Introduzione alla letteratura contemporanea
La guerra fu un evento traumatico che cambiò radicalmente il panorama non solo economico e politico del Paese, ma anche culturale. Dal punto di vista politico si è passati da un ventennio (fino al 25 aprile 1945 → Festa della liberazione) in cui l'orizzonte culturale era fortemente dominato dal fascismo, ovvero da una ideologia totalitaria che condizionò fortemente la letteratura e la cultura di quel periodo. Ci fu una richiesta nei confronti degli intellettuali di essere organici rispetto all'ideologia fascista. Chi non si schierò con il fascismo rischiò la via dell'esilio e della persecuzione.
Moravia e la letteratura sotto il fascismo
Pensiamo ad Alberto Moravia (scrittore, giornalista, saggista, reporter di viaggio e drammaturgo italiano, nato e morto a Roma) che nel 1929 pubblica il suo primo romanzo: “Gli indifferenti”, nel quale costruisce un ritratto spietato della borghesia romana degli anni '20 (protagonisti due fratelli, la madre e l'amante della madre). Moravia era un ebreo e l'accusa che viene mossa nei confronti di questo romanzo fu che l'autore aveva messo in risalto solamente gli aspetti negativi che stavano attraversando il Paese, tralasciando e non mettendo in luce i cambiamenti positivi che il fascismo aveva portato in Italia.
Moravia inoltre era cugino di Carlo e Nello Rosselli. Carlo Rosselli era un intellettuale ebreo (oltre che storico, giornalista, politico, filosofo, attivista e antifascista fiorentino) che in Francia fondò un movimento che prende il nome di “Giustizia e libertà”, puntando a promuovere un movimento che in Europa voleva combattere il fascismo e gli altri totalitarismi. Giustizia e Libertà aderisce infatti alla Concentrazione Antifascista, unione di tutte le forze antifasciste non comuniste (repubblicani, socialisti, CGL) che intende promuovere e coordinare dall'estero ogni possibile azione di lotta al fascismo in Italia; si iniziano a pubblicare i “Quaderni di Giustizia e Libertà”. I due fratelli furono uccisi in Francia e dietro il loro assassinio ci fu quasi sicuramente il Governo fascista. Il 9 giugno del 1937 i due fratelli furono uccisi da una squadra di "cagoulards", miliziani della “Cagoule”, formazione eversiva di destra, su mandato, forse dei servizi segreti fascisti e di Galeazzo Ciano. Moravia non disse nulla riguardo alla morte dei cugini, restò in silenzio perché altrimenti avrebbe rischiato molto. Questo però fa vedere come sotto il fascismo ci sia una vera e propria mancanza di libertà.
L'ermetismo e la poesia negli anni '20 – '30
Negli anni '20 – '30 si iniziò a pensare a una stagione di Poesia; il fenomeno letterario più significativo fu l'ermetismo. La poesia portò a una sorta di fuga dal mondo esterno. Il primo romanzo di Vittorini “Il Garofano rosso” non verrà pubblicato nel periodo fascista (anni '20 – '30) bensì solo dopo la guerra perché il romanzo era considerato come uno strumento molto pericoloso. La forma più diffusa di romanzo che troviamo in quegli anni è comunque il romanzo fantastico (pensiamo a “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati). Tanto più questo vale per la poesia la quale rappresenta un modo per scrivere senza entrare in urto con la società e la politica degli anni '20 – '30 in Italia. Nella poesia si parla di sé, dell'io che è indifferente dalla società nella quale vive.
Su una rivista fiorentina “Il Frontespizio”, rivista letteraria d'ispirazione cattolica fondata a Firenze nel 1929 e cessata nel 1949 (1929 anno chiave anche per un altro fatto: Mussolini firma il concordato tra lo Stato e la Chiesa per cui la chiesa diventa uno dei pilastri che iniziano a sostenere il regime fascista), si sviluppò un vero e proprio dibattito riguardante la letteratura, oltre che una riflessione teorica sull'ermetismo. Il Frontespizio non era altro che un'espressione della cultura cattolica fiorentina; la rivista cercherà infatti per tutto il lungo periodo editoriale, di ritrovare e recuperare tutti quei valori religiosi, sia nell'arte che nella letteratura, che erano andati perduti e cercherà di rimanere autonoma nei confronti del potere politico ufficiale del momento.
Nel 1938 Carlo Bo fa uscire un articolo dal titolo “Letteratura come vita”; l'artista/scrittore sostiene infatti che l'unica vita praticabile è quella che si pratica nella letteratura, la vita reale per il momento non ci interessa. Questo saggio venne pubblicato sulla rivista Frontespizio e conteneva i fondamenti teorico-metodici della poesia ermetica. Il Frontespizio nasce dai letterati cattolici ed era una rivista che non era né pro né contro il fascismo. Carlo Bo distingue tra il Tempo (T maiuscolo) e il tempo (t minuscolo) nel quale noi ci troviamo, ovvero il tempo storico nel quale viviamo.
La letteratura nel dopoguerra
Questi sono vent'anni molto difficili per la letteratura italiana; la guerra rappresenta una grossa frattura. C'è da dire che però il dopoguerra si presenta diverso dall'anteguerra (c'è qualche speranza). La guerra comportò la divisione dell'Italia in due parti: la parte meridionale al sud e la parte della Repubblica di Salò al nord.
C'è un cambiamento sostanziale per quanto riguarda l'orizzonte politico e culturale: con il referendum del 1946 l'Italia sceglie la forma repubblicana (fine della monarchia). La storia ha deciso che la Repubblica dunque aveva vinto. In seguito a questa vittoria tutti i partiti facevano parte del Governo (questo non durò molto, sostanzialmente fino al 1947), tutti i partiti si trovarono a collaborare insieme all'interno del Governo. Successivamente i Socialisti ed i Comunisti vennero esclusi dal Governo ed il potere iniziò ad essere gestito solamente dal partito dei cattolici: dalla Democrazia Cristiana. Sul piano politico, fino all'inizio degli anni '60, la ricostruzione post-bellica e la rinascita economica venne affidata dunque alla DC.
I Socialisti ed i Comunisti si trovarono insieme all'opposizione: furono anni di forte tensione all'interno dei quali la DC gestiva la transizione dei contadini dalle campagne alle città (urbanesimo). La cultura però era invece gestita principalmente dai comunisti e dai socialisti (negli anni '50 – '60 il partito attraverso il quale si innova di più per la cultura è quello comunista). Nel dopoguerra non potendo intervenire direttamente sulla scena politica il partito comunista decise di investire sulla scena culturale. Questo creò una situazione a dir poco paradossale. Gli scrittori più impegnati erano legati al partito comunista ma tra Vittorini (direttore della rivista “Il Politecnico” del 1947) e Togliatti (segretario del partito comunista) scoppiò una discussione molto accesa in quanto Togliatti fece delle richieste che per Vittorini furono inaccettabili. C'è infatti una sorta di vizio italiano che è quello dei politici che vogliono influenzare le idee degli scrittori (ancora attualmente evidente). Si crea dunque questa situazione nella quale il potere politico ed economico si trova in mano ad un determinato partito ed il fronte culturale si trova in mano all'opposizione.
Non tutti gli intellettuali però sono legati alla sinistra, ma anzi c'è per esempio una rivista importante che nasce negli anni '20 e che ritroviamo poi negli anni '50, “La fiera letteraria” (è stata un'autorevole rivista italiana settimanale di lettere scienze ed arti fondata esattamente nel 1925 e pubblicata fino al 1977). L'avanguardia e la sperimentazione sono legate alla cultura della sinistra che avanti fino agli anni '70.
Il neo-realismo italiano
Il romanzo diventa quindi uno strumento per rappresentare una società che sta cambiando e per rappresentare i valori positivi con cui vogliamo migliorare il Paese. Nasce il Neo-Realismo anche se Pavese, Calvino (“Il sentiero dei nidi di ragno” del 1947), Fenoglio e Vittorini non sono in realtà degli scrittori Neo-realisti (quello che conta per i neo-realisti è il colpo di rivoltella attraverso il quale il partigiano uccide il fascista): si vuole celebrare il cambiamento in tempo reale di un Paese. Il neo-realismo è fatto di una letteratura minore, che celebra per esempio la liberazione dal fascismo ed esalta il mondo nuovo che è in continua trasformazione.
Vasco Pratolini (scrittore italiano) nel 1955 pubblica il romanzo “Metello”, all'interno del quale sono raccontate delle vicende in cui il protagonista viene calato nel momento storico del fascismo (il protagonista deve rappresentare un modello per tutti). Romanzo storico di formazione che, attraverso le vicende del protagonista, una specie di eroe popolare qual è Metello Salani, abbraccia un arco di tempo che va dal 1875 al 1902, il periodo forse più difficile e complesso della storia italiana dopo l'Unità: gli anni delle violente repressioni governative nei confronti degli operai, che organizzandosi per la prima volta in sindacati, assumono progressiva e decisa coscienza dei propri diritti, si identificano in un partito unitario, scoprono una nuova arma: lo sciopero.
Possiamo dunque considerare la letteratura come una trasformazione che vogliamo imporre al mondo circostante. La letteratura entra in crisi nel 1956 quando vengono denunciati i crimini del comunismo in Russia da parte di Krusciov; molti intellettuali ricominciano a rivedere la loro posizione politica. Nel frattempo l'Unione Sovietica invade l'Ungheria ed i sovietici impongono il loro dominio. Si apre dunque una situazione di crisi molto forte e sul fronte degli intellettuali di sinistra viene meno questo rapporto organico che c'era stato per tutti quegli anni successivi al conflitto mondiale. Siamo in un momento molto “fertile” della storia che segna il passaggio graduale da un paese che era prettamente agricolo ad un paese industriale; tutto questo impose agli intellettuali il bisogno di riflettere sulla società contemporanea e su quello che stava succedendo.
Le riviste culturali del dopoguerra
Ci fu inoltre un dibattito che si svolse tra tre riviste: Officina di Pasolini, Menabò di Fortini ed altri, Questo e altro di Sereni. Ormai il fronte importante del romanzo è legato all'etica della guerra e della lotta partigiana (ed in particolare della liberalizzazione). Un documento importante fu rappresentato da “I gettoni”: I gettoni è una collana ideata da Elio Vittorini per la Giulio Einaudi Editore che pubblicò dal 1951 al 1958 opere di narrativa contemporanea di impronta fortemente nazionale: su un totale di 58 titoli (13 dei quali pubblicati nel 1954), solo 8 sono di autori stranieri. Gli scrittori pubblicati sono in tutto 49. La collana vuole valorizzare ricerche linguistiche e testimonianze sincere di giovani letterati italiani, creando un prodotto tascabile che permetta di avvicinare un pubblico senza troppe spese e senza troppi rischi per l'editore, infatti, era una collana “povera” tanto nella grafica quanto nella carta. Questi testi parlano della guerra partigiana e sono testi che rappresentano un luogo di ricerca e sperimentazione.
Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922 da Carlo Alberto, ufficiale di fanteria di illustre famiglia ravennate, e da Susanna Colussi, insegnante elementare di Casarsa della Delizia in Friuli. Per tutta l'infanzia e l'adolescenza deve continuamente adattarsi ad ambienti nuovi a causa dei trasferimenti del padre in diverse città del Nord: Bologna, Parma, di nuovo Bologna, Belluno, Conegliano, Sacile, Idria, ancora Sacile, Cremona, Reggio Emilia e infine Bologna. Nonostante la madre sia friulana tutta la sua formazione universitaria (non solo letteraria ma anche artistica) è bolognese. Fu allievo di Alberto Longhi, considerato il padre dell'arte italiana del '900.
Negli anni della guerra Pasolini, che si è laureato con una tesi di Pascoli, non si trova a Bologna ma a Casarsa dove scrive la sua prima raccolta di poesie (“Poesia a Casarsa” del 1942); queste poesie sono scritte in dialetto friulano e sono di intonazione esclusivamente lirica. Parla della memoria dei luoghi della sua infanzia; idealizza un luogo e cerca di ricostruire una sorta di ricongiungimento in quanto lui si sente accompagnato dalla sensazione di essere completamente estraneo da quei luoghi → sensazione di morte ovvero di impossibilità di ritorno (impossibilità di un ricongiungimento). Questa impostazione poetica, anche se Pasolini decide di utilizzare il dialetto friulano, non è affatto diversa da quella dell'ermetismo, il quale mira a riportarci verso un luogo preciso, che è quello in cui noi non siamo ma vorremmo essere. C'è da parte di Pasolini dunque un trasferimento nella forma del dialetto dei modi che sono tipici della poesia lirica ed ermetica. Avviene quindi una vera e propria frattura tra il luogo in cui ci troviamo e quello in cui vorremmo trovarci.
Questa è la stessa condizione in cui si sente e scrive anche il primo Fortini (lui era di origine fiorentina ma poi si sposta a Milano) → si sente escluso da Firenze. C'è un tentativo da parte di questi scrittori di eliminare questa frattura attraverso la poesia. Pasolini nasce come poeta legato al mito della campagna (riferimento a Pascoli) e questa rappresenta una lunga tradizione che il poeta stesso riadopera nella sua poesia.
Le situazione cambia però nel corso degli anni successivi. Traumi:
- Morte del fratello che era partigiano e faceva parte delle Brigate Garibaldi (legato alla sinistra) → viene ucciso dai partigiani jugoslavi
- Uscita dal luogo delle sue origini e l'arrivo a Roma.
Pasolini è uno scrittore omosessuale ed i primi suoi due romanzi hanno questa presenza omosessuale molto forte, infatti non li ha mai pubblicati in vita e li scrive quando si trova in Friuli. Lui fa il maestro, quindi si trova continuamente a contatto con bambini, ed è impegnato politicamente. Venne accusato di pedofilia e quindi di seduzione verso gli adolescenti, e venne quindi cacciato dal partito. In seguito al processo si dovette trasferire a Roma dove continuerà a fare il maestro.
Nella raccolta successiva di poesie (“La meglio gioventù” del 1954) c'è il passaggio a un confronto con la storia della poesia lirica di Casarsa; si parla della guerra e della storia della sua famiglia.
La letteratura non può più insistere sui modelli che ci sono stati durante la guerra; ci fu quindi una grande necessità di confrontarsi con un mondo che stava cambiando. La letteratura venne concepita come impegno nei confronti della realtà, come strumento per comprendere il mondo circostante, e Roma rappresenta un luogo ideale da cui osservare queste trasformazioni (il Friuli invece rappresentava solamente un orizzonte dove il valore principale è dato dalla terra e dai contadini che lavorano questa terra).
Roma nel secondo dopoguerra esplode in quanto la città cresce con la speculazione edilizia; trasferimento di enormi masse di contadini dal sud verso il Lazio ed in particolare verso Roma. I contadini diventano emarginati e vengono chiamati da Pasolini sottoproletari. “Le ceneri di Gramsci” rappresentano un tentativo da parte di Pasolini di spiegare che cosa stava succedendo in Italia negli anni '50. Un altro fatto significativo è rappresentato da due elementi: il decennale dalla fine della guerra / bisogno di fare un bilancio di quanto era accaduto. Molto importanti sono due poesie di Pasolini presenti nel romanzo “Le ceneri di Gramsci”:
- Comizie: il fascismo non era morto
- Una polemica in versi: riflessione su quanto è accaduto in 10 anni / fallimento dell'ipotesi rivoluzionaria del partito comunista
Gramsci è stato un politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano; lui era un intellettuale appartenente al partito comunista. Pasolini immagina di andare al cimitero a Roma, dove è sepolto Gramsci, per parlare con le sue ceneri del fallimento del partito comunista. Pasolini dunque fa una poesia in cui la scelta ben precisa e mirata è quella di affrontare temi che riguardano la collettività; lo scrittore cerca di ritrovare un luogo per se stesso e per cercare di fare un bilancio attraverso l'apertura di un dibattito con l'intera comunità (senza riuscirci però).
Le ceneri di Gramsci
“Le ceneri di Gramsci” è una raccolta di poesia pubblicata da Garzanti nel 1957. Il volume, che riporta il sottotitolo “Poemetti”, raccoglie undici poesie già pubblicate su riviste o in plaquette tra il 1951 e il 1956. È un libro che documenta la volontà del poeta di rappresentare quello che sta succedendo nella realtà contemporanea. Il volume è un insieme di poesie le quali intendono parlare del mondo per comprenderlo e per quanto possibile trasformarlo. Il punto di partenza di Pasolini, come già detto, è rappresentato dalla sua terra; c'è una spinta in quegli anni che vuole vedere il lettorato/lo scrittore responsabile del mondo in cui vive e non lo vuole vedere chiuso nel suo mondo interno (questa necessità di rappresentare altre compare già nella seconda raccolta di Pasolini “La meglio gioventù”). Il titolo “Le ceneri di Gramsci” è legato al poemetto interno alla raccolta, attraverso il quale Pasolini si immagina di andare al cimitero acattolico di Roma, dove è sepolto Gramsci, volendo fare un bilancio di come le cose sono andate e di come sono cambiate (ovviamente è un bilancio molto negativo). Questa raccolta riflette sulle riflessioni della sinistra, del partito comunista, ed è una raccolta che ha una lunga gestazione. Il primo poemetto è scritto nel 1951 (l'ultimo nel 1956) e contiene l'idea che poi verrà sviluppata all'interno di tutto il libro.
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