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Il viaggio è un momento interessante anche perché Rene accenna un viaggio in Sicilia

sull’Etna, è vero che durante il 700-800 i viaggi in Sicilia erano un impresa ardua,

perché mancavano intanto le strade e poi vi era anche una cattiva interpretazione di

quelle che erano le presenze dei briganti.

La testimonianza di viaggiatori fanno comunque vedere che in realtà tutto questo

pericolo non esisteva. L’Etna comunque diviene il punto cruciale di ogni viaggiatore,

non c’è viaggiatore che non affronti la salita sull’ Etna, si partiva di notte da

Nicolosi, per arrivare al cratere durante l’alba che permetteva di vedere la Sicilia

che si dilegua proprio come una cartina, ai nostri occhi. Il viaggio sull’Etna è un

momento trascendentale, tale esperienza è stata vissuta realmente da

Chateaubriand.

«Dopo un giorno salito alla sommità… vidi il sole levarsi sotto di me, la Sicilia come un

punto ai miei piedi, la vista perpendicolare del quadro…. ». Momento particolarmente

intenso perché nulla meglio di un vulcano può rappresentare il turbamento dell’animo

di Rene.

Dopo i momenti in cui evoca ai viaggi e riflessioni , momenti dove esprime Renè la sua

conoscenza della civiltà , incita coloro che vivono allo stato di natura, pensa che i

selvaggi nell’incoscienza vivono in maniera più tranquilla.

« SOLO ALLO STATO DI NATURA L’UOMO PUO’ CONTINUARE A VIVERE

FELICE».

Poi si stanca e torna in patria , dove però si sente isolato, cerca di entrare a contatto

con la sociètà, «mi trovai isolato nella mia patria , decisi di buttarmi in un mondo,

cercavo un oggetto che….».

Poi ancora una immagine tipica di Renè “vasto deserto di persone”; esperienza

negativa verso la società , ricerca la chiesa.

Dopo avere sperimentato la società ritorna alla spiritualità passando ore intere alla

meditazione.

Diceva che tutti coloro che uscivano dalle chiese avevano il volto sereno, ma lui non

dice mai di provare la stessa cosa. C’è comunque in lui la nostalgia dei luoghi di culto,

ma non trova la giusta dimensione e non riesce a soddisfarsi.

Poi invece decide di ritirarsi in solitudine in un luogo isolato in mezzo alla campagna :

solitudine assoluta, quella solitudine che lo portava in uno stato di eterna

adolescenza, avrebbe tante aspirazioni ma non riesce a concretizzare nulla,.

La sua vita è piena di fantasmi, una sovrabbondanza che non dà nessun frutto.

< L’autunno mi sorprende nel mezzo di queste incertezze >, Renè per la prima volta si

sente all’unisono con ciò che lo circonda.

Poi c’è un momento in cui egli vorrebbe fondersi con questa natura e trasformato da

quei temporali in cui brama , come se lui aspirasse alla morte e vorrebbe essere

portato via dalle tempeste.

Chateaubriand esiliato in Inghilterra risente dell’influenza dei poeti inglesi. Alla fine

il male di Renè non è altro che la noia che lo che non riesce a cancellare. C’è un

momento in cui avendo esaurito ciò che aveva a fare pensa al suicidio ma viene

salvato dalla sorella Amelie, perché sarà lui stesso a scriverle e lei lo raggiunge

facendogli promettere di non pensare mai più un qualcosa di simile. Renè decide di

suicidarsi ma l’idea stessa del suicidio gli fa assaporare di più i momenti della vita

come se provasse quella eccitazione che non era riuscito fino ad adesso a provare.

Amelie nella lettera capisce tutto e lo raggiunge, gli dice: <ingrato vuoi morire, ma

tua sorella esiste, hai sospetti ma non ti spiegare so tutto non mi puoi nascondere

nulla >. Amelie non gli dice ovviamente la passione che ella prova verso di lui. Per

qualche tempo gli rimane vicino dove riesce a fargli avere una sorta di gioia di vivere,

poi Amelie sparisce lasciando una lettera in cui ella esprime di volere andare in

convento , senza mai confessare il suo amore. Sarà Renè a capirlo da una frase , lei

dice che avrebbe dovuto subito entrare in convento perché lo stare vicino a lui la

faceva peccare e Dio la avrebbe punita. Tuttavia lui si sente abbandonato e la

accusa per averlo lasciato da solo . il fulmine , dice, non avrebbe causato più paura di

quella lettera. Renè sente che c’è in Amelie qualcosa che la spinge a rinchiudersi ma

non capisce di cosa si tratta. Nella rilettura della lettera tuttavia sente qualcosa di

triste e tenero tanto che il suo cuore si scioglieva.

Lezione IV

Continuazione di Renè

«Un popolo immenso riempiva la chiesa…voleva rovinare la cerimonia e impedire ad

Amelie di prendere i voti, la sua bellezza e la sua purezza o decidere di lasciare che il

destino compia il suo corso….Amelie si inginocchiava sull’ultimo gradino dell’altare. Al

rumore dei miei passi e sul punto di svenire, in quel momento il mio furore e sul punto

di scoppiare …..».

La trasposizione di un sacrificio, un momento estremamente forte, e la vicenda che

diventa ancora più incalzante.

Tuttavia Amelie non aveva pronunciato i suoi voti e per morire doveva ancora passare

il sepolcro.

«La mia sorella si stende nel marmo e si stende su di lei il velo della morte», un vero e

proprio dolore della morte che lo risente come qualcosa che gli strappa dolore, Renè

prova un affetto e una sofferenza molto forte. In realtà se lui fosse pieno di fede

potrebbe rendersene conto come un dono fatto da Dio. Renè prova un dolore

fraterno ma anche un sentimento che và forse altre ma ciò non è mai detto, un

dolore dove la fede non lo ha toccato.

« Dio della misericordia fa che non mi alzi più da questo sepolcro e colma di beni il

fratello che non ha condiviso la mia criminale passione», momento molto forte in una

cerimonia che prende le sembianze di un funerale, tutto il dolore di Amelie, Renè

prova ancora un fortissimo dolore.

«Avevo volto lasciare ……Dio mi aveva mandato Amelie per salvarmi o per punirmi …»;

finalmente quando Renè è occupato a soffrire non ha più quelle ansie e anche la

stessa felicità di riempire i suoi giorni,Renè non riesce a trovare un valido appoggio

nella sua vita.

Dopo lasciò l’Europa per raggiungere l’America, ha difficoltà ad imbarcarsi e mentre

aspetta che la nave parte , visto che perde tempo a causa di una tempesta, egli vede

scorgere dalla finestra del convento il volto di Amelie.

Chartasse è il protagonista anche di Atala e cerca di dare parole di conforto.

Padre Soueil è invece più severo: «niente disse al fratello di Amelie nulla merita la

pietà in questa storia che vi si dimostra».Si odiano gli uomini solo quando non si ha

una vista lontana, bisogna stendere lo sguardo più avanti e vi accorgerete che i mali

di cui vi lamentate sono nulla.

«Vostra sorella ha pagato la sua colpa », qui Padre Soueil insinua il dubbio dell’amore

di Renè per sua sorella. In qualche modo egli pensa che c’era un riscontro in Renè. E’

importante notare in Padre Soueil la verità che viene detta in modo in cui la pensa e

cerca di trovare realmente una ragione per finirla.

Renè viene molto colpito dalle parole di Padre Soueil e alzò la sua testa dove si era

appoggiato per piangere .

La nota finale lascia qualcosa di romantico a Renè che non viene scordato ma

Chateaubriand con la frase finale vuole dare al suo protagonista una nota che non

giustifica l’indole di Renè.

Il disagio di Renè è se possiamo dire un ritratto della società è il “mal du siecle” che

vuole identificare il male di quel periodo.

NOTE: vede i voti della sorella come un lutto perché non crede in Dio. Per chi ha fede

può essere gioia. Lui addirittura è tentato di fare uno scandalo pur di non farle

prendere i voti.

Chartasse: si identifica a Renè ed è molto più indulgente.

Padre Soueil invece no, mette in dubbio il sentimenti colpevole di Rène.

Molto spesso nei romantici c’è compiacimento.

Il protagonista ha comunque compiacenza del proprio dolore.

LA POESIA ROMANTICA

La poesia all’inizio del secolo è uno dei generi considerato più nobile, poi ci sarà

anche il teatro e ancora il romanzo.

La poesia subisce una vera e propria rinascita, il ‘700 non fu un secolo dove la poesia

ha goduto di gloria. Il ‘700 e il secolo dei lumi e dei filosofi .

Nel ‘600 invece era stata un po’ ristretta a causa delle regole severe(es. Malerbe).

Nell’‘800 c’è una rinascita un fiorire della poesia, che ritrova lo splendore. C’è

sopratutto il fatto che la poesia si evolve e ne subisce profondi cambiamenti.

La poesia romantica traduce al meglio l’animo dei suoi poeti, è la forma più perfetta

attraverso cui gli scrittori riescono ad esprimere i loro animi.

Un critico dice la poesia romantica più che una forma è uno spirito.

La prima grande raccolta del fiorire della poesia e rappresentato dalla raccolta di

Lamartine che poi appare nel 1820, e poi stato definito l’espressione poetica

dell’‘800.

I romantici liberano la poesia dalle costrizioni alla quale affidano tutte le loro

speranze.

Sono i romantici ad avere la poesia verso la modernità (soprattutto con Baudelaire

definito il più grande poeta moderno).

La poesia avvia e raccoglie l’utopia della totalità, la totalità dei sentimenti e dei

pensieri umani. I romantici erano convinti di esprimere al meglio tutto quello che

l’animo umano può esprimere.

Il poeta romantico si riconosce per il proprio IO (je), l’io è insieme soggetto e

oggetto, è il narratore e il destinatario della raccolta, da Lamartine a Vigny il cuore

è il luogo è la posta messa in gioco di una poesia che rifiuta tutte le speculazioni.

La poesia per essere intima deve essere profonda, reale e sincera .

I poeti più impegnati sono Lamartine e soprattutto Victor Hugo che nelle sue

raccolte fa sentire la sua voce.

Da un lato la poesia rivolta verso l’io e dall’altro poeti che si sentono vicini alle storie

della loro generazione .

Nei primi romantici c’è una intuizione essenziale cioè che l’opera poetica può aiutare

a svelare l’unità misteriosa che unisce l’io e il mondo , luogo di una promessa di una

riconciliazione tra l’umanità e la storia. Unità tra l’io e il mondo. Ancora una volta il

poeta in cui si sente fortemente il simbolismo è Victor Hugo che scrive versi che

percorrono i tempi di una poesia simbolista , di un Dio che non è unanime.

Ogni autore ha caratteristiche particolari , il cui insieme presenta un legame in cui

l’io si esprime nella sofferenza e nei tormenti . spesso sarà un dolore e un tormento

che viene sublimato, fare della sofferenza una tematica universale, una tematica

che và oltre.

Importante è la tematica della donna , la donna vista come musa ispiratrice, grande

spiritualità, la donna vista nelle sue vesti più nobili, in Musset però talvolta diviene

traditrice.

Tema della natura che nella poesia romantica è primordiale. Natura come luogo che

è in simbiosi con le sofferenze e i tormenti del poeta, dove il poeta trova rifugio. Ma

c’è anche quella natura che rimane indifferente. Il poeta rivede come qualcosa in cui

non trova conforto.

La natura ha due aspetti antitetici , l’uno benefico, l’altro di contrasto.

La natura arriva a toccare anche il divino, vista come impronta di Dio che esiste. C’è

uno slancio verso la spiritualità.

Tema del ricordo molto sentito in Musset, ad un certo punto dice che tutto finisce

tutto passa, ma riamane soltanto il ricordo. Celebra la nostra unica consolazione che

è quella del ricordo. Pa, 15/11/04

La poesia “Le Lac” di Lamartine contiene i temi della poesia romantica:

Confronto con la natura: che può essere di duplice natura o complice o matrigna

L’io presente

Poesia che evoca i temi della memorie e del ricordo

Lamartine esalta il lirismo, il tema della natura, dell’acqua, del ricordo, della

memoria. L’acqua rappresenta anche un verso molto ricco in consonanti labiali le L

liquide che contengono il riferimento dell’acqua, la tematica è quella del tempo che

non si ferma, della natura indifferente.

ALFRED DE MUSSET (1810-1857)

Ha avuto una vita dedita ai piaceri per questo è stato definito “L’enfant terribile” del

suo secolo. Incarna la figura di un adolescente e rimane un pò ai margini dell’impegno

politico e sociale coltivando una poesia dell’Io. E’ il poeta che si interroga sul

mestiere del poeta stesso concentrandosi sul tema dell’inspirazione e sul poetare. Al

centro delle poesie c’è l’Io, l’amore, le difficoltà di esprimere se stesso,

l’inspirazione. E’ un poeta che esprime il ricordo, la memoria, sostanzialmente è

pessimista ma sostiene che alla fine tutto passa e ci salviamo grazie al ricordo.

I suoi amori sono molto tormentati e la sua vita è dedita ai piaceri. Scrisse un

romanzo autobiografico intitolato: “Les Confession d’un enfant du secle” (le

confessioni di un ragazzo del secolo), dove esprime tutti i disagi provati dalla

generazione del suo secolo (le ansie, i tormenti).

Per quanto riguarda il teatro partecipa al suo rinnovamento e si distingue per il suo

talento nel scrivere opere teatrali di grande successo come per es. “Lorenzaccio”.

Ma il poeta stanco per le sue battaglie condotte per farsi rappresentare al teatro

decide di scrivere solo per la lettura condotta nella propria poltrona di casa e scrisse

ad es. “lo spettacolo in una poltrona”.

Riprende il genere del Proverbio per rinnovarlo e sono tutti i titoli delle piece.

Musset, quindi, è romanziere, poeta e autore drammaturgo.

LE NUITS (1835-1837)

Sono state composte in 3 anni dalla primavera del 1835 all’autunno del 1837 e sono

inspirate a quelle del giovane inglese. Quest’opera si compone di 4 poemi, dove ci

sono i movimenti più ardenti, le intermittenze le più vibranti del cuore di Musset.

Esse sono:

La notte di Maggio: composta dopo la crisi sentimentale con Gorge Sand, canta la

sofferenza di un uomo abbandonato e tradito al quale le consolazioni della fede e

dell’amore sono proibite (non c’è una dimensione spirituale) e scopre l’insignificante

corpo smarrito.

La notte di Dicembre: canto lugubre della rottura consumata, constatazione della

gioventù e delle speranze spezzate, balbetta il ritornello ossessivo della solitudine,

ombra sornione e fatale dell'amante tradito

La notte di Agosto: sebbene scrive due anni dopo il dramma, e portatrice

dell'esigenza di rivivere e di amare ancora, non riscopre l'affetto che nello specchio

torbido delle lacrime del sacrificio e della sofferenza

La notte di Ottobre: rappresenta il tema della sofferenza salvatrice e ispiratrice.

Arriva alla conclusione che senza sofferenza non c’è poesia e inspirazione. Al

termine di un lungo itinerario promette un rinascimento sentimentale e spirituale al

primo raggio di sole.

Al di là del lirismo elegiaco di questo brano della Notte di maggio, al di là del suo

dolore esplicito dobbiamo considerare la prova poetica come se la crisi di una vita si

sfogava in una sorta di “crisi del verso”.

IL POETA

Perché il mio cuore batte così veloce? La prima strofa è fatta di

Che ho io dunque in me che mi agita interrogativi al quale la Musa

darà

Per cui mi sento spaventato? le risposte.

Bussano alla mia porta?

Perché la mia lampada mezza morta

mi abbaglia lei di chiarezza?

Dio potente! Tutto il mio corpo rabbrividisce.

Chi viene? Chi mi chiama? - Nessuno.

Sono solo; Questa è l'ora che suona

Oh solitudine! Oh povertà

LA MUSA

Poeta, prendi io tuo liuto; il vino della giovinezza

Fermenta questa notte nelle vene di Dio

Il mio seno è inquieto; la voluttà l’opprime,

e i venti alterati mi hanno messo le labbra in fuoco.

O pigro ragazzo! Guarda, sono bella.

Il nostro primo bacio, non te lo ricordi,

quando ti ho visto pallido al toccare della mia ala,

quando i tuoi occhi piangevano, tu cadesti nelle mie braccia?

Ah! Ti ho consolato da un’amara sofferenza!

Aimè! Ancora molto giovane, tu morivi di amore.

Consolami questa sera, muoio di speranza;

Ho bisogno di pregare per vivere fino al giorno.

(la musa è la sua consolatrice; la forma è diversa da quella del poeta: - versi più brevi

per il poeta; - alessandrini per la Musa. In Musset c’è la tematica del DOPPIO: in

ognuno di noi c’è un doppio che esprime il conflitto interiore ciò viene espresso bene

nel Lorenzaccio)

IL POETA

Siete voi dunque la voce che mi chiamate? Questa donna ideale è nello stesso

tempo

O mia povera musa! Sei tu? donna, amica, amante. Prova gioia nel

O fiore mio, o mia immortale! ritrovarla.

Solo essere pudico e fedele

Dove vive ancora il mio amore!

O eccoti, sei tu mia bionda,

sei tu, mia amante e mia sorella!

E sento nella notte profonda

Il tuo vestito d’oro che mi inonda luce che vedeva nella I° strofa che

Le ragioni scivolare nel mio cuore. proveniva non dalla lampada ma dal vestito.

(questa poesia ha la stessa dolcezza che ritroveremo in Verlene. La Musa

rappresenta la perfetta armonia e intesa che gli restituisce la parte idealizzata di se

stesso).

LA MUSA

Poeta, prendi il tuo liuto; sono io la tua immortale,

che ti ha visto questa notte triste e silenzioso

e che come un uccello che i suoi piccoli chiama,

per piangere con te scende dall’alto dei cieli

Vieni, tu soffri, amico. Qualche tormento solitario

Ti rode, qualcosa si è lamentato nel tuo cuore;

Qualche amore ti è venuto, come si è visto sulla terra,

Un'ombra di piacere, una parvenza di felicità.

Vieni, cantiamo davanti a Dio, cantiamo nei tuoi pensieri,

Nei tuoi piaceri persi, nelle tue pene passate;

Partiamo, in un bacio, per un mondo sconosciuto

Svegliamo al caso l’eco della tua vita,

Parliamo di felicità, di gloria e di follia,

E che sia un sogno, ed il primo venuto.

Inventiamo da qualche parte dei luoghi da dove si dimentica

Partiamo, siamo soli, l'universo appartiene a noi.. (mondo sconosciuto dove regna la

felicità che non appartiene alle cose terrene)

(Gli amori terreni sono ombre dei piaceri, falsità mentre il mio amore è vero perché

io sono essenza . La parola di Dio è presente due volte ma non per credenza religiosa,

la dimensione spirituale gli è data dalla Musa. E’ un Dio che fa appello alla parte

ideale).

IL POETA

O Musa! Spettro insaziabile, (cambiamento di tono)

Non mi chiedere così tanto

L’uomo non scrive nulla sulla sabbia,

All’ora in cui passa l’aquilone.

Ho visto il tempo dove la mia giovinezza

Sulle mie labbra è stata senza smettere

Pronta a cantare come un uccello;

Ma ho sofferto di un duro martirio,

Ed il meno di quanto potessi dire,

Se lo provassi sulla mia lira,

La romperebbe come un giunco.

(E’ perso nel suo dolore per accogliere il messaggio della Musa perché non si è ancora

liberato dai suoi tormenti e quindi non è ancora pronto per accedere a questa sfera

ideale. La sofferenza è stata tale che se provasse a cantarla con la Lira la

romperebbe come un giunco. C’è un gioco tra il poeta e il poetare ed è un altro modo

di fare poesia rispetto a La Martin)

ALFRED DE VIGNY (1797-1683)

Presenta un’altra tematica della poesia romantica quella del poeta solo, incompreso

dalle folle, condannato alla solitudine, alla derisione. Tema del poeta emarginato,

fare il poeta è un lusso respinto dalla società troppo materialista che tende a vedere

il poeta come un essere inutile. Ma il poeta è un essere di eccezione che svolge la sua

funzione per espandere la sua parola, un verbo che illumina (Hugo, al contrario avrà

l’ammirazione delle folle). Questa concezione nasce in Vigny a causa delle sue

vicende personali che lo hanno deluso: aveva intrapreso la carriera militare con

successo ma poi è fallita, scrivendo non riesce a riscuotere la gloria e la fama

desiderata. Questo tema verrà espresso in due opere:

Nel romanzo in prosa “STELLO” (1832): è diviso in 4 episodi ed in ognuno di essi

narra la storia di un poeta che non ha trovato riscontro nella società;

Nell’opera teatrale CHATTERTON (1835): narra le vicende di un poeta inglese

realmente esistito – sviluppa lo stesso tema però alla fine questo si suicida.

La sua opera più nota è “Poèmes antiques et modernes” (1826-1837: Mosé e il Lupo.

Esprimono sempre lo stesso tema: MOSE’ che guidava il popolo nella terra promessa,

investito dalla potenza di Dio, non viene capito dagli uomini perché la sua dimensione

era ritenuta troppo alta; il LUPO: la morte del lupo che muore storico ma solitario

diventa una metafora del poeta che per il suo orgoglio di combattente, dopo aver

sbranato i cani, mette in salvo la lupa e i lupacchiotti. Muore guardando negli occhi i

cacciatori con orgoglio per averli salvati.

La sua ideologia si rifà allo storicismo nel senso che il poeta attinge al romanticismo

ma rimane fedele al poema antico. (“soffre ma tace”).

LE PRINCIPALI TAPPE DELLA SUA PRODUZIONE:

1826 – Cinq-Mars (romanzo storico)

1826-37 – Poème antiques et modernes

1832 – Stello (romanzo)

1835 – Chatterton (teatro)

1843 – La mort du luop

1844 – La maison du berger Destinées

1847 – La bouteille à la mer

1864 – Edizione postuma dei 3 poemi raccolti nel Destinées

1867 – Edizione postuma du Journal d’un poète.

Vigny si caratterizza per la volontà di tenersi a distanza dal flusso tormentato dei

sentimenti e delle emozioni quindi nelle sue opere c’è poco lirismo perchè le sue

radici sono antico e classico.

Poèmes antiques et modernes

Pur conservando i temi principali dei suoi contemporanei, smarrimento morale,

pessimismo, miseria della condizione poetica, Vigny, fin dai suoi primi testi, si

distingue per una volontà evidente di tenere a distanza da sé il flusso tormentato dei

suoi sentimenti e delle sue emozioni. Preoccupato di informare la sua sensibilità e le

sue convinzioni nella poesia piuttosto che di esprimerli senza ritegno, vedere senza

pudore, s’impone il filtro di una messa in scena, epico o drammatico, ma sempre

consapevolmente ordinata. Una delle sue più celebri poesie, Mosè (1822), mostra

molto come si sforza di trasporre e di sublimare la propria coscienza della natura

umana in un personaggio biblico di dimensione mitica. Questo grande nome di Mosè,

notava Vigny, non serve che di maschera ad un uomo di tutti i secoli e più moderni

che antichi, un uomo di genio, stanco della sua eterna vedovanza ed esasperato di

vedere la sua solitudine più vasta e più arida crescere. Stancato dalla grandezza

chiede il nulla.

Mosè

Il profeta finisce di riportare il popolo ebraico dal suo lungo esilio in Egitto. Quando

vede in lontananza le montagne di Caan, sa che è la fine del suo viaggio: per avere un

giorno dubitato di Dio, la Terra Promessa gli è rifiutata. Aspira al sonno eterno.

E, in piedi davanti a Dio, Mosè avendo preso posto

Nella nuvola oscura gli parlava faccia a faccia.

Diceva al Signore: Non finirò mai? Ribellione di Mosè a Dio:

Dove volete ancora che porto i miei passi? ho portato il tuo

popolo dove

Vivrò dunque sempre potente e solitario? hai voluto lasciami in pace

Lasciatemi addormentare del sonno della terra! la tua potenza mi ha reso

Che cosa vi ho fatto dunque per essere il vostro eletto? solitario.

Ho condotto il vostro popolo dove avete voluto.

Ecco che il suo piede tocca la terra promessa, non vuole essere più

dite voi a lui che accetto un altro intermediario, l’intermediario e

lascia

Al corriere di Israele che lega il freno volentieri i simboli del suo

gli tramando il mio libro e la verga di bronzo potere (bastone e libro)

Perché avete voluto far seccare le mie speranze, rimpiange il giorno in

cui

non mi avete lasciato un uomo con le mie ignoranze Dio lo ha investito della

Poiché dal monte Horeb fino al monte Nébo sua luce e lo ha posto come

non ho potuto trovare il luogo del mio sepolcro? guida del popolo. Vorrebbe

trovare il posto per il

riposo eterno.

Ahimè! mi avete fatto saggio tra i saggi!

Il mio dito del popolo errante ha guidato i passaggi

Ho fatto piovere il fuoco sulla testa dei re;

L'avvenire adorerà in ginocchio le mie leggi;

Delle tombe degli uomini io apro la più antica,

la morte trova nella mia voce una voce profetica,

sono molto grande, i miei piedi sono sopra le nazioni,

la mia mano fa e disfà le generazioni.

Ahimè! Sono, Signore, potente e solitario, Mosè implora Dio di

lasciare

Lasciatemi addormentare del sonno della terra! il potere, vuole essere un

Ahimè! So anche tutti i segreti dei cieli, uomo semplice che ha diritto

e voi mi avete prestato la forza dei vostri occhi al sonno eterno.

Comando alla notte di lacerare i suoi veli;

La mia bocca per il loro nome ha contato le stelle,

e, appena il mio gesto il firmamento chiamò,

Ciascuna si è affrettata dicendo: eccomi

Impongo le mie due mani sulla fronte delle nuvole

per prosciugare nei loro fianchi la sorgente dei temporali

inabisso le città sotto le sabbie mobili

capovolgo i monti sotto gli ali dei venti

il mio piede infaticabile è più bravo dello spazio

il fiume dalle grandi acque si apre quando passo

e la voce del mare tace davanti alla mia voce

quando il mio popolo soffre o hanno bisogno delle leggi

alzo i miei sguardi, il vostro spirito mi visita

la terra allora vacilla ed il sole esita

i vostri angeli sono gelosi e mi ammirano tra di essi

e tuttavia, Signore, non sono felice

mi avete fatto invecchiare potente e solitario

lasciatemi addormentare del sonno della terra!

non appena il vostro soffio ivenstì il pastore metafora che accomuna

gli uomini si sono detti: egli c'è estraneo il poeta al profeta

e i loro occhi si abbassavano davanti ai miei occhi di fiamma

perché volevano, ahimè! vedere più della mia anima

ho visto l'amore spegnersi e l'amicizia prosciugarsi

le vergini si velavano e temevano di morire

io mi aggrappavo allora alla colonna nera

ho camminato davanti a tutti, triste e solo nella mia gloria,

ed ho detto nel mio cuore: Che cosa vuoi ora?

Per dormire sul seno la mia fronte è troppo pesante,

La mia mano lascia lo spavento sulla mano che ella tocca,

il temporale è nella mia voce, il lampo è sulla mia bocca;

Anche, lontano da amarmi, ecco che tremano tutti,

E quando apro le braccia, si cade alle mie ginocchia.

Oh Signore! Ho vissuto potente e solitario, il profeta aspira a morire

per

Lasciatemi addormentare del sonno della terra! trovare il suo riposo eterno per

non essere più condannato

alla solitudine.

HUGO

E’ il Re dei poeti romantici, conobbe la gloria del poeta amato dal popolo e dalla folla.

Fu condannato all’esilio per le sue idee politiche e quando ritorna la folla gli rende

omaggio. Questa gloria fa di lui un faro nel firmamento della letteratura francese.

Grande romanziere del Romanzo Popolare come per es. “I Miserabili”, “Notre Dame

de Paris”, è una specie di visionario, forza poetica dell’immaginazione.

Oltre la Romanzo storico, nero, popolare è scrittore teatrale ma non è all’altezza di

Rosseau anche se ha combattuto per cambiare le regole del teatro. Nell’opera

poetica riesce ad introdurre il tono epico che era andato perso. Rispolvera l’Epopea

conferendole una veste contemporanea ispirandola alla nuova vena poetica. Nella

“Legende du Siecle” parte dalla genesi fino ad arrivare alla sua epoca, percorrendo

diversi momenti importanti del medioevo, di Napoleone.

In altre raccolte è lirico sa trasmettere una poesia intimista che parla di amore, di

solitudine, di memoria, di ricordo che consente di abolire la distanza che la natura e

il tempo pone tra di noi e le cose. Con Hugo abbiamo la funzione del poeta (scrive

anche una poesia che s’intitola “La funzione del poeta”): il poeta guida il popolo, vede

al di là di quello che il popolo vede, è quasi un veggente. C’è la dimensione di un poeta

capace di trascendere la realtà . Ciò preannuncia la poesia dei Simbolisti, di

Baudelaire che sostiene: Il poeta è l’unico che può interpretare i segni che l’universo

trasmette. Pa, 18/11/04

Il poema i “Raggi e le Ombre” (1840) di Hugo

Apparsa in Le Voci interiori, la figura di Olympio, doppio poetico dell'Io dello

scrittore, domina la raccolta che chiude il fecondo decennio 1830-1840: i Raggi e le

Ombre. In questo libro "chiaro/scuro", dove l'ottimismo cede il posto all'ispirazione

drammatica e visionaria, Hugo incarna ora nel suo personaggio, con una solennità

mischiata di inquietudine, la coscienza a volte serena, ora dolorosa, del suo passato di

uomo che accede alla maturità passionale e poetica.

In questo brano di "Tristesse di Olympio", riprendendo il tema lamartiniano del

pellegrinaggio sui luoghi della passione nascente, (per Juliette Drouet), il poeta eleva

così, le sue nostalgie e le sue speranze alla dimensione di un lirismo grandioso, ma

lucido: il corso del tempo è irreprensibile, la natura non è il “conservatore fedele del

passioni”; solo il ricordo può strappare l'uomo alla minaccia della “notte senza nessun

raggio di stella"

Dio ci presta un momento il prati e le fontane, Dio ci ha dato la

I grandi boschi frementi, le rocce profonde e sorde, natura e noi uomini

Ed i cieli azzurri ed i laghi e le pianure, ci abbiamo riposto i

ns

Per rimettere i nostri cuori, i nostri sogni, i nostri amori sogni, i ns cuori.

Rapporto tra il

poeta e la n a tu ra

(complice o matrigna) la

fine della I° stro f a

riprende la successiva)

Poi ce li ritira. Soffia la nostra fiamma.

Immerge nella notte l'antro dove risplendiamo, Rapporto non

E dice alla valle, dove si è impressa la nostra anima, amichevole con la

Di cancellare la nostra traccia e di dimenticare i nostri nomi. natura

Ebbene! dimenticateci, casa, giardino, ombreggi! Con l’ebbene

interpella

Erba, consuma la nostra soglia! rovo, nascondi i nostri passi! la natura e si adira

Cantate, uccelli! Ruscelli scorrete! Crescete fogliame! con Dio (doppio

Quelli che dimenticate non vi dimenticheranno. poetico del poeta).

(Tema del ricordo, delle memorie. Capacità che l’uomo possiede per vincere lo

scorrere del tempo)

Perché voi siete per noi l'ombra dell'amore stesso! Evocazione della natura dove

Siete l'oasi che si incontra camminando ! gli innamorati nascondono

Siete, oh vallone, il ritratto supremo, il loro amore

Dove abbiamo pianto tenendoci per mano!

Tutte le passioni si allontanano con l'età, Metafora: le passioni sono

l’una portando via sua maschera e l'altra il suo coltello, effimere come lo sono gli

Come un sciame di commedianti di istrioni in viaggio spettacoli, le rappresentaz.

Di cui il gruppo sparisce dietro la collina.

Ma a te, niente ti cancella, amore! tu che c’intanti, riprende il

tema

Tu che, torcia o fiaccola, luccichi nella nebbia ! dell’amore che xmette

Ci tieni per la gioia, e soprattutto per le lacrime. l’esaltazione

dell’Io, e

Giovane uomo ti si maledice, ma ti si adora quando si è vegliardi. sofferenza:

compiacimento

della so f f e re n z a

dell’amore

C’è in Hugo una certa indole a riflettere sulla natura umana per pronunciare delle

azioni umane universali.

In questo giorno dove la testa al peso degli anni si inclina, inno alla memoria e al

Dove l'uomo, senza progetti, senza scopo, senza visioni, ricordo

Sente che non è già caduto in rovina

Dove giacciono le sue virtù e le sue illusioni;

Parte pessimista della poesia dove il dolore si fa più acuto, utilizza delle metafore

forti perché si rende conto che l’uomo quando va invecchiando si avvicina sempre di

più alla morte e tutto si spegne. Quindi il nostro animo sognando scende nelle nostre

viscere cantando nel nostro cuore il ghiaccio (degli anni o il freddo della morte) ci

raggiunge. Quando si comincia a contare i morti su un campo di battaglia ogni dolore

e ogni sogno è spento.

Quando la nostra anima sognando scende nelle nostre viscere,

Contando nel nostro cuore che il ghiaccio raggiunge,

come si contano i morti su un campo di battaglia,

ogni dolore è caduto ed ogni sogno è spento,

Come qualcuno che cerca tenendo una lampada,

Lontano dagli oggetti reali, lontano dal mondo intero,

Arriva lentamente per una scura rampa

Fino in fondo desolato da un baratro interiore;

E là, in questa notte che nessun raggio di stella rischiara,

L'anima, in una piega scura dove tutto sembra finire,

Sente ancora qualcosa palpitate sotto un velo…

Sei tu dormi nell'ombra, oh sacro ricordo! »

Quando tutto è finito c’è sempre il ricordo che ti da sollievo. Hugo adotta il gioco

dell’allitterazione, delle parole ripetute, del ritmo delle parole, il gioco delle ombre e

delle luci. Il ricordo ci da gioia, fiducia che illumina la mente.

Sintesi del tempo e della natura in 4 poeti

Lamartine: nella poesia il Lago: “… il tempo mi sfugge e fugge”, interpella le rocce

ect.. “Voi che il tempo ringiovanisce e risparmia conservate il ricordo”. Per lui il

tempo fugge crudele e non risparmia nulla ma gli chiede almeno di conservare il

ricordo – Visione pessimistica del tempo e della natura.

Musset: il passato, il ricordo si sostituisce al presente e ciò è ancora più crudele;

sublimazione del ricordo che consente di abolire il passa e ciò da la sensazione di un

tempo sospeso ma non c’è una proiezione verso il futuro che rimane sempre terribile

– il futuro è terribile; il passato è il rifugio attraverso il ricordo. In Musset abbiamo

la sensazione del tempo sospeso. La natura aiuta a rievocare i tempi andati è

testimone del tempo andato e ha paura del futuro.

Vigny: è pessimista, al centro del discorso c’è il poeta stesso: funzione del poeta che

non è mai riconosciuto dalla società, è ai margini, è solitario. Il tempo e la natura

sono delle tematiche meno centrali rispetto al tema de poeta.

Hugo: tempo fugace, valore del ricordo, della fedeltà, dell’amore, ma il tempo non

ritorna più. La natura è vista nel suo splendore ma si oppone alla tristezza di Olimpio

che è pallido (questa caratteristica sarà sempre presente per tutta la letteratura

romantica). Olimpio soffre perché il tempo non c’è più e la natura rimane impassibile

e resta solo il ricordo che è sacro perché fa rivivere le emozioni che segnano la

nostra vita. Il teatro per Hugo sarà sempre in versi.

Teatro Romantico

In questo secolo si sono succeduti tanti eventi, c’è una generazione tormentata

espressione del secolo. Anche il teatro doveva essere liberato dalle regole ferree del

teatro classico: le cosiddette Unità Aristoteliche del ‘600 dove il teatro conosce un

età d’oro insieme alla poesia. Il romanzo occupa un posto minore e non viene mai

codificato. Il teatro, così, si rifà alle regole di unità di azione, di tempo e di luogo:

Unità di azione: ci deve essere un azione principale che non deve essere interrotta da

azioni secondarie

Unità di Tempo: l’azione deve svolgersi in 24 ore

Unità di Luogo: l’azione deve svolgersi in un unico luogo che di solito sarà un atrio in

cui i personaggi possono entrare ed uscire rapidamente (questo luogo è lo spazio

drammatico)

A queste se ne devono aggiungere altre:

La regola della buona credenza: il teatro non poteva rappresentare scene cruenti: no

duelli, assassini queste scene venivano narrate ma no rappresentate. C’era più diegesi

(storia) che mimesi (rappresentazione)

La regola della verosimiglianza: tutto quello che veniva rappresentato doveva essere

verosimile per riprodurre al meglio cose della vita quotidiana

La regola dell’unità di tono: non esistevano scene che rompevano il tono tragico.

Il teatro classico metteva al primo posto la Tragedia ritenuto nobile, si ricordi

Racine e Corneille.

Grazie a Moliere la commedia acquisisce nobiltà. Nel ‘700 si vuole liberare il teatro

da queste regole perché doveva coincidere con i valori della nuova generazione. I

maggiori drammaturghi del ‘700 sono Beaumarché, Marigò, Diderot, quest’ultimo

comincia ad interessarsi al teatro e al suo rinnovamento nella creazione del

Dramma . Nel ‘700 concretamente non ci sono autori che rinnovano il teatro perché

Beaumarché e Marigò si rifanno a Moliere e Diderot si rende conto che la vecchia

forma non è giusta e parla di Dramma.

Nell’800 c’è una grande scoperta di Shakespeare che viene rappresentato a Parigi e

da l’input per la rivoluzione del teatro. Nel ‘700 Voltaire non lo apprezza perché lo

considera ardito nello sconvolgere il teatro. L’800 invece lo apprezza e infatti nel

1827 si rappresenta l’Amleto. Vigny traduce Romeo e Giulietta, il Mercante di

Venezia, fa un adattamento di Otello trasformandola e adattandola ai gusti del

pubblico a cui si rivolge. La rappresentazione di Otello suscita un gran scalpore e

Vigny si giustifica affermando: “ho voluto scegliere una composizione consacrata da

molti secoli e da molti popoli per aprire la via alla tragedia moderna”. Si apre, così,

grazie a Vigny e a Shakespeare la rivoluzione estetica romantica che verrà meglio

teorizzata dalla Prefazione di Cromwell di Hugo, ma prima ancora del manifesto di

Vigny e di Hugo c’è stato “Racine e Shakespeare” scritto da Sthendal, grande

romanziere dell’’800: è un manifesto che mette a confronto 2 grandi drammaturghi

con una netta predilezione su Shakespeare per la sua concezione moderna del

teatro.

Cromwell è un personaggio inglese del 1827 che inspirò tanti drammaturghi. La

Prefazione è il manifesto del teatro romantico e ne fa una panoramica. Le idee che

vengono messe in luce sono:

Il teatro non è più tragedia e commedia, predica il mescolamento dei generi che si

chiama Dramma;

Predicando la fusione dei generi, mette in subordine l’unità di tono in quanto il

Dramma è la fusione di eventi tragici e rilassanti. Si parla di Grottesco più che

Comico;

Il teatro deve essere la cultura totale della realtà cioè la rappresentazione della

realtà; il teatro deve rappresentare le passioni umane: amori, delusioni è attraverso il

dramma che l’essenza dell’uomo può essere rappresentato. La metafora dello

specchio dice che “l’arte è come uno specchio non può riprodurre tutto quello che c’è

quindi l’arte è trasfigurazione”;

Il Dramma è la poesia completa: deve essere in grado di rappresentare tutti gli stati

d’animo della natura umana. Però se il dramma è poesia completa, trasfigurazione

deve essere scritto in versi. Ma la vera rivoluzione teatrale sarà quella di scrivere il

Dramma in Prosa;

Rivoluzione dell’abolizione della regola del tempo e del luogo: il Dramma romantico

non deve rappresentare per forza un azione che dura 24 h in un luogo neutrale, può

avere diverse scenografie, rappresentare diversi luoghi insomma la vera Messa in

Scena ricca di oggetti, mobili che rappresentano qualcosa. Gli autori che aboliscono

la regola del tempo si rendono conto che al teatro l’azione deve essere concentrata e

densa quindi la dilazione dell’azione non è efficace quindi la conciliazione del tempo

della rappresentazione e del tempo drammatico è fondamentale per la forza

drammatica;

Viene mantenuta una coesione dell’azione, la regola dell’unità d’azione. Anche se sono

consentite azioni secondarie ma che non prendono il sopravvento su quella principale;

l’azione non deve essere dispersa;

C’è il gusto per il colore locale cioè del luogo perché rispecchia il cosmopolitismo; si

rappresentano soprattutto l’Italia e la Spagna perché considerati luoghi della

passione. Per es. tutti i drammi di Hugo sono ambientati in Spagna, mentre Cromwell

in Inghilterra. Il Lorenzaccio di Musset si svolge in Italia.

Il pubblico non accetta subito queste modifiche al teatro e si evidenzia subito

quando Hugo rappresenta Armenie per la prima volta. Si scatena la cosiddetta

Battaglia di Armenie. Quando viene rappresentato Cromwell è un vero fiasco tranne

per la Prefazione.

La stampa entrata nei costumi acquisisce il potere di fare critica letteraria tramite i

propri critici. Quasi tutti gli scrittori e i poeti dell’800 sono stati attratti dal teatro

e hanno scritto per esso anche i poeti! Questo perché:

Per ordine materiale: fare successo al teatro significava guadagnare

Perché questi artisti si rendono conto che il teatro è il mezzo per trasmettere le

proprie idee, passioni, c’è un palcoscenico magico che li attrae e gli da la possibilità

di esprimersi liberamente.

Lamartine non prova il teatro, Musset si con il Lorenzaccio e con “i spettacoli in una

poltrona” destinati cioè alla lettura. Hugo trova la sua vena migliore nella poesia e nel

romanzo, però teorizza per il teatro. Vigny scrive “Chatterton” ed è fra tutti i

romantici quello che ha più nostalgia del Classicismo, infatti esprime un rigore

interno ma è scritto in prosa cioè in chiave moderna. Ci saranno anche Flaubert,

Balzac romanzieri dell’800. Balzac ha scritto delle piece innovative verso il

naturalismo; Stendhal parla di teatro ma in modo clamoroso; Baudelaire prova a

scrivere per il teatro con la “Farfallon”; Zolà Emile scrittore naturalista scrive anche

piece. Gli scrittori dell’ ‘800 sono tutti polivalenti.

Victor Hugo – Préface de Cromwell (1827)

Nel 1827, i 3000 versi di un dramma non rappresentabile, Cromwell, e soprattutto le

dichiarazioni vibranti della sua Prefazione spingono Hugo alla testa di un nuovo

teatro che non aveva ancora prodotto niente. Come scriveva il critico Albert

Thibaudet, questo testo “ era l’importanza di un manifesto semplicemente perché

non si attendeva era Hugo che l’attendeva…” monumentale, schematico, questa

famosa Prefazione modula in effetti le speranze della generazione romantica del

1830 attorno alle linee della forza di una ideologia.

Dopo aver sparato sulle convenzioni dell’antica tragedia, l’autore richiama con vigore

una scena e un genere elargito che renderà conto per la I° volta, per il gioco

combinato del “colore locale”, della poesia e della storia, della verità una e multipla

della natura umana.

Per l'altezza delle sue ambizioni e l'impatto delle sue formule convincenti, la

Prefazione di Cromwell passava così alla posterità per la professione di fede dei

romantici in materia di teatro.

Il teatro è un punto di ottica. Tutto ciò che esiste nel mondo, nella storia, nella vita,

nell'uomo, tutto deve e può riflettersi, ma sotto la bacchetta magico dell'arte.

L'arte sfoglia i secoli, sfoglia la natura, interroga le cronache, studiati a riprodurre

la realtà dei fatti. soprattutto quella dei costumi e dei caratteri. molto meno legata

al dubbio ed alla contraddizione che i fatti, restaura ciò che gli analisti hanno

troncato, armonizza ciò che hanno deturpato, indovina le loro omissioni e le ripara,

colma le loro lacune per delle immaginazioni che abbiano il colore del tempo, gruppo

ciò che l’hanno lasciato sparso, ristabilito il gioco dei figli della provvidenza sotto le

marionette umane, riveste il tutto di una forma poetica e naturale nello stesso

tempo e gli dona questa vita di verità e di sporgenza che l’illusione infantile, questo

prestigio di realtà che appassiona lo spettatore, ed il poeta per primo, perché il

poeta è di buona fede. Così lo scopo dell'arte è quasi divino: risuscitare, se fa la

storia; creare, se fa della poesia.

Questa è una grande e bella cosa di vedere spiegarsi con questa larghezza un

dramma dove l'arte sviluppa potentemente la natura; un dramma dove l'azione

funziona alla conclusione di un'andatura ferma e facile, senza diffusione e senza

restringimento;un dramma infine dove il poeta compie pienamente il compito lo

molteplice dell'arte che è di aprire allo spettatore un doppio orizzonte. di illuminare

al tempo stesso l'interno e l'esteriore degli uomini"; l’esteriore, per i loro discorsi e

le loro azioni"; l’interno attraverso gli a parté ed i monologhi; di incrociare, in una

parola, nello stesso, quadro, il dramma della vita ed il dramma della coscienza.

Si concepisce che, per un opera di questo genere, se il poeta deve scegliere nelle

cose, (ed egli lo deve fare), non è il bello, ma il caratteristico. Non è che gli convenga

farlo, siccome si dice oggi, del colore locale, cioè di aggiungere dopo alcuni colpi

qualche tocco stridente su un insieme del resto perfettamente falso e

convenzionale. Non è alla superficie del dramma che deve essere il colore locale, ma

al fondo, nel cuore stesso dell’opera, da dove si sparge naturalmente all'esterno di

essa, naturalmente, egualmente, e, anche. per così parlare. in tutti gli angoli del

dramma, come la linfa che sale dalla radice a all’ultima foglia dell'albero. Il dramma

deve essere radicalmente impregnato radicalmente di questo colore dei tempi; deve

esservi sena avere nell’aria, di esservi. Ciò deve essere fatto in modo naturale per

consentire allo spettatore di entrare e di uscire senza che si accorga che si è

cambiato secolo e di atmosfera. Pa, 21/11/04

CHATTERTON (1835) – VIGNY

Abbiamo un esempio di dramma scritto in prosa ma la scrittura interna rimane

rigorosa e rispecchia i criteri di rigore del teatro classico, linguaggio aulico in cui non

c’è la miscela dei toni prediletta da Hugo (unione del tragico e del grottesco). Risente

del disagio della condizione del poeta non capito dalla società: è nel cuore della

poesia e rimane una tematica che sfrutta nel racconto “Stello” in cui narra esempi di

poeti di tutte le epoche che sono stati derisi dalla società.

Chatterton è un giovane poeta di 18 anni di grande talento, occupa una stanza

all’interno di una casa adibita ad albergo diretto da John Bell marito di Kitty Bell e

siamo in Inghilterra. John Bell è un borghese e non comprende i bisogni del poeta

che è segretamente innamorato della moglie che a sua volta è molto in sintonia con

lui. Il loro amore è platonico e si sentono emarginati: Kitty ha sposato un uomo

materiale e essendo donna non viene molto considerata. C’è quindi una segreta intesa

e morirà appena saprà del suicidio di Chatterton. Egli si suicida perché aspetta una

risposta di un nobile che potrebbe assicurargli una pensione che non gli viene data e

che gli offre in cambio un posto di ciambellaio. Così capendo che non sarà mai

apprezzato si avvelena e quando Kitty se ne accorge muore di dolore perché le loro

anime erano unite. Un dramma tragico con un epilogo tragico, e non è presente

nessun episodio grottesco.

Brano antologico

Sebbene passi principalmente alla posterità per le sue poesie dei Destini, Alfred de

Vigny (1797-1863) mostrò sempre un grande interesse per la creazione teatrale.

Grande ammiratore di Shakespeare. egli non aveva conosciuto il successo alla scena

con le sue prime produzioni come Il Maréchale ‘Ancre (1831) o Quitte per la paura

(1833). In compenso, il suo adattamento drammaturgico dell'intrigo già raccontato

nella sua nuova intitolata Stello (1832) andava a conoscere, sotto il titolo di

Chatterton, un'accoglienza trionfale fin dalle prime rappresentazioni, il 12 febbraio

1835.

In questo dramma in prose ed in tre atti, Vigny dichiara avere voluto dedicarsi a

l’esame di una ferita dell'anima. Il suo eroe, Chatterton, deve rappresentare il

martirio continuo ed la continua immolazione del poeta, il supplizio dell’uomo

spirituale soffocato da una società materialista."

Chatterton

Nel 1770, a Londra, l'industriale John Bell conduce rigidamente i suoi operai e la sua

donna, Kitty. Sotto il suo tetto vive un poeta di talento sconosciuto: Chatterton.

Sconcertato dal materialismo egoista del suo hotel e della sua società, questo pensa

al suicidio. La rivelazione dell'amore che prova Kitty Bell e la prospettiva di accedere

ad un rango sociale degno di lui lo riconfortano un momento. Ma l’offerta di un

impiego umiliante da parte di lord-sindaco Beckford, e le calunnie portate al diritto

delle sue produzioni poetiche avranno ragione di lui. Si avvelenerà confessando la sua

passione per Kitty che non gli sopravvivrà.

M. BECKFORD. - Ah! siete voi, mio caro! Avvicinatevi dunque qui che vi guardo in

faccia. Ho conosciuto vostro padre, fu un degno uomo; un povero soldato, ma che

aveva fatto coraggiosamente la sua strada. Ah! siete voi che siete Thomas

Chatterton? Vi divertite a fare dei versi, mio piccolo amico; ciò è buono per una

volta, ma non bisogna continuare. Non c'è nessuno che non abbia avuto questa

fantasia. Ehi! ehi! ho fatto come voi nella mia primavera, e mai Littleton, Swift e

Wilkes non hanno scritto per le belle signore dei versi più galanti e più faceti dei

miei.

CHATIERTON. - Non ne dubito, milord.

M. BECKFORD. - Ma non davo alle Muse che il tempo perso. Sapevo bene ciò che

dice Ben Johnson: che la più bella Musa al mondo non può bastare a nutrire il suo

uomo, e che bisogna avere queste signorine per amanti ma mai per donne.

LAUDERDALE. - Bravo! milord! questo è molto vero!

Il QUAQQUERO - vuole ucciderlo a fuoco lento.

CHATIERTON. - Niente di più vero, lo vedo oggi, milord.

M. BECKFORD. La vostra storia è quella di mille giovani persone; voi non avete potuto

fare che i vostri maledetti versi, e a che cosa servono, vi prego? Vi parlo da padre, a

che cosa sono serviti? - Un buono inglese deve essere utile al nostro paese. –

Vediamo un poco, quale idea vi fate dei nostri doveri tutti quanti sono?

CHATTERTON - Per lei! per lei! io berrò il calice fino alla fine – io credo di capirla

Milord - L'Inghilterra è un vascello – la nostra isola ne ha la forma: la prua girata

verso Nord, è come l’ancora verso i mari, sorvegliando il continente. Senza tregua

tira dai suoi fianchi altri vascelli fatti alla sua immagine, e che vogliono

rappresentarla su tutte le coste del mondo. Ma è a bordo del grande vascello il lavoro

di tutti. Il Re, i Lord,i Comuni sono al timone, al governo e hanno la bussola; noi altri,

dobbiamo tutti avere le mani sulle corde, salire sugli alberi, tendere le vele e cercare

i cannoni: siamo tutti dell'equipaggio, e nessuno è inutile nel fare avanzare il nostro

glorioso vascello.

M. BECKFORO. – Non è male! Non è male! benché faccia ancora poesia; ma

ammettendo la vostra idea, volete ancora ragione. Che cosa diavolo può fare il Poeta

nella manovalanza?

CHATTERTON. - Legge negli astri la via che ci mostra il dito del Signore.

LORD TALBOT. - Che dite voi, milord? gli date torto? Il pilota non è inutile.

M. BECKFORD. - Immaginazione, mio caro! O follia, è la stessa cosa; voi non siete

buono a nulla, e voi siete resi tali a causa di queste stupidaggini. Ho preso

informazioni su di voi... e parlandovi francamente... e...

LORD TALBOT. - Milord, è uno dei miei amici, e voi mi obbligherete trattandolo

bene...

M. BECKFORD. - Oh! A voi interessa ? Eh bene! sarete contento; ho fatto qualcosa

per il vostro protetto, malgrado le ricerche di Bale... Chatterton non sa che si sono

scoperti le sue piccole furbizie di scrittore;ma sono molto innocenti, ed io lo perdono

di buon cuore. Il Magisterial è un buon scritto; ve lo porto per convertirvi, con una

lettera dove troverete le mie proposte: si tratta di cento sterline all’ anno. Non fatto

lo sprezzante, mio bambino; che diavolo! vostro padre non è uscito dalla costola di

Adamo; non era fratello del re, vostro padre; e voi non siete buono a nulla che a ciò

che vi si propone, in verità. È per cominciare; non mi lascerete, ed vi sorveglierei da

vicino.

(Kitty Bell supplica Chatterton,con un sguardo, di non rifiutare. Ha indovinato la sua

esitazione.)

CHATTERTON esita, poi dopo avere guardato Kitty. - Consento a tutto, milord.

MUSSET

Lorenzaccio

E’ un dramma ambientato in Italia durante il regno dei Medici a Firenze sotto

Alessandro dei Medici. Questo dramma tocca un problema storico perché si rifà agli

eventi in corso: i moti per ristabilire a Firenze un governo senza i tiranni. Sfondo

storico e politico, dunque, per mettere in luce Lorenzaccio (modo dispregiativo del

nome Lorenzo), giovane idealista che aveva per missione di liberare al sua città da

Alessandro. Per fare ciò lo avvicina e a poco a poco riesce ad entrare nelle sue grazie

condividendo le sue orge, per questo motivo verrà chiamato Lorenzaccio. Dipinto

come un vigliacco capace solo di fare orge e a condividere la vita di debosciato. Così

però riesce ad entrare nella vita di Alessandro e aspetta il momento opportuno per

ucciderlo, fuggire e liberare la sua città da questo tiranno. Però a forza di praticare

la vita debosciata ed essere costretto ad abbassare i suoi valori questa vita lo

travolge, c’è il dramma di un giovane idealista che viene a suo malgrado corrotto. Vi è

la consapevolezza della sua corruzione e si rende conto che se anche lo ucciderà per

la sua città non cambierà nulla perché gli succederà un altro tiranno, ma ciò servirà

alla fine a lui per riscattare la sua purezza e i suoi ideali. Alla fine lo ucciderà,

fuggirà e verrà ucciso a sua volta.

In Lorenzaccio è come se la sua personalità fosse sdoppiata: uno è il giovane che

aspira agli ideali, l’altro è il Lorenzaccio corrotto quindi c’è la tematica del doppio

sentita da Musset: doppia valenza dell’essere, riflette un po’ la sua personalità.

C’è il dialogo tra Lorenzo e Filippo che è l’unico che conosce il suo progetto, quindi è

il suo complice a cui lui spiega il suo cambiamento.

La forma della piece è in prosa, si divide in 5 atti e la tematica e il modo di esprimersi

dei personaggi sono romantiche e originali. Il campo semantico è reso molto forte e

familiare.

Brano Antologico

Non si frequenta senza imprudenza il vizio e la dissolutezza. Lorenzo che per tattica

si è compromesso durevolmente vicino ad Alexandre, misura a poco a poco il pericolo

esercitato dal male sulla sua persona. Per lui il cammino del vizio doveva condurre

alla libertà. Ma come spiega Philippe Strozzi, il capo dei repubblicani, la ricompensa

del sacrificio non è mai certa. - Il suo pessimismo profondo, in questa scena più

lunga e la più importante del dramma, lo porta alla fine a dubitare del senso stesso

del suo derisorio eroismo.

LORENZO. - Mi sono svegliato dai miei sogni, niente di più. Ti dico il pericolo di

farne. Conosco la vita, è una vigliacca cucina, siane persuaso. Non mettere là dentro

la mano, se rispetti qualche cosa.

PHILIPPE. - aspetta; non rompere come un giunco il mio bastone di vecchiaia. Credo

a tutto ciò che chiami sogni; credo alla virtù, al pudore e alla libertà.

LORENZO. - eccomi nella via, Lorenzaccio! e i bambini non mi buttano fanghi

addosso! I letti delle ragazze sono ancora caldi, e i padri non prendono, quando io

passo, i loro coltelli e le loro scope per bastonarmi! In fondo a queste diecimila case,

ecco che, la settima generazione parlerà ancora della notte dove sono entrato, e

nemmeno uno vomita alla mia vista, un valletto di aratro che mi tagli in due come un

ceppo putrefatto!L’aria che voi respirate, Philippe, io la respiro; il mio mantello di

seta multicolore trascina pigramente sulla sabbia fine delle passeggiate; non una

goccia di veleno cade nel mio cioccolato; Cosa dico?, o Philippe ! le madri povere

sollevano vergognosamente il velo delle loro figlie quando mi fermo alla soglia delle

loro porte; elle mi lasciano vedere la loro bellezza con un sorriso più vile del bacio di

Giuda , mentre io, pinzando il mento della piccola, stringo i pugni di rabbia muovendo

nella mia tasca quattro o cinque brutti pezzi d’oro.

PHILIPPE. - Che il tentatore non disprezzi il debole; perché tentare quando si

dubita?

LORENZO. - Sono un Satana? Luce del cielo! Quando ho cominciato il mio ruolo di

Bruto moderno, io camminavo nei miei vestiti nuovi della grande confraternita del

vizio come un bambino di dieci anni nell'armatura di un gigante della favola. Credevo

che la corruzione era un stigma, e che soli i mostri lo portavano alla fronte. Avevo

cominciato a dire tutto alto che i miei venti anni di virtù erano una maschera

soffocante; oh Philippe! entrai allora nella vita, ed io vivo che al mio approccio tutti

facevano tanto quanto me; tutte le maschere cadevano davanti al mio sguardo;

l'umanità ci sollevò il suo abito e mostrarono, come ad un adepto degno di lei, la sua

mostruosa nudità. Ho visto gli uomini come essi sono, ed io mi sono detto: Per chi è

questo lavoro? Quando percorrevo le vie di Firenze, col mio fantasma accanto,

guardavo intorno a me, cercavo i visi che mi davano il cuore, ed io mi chiedevo:

Quando avrò fatto il mio colpo, lui ne approfitterà? Ho visto i repubblicani nei loro

gabinetti; sono entrato nelle botteghe; ho ascoltato e ho spiato. Ho raccolto i

discorsi delle persone del popolo; ho visto l'effetto che produceva su essi la tirannia;

ho bevuto nei banchetti dei patrioti il vino che genera la metafora ed la prosopopea

ho inghiottito tra due baci le lacrime più virtuose; aspettavo sempre che l'umanità mi

lasciava vedere sulla sua faccia qualche cosa di onesto. Osservavo come un amante

osserva la sua fidanzata aspettando il giorno delle nozze.

PHILIPPE. - Se hai visto solamente il male, ti compiango; ma non posso crederti. Il

male esiste, ma non senza il bene, come l'ombra esiste, ma non senza la luce.

LORENZO. - Non vuoi vedere in me che un errore di uomini: questo è farmi ingiuria.

So perfettamente che non ho del buono; ma a che cosa serve? che cosa fanno? come

agiscono? Che cosa importa che la coscienza sia viva, se il braccio è morto? Ci sono

certi lati dove tutto diventa buono: un cane è un amico fedele; si può trovare in lui il

migliore dei servitori, come si può vedere anche che si rotola sui cadaveri, e che la

lingua con la quale lecca il suo padrone sente la carogna ad una lega (distanza). Tutto

questo è quello che ho visto, questo è che sono perso, e che gli uomini non ne

approfitteranno non più che essi non mi comprenderanno.

PHILIPPE. - Povero bambino, mi rattristi il cuore! Ma se sei onesto, quando avrai

rilasciato la tua patria, lo ridiverrai. Ciò rallegra il mio vecchio cuore, Lorenzo,

pensare che sei onesto; allora getterai questo mascheramento orrendo che ti

sfigura, e tu ridiverrai di un metallo tanto puro che le statue di bronzo di Harmodius

e di Aristogiton.

LORENZO. - Philippe, Philippe, sono stato onesto. La mano che ha sollevato una volta

il velo della verità non può più lasciarlo ricadere egli; resta immobile fino alla morte,

tenendo sempre questo velo terribile, ed alzandolo più al di sotto della testa

dell'uomo, finché l'angelo del sonno eterno chiude i suoi occhi

PHILIPPE. - Tutte le malattie guariscono; ed il vizio è anche una malattia.

LORENZO. - È troppo tardi. Mi sono abituato al mio mestiere. Il vizio è stato per me

un vestito; adesso è incollato alla mia pelle. Sono veramente un ruffiano, e, quando

scherzo sui miei uguali, mi sento serio come la morte nel mezzo della mia allegria.

Bruto ha fatto il matto per uccidere Tarquino e ciò che mi stupisce in lui, è che non

abbia lasciato la sua ragione. Approfitta di me, Philippe, ecco cosa ho da dirti; non

lavoro per la patria.

REALISMO

Il romanticismo benché si esaurisca intorno al 1840, lascia una traccia per tutto il

secolo nel senso che tutti ne sono toccati. All’interno di uno stesso secolo ci sono

movimenti diversi e c’è, dal punto di vista storico, un evoluzione delle scienze e degli

ideali che hanno degli effetti sulla vita quotidiana. Lo Scientismo da un impulso

nuovo alla società ed evolve i suoi gusti. Per gli artisti non è più importante farci

testimone degli stati d’animo, ma il pubblico evoluto vuole che venga testimoniata

l’evoluzione della società. Abbiamo un movimento che sarà contro il romanticismo e

che cerca di fare delle cose nuove e si afferma una corrente che non ascolta più gli

stati d’animo ma descrive la società. Fin ad ora le arti, la letteratura ci descriveva

una società raffinata, era destinata all’alta borghesia che viveva nella raffinatezza.

Il primo segnale di un cambiamento d’ottica c’è stato con Hugo perché nei romanzi

come “I Miserabili” (gente del popolo e no nobili), vi è la figura di un ex galeotto con

la descrizione di gente umile, o si ricorda anche Notre Dame de Paris. Hugo non è un

romanziere realista ma c’è l’intuizione del rappresentare una società umile più

povera. A poco a poco si comincia a pensare ad un cambiamento nel romanzo. Esso

era un genere che non aveva mai conosciuto la nobiltà, era destinato ad un pubblico

non raffinato ma semplice e non era mai stato codificato come la poesia, cresceva in

libertà. Nell’800 si sviluppa il Romanzo e i più grandi scrittori del periodo sono

Balzac, Flaubert, Stendhal, Zola. Esplode il romanzo perché conquista i gusti di tutti

e si rivolge a tutti i ceti sociali ed essendo libero l’autore può esprimersi totalmente.

E’ il romanzo il mezzo più idoneo a descrivere la società con tutti gli elementi che la

compongono. Balzac è il primo ad aver descritto gli ambienti della provincia, del

mondo artistico-teatrale, ecc, e scrisse un romanzo “Gli Impiegati” che tratta ad

esempio del mondo degli impiegati nei ministeri. Quello che interessa al pubblico è la

società.

Il Realismo è rappresentato da questi autori e sfocerà più avanti negli anni del

naturalismo che è un realismo elevato alla potenza in Zola o in Flaubert, che per il

suo romanzo “Mme Bovary”, verrà processato perché ritenuto scandaloso.

Le basi del naturalismo sono le leggi scientifiche:

Leggi dell’eredità: scoperte scientifiche che riguardano le malattie ereditarie. Zola

baserà tutta la sua opera su queste scoperte affermando che il vizio si trasferisce

da generazione in generazione; si occuperà di gente umile documentandosi e andando

sul posto.

Il realismo è di ispirazione storico-sociologico. Per Balzac ha un impronta che si rifà

alla storia e alla sociologia nella Prefazia alla Commedia Umana: dove vuole fare un

censimento di tutte le categorie sociali della sua epoca riconducendole ai periodi

storici. Per esempio nel 1830 c’è il primo moto rivoluzionario e molti romanzi sono

ambientati in questo periodo per cogliere questi cambiamenti sociali.

Il Rouge et Noir di Stendhal ha un sottotitolo “Cronaca del 1803” per sottolineare il

periodo di transizione e di rottura con il Romanticismo. Pa, 29/11/04

Eugenie Grandet

Il romanzo non è diviso in capitoli, ma si presenta in un unico pezzo.

Il Tempo: c’è una cronologia indicata da diverse date che ci fornisce il narratore che

è onnisciente (focalizzazione zero), i fatti sono riportati da un narratore esterno

alla storia infatti abbiamo l’utilizzo del pronome personale il e no il je . Questo

narratore lascia il posto ad una narrazione personale (focalizzazione interna →

narratore omodiegetico). Questo narratore onnisciente si associa di solito a quello

dello scrittore ma è un errore perché si deve fare la distinzione tra narratore e

scrittore. La focalizzazione è zero perché non c’è un punto di vista.

La data di inizio del romanzo è il 1819 e la fine il 1827, 8 anni è la durata complessiva

della storia. Balzac di volta in volta fornisce questa data che rappresenta

l’evoluzione della storia. La tematica centrale del romanzo è il tempo che viene ben

scandito. Eugenie aspetterà la notizia di Charles per ben 7 anni.

Il Luogo: la storia si svolge in una piccola cittadina di provincia in particolare nella

casa di Eugenie. I luoghi vengono evocati tramite i personaggi luoghi diegetici; non

sono i luoghi dell’azione ma vengono solo narrati (diegesi= storia). La casa viene

descritta, e abbiamo un luogo confinato dove le cose si giocano all’interno dei

personaggi. Il luogo è la psicologia dei personaggi stessi. Il romanzo sembra partire

mettendo in luce la madre di Eugenie ma poi l’attenzione si focalizza su Eugenie.

Balzac sceglie di cominciare il romanzo facendo una panoramica dei luoghi per poi

focalizzarsi su quello dove si svolgerà la storia.

Il romanzo comincia cercando di attrarre l’interesse dei lettori descrivendo le

ossessioni di certe città di provincia. Descrive un atmosfera un po’ glaciale, austera

delle città di provincia. Descrive tutto in modo minuzioso per darci l’idea

dell’ambiente in cui si svolgerà la storia dandoci indicazioni sull’atmosfera e sulla

mentalità della città. Balzac è convinto che l’ambiente ha un influenza notevole su

chi ci vive, c’è una specie di osmosi. Del personaggio del padre di Eugenie ci fornisce

informazioni sulla modalità in cui si è arricchito attraverso le sue speculazioni

finanziarie viene associata la tematica del denaro e dell’oro.

Questo personaggio è legato all’evento storico della rivoluzione Francese (1789)

perché è ad essa che deve la sua fortuna in quanto approfittò del fatto che molti

beni confiscati alla chiesa vennero da lui acquistati accumulando tanti beni. Il suo

mestiere era fare le botti, sapeva leggere,scrivere, contare. La repubblica mise in

vendita i beni del clero e lui, tramite operazioni finanziarie, riuscì ad acquistarli. C’è

un escursius storico perché parla dell’impero di Napoleone e nonostante i susseguirsi

dei vari regimi lui sa adeguarsi ai diversi momenti storici e sa sfruttare i momenti

giusti per fare fortuna. Nel 1806 si è sposato. Ci sono dei personaggi che gravitano

nella sua casa, in particolare due famiglie di cui uno è notaio e l’altro banchiere che

lo informa sugli affari finanziari; sono amici importanti per la vita del padre che

ricambia i loro favori con altri. Il suo difetto maggiore è l’avarizia che viene ben

descritta nel romanzo.

Ogni personaggio di Balzac è sempre animato da una passione che diventa

totalizzante e ne scaturiscono le sue caratteristiche quasi fisiche. Quando Grandet

vede l’oro sembra che il suo colore s’imprimesse nei suoi occhi. E’ uno sguardo di un

uomo avvezzo, come quello del giocatore, del voluttuoso, con movimenti avidi che non

sfuggono a coloro che hanno la stessa passione; sono una setta di coloro i quali hanno

delle passioni. La sua passione totale è l’oro.

Nel romanzo viene descritto il rispetto e la considerazione di cui godeva Grandet nel

suo ambiente e poi verrà descritto fisicamente con il suo modo di vestire, di trattare

gli affari: la sua tattica è balbettare e far ripetere le cose come se fosse sordo,

questo perché se ci si trova di fronte ad una persona che è in difficoltà

l’interlocutore precedendolo gli darà delle informazioni che lui non sapeva ed è

capace quindi di circoscrivere il suo avversario e di arrivare con questa tattica dove

vuole.

Secondo Balzac l’aspetto fisico è il riflesso dei caratteri psicologici. Lui è robusto,

tarchiato che da la sensazione di una forza della natura, il suo viso rotondo con la

pelle secca segnata dal clima e deturpato dalla cicatrice del vaiolo, i denti bianchi, gli

occhi freddi come quelli di un serpente, la fronte piena di rughe trasversali che

indicano delle qualità o caratteristiche particolari. Poi c’è una descrizione sul modo

di vestire. Presenta una personalità forte, muore all’età di 82 anni che per l’epoca è

un età longeva e tutta la sua famiglia godrà di ottima salute.

Ci vogliono 36 pagine per arrivare alla descrizione della casa che sarà robusta ma

logora e a causa della sua avarizia non vorrà migliorarla.

Vengono descritte tutte le abitudini della famiglia; viene fuori l’alterego della serva

che è fedele al suo padrone. Grandet è un vero padre padrone che non considera

affatto la moglie e la figlia che sono entrambe sottomesse. La domestica ha le

caratteristiche fisiche di un uomo, in quanto è molto robusta e brutta, per questo

veniva trattata male da tutti tranne che da Grandet che la accoglie in casa perché

prevede che potrà trarre giovamento dalla sua forza, infatti ella compie tutti i lavori

in casa anche quelli più pesanti; lei però gli è fedele e mostra un grande

attaccamento perché è stato l’unico ad averla accolta in casa. Eugenie dopo la morte

del padre le donerà una rendita per ringraziarla di tutto il suo lavoro e anche per la

sua dolcezza nei suoi riguardi.

Data d’inizio della storia: 1819 novembre ricorre il compleanno di Eugenie a cui è

legato il dono di suo padre di una moneta d’oro che sarà da lei conservata ed ogni

anno esibita. E’ una moneta d’oro da collezione che veniva conservata perché secondo

la tradizione della provincia costituiva la dote di sposa che verrà donata allo sposo

nel momento delle nozze. Vengono invitati alcuni amici per festeggiare il suo

compleanno. Durante la festa c’è l’arrivo di Charles, suo cugino che arriva da Parigi e

porta un po’ di scompiglio e attira l’attenzione per il modo raffinato di vestire

rispetto alla grossolanità dell’ambiente di Grandet. Lui è molto ricco e arriva con

tanti bauli e vestito all’ultima moda, porta con sé una lettera del padre per suo zio

Grandet. Charles non sa che il padre, avendo perso la sua ricchezza, lo affida allo zio,

in quanto non sopravvivendo al disonore si suiciderà; l’avvenimento verrà pubblicato

anche sul giornale. Quando il padre lo aveva mandato dallo zio si era particolarmente

curato nell’abbigliamento perché pensava che lo zio abitava in un castello e di dover

partecipare ad una caccia di provincia con una compagnia raffinata, ma appena vede

l’ambiente che lo circonda pone fine alle sue illusioni.

La reazione di Eugenie: rimane molto colpita dall’immagine perfetta del cugino e

credette di vedere in lui una creatura serafica, un angelo. Per lei è stato un colpo di

fulmine, cerca di rendere tutto nella casa confortevole per lui aiutando la madre.

Grandet legge la lettera e viene colpito non soltanto dal fatto in sé stesso ma

soltanto che è rovinato, non è mosso da nessun sentimento di pietà ma lo colpisce la

parola Rovina che avrà delle conseguenze amare per il nipote. Balzac commenta cosa

sta accadendo nell’animo di Eugenie e la paragona al bambino che comincia a

percepire il mondo intorno a sé perché questo sentimento la trasforma in una donna

innamorata e ha consapevolezza di ciò e finisce per affermarli conoscendo anche le

prime sofferenze; per es. mentre aspetta il risveglio del cugino pensa se a lui lei

piace. Il narratore dipinge la passione pura di una ragazza ingenua e delicata.

Questa ragazza non è bellissima e viene paragonata alla dipinto della vergine di

Raffaello. Nello stesso nome di Eugenie c’è qualcosa di verginale, che Raffaello

avrebbe preso a modello perché era pura.

Eugenie viene a sapere, in seguito, della morte dello zio e si addolora per il cugino

vedendolo disperato e afflitto per la morte del padre. Grandet non vuole provvedere

al suo sostentamento e gli suggerisce di andare a fare fortuna nelle Indie.

Quest’ultime sono sempre indicate da Balzac come una meta per fare fortuna, si

trova in molti suoi romanzi perché rappresenta un mondo di avventura e di fortuna.

Il narratore sottolineerà sempre di più la trasformazione di eugenie che prende

sempre più coscienza della sua passione e la anima. La sua passione diventa una

malattia che la influenza in tutta la sua esistenza. La passione anche se amorosa è

connotata in modo negativo perché alla fine questa ragazza vivrà in una dimensione

di finzione che non la farà vivere perché Charles alla fine non la sposerà, deludendola

e si rinchiuderà in un mondo irreale. Sia Eugenie che il padre sono prigionieri di una

passione. Il padre, per evitare che il nome del fratello venga associato a lui cerca di

liquidare i debiti per non evitare il fallimento. Questa liquidazione non berrà fatta

per salvare l’onore del fratello ma per un suo tornaconto: si mette in luce l’avidità

che ha di trarre profitto dalle situazioni terribili. Charles si rende conto della

dolcezza della ragazza e ricambia il suo innamoramento. Ci saranno momenti di dolce

intimità molto puri cioè ci sarà un bacio descritto con molta dolcezza e ci saranno

dei momenti brevi di perfetta armonia sentimentale. Il narratore utilizza la parola

italiana Primavera dell’amore.

Eugenie una notte s’introduce nella stanza del cugino poco dopo che aveva saputo la

notizia della morte dello zio e vede sul tavolo delle lettere che aveva appena scritto,

mossa dalla curiosità le legge e viene colpita da una in particolare dove confessa che

si trova in una situazione disperata e sarà, quindi, costretto a partire per cercare

fortuna. Lei pensa, allora, di regalargli le monete d’oro per non farlo partire senza

niente. Lui vorrebbe rifiutare ma è affascinato dalla sua generosità da questo

mento nasce l’innamoramento reciproco. Pa, 03/12/04

Continuazione Eugenie Grandet

Nascita dell’amore puro tra Eugenie e suo cugino: si parla della primavera dell’amore,

sentimento condiviso dal cugino che la vede degna del suo amore.

Balzac conosce bene la letteratura tedesca grazie al cosmopolitismo diffusa; è un

grande divoratore di lettura e si interessa a tutte le letterature. Questa povera

ragazza è un espressione da cui si capisce che il narratore è onnisciente, lascia

intravedere il suo giudizio; lui sa come finisce la storia e ci fa capire che questi

momenti di felicità saranno brevi:Tema romantico del tempo che passa e che fa

finire la felicità.

Quando Charles se ne va c’è un nuovo ritratto che il narratore associa a Eugenie che

attende per 7 anni il suo ritorno; c’è un cambiamento anche fisico.

Metafora sulla lettura della pittura: Eugenie, all’inizio, viene paragonata alla vergine

di Raffaello quando conosce l’amore si trasforma e matura e il suo splendore viene

paragonato alla Vergine Madre in quanto ha concepito l’amore.

A rompere questi momenti di malinconia sarà la scenata tra Eugenie e il padre

quando per il compleanno regalatole la solita moneta d’oro, le chiede di fargli vedere

tutte le altre ricevute in dono per ogni suo compleanno, ma ella fu costretta a

confessare di averle donate al cugino. Il padre diventa cattivo e si presenta un

Eugenie che è capace di tenere testa al padre e si preannuncia anche la morte della

madre. Questa è una scena forte che avrà delle conseguenze importanti: dal tu

iniziale con cui il padre si rivolge alla figlia passa al voi che indica la rottura che si

sta creando tra di loro. Eugenie lo chiama signore anziché padre. La madre si sente

male e la portano nella sua stanza per farla riposare ed Eugenie è sempre più

convinta di non cedere ai ricatti del padre che la chiude nella sua stanza e la

condanna a pane e acqua fino a quando un suo amico, un notaio, cerca di dargli dei

consigli: siccome la moglie è gravemente malata e si teme la sua morte è

consigliabile cambiare atteggiamento nei riguardi della figlia in quanto ereditiera

della madre e quindi alla sua morte potrebbe riscattare la sua eredità. Se faceva

pace lei non lo avrebbe fatto e cosi fu. Grandet alla morte della moglie farà firmare

alla figlia una carta dove rinuncia a riscattare subito l’eredità. Passano 5 anni e

arriviamo alla morte del padre. Grandet muore come ha sempre vissuto reclamando il

suo oro in quanto vuole sempre vederlo, toccarlo trovando conforto in questo. In

questi 5 anni Eugenie prende coscienza dei suoi proventi e viene guidata dal padre.

Dopo la sua morte Eugenie è ricchissima e ricompensa la donna di servizio

assicurandole una rendita e diventa così un partito interessante infatti un

pretendente si fa avanti e si sposano.

Il terzo evento importante sarà la morte del padre e la lettera di Charles dove

comunica il suo ritorno, il suo futuro matrimonio con una nobildonna e il suo addio.

Ad un certo punto il narratore ci fa un bilancio della vita di Eugenie: a 30 anni ella

non conosceva nessuna delle felicità della vita, la sua infanzia era trascorsa accanto

alla madre succube del padre e aveva sempre sofferto, l’unico suo amore era un

principio di malinconia, questo amore era maledetto dal padre e aveva causato quasi

la morte della madre. Nella vita morale e fisica l’anima ha bisogno di sorbire i

sentimenti di un’altra anima senza questo la vita è sofferenza. La fortuna non era un

potere ne una consolazione tutto era nulla senza l’amore. E’ un bilancio triste perché

ella non aveva vissuto pienamente e non poteva continuare a vivere di ricordi era

arrivato il momento di risolvere qualcosa.

C’è una focalizzazione del personaggio di Charles: egli faceva fortuna nelle India e

vengono narrate tutte le vicende che hanno fatto si che lui si sia arricchito e che lo

hanno fatto corrompere. Quando ritorna dalle Indie è un altro uomo, lo abbiamo

lasciato giovane e puro e lo ritroviamo uomo che ha che fare con la società, ha fatto

cose orribili come il traffico di esseri umani per arricchirsi. Quando lui ritorna

Eugenie lo vede diverso e il suo amore diviene un ricordo. Per lui è stato più facile

dimenticare perché ha agito, ma Eugenie pur essendo cambiata in quanto è diventata

una donna non si è mai corrotta.

Il narratore ci parla di una data precisa il 1827 in cui ci segnala il ritorno di Charles

(quindi sono passati 7 anni) che si ricorda della cugina non solo per i momenti belli ma

anche per il denaro che gli era stato prestato e che vuole restituire anche per

congedarsi da lei definitivamente. Quando Eugenie riceve la lettera si sente piena di

speranze ma presto soffrirà terribilmente. Nella lettera Charles dice: “niente

resiste al tempo lo sto provando” per farle capire che tutto è cambiato a differenza

di Eugenie che il tempo non aveva scalfito il suo amore. Charles le preannuncia il suo

matrimonio con una nobildonna che non ama ma essendo ricca a lui conviene anche

per assicurare il futuro dei suoi prossimi figli. Nella lettere pone delle distanze tra di

loro:

lei è più grande

non è abituata alla società parigina

non può dare dei titoli ai suoi futuri figli

il loro amore è per lui frutto delle promesse di due giovani infantili. Eugenie accusa

Charles della sua sofferenza e prende la decisione di contrarre matrimonio bianco

per assicurarsi la fine delle chiacchiere del paese e per garantirsi un futuro per la

gestione del patrimonio. Rimarrà vedova dopo qualche tempo e la sua posizione la

mette al riparo da qualsiasi chiacchiera. La vedovanza le assicurava uno stato sociale

ben definito e non era costretta a risposarsi. Ella farà un ultimo gesto di generosità

quello di aiutare Charles a superare il fallimento del padre in modo che il suo nome

non sia macchiato da nessuna vergogna e compra dei titoli. Quando Charles viene a

conoscenza che sua cugina è un ereditiera pensa che sposarla non sarebbe stato un

brutto affare. L’epilogo del romanzo fa vedere la traiettoria della vita di eugenie

che rimane sempre una ragazza pura segnata da una passione che l’ha sempre

divorata. Anche dopo il matrimonio continuerà le sue abitudini di sempre e coltiverà

le sue passioni così come il padre aveva coltivato la sua per l’oro. I soldi non hanno

nessuna influenza in lei perché non cambia le sue abitudini e vive una vita semplice.

E’ una donna che non ha mai conosciuto nessun affetto tranne quello ricevuto dalla

donna di servizio e dalla madre. Lei era fatta per essere sposa e madre ma questo

non era avvenuto. FLAUBERT (1821-1880)

Nacque a Rouen nel 1821, secondogenito dei tre figli del chirurgo primario di Rouen.

Ebbe così, l’occasione di frequentare gli ospedali e la medicina fu importante per la

sua educazione. La sua infanzia fu malinconica perché si sentì abbandonato e

trascurato ed era molto geloso del fratello maggiore. Questa malinconia lo porta a

rifugiarsi nella lettura e avrà uno spirito di derisione che sarà una sua caratteristica

nella sua scrittura. Nel 1836 sulla spiaggia di Trouville incontrò Elise Foucault (una

ragazza sposata con un tale Schlésinger), oggetto della grande e mai soddisfatta

passione della sua vita, che gli ispirerà poi "L'educazione sentimentale". Questa sarà

per lui il suo modello ideale di donna: bruna, pettinata con delle acconciature, viso

pallido, grandi occhi neri. Per quanto riguarda gli studi nel 1840 si iscrisse alla

facoltà di legge a Paris ne seguì i corsi con scarso impegno, preferendo frequentare

gli ambienti letterari e artistici e si appassiona al greco, al latino e alla filosofia e

interrompe i suoi studi di diritto.

Flaubert ha una forte erudizione, una cultura molto grande che sarà svelata nei suoi

romanzi per es. nel suo romanzo storico dove evoca le guerre puniche tra Cartagine e

Roma.

Nel 1844 colpito da una grave malattia nervosa che lo obbligò a lasciare i suoi studi,

tornò a Rouen. Dopo la morte del padre e della sorella (1846) si stabilì con la madre e

con la nipote nella casa di campagna di Croisset che è una proprietà familiare che si

trova sulla riva della Senna. Diventa il suo luogo di ritiro e per questo sarà

soprannominato il “solitario di Croisset”, proprio per la sua scelta di rifugiarsi dalla

vita mondana, ma riceve tanti amici e scrittori e formeranno un cenacolo in cui

Flaubert ne è il caposcuola. C’è un attività fervida, lui lavora molto e questo cenacolo

gira attorno alla sua figura. Nel 1846 conobbe a Parigi la scrittrice Louise Colet. La

relazione, dopo i fervori dei primi tempi, continuò con incontri saltuari e con una

abbondante corrispondenza fino alla rottura del 1855. Louise è una preziosa

consigliera di Flaubert che le parla sempre dei suoi progetti. Lui la considera la sua

musa e la sua confidente

Nel 1848 era a Parigi durante la rivoluzione. Questi moti verranno da lui enunciati

nel romanzo storico

Nonostante la sua vita solitaria negli anni 1849-1851 viaggiò insieme con l'amico

Maxime du Camp, in Medioriente, Grecia e Italia, di questi viaggi ci lascerà un diario.

Nel 1857 è la pubblicazione di "Madame Bovary", questo romanzo lo rende celebre e

lo consacra come grande scrittore ma gli vale un processo per immoralità come

Boudealire per “Les Fleurs du Mal”. Ne esce assolto ed ha un posto di primo piano

nell’ambiente letterario. Instaurerà un'altra amicizia con Georgie Croisset (?), una

donna moderna con cui terrà una corrispondenza.

Nel 1862 pubblica «Salammbô» romanzo storico che gli apre le porte alla società

Nel 1869 abbiamo la pubblicazione di “L’éducation sentimentale” che oggi non

riscuote il successo che merita.

La guerra franco-prussiana del 1870 lo costrinse a lasciare momentaneamente

Croisset. Questa guerra, gli avvenimenti della Comune, i lutti di suoi amici ebbero

gravi conseguenze sulla sua salute nervosa. Nel 1872 gli morì la madre. Nel 1875 per

salvare dal fallimento il marito della nipote, vendette tutte le proprietà e si ridusse a

vivere con gli scarsi proventi del suo lavoro di scrittore. Negli ultimi tempi accettò,

con riluttanza, una modesta pensione governativa. Morì a Croisset nel 1880 a causa

di un emorragia celebrale.

Concezione del romanzo per Flaubert

Il realismo di Flaubert è diverso da quello di Balzac. Flaubert porta al romanzo un

contributo rivoluzionario perché modifica il genere romanzesco. La maggior parte

dei suoi protagonisti sono votati al fallimento e ciò sottolinea il suo pessimismo. Non

realizzano mai i loro sogni e sono vittime di una storia collettiva che subiscono e che

vuole essere la testimonianza del crollo dei valori e delle strutture storiche

dell’epoca. Sono il riflesso di una società in piena decadenza. A questo si aggiunge il

peso di una specie di frattura esistenziale insita in Flaubert che è stato un bambino

malinconico che soffriva la sindrome del fratello maggiore e si rifugia nella lettura;

questa frattura presenta 2 aspetti: da un lato una personalità segnata dal

romanticismo che ha pienamente assorbito e che esprime nei racconti giovanili,

dall’altro c’è in lui un crudo realismo che è l’antidoto al romanticismo perché

rappresenta un occhio che guarda con lucidità alla sua società malata che vuole

restituire con tutta la sua realtà; un realismo acuto, lucido alla quale non sfugge

nulla. Questi due aspetti sono complementari e in opposizione, la frattura la

troveremo in Mme Bovary. La frase celebre “Mme Bovary c’est moi” ci fa capire

come ci sia tutto Flaubert in questo romanzo. C’è un essere che non è più capace di

amare la vita; Mme Bovary è Flaubert perché rappresenta il romanticismo morboso

che la farà vivere di chimere che contrasta la realtà, ha una personalità pessimista

incapace di cogliere i lati positivi della vita.

Nei suoi romanzi si propone di investigare la realtà in modo dettagliato e c’è la

predilezione per tutto quello che può essere banale; abbiamo questo attardarsi sui

particolari che mostra in modo straordinario.

Flaubert ammira Balzac ma nello stesso tempo ama le letture dei filosofi chiamate

ideologie che hanno dato una visione diversa che si riallaccia ad una visione

illuministica. Ricorre al documento nel senso che si documenta per la stesura dei suoi

romanzi. Flaubert è un passo più avanti rispetto a Balzac per questo studio

minuzioso ed è per questo che ritroviamo in lui la preminenza della descrizione

(Balzac descrive i luoghi perché c’è un vuoto tra il luogo e il personaggio) di tante

cose e la compiacenza della descrizione anche nelle cose più piccole per fare dei

quadri in cui abbiamo i personaggi che diventano parte degli ambienti. Abbiamo l’uso

di tempi verbali particolari e una raffinatezza dello stile che è una specie di

paradosso perché da un lato ci narra delle cose banali ma lo fa con uno stile

raffinato che diventa arte; dall’altro ci va vedere la verità più cruda e la sua

scrittura diventa arte è un po’ come quando vediamo dei quadri magia dell’arte che

è capace di farci provare dei sentimenti anche se sono forti.

Flaubert declamava a voce alta le pagine che descriveva per sentire se c’era qualcosa

che doveva essere corretto: aveva uno stile perfetto. Egli preannuncia i grandi

romanzi moderni e ci sono affinità con Proust. Ci si potrebbe chiedere perché

descriveva dei personaggi fallimentari: perché rispecchiamo il suo pessimismo e la

sua natura scissa e la derisione della sua arte presenta un distacco ironico, è una

specie di autodifesa. E’ un personaggio complesso e affascinante. Pa, 06/12/04

MADAME BOVARY

L’estensione del romanzo dura 4 anni e mezzo. Nel 1856 fu pubblicato nella “rivista

di Parigi” a puntate e suscitò molto scandalo infatti insieme alla rivista furono

processati per delitti di oltraggio alla moralità pubblica e religiosa e ai buoni

costumi. Al termine del processo nel 1857 è assolto ma è accusato di “aver

dimenticato che la letteratura come l’arte per compiere il bene che è chiamata a

produrre, deve essere casta e pura sia nella forma che nella sua estensione”. Questa

è la nota che gli rimane dopo essere stato assolto.

La pubblicazione avviene nel 1857 in 2 volumi, l’edizione definitiva verrà pubblicata

nel ’73. Mme Bovary è il primo libro pubblicato da Flaubert perché prima pubblicò

per mezzo delle riviste, questo gli assicura successo e fama nell’ambiente letterario.

TRAMA:

E’ la storia di una donna insoddisfatta del matrimonio e della sua vita che trascorre

in una piccola città di provincia. Ebbe un educazione fatta di letture romantiche

dove si vivono delle storie d’amore romantiche e delusa della sua vita matrimoniale e

dell’ambiente finisce con darsi all’adulterio e volendo vivere in un mondo che non è il

suo contrae tanti debiti e alla fine si suicida con l’arsenico.

E’ una storia d’amore interessante per il modo in cui viene narrata. Il romanzo è

composto in tre parti che Flaubert non ha intitolato ma che potrebbero portare i

titoli seguenti:

la prima parte: Rouen e Tostes: sono le due cittadine. È divisa a sua volta in 9

capitoli: il I° protagonista che viene evocato è il marito Charles Bovary, si narra la

sua storia da quando entra in collegio fino agli studi che compie grazie alla

caparbietà della madre. Suo padre è un chirurgo ma vive una vita piena di vizi che lo

porterà a vivere della rendita della moglie che si dedica totalmente al figlio

riuscendo a fargli conseguire la laurea e a fargli prendere il posto di medico in una

piccola cittadina che è Tostes e a farla sposare ad una bruttina, ricca vedova. Rouen

è la città dove è nato. Poi viene il momento in cui Charles durante una visita

d’urgenza in una fattoria ad un signore che si era rotto una gamba, si accorge della

presenza di Emma, figlia di quest’ultimo. Nel frattempo la moglie muore e lui torna

spesso alla fattoria per curare questo signore e alla fine sposa Emma. Ella fin dai

primi mesi del matrimonio rimpiange di essersi sposata e le viene una specie di

esaurimento, così Charles si trasferisce a Tostes. Emma è incinta.

la seconda parte: Yonville: dopo una gravidanza che le da una figlia verso il quale non

nutre nessun sentimento materno, conosce un certo Rodolphe con il quale comincerà

una relazione adultera. Ci sono più capitoli in totale 15 dove viene a esaurirsi tutta la

storia di Emma con Rodolphe. Si conoscono durante un comizio agricolo. La sua

storia svela la sua sensualità. Alla fine Emma propone a Rodolphe di rapirla per

andare a vivere insieme a Parigi, che è la sua città tanto ambita, ma alla fine viene

abbandonata.

la terza parte: Yonville e Rouen: a Rouen ha un’altra storia con Léon con il quale

aveva avuto una storia platonica nella II° parte. Con il pretesto di prendere delle

lezioni di piano si reca a Rouen per incontrare l’amante. Nel frattempo si accrescono

i debiti con un certo Leureaux e non sapendo più come reggere tutte le bugie si

avvelena. La sua agonia viene assistita dal marito che non capisce perché abbia fatto

un gesto simile. Alla fine Charles, innamorato della moglie, scopre tutta la verità: i

debiti, le infedeltà e la cosa più straordinaria e che questo nega la realtà sulla morte

della moglie perché pensa che sia stata una fatalità. Non riesce ad odiarla e un

giorno, mentre la bambina gli si avvicina, muore. Consta di 11 capitoli.

Flaubert ha diviso la storia in capitoli solo successivamente ciò spiega perché molto

spesso si ha la sensazione che da un capitolo all’altro ci sia una divisione e a volte una

continuazione diretta, ma l’apertura e la chiusura del capitolo ci da una successione.

I capitoli sono di lunghezza variabile tra le varie parti.

Tempo Cronologico: l’azione si situa sotto la monarchia di luglio dal 1812 al 1835;

dall’infanzia di Charles fino alla sua morte. Quando Charles sposa Emma ha circa 30

anni, mentre l’età di Emma non è precisata ma facendo un conto si crede che abbia

20 anni quando si sposa. Rodolphe ne ha 34.

Cronologia interna del romanzo: non è molto precisa; Charles ed Emma trascorrono 2

anni a Tostes, poi sono trascorsi 4 anni quando Emma prega Rodolphe di rapirla per

andare a Parigi e poi ne trascorrono altri 3 dalla loro rottura; il giorno in cui Emma lo

va a ritrovare per l’ultima volta per chiedergli dei soldi passano altri 3 anni, 7 passano

dal suo suicidio. Emma muore verso i 30 anni. Questa cronologia si è potuta stabilire

solo dagli indizi ciò non è un caso perché Flaubert vuole evitare di situare

chiaramente l’intreccio dove si svolgono tante cose; ha lasciato nel vago i fatti

storici e lo svolgersi della vita domestica dei personaggi per darci l’idea di un tempo

che si snoda ma che non ha un inizio e una fine. Tempo che diventerà il tempo della

noia, il vago della sua azione è voluta; il tempo scorre ma da la sensazione di una vita

fatta di noia e di attesa; non è mai cronologicamente precisato. Questo lo notiamo

anche con l’uso dei tempi verbali che sono il ricorso all’imperfetto; il suo uso è un

espediente perché l’imperfetto esprime il processo che rimane aperto che non ha una

fine, da una sensazione di stiramento del tempo. Quindi una mancanza di cronologia

e l’uso dell’imperfetto conferisce al tempo un peso e una noia: la noia di Emma.

In realtà in questo romanzo ci sono solo pochi grandi eventi, essi sono:

il matrimonio di Emma e Charles (I°parte); nel cap. 8 abbiamo il ballo tenuto a

Vaubyessard, questo evento viene vissuto da Emma in modo intenso perché

rappresenta la vita che ha sempre sognato, questo è un evento fondamentale.

I comizi agricoli (II° parte): incontro con Rodolphe, viene subito attratta da lui

perché è un nobile, conosce la società raffinata di Parigi e conduce la vita che lei

vorrebbe condurre.

Nel cap. 11 abbiamo l’operazione del piede condotta da Charles: un ragazzo

aveva il piede valvo e Emma stimola il marito a fare l’operazione perché pensa

che se il marito diventasse celebre per la sua riuscita nell’operazione la sua

reputazione potrebbe diventare tale da renderlo un grande medico e condurlo

a Parigi. L’operazione è un fallimento e il ragazzo diventa storpio per sempre.

Con ciò Emma vede cadere tutte le sue ambizioni e pone fine alle sue

speranze ed è per questo che comincerà la sua relazione con Leon

III° parte: tutto comincia a restringersi attorno ad Emma: i creditori, le bugie fino

all’epilogo finale del suo avvelenamento con l’arsenico.

Non ci sono grandi eventi ma sono importanti per l’evoluzione del romanzo. L’evento

più importante è il matrimonio atteso con impazienza all’inizio che si trasforma in

una totale delusione che trascina Emma alla morte.

Emma si reca a Rouen con il marito per assistere alla rappresentazione teatrale

“Lucia di Lammermoon” e si identifica con la protagonista dell’opera e con il suo

destino.

PROCEDIMENTO DI NARRAZIONE

1. Consiste nella tecnica della messa in abisso (mise en abŷme) cioè inserire

all’interno di una scena un’altra che le fa da completamento. In particolare viene

messa in pratica in due episodi:

nei comizi agricoli: durante i quali nella piazza si svolgono le discussioni del sindaco.

C’è la descrizione della fiera in cui tutti i fattori espongono il loro bestiame e viene

fatta dall’autore per deridere la città; nel frattempo nel municipio, le cui finestre

danno sulla piazza, Emma e Rodolphe parlano tra di loro per assistere al comizio;

mentre parlano si sentono a tratti i discorsi dei comizi (sono i doppi discorsi che

s’intrecciano): giù i comizi sopra il dialogo di Emma e Rodolphe. Questo procedimento

verrà ripreso dagli scrittori del ‘900

durante la rappresentazione dell’opera teatrale di “Lucia di Lammermoon”: da un lato

abbiamo la rappresentazione dall’altro la messa in scena dall’identificazione di Emma

nei confronti della protagonista (punto di vista psicologico)

Si potrebbe chiamare questo procedimento come ha sottolineato Sergio Scigalà

(famoso critico), anche il gioco delle interferenze, il titolo della sua opera è

“Flaubert, l’altro”.

2. un altro procedimento caratteristico di Flaubert è lo stile indiretto libero:

procedimento stilistico che diversamente da quello diretto fa sentire la voce del

protagonista è quello che si chiama anche procedimento di polifonia linguistica.

Lo stile indiretto riporta la parola di qualcuno che viene introdotto con la

coniugazione che.

Lo stile indiretto libero è una unione tra stile diretto e indiretto, senza

punteggiatura, e il che di subordinazione; c’è la sensazione quando si legge di sentire

la voce del personaggio senza che ci sia nessun segno evidente.

Questo procedimento sarà usato nel XX secolo nei romanzi moderni alla prima

persona nei monologhi interiori. Questo stile ci dà la sensazione di una visione

interna, ad un narratore onnisciente che è Flaubert. Si aggiunge la sensazione che si

sostituisce ad esso la visione di un personaggio interno (narratore intradiegetico).

Da un narratore onnisciente ad un narratore intradiegetico o da una focalizzazione

zero ad una interna.

L’uso dell’imperfetto è ossessivo ed è il tempo che rende di più la dilatazione del

tempo. Il tempo che di solito domina la narrazione è il passato remoto che è quello

che favorisce la concatenazione narrativa.

Nell’ imperfetto il tempo è un processo che rimane aperto, è uno dei tempi prediletti

da Proust, grande scrittore del XX secolo che sarà sempre accostato a Flaubert.

DESCRIZIONE E RITRATTI DEL ROMANZO

I ritratti sfociano molto spesso nei ritratti morali, ma abbiamo una descrizione

molto minuziosa degli oggetti, ambienti che diventano capaci di capire la realtà nel

suo lato più minuzioso per ancorare il lettore alla realtà. Anche la natura viene

descritta ed è molto spesso in simbiosi con i sentimenti del personaggio.

Flaubert ha una precisione del suo stile che và fino alla mania infatti, leggeva ad alta

voce ciò che scriveva per controllare che rispecchiasse pienamente il suo pensiero.

Flaubert fa uso del corsivo che è usato per mettere in risalto, parole o espressioni di

un registro particolare per es. un’espressione familiare, un gergo, una parola

straniera o i titoli.

In una lettera di Flaubert sulla realtà che scrive a Colet Luise, la sua amica dichiara

la sua volontà di distacco, di obiettività in ciò che scrive: “l’autore nella sua opera

deve essere come Dio presente ovunque e invisibile in ogni posto”, esprime la volontà

di essere onnisciente ma invisibile.

Stendal è molto presente nella sua narrazione per le sue considerazioni molto

ironiche così come Balzac. Flaubert invece non esprime mai le sue opinioni politiche

non fa mai la morale perché dice “la vera e unica morale è quella dell’arte”, solo l’arte

è quello che predomina. Però ciò non gli impedisce di sentirsi ogni tanto per es.

quando c’è una sottile venatura di ironia e di derisione nel modo di descrivere le cose

o il personaggio per es. la descrizione della casquette di Charles Bovary, dove esalta

il ridicolo del personaggio e il professore gli dice di scrivere molte volte “sono

ridicolo”; anche nello stesso nome Bovary che significa “bue”; è un uomo impacciato.

Derisione nella scelta dei cognomi come Leureaux, che è un venditore da cui Emma

compra e fa debiti, non è un caso che si chiama così perché significa felice perché

ma farà l’infelicità di Emma nel farle fare molti debiti che lo arricchiscono.

Per quando riguarda il narratore, all’inizio del romanzo comincia con un noi ciò

significa che apparentemente ci sia un narratore intradiegetico.

Nel I° capitolo, sembra che sia un compagno di scuola di Charles che racconta la sua

storia poi però quando si parla della famiglia di Charles il noi sparisce e lascia il posto

al narratore onnisciente. Ciò non rappresenta una negligenza, ma Flaubert vuole

dare la sensazione di essere presente nella classe.

Lui entra come nuovo alunno nella classe, ad anno scolastico iniziato e ci vuole fare

immedesimare nel suo stato d’animo, ma poi quando il personaggio è focalizzato si

torna al distacco, al narratore onnisciente , da qui si vede la libertà di Flaubert nel

giocare con la narrazione e costituisce uno dei fascini della storia.

PERSONALITA’ DI EMMA

E’ un personaggio negativo, una donna futile che potrebbe apparire negativa

nell’insieme ma dobbiamo considerare che al di là della sua futilità, ritraendo questa

donna Flaubert attacca il romanticismo, perché ci narra del modo in cui è stata

educata. Benché sia la figlia di un fattore, ha ricevuto una educazione in un

convento, e a nutrito la sua fanciullezza di letture di Scott, Lamartine in cui si è

cullata con delle storie di passioni, con protagonisti eroi, ambienti di nobiltà, luoghi

lussuosi, storie di personaggi, che la catapultavano in un ambiente raffinato.

Vive di tutte queste cose, e la sua immaginazione è fervida e quando incontra Charles

lei pensa che vivrà una storia simile a quella che aveva letto, ma si rende conto che

non è così perché Charles è banale, non ha delle qualità.

Flaubert fa un processo al romanticismo per il tipo di idee che faceva suscitare nelle

menti delle fanciulle. Oppone il mondo irreale del romanticismo contro il mondo reale

La sua personalità è più complessa, perché è vero che vuole rivivere queste cose (una

vita lussuosa una vita mondana), ma Emma porta in se una fragilità, un male

esistenziale che non gli fa trovare la sua realizzazione, la sua pace .Questa

disperazione di Emma, è sentita molto nella terza parte del romanzo, quando è

delusa dall’abbandono di Rodolphe e si lascia andare alla malattia e cerca la morte.

C’e una frattura che si riscontra in Flaubert: è il suo alterego nell’insoddisfazione

della vita nella noia esistenziale.

Questa donna sempre in attesa di un evento che possa sconvolgere la sua vita è

rappresentata dall’immagine di Emma affacciata alla finestra. Battini che è un

critico, della narratologia chiama la finestra un CRONOTOPO (Chronotope): simbolo

temporale e spaziale nello stesso tempo.

La finestra in Emma vuol dire che è una donna che aspira alla libertà, è un luogo

interno ed esterno, in realtà, non vive la vita esterna ma la guarda, ed è costretta

all’interno di un mondo del quale si sente prigioniera. Lei guarda fuori ma è bloccata

all’interno, la finestra inoltre include in sé due sensi:

1. la vista;

2. l’udito

Lei vede ma sente per es. quando sente passare il cavallo di Rodolphe.

Sensazioni visuali e sonori che proiettano Emma nel sogno ad occhi aperti e alla

allucinazione.

Il PERSONAGGIO DI CHARLES:

E’ più complesso di quanto appare, perché può sembrare semplice, ancorato alla

realtà, che non ha ambizioni, rozzo, che non ha sensibilità, poco accorto alle

raffinatezze, ma ha delle qualità straordinarie, anche egli sogna ad occhi aperti, per

esempio nell’innamoramento di Emma, la pensa e la sogna durante la notte.

Pensa sempre a lei, alle sue crisi nervose, e non esita ad abbandonare tutto, non le

rimprovera nulla, cerca di soddisfare i suoi capricci, ed è sempre innamorato.

Alla fine rifiuta la verità e parla della fatalità, non capisce l’abisso in cui Emma è

caduta. Lui è capace di amare anche superando l’infedeltà. L’unico vero personaggio

che ha un sentimento reale è lui. Pa., 10/12/2004

Continuazione Madame Bovary

Nella prima parte del romanzo, in particolare nella prima pagina, abbiamo una

narrazione fatta con il Noi per poi diventare narratore onnisciente.

L’étude in Francia è un doposcuola e la V in Francia corrisponde alla nostra II°

media.

C’è una descrizione di questo ragazzo, e la coppola assume dei caratteri

antropomorfi per fare capire come è questo ragazzo insolito, impacciato, era

l’oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di scuola anche per la sua timidezza.

E’ come se fosse il compagno di scuola a parlare di queste vicende però appena si fa

la descrizione della sua famiglia il narratore diventa onnisciente e il noi si eclissa per

avere una focalizzazione zero.

Il padre non si occupa di lui mentre la madre riversa tutto il suo amore ed ha delle

ambizioni per il figlio, infatti studia medicina.

E’ un ragazzo molto ubbidiente e ligio al suo dovere scolastico fino a quando decide

di allentare lo studio e lo trascura; ciò rappresenta l’iniziazione al mondo del mondo e

ai piaceri proibiti. Non passa gli esami e la madre non lo rimprovera ma poi riesce a

completare i suoi studi e si installa a Tostes dove eserciterà la sua professione e poi

la madre lo fa sposare con Mme Dubuc, una donna ricca che Charles non ama.

Ciò che stupisce è che Flaubert ha la capacità di essere dettagliato nelle descrizioni

e nello stesso tempo sintetico nel narrare gli eventi che si succedono senza enfasi è

come se le cose accadessero da se.

Ci sono delle riflessioni che sono degli indizi per ciò che avverrà dopo.

Nel II capitolo Charles viene chiamato di notte per soccorrere un signore di una

fattoria dei Bentoux che si era fratturato una gamba. Charles incontra Emma e la

descrive incominciando dalle sue labbra carnose che tremavano per il freddo e

mordicchiava durante i momenti di silenzio, il suo collo portava un colletto bianco, i

suoi capelli erano divisi a metà da una scriminatura sottile che seguiva le curve del

capo. Era per Charles una donna bellissima e se ne innamora. Infatti si reca alla

fattoria con il pretesto di controllare il malato ma in realtà ci va perché ne è

attratto. Questo tipo di donna piace molto a Flaubert e la rappresenterà in tutti i

romanzi. Il capitolo si conclude con la morte della moglie.

Nel III capitolo, c’è la proposta di matrimonio fatta al padre di Emma che le dà un

segnale attraverso il quale, avrebbe capito se Emma avrebbe accettato. Alla fine del

capitolo si capisce un po’ la personalità di Emma: aveva un temperamento romantico,

perché si voleva sposare a mezzanotte con la luce delle fiaccole invece suo padre non

capì nulla di questa idea.

Al matrimonio parteciparono 43 invitati che restarono 16 ore a tavola e la festa si

prolungò per alcuni giorni successivi.

Il IV capitolo descrive le nozze di Emma nei minimi dettagli, la descrizione del mondo

rurale è fatta con molta ironica; un altro autore Meupassant si ispirerà a Flaubert

che è conosciuto per i suoi racconti fantastici anche se era un autore nato con il

realismo.

Il fantastico affonda le sue radici nel reale, quindi non è un controsenso. Flaubert è

molto profondo nel descrivere le cose come se fossero animate, e questo ci dà la

sensazione di volere andare dietro la realtà,.

Dopo le nozze vanno a vivere a Tostes e nel V capitolo abbiamo l’installazione nella

casa dove Emma comincia ad occuparsene e alla fine del V capitolo, si accenna al I°

cronotope della finestra.

Capitolo V: Tutte le mattine Emma guarda Charles andare via dalla finestra e

rimaneva appoggiata al bordo del davanzale, adornato di piante e vestita con la sua

vestaglia ampia.

Charles si apprestava a salire a cavallo e lei continuava a parlargli dall’alto.

Alla fine del V capitolo c’è una riflessione di Emma perché si rende conto che non

prova amore per il marito, e non era felice, si rendeva conto di essersi sbagliata e

non sapeva che cosa significavano le parole felicità , ebbrezza, passione, che le

erano sembrate belle nei libri in cui aveva studiato durante la sua formazione.

Nel capitolo VI viene descritta il tipo di educazione e di letture che Emma aveva

fatto nel collegio. Aveva letto “Paolo e Virginia”, è un romanzo citato da Flaubert

perché esotico e sentimentale che esce nell’800 e aveva riscosso tanto successo: é la

storia di due ragazzi allevati in un ambiente esotico che si innamorano. Virginia

lascia il suo paese per andare in Europa e quando ritorna la nave naufraga e lei

muore tentando di salvarsi e annega pure lui perché tenta di salvarla. Vengono citati

altri titoli di romanzi ispirati a questo genere, viene citato anche Chateaubriand.

Emma aveva ricevuto un educazione raffinata rispetto all’ambiente dove viveva e

queste letture che esaltavano la passione avevano lasciato un’impronta indelebile e

sposandosi a 20 anni non aveva conosciuto nulla e si aspettava dal matrimonio una

grande passione.

Queste delusioni vengono espresse bene nel cap. VII dove la luna di miele dovevano

essere dei giorni felici ma non era così per lei che provava una grande delusione. Ci

sono delle considerazioni più amare e c’è anche un momento in cui Emma si domanda:

“perché Dio mio mi sono sposata?”, e cercava di immaginare una vita diversa se

avesse incontrato qualcun’altro diverso da Charles e immagina che le sue compagne

di convento forse avrebbero sposato gli uomini dei loro sogni.

Cap. VIII: Questa vita grigia si colora un po’ grazie ad un invito al ballo che

rappresenta la vita sognata perché nel castello vivono delle persone raffinate ,

eleganti, rappresenta il mondo in cui ella voleva inserirsi.

Emma non vuole ballare con il marito ma con altri cavalieri, passa una serata

indimenticabile.

Avendo visto da vicino questo tipo di vita avrà un confronto amaro con la sua vita, e

infatti alla fine del capitolo, quando torna a casa vivrà delle giornate interminabili e

il ballo gli sembrerà lontano anche se è passato solo un giorno.

La vita a Vaubyessard aveva aperto un buco nella sua vita come quando un uragano

riesce a scavare delle faglie nelle montagne. Ma, tuttavia si rassegna e conserva il

suo vestito e le scarpe di raso.

Nel suo cuore rimase indelebile la raffinatezza del lusso al passare dei giorni

pensava sempre quanto tempo era passato dal ballo, e nonostante non ricordasse più

nulla le rimane un grande rimpianto e sente che le cose non potevano più essere come

prima. A questo ballo viene associato il sogno della città di Parigi perché il visconte di

questo castello si lega a Parigi, città nobile.

Nel capitolo IX viene evocata questa città e si abbona a tutte le riviste che parlano

della moda, della società di Parigi. Tutto può apparire molto futile ma Flaubert vuole

mettere in evidenza la noia che imperversa in Emma che attende sempre che accada

qualcosa.

Emma comincia a diventare sofferente e Charles non capendola pensava che era

malata di nervi e non esita a cambiare città per poterla guarire e darle un po’ di

serenità e si installa a Yonville. Quando partirono da Tostes Mme Bovary nel mese di

marzo era incinta.

Parte seconda del I capitolo: arrivo a Yonville e descrizione della città

II° capitolo accoglienza a Charles e alla moglie e presentazione dei personaggi che

faranno parte del romanzo, come il farmacista Homais, il suo nome ricorda la parola

uomo ma in realtà incarna l’uomo che si sente superiore perché dotto, ma incarna

anche la stupidità di questo piccolo ambiente.

Leon Depuis che lavora in uno studio di avvocati, viene colpito dalla bellezza di Emma.

Questo arrivo introduce Emma in un mondo più movimentato dove questi personaggi

avranno dei ruoli ben definiti.

Nel III capitolo la gravidanza rende felice Charles e vi è la nascita della bambina

che viene affidata alla nutrice e durante una visita alla figlia Emma incontra Leon e

nasce tra loro una amicizia perché Mme Bovary vede in lui qualcuno simile a lei, più

raffinato, distinto di Charles.

Leon si innamora di Emma che capisce il suo sentimento ma non si sente di tradire il

marito. Si mostra rigida nel suo corteggiamento e Leon si sente scoraggiato e alla

fine deciderà di partire per Rouen per la sua carriera. Emma però era innamorata di

lui e lascia che questa storia finisca da sola.

Capitolo VI: Emma rimpiange di averlo fatto partire e ricomincerà a soffrire e pensa

di accettare conforto presso un prete: viene fuori tutta l’ironia di Flaubert perché il

prete non la comprende perché pensa che non siano tormenti dell’anima ma fisici in

quanto prete di campagna è abituato a delle cose concrete. Emma è delusa da questa

conversazione con il prete che si chiama Lestiboudois. Emma si sente sola e si

aggrava la sua solitudine e la sua malinconia.

Charles si accorge che non è guarita e si preoccupa per lei e chiama la madre per

darle conforto.

Nel capitolo VII conosce Rodolphe che capisce subito Mme Bovary

Rodolphe si fa visitare da Charles e conosce Emma che subito riceve da lui degli

apprezzamenti. Viene descritto come un uomo che conosce bene le donne infatti

pensa subito che Charles era stupido e che lei se ne fosse stancata. Mentre lui cura i

suoi malati lei si annoia! Era troppo carina per un essere rozzo come Charles e voleva

una vita raffinata e pensa che con un po’ di galanteria l’avrebbe conquistata ma già

pensava anche a come poteva sbarazzarsene. Flaubert in poche parole riesce a fare

il ritratto della situazione.

Nel capitolo VIII: in piazza ci sono i comizi agricoli e i due parlano

contemporaneamente ad essi. Nel capitolo si evidenzia bene la contemporaneità dei

due eventi e il dialogo di Emma con Rodolphe avviene nello stesso momento dei comizi

agricoli aperti dal consigliere della città. Dal punto di vista della disposizione del

testo abbiamo degli stacchi tra i discorsi dei protagonisti e quelli del comizio ciò

sottolinea la messa in abisso, procedimento moderno sfruttato dai romanzi

successivi, per poi arrivare al simultaneismo. Ci sono due tipi di registri: uno è un

dialogo amoroso e l’altro un discorso politico, quindi concreto e pragmatico; diversi

contenuti.

Capitolo IX abbiamo l’abilità di Rodolphe nel gettare il primo tentativo di fare

abboccare la sua preda facendo passare sei settimane dal loro incontro per far

cuocere Emma con la sua seduzione. Emma è in preda ad un forte turbamento per la

sua lontananza ma poi si rifà vivo con il pretesto del nervosismo di Emma e

proponendo a Charles di farle fare delle passeggiate a cavallo con lui, alla fine Emma

cede alle sue tentazioni e diviene la sua amante.

Nel capitolo X Emma diventa sempre più audace perché non si accontenta più di

vederlo di nascosto infatti una mattina presto lo và a trovare nella sua proprietà e

poi torna a casa prima del risveglio di Charles. Questo perché vuole conoscere la

trasgressione e il pericolo di avere un amante. I due amanti fanno molte bravate

anche se Rodolphe non è molto contento infatti s’incontrano la sera nel suo giardino

dove si manifestano tutte le effusioni della passione amorosa.

Capitolo XI Rodolphe è un po’ stanco, c’è una riflessione: dopo 6 mesi dall’inizio delle

relazione le passioni sono soddisfatte ed è come se vivessero una vita coniugale ed è

per questo motivo che ne avverte la stanchezza.

Capitolo XII: operazione del piede varo, Emma lo spinge a fare questa operazione,

perché se fosse riuscita avrebbe dato tanto successo al medico, ma si rivelò un

fallimento e questo allontana Charles sempre più da Emma. L’operazione è ben

descritta da Flaubert, il povero ragazzo viene alla fine amputato ma da un altro

medico perché durante l’operazione la gamba và in cancrena. Emma non ha più il

minimo amore nei suoi confronti e lo disprezza in ogni modo. C’è una sorta di ritorno

di fiamma di Rodolphe e riprendono la relazione. Fa molti debiti e si consola

attraverso gli oggetti che acquista presso il signor Lheureux che è molto abile nel

soddisfare i suoi desideri e non si fa mai pagare e i debiti si accumulano e ciò porta

alla rovina Emma.

Questa frenesia degli oggetti è il segnale, che neanche l’amore di Rodolphe la

appaga, e pensa che egli sia un essere volgare ma nonostante tutto, c’è ancora una

ebbrezza dei sensi, anche se si rende conto che lui non è l’uomo che aveva sempre

sognato.

Abbiamo sempre una insoddisfazione ma pensa che se Rodolphe la rapisse poteva

vivere a Parigi e si illude dei possibili cambiamenti. Tutto è pronto per la fuga, ordina

dei bauli da viaggio e dei vestiti ma Rodolphe le invia una lettera e la abbandona.

Capitolo XIII :rottura della storia con Rodolphe attraverso la lettera con cui cerca

di attutire il colpo. Emma cadrà in depressione e pensa al suicidio ma sviene e a

diverse riprese che indicano il profondo dolore e si ammala gravemente con una

febbre forte. Abbiamo la presenza continua di Charles, che per 43 giorni la cura

accuratamente lasciando da parte i suoi malati per dedicarsi a lei , dimostra di amare

veramente Emma.

Capitolo XIV: Charles trascura i suoi clienti e chiede prestiti a Lheureux. Emma nel

frattempo guarisce ma sembra cambiata diventa pia e si butta nella fede per avere

pace e serenità. Charles per distrarla le propone di andare a l’opera a Rouen per

assistere a “Lucia di Lammermoor”.

Capitolo XV: arrivano all’opera: la storia è molto toccante perché è una storia di

passione ed Emma si confronta con la protagonista dell’opera . Durante queste scene

incontra Leon che ritrova Emma, e c’è un sentimento che nasce e il capitolo termina

con il fatto che Emma ritrova Leon e la loro amicizia non sarà più platonica e inizia

una relazione.

III° parte: Leon dichiara il suo amore e si crea una certa intimità tra loro . Passano

dei giorni in cui muore il padre di Emma. Poi si recherà 3 giorni a Rouen e incontra

Leon. C’è un audacia di Emma molto evidente perché si assenta da casa per 3 giorni e

quando ritorna a casa trova il pretesto delle lezioni di piano per ritornare dal suo

amante.

Capitolo V: i due amanti vivono momenti di totale felicità , Emma è felice perché

compie delle azioni pericolose infatti quando torna Charles fa delle domande

imbarazzanti perché incontra la probabile insegnante di piano che non sa nulla.

Emma non farà altro che dire bugie. Nel frattempo aumentano i debiti ed Emma ha

sempre più frenesie nel comprare le cose, ciò annuncia l’epilogo della rottura della

relazione. In un momento di introspezione comincia a rendersi conto che la relazione

non la soddisfa (si passa da un narratore onnisciente ad uno diagetico) .

Tutto le passa davanti agli occhi: il matrimonio, i suoi adulteri, non era felice e niente

valeva la pena di una ricerca (ogni piacere nascondeva un disgusto e ogni bacio le

lasciava la volontà di avere qualcos’altro di più alto), in ogni cosa bella si nasconde il

rovescio della medaglia. Frattura in Emma che fa si che sia un essere votato alla noia

che potrà trovare pace attraverso la morte. P A

13/12/

04

L’uso dell’imperfetto ha 2 funzioni:

dilatazione del tempo: che dà la sensazione di noia e di routine che turba Emma e per

sfuggire ad esso si abbandona alle varie avventure.

funzione interattiva: cioè dà sempre la sensazione di qualcosa che si ripete, è un

tempo usato per la descrizione (passato remoto tempo della narrazione), perché

crea una pausa all’interno del testo.

Lo stesso procedimento verrà adottato da Proust, infatti il parallelismo tra i due

autori è frequente.

Un altro procedimento è quello del discorso indiretto libero, è un discorso che in

assenza di congiunzioni o punteggiature si inserisce all’interno della narrazione, la

voce del narratore intragenetico, si ha la sensazione di polifonia per es. nella I°

parte del 9 capitolo quando Emma è già stanca della vita matrimoniale ed entra in

una specie di depressione e Charles decide di lasciare Tostes. Emma si pone delle

riflessioni questa è la sua voce, è il suo stato d’animo (questo è un esempio di questo

procedimento).

Alla fine del cap. 9 c’e il monologo interiore della protagonista segnalato da punti

interrogativi ed esclamativi.

Questa modalità narrativa favorisce il passaggio da una focalizzazione zero ad una

interna per fare sentire la voce della protagonista.

La mise in abime; si vede nel capitolo dei comizi agricoli e nell’episodio della terza

parte quando gli sposi vanno all’opera ed Emma incontra Leone e allaccerà una

relazione con esso.

HOMAIS: è uno dei personaggi secondari ma importanti perché è un farmacista ed

incarna tutta l’ironia di Flaubert per quanto riguarda l’imbecillità delle mentalità

ristretta delle province. Egli si sente superiore perché conosce un po’ di medicina e

durante l’agonia di Emma si prodiga per dimostrare tutta la sua cultura parlando

anche in latino. Le ultime parti del libro parlano di lui perché aveva ricevuto un

riconoscimento accademico e la sua ambizione è stata colmata.

Flaubert concentra la sua derisione crudele nell’osservazione del mondo provinciale

considerato piccolo, meschino e sceglie per questo motivo di chiudere il romanzo

proprio con Homais.

Mme Bovary muore dopo avere dato scandalo, Charles muore di crepacuore e lui

riceve la sua onorificenza, lui vince questo mondo ristretto perché alla fine quello

che trionfa è la stupidaggine.

Tutto il lusso a cui Emma aspira viene stimolato da Lheureux che si comporta male

nei confronti di Emma; è il tipo che si insidia nella sua vita, è estremamente negativo

e gioca sul suo nome e su quello che fa.

Questi personaggio sono lo specchio di una mentalità che Flaubert odia. Dice tutto

ma in modo rapido e sintetico e rapido, con il taglio di qualcosa di inesorabile.

Nella III° parte , la storia con Leon inizia ma finisce perché non trova la felicità

nell’appagamento e piena di debiti si uccide. Quando lei piena di vergogna si reca dal

farmacista e ruba l’arsenico riuscendo a farsi aprire dal garçon della bottega.

L’arsenico viene ingerito subito con molta disperazione a piene mani e a piena bocca

tutto viene descritto in un paragrafo del capitolo VIII III° parte.

Nella fine del capitolo c’è la descrizione scientifica dell’avvelenamento d’arsenico e

dell’agonia crudele di Emma, questo perché FL aveva delle conoscenze sulla medicina

e si documenta per rendere al massimo questa morte dolorosa.

C’è una scena molto forte che è quella della disperazione di Charles soprattutto

quando Emma è trasfigurata dall’avvelenamento. Dopo la sua morte, Charles vende

tutti i mobili, tranne la sua stanza, scopre tutte le lettere dell’adulterio ma non

riesce ad odiarla.

Charles incontrerà anche Rodolphe che è un po’ imbarazzato, perché Charles con la

frase “non te ne voglio più” gli fa capire di sapere tutto .Per Charles tutto è colpa

della fatalità Rodolphe che aveva avuto un ruolo in questa fatalità lo trovò un uomo

vile, troppo buono.

L’indomani Charles si sedette sotto la pergola e soffriva di dolore (Flaubert fa dell’

ironia per le sue sofferenze romantiche).sua figlia Berthe lo andò a cercare e lo

trovò accasciato con in mano una ciocca di capelli di Emma, morto. Dopo 36 ore la

bambina fu affidata alla nonna che era paralizzata e la affida ad una zia. Misera e

povera lavorerà in una filatelia.

Dalla morte di Bovary, 3 medici si sono succeduti perché Homais li ha sempre

ostacolati in quanto aveva una sua clientela di fiducia e aveva appena ricevuto la sua

onorificenza

La visione di Flaubert è pessimista sia del suo tempo che della città che lo circonda.

Balzac ci propone una realtà che è rosea ma non è così pessimista come Flaubert.

BAUDELAIRE (1821/1867)

Segna il passaggio dalla poesia alla modernità. Nato nel 1821 è segnato nella sua

infanzia dalla morte del padre quando aveva 6 anni che gli un trauma. Il matrimonio

della madre in seconde nozze con un capitano che non ha mai sopportato, e non vede

mai in lui un secondo padre ma prova anche della gelosia nei confronti della madre.

Farà gli studi a Parigi, ma si da ai piaceri della vita. Nel 1841 fa un viaggio in Africa e

in Oriente perché fa parte del gusto per l’esotico dell’800. Questo viaggio sarà

fonte d’inspirazione e di suggestione. Ha una relazione con una donna, Jan Duval,

mulatta, molto sensuale e carnale, a questa donna si oppone le relazione platonica

con un’altra donna molto più grande (Mme Sabatier). La famiglia gli taglia i viveri, e

lo privano del godimento della eredità paterna e comincerà a lavorare come

giornalista e critico d’arte e letterario, scrive degli articoli straordinari di critica

d’arte perché è capace di definire, ciò che è l’essenza di ogni pittore. E’ capace di

tradurre “le famose storie straordinarie , è pieno di sensibilità e di gusto si dà alla

sua vocazione che è quella della poesia. L’esperienza lavorativa gli ha dato la

coscienza estetica, frequenta Manet, Wagner, Croix.

L’opera per cui è noto è “les fleurs du mal”, gli dà notorietà ma anche scandalo e

subisce un processo. Vengono pubblicate nel 1857, è una raccolta di poesie scritta e

pubblicata per 15 anni in diverse riviste. Vengono poi raccolte sistemate e

pubblicate tutte insieme e ritenute immorali. Il processo viene vinto per il fatto che

sono un’opera d’arte ma gli viene imposto di togliere certi poemi.

Di questo ne risente tanto e si ammala farà poi una serie di conferenze in Belgio e

nel 1866 è colpito da una grave malattia che lo lascia paralizzato e morirà un anno

dopo e sepolto a Mompassant, a Parigi.

Le altre opere di Baudelaire mettono in luce l’estetica dell’arte in particolare

raccolte in Salon (saloni letterari) del 45 e del 46

Si dà ai racconti in prosa “Le Fanfaron” che è una novella , un’altra opera importante

è “del vino e dell’hashish”(1860)

Il 1851 è importante perché ci parla di questi paradisi artificiali che stanno a cuore

a Baudelaire da un lato li condanna dall’altro ci è anche ricorso per provare delle

esperienze estreme .

1862 “l’esprit di Paris”

1857”le fleur du mal”

traduzioni di Alon Poe

La poesia di Baudelaire segna un momento particolare perché dopo la voga della

poesia romantica, lirica c’è un momento in cui c’è una reazione contro l’esaltazione

dell’io e c’è un movimento chiamato il Parnasse che fungerà da cerniera tra la poesia

romantica e quella di Boudelaire.

A questo movimento faranno parte alcuni poeti come Laconte de Lisle, José Marie

de Heredia di origine spagnola, Theophile Goutier che è il padre del Parnasse e della

teoria chiamata “l’arte per l’arte” che è una specie di motto per cui la poesia non

deve essere la traduzione di nessun sentimento ma deve essere di una bellezza

perfetta specialmente nella sua forma. Ci deve essere un distacco tra le mie

sensazioni e quello che descrivo. Goutier è famoso per gli “smalti e i gioielli”.

De Lisle riuscirà perfettamente a descrivere nella sua poesia gli animali selvaggi e la

natura selvaggia ed esotica.

Heredia avrà le caratteristiche di questa poesia così distaccata dalle emozioni ed

estremamente lavorata .

Baudelaire comincia come un ammiratore del Parnasse però troverà un compromesso

non solo perfezionare della forma ma anche per trasmettere ciò che sono i pensieri

profondi di un animo tormentato che trasmette questo disagio del poeta che non si

chiamerà più male di un secolo ma Spleen, parola che viene dall’inglese e che ha un

significato raffinato è un male che sembra fisico (lo spleen è la milza), ma che rende

lo spirito brioso. E’ un disagio esistenziale non per un adattamento alla società, è un

male di una generazione che non riusciva a trovare nella società un suo collocamento

ma è un disagio fisico, è un male ironico è l’espressione fisica di un male interno,

profondo del male umano. A questo si oppone l’ideale che è l’aspirazione del poeta ad

una natura trascendentale , a questa capacità che forse ha solo il poeta: esaltazione

del poeta simile ai romantici, il poeta è solitario è un veggente, colui capace di

interpretare i segni della natura che il profano non vede. Tutto ciò a costo di una vita

solitaria incompresa dagli altri. Somiglia all’ideale di Platone.

Nel poema “le corrispondenze” si vede la capacità del poeta di penetrare in questo

mondo attraverso l’arte e la bellezza, perché Boudelaire è il primo poeta moderno. Il

primo critico ad avere analizzato la modernità è stato Hugo Friedricht, tedesco che

ha definito ciò che era la modernità nell’opera:”la scultura della poesia moderna”,

dove sostiene: “l’avvento della poesia moderna può essere indicata con Boudelaire”.

Questa modernità si propagherà in due filoni:

uno in cui include Rimbaud e i surrealisti

uno intellettuale Mallarmè e Valéry che sono conosciuti come poeti ermetici.

Mette in luce le caratteristiche della poesia moderna che sono:

la poesia moderna è oscura non è di facile approccio, interpretazioni che tendono a

deformare la realtà che non è rinnegata ma sostituita da qualcosa di diverso.

la poesia moderna si caratterizza del rifiuto dell’autobiografia: non può essere una

confessione come per i romantici.

la valorizzazione della nozione di bruttezza: per la prima volta, dice il critico, il

brutto attraverso un trattamento formale diventa poesia; il brutto nella poesia

moderna è una categoria che ingloba sia il senso fisico che i prodotti industriali: la

bruttezza delle città moderne, gli agglomerati urbani o le innovazioni tecnologiche.

Boudelaire, difatti, influenza tutta la poesia moderna per es. Tomas Elliot seguirà il

suo esempio nelle sue descrizioni di Londra. E’ vero che la poesia precedente aveva

messo in scena gli elementi architettonici ma questa poesia lo faceva sempre in

rapporto all’uomo, in armonia con l’uomo, (armonia tra natura umana e elementi

a rc hitetto n ic i c he era n o u n a esa lta zio n e dell’o pera u m a n a n o della

bruttezza) .Mentre Baudelaire parla di Parigi con i suoi lati più degradati, i

sobborghi, e questa tematica sarà ripresa con Apollinaire.

L’innovazione linguistica: il linguaggio poetico usato dalla poesia moderna deve

differenziarsi dal linguaggio funzionale alla comunicazione ma questo procedimento

diventa iperbolico nella poesia moderna

il poeta moderno è nello stesso tempo poeta e teorico della poesia: fa una riflessione

su ciò che fa. Verlaine fa questo quando scrive il manifesto sulla poesia.

LES FLEURS DU MAL: l’edizione definitiva è del 1861 pochi anni prima della sua

morte, è offre la seguente struttura:

SPLEEN E IDEALE: comprende i poemi da 1 a 85 , in questi poemi il poeta descrive

con molta pazienza e crudeltà la doppia postulazione del suo essere dilaniato tra la

sete di un idealismo perduto e il suo essere invischiato nel tormento quotidiano, della

noia, la guignon cioè la fortuna della condizione stessa della vita. Lo spleen significa

la milza per indicare il male fisico quasi patologico che traduce questa I° sezione.

TABLEAU PARISIENNE (QUADRI PARIGINI): dal poema 86 al 103 descrive la

città di Parigi che definisce la brulicante piena di sogni che impone ai suoi abitanti

ed è lo specchio infinito della sua bruttezza, del suo male e anche qualcosa di magico

dove perdersi e ritrovarsi. C’è la riflessione di una realtà che non nega ma che

trasforma. E’ una realtà che ha accesso ad una dimensione onirica, fantastica per

trovare altro in un’altra realtà.

IL VINO (Du Ven): dal 104 al 108 è la prima tentazione della carne.

LES FLEURS DU MAL: dal 109 al 117, i fiori che provengono dal male; si mettono in

evidenzia i vizi e i peccati della carne, le donne dannate che si contrappongono a

quelle angeliche come Beatrice di Dante. Baudelaire mette a nudo la disperazione di

un essere che non ha più il coraggio di contemplare il suo cuore e il suo corpo senza

disgusto.

RIVOLTA: DAL 118 AL 120, è un momento di collera del poeta che va contro Dio, che

viene chiamato menzoniero è il momento della compromissione con satana ritenuto


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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