “Si dice che i diari siano scritti da uomini, tuttavia io ne scrivo uno per vedere cosa una donna

può fare”. Fino a quel momento i diari erano solo le cronache di corte, mentre lui voleva tentare di vedere come

avrebbe scritto una donna, volendo anche scrivere in kana, prediletto dalle donne anziché dagli uomini. La voce

femminile è un buon espediente che gli concede di superare limiti invalicabili altrimenti: si tratta appunto del primo

esempio di prosa in kana, ma gli permette anche di parlare di argomenti di cui un uomo non avrebbe mai parlato,

come i propri sentimenti ed emozioni. Il Tosa nikki riprende alcuni elementi delle cronache ufficiali di corte nella

struttura narrativa, come la mancanza di precisa collocazione temporale, anche se i vari passi dando un’idea del

trascorrere del tempo; essi sono di varia lunghezza, alcuni persino di poche righe. Probabilmente si tratta di una

rievocazione a distanza con la selezione di argomenti più importanti rispetto ad altri e la presenza di elementi fittizi:

questi due ultimi caratteri sono fondanti per il genere.

-Kagero nikki: il diario scritto da una donna

Il primo diario scritto invece interamente da una donna e primo esempio di narrativa introspettiva è il Kagerō nikki

(Diario di un’effimera, fine 900) che narra le memorie di Fujiwara Michitsuna no haha, la protagonista è infatti la

madre di Fujiwara Michitsuna. Le donne non venivano chiamate con un nome proprio, ma con un nomignolo

derivante da un uomo vicino a loro e da un suo titolo. Copre 20 anni della sua vita (954-974) e narra il fallimento del

matrimonio con Fujiwara no Kaneie e le sofferenze che ne derivano. La protagonista è consapevole della propria

inferiorità derivata dalla mancanza di prole adeguata, tema che torna continuamente in periodo Heian: era riuscita a

mettere al mondo un unico figlio e pure maschio (le femmine erano più importanti da questo punto di vista perché

costituiva merce per avvicinarsi alla famiglia imperiare). Interessante è l’incipit in cui si coglie un senso di precarietà

dell’esistenza di questa donna e della sua disillusione nei confronti dei monogatari, che terminerebbero con un esito

felice, cosa che nella sua vita non è successa: li trova pieni di falsità e perciò desidera descrivere una storia realmente

accaduta. L’opera è suddivisa in tre parti: nella prima parte la poesia predomina (124 componimenti) con un punto di

vista più obiettivo; sembra che l’autrice scriva i fatti con un certo distacco. Nella seconda parte c’è un maggiore uso

della prima persona e un numero inferiore di poesie (55 componimenti); si pensa che la seconda parte sia stata

scritta a breve distanza da quando si sono verificati gli eventi. Nella terza parte ritorna una scrittura impersonale con

un discreto numero poesie (88 componimenti), inferiore comunque alla prima parte; anche la terza parte sembra

essere più obiettiva, scritta probabilmente più avanti negli anni. Ci sono parecchi componimenti poetici in questo

diario, l’autrice era un’abile poetessa; si pensa quindi che avesse anche un intento glorificatore di Fujiwara

Michitsuna. In questo nikki è presente una poesia divenuta emblema della sofferenza delle donne trascurate e

abbandonate dal proprio uomo.

A partire da questo, i nikki diventano racconti unitari e tematici attorno ad un unico tema; viene operata una

selezione accurata dei ricordi, la realtà è mista a finzione e la poesia predomina rispetto alla prosa.

-Sei Shonagon

Sei Shōnagon nacque intorno al 966 dal poeta Kiyohara no Motosuke e il suo vero nome non è noto. Entrò a far

parte dell’entourage dell’imperatrice Teishi della famiglia Fujiwara a 28 anni; prestò servizio dal 990 al 992 quando

Teishi era consorte imperiale. Sei Shōnagon appartiene a una famiglia di intellettuali e artisti ma di rango sociale

poco elevato (governatori di provincia) Ebbe due mariti e due figli e faceva parte del circolo che faceva capo a Teishi,

opposto a quello di Murasaki Shikibu: era un periodo un po’ particolare visto che a corte c’erano due imperatrici,

Teishi e Shoshi. Teishi era invece figlia di Fujiwara no Michitaka e sorella di Fujiwara no Korechika e nel 990 diventò

consorte imperiale dell’imperatore Ichijō al quale diede tre figli. I Fujiwara si preoccupavano di circondare le figlie di

donne colte e ben istruite che potessero esaltarne i tratti attraverso opere letterarie. Nel 995 il padre di Teishi morì e

lei perse il suo supporto; Fujiwara no Michinaga, divenuto l’uomo più potente della famiglia Fujiwara, introdusse a

corte la figlia Shōshi che nel 999 sposò l’imperatore Ichijō, sperando che gli desse un figlio maschio in modo da poter

controllare il potere. Teishi divenne quindi consorte secondaria e l’anno dopo morì dando alla luce un figlio.

-Makura no shoshi

Il Makura no sōshi, tradotto in italiano come “le note del guanciale (inizio 1000, più o meno contemporaneo del

Genji monogatari), descrive il salone di Teishi dal 993-al 994 quando la famiglia di Fujiwara no Michitaka, padre di

Teishi, era molto potente. L’opera ha una finalità politica ed è inoltre un omaggio allo spirito di Teishi da parte di Sei

Shonagon. C’è una descrizione vivace e ottimista della corte che non è affatto realistica; non si fa comunque nessun

accenno alla disgrazia di Teishi anche se sono presenti riferimenti velati alla sorte Teishi, attraverso vari episodi come

ad esempio la sorte di Korechika esiliato da Michinaga (passo 9). Si presenta come una miscellanea che contiene

circa 300 passi divisi in tre tipologie: passi che riportano liste di cose (13,14,15)ossia elenchi di elementi riguardanti

un determinato argomento ma che comunque non si pensa siano stati inseriti a caso quanto piuttosto come

istruzione ad altri; passi di carattere saggistico con osservazioni sulla natura e la vita umana (1, 23, 24, 28, 63) e passi

di carattere diaristico che includono ricordi della vita di corte (23, 35, 87). Nello stile di Sei Shōnagon predomina

l’okashii (Un aggettivo che indica ciò che è esteticamente attraente, interessante, divertente, ma anche ridicolo. È un

termine solitamente positivo associato al riso e non al pianto tipico dell’aware), termine che ricorre molto spesso

anche all’interno dell’opera stessa. Si tratta del primo esempio di zuihitsu della letteratura giapponese. La

parola zuihitsu “seguire il pennello” indica una forma di letteratura particolare in cui l'autore annota fatti,

considerazioni, idee e immagini senza un ordine particolare, così come vengono fuori dal pennello. Non si conoscono

bene le circostanze in cui sia stato scritto ma sono presenti indizi sulla stesura dell’opera nell’ultimo passo di essa

(“Scriviamo qualcosa su questa carta” dice Teishi a Sei Shōnagon; “Facciamone un cuscino” risponde Sei Shōnagon).

Il “cuscino” citato da Sei Shonagon ha significato incerto: Semplicemente potrebbe indicare un cuscino per dormire o

il suo deposito, oppure qualcosa da avere sempre vicino senza separarsene mai, una sorta di promemoria di cose

importanti, da non dimenticare. Oppure potrebbe essere riferito a una raccolta di utamakura (luoghi poetici celebri,

come ad esempio monti o fiumi). Infine, potrebbe riprendere una leggenda riportata nella raccolta di opere di Bai

Juyi (VIII sec.), che narra di un vecchio solitario che, non avendo nulla da fare, usava la carta per farne un cuscino su

cui dormire; questa leggenda sarebbe una sorta di riferimento alla situazione di Sei Shinagon quando Teishi morì. In

quest’opera la realtà è mista alla finzione anche nei passi che si riferiscono ad esperienze personali e non

corrisponde affatto la descrizione della corte che presenta ai fatti storici; si descrive infatti una corte dall’atmosfera

allegra e romantica. Il testo non è solo espressione dell’estetica della vita di corte ma è anche lo specchio della

psiche di una persona, di lei che scriveva, e del modo di vedere di chi scrive. Mancano riferimenti diretti al declino

della fortuna di Teishi, dettagli volutamente omessi. L’opera è infatti una testimonianza della gloria di Teishi quando

ormai ha perso importanza a corte. Vengono descritti solo gli aspetti positivi della vita di Teishi omettendo il suo

tragico declino. La stessa autrice riferisce di aver scritto il Makura no sōshi lontano dalla corte, avendo perso il suo

ruolo lì. Il tempo presente viene utilizzato per nascondere la tristezza. Predomina l’interesse per ciò che è definito

okashii, visto sempre come una cosa positiva a dispetto dell’aware, la sensibilità spiccata delle persone raffinate. Il

testo è ricolmo di riferimenti alla sventura di Teishi, che non smette nemmeno al momento del parto; Teoshi si

allontana dalla corte con il suo seguito e si rifugia presso un parente, che li accoglie. Ci sono dei riferimenti anche al

lavoro delle dame di corte, che sono costantemente esposte agli sguardi e al giudizio altrui, cosa che possono

ricambiare in ogni momento, in alcuni casi infatti sono proprio le dame a fare il primo passo in una relazione con

l’uomo. Fornisce molti elementi utili all’educazione femminile, descrivendo quali erano le cose che le donne

dovevano assolutamente conoscere, come musica e poesia.

LEZIONE 9 – I diari in periodo Heian II

-Izumi Shikibu nikki

Izumi Shikibu nacque nel 976 e fu una dama di corte presso Shoshi e famosa poetessa. Sposò Tachibana no

Michisada nel 999 e visse lontano dalla capitale per via di un suo incarico. Tornata per un periodo alla capitale, si

legò al principe Tametaka che tuttavia morì prematuramente nel 1001. Ebbe una nuova relazione col principe

Atsumichi, fratello del defunto, e nel 1003 si trasferì nella residenza del principe. Prestò servizio come dama di

Shōshi fino al 1011. Nel suo diario, che racconta l’evolversi della sua relazione, la poesia è importantissima: essa è

fondamentale mezzo di comunicazione tra uomo e donna nonché uno degli elementi principali della cultura

femminile. È presente un’influenza del Kokinwakashū e una sua identificazione con Ono no Komachi per come

descrive il sentimento amoroso. Nel componimento sui capelli scarmigliati, essi prendono significato importante: allo

stesso tempo indicano la sofferenza profonda della donna che non si cura nemmeno più del proprio aspetto, oppure

il disordine della relazione stessa o ancora il groviglio di sentimenti contrastanti. Nel suo diario viene presentata

come una donna scaltra e opportunista, caratteristiche note fin dall’inizio, quando si descrive che lei riceve da un

servo un ramo di fiori d’arancio, da parte dell’imperatore come a voler lenire il dolore. Lei pensa immediatamente di

scrivere una poesia al principe per approfondire la conoscenza e vivere quindi una nuova storia. Un’altra

testimonianza è il passo in cui dimostra di voler mirare ad entrare a corte, per assicurarsi un supporto e per restare

accanto al principe e senza preoccuparsi del fatto che ci sia un’altra donna in lizza. Il fatto che sia molto brava a

poetare la aiuta in quanto donna colta: non viene accolta come consorte ma più come una specie di serva. l diario

ripercorre varie fasi della storia d’amore con il principe attraverso le poesie scambiate, mentre fa da sfondo

l’avvicendarsi delle stagioni. Nel testo sono presenti circa 150 poesie, al punto che l’opera può essere definita un uta

monogatari dove si fa riferimento al fatto che le poesie hanno un ruolo più importante anche delle circostanze.

L’Izumi Shikibu nikki spiega come una donna raffinata deve condurre una relazione d’amore: viene data importanza

al miyabi e al mono no aware. Ci sono alcuni punti di contatto e speculari con l’Ise monogatari. C’è la mancanza di un

punto di vista unico tipico dei diari, infatti, l’opera fu probabilmente scritta da una terza persona dopo la morte di

Izumi Shikibu per rendere omaggio a questa famosa poetessa e venne quindi scritto in terza persona. L’opera ha una

finalità didattica: la poesia può servire a garantire la scalata sociale di una donna di medio rango e le donne sono una

risorsa preziosa per migliorare la posizione dei governatori di provincia, se sono colte ed istruite.

-Sarashina nikki

Sugawara no Takasue no musume nacque nel 1008; figlia di Sugawara no Takasue (governatore della provincia di

Kazusa e di Hitachi), appartenne a una famiglia di intellettuali. La donna ebbe un legame forte con la matrigna

Kazusa no Tayu, che stimolò i suoi interessi letterari. Servì per un periodo come dama di corte ma si sposò molto

tardi con un uomo imposto dai genitori. Il suo nikki (tradotto come “Memorie della dama di Sarashina”) racconta

della vita piuttosto tarda della donna. L’incipit dell’opera riflette un senso di esclusione; si percepisce un forte senso

di inadeguatezza della protagonista quando arriva nella capitale: “Provinciale com’ero, credevo che fare la dama di

corte sarebbe stato molto più interessante della monotona vita familiare e che mi sarei anche divertita. Tuttavia,

quando iniziò il mio apprendistato, capii subito che inevitabilmente sarebbe stato un susseguirsi di episodi

imbarazzanti e incresciosi. Ma cosa mai potevo farci? […] Vivere in provincia era davvero un problema, poiché si era

completamente esclusi da qualsiasi rapporto sociale; quando il padre deve allontanarsi nuovamente la fa rimanere

alla capitale. “Nella capitale succede di frequente che qualcuno rimanga orfano, senza un punto di riferimento, ma

ciò non rappresenta una disgrazia grave quanto quella di diventare una ragazza di una provincia orientale

abbandonata a sé stessa.” A causa della sua esclusione iniziale dalla capitale, la protagonista vive in una sorta di

realtà parallela attraverso la lettura dei monogatari, appassionandosi alla lettura di questi, soprattutto del Genji; non

circolando carta, nelle provincie i racconti arrivavano tramite l’oralità e per questo lei non vede l’ora di potersi recare

alla capitale per poterli finalmente leggere. Durante il viaggio verso la capitale vengono inserite delle storie narrate

dalle persone che vivono nei luoghi dove si fermano, in particolare due racconti che raccontano le aspettative di una

donna di provincia: il matrimonio importante e l’avanzamento di carriera del padre. L’impatto con la capitale è

deludente per il suo carattere timido e schivo e il suo innato senso di inferiorità; una cosa ottima è però il fatto che

finalmente potrà leggere i monogatari, cosa che accade quando una zia le regala una scatola con i 54 fascicoli del

Genji monogatari. Il tema centrale di questo diario non è una storia d’amore, ma il tortuoso percorso spirituale della

protagonista influenzato da perdite e separazioni di persone care e dall’eccessiva lettura dei monogatari. Il Sarashina

nikki ha una finalità educativa: sprona a dedicarsi alle sacre scritture e ai pellegrinaggi, a fare attenzione a non

lasciarsi prendere “dalla lettura peccaminosa” dei monogatari che distrae la protagonista, che rimane vittima delle

illusioni createsi con la lettura, e pensare alla rinascita futura in quanto anche le donne posso raggiungere la salvezza.

Sono inoltre presenti dei sogni che hanno quasi sempre a che fare con la fede. La serie di sogni si apre con visione del

monaco che raccomanda di leggere il V fascicolo del Sutra del loto (donna che raggiunge l’illuminazione) e si chiude

con il sogno del Buddha che viene a salvarla. I due sogni che non appartengono alla protagonista, ma sempre

collegati all’argomento religioso, sono il sogno della sorella ammalata e il sogno del monaco. Il primo racconta del

gattino ch avevano in casa che non sarebbe altro che la reincarnazione di una principessa; è un invito a riflettere sul

tema della reincarnazione. Sempre religioso è un sogno commissionato ad un monaco a cui la madre della giovane si

era rivolta poiché la figlia non accennava a volersi sposare e continuava a leggere i monogatari; egl sogna il futuro

dell’autrice, sui due lati di uno specchio aveva visto due visioni della figlia: una vestita elegantemente che

frequentava la corte, l’altra piangente e struggente. Questi sogni sono in qualche modo confermati quando lei entra

a corte e quando anni più tardi le muore il marito. I racconti narrati durante il viaggio sono quello di un amore felice,

l’altra invece è la storia di Musashi; altri racconti sono quelli del ritrovamento di un documento in un corso d’acqua

che esponeva chi avrebbe avuto un avanzamento di carriera. Quando arriva, nonostante abbia desiderato tornarvi, si

rivela un luogo quasi ostile, la casa stessa dove vanno a vivere non è quella che si aspetta… Inizia a chiudersi sempre

più in se stessa e una delle sue prime richieste alla madre è che le procuri qualcosa da leggere, anche se ci penserà

una zia regalandole una scatola con il Genji. La storia narrata non è una storia d’amore: l’eccessivo attaccamento alla

lettura dei monogatari ha fatto sì che la giovane non si preoccupasse della propria vita spirituale, cosa che invece

avrebbe fatto meglio a fare anziché lasciarsi fuorviare. Col passare della vicenda, si rende conto che fino a quel

momento ha sprecato tempo, attaccandosi a qualcosa di peccaminoso; il suo percorso è costellato di perdite e

separazioni (nutrice e padre), ma attraverso queste sofferenze inizia a riflettere sul fatto che sia meglio preoccuparsi

della propria vita futura. Effettivamente, con la diffusione del buddhismo, i monogatari presere sempre più l’aspetto

di letture proibite e che portavano lontano dalla via dell’illuminazione. Attraverso il racconto della protagonista

viene diffusa l’idea che anche le donne possono raggiungere l’illuminazione; il percorso della protagonista è

anticipato da una serie di sogni, che come altri presenti nel testo sono collegati alla fede. Non sono conseguenti

l’uno all’altro. La serie si apre con il sogno di un monaco che le raccomanda di leggere il quinto fasciolo del sutra del

loto, mentre l’ultimo sogno è il Buddha che viene a salvarla.

Si parla di Sarashina per due ipotesi: una che sia la località presso cui il marito della protagonista ha ricoperto il

proprio incarico, ma la più accreditata è il collegamento con una leggenda che ha poi a che fare con la seconda parte

della vita della protagonista che si descrive come una donna sola, che vive in uno stato di grande incertezza.

Leggendo l’ultima parte con il componimento relativo, esso parla proprio di una donna vecchia e abbandonata

identificabile con la figura di una donna presente in una leggenda dello Yamato monogatari, quella della zia

abbandonata: lei riporta una poesia, rivolgendosi al nipote, in cui esprime l’incertezza di non poter raggiungere

l’illuminazione. Manipola la poesia dello Yamato monogatari sulla zia abbandonata in cui si parla della luna che non

riesce a consolare il nipete che ha lasciato la zia, nel Sarashina nikki invece si parla di una notte senza luna, che fa

riferimento proprio all’incertezza della salvezza.

-Murasaki Shikibu nikki

Il diario di Murasaki Shikibu (inizio undicesimo secolo, contemporaneo con il Genji) racconta l’esperienza di Murasaki

Shikibu come dama presso Shoshi. In esso c’è l’esaltazione della gloria di Fujiwara no Michinaga e famiglia e la

presenza di fatti storici (presenza di due imperatrici a corte e l’importanza di un erede per Michinaga in modo da

poter avere il controllo sul futuro imperatore). L’opera è strutturata in tre sezioni: la prima parte è una lunga cronaca

che narra la nascita del principe Atsuhira e festeggiamenti che la seguono; la seconda è chiamata Shōsokobumi

(critica delle dame); In questa seconda parte dell’opera, introdotta come una lettera indirizzata alla figlia di Murasaki

Shikibu (in realtà è solo un espediente fittizio) attraverso una serie di aneddoti relativi alla vita di corte, viene

proposta un’analisi delle dame colleghe di Murasaki presentate con i loro pregi e difetti sia fisici che caratteriali. Le

descrizioni fisiche dell’autrice seguono uno schema fisso che prevede in successione: la corporatura, giudicata in

base a come appare quando si indossano i vestiti, il modo di muoversi (che dice molto sull’educazione della persona),

i tratti del viso (che ne rivelano il carattere), i capelli, descritti molto a lungo. Di particolare importanza è la

descrizione degli abiti, che denotano il ruolo che ricopre una persona in società. Grazie a queste descrizioni, è

possibile capire molti aspetti relativi all’estetica dell’epoca e alla rigida selezione delle dame destinate a servire a

corte. Murasaki Shikibu è molto minuziosa nei dettagli, nonostante i suoi modelli siano abbastanza stereotipate;

spesso vengono paragonate alle dame dei dipinti come se questi fossero un ccanone da rispettare. La terza sezione è

chiamata dankan (frammenti), in cui si susseguono una serie di episodi scollegati tra loro, tra cui la nascita del

secondogenito. Mentre la prima parte del Murasaki Shikibu nikki descrive l’attesissima nascita del Principe e i

festeggiamenti successivi, la seconda si presenta come una vera e propria miscellanea, paragonabile forse al Makura

no Soshi, l’autrice sembra seguire più liberamente il flusso dei propri pensieri nella seconda parte, ricca di

osservazioni su vari aspetti della vita di corte, che si concentra soprattutto sulle qualità che devono dimostrare di

avere le dame responsabili della rappresentazione della bellezza e della raffinatezza.

LEZIONE 10 – La letteratura del periodo medioevale

-Il periodo Kamakura

Il periodo Kamakura (1185-1333) è un periodo turbato da instabilità politica dovuta a conflitti tra la tra corte, i

Fujiwara, gli imperatori in ritiro e le casate militari dei Taira e dei Minamoto che si contendono il potere. Durante

questi anni, si ha la maturazione del waka e la compilazione dello Shinkokinwakashū nel 1205 (300 anni dopo il

Kokinwakashū), la nuova raccolta di poesie antiche e modernene è la prova. Se già il kokinwakashu rappresentava la

maturazione del waka, 300 anni dopo ne viene affermato il livello di perfezione raggiunto. Alcune personalità

poetiche importanti sono Fujiwara no Shunzei, Fujiwara no Teika (delle srta di critici della poesia), Saigyō e Kamo no

Chōmei. In particolare, Fujiwara no Shunzei (1114-1204) fu un eccellente poeta e conoscitore della letteratura

classica ma anche scrupoloso giudice di utaawase, gare di poesia, passatempo diffuso a corte. Scrisse vari trattati di

critica poetica; fondò la scuola Mikohidari, che diventa poi una sorta di corrente poetica di riferimento, e compilò il

Senzaiwakashū (Raccolta dei mille anni, settima antologia imperiale), a testimonianza che la corte continuava a dare

importanza alla poesia, di cui aveva un ministero. Anche la poesua inizia a riflettere il cambiamento del tempo, di

come si sia arrivati all’epoca del mappo, della fina della legge del Buddha. Per quanto riguarda Fujiwara no Teika, fu

il compilatore della raccolta di poesie Ogura hyakunin isshu (Cento poesie per cento poeti). Saigyō è invece ritenuto

il poeta del romitaggio, grazie ai suoi numerosi viaggi per il paese. Il Sankashū (Raccolta di un eremo tra i monti),

contiene poesie ispirate ai suoi viaggi in visita a famosi luoghi poetici (utamakura).

-Shinkokinwakashu

Il Shinkokinwakashū (1230) fu commissionato da Go Toba a sei membri dell’Ufficio della poesia. Esso

contiene circa 1980 componimenti, i cui poeti di rilievo sono Saigyō, Shunzei, Jien, Yoshitsune, Fujiwara no

Teika. I contenuti delle poesie esaltano per lo più ideali estetici come sabi (bellezza spoglia, passare del

tempo) e yūgen (misteriosa profondità, significato non manifesto, ciò che viene suggerito, importante

ancora oggi nell’estetica giapponese). Con le raccolte poetiche prodotte si realizza il cosiddetto Sandaishū,

le tre famose raccolte: Kokinwakashū,Gosenwakashū, Shūiwakashū. Nella poesia di Shinzei c’è la tecnica del

cosiddetto Taigendome, ossia chiudere il verso con un sostantivo. Il figlio segue gli insegnamenti del padre e una

diffuso fu infatti lo

caratteristica della sua poesia è che è un teorico e soprattutto sperimentatore. Alquanto

honkadori (composizione di una poesia su una base): la sua stesura richiedeva cautela e padronanza della

tradizione poetica, bisognava conoscere la poesia precedente. Questo stile consiste nell’inserire in un

componimento un certo numero di more consecutive (non più di due versi) tratte da una poesia

precedente e nota; il poeta doveva quindi possedere un’abilità parecchio elevata per poi inserirle in un

contesto nuovo: le persone preparate sarebbero state in grado di cogliere la citazione. La tecnica

prevedeva che un verso che parlava di amore fosse per esempio ricontestualizzato in un ambiente

primaverile. Un’altra personalità è quella di Saigyo, poeta del romitaggio e autore della raccolta dell’eremo

tra i monti (Sankashu); viaggia moltissimo presso i luoghi celebrati in poesia. La sua scelta riflette un po’

anche quella di altri poeti: in un’epoca di incertezza molte persone si rifugeranno nella fede, rifugio che lui

trova nel romitaggio, che si riflette poi anche nella sua poesia, da cui traspare una grande solitudine

(poesie ambientate in inverno).

-Il renga

Altro nuovo stile che si diffuse fu il renga o poesia a catena: questo stile nasce dalla pratica di comporre a turno le

due parti di un tanka, diffusasi nel periodo Heian come una specie di gioco di società. Nel periodo di Kamakura sta ad

indicare una sequenza di numerosi versi chiamata kusari renga (renga a catena) del tipo 5-7-5-77; 5-7-5-77. L’Hokku

è la parte superiore con l’alternanza 5-7-5; i poeti venivano coinvolti a turno tenendo conto dei versi precedenti.

Esempi arcaici di renga si trovano già nel Man’yōshū e la tradizione colloca l’origine di questo genere poetico in un

episodio del Kojiki in cui il principe Yamatotakeru scambia versi con un vecchio incontrato lungo la strada.

Nominando questi versi il toponimo Tsukuba, Via di tsukuba diventa per antonomasia la rappresentazione dell’arte

della poesia a catena. Con Yoshimoto, nobile d’alto rango che ricopre la carica di reggente, il renga diventa un

genere autonomo; insieme al monaco Kyūsei, Yoshimoto compila la prima antologia di renga: lo Tsukubashū

(Raccolta di Tsukuba, 1356), divenuta modello per le successive raccolte. Esso è diviso in 20 capitoli (i primi sei sulle

stagioni) e presenta similarità con raccolte di waka. Yoshimoto fu anche autore di trattati sul renga come lo Tsukuba

mondō (Dialoghi di Tsukuba, 1357-1372), dove sono presenti due persone che interagiscono e nascono discorsi e

teorie a proposito di questo genere. Iniziano a formarsi delle rigide regole su come debbano essere distribuite le

parole e le immagini poetiche; non sarà quindi una cosa per tutti perché richiede delle competenze ben specifiche:

era in effetti una sorta di sfida. Si distinguono due tipi di renga: ushin renga (renga serio, tratta tematiche più

impegnate) e mushin renga (renga comico, tratta argomenti più leggeri). Il renga si diffonde in strati sociali più ampi

rispetto al waka, quindi anche fuori dalla corte; la letteratura coinvolge quindi anche persone fuori dalla corte. I più

grandi maestri di renga del 1400 secolo sono Iio Sōgi e i suoi discepoli Sōchō e Shōhaku, per il contributo al prestigio

del renga attraverso le raccolte individuali e trattati critici. Le raccolte individuali sono poesie di un solo poeta, anche

se non è una novità del periodo Kamakura, già in periodo Heian ci sono questo tipo di raccolte, shikashu. Ad esempio,

Ise monogatari e Izumi shikibu nikki siano opere derivate da raccolte private di Ariwara no Narihira e Izumi Shikibu e i

testi successivi sarebbero stati realizzati per celebrare il genio dei due poeti.

-L’inja bungaku

Il periodo Kamakura risente molto dei disordini presenti in Giappone; il periodo di lotte sanguinose per il potere,

porta al rifiuto della realtà e alla scelta della solitudine per vivere in ritiro spirituale. Nasce una nuova letteratura,

l’inja bungaku, la letteratura del romitaggio, scritta da persone che hanno deciso di vivere in solitudine e spesso sono

monaci e fedeli. Le opere più rappresentative della letteratura del romitaggio sono l’Hōjōki (Ricordi di un eremo,

1212) di Kamo no Chōmei, grande classico della letteratura giapponese, non particolarmente difficile e scritto in

giapponese classico, e lo Tsurezuregusa (Ore d’ozio, 1330) di Kenkō Hoshi –monaco- entrambi appartenenti al

genere zuihitsu, il genere letterario che seguiva il proprio libero fluire dei pensieri.

-L’Hojoki

Kamo no Chōmei nacque verso il 1155 ed era il figlio di un sacerdote shintoista. Ricoprì incarichi a corte dalla quale si

allontanò nel 1173 in seguito alla morte del padre, poiché fa un’esperienza negativa in quel contesto: si aspettava di

seguire la carriera religiosa del padre ma non gli sarà concesso a causa di alcune complicanze politiche. Deluso e

amareggiato inizia a provare un disprezzo profondo per la capitale, decidendo così di ritirarsi in solitudine

dedicandosi ad una vita di preghiera. Si dedicò allo studio della poesia e della musica. Di suo pugno son le opere

Mumyōshō (Note senza nome, 1211-12) e Hosshinshū (Raccolta di aneddoti per risvegliare la mente, 1208-1216), si

parla di testi che sono aneddoti di ispirazione religiosa, con esempi di persone che hanno raggiunto l’illuminazione.

L’Hojoki (1212), considerata una delle sue opere più rappresentative, ma non l’unica che ci ha lasciato, è diviso in

due parti: la prima narra di cinque disastrosi eventi che sconvolgono la capitale tra il 1177 al 1185 (Incendio, tifone,

spostamento della capitale, carestia, terremoto) e fecero riflettere molto sul fatto che si fosse giunti al mappo. La

seconda parte è un resoconto e una motivazione del ritiro a Toyama sull’altura di Hino a sud della capitale.

Sicuramente il testo di riferimento è stato il Chiteki, memorie di un ritiro sul lago; un altro testo molto presente è il

cosiddetto “Insegnamenti di Vimalakirti” di cui alcune immagini di evanescenza vengono usate anche nell’Hojoki.

L’opera è costruita sull’opposizione classica città /natura, osservabile anche in altre opere di altre culture, dove la

città è tutto ciò che c’è di negativo, contaminato, corrotto, mentre la natura è l’esatto opposto. Le calamità sono

infatti segnali della decadenza e indicazioni in modo che possano riflettere sulla loro transitorietà. La vulnerabilità

della dimora umana fa riflettere sul mujō (impermanenza) e sul mappō iniziato nel 1100 e testimoniato da calamità

naturali e da instabilità politico-sociale per scontri tra potere imperiale e militare; la stessa dimora che va in pezzi

rappresenta la stessa evanescenza e impermanenza, motivo che continuerà per tutto il periodo Kamakura. Nella

seconda parte, si parla della scelta dell’autore di vivere in ritiro nella capanna di Toyama, solamente con cose

essenziali, in una dimora che potrebbe essere tranquillamente sfatta e ricomposta altrove. In questa parte emerge il

distacco dalla vita precedente e l’attaccamento ai propri ideali estetici: quell’essenziale di cui ha deciso di vivere

diventa essenziale e non riesce a liberarsi di quel poco per perseguire i precetti del Buddha. Viene inoltre esaltata

l’importanza della musica e della poesia per trascendere la realtà. Qui l’autore ammette di non essere capace di

seguire i precetti del Buddha. Il testo è imperniato sul principio della non dualità, secondo il quale tutti gli elementi

del reale non sono distinti dalla realtà ultima (Buddhismo Mahayana). Nell’incipit, che sintetizza lo scopo dell’opera,

l’esistenza dell’uomo è paragonata ad un fiume la cui acqua non rimane mai la stessa così come le bolle che si

formano e scoppiano: così è per la vita dell’uomo e la sua casa. Kamo no Chomi descrive con incredibile

drammaticità tutti i disastri naturali che colpiscono la capitale.

-Lo Tsurezuregusa

Kenkō Hoshi nacque intorno al 1283 in una famiglia aristocratica. Fu un uomo di corte e poeta. Ricoprì varie cariche

ma nel 1313 si allontanò dalla corte per farsi monaco. Kenkō Hoshi disprezza il presente e ha nostalgia per il

passatoe decide di farsi monaco proprio per questo; dall’espressioni si rifugia nel passato, genuino e intccato

rispetto al suop presente. Lo Tsurezuregusa, tradotto con ore d’ozio anche se non è una traduzione completa (ci

sarebbero svariati modi per tradurlo, per esempio “essere immersi nei proprio pensieri malinconici”, indica il non

fare nulla, ma al contempo meditazione malinconica) (1330) si compone di 243 passi composti durante un periodo di

isolamento sui monti, contenenti riflessioni e considerazioni varie; possono anche essere letti in disordine. Le

osservazioni dell’autore su vari argomenti riflettono la sua vasta cultura, conoscenza dei costumi del suo tempo,

rifiuto per gli eccessi, amore per la semplicità, per la penombra, per le cose su cui si è posata la patina del tempo.

Quest’opera è un punto di riferimento per conoscere l’estetica tradizionale giapponese ancora oggi; sicuramente ci

sono alcune indicazioni che riflettono canoni estetici e culturali giapponesi; da questo punto di vista rappresenta

perciò una inesauribile fonte di informazioni. Si affronta più volte il tema del mujōkan (visione dell’impermanenza)

ma non c’è traccia di disperazione. L’esistenza va tenuta in considerazione apprezzando ogni attimo proprio perché

di transito (concetto di carpe diem) “il mondo è affascinante proprio perché effimero”; è meglio non vivere a lungo,

meglio vivere intensamente per un periodo di tempo non troppo lungo: darsi pena per inseguire traguardi futuri

impedisce agli uomini di cogliere il valore delle cose. L’opera di Kenkō Hoshi è quindi costellata di perle di saggezza

che riflettono su insegnamenti di vita come: l’impermanenza della vita umana, l’importanza di non sprecare tempo

prezioso, la bellezza è fatta di cose semplici (esempio delle case: una piena di ricercatezza, l’altra semplice che rivela

il passare del tempo), l’inutilità di accumulare ricchezze, il mutamento è legge universale e bisogna abbandonarsi

all’eterno fluire. Cerca di convincere le persone ad abbracciare la fede Buddhista, i vantaggi del ritiro spirituale che

sollevano dall’ansia e dagli affanni. Nel passo iniziale dichiara le circostanze in cui decise di scrivere ciò che segue: le

cose che sta per descrivere, definendole anche delle sciocchezze, sono nate in uno di questi momenti di calma;

questa serie di pensieri gli provoca uno stato di ebbrezza. Il passo finale parla proprio della fede Buddhista e mette

luce sul fatto che per abbracciare la fede la ragione non serve, basta l’intuito e non serve chiedersi il perché di molte

cose.

LEZIONE 11 – Generi narrativi medievali

-I Gunki monogatari

I gunki monogatari, caratteristici del periodo Kamakura, sono prodotti in conseguenza degli avvenimenti che alla fine

del 1100 sconvolsero la corte (Declino del potere dei Fujiwara, il consolidarsi nelle terre dell’Est di guerrieri

discendenti di grandi famiglie, la necessità dei Fujiwara di avere da loro aiuto militare, l’imperatore in ritiro, i monaci

armati che rivendicano le loro pretese). Continuano a essere realizzati monogatari e i nikki. Questa serie di eventi

culmina con un evento nel 1185 quando si stabilisce un governo militare dopo la vittoria dei Minamoto sui Taira a

Dannoura. Questi avvenimenti sono descritti in quello che è considerato il capolavoro dei gunki monogatari, l’Heike

monogatari. Altri gunki monogatari sono il Masakadoki o Shōmonki del 940, l’Hōgen monogatari 1156 e l’Heiji

monogatari 1159.

-L’Heike monogatari

L’Heike monogatari segue la vicenda dell’ascesa e il declino dei Taira tra il 1131-1191, il totolo si riferisce proprio alla

loro famiglia. E’ quindi una storia di perdenti, dato che i protagonisti che prima sembrano potenti sono poi destinati

a fallire; l’opera deve far riflettere sul fatto che anche le persone potenti possono vedere svanire il loro potere e il

loro destino rovesciato. Scritto in stile sino-giapponese, quest’opera dà importanza alla componente umana dei

personaggi più che alla storia, i cui fatti sono alterati e non sempre così come sono accaduti. Ha una struttura

episodica elaborata in 4 secoli, perciò non si può nemmeno capire chi sia l’autore, anche perché è stato lungamente

trasmesso a voce e ogni volta chi raccontava infarciva e modificava ciò che aveva appreso, rispondendo ai bisogni del

pubblico. I testi sono divisi in due categorie: kataribon (destinati alla recitazione/esposizione orale) e yomihon (i testi

da leggere). Dei testi pervenutici il Kakuichibon è considerato il testo canonico. Le origini del testo sono oscure, ma si

dice che sia stato composto da Yukinaga e trasmesso a Shōbutsu. I biwa hōshi (monaci cantastorie) ebbero grande

importanza nella diffusione del testo; si diceva fossero ciechi e andavano di luogo in luogo cantando queste gesta,

accompagnati dal suono del biwa. La pratica di raccontare le storie fa riflettere su un aspetto della letteratura

Kamakura non presente in epoca Heian: la prima non usciva praticamente dalla corte, la seconda invece rappresenta

il primo tipo di “letteratura popolare”, arrivando a più classi sociali. Nell’incipit le campane di Gion rintoccano il

passare del tempo mentre il colore di alcuni fiori muta in peggio come il potente a cui basta poco per essere travolti.

C’è la presenza delle tematiche del mujō e del mappō. L’eroe è descritto nella sconfitta. Si narra quindi del

predominio dei Taira, della reazione dei Minamoto, le cruenti battaglie, l’amore portato al sacrificio, gli episodi di

amicizia, i tradimenti, le battaglie finali che portano al trionfo dei Minamoto. Tanti sono i personaggi, soprattutto

guerrieri, ma non c’è solo presenza di figure maschili; Taira no Kiyomori viene dipinto come un rozzo despota che

sempra detenere il potere assoluto. Tra i Minamoto spiccano Minamoto no Yoshinaka come un valente guerriero e

Minamoto no Yoshitsune come un “eroe perdente”. C’è inoltre la figura di donne forti capaci di decidere il loro

destino come Kenreimon’in. È presente l’influenza di episodi famosi dell’opera sulla produzione teatrale tradizionale.

Infatti, la descrizione di guerrieri famosi che ritornano nel mondo dei vivi per vendicarsi di torti subiti è tipica dei

drammi del teatro Nō.

-Setsuwa monogatari

Sono raccolte di aneddoti che in origine sono stati trasmessi oralmente e infatti il termine vorrebbe proprio dire

storia raccontata; la trasmissione orale ha fatto sì che a noi giungessero diverse versioni dello stesso setwuwa. Sono

un tipo di storie che necessitano di un uditorio e un narratore; non esiste un autore visto e considerato che il

narratore toglieva o aggiungeva elementi a proprio piacimento, così come poi fecero i copisti. Si origina così una

stratificazione testuale. I precursori possono essere considerati i Fudoki, le raccolte di informazioni di ogni provincia.

Normalmente sono molto brevi, anche le traduzioni in lingua e ogni storia al massimo è lunga qualche pagine,

vengono spesso inseriti elementi che devono sorprendere: l’elemento che accomuna tutti i setsuwa è la finalità

didattica, di matrice buddhista. Un veicolo di trasmissione dei setsuwa furono proprio i monaci che giravano di

villaggio in villaggio. Le raccolte di Setsuwa si chiamano Setsuwashu; derivano dalle cosiddette enciclopedie cinesi,

raccolte del sapere del passato, che dovevano essere materiale di riferimento anche per il futuro. Il setsuwa poteva

assumere forme diverse in trasmissione orale, ad esempio la tavola rotonda (neburi monogatari); tra i partecipanti a

turno si raccontava una storia (jun monogatari). A volte c’era anche un aristocratico che prendeva nota di ciò che era

raccontato a voce. I setsuwa vengono usati per diffondere il buddhismo, con la stessa funzione delle parabole nel

cristianesimo. Si tratta di una forma narrativa popolare dove sono rappresentati personaggi di tutti i ceti sociali; sono

la testimonianza del progressivo allontanamento dai canoni di corte e dalla diffusione delle opere solo all’interno

della fascia aristocratica della capitale. I temi sono diversi, poesia, amore, personaggi fantastici e non umani; questi

racconti parlano anche di eventi straordinari e non sono rari i casi in cui si narra dell’incontro tra due mondi, terreno

e ultraterreno. Importanti in questo senso sono i sogni. Possono essere letti come episodi a se stanti oppure come

parti di un argomento più grande. Il primo esempio di Setsuwashu è rappresentato dal Nihon Ryoiki, in pieno

periodo Heian. Sono stati considerati per poco tempo, la loro canonizzazione avviene grazie ad Akutagawa

Ryunosuke che ne farà uso come ispirazione per le proprie storie.

-Nihon Ryoiki

Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone È la prima raccolta di setsuwa pervenuta 116 racconti di

miracoli e prodigi avvenuti in Giappone Kyōkai, monaco del monastero buddhista Yakushi di Nara è il possibile

autore Il testo fornisce la base per sermoni buddhisti. Le storie riferiscono di personaggi appartenenti a tutti i ceti

sociali. intento edificante e didattico: chi compie il male sarà punito, chi compie il bene sarà ripagato con vari e

numerosi benefici l’autore vuole convincere i suoi contemporanei dell’inevitabilità della legge della retribuzione dei

meriti secondo la quale le azioni della vita precedente influiscono sulla vita presente e futura delle persone. Accenni

alla storia del buddhismo Nel primo libro si parla di monaci provenienti dalla penisola coreana, sfera di influenza

della Cina, paese attraverso il quale insieme ad altri elementi culturali arriva il buddhismo in Giappone Nel terzo libro

si parla dell’introduzione del buddhismo in Giappone nel VI secolo. Le preghiere dei protagonisti delle storie narrate

appartengono alla sfera terrena: salvezza dalla guerra, dalle tempeste in mare, dalle malattie, benessere materiale,

l’amore di una donna. Sono ricompensati gli atti di carità nei confronti del prossimo (anche persone morte senza

sepoltura, demoni, animali..) Il prodigio appartiene alla vita quotidiana ed è effetto immediato di un atto di fede. Il

protagonista è convocato negli inferi per essere giudicato Accompagnato da guide attraversa un fiume per

raggiungere il palazzo di Enma, il giudice delle anime; anche risulta innocente prima di fare ritorno è obbligato a

vedere le atroci punizioni inflitte ai colpevoli L’inferno buddhista è transitorio L’anima può reincarnarsi e continuare

l’evoluzione spirituale.

-Konjaku monogatari

Konjaku è lettura giapponese di “ima wa mukashi”, “ora è cosa del passato”. Comprende 1039 setsuwa in 31 volumi

È diviso in tre parti: 5 vol. sull’India, 5 vol. sulla Cina, 21 vol. sul Giappone suddivide il Giappone in due sfere:

buddhista e secolare con l’ultima suddivisa ulteriormente in argomenti come “guerrieri”, “ladri”. Apparentemente si

tratta di storie ascoltate e poi messe per iscritto forse da monaci. Tre fasi nella formazione del testo: 1) suddivisione

geografica; 2) selezione dei racconti; 3) trascrizione dei testi. Racconti sulla trasmissione del buddhismo e storie

secolari. Si descrive mondo diverso dalla corte con partecipazione di vari ceti sociali.

-Kokon chomonju e altri setsuwa

L’intento di fornire una conoscenza del passato, soprattutto della cultura aristocratica è evidente nel Kokon

chomonjū (Una raccolta di fatti scritti e ascoltati nel passato e nel presente), edito nel 1254 da Tachibana Narisue,

letterato e aristocratico di basso rango Nella prefazione, Narisue affrema che la raccolta inizia dove termina Uji

dainagon monogatari (Racconti del Consigliere Maggiore di Uji) e ha l’intento di implementare una raccolta di storie

già esistenti Riflette l’influenza delle enciclopedie cinesi, e tratta vari argomenti che non hanno solo a che fare con la

fede: Shinto, Buddhismo, governo, fatti di corte, letteratura cinese, poesia classica, e calligrafia; termina parlando di

piante e alberi, pesci, insetti e animali. Altri Setsuwa: Uji shūi monogatari (Storie raccolte ad Uji, prima metà del XII

sec.) Hosshinshū (Raccolta di aneddoti per risvegliare la mente, 1208-1216) di Kamo no Chōmei Shasekishū

(Collezione di sabbia e sassi, 1279-1283) del monaco Mujū Ichien.

- Gli otogizoshi

Gli otogizōshi (periodo Muromachi) sono testi di media lunghezza; contengono poesie, richiedono una certa

istruzione, riprendono contenuti di altri generi letterari, hanno una finalità didattica, hanno origini orali e sono

anonimi. Sono il genere di transizione tra i monogatari e i kanazōshi. Son caratterizzati da ironia, gusto per l’iperbole,

liste di cose. Essi trattano vari argomenti e presentano personaggi di vari ceti sociali, riflettendo il dinamismo sociale

dell’epoca, come il cambiamento del rapporto uomo-donna e l’importanza del buddhismo. La figura femminile è olto

più volitiva, sa il fatto suo e sa soggiogare l’uomo. Il genere ebbe diffusione anch’esso tramite i biwa hōshi (monaci

cantastorie) che utilizzavano musica, recitazione e illustrazioni. Il termine otogizōshi si diffuse nel 1700 quando

Shibukawa Seiemon, un libraio di Ōsaka, ebbe l’idea di radunarne ventitrè che stampò su matrice in legno in libretti

singoli inserendoli in una scatola di legno e pubblicizzandoli come testi educativi per donne, ideali come regalo di

nozze. Otogi deriva dal verbo togi suru “stare con qualcuno”, ovvero intrattenere qualcuno raccontando una storia.

Gli otogizōshi trattano gli argomenti più disparati. Ichiko Teiji li ha suddivisi in sei categorie in base ai protagonisti (es.

aristocratici, monaci…) e quattro categorie in base ai temi (es. storie d’amore, racconti umoristici ecc.).

LEZIONE 12 – La letteratura del periodo Edo I

-La società del periodo Tokugawa

Durante il periodo Tokugawa, o Edo (1603-1868), Tokugawa Ieyasu stabilì il bakufu nel 1603 e, con il Sakoku, istituì

una restrizione dei contatti con l’estero. L’organizzazione sociale prevedeva un sistema di 4 classi: samurai, contadini,

artigiani, mercanti; a parte sono considerati i nobili e i monaci avevano la stessa posizione dei samurai. Sotto il suo

governo, si assistette ad uno sviluppo urbano e un incremento demografico. Si diffusero i quartieri del piacere, ossia

centri di intrattenimento e di cultura. Ci fu l’affermazione economica e culturale dei chōnin (mercanti e artigiani,

l’equivalnte della borghesia europea). Nacque quindi una cultura di massa grazie alla stampa, che ebbe come

conseguenza la maggiore diffusione dei testi letterari. fino al 1600 limitata solo ad alcune classi. Alfabetizzazione si

fece quindi più diffusa e la cultura non fu più solo un appannaggio di istituzioni religiose o potenti militari. L’era

Genroku (1688-1704) fu il periodo più importante della produzione artistico-letteraria. Molti degli intellettuali

appartenevano alla classe dei mercanti, ma non pochi furono samurai. Osaka e Edo divennero i centri principali della

cultura. La letteratura dell’epoca rifletteva lo spirito edonista dei chōnin ma anche la moralità confuciana (lealtà e

pietà filiale) su cui era fondato il bakufu. Il conflitto giri e ninjō è un importante e diffuso tema letterario. In questo

periodo si ebbe la scarsa presenza delle donne nella letteratura (eccezione Arakida Reijo (1732-1806)).

-Lo Haikai, il renga comico

Si diffusero inoltre gli haikai, i renga comici. Il termine Haikai no uta comparve nel Kokinwakashū per indicare waka

di tono scherzoso e poco convenzionale. Sarà poi utilizzato ampiamente nei renga per indicare poesia comica.

Compare inoltre il genere haigon, caratterizzato da lessico bandito dalla poesia classica, spesso volgare. Dalle

pratiche medievali del waka deriva quindi il renga che è poesia “alta”, mentre dai waka non convenzionali deriva

quindi l’haikai no renga (renga comico) di tono umoristico, popolareggiante, talvolta osceno. Nel 1400 secolo si

raccolgono haikai no renga più riusciti, in particolare i ku di risposta (tsukeku) e l’emistichio iniziale (maeku) dal quale

erano scaturiti. Le principali raccolte di haikai no renga sono: nel 1499, Chikuba kyōginshū (Raccolta di versi pazzi su

trampoli di bambù); nel 1530, Inu Tsukubashū (Raccolta di renga bastardi) curata da Yamazaki Sōkan; nel 1536,

Moritake Senku (Mille ku di Moritake). Il waka esclude le forme di linguaggio non rintracciabili nella dizione

aristocratica e raffinata dei classici Heian e il renga applica le stesse restrizioni. L’haikai usa invece termini giapponesi,

cinesi, buddhisti e linguaggio comune, sovvertendo i canoni della poesia classica. Il linguaggio è infatti spesso scurrile.

Si crearono due scuole in opposizione: Teimon e Danrin. La scuola Teimon (Kyoto) ambiva a dare norme e

prescrizioni tradizionaliste ma cadde in stucchevole manierismo. La scuola Danrin (Osaka) appoggiava invece spinte

innovative e si opponeva alle norme. È caratterizzata da espressioni colloquiali, tematiche quotidiane, parodia di

testi classici, versi dalla metrica irregolare. Tra i membri della scuola Danrin ricordiamo Nishiyama Sōin (1605-1682) e

Ihara Saikaku (1642-1693).

-Matsunaga Teitoku

Matsunaga Teitoku (1571-1654) fu massimo esponente del genere haikai prima di Bashō. Di suo pugno è

l’opera Enokoshū (Raccolta del cagnolino, 1633). Teitoku intuì l’importanza dell’haikai come genere poetico

delle nuove classi che non si riconoscono nel waka dell’aristocrazia e nel renga dell’aristocrazia militare.

Rese l’haikai più accessibile a persone meno colte senza cadere nella volgarità. Gli haikai di Teitoku hanno

tono spiritoso e sono basati su giochi di parole. È autore di numerosi manuali e saggi tra cui ricordiamo lo

Haikai gosan (L’ombrello dello haikai, 1651).

-Matsuo Basho

Matsuo Bashō (1644-1694) nacque forse da una famiglia di samurai di basso rango nella provincia di Iga. Egli non

sviluppò uno stile autonomo fino a quando non si stabilì ad Edo. Ebbe uno stile sincretico tra le due scuole Teimon e

Danrin. A Edo fondò la sua scuola, Shōmon, che si diffuse anche fuori Edo. Nel 1680 si ritirò a Fukagawa sulle rive del

fiume Sumida. Il ritiro indica la scelta di essere un poeta dedito solo alla sua arte: È una ribellione alla

commercializzazione della cultura urbana della capitale. Il nome “Bashō” deriva dalla pianta del banano, simbolo di

impermanenza. Fece molti viaggi dal 1684 e il tema del viaggio è al centro della sua poesia. I suoi diari di viaggio sono

un misto di prosa e poesia, e sono: Nozarashi kikō, Kashima kikō, Oi no kobumi, Sarashina kikō, Oku no hosomichi. Il

viaggio ha necessità personali e culturali dettate dal desiderio di contemplare famose località poetiche (utamakura) e

ritrovare le origini della poesia. L’autore si presenta nell’abbigliamento come un monaco viandante. Si definisce un

devoto dell’haikai, votato alla sua arte. Bashō riuscì a fondere nei suoi versi la cultura classica e la tradizione estetica

giapponese, elevando lo haikai a genere letterario artistico. Molti episodi dei suoi viaggi sono fittizi e hanno lo scopo

di condurre il lettore a cercare attraverso il viaggio le orme degli antichi.

-Oku no hosomichi

Oku no hosomichi (La stretta strada verso l’interno, 1694) è un resoconto di un viaggio di 5 mesi del 1689 insieme

all’allievo Sora nelle regioni del Tōhoku e Hokuriku nel nord del Giappone. Il testo è parzialmente basato su un

viaggio reale. Esso descrive un viaggio interiore alla ricerca di luoghi immortalati dalla tradizione poetica del waka e

del renga. Con questo testo, Basho sperimenta l’haibun, note in prosa che introducono la poesia, in cui si mescolano

prosa cinese, giapponese classico e lingua vernacolare. Il viaggio di Bashō parte dalla barriera di Shirakawa e si dirige

verso il nord, attraversa l’ovest, poi si dirige a sud lungo il Mare del Giappone e attraverso Kanazawa giunge ad Ogaki.

Nell’opera, si descrive un mondo poetico ideale dove non c’è posto per questioni pratiche. L’io narrante che coincide

con l’autore non è mai rivelato. Il viaggio si intreccia con altri viaggi fatti da altri nel passato. Le tappe sono

utamakura, ossia luoghi storici o sacri utili a rintracciare la cultura passata e a trovare un legame, una continuità. Il

viaggiatore è descritto come un vagabondo (hyōhakusha) che galleggia sull’acqua o si muove senza direzione precisa.

L’autore si paragona a un pezzo di stoffa sottile che si muove facilmente con il vento (fūrabō). Il suo nome d’arte

(Bashō) deriva dalle foglie di banano che ama perché si muovono facilmente con la pioggia o il vento. La letteratura

di viaggio nella cultura europea e americana indica l’incontro dell’Altro, di nuovi mondi, conoscenze, prospettive,

esperienza, mentre per i poeti di waka medievali e per i poeti di haikai lo scopo del viaggio è invece confermare ciò

che già esiste, che già si conosce e serve a rinforzare le radici della memoria culturale. Il viaggiatore cerca di

“guardare nel cuore degli antichi” ma è deluso quando scopre che certi posti tanto celebrati in poesia non sono più

come sono stati descritti. La delusione genera la poesia. Non c’è mai nostalgia per la capitale come nella letteratura

Heian dove l’allontanamento è qualcosa, di anormale, pericoloso e transitorio. L’opera di Bashō conferisce dignità

letteraria allo haikai e rende lo hokku (la prima strofa di una poesia) un componimento indipendente. La forma

poetica privilegiata è il kasen, con 36 versi. Dopo Bashō, autori importanti sono Yosa Buson (1716-1784), autore di

haiga; Kobayashi Issa (1763-1827), poeta della provincia e della natura; Masaoka Shiki (1867-1902) precursore

dell’haiku moderno.

LEZIONE 13 – Kanazaoshi e Ukizoshi

-I Kanazoshi

I kanazōshi sono testi in prosa che si diffusero tra il 1600 e il 1682. Si collocano tra gli otogizōshi e gli ukiyozōshi di

Ihara Saikaku. È una letteratura di transizione che raccoglie la tradizione passata rinnovandola. Sono scritti

prevalentemente in kana da scrittori non professionisti e anonimi. Comprende vari generi, che Noda Hisao riconosce

in tre grandi categorie: 1) testi a carattere ludico; 2) testi educativi 3) testi di carattere pratico. Il maggior precursore

del genre fu Asai Ryōi, un samurai che si dedicò alla letteratura come professione. Scrisse delle storie soprannaturali

Otogibōko (Pupazzi portafortuna), l’Edo meishoki (Guida ai luoghi famosi di Edo), il Tōkaidō meishoki (Guida ai luoghi

famosi del Tōkaidō) e l’Ukiyo monogatari (Racconto del mondo fluttuante), storia di Hyōtarō che conduce una vita

dissoluta e si fa monaco. La parola “Ukiyo” che nel periodo Heian indicava precarietà dell’esistenza diventa sinonimo

di edonismo. Da questo termine prendono il nome le opere di Ihara Saikaku.

-Gli Ukiyozoshi e Ihara Saikaku

Gli Ukiyozōshi (“i libri del mondo fluttuante”) è una letteratura diffusasi solo tra Kyoto e Osaka e sviluppatasi per un

secolo dopo la pubblicazione di Kōshoku ichidai otoko (Vita di un libertino) di Ihara Saikaku nel 1682.

Originariamente era sinonimo di kōshokubon (testi sull’amore o il piacere sessuale). Ihara Saikaku (1642-1693)

nacque in una famiglia di mercanti di Ōsaka in un periodo in cui la città era un centro commerciale molto importante.

L’epoca Genroku (1688-1704) è il periodo di massimo fulgore per l’economia e la cultura. Qui iniziò a comporre

haikai e diventò maestro di questo genere nel 1662. Divenne membro della scuola Teimon, famosa per i suoi giochi

di parole e assonanze. Nel 1670 diventò discepolo di Nishiyama Sōin e membro della scuola Danrin che usava un

linguaggio più colloquiale, meno regole, propensione per l’ironia. Nel 1675 perse la moglie che gli lascia tre figli.

Compose quindi in memoria della moglie una sequenza di mille versi, Haikai dokugin ichinichi senku (Mille versi di

Haikai in un solo giorno). In seguito alla perdita della moglie abbandona i figli e l’attività commerciale per dedicarsi a

una vita dissoluta. Nel 1682 scrisse Kōshoku ichidai otoko (Vita di un libertino), l’inizio degli ukiyozōshi. Le opere di

Saikaku si dividono in 3 generi: Kōshoku mono, incentrate sulla passione; Chōnin mono, che hanno come

protagonisti i mercanti; Buke mono, che hanno come protagonisti i samurai.

-Koshoku ichidai otoko (vita di un libertino)

Il Kōshoku ichidai otoko (Vita di un libertino, 1682), narra le vicissitudini di Yonosuke, rampollo di una famiglia di

mercanti. È diviso in 8 volumi, divisibili in due sezioni principali. La vita del protagonista è descritta dalla nascita fino

alla fuga a Nyogogashishima (Hachijōshima, isola dei criminali), descritta come isola abitata solo da donne. Il tema

centrale dell’opera è l’amore per le donne. I primi contatti del protagonista con le donne iniziano a solo sette anni

con una domestica. In 54 anni di attività Yonosuke dichiara di aver frequentato 3742 donne e 725 uomini. L’amore è

legato alle tenebre: la passione per le donne e l’assidua frequentazione di bordelli (tra gli 11 e i 19 anni) lo riduce in

povertà. È quindi diseredato dal padre ma tra i 20 e 34 anni le sue attitudini rimangono le stesse. Alla fine della

prima sezione dell’opera c’è tuttavia una svolta: Yonosuke riceve l’eredità paterna. La seconda parte inizia con il

ritrovato benessere economico e la frequentazione di locali e bordelli molto costosi. Questa parte si presenta come

un hyōbanki (Annotazioni sulla reputazione di cortigiane, teatri, locali ecc.). In Vita di un libertino, c’è una descrizione

realistica degli ambienti frequentati dai nullafacenti e delle usanze del tempo. Sono presenti due temi fondamentali:

l’amore e il denaro. L’amore è vissuto come passione fisica con voracità incontenibile, senza profondità emotiva. È

presente l’ideale del suijin (uomo di mondo raffinato e esperto dei quartieri di piacere) e una critica al

neoconfucianesimo. Il guadagno e l’edonismo sono gli ideali dei mercanti. Il buddhismo, ripudiato dal

confucianesimo, rivive nell’opera di Saikaku che parla di mujō (impermanenza) e di inga kankei (relazione di causa ed

effetto tra un’azione e la sua conseguenza).

-Koshoku gonin onna (cinque donne amorose)

Kōshōku gonin onna (Cinque donne amorose, 1686), appartiene al genere dei kōshoku mono, opere sull’amore e il

desiderio sessuale. L’opera riflette la rigida organizzazione sociale Tokugawa e la trasgressione di donne, punite

severamente. Sono presenti riferimenti a vicende reali: ad esempio, “La moglie del venditore di almanacchi” si basa

su un fatto accaduto nel 1682. Saikaku appoggia lo spirito di ribellione delle donne. Si può notare in quest’opera

l’influenza dell’umorismo dello haikai.

-Kōshoku ichidai onna (Vita di una donna licenziosa)

In Kōshoku ichidai onna (Vita di una donna licenziosa, 1686), la storia della protagonista è una parodia della leggenda

di Ono no Komachi. Lo spirito dell’opera è meno spensierato di Kōshoku ichidai otoko. L’opera narra la vita della

protagonista dal primo amore dal quale iniziano una serie di disavventure che la portano a diventare prima serva e

poi cortigiana. Con la vecchiaia è costretta a mendicare. Si descrive il decadimento fisico della donna ormai anziana.

L’opera è influenzata dal genere zange (confessione). La donna infatti, a differenza di Yonosuke, è consapevole dei

suoi errori. La donna inizia due visitatori ai segreti dell’amore e parla delle sue passate esperienze come fossero

attuali. Dal testo emerge il ritratto di donne appartenenti a vari classi sociali.

-Nanshōku Ōkagami (Grande specchio dell’omosessualità maschile)

Nanshōku Ōkagami (Grande specchio dell’omosessualità maschile) fu scritto nel 1687. La letteratura omoerotica in

Giappone ebbe un particolare sviluppo nel periodo Tokugawa. Amore omosessuale nell’epoca Tokugawa significa

relazione tra uomo adulto e un giovane (wakashu). L’opera, divisa in due parti, parla di storie (20 in ciascuna delle

parti) che riguardano monaci, samurai, mercanti e attori. Tra i samurai l’amore con un giovane riflette le stesse

regole esistenti tra signore e samurai. È presente il tema del conflitto tra giri e ninjō. Vi è una finalità didattica

presente nel titolo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antaresvega.saiyan4ever di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Negri Carolina.

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