LETTERATURA FRANCESE
IB
A . A . 2 019 - 2 0 2 0
1
Lezione n. 1 - 2 ...............................................................................................
4
Premessa: uno sguardo al teatro francese del tardo Medioevo ....................................
4
Premessa bis: uno sguardo al teatro francese del rinascimento .....................................
5
Théodore de bèze, abraham sacrifiant (tragedia), Losanna, 1550 ............................... 5
Etienne Jodelle, Eugène (commedia) e Cléopâtre captive (tragedia), Parigi, 1553 ........
6
Lezione n. 3 .................................................................................................... 7
Caratteri comuni delle prime tragedie francesi ............................................................ 7
Jean de La Taille, L’art de la tragédie (1572) .............................................................. 9
Robert garnier
......................................................................................................... 11
La commedia umanista ............................................................................................
12
Lezione n. 4 .................................................................................................. 13
La commedia delle maschere ..................................................................................
13
La Pastorale Drammatica ......................................................................................... 15
La tragicommedia .................................................................................................... 17
Les bienséances e il comportamento a teatro ............................................................ 18
Lezione n. 5 .................................................................................................. 18
Evoluzione della vita teatrale nel primo ‘600 ............................................................ 18
La tragedia nel primo seicento ................................................................................ 20
Antoine de Montchrestien, David (1601) ..................................................................
21
Lezione n. 6 .................................................................................................. 24
Alexandre Hardy, Méléagre (circa 1610): il furore di Altea (Tragedia) ....................... 24
Théophile de Viau - Les amours tragiques de Pyrame et Thisbé ...................................
26
Prefazione di François Ogier ...................................................................................
28
Jean Chapelain, Lettre sur la règle des vingt-quatre heures (1630) .............................
31
Lezione n. 7 .................................................................................................. 32
Regolarizzazione teatro .......................................................................................... 32
Jean Mairet, La Silvanire, atto I (1630): un melancolico e un libertino a confronto ......
32
Pierre Corneille (1606 Rouen – 1684 Paris) ..............................................................
34
Lezione n. 8 .................................................................................................
38
Il contesto in cui matura il Corneille tragico
............................................................... 39
Horace (1640) ........................................................................................................
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2
Cinna ou la clémence d’Auguste (1641/2)
................................................................ 41
PAGINA 182 DEL MANUALE DI VIALA - Le théâtre en France ................................ 42
Lezione n. 9 ..................................................................................................
44
La commedia degli anni ’20-‘40 ............................................................................... 44
Jean Mairet, Les galanteries du Duc d’Ossone, vice-roi de Naples, atto III, 2 (1632) ..
48
Pierre Corneille, La place royale ou l’Amoureux extravagant, atto I, 3 (1634) ............ 49
Lezione n. 10 ................................................................................................ 50
Molière ..................................................................................................................
50
Lezione 11 .................................................................................................... 53
Le Bougreois gentilhomme .......................................................................................
53
Lezione 12-13 ...............................................................................................
53
La tragedia nei decenni centrali dei Seicento ............................................................ 53
Jean Racine (1639-1699)
......................................................................................... 54
Schede del 2-3 marzo ............................................................................................. 55
La Thébaïde ............................................................................................................
57
Britannicus ..............................................................................................................
57
Lezione 14 .................................................................................................... 58
Ripresa delle lezioni 12-13 ......................................................................................
58
“Bérénice” (Racine) e “Tite et Bérénice” (Corneille) ..................................................
58
Lezione 15 .................................................................................................... 60
Langage de Racine, manuale p. 236 ........................................................................
60
PAGINA 239 del manuale di Alain Viala – Le théâtre en France
18. Le théâtre lyrique, de la “tragédie en musique” à l’opéra ....................................
60
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LEZIONE N. 1 - 2
PREMESSA: UNO SGUARDO AL TEATRO FRANCESE DEL
TARDO MEDIOEVO
Il teatro medievale è molto diverso da quello Seicentesco, tranne per alcuni aspetti—> Codificazione.
- Jeu: ciò che è “joué” da dei personaggi, qualunque sia il contenuto della rappresentazione;
- Histoire: jeu con una veridicità storica;
- Mystère: in generale, opera teatrale con contenuto concettuale e simbolico;
- Moralité: jeu che mette in scena personaggi allegorici (Crainte, Luxure, Argent…) per dispensare
un insegnamento di carattere morale;
- Passion: jeu che rappresenta la passione di Cristo (può includere anche la Creazione e la
Resurrezione);
- Farce: jeu di carattere leggero, di estensione generalmente modesta; nasce con funzione di
intermezzo all’interno di rappresentazioni più estese ma col tempo il termine passa a indicare
spettacoli volti a divertire (servendosi di gesti e movenze); [“farcia”: farcire con un intermezzo
leggero una rappresentazione più pesante]
- Sotie: breve jeu che porta in scena dei personaggi sots (“sciocchi”, segnati da follia), il cui
comportamento e i cui discorsi (ricchi di giochi di parole) sono segnati dalla follia.
Diversi nomi possono designare coloro che animano queste rappresentazioni: histrion, mine, jongleur
(chi si produce in spettacoli di acrobazia, mimo, danza, recitazione o musica), ménestrel (narratore,
cantastorie, musico - generalmente membro di una confraternita), fou, joueur…
Occasioni di rappresentazione: fiere, feste locali, o dinastiche (matrimoni, entrées, ricevimenti di ospiti
di rilievo…), festività previste dal calendario cristiano (inverno: Natale, Carnevale; primavera: Pasqua;
estate: San Giovanni e feste mariane).
Attenzione: i teatri all’epoca non esistono! Si recita su un palco in legno rialzato da terra (échafaud) le
cui dimensioni possono variare molto (da 3x2m a 30x20m circa). L’échafaud può essere richiudibile
da tendoni su vari lati. Uno stesso spettacoli può prevedere l’uso di diversi échafauds. [oggi
“échafaud” significa “patibolo” (rapporto stretto morte/teatro)]
Gli spettacoli sono eventi rari, non vengono rappresentati spesso, si tengono in luoghi aperti o coperti -
ma non si tratta ancora di teatri, bensì di grandi sale di edifici pubblici o privati, campi di jeu de paume
coperti, etc., insomma spazi destinati principalmente ad altre funzioni.
La città investe una quantità esagerata di denaro per allestire rappresentazioni sontuose (es: nel 1400
uno spettacolo poteva durare due giorni, con interruzioni musicali).
4
PREMESSA BIS: UNO SGUARDO AL TEATRO FRANCESE
DEL RINASCIMENTO
Diverse esperienze contribuiscono all’emergere del teatro all’antica nel Cinquecento:
- edizione delle commedie di Terenzio e Plauto, delle tragedie di Seneca, di Euripide e di Sofocle;
- Traduzione delle opere dal latino al francese e dal greco al latino o al francese;
- studio dei testi teorici antichi sui generi letterari (in particolare Orazio e Donato - Aristotele sarà
integrato solo a fine secolo);
- Pratica del teatro scolastico, destinato alla formazione di futuri oratori e retori.
‘500 francese—> Rinascimento francese: all’inizio si comincia a pubblicare, commentare e tradurre
testi classici (anche di opere teatrali) di tradizione greca e latina (la lingua latina era estremamente
diffusa)—> rinnovamento culturale fondato sul recupero della tradizione letteraria e scientifica greca e
latina.
La traduzione è uno strumento per arricchire la lingua, espressioni, norme stilistiche, immagini,
metafore. Fondamentale per allargare il bacino di possibilità della lingua francese e di conseguenza
raggiungere la maturità e la stessa libertà di espressione degli antichi.
Verso il 1550 nascono le prime opere teatrali francesi di ispirazione classica (tragedie e commedie).
Grazie alla traduzione delle opere, allo studio di testi teorici antichi (Orazio e Donato, non ancora la
poetica di Aristotele!) e alla pratica del teatro scolastico (destinato alla formazione di futuri oratori e
retori). Esistevano anche degli studi architettonici sulla struttura dei palchi per ogni genere teatrale
(commedie—> città, strada principale; tragedie—> palazzo nobile con spazio aperto).
THÉODORE DE BÈZE, ABRAHAM SACRIFIANT
( T R AG E D I A ) , L O S A N N A , 15 5 0
L’autore, in seguito alla post riforma protestante, si rifugia in quest’opera a causa delle persecuzioni
cristiane. Si ispira alla tradizione medievale e classica; vi è la volontà di rappresentare una storia
edificante, sobria e regimentata da norme della tradizione classica.
Antico Testamento: Abramo deve sacrificare suo figlio Isacco (unico figlio che gli è stato concesso da
Dio), non lo uccide perché un angelo gli fa sacrificare un angelo al suo posto—> ha dimostrato
devozione a Dio.
TRADIZIONE MEDIEVALE:
- continuità (con la tradizione medievale)—> soggetto (esistevano vari jeux dedicati ad Abramo),
ricorso alla politopia (diversi luoghi rappresentati contemporaneamente) e alle pause
(probabilmente occupate da intermezzi musicali).
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- rottura (con la tradizione medievale)—> assenza di Dio e dei personaggi allegorici e rinuncia
all’uso di forme poetiche medievali con finalità espressive.
TRADIZIONE CLASSICA:
- recupero dei modelli classici—> uso della sticomitia (successione rapidissima di battute di un
verso; rappresenta lo scontro ideologico), presenza del coro, capovolgimento di fortuna (da felice
alla rovina di un monarca) e drammaturgia non narrativa ma tragica, volta a sottolineare l’instabilità
della condizione umana.
- Allontanamento dai modelli classici—> assenza di scansione in episodi (è un flusso continuo ma
per la tradizione del ‘500 francese la tragedia ha una fine catastrofica, il suo scopo è quello di far
riflettere sulla provvidenza e sulla necessità di seguire Dio) separati da cori, lieto fine (alcune
tragedie classiche si concludono con un lieto fine), stile medio.
ETIENNE JODELLE, EUGÈNE (C OMMEDIA) E CLÉOPÂTRE
C A P T I V E ( T R AG E D I A ) , PA R I G I , 15 5 3
Tentativo di recupero delle forme antiche:
- cinque atti (nel caso della tragedia, separati da cori), come prescrive Orazio;
- rispetto delle unità di azione e di tempo;
- separazione di generi (comico e tragico);
- separazione di stili (medio e elevato);
- assenza dell’elemento religioso cristiano.
Eugène: drammaturgia complessa mutuata dalla commedia antica (riconoscimenti, colpi di scena…),
più articolata di quella della farsa.
Cléopâtre captive: ispirata al teatro senecano, fondata più sulla messa in scena di una parola in preda a
emozioni estreme che sulla rappresentazione di azioni. Ciò non significa che la tragedia sia uno
spettacolo statico (la retorica presuppone un’azione oratoria e i personaggi si muovono sulla scena) ma
l’espressione esacerbata delle passioni è il vero spettacolo: deplorazioni disperate, imprecazioni
furiose, manifestazioni di follia… 6
LEZIONE N. 3
C ARATTERI COMUNI DELLE PRIME TRAGEDIE FRANCESI
- Assenza di sistematizzazione teorica, fatta eccezione per il recupero di elementi sparsi e
sommari da Orazio e Donato (scansione in cinque atti, presenza del coro, inizio felice e finale
funesto);
- ispirazione senecana e, in minor misura, euripidea;
- infrazione frequente delle unità di tempo e spazio;
- soggetti tratti dalla storia antica (o da finzioni storiche), dal mito, eccezionalmente dalla storia
contemporanea orientale (solo negli ultimi decenni del secolo anche episodi biblici, storia
contemporanea francese);
- personaggi di nobile origine;
- presenza del coro (personaggio collettivo, si esprime in versi lirici sviluppando riflessioni sugli
eventi rappresentati);
- sviluppo di tematiche di ordine morale e politico;
- ricorso sistematico al verso (generalmente alessandrini o decasillabi per i personaggi, metri
lirici per il coro);
- stile elevato, estremamente stilizzato a fini espressivi;
- prevalenza di monologhi e sticomitie, con uso frequente di sententiae (spesso si hanno
monologhi giustapposti, non veri e propri dialoghi; le figure di amici, consiglieri, nutrici
permettono di mettere in scena il conflitto interiore di un personaggio);
- prevalenza della dimensione retorica sull’azione.
La poetica di Aristotele: il trattato più completo scritto in epoca antica sulla TRAGEDIA.
Torna a diffondersi alla fine del 500. Già nei decenni precedenti questo testo circolava in maniera
indiretta. Aristotele in questa opera dice una cosa fondamentale: una tragedia deve articolarsi intorno
un’unica storia che abbia un inizio, uno sviluppo e una fine. Nelle opere teatrali medievali (si comincia
ad esempio a parlare della creazione del Mondo, poi c’è uno stacco in cui compaiono due buffoni che
si prendono a calci, poi si racconta la passione di Cristo intervallata da altri intermezzi comici, poi
crocifissione, resurrezione) —> serie di azioni, serie di scenette per alleggerire un po’ lo spirito, per
Aristotele non va bene.
Aristotele sottolinea che per essere efficace una TRAGEDIA deve essere VEROSIMILE —> deve
suscitare l’adesione dello spettatore all’azione. Deve essere costruita attorno ad una serie di codici,
strutture, personaggi, situazioni che il pubblico percepisce come verosimili, e attraverso l’effetto di
verosimiglianza che si crea è possibile suscitare un’adesione tale con l’animo dello spettatore che la
tragedia produce un certo effetto sugli spettatori. L’effetto che Aristotele identifica è quello della
CATARSI.
Per essere VEROSIMILE è necessario che quello che io guardo succedere sul palco susciti in me
l’impressione che stia succedendo davvero, devo avere l’impressione che i personaggi stiano davvero
7
parlando tra di loro, e che le cose che vengano dette e fatte siano dette e fatte proprio lì. La tragedia
per fare questo deve seguire una storia unica, inoltre dovrebbe idealmente rappresentare qualcosa che
si svolge in un arco di tempo molto limitato. Durata tragedia —> due o tre ore reali, un giorno al
massimo.
UNITÀ DI AZIONE, DI TEMPO E DI SPAZIO
Aristotele non fornisce queste indicazioni come delle regole, dice che le TRAGEDIE migliori seguono
queste caratteristiche. Questo tipo di regole, pone una serie di difficoltà notevoli all’autore, ed ecco
che quindi molto spesso le unità di tempo e spazio non vengono rispettate, talvolta vengono infrante.
La maggior parte delle tragedie del 500 sviluppa soggetti tratti dalla storia antica oppure da funzioni
storiche come l’Eneide, soggetti tratti dal mito, raramente soggetti tratti dalla storia orientale —>
TURCHIA: il mondo turco affascina molto gli uomini del 500 perché fa paura per una serie di ragioni.
Gli ottomani nel 500 stanno conoscendo una fase di espansione straordinaria, all’inizio del 500 gli
ottomani conquistano l’Egitto, si allargano in tutto il Mediterraneo, assediano Vienna. La minaccia dei
Turchi è viva e presente, i turchi fanno paura però affascinano anche gli europei, perché sono una
società completamente diversa, avanzata, cultura raffinata, letteratura raffinata, molto ricchi, efficiente
struttura dello Stato che è una sorta di capovolgimento della struttura di ogni stato europeo (quasi tutte
monarchie). Anche l’impero ottomano è una monarchia, ma non esiste l’aristocrazia (inteso privilegio
trasmesso per via di sangue da padre in figlio con un feudo associato a una signoria), i ministri
dell’impero turco sono schiavi raccolti da bambini cresciuti a coorte e poi promossi a li
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