VERLAINE (1844 - 1896)
Verlaine è nato nel 1844.
Fu uno dei grandi poeti simbolisti francesi di questo periodo che viene anche ricordato
per la sua storia tormentata e violenta con Rimbaud.
Nel 18873 Verlaine spara infatti a Rimbaud due colpi, ferendolo al polso; ne consegue
quindi una denunci che costringerà Verlaine in carcere per ben due anni.
In questo periodo di reclusione matura la conversione religiosa di Verlaine, di cui
abbiamo una testimonianza grazie ad una breve poesia intitolata “Gesù Cristo, di
Dio Figlio, Salvatore”, scritta su un foglietto che Verlaine allegò ad una lettera
indirizzata a Lepelletier. Questa fu anche il primo testo del filone religioso/cristiano
nell’opera di Verlaine.
Il titolo di questa poesia è una formula che esprime l’adorazione per Cristo, ma gli
antichi cristiani, timorosi di persecuzioni, la sintetizzavano il un termine che in greco
significa “pesce”, termine che risulta dalle iniziali della formula scritta in greco.
Spesso per questo motivo, il pesce veniva utilizzato come simbolo esoterico della fede.
In questa poesia ci sarà propri infatti l’associazione tematica tra l’invocazione del
Salvatore e l’immagine del pesce; questa associazione tematica avviene in diversi
punti della composizione:
- “Tu ne parles pas”: fa riferimento al pesce che è muto e al silenzio di Dio dopo
l’ascensione di Cristo;
- “L’abîme où tu vis libre”: fa riferimento al pesce che vive libero nel mare; ma
l’abisso è anche simbolo del peccato che dalle sue origini imprigiona l’uomo che
vive sulla terra e che è causa della sua morte;
- “Ton oeil sans paupière / Prêche vigilance » : fa riferimento al pesce che non ha
palpebre e alla perenne vigilanza di Dio ;
- “Et ton corps sans bras / dit abstinence”: il corpo senza braccia fa ovvio
riferimento al pesce che diventa simbolo della virtù di astinenza, del non
possedere, del non afferrare; l’astinenza fa anche riferimento al fatto che fosse
vietato mangiare carne, mentre era invece concesso mangiare pesce;
- nell’ultima compaiono poi i personaggi di Giona e di Tobi, entrambi salvati
grazie all’intervento di un pesce.
Dio ordinò a Giona di recarsi a Ninive per predicarle la sua prossima rovina, ma
Giona impaurito scappò; il Signore scatenò allora una tempesta; Giona dichiarò
la propria colpa e i marinai lo presero e lo gettarono in mare, facendo così
placare la furia del mare. Il Signore salvò però Giona facendolo inghiottire da un
grosso pece, nel quale Giona rimase per tre giorni e tre notti, sa
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