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MYRICAE

Nome di una pianta, i cui rami venivano usati per fare le scope, presa dall’inizio della quarta Bucolica di

Virgilio, proclamando l’intenzione di innalzare un poco il tono del suo canto. Pascoli assume questo

nome di umili piante come simbolo delle piccole cose, che egli vuole porre al centro della poesia. Prima

vera raccolta di Pascoli, contenente 22 poesie dedicate alle nozze di amici. Il volume si ampliò in 72

componimenti, fino ad arrivare a 156. Si tratta in prevalenza di componimenti molto brevi, che

all’apparenza si presentano come quadretti di vita campestre, con rapide notazioni che colgono un

particolare, ma in realtà questi particolari si caricano di sensi misteriosi e suggestivi, sembrano alludere ad

una realtà ignota e inafferabile. Le atmosfere evocano l’idea della morte ed uno dei temi più presenti

della raccolta è il ritorno dei morti familiari. Insistenza di onomatopee, il valore simbolico dei suoni,

l’uso di un linguaggio analogico e la sintassi frantumata.

Lavandare in un campo è stato lasciato un aratro senza buoi, che pare dimenticato. Sente il

rumore dei panni sbattuti nel canale dalle lavandaie e i loro canti. Senso di malinconia perchè il

poeta si sente abbandonato come l’aratro in mezzo al campo.

X Agosto dedicata all’uccisione del padre, che era anche il giorno di San Lorenzo. Poesia

simbolista. Fa riferimento a Gesù (spini, croce, perdono) che è stato condannato a morte

ingiustamente come suo padre. La morte del padre è rappresentata da una rondine che è stata

uccisa, mentre aveva nel becco il cibo per i suoi rondinini. Lei è lontana mentre il nido pigola, in

attesa. Anche un uomo tornava al suo nido, mentre portava due bambole per le sorelle in dono.

Nella casa solitaria lo aspettavano. E il cielo piange un pianto di stelle (le stelle cadenti)

inondando la terra piena di male.

L’assiuolo nella notte I rami del mandorlo e del melo è come se si sollevassero per vedere la

luna. Stava arrivando una tempesta, con nuvole nere e lampi e si sentiva una voce dei campi che

faceva chiù (onomatopea, suono di un uccello notturno che ricorda la morte). Il poeta sente il

cullare del mare, dei suoni tra i cespugli mentre continua a sentire il suono dell’uccello.

Nell’ultima strofa il verso dell’assiuolo diventa un pianto di morte mentre il poeta si chiede se le

porte della morte forse non si aprono più per restituire i defunti alla vita (resurrezione).

Temporale Poesia impressionista: con poche parole dà l’immagine di ciò che sta accadendo.

Si sente il borbottare delle nuvole nere mentre il sole sta tramontando mentre il temporale sta

arrivando dalle montagne e si vede un casolare bianco che sembra un’ala di gabbiano in contrasto

con il cielo nero.

Il lampo Poesia impressionista. La terra viene impersonificata con climax come il cielo.

Appare una casa d’un tratto come un occhio nella notte nera. Ci sono antitesi.

L’aquilone Pascoli ricorda un episodio della sua infanzia, in cui la gioia di un ricordo passato

si unisce all’amarezza per la morte di un compagno di collegio. Una mattina in cui non c’è scuola,

i bambini escono nel cortile, tra le siepi, per far volare i loro aquiloni. Si fermano davanti ad

Urbino. I bimbi si divertono fino a quando si sente uno strillo alto e Pascoli riconosce le voci

della sua camerata. Pascoli pensa che sia meglio morire da piccoli, con ancora l’ingenuità e la

dolcezza della giovinezza, senza dolori tranne quello di veder cadere gli aquiloni, con ancora la

compagnia della madre vicina, piuttosto che in solitudine una volta adulto. Conclude dicendo che

anche lui raggiungerà presto la fine dei suoi giorni. Il ricordo può riaccendere sentimenti di pura

nostalgia, ma anche momenti di dolore.

I POEMETTI

Nella veste definitiva viene divisa in due raccolte distinte: Primi Poemetti e Nuovi Poemetti.

Componimenti più ampi di quelli di Myricae, che sostituiscono all’impianto lirico quello narrativo,

divenendo dei veri e propri racconti in versi. Ai versi brevi subentrano le terzine dantesche, raggruppate

in sezioni più o meno ampie. Assume rilievo dominante la vita della campagna: descrizione di una

famiglia rurale di Barga, colta in tutti i momenti caratteristici della vita contadina, chiusa nel nido

domestico, scandita dal ritorno ciclico delle stagioni e dall’avvicendarsi sempre uguale dei lavori nei

campi; appare al poeta come un rifugio rassicurante contro una realtà storica minacciosa. Pascoli proietta

il suo ideale nel passato, in forme di vita che stanno scomparendo. Il mondo rurale pascoliano è

idealizzato e idillico, opposto a quello di Verga. Pascoli si sofferma sugli aspetti più quotidiani, umili e

dismessi di quel mondo, minuziosi dettagli degli oggetti e delle operazioni del lavoro dei campi. Nei

Poemetti si ha una singolare mescolanza di elementare semplicità e di preziosa raffinatezza, che però

suona falsa e rivela lo sforzo artificioso. Numerosi poemetti, però, presentano temi più torbidi e

inquietanti, densi di significati simbolici, come Il Vischio, che insiste sull’immagine mostruosa di una

pianta parassita che succhia la vita di un albero da frutto, dando vita ad un ibrido rimpugnante, la Digitale

Purpurea, con al centro un fiore di morte che emana un profumo inebriante che turba l’innocenza delle

educande di un convento, Suor Virginia, che crea un’atmosfera notturna sospesa e visionaria, in cui

aleggia un presagio di morte, L’Aquilone, tutto giocato sul tema della memoria che riporta a stagioni

passate, facendo rivivere l’infanzia e Italy, che affronta un tema sociale, l’emigrazione.

Digitale purpurea la donna angelo, Maria, e la donna demonio, Rachele, si ricordano i tempi in cui

frequentavano il convento insieme, dove, nel giardino, era presente la Digitale Purpurea (denominato

fior di morte) che rappresenta il proibito. Rachele ammette di essersi avvicinata, mentre Maria è rimasta

nell’innocenza. Maria e Rachele ricordano i tempi vissuti al convento e si salutano per l’ultima volta

prima di separarsi. Rachele ha gli occhi che ardono, e alla fine si comprende il motivo: Rachele è malata

e sta per morire. La malattia è la conseguenza delle trasgressioni a cui ha dato inizio la trasgressione del

fiore velenoso.

CANTI DI CASTELVECCHIO

Sono definiti dal poeta stesso, nella prefazione, “Myricae”. Anche qui ritornano immagini della vita di

campagna e ricompare la struttura lirica al posto di quella narrativa. I componimenti si susseguono come

il succedersi delle stagioni: l’immutabile ciclo naturale si presenta come un rifugio rassicurante e

consolante dal dolore e dall’angoscia. Motivo della tragedia familiare e dei cari morti. Non mancano temi

più inquieti e morbosi che danno corpo alle segrete ossessioni del poeta: l’eros, contemplato col

turbamento del fanciullo e la morte, che a volte appare un rifugio dolce in cui sprofondare.

Il gelsomino notturno si aprono i fiori notturni in mezzo ai cespugli e alle falene. C’è silenzio durante

a notte. Una casa bisbiglia nella notte fino a spegnere l’ultimo lume ed andare a dormire. Nell’ultima

strofa è l’alba, in cui si richiudono i petali e il fiore viene umanizzato e accostato alla donna fecondata

che, con una felicità nuova, sente nel suo grembo una nuova vita.

POEMI CONVIVIALI

Poemetti dedicati a personaggi e fatti del mito e della storia antichi, dalla Grecia fino alla diffusione del

cristianesimo; vi compiaiono Achille, Ulisse, Elena, Socrate, Alessandro Magno. Il linguaggio mira a

riprodurre in italiano il clima e lo stile della poesia classica. Sotto le vesti classiche, però, compaiono tutti

i temi consueti della poesia pascoliana. Il mondo antico non è un mondo immobile e di gelida

perfezione, come pretendeva la tradizione, ma si carica di inquietudini e delle angosce della sensibilità

moderna.

I CARMINA E LE ULTIME RACCOLTE

Ai Poemi Conviviali si possono accostare i Carmina latini. 30 poemetti e 71 componimenti più brevi,

scritti per il concorso di poesia latina di Amsterdam, in cui vinse numerose volte la medaglia d’oro. Non

furono raccolti dal poeta, ma videro la luce solo da postumi. Sono dedicati agli aspetti più marginali della

vita romana ed hanno come protagonisti personaggi umili, gladiatori, schiavi, riscattati da un’intima

bontà. Il latino di Pascoli non è una lingua morta, ma una lingua rivissuta, che rivela affinità col linguaggio

delle poesie italiane, soprattutto nel ritmo spezzato, che appare lontano dall’armonia del latino classico.

SAGGISTA E CRITICO

Insieme alle raccolte poetiche è necessario ricordare l’attività di saggista e di critico di Pascoli. Saggi

dedicati a Leopardi e a Manzoni; più che analisi critiche sono occasioni offerte al poeta per esprimere la

sua concezione della poesia. Critico con i tre volumi dedicati a Dante.

 PRIMO NOVECENTO

Bergson: insiste in una concezione dinamica e in continuo divenire della realtà; la vita è intesa come

slancio vitale, una perenne creazione che si può conoscere solo con l’intuizione, mentre la scienza

consente una visione riduttiva, statica e parziale (tempo interiore).

Enrico Corradini fondò Il Regno, imprimendogli un indirizzo nazionalistico. Un orientamento filosofico,

aperto alle nuove tendenze dell’irrazionalismo, fu Il Leonardo, fondato da Papini e Prezzolini. Cessate le

pubblicazioni del Leonardo, Prezzolini fondò La Voce; alla rivista non fu assegnato un programma

preciso, ma venne concepita come un giornale per incontri e discussioni, rispettosa delle diverse

posizioni. Salvemini, che si era occupato soprattutto della questione meridionale, diede vita ad un

giornale interamente politico, L’Unità; Prezzolini allora impresse alla Voce un indirizzo decisamente

antidemocratico e interventista, cercando nello stesso tempo di aumentare lo spazio riservato alla

letteratura. Il fondatore finì per cedere la direzione al critico De Robertis, che diede alla rivista un taglio

rigorosamente ed esclusivamente letterario. E’ questa la cosiddetta Voce Bianca (per il colore della

copertina), che pubblicò testi creativi e critici. Staccatosi definitivamente dalla Voce e in aperta polemica

con essa, Papini fondò insieme a Soffici la rivista Lacerba, che divenne l’organo del Futurismo fiorentino,

dominato da Aldo Palazzeschi. Dapprima favorevole a Marinetti, fondatore del Futurismo, la rivista

giunse ad un’aperta rottura, rifiutando le componenti più estremistiche della formulazione di Marinetti.

Anch’essa decisamente interventista, chiuse successivamente le pubblicazioni. Occorre ricordare almeno

due altre riviste diverse tra loro: Poesia, fondata a Milano da Marinetti, che vi pubblicò i testi dei nuovi

poeti simbolisti, stranieri e italiani, preparando l’avvento del Futurismo, e La Critica, nata a Bari ad opera

di Croce, contribuendo a diffondere il pensiero idealistico nella cultura italiana. A Milano, verso la fine

del XIX secolo, si afferma il Corriere della Sera, il quotidiano della media e alta borghesia che, all’inizio

del Novecento, è già il più importante giornale italiano. Da questa derivano tre riviste periodiche: La

Lettura, La Domenica del Corriere e il Corriere dei Piccoli.

Agli inizi del Novecento mutano gli statuti della poesia e della prosa; la lirica tende ad abbandonare gli

schemi più rigidi e rigorosi, basati sulla metrica e sulla rima, per avvalersi del verso libero. La prosa tende

a farsi soggettiva e intimistica, privilegia misure breve e liricheggianti.

Pur gravitando attorno alla rivista La Voce, da cui prendono il nome, i vociani, come i crepuscolari, non

costituiscono un gruppo omogeneo e compatto, ma esprimono esigenze spirituali e morali di cui il

periodico fiorentino aveva voluto farsi carico. La poesia affronta contenuti interiori di una soggettività

vista come scavo esistenziale, alla ricerca dei valori della coscienza o di una fede anche religiosa.

L'idea del gruppo nasce con il Futurismo, che sorge come un vero e proprio movimento culturale. Sotto

la guida del suo guidatore, Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo si propone di distruggere le

istituzioni culturali del passato e tutte le esperienze artistiche fino ad allora praticate, in vista di un

cambiamento radicale. Proposta di contaminazione e fusione tra i diversi linguaggi espressivi adottati

dalle varie forme di arte; il movimento si pone come obiettivo la distruzione della sintassi e l’applicazione

del procedimento analogico, per creare parole in libertà.

Il teatro teorizzato dai futuristi vuole escludere dalla rappresentazioni ogni logica comune e ogni criterio

di verosomiglianza, proponendosi come un teatro sintetico che si basa sull’assurdo di situazioni irreali,

fino a sostituire i personaggi con gli oggetti. Dal teatro borghese nasce il teatro cosiddetto del grottesco,

che, pur basandosi sul triangolo moglie-amante-marito, ne elimina il banale convenzionalismo.

 I FUTURISTI

Esaltano il futuro, la storia viene vista come vecchia e inutile. Sorto a Milano, città più moderna ed

europea d’Italia; si diffuse rapidamente sia in Italia che all’estero. Non c’è più la poesia in versi; uso

dell’onomatopea (veloce) e rifiuto della punteggiatura. Amano la guerra, perchè la considerano come

igiene del mondo e odiano la scuola, biblioteche e i musei. In arte nasce il Liberty/Floreale. Opposti ai

futuristi ci sono i crepuscolari, che amano tutto ciò che è polveroso, antico, di pessimo gusto, intimo.

Nel Manifesto del Futurismo pubblicato sul quotidiano parigino Le Figaro”, Marinetti formula il suo

programma di rivolta contro la cultura del passato, proponendo un azzeramento su cui elevare una

concezione della vita integralmente rinnovata. Il culto dell’azione violenta ed esasperata respinge ogni

forma esistente di organizzazione politica e sindacale. Da qui l’adesione all’ideologia nazionalista e

militarista che celebra la guerra. Polemica sulla sensibilità romantica e decadente, come risulta dai

manifesti Uccidiamo il Chiaro di Luna o Contro Venezia passatista. Il Futurismo sostituisce l’impianto

logico del pensiero ad una forma più sintetica e abbreviata: quella dell’analogia, fondata su significati

impalpabili e accostando e assimilando realtà diverse e lontanissime tra loro. Il rifiuto della logica

tradizionale ha anche il compito di distruggere la sintassi, con lo scopo di suggerire il fluire ininterrotto

delle sensazioni; sostantivi a caso, come nascono. Notevole rilievo assume anche la forma grafica delle

parole, che sottolinea effetti particolari, destinate a produrre impressioni acustiche o tattili. Rapporto tra

letteratura e pittura nelle tavole parolibere, che si basano su un libero accostamento di parole e immagini.

Molti manifesti come il Manifesto dei musicisti futuristi, il Manifesto dei pittori futuristi, La

cinematografia futurista…

Principali esponenti: Paolo Buzzi, Luciano Folgore, Bruno Corra. Al Futurismo aderirono anche scrittori

crepuscolari, come Govoni e Aldo Palazzeschi.

FILIPPO TOMMASO MARINETTI: Ideologia dell’attivismo e del dinamismo. Esalta impresa

libica e prende parte alla I Guerra Mondiale. Fu favorevole all’avvento del fascismo, in cui si

illuse di vedere realizzate le sue idee rivoluzionarie. Finì per diventare un intellettuale di regime,

tanto che divenne accademico d’Italia. Passaggio dal simbolismo delle prime raccolte ad una

ricerca analogica e fonosimbolista di un poemetto come Zang tumb tuuum, con la trasformazione

delle parole in libertà. 

Manifesto del futurismo esaltazione del movimento e della modernità. Critica al passato.

Glorificazione guerra, patriottismo, disprezzo della donna. Distruzione musei, biblioteche etc. e

combattere contro moralismo, femminismo…

Manifesto tecnico della letteratura futurista distruzione sintassi, verbo all’infinito, abolizione

punteggiatura, distruggere la letteratura psicologica. Introduzione del rumore (dinamismo degli

oggetti), del peso (facoltà di volo degli oggetti) e dell’odore (facoltà di sparpagliamento degli

oggetti). 

Bombardamento descrizione di un bombardamento ad Adrianopoli, in Turchia. Uso

onomatopee, fonosimbolismo e anche poesia visiva, perchè si può vedere dove sono cadute le

bombe ed il loro suono.

 I CREPUSCOLARI

La definizione di poeti crepuscolari risale ad una recensione sul quotidiano La Stampa di Borgese, che

parlò della voce di una gloriosa poesia che si spegne. I crepuscolari contrappongono l’amore per le

piccole cose, con le atmosfere più grigie e comuni della vita quotidiana, rievocate attraverso un linguaggio

dimesso e prosaico, vicino al parlato. Mutano la concezione e il significato della poesia, che non ha più

messaggi eccezionali, ma come esperienza minore, se non addirittura inutile. I modelli di questa

tendenza vanno cercati soprattutto nel Simbolismo intimista e introverso, diffuso in Francia e Belgio, ma

anche l’esempio di Pascoli ha contato molto. Autori: Guido Gozzano, Corazzini, Govoni, Palazzeschi.

GUIDO GOZZANO (1883-1916): Nato a Torino, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, senza

portare a termine i suoi studi. Frequenta facoltà di lettere. Larga e raffinata educazione letteraria

dagli autori dei primi secoli (soprattutto Dante e Petrarca) e dagli scrittori contemporanei, fra cui

Nietzsche. Prima raccolta di versi: La via del rifugio, seguita dai Colloqui, che ne consacrano la

fama di poeta. Difficile e sofferto legame sentimentale con Amalia Guglielminetti, poetessa e

autrice di racconti di successo. Colpito da tubercolosi, vive a Torino e in Liguria. Muore a

Torino. Per trovare sollievo al suo male aveva intrapreso un viaggio in India, attratto anche dalle

forme di spiritualità delle religioni orientali.

 I COLLOQUI: La raccolta ripercorre l’itinerario intellettuale ed esistenziale dell’autore. Il

titolo è lo stesso dei componimenti con cui si apre e si chiude l’opera. Quello iniziale precisa

disposizione sentimentale, insistendo sull’aridità del poeta, su una giovinezza che è già

vecchiaia, sul motivo del rimpianto, una vita che il protagonista-poeta non ha saputo vivere e

che altri hanno vissuto per lui. La seconda parte, Alle Soglie, presenta il motivo della malattia.

Nell’Amica di nonna Speranza c’è l’attrazione per una provinciale quasi brutta, priva di

lusinga e la fuga nel passato risorgimentale, ma è impossibile sfuggire alla negatività del

presente. 

La signorina Felicita ovvero la felicità quando scende la sera il poeta si ricorda dei paesi

che fanno parte della sua memoria e di cui ha nostalgia. Descrive la Vill’Amarena in modo

triste e antico, tipico dei crepuscolari. Successivamente parla di una giovane brutta e rivede il

suo viso con le lentiggini, l’acconciatura dei suoi capelli in treccine e le iridi azzurre.

 ITALO SVEVO O ARON HECTOR SCHMITZ(1861-1928)

Presente inetto a vivere (incapace di combattere la realtà). Nelle sue opere scavo interiore. Non viene

apprezzato poichè in Italia c’è ancora il periodo post romanticismo. Famoso in Europa; apprezzato poi

da Montale. Incontra Joyce che diventa il suo insegnante di inglese ed egli rimane affascinato dalle sue

opere.

Nato a Trieste da un’agiata famiglia borghese. Origini ebraiche. Mandato in un collegio in Germania,

dove studiò materie utili per intraprendere la carriera commerciale e imparò il tedesco.

Contemporaneamente si appassionò alle letture di scrittori tedeschi. La sua aspirazione era di diventare

uno scrittore: cominciò così a comporre testi drammatici e collaborò al giornale triestino L’Indipendente

con articoli letterari e teatrali. In seguito ad un investimento sbagliato, il padre fallì e Svevo subì una

declassazione, passando dall’agio borghese ad una condizione di ristrettezza. Si dedicò alle prime prove

narrative, scrivendo alcune novelle e progettando il suo primo romanzo: Una Vita (il protagonista non

affronta le difficoltà e si ammazza). Quando morì la madre, a cui lo scrittore era molto legato, incontrò al

suo capezzale Livia Veneziani, una cugina di cui si innamorò. Il matrimonio segnò una svolta

fondamentale nella vita di Svevo. In primo luogo l’inetto, pieno di insicurezze, poteva coincidere con la

figura virile che era apparsa irraggiungibile, ovvero il padre di famiglia. I Veneziani erano facoltosi

industriali e così Svevo, per uscire dalle ristrettezze in cui viveva, abbandonò il suo impiego alla banca per

entrare nella ditta dei suoceri. Salto di classe sociale: da modesta condizione piccolo borghese si trovò

proiettato nel mondo dell’alta borghesia; per lavoro dovette compiere numerosi viaggi in Francia e

Inghilterra. Da qui lasciò l’attività letteraria, a causa anche dell’insuccesso di Senilità, suo secondo

romanzo (vita da vecchio, il protagonista si chiude in se stesso). In realtà non lasciò definitivamente la

scrittura. Due eventi fondamentali per la formazione di Svevo: l’incontro con Joyce e l’incontro con la

psicoanalisi, conosciuta tramite il cognato che aveva sostenuto una terapia con Freud. L’occasione per

riemergere in piena luce degli interessi letterari fu offerta dalla guerra. Poichè la fabbrica venne requisita

per ordine delle autorità austriache e Svevo si ritrovò libero da ogni incombenza pratica e potè

riprendere la sua attività intellettuale. Scrisse il terzo libro, La coscienza di Zeno (Zeno Cosini

economicamente benestante deve smettere di fumare e si fa aiutare dal Dottor S (Freud). Inizia la terapia

e deve compilare un diario diviso in argomenti; successivamente decide di non volere più essere seguito e

S pubblica il suo diario. Svevo conosce perfettamente la psicoanalisi, ma non crede che aiuti o dia

risultati); come già avvenuto con i due romanzi precedenti, l’opera non suscitò interesse. Svevo la mandò

all’amico Joyce a Parigi e da quel momento o scrittore arrivò a conquistare larga fama in Francia e su

scala europea. Solo in Italia rimase un’atmosfera di disinteresse, tranne per Montale, che gli dedicò un

ampio saggio nella rivista L’esame. Morì a causa di un incidente d’auto a causa delle ferite riportate.

Il luogo in cui si forma, Trieste, è una città di confine, in cui convergono tre civiltà, quella italiana, quella

tedesca e quella slava, quindi stretto rapporto con la cultura mitteleuropea, cioè quella dell’Europa

Centrale.

Alla base dell’opera letteraria di Svevo vi è una robusta cultura filosofica, arricchita dalle scienze. Un

pensatore che ebbe un peso determinante nella sua formazione fu Schopenhauer, pensiero a sfondo

irrazionalistico e che affermava un pessimismo radicale. Più tardi Svevo conobbe anche Nietzsche e lo

lesse direttamente dai testi originali. Da lui trasse l’idea del soggetto non statico, ma in continuo

cambiamento; non si è mai uguali al momento precedente. Un altro grande punto di riferimento fu

Darwin, con la selezione naturale e la lotta per la vita. Svevo mira sempre a smascherare gli autoinganni

dei suoi personaggi, a smontare gli alibi che essi si costruiscono per occultare ai loro occhi le vere

motivazioni dei propri atti, per tacitare i sensi di colpa e sentirsi innocenti. Svevo presenta il

comportamento dei suoi eroi come prodotto di leggi naturali immodificabili, non dipendenti dalla

volontà (tutti si devono sottomettere alla legge del più forte). Ad assumere questo atteggiamento critico

Svevo fu anche aiutato dal pensiero marxista, da cui fui influenzato tanto da diventare, in una parte delle

sua vita, socialista. Da questa corrente trasse la chiara percezione dei conflitti di classe che percorrono la

società moderna, ma soprattutto che tutti i fenomeni sono condizionati dalla realtà delle classi; i conflitti e

le ambiguità profonde dei suoi eroi non sono conflitti e ambiguità dell’uomo in generale, ma del

borghese di un determinato periodo della storia sociale (i problemi sono legati al periodo in cui viviamo).

Complicato fu il rapporto di Svevo con la psicoanalisi; verso Freud lo spingeva l’interesse per la tortuosità

e le ambivalenze della psiche, che egli aveva già esplorato prima delle teorie psicoanalitiche in Una Vita e

Senilità; Svevo non apprezza la psicoanalisi come terapia, che pretendeva di portare alla salute il malato

di nevrosi, ma bensì come puro strumento conoscitivo, capace di indagare più a fondo la realtà psichica.

Per Svevo è importante la conoscenza dei naturalisti, come Zola e dei romanzieri russi, come

Dostoievskij.

Per molto tempo la critica ha sostenuto che Svevo scriveva male; effettivamente la sua prosa è lontana

dalla tradizione letteraria italiana, occorre, però, ricordare che lo scrittore non parlava italiano, ma

dialetto triestino e tramite il personaggio Zeno egli confessa la difficoltà nel trovare i vocaboli italiani

appropriati. Non solo, ma Svevo conoscendo il tedesco, usava la sintattica tedesca nella sua scrittura. La

sua prosa è efficacissima nel rendere le tortuosità labirintiche della psiche, in cui si addentra. Certe

imperfezioni stilistiche sono volute, infatti riproduce fedelmente il linguaggio tipico di un borghese

triestino che usa l’italiano.

UNA VITA

Svevo iniziò il suo primo romanzo e lo pubblicò a proprie spese presso un piccolo editore di Trieste.

Avrebbe voluto intitolarlo Un Inetto, ma fu sconsigliato dall’editore e finì per chiamarlo Una Vita. Il

romanzo suscitò scarsissima attenzione nella critica e nel pubblico. Storia di Alfonso Nitti che va a

lavorare a Trieste dopo la morte del padre. Lavora presso la banca Maller, ma non gli piace. L’occasione

di riscatto della sua vita vuota, riempita solo dalle letture presso la biblioteca comunale, gli è ovverta

dall’invito a casa del padrone della banca, Maller. Alfonso conosce Macario, giovane brillante e sicuro di

sè con cui stringe amicizia e che prende come modello. La figlia di Maller, Annetta, ha anch’essa

ambizioni letterarie e sceglie Alfonso come collaboratore per la stesura di un romanzo. Alfonso, pur

senza amarla, la seduce e possiede. A questo punto Alfonso avrebbe la possibilità di trasformare la sua

vita sposando la ricca ereditiera. A tale soluzione è spinto dalla signorina Francesca, istitutrice in casa di

Maller e sua amante. Alfonso invece, preso da un’inspiegabile paura, fugge da Annetta e da Trieste,

adducendo come pretesto una malattia della madre. Tornato al paese trova veramente la madre malata;

dopo la morte della madre ritorna a Trieste, deciso a rinunciare alla lotta per la vita, credendo di aver

scoperto nella rinuncia e nella contemplazione la sua vera natura (Schopenhauer). Alfonso credeva di

aver superato le passioni, invece, nell’apprendere che Annetta si è fidanzata con Macario, è invaso dalla

gelosia; riteneva di non curarsi più del giudizio degli altri ed invece si sente ferito dal disprezzo e dall’odio

che lo circonda nella banca. Da questo momento commette errori irreparabili: scrive ad Annetta per

chiederle che cessino le persecuzioni nei suoi confronti, ma il gesto viene avvertito da Maller come

ricattatorio; all’appuntamento che chiede alla ragazza per chiederle spiegazioni si presenta il fratello, che

lo sfida a duello. Alfonso, sentendosi incapace alla vita, decide di cercare nella morte una vita di scampo.

Romanzo della scalata sociale, in cui un giovane provinciale si propone di conquistare il successo nella

società cittadina (come Bel-Ami di Maupassant o Il rosso e il nero di Stendhal). E’ visibile anche

l’influsso di Zola e dei naturalisti, nella volontà di ricostruire i dettagli del lavoro in banca (gusto

documentario) e vuole fornire un’immagine precisa di vari settori di attività della società moderna. Ma

ciò costituisce solo la cornice del romanzo perchè al centro della narrazione si colloca l’analisi della

coscienza del protagonista.

Alfonso inaugura un tipo di personaggio, l’inetto, che ritornerà regolarmente nei libri successivi di Svevo.

L’inettitudine è una debolezza, un’insicurezza psicologica, che rende l’eroe incapace alla vita. Alfonso è

afflitto dalla sua diversità, che sente come inferiorità. L’impotenza sociale diventa impotenza psicologica:

il giovane non riesce più a coincidere con un’immagine virile, forte e sicura, quale quella imposta dalla

società borghese ottocentesca, che ha il culto dell’individuo energico e dominatore. Così Alfonso, timido,

goffo, incapace di stabilire relazioni con gli altri e chiuso nella sua solitudine si costruisce una maschera

fittizia, un’immagine di sè consolatoria. Dinanzi a lui si individuano degli anatagonisti che hanno tutte le

prerogative che a lui mancano, come Maller, l’incarnazione della figura del Padre, possente e terribile o il

Rivale, ovvero Macario, che possiede tutte quelle doti che Alfonso non ha, brillante, disinvolto e sicuro di

sè. L’antagonismo tra l’inetto ed il lottatore adatto alla vita e la ricerca del Padre per appoggiarsi alla sua

forza saranno schemi che ritorneranno regolarmente nei due romanzi successivi.

La narrazione è condotta da una voce fuori campo, che si riferisce ai personaggi con la terza persona. Il

narratore è vicino al codice dell’impersonalità e nel romanzo predomina la focalizzazione interna al

protagonista (romanzo psicologico). La coscienza diventa un labirinto tortuoso, tra sogni e momenti di

lucidità. Non assistiamo all’esplorazione soltanto di una coscienza, ma della pluralità di piani

contraddittori della psiche; in questo vi è già la percezione dell’inconscio.

SENILITA’

Il secondo romanzo viene pubblicato sempre a spese dell’autore; insuccesso peggiore del precedente.

Protagonista Emilio Brentani che attraversa la vita con prudenza, evitando i pericoli ma anche i piaceri,

appoggiandosi alla sorella Amalia, che vive con lui e lo accudisce, e all’amico Stefano Balli, scultore e

uomo dalla personalità forte e successo con le donne. L’insoddisfazione per la propria esistenza vuota e

mediocre spinge Emilio a cercare l’avventura con una ragazza del popolo, Angiolina; si propone

semplicemente di divertirsi, imitando Balli, ma si innamora perdutamente, idealizzandola e

trasformandola in una creatura angelica. La scoperta della vera natura di Angiolina, che ha molti amanti

ed è cinica e mentitrice, scatena la sua gelosia, che assume caratteri ossessivi. Un tentativo di separazione

dalla ragazza lo getta in uno stato di prostrazione profonda, privandolo di quell’energia vitale che aveva

trovato nel rapporto. Di conseguenza riallaccia la relazione, ma il possesso fisico lo delude perchè ha

avuto la donna reale che disprezza e non la figura ideale che ama. E’ sempre più disgustato da Angiolina

che si rivela una bugiarda, rozza e volgare. Balli si interessa di Angiolina e la ragazza si innamora

perdutamente. La gelosia patologica di Emilio si concentra tutta sull’amico. Nel frattempo la sorella

amalia vive un’avventura parallela alla sua: la zitella si innamora di Balli, ma non osa rivelare i suoi

sentimenti. Emilio, accortosene, allontana l’amico da casa sua, ma in tal modo distrugge la vita della

sorella. Amalia cerca l’oblio, minando così il suo fisico già debole, che soccombe alla polmonite. Emilio,

lasciato il capezzale della sorella, si reca all’appuntamento con Angiolina, deciso ad abbandonarla ed

Emilio, scoprendo un ennesimo tradimento, si lascia trasportare dall’ira e la insulta violentemente. Dopo

la morte della sorella, Emilio si rinchiude nuovamente nel guscio della sua senilità e nei suoi sogni fonde

insieme le figure di Amalia e Angiolina, creando un’unica figura, pensosa e intellettuale che diviene

simbolo della sua utopia socialista.

Il primo titolo era Il carnevale di Emilio, riferendosi al fatto che gran parte della vicenda si svolge nel

periodo di carnevale ed al fatto che il protagonista gode di un breve momento di felicità e gioventù, per

poi ritornare alla sua vita squallida e vuota, simile al carnevale, in cui per breve tempo ci si diverte.

Il nuovo romanzo si concentra quasi esclusivamente sui quattro personaggi centrali. I fatti esteriori,

l’intreccio e la descrizioni di ambienti fisici e sociali hanno poco rilievo, è la dimensione psicologica che

l’autore si preoccupa di indagare, con l’analisi del protagonista. Dal punto di vista sociale è un piccolo

borghese, ma al tempo stesso è un intellettuale, che ha scritto precedentemente un libro; dal punto di

vista psicologico è un debole, un inetto. Il nido domestico è rappresentato da Amalia mentre il desiderio

di godimento e di piacere viene rappresentato da Angiolina; proprio la relazione con la donna fa venire

alla luce l’inettitudine di Emilio ad affrontare la realtà. Questa inettitudine è soprattutto immaturità

psicologica: Emilio ha paura della donna e del sesso e per questo sostituisce alla donna reale, una donna

ideale, chiaro equivalente della madre. Emilio maschera la sua immaturità costruendosi un’immagine

virile e si compiace di recitare un ruolo paterno nei confronti di Angiolina. Anche se ha al centro il

rapporto sentimentale, solo in superficie Senilità è il racconto di un’ossessione amorosa. In realtà, Svevo

riesce a ritrarre la struttura psicologica dell’intellettuale piccolo borghese di un periodo di crisi; fornisce la

descrizione di tutta una mentalità e di una cultura in un dato momento storico e dei suoi stereotipi

concettuali, letterari e linguistici. In Emilio sono ravvisabili residui positivstici, in quanto si atteggia a

scienziato che studia freddamente Angiolina, ma manifesta un pessimismo derivante da Schopenhauer

che si mescola al superomismo di Nietzsche e D’Annunzio. Svevo proietta nel suo personaggio le

componenti della sua stessa cultura.

Verso il suo eroe Svevo ha un atteggiamento critico. I fatti sono filtrati attraverso la sua coscienza e sono

presentati come li vede lui, ma poichè Emilio è portatore di una falsa coscienza, il suo punto di vista è

inattendibile. La voce narrante interviene con commenti e giudizi, spesso taglienti, a smentire e

correggere la prospettiva del protagonista e smascherare i suoi autoinganni; altre volte i giudizi hanno

minime sfumature ironiche. Spesso, dinanzi alle menzogne e agli alibi più vistosi, il narratore tace, ma

basta il contrasto tra mistificazioni di Emilio e la realtà oggettiva a smentire il tutto. Il linguaggio di Emilio

appare stereotipato come le idee che veicola, melodrammatiche e al tempo stesso banali.

Il ritratto dell’inetto Emilio incontra Angiolina, in una notte stellata.

LA COSCIENZA DI ZENO

Scritto 25 anni dopo Senilità, molto diverso dai due romanzi precedenti a causa dell’evoluzione interiore

del poeta e della trasformazione della società europea (I Guerra Mondiale). Per gran parte il romanzo è

costituito da un memoriale, o confessione autobiografica, che il protagonista Zeno Cosini scrive su invito

del suo psicoanalista, il dottor S., a scopo terapeutico. Lo scrittore finge che il manoscritto venga

pubblicato dal dottor S. stesso, vendicarsi del paziente che si è sottratto dalla cura (tutto ciò spiegato nella

prefazione). Al memoriale si aggiunge una sorta di diario di Zeno, in cui spiega l’abbandono della terapia

e si dichiara guarito in coincidenza con i successi commerciali ottenuti durante la guerra. Romanzo

narrato dal protagonista stesso, pertanto ha un impianto autodiegetico. Uso del tempo misto, poichè non

presenta gli eventi nella loro successione cronologica, ma sono inseriti in un tempo soggettivo, in cui il

passato riaffiora continuamente e si intreccia con il presente (uso dell’analessi = flashback). La

ricostruzione del passato è suddivisa in temi, a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo: il vizio del

fumo, la morte del padre, la storia del suo matrimonio, il rapporto con la moglie e l’amante. La

narrazione va continuamente avanti e indietro nel tempo.

Zeno, inetto, nevrotico e malato, è chiaramente un narratore inattendibile, di cui non ci si può fidare,

denunciato subito dal dottor S nella prefazione. L’autobiografia è tutta un gigantesco tentativo di

autogiustificazione, che vuole dimostrarsi innocente da ogni colpa; ma non si tratta di menzogne

intenzionali: sono autoinganni determinati da processi profondi e inconsapevoli. La coscienza di Zeno

appare quindi una coscienza falsa. Il romanzo è percorso dal distacco ironico, con cui Zeno guarda il

mondo che lo circonda. Zeno, nella sua imperfezione di inetto, è inquieto e disponibile alle

trasformazioni, mentre i sani sono cristallizzati in una forma rigida, immutabile. In Zeno vi è un disperato

bisogno di normalità e di integrazione nel constesto borghese: vorrebbe essere un buon padre di famiglia

ed un abile uomo d’affari, ma non riesce mai a diventarlo. Lo sguardo di Zeno distrugge tutte le

gerarchie, fa divenire tutto incerto ed ambiguo, convertendo la salute in malattia (la moglie). Zeno è

dunque personaggio a più facce, fortemente problematico, perfetto campione di falsa coscienza borghese.

Le basi del mutamento di prospettiva nei confronti dell’inetto sono da cercare nel saggio incompiuto

L’uomo e la teoria darwiniana, dei primi del Novecento. L’inettitudine non è più considerata come un

marchio d’inferiorità, ma come una condizione aperta, disponibile ad ogni frma di sviluppo. Ciò che dice

Zeno può essere verità o bugia o tutte e due insieme e nessun punto di riferimento permette di

distinguerlo con certezza.

Il fumo ricorda quando da piccolo rubò i soldi dal panciotto di suo padre per comprare il primo

pacchetto di sigarette e poi fumava i sigari che suo padre lasciava in giro per casa. Ogni volta cercava di

smettere di fumare, facendo un proposito. Una volta, con l’ amico Olivi, fece una scommessa per

smettere, ma fumò subito dopo e andò a confessare.

La morte del padre Racconta la morte di sua madre a 15 anni e le scrisse delle poesie per onorarla.

Poi, però, quando morì suo padre a 30 anni, non ebbe più una speranza di miglioramento. Prima della

sua morte cercava di evitarlo e non fece alcuno sforzo per avvicinarsi a lui, ma quando seppe che era

malato si legò a lui. L’unica somiglianza era l’incapacità nel commercio. Secondo Zeno, lui rappresentava

la forza e il padre la debolezza: fumava, beveva e tradiva la moglie. Il padre gli rimproverava due cose: la

distrazione e la tendenza a ridere delle cose serie. Si ricorda quando portò suo padre in ospedale e in

quel momento gli augurava la morte, non volevo farlo ritornare cosciente con le sanguisughe.

Successivamente, dopo giorni, il padre muore mentre Zeno cerca di tenerlo fermo a letto e come ultimo

gesto il padre dà uno schiaffo al figlio. Zeno si autoconvince che non l’abbia fatto apposta e il racconto si

conclude con il capovolgimento dei ruoli, il padre è diventato quello forte e Zeno è debole.

La salute malata di Augusta descrive i giorni della luna di miele e del ritorno da essa come felici e

pieni d’amore da entrambe le parti. Sua moglie ritratto della salute, molto religiosa. Analizzando la sua

salute, però, Zeno la converte in malattia. Successivamente nasce la paura di invecchiare e morire, perchè

in quel momento Augusta si sposerà con un nuovo uomo.

Psico-analisi Dopo averla praticata per sei mesi si sente peggio di prima. Il dottor S. dice che è guarito

ma Zeno è arrabbiato e giudica negativamente la psico-analisi. Il dottore cercò di rieducarlo e di fargli

comprendere il rapporto che aveva avuto con madre e padre. Diventa un compratore e venditore di

merci ed ha un sentimento di forza e salute.

I RACCONTI E LE COMMEDIE

Ai tre romanzi si accompagnano articoli, pagine di diario e numerosi racconti, ma solo tre fra quest’ultimi

furono pubblicati dall’autore. La novella dal titolo Una lotta è stata il primo testo narrativo pubblicato da

Svevo; successivamente L’assassinio di via Belpoggio. Dopo questa pubblicò un racconto di carattere

politico intitolato La tribù. Nel periodo di silenzio letterario risale Lo specifico del dottor Menghi, in cui

si tratta dell’invenzione di un farmaco che diminuisce l’energia vitale e consente così di allungare la vita.

Nell’ultimo periodo si collocano i racconti più significativi: Vino generoso, Una burla riuscita, Corto

viaggio sentimentale (rimasto incompiuto)…

Sono tutti legati in qualche modo alla tematica della Coscienza, la malattia, la vecchiaia, la gioventù, la

soddisfazione del desiderio attraverso il sogno, gli impulsi segreti dell’inconscio e i sensi di colpa sono

percorsi da un sottile umorismo che li lega.

Frammenti di un quarto romanzo, una continuazione di Zeno; il titolo avrebbe dovuto essere Il

Vecchione o Il vegliardo. E’ sempre Zeno a narrare; il suo racconto presenta una serie di ritratti dei

nuovi membri della sua famiglia, il figlio e la figlia, i nipoti…

Zeno rimane sempre un esempio di falsa coscienza. Svevo si rivela acutissimo nel cogliere e ambiguità

della psiche e del comportamento e si dimostra critico della famiglia standard borghese.

Le prime opere letterarie che Svevo abbozzò, negli anni giovanili, furono testi drammatici e la passione

teatrale lo accompagnò per tutta la vita, anche se le commedie ebbero una diffusione nei palcoscenici

quasi nulla. Le commedie rimaste sono 13, come Il ladro in casa, Prima del ballo…

Il termine di riferimento è sempre il teatro borghese, che si svolge in interni familiari e mette in scena

conflitti profondi, le tensioni acute che si celano sotto la superficie quotidiana degli affetti e delle buone

maniere.

 LUIGI PIRANDELLO (1867-1936)

Ognuno è diverso dall’altro, ciò che si dice viene recepito in modo diverso in base al singolo: c’è

incomunicabilità; l’individuo è solo poichè non può comunicare. Le persone riconoscono le maschere e

non la vera identità di qualcuno. Dopo Goldoni, rivoluzione del teatro: sparisce il quarto muro (dialogo

tra pubblico e attori). Teoria della lanterninosofia: ognuno si fa luce nel cammino e guarda solo ciò che

gli interessa (nel piccolo). Al contrario, lo Stato pensa al proprio interesse. Teoria dello strappo nel cielo

di carta: gli esseri umani sono come dei burattini che credono di essere liberi; se i burattini alzassero la

testa quando il cielo di carta si strappa, scoprirebbero che ci sono dei fili che li fanno muovere, mentre

quando recitano pensano di essere liberi (si ritrova in Il fu Mattia Pascal). Differenza tra comicità e

umorismo: la comicità è fine a se stessa, istintiva, mentre l’umorismo è il momento in cui la comicità

porta ad una riflessione; senso di contraddizione della realtà (sentimento del contrario, tragico e comico

vanno sempre insieme).

Pirandello nasce a Girgenti, ribattezzata Agrigento, nella contrada Caos, da una famiglia agiata (il padre

dirigeva alcune miniere di zolfo). Inizia la produzione letteraria scrivendo poesie e una tragedia.

L’esperienza degli studi in Germania fu importante, poichè lo mise in contatto con la cultura tedesca e in

particolare con gli autori romantici, che ebbero profonda influenza sulle teorie riguardanti l’umorismo. Si

stabilì a Roma, dedicandosi interamente alla letteratura. Scrisse il suo primo romanzo, L’esclusa e

pubblicò una prima raccolta di racconti, Amori senza amore. Sposò Maria Antonietta Portulano e

divenne docente di ruolo. Pubblicò articoli e saggi su varie riviste e scrisse la sua prima commedia, Il

nibbio, che successivamente cambiò in Se non così. Scrive anche opere in dialetto siciliano, come Il

berretto a sonagli. Un allagamento della miniera di zolf provocò il dissesto economico; alla notizia la

moglie, il cui equilibrio equilibrio psichico era già fragile, ebbe una crisi che la portò alla follia. La

convivenza con la donna, che era ossessionata da una patologica gelosia, costituì per Pirandello un

tormento continuo (trappola che imprigiona e soffoca l’uomo). Lavorò anche per l’industria

cinematografica. La declassazione economica gli fornì lo spunto per la rappresentazione del grigiore

soffocante della vita piccolo borghese e il rifiuto irrazionalistico ed anarchico del meccanismo sociale.

Lavora per il teatro, suscitano nel pubblico inizialmente sconcerto, per poi avere successo in tutto il

mondo, con rappresentazioni all’estero (es. Sei personaggi in cerca d’autore, Pensaci Giacomino!). Fece

tournées in Europa e America. Pirandello si era iscritto al partito fascista e gli servì per ottenere appoggi

da parte del regime. D’apprima lo vedea come una garanzia di ordine, ma successivamente capisce la

vuota esteriorità del regime e si distaccò. Vinse il Premio Nobel per la Letteratura e morì due anni dopo

di polmonite, lasciando incompleto il suo ultimo lavoro teatrale I giganti della montagna.

Alla base della sua visione del mondo vi è una concezione vitalistica: la realtà è tutta vita, incessante

trasformazione da uno stato all’altro, anche l’uomo è cosi: egli tende a cristallizzarsi in forme individuali,

in una realtà che noi stessi ci diamo. In realtà questa personalità è un’illusione; noi crediamo di essere

uno per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci

guarda. Ciascuna di queste forme è una costruzione fittizia, una maschera, che noi stessi e il contesto

sociale ci impongono. La crisi dell’idea di identità e di persona risente dei grandi processi in atto nella

realtà contemporanea (l’espandersi dell’industria e l’uso delle macchine, il formarsi delle grandi

metropoli moderne, in cui l’uomo smarrisce il legame con gli altri Serafino Gubbio). La presa di

coscienza di questa situazione porta smarrimento e dolore ai suoi personaggi, insieme alla solitudine.

Senso acutissimo della crudeltà che domina i rapporti sociali; la società gli appare artificiosa, che isola

l’uomo dalla vita. Bisogno disperato di autenticità e di spontaneità. Carattere opprimente nell’ambito

familiare, vista come trappola insieme a quella economica, costituita dalla condizione sociale e dal lavoro:

i protagonisti sono in una condizione misera, con lavori monotoni e frustranti. L’unica via di salvezza è: la

fuga nell’irrazionale, nell’immaginazione che trasporta verso un luogo fantastico o la follia, ovvero l’arma

che mostra l’assurdo e l’inconsistenza della società (Enrico IV o Uno, Nessuno e Centomila). Rifiuto dela

vita sociale che porta ad isolarsi e a guardare vivere gli altri dall’esterno e dall’alto della sua superiore

consapevolezza, osservando gli uomini imprigionati dalla trappola con un atteggiamento umoristico di

irrisione e pietà. Filosofia del lontano: contempla la realtà come da un’infinita distanza in modo da

vedere sotto una luce differente tutto ciò che l’abitudine ci fa considerare normale. Radicale relativismo,

dove non si dà una verità oggettiva fissa, ma ognuno ha la sua verità, che nasce dal modo soggettivo di

vedere le cose. Da ciò incomunicabilità tra gli uomini. Pirandello viene collocato già oltre il

Decadentismo, in un clima tipicamente Novecentesco.

LE POESIE E LE NOVELLE

Compone poesie per un trentennio, conservando le forme metriche tradizionali. La prima raccolta, Mal

Giocondo, è un invito ad abbandonarsi a Madre Natura. Successiva raccolta Pasqua di Gea, in cui

sviluppa tema pagano e vitalistico, in chiave carducciana, ma anche accenti tristi e malinconici. Nella

Zampogna influenze pascoliane.

Scrive novelle per tutto l’arco della sua attività creativa, pubblicazione su quotidiani e riviste. Amori senza

amore, Beffe della morte e della vita e tante sino a Berecche e la guerra. Progettò una sistemazione

globale in 24 volumi, dal titolo Novelle per un anno. Durante la vita ne furono pubblicati 14, in cui si

aggiunse uno postumo, Una giornata. No ordine determinato. Si possono distinguere e novelle collocate

nella Sicilia contadina e quelle focalizzate su ambienti piccolo borghesi: riscopre il sottostrato mitico e

folkloristico della terra siciliana (vicino tema decadente) e le figure del mondo contadino sono deformate

in una carica grottesca che le trasforma ai limiti della follia; casi estremizzati all’assurdo. Atteggiamento

umoristico (deforma tratti fisici, carica gesti e movimenti…). Riso accompagnato da una pietà dolente per

un’umanità così avvilita. Pirandello distrugge l’idea di personalità coerente.

Ciàula scopre la luna picconieri volevano smettere di lavorare ma il sorvegliante li rimanda tutti giù

nelle cave a lavorare e se la prende con un vecchio di nome Zi Scarda. Occhio perduto per colpa di una

mina, che aveva ammazzato anche uno dei suoi figli. Ciàula è il garzone di Zi Scarda, che lo chiama con

il verso delle cornacchie. Ciàula non aveva paura della miniera ma della notte. Descrizione della povertà

e delle condizione pietose dei picconieri. Ciàula e Zi Scarda restano a lavorare di notte e quando portano

il carico fuori dalla miniera Ciàula si mette a piangere di fronte alla bellezza della luna.

Il treno ha fischiato Belluca di solito era un impiegato sottomesso e silenzioso che ad un certo punto

si ribella al suo capo e allora pensano sia malato. La mattina si era presentato come se avesse finalmente

scoperto e realizzato ciò che succedeva intorno a lui. Aveva detto che quella notte aveva sentito il treno

fischiare ed era andato in Siberia e nelle foreste del Congo, imitando il fischio del treno. Nessuno capiva

come potesse vivere in una casa con 5 donne e 7 ragazzi, con solo 3 letti. Lo rinchiusero in un ospizio;

preso dalle sue sciagure e delle sue miserie si era dimenticato che il mondo esisteva. Due sere prima, non

riuscendo ad addormentarsi aveva sentito fischiare un treno che gli aveva riacceso l’immaginazione.

I ROMANZI

A 26 anni scrisse il suo primo romanzo: Marta Ajala, ma lo pubblicò su un quotidiano col titolo

L’esclusa. Ancora legami con il naturalismo, sia nel quadro provinciale e arcaico, sia nella narrazione in

terza persona. Al centro c’è l’adulterio, ma Marta non è colpevole, contro le apparenze che l’accusano (le

lettere del suo spasimante). La fatalità non scaturisce da un evento reale, ma da una realtà soggettiva, il

convincimento della colpa di Marta nella mente del marito, della famiglia e dei cittadini. Marta viene

cacciata quando è innocente, ripresa in casa quando è colpevole: ciò sottolinea gli aspetti assurdi delle

azioni umane. In tal modo Pirandello conduce un’implicita polemica nei confronti del Naturalismo che

aveva impostato in maniera rigidamente consequenziale il rapporto tra cause ed effetti. Nel romanzo non

viene presentata una faccia sola della realtà, ma anche il contrario, che stride con essa. Il gioco del caso è

ancora ripreso nel breve romanzo successivo Il turno.

Al di là dell’ambito naturalistico vi è il terzo romanzo, Il fu Mattia Pascal, in cui sperimenta soluzioni

narrative nuove. Fu pubblicato a puntate. Mattia vive in un immaginario paese della Liguria ed ha

ereditato dal padre una grossa fortuna, ma è ridotto in miseria da un avaro amministratore, Malagna.

Mattia si vendica seducendo sua nipote, Romilda, e mettendola incinta. Viene costretto a sposarla, ma il

matrimonio diventa un inferno a causa della moglie e della suocera. Diventa bibliotecario nella vecchia

biblioteca del paese. Piccolo borghese imprigionato nella trappola della famiglia e della misera

condizione sociale che vince al casinò di Montecarlo e apprende di essere ufficialmente morto, in quanto

moglie e suocera lo hanno riconosciuto nel cadavere di un annegato. Mattia Pascal si sforza di costruirsi

un’identità nuova, attaccato alla vita sociale. Decide pertanto di tornare alla sua vecchia identità tornando

in famiglia, ma scopre che la moglie si è risposata con il suo migliore amico e ha avuto una figlia. Non gli

resta che adattarsi alla sua condizione che contempla gli altri dall’esterno, consapevole di non essere più

nessuno. Temi: trappola dele istituzioni sociali, la critica dell’identità individuale, che si rivela

inconsistente, una maschera, e l’estraniarsi dal meccanismo sociale da parte di chi ha capito il gioco. La

realtà viene distorta e ridotta ad un meccanismo bizzaro, ma al di là del riso vi è l’autentica sofferenza del

protagonista, sia quando è intrappolato nella trappola sia quando ne ha nostalgia. Scatta dunque il

sentimento del contrario: tragico e comico, serio e ridicolo. Il romanzo è raccontato dal protagonista

stesso, in forma retrospettiva, in quanto al termine della vicenda, Pascal affida ad un memoriale la sua

esperienza: punto di vista soggettivo, parziale, mutevole, inattendibile.

Romanzo successivo: I vecchi e i giovani. Impianto vicino al romanzo naturalistico. Romanzo storico che

rappresenta le vicende politiche e sociali della Sicilia e dell’Italia negli anni 1892-93, tra la rivolta dei

Fasci siciliani guidata dai socialisti e lo scandalo della Banca Romana (Giolitti si dimette). L’intreccio si

basa sul confronto tra due generazioni: i vecchi che hanno fatto l’Italia, ma vedono i loro ideali sviliti e

negati, e i giovani che appaiono smarriti e incerti sulla direzione da imprimere alla loro vita, e la loro

azione si conclude anch’essa nel fallimento (attuale). Agli occhi del vecchio le passioni degli uomini, gli

ideali patriottici, le conquiste del potere economico e le ideologie politiche contro il socialismo sono

pure illusioni.

Altro romanzo: Suo marito; rappresenzione satirica degli ambienti intellettuali romani, in cui ciascuno

guarda il mondo in modo soggettivo e dell’incomunicabilità umana che ne deriva. Inconciliabilità dei due

punti di vista resi con la focalizzazione alternata sull’uno e sull’altro personaggio che sfocia

nell’incomprensione totale. Impianto umoristico.

Il successivo è Si gira…, ripreso e riveduto fino a diventare i Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

Eroe filosofo estraniato dalla vita, che contempla l’assurdo affannarsi degli uomini per inseguire illusioni.

Pirandello mette a frutto la sua conoscenza della nuova industria cinematografica e affronta uno dei nodi

più urgenti della realtà contemporanea: il trionfo della macchina. Pirandello dinanzi a questa realtà è

ostile, prova repulsione per la macchina, che contribuisce a rendere meccanico il vivere degli uomini. La

macchina da presa, che fissa per sempre in un fotogramma il fluire della vita, diventa emblema di questa

angosciosa condizione moderna. La realtà industriale trasforma tutto in merce, negando la spontaneità

dei sentimenti. La vicenda ha al centro una tempestosa storia d’amore, con la donna fatale, l’attrice russa

Varia Nestoroff, e si conclude con un finale tragico: Aldo Nuti, innamorato geloso dell’attrice, mentre si

gira una scena con una tigre, spara alla donna anzichè alla belva ed è sbranato da essa; nel frattempo

Serafino continua a girare la manovella della macchina e resta muto per lo choc subito. L’eroe si era fatto

coinvolgere dalle vicende amorose dei due, assumendo un atteggiamento di fraterna partecipazione

umana e si era innamorato lui stesso di Luisetta. Ma poi scopre che non c’è più posto per i sentimenti

nella società della mercificazione. La sua finale riduzione a cosa gli impedisce di essere contaminato da

quella falsità.

Dopo Si gira Pirandello si dedica prevalentemente al teatro, tuttavia lavora a Uno, nessuno e centomila,

portato a termine più tardi. Il romanzo si collega al Fu Mattia Pascal con la crisi dell’identità individuale.

Il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre casualmente che gli altri hanno un’immagine diversa di lui da

quella che si era creato per se stesso. Ciò fa saltare tutto il suo sistema di certezze e determina una crisi.

Piomba nella solitudine di non essere nessuno. Decide di distruggere tutte le immagini che gli altri hanno

di lui, a partire dall’usuraio. Ricorre a gesti folli e sconcertanti, come vendere la banca. Ferito gravemente

da un’amica della moglie, cede tutti i suoi averi per fondare un ospizio per i po veri ed egli stesso vi si fa

ricoverare, estraniandosi dalla vita sociale e rinunciando definitivamente ad ogni identità, identificandosi

di volta in volta nelle cose che lo circondano. Irrazionalismo prende il sopravvento sull’umorismo critico

e negativo. Narrazione retrospettiva da parte del protagonista. Per una buona parte del libro non vi è

racconto, ma solo l’arrovellarsi ossessivo del protagonista sul tema dell’inconsistenza della persona e

dell’identità fittizia. I gesti inconsulti del protagonista sono la negazione di ogni logica comune, sono

coerenti solo all’interno della sua follia.

IL FU MATTIA PASCAL

Non capisce che l’identità individuale è comunque una costruzione artificiosa. Adriano Meis, nuova

identità di Pascal, viaggia per l’Europa, ma ben presto prova un senso di vuoto e di solitudine. Questo

smarrimento conferma come il protagonista non sia interiormente libero. La nuova identità è una

costruzione fittizia, una maschera, esattamente come la precedente. Non è capace di vivere davvero la sua

libertà, rifiutando ogni identità individuale. Si sente come un’ombra inconsistente e quindi si ibera dalla

falsa identità simulando un suicidio e riprende la vecchia identità di Mattia Pascal. Nella pagina

conclusiva Mattia discute con l’amico Don Eligio, cercando di definire l’insegnamento che si può ricavare

dalla sua esperienza e per lui la morale sarebbe l’impossibilità di rinunciare alla nostra identità,

socialmente determinata. Lanterninosofia di Paleari, in cui si ha la liberazione dai vincoli dell’io ed

un’immersione nella vita universale. Mattia è un eroe provvisorio, il protagonista di un semplice processo

di negazione delle illusioni del vivere sociale. 

Lo strappo nel cielo di carta e la lanterninosofia Andrea Meis viene invitato da Paleari a vedere la

tragedia d’Oreste in un teatrino di marionette e il suo amico pensa a come sarebbe se il cielo di carta si

strappasse mentre la marionetta sta per vendicare la morte del padre. Mattia decide di eliminare l’ultimo

legame con la sua vecchia identità, l’occhio storto, facendosi operare. Dopo l’intervento deve stare 40

giorni al buio. La Lanterninosofia mostra che ognuno ha una luce che mostra il bene e il male, ovvero

anche il buio che ci circonda, che altrimenti non esisterebbe. Le lanternoni rappresentano e illusioni

collettive, i sistemi di valori e di fede e le ideologie dominanti che in quel periodo sembrano essere spenti

e allora le lanternine si muovono in confusione, senza una guida. Paleari mette in contrapposizione chi

ha ancora il lume della fede con chi ha la lampada elettrica, quindi ha fede nella scienza (idee positiviste).

QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE

Dramma passionale che coinvolge l’attrice Nestoroff e Nuti, folle di un amore infelice per lei. Uccisione

della donna fatale da parte dell’amante geloso. Protagonista Serafino Gubbio e il suo percorso interiore:

emarginato, operatore in una casa cinematografica. Da una condizione intellettuale si trova degradato a

sostegno di una macchina e asservito ad essa. Ciò gli permette di adottare uno sguardo estraniato,

impassibile su tutto quello che lo circonda. Nella sua solitudine, però, c’è il bisogno inappagato di amare

ed essere amato: si innamora di Luisetta, ma non è ricambiato perchè lei è innamorata di Nuti. Compre

che nell’era delle macchine e dell’industria, non è più possibile l’autenticità dei sentimenti e delle azioni.

Per il trauma di vedere l’uccisione del giovane sbranato dalla tigre, Serafino diventa muto, diventando

così “cosa”. Pensa che la salvezza venga dall’estranietà e non dalla partecipazione; immune dalla realtà

moderna.

IL TEATRO

A Roma furono rappresentati due atti unici: La morsa e Lumìe di Sicilia; scrive anche testi in dialetto,

come Pensaci Giacuminu! (in cui il vecchio professor Toti non ha potuto farsi una famiglia per il misero

stipendio statale e decide di vendicarsi sposando una donna giovanissima, in modo da costringere lo

Stato a pagarle per molti anni la pensione). Teatro che gioca sulla deformazione e sull’assurdo. I ruoli

della società borghese raggiungono il paradosso e l’assurdo, venendo così smascherati nella loro

inconsistenza. In Così è (se vi pare), il signor Ponza tiene relegata la moglie nel suo alloggio perchè la

suocera, la signora Frola, non possa vederla, se non da lontano. L’uomo afferma che si tratta, in realtà,

della seconda moglie, essendo la prima morta in un terremoto. Dice che l’anziana donna è pazza ed è

convinta che si tratti ancora della figlia. A sua volta la suocera dice che è il pazzo è lui e dice che la figlia si

finge la seconda moglie per assecondare il marito. Il caso suscita la curiosità di tutti i cittadini. Al termine

compare la signora Ponza, velata; la donna dice “Io sono colei che mi si crede”. Ciò fa comprendere che

niente è deciso. Le altre opere sono il Piacere dell’onestà e il Giuco delle parti (non ottenne molto

successo, nemmeno nelle repliche; la sua radicale novità sconcertava il pubblico). Pirandello sconvolge

due colonne del teatro naturalistico: la verisimiglianza e la psicologia. Gli spettatori si trovano davanti ad

un mondo stravolto, ridotto alla parodia e all’assurdo; personaggi contradditori. Interrogazioni,

esclamazioni, sospensioni, sottintesi e mezze frasi. Inizialmente il teatro di Pirandello non ebbe successo,

ma poi ottenne giudizi positivi. Pirandello definisce il suo teatro grottesco, ovvero la riflessione che

assume l’arte umoristica sulla scena. Il comico rivela sempre, in fondo, un nucleo di tragica serietà. Nel

1921 scrive Sei personaggi in cerca d’autore: I sei personaggi sono un Padre, una Madre, un Figlio, una

Figliastra, una Bambina e un Giovinetto, creati da un’autore che si rifiuta di scrivere il loro dramma,

ovvero un triangolo adulterino. Essi si presentano su un palcoscenico dove una compagnia sta provando

Il giuco delle parti, affinchè li interpretino. Pirandello mette in scena l’impossibilità di scrivere il dramma,

scrivendo che ha un carattere esasperatamente romantico; emerge anche l’impossibilità di rappresentarlo,

sia per la mediocrità degli attori che per l’incapacità del teatro di rendere in scena ciò che ha scritto

l’autore. Il dramma (conflitto tra personaggi e attori), nella sua prima interpretazione, a Roma, suscitò

l’indignazione del pubblico, ma successivamente successo anche in scala mondiale. In Ciascuno a suo

modo si propone, invece, il conflitto tra attori e pubblico, in cui viene mostrato il pubblico che irrompe

in scena. In Questa sera si recita a soggetto, si affronta il conflitto tra attori e regista.

Enrico IV è una tragedia: durante una festa in maschera un uomo si traveste da Enrico IV e, dopo una

caduta da cavallo, crede davvero di essere l’imperatore medievale; viene assecondato da tutti quelli che lo

circondano. Quando un dottore cerca di farlo riprendere tramite uno choc, lui ammette di essere

rinsavito da molti anni e di avere continuato a fingere per escludersi da una società corrotta e vile.

Vorrebbe riappropriarsi della sua vita, amando la figlia della suo vecchio amore, ovvero Frida. Il padre

cerca di difenderla ma Enrico IV lo ammazza. Da quel momento sarà costretto a chiudersi per sempre

nella sua pazzia.

Siamo tutti costretti ad indossare delle maschere. Enrico IV, con la sua recita, costruinge anche gli altri a

recitare per assecondarlo. Eroe che guarda dall’alto la realtà, estraniato; ma anche lui è turbato da

passioni e rimpianti che lo legano alla vita.

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

Gli spettatori entrano in sala, trovando il sipario alzato e il palcoscenico senza scena. Entra un

macchinista e il direttore lo allontana, perchè gli attori devono provare una nuova commedia: “Il giuoco

delle parti”. Entrano poi gli attori, che cominciano le prove. Rottura del quarto muro. A questo punto

entrano nella sala sei figure, che portano maschere e vestutu dalle stoffe speciali: personaggi concepiti

dalla mente dell’autore, quindi hanno vita propria. L’autore si è rifiutato di scrivere il loro dramma,

mentre loro hanno bisogno di viverlo, in modo tale da divenire liberi dalla forma in cui sono

imprigionati. Il capocomico e gli attori accettano di recitare il dramma dei personaggi. Canovaccio con le

azioni essenziali, che dovrà costituire a base dell’interpretazione, per gli autori.

Dramma tipicamente ottocentesco, ma Pirandello specifica nella Prefazione che non ha inteso affatto di

scrivere quel dramma, ma anzi ha voluto mettere in scena l’impossibilità di scrivere un dramma, nonchè

di rappresentarlo. Impianto del testo fortemente critico, poichè l’autore critica la letteratura drammatica

del tempo. Metateatro come proseguimento dell’umorismo e del grottesco. Anche gli attori non sono in

grado di dar forma all’idea concepita dall’autore, per i loro limiti, ma anche per quelli del teatro stesso.

Impossiblità di comunicare, il rapporto verità-finzione ed il conflitto tra la vita che cambia e la forma che

fissa. ULTIMA PRODUZIONE TEATRALE

Tra gli anni ’20 e ’30; riprende gli schemi di quella precedente (Come tu mi vuoi). Tre miti pirandelliani:

testi teatrali che non rappresentano più la realtà sociale borghese contemporanea, ma hanno

un’atmosfera simbolica e mitica, utilizzando elementi leggendari e sovrannaturali. L’azione si svolge in

luoghi separati dalla realtà storica contemporanea, essenzialmente nell’immaginario. Il testo più

significativo è I giganti della montagna. In forme simboliche e allusive, l’opera affronta un problema che

assilla lo scrittore: quello della posizione del teatro e dell’arte nella realtà moderna, capitalistica e

industriale.

ULTIMO PIRANDELLO NARRATORE

Novelle scritte negli anni ’30 (Novelle per un anno – 360-, Una giornata). Scavo nell’inconscio.

Confronto tra civiltà moderna e bisogno di autenticità, con un ritorno alla natura. Novella I piedi

nell’erba: un uomo anziano, a cui è morta la moglie, trascorre il suo tempo nei giardini pubblici e al

vedere i bambini che corrono a piedi nudi sul prato, anche lui vuole farlo. La novella Il chiodo, in cui un

ragazzo uccide con un chiodo arrugginito una bambina di otto anni, esprimendo così il rifiuto di crescere.

Novelle in un clima fantastico e surreale, come C’è qualcuno che ride, che crea un clima di forte

tensione, un’atmosfera allucinata. Impulsi aggressivi e distruttivi come nel Soffio. La più suggestiva tra le

novelle è Una giornata in cui un uomo viene buttato fuori dal treno in una città sconosciuta. Non ricorda

nulla di sè e la gente non lo conosce. Un’atomobile con autista lo porta in una bellissima casa e

guardandosi allo specchio si scopre già vecchio, mentre il giorno prima era ancora giovane. Quando

vengono annunciati i suoi figli, ma nell’atto in cui li osserva li vede diventare vecchi e i nipotini si

trasformano in uomini. Novella come metafora della vita, in cui piombiamo senza il nostro volere, e del

rapido sfuggire del tempo. 

C’è qualcuno che ride (beato lui) Si cerca in una sala da ricevimento, tra gli invitati, chi abbia riso.

Pirandello discredita gli invitati. Nessuno sa la ragione per cui è stato invitato, ma non osa chiederlo per

paura di essere l’unico a non saperlo. Le voci, tramite passaparola, continuano a dire che qualcuno sta

ridendo, ma nessuno riesce a capire se sia vero o chi stia ridendo o quanti siano. Si capisce che sono una

figlia di 16 anni e il fratello con il padre. Alla fine questi tre scappano, pensando che il resto dei cittadini

siano impazziti, poichè vede alcuni uomini che erano in riunire, con i cappucci alzati e un tovagliolo tipo

manette.

 UMBERTO SABA (1883-1957)

Nato a Trieste. Ebbe tuttavia la cittadinanza italiana per via del padre, discendente da una nobile famiglia

veneziana. La madre apparteneva a una famiglia ebrea, austera e severa. Il bambino viene messo a balia

presso una contadina slovena, fino a quando la madre non lo reclama a sè. Saba trascorre un’infanzia

difficile e malinconica, che rievocherà più tardi nelle poesie Il piccolo Berto. L’amore per Leopardi

viene contrastato dalla madre, che cerca di fargli leggere qualcosa di costruttivo come Parini

(illuminismo), per combattere la sua tendenza troppo pessimistica. Soggiorno di studio a Firenze. Scarso

interesse riservatogli dalla critica. A Salerno compie il servizio di leva, un’esperienza che si riflette nei

Versi militari. Abita nella periferia di Trieste, dove scrive Casa e campagna, a cui seguirà Trieste e una

donna. Il rifiuto del cognome del padre si risolve in un omaggio alla nutrice slovena e alle origini

materne, il cui nome era simile a Saba. Dopo aver partecipato al primo conflitto mondiale (da questa

esperienza nascono le Poesie scritte durante la guerra), Saba apre a Trieste una libreria antiquaria, che

costituirà l’occupazione della sua vita, insieme alla poesia.

Nel 1921 esce il primo Canzoniere, in cui Saba raccoglie la sua precedente produzione poetica; verranno

comprese anche le poesie dei decenni successivi.

Sofferente di disturbi nervosi, intraprende una cura con un allievo di Freud; si accosta così direttamente

alla psicoanalisi.

Colpito dalle leggi razziali per la sua origine ebraica, lascia l’Italia per trasferirsi a Parigi. Allo scoppio

della guerra, nel ’39, è a Roma, dove Ungaretti cerca di proteggerlo. Durante l’occupazione nazista, vive

nascosto a Firenze, ospite di Montale.

Interprete di se stesso, scrivendo la Storia e cronistoria del Canzoniere, con osservazioni umane e

poetiche.

Riceve il premio Viareggio e il premio dell’Accademia dei Lincei.

Gli ultimi anni sono resi difficili dalle crisi depressive e dalla malattia della moglie, che muore nel ’56.

Lui morirà nove mesi dopo, nel ’57.

Dopo la sua morte esce il volume complessivo delle Prose, in particolare Scorciatoie e raccontini e

Ricordi-racconti. Il romanzo incompiuto, Ernesto, dai risvolti psicoanalitici, dei turbamenti erotici di un

adolescente, in cui l’atmosfera triestina è resa da una miscela di lingua e dialetto.

IL CANZONIERE

Tre volumi divisi in sezioni (la tripartizione risale alla Commedia dantesca). Corrispondono alla

giovinezza, maturità e vecchiaia. Autobiografico. Opera unitaria in quanto narra la storia di una vita. Saba

stesso definisce l’opera un romanzo. Trama narrativa tra un componimento e l’altro, con reciproche

connessioni. Le vicende affrontate nel Canzoniere non valgono per se stesso, in quanto Saba trasferisce

sempre tali eventi sul piano di una riflessione generale dell’uomo e della vita. Riflessione di Saba sul

nesso tra poesia e verità: prende le distanze dell’Estetismo, per avere una poesia onesta, animata dalla

sincerità volta a fare chiarezza dentro di sè e nei rapporti con gli altri. Affronta i temi della quotidianità,

come la moglie, gli animali della campagna, la città. Desiderio di sincerità per svelare la verità che giace al

fondo; ricerca terrena che riguarda l’uomo e le motivazioni profonde del suo agire, identiche per tutti gli

uomini. Lo strumento privilegiato per comprendere la realtà umana è la psicologia e la psicoanalisi

(mostra le pulsioni inconsce, inconfessabili, che stanno alla base delle azioni umane). Amore per la vita

che il poeta avverte e di cui cerca di riappropiarsi, ma ciò presuppone lo sforzo di superare un

isolamento che nasconde in sè tracce profonde di angoscia e dolore. Trieste è amata per la sua vivacità,

ma anche per i luoghi in cui il poeta può isolarsi. La città è collegata alla presenza femminile. In A mia

moglie, la donna è paragonata agli animali del cortile; ma il rapporto con la donna riguarda anche il

problema della maternità e della famiglia, coinvolgendo la situazione di Saba. Nella moglie cerca un

sostituto dell’immagine materna, mentre in altri soggetti la figura femminile riguarda la donna-amante o

donna-fanciulla. L’infanzia come momento centrale della formazione dell’individuo.

A mia moglie = immagine inconsueta di donna. La paragona agli animali, come alla pollastra (il modo in

cui cammina), alla giovenca, alla cagna (dolcezza negli occhi), alla coniglia, alla rondine (movenze

leggere), alla formica. Rispecchia la sua donna in tutti gli animali della natura, ma non nelle altre donne.

La capra = Belato della capra fraterno al suo dolore. Solitaria. Capra dal viso simile a quello degli ebrei.

Dolore universale.

Trieste = Parla della sua città, con la spiaggia, la collina, la chiesa…e dice che ogni parte è viva, ma che

riesce a trovare il suo angolo dove ricerca solitudine.

Città vecchia = Per tornare a casa prende un’oscura via di Trieste e qui incontra gente che viene e che va,

come prostitute, marinai, un vecchio che bestemmia, una giovane impazzita per amore…persone normali

che possiedono in loro stessi Dio, come in Saba. In compagnia di questi umili sente il suo pensiero farsi

più puro.

Amai = L’indicazione “fiore/amore” rinvia a Trieste. Ama la verità che giace al fondo, ama lei che

l’ascolta e la sua buona carta, la carta vincente, che viene lasciata alla fine del gioco, come metafora di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie per lo studio e la conservazione dei beni culturali e dei supporti della informazione
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraPagnotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Il moderno nella letteratura italiana del Novecento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Scienze letterarie Prof.

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