Letteratura cinese
I cinque classici
- Shujing (classico dei libri e dei documenti)
- Shijing (poesia ed odi)
- Yijing (mutamenti)
- Liji
- Chunqiu (primavere ed autunni)
I quattro libri
- Daxue
- Zhongyong
- Lunyu
- Mengzi
I secolo d.C. invenzione della carta. Il Confucianesimo si basa principalmente su: Shujing, Shijing e Yijing (scritti sotto i Zhou occidentali, 800 a.C. circa).
In epoca Song 13 Classici. La Cina possiede un gran numero di classici letterari, a partire dalla dinastia Zhou (770-256 a.C.), compresi i classici confuciani, opere che tradizionalmente sono attribuite a Confucio. Fra i più importanti classici cinesi troviamo:
- Il libro dei mutamenti Yijing, un manuale di divinazione basato sul concetto dei trigrammi, attribuito all'imperatore mitico Fu Xi.
- Il Classico dei versi (Shijing) composto di 305 poemi divisi in 160 canti, comprendenti canti festivi, inni ed eulogie per varie cerimonie popolari e di corte.
- Il Classico dei documenti (Shujing), una raccolta di documenti e discorsi tradizionalmente attribuiti ai sovrani e ai funzionari della prima dinastia Zhou, che contiene i primi esempi della prosa classica cinese.
- Il Libro dei riti (Liji), forma ricostruita di un’opera che andò perduta nel III secolo a.C. e che descrive antichi riti e cerimonie di corte.
- Gli Annali delle primavere e degli autunni (Chunqiu), resoconto della storia dello stato di Lu, paese nativo di Confucio, dal 722 al 473 a.C., opera di compilazione attribuita tradizionalmente allo stesso Confucio.
- Gli Analecta di Confucio (Lun Yu), un libro di discorsi, detti ed aneddoti attribuiti a Confucio e registrati dai suoi discepoli.
Fra i classici cinesi sono da annoverare anche alcuni classici taoisti, più o meno contemporanei dei testi confuciani, come il Daodejing (Daodejing), scritto da Laozi nel periodo dei regni combattenti (403-256 a.C.), o scritti in epoche successive, come lo Huainanzi, scritto da Liu An nel II secolo a.C. sotto la dinastia Han. Lo Huainanzi è anche uno dei primi testi cinesi a trattare materie come la geografia e la topografia.
Scienze militari
Nel campo delle scienze militari, il classico L’arte della guerra (Sunzi Bingfa), scritto da Sunzi nel VI secolo a.C., costituisce la prima pietra miliare nella tradizione dei tratti di strategia militare cinesi dei secoli successivi, con opere come la Raccolta delle più importanti tecniche militari (Wujing zongyao), scritto nel 1044 sotto la dinastia Song e il Manuale del drago di fuoco scritto prima della morte di Liu Ji agli inizi della dinastia Ming. L’arte della guerra è anche il primo testo scritto a trattare la materia della diplomazia, mentre gli altri due testi sono fondamentali per la conoscenza degli sviluppi dell’uso delle armi da fuoco in Cina.
Letteratura e linguaggio
La letteratura cinese si caratterizza per un uso particolare del linguaggio. Comprende tutti quei testi che vengono letti come tali. In tutte le società esiste una letteratura orale accanto a quella scritta. Durante la dinastia degli Han Occidentali (206 a.C. – 48 d.C.) si sviluppò una specifica lingua scritta, il Wenyan (o cinese classico): lingua dei testi, lingua civilizzata o colta. Oltre alla letteratura in Wenyan, a partire dal II secolo d.C. si scoprono molti testi in lingua Baihua (lingua semplice, lingua parlata).
I classici in dettaglio
- Shijing libro delle odi, è una raccolta di 305 poemi, per la maggior parte in forma di poesia popolare.
- Shujing libro dei documenti, è una raccolta di discorsi pubblici o proteste attribuite al sovrano o ai suoi aiutanti.
- Yijing libro dei mutamenti, composto da 64 esagrammi più commentari, è un manuale di divinazione.
In Cina, la storia era vista come la più alta rappresentazione del vero. Seconda metà del II millennio a.C. Shang + scritture oracolari (ossa e gusci di tartaruga) con scopo divinatorio, redatte in cinese monosillabico. A partire dal III secolo venne a evolversi la lingua scritta definita Wenyan che restò in uso fino al XX secolo (Fanyan lingue regionali o dialetti). Oltre alle lingue regionali, in Cina si sviluppò una lingua franca, di corte, usata dai funzionari, il Guanhud. Il Putonghua o “lingua generale” è una specie di moderno Guanhua.
Evoluzione della scrittura
- ❖ Liu Shu (sei categorie di segni scritti): pittogrammi, ideogrammi, ideogrammi composti, caratteri in prestito, composti fonetici.
- ❖ Kai Shu (stile esemplare) è una versione del più antico LiShu (stile amministrativo), usato per scrivere sul bambù o sul legno.
- ❖ Da Zhuan e Xiao Zhuan: stili del grande e del piccolo sigillo.
- ❖ Jian Ti Zi sorse negli anni ’50 in Cina ed è il sistema dei caratteri semplificati.
Oltre alle ossa oracolari, le iscrizioni su bronzo dei Zhou Occidentali (1126-774 a.C.) sono tra i più antichi testi conservatisi fino a noi. Secondo la tradizione, fu il generale Meng Tian ad inventare il pennello da scrittura (209 a.C.). La carta in Cina si diffuse dopo il I secolo d.C. e l’eunuco Cai Lun nel 105 d.C. scrisse un memoriale in cui menzionava l’invenzione della carta. Grazie a questa invenzione furono compilate le prime antologie (primi scritti cinesi sulla letteratura).
Dal II al III secolo molti commentari sui classici.
Invenzione della stampa
L'invenzione della stampa il Buddhismo svolse un ruolo rilevante nell’invenzione della stampa. Dava molta importanza alla riproduzione delle scritture. Il più antico esemplare a stampa a noi giunto risale al VIII secolo, nel IX secolo la stampa si diffuse e nel X secolo le autorità commissionarono una stampa completa di tutti i Classici. Nel 1875 circa, furono finalmente introdotte in Cina le tecniche occidentali di stampa meccanizzata.
Divisione generale della storia della letteratura
- Dagli inizi all’invenzione della carta, 100 a.C. circa
- Dall’invenzione della carta ai primi libri stampati, 1000 d.C.
- Dall’avvento dei libri stampati alle moderne tecniche di stampa, 1875 d.C.
- Il periodo moderno
Istruzione ed alfabetizzazione
- ๑ Prima dell’anno 1000 d.C., nei periodi pre-Han i giovani nobili dovevano essere eruditi nelle 6 arti (Liuyi): riti, musica, tiro con l’arco, guida del carro, aritmetica, letteratura e scrittura. Wang Xizhi (303-361 d.C.) è il “primo grande maestro”. Anche i monasteri buddhisti con le loro biblioteche, ricoprono la funzione di scuola.
- ๑ Dal 1000 al 1900 Periodo tra Tang e Song. I Song ponevano un’evidente enfasi sull’istruzione: in teoria era possibile che qualsiasi allievo intelligente, anche se povero, potesse diventare un funzionario importante. Il tema del “ragazzo povero che fa strada” divenne un tipico soggetto di racconti e romanzi. In generale, le province meridionali si impegnavano di più verso l’educazione. Già in epoca Song, gli esami rappresentavano l’accesso ad una carriera governativa.
- ๑ Nel XX secolo istruzione più universale e anche per le donne. Ma ancora, soprattutto nelle aree rurali, gran parte della popolazione analfabeta o semi-analfabeta.
Lo sviluppo della tradizione centrale
Il Confucianesimo divenne l’ideologia ufficiale sotto gli Han Occidentali (208-8 d.C.). Era una sintesi tra il vecchio Confucianesimo e i Classici dell’antichità. Tradizione centrale = Confucianesimo (anche nei periodi in cui il Buddhismo era più auge). A partire dal II secolo d.C., le opere filosofiche taoiste come il Zhuangzi, ebbero una più ampia diffusione e assieme allo Yijing divennero una delle principali fonti di ispirazione del III secolo per la tradizione centrale. Nel VII secolo, sotto i Tang (613-906), vennero compilati i grandi sub-commentari e, sotto i Song, nacque il Neo-confucianesimo. Mentre il confucianesimo di epoca Tang era di natura scolastica, il neo-confucianesimo Song evidenziava il suo ruolo come filosofia morale nella vita di ciascuno.
Il pensiero cinese tradizionale e la società
Nel pensiero cinese tradizionale, la società era vista come un sistema di 4 gruppi principali:
- ✓ Shi provvedevano al governo.
- ✓ Nong contadini che provvedevano al sostentamento.
- ✓ Cong artigiani che provvedevano agli utensili.
- ✓ Shang mercanti che distribuivano le scorte necessarie.
“Si diventa gentiluomini essendo confuciani”.
Culture centrali e periferiche
Si verificò un cambiamento generale che comportò la tendenza a prendere sul serio le tradizioni “periferiche”. Gli esponenti della Tradizione Centrale nel loro insieme si sentivano sempre superiori a quelli delle culture professionali: medici e ufficiali, preti e monaci. I confuciani di buona preparazione, si ritenevano in grado di arrivare a una più profonda penetrazione del campo “periferico” rispetto agli esponenti professionali di quello stesso settore, dal momento che questi ultimi non potevano che avere una visione più limitata.
Il confucianesimo si premurò di prendere le distanze dalle tradizioni professionali, in particolare da buddhismo e taoismo. Buddhismo e taoismo cercarono di rafforzare le proprie posizioni presentandosi ai letterati come complementari al confucianesimo. Alla scienza militare e a quella medica fu in qualche modo accordato più rispetto sulla base della loro utilità pratica.
Si distingueva una letteratura “alta” da una “leggera”, ma nonostante ciò, furono sempre i rappresentati della Tradizione Centrale a scrivere entrambi i tipi di letteratura, e fu la Tradizione Centrale a classificare i testi come alti, professionali e leggeri. La letteratura alta era il corpus scritto della Tradizione Centrale stessa. Buddhismo e taoismo sono di fondamentale importanza per la loro influenza sulla letteratura leggera. La letteratura leggera fu sempre pronta ad assimilare idee, forme e figure nuove.
Letterato e letteratura: scrittore e burocrate
La letteratura cinese fu creata da un gruppo specifico all’interno dell’assai esigua categoria di persone colte della Cina tradizionale: i letterati. All’interno di questo gruppo fu lo strato più alto a produrre il maggior numero di scritti. Il successo di uno scrittore si fondava su una base di ampie letture e ampi studi. Le biblioteche pubbliche erano rare. Durante la dinastia Tang alcuni dei monasteri buddhisti più grandi possedevano buone biblioteche. A partire dai Song, gli shuyuan avevano talvolta delle biblioteche.
Fino alla fine dei Tang quasi tutti gli autori i cui nomi sono giunti fino a noi appartenevano al gruppo altamente selezionato dei letterati che riuscivano ad ottenere un posto come impiegati governativi. A partire dai Song, aumentò il numero di autori che non ricoprivano cariche governative.
L'uniformità della letteratura cinese
Gli scrittori cinesi tradizionali si rivolgevano quasi sempre ai propri pari tanto sociali quanto intellettuali. Molta letteratura cinese appare curiosamente monotona. Gli argomenti sono limitati. Lo scopo fondamentale della letteratura è sottoporre le idee “scorrette” a una specie di scomunica. I cambiamenti nella composizione della base sociale della Tradizione Centrale ebbero effetti tangibili sulla letteratura.
La notevole uniformità della burocrazia, a partire dagli esami di stato unificati, esercitò un’influenza assai decisiva sulla letteratura cinese. In Cina l’uniformità nazionale del sistema di scrittura portò a minimizzare l’importanza delle differenze dialettali, mentre la diffusione della stampa aiutò ad assicurare l’omogeneità del mondo intellettuale cinese proprio in quel periodo in cui la cultura europea stava cominciando il suo lungo processo di diversificazione. Fino al 1900 la Tradizione Centrale cinese divenne sempre più monolitica.
I letterati cinesi non si interessarono mai alle culture che andavano sviluppandosi lungo i confini del mondo cinese. Unica eccezione i monaci buddhisti, per i quali l’Asia meridionale era la terra sacra della loro religione e che avevano soltanto un’assai limitata conoscenza delle lingue straniere. La letteratura cinese tradizionale si sviluppò essenzialmente in uno splendido, autoimposto isolamento.
La Via
Nel pensiero cinese “ciò che esiste è sempre esistito e sempre esisterà”. Nell’ottica cinese non c’è un dualismo fondamentale: dèi e demoni fanno parte dello stesso continuum così come uomini e animali; essi obbediscono a leggi che sono simili o parallele a quelle che governano i pensieri e le azioni degli esseri umani.
In verità esistono anche in Cina dei miti sulla creazione, come quello di Pangu, dal cui corpo si immagina abbia preso forma il mondo. Ma si tratta di idee marginali alla Tradizione Centrale. Lo scrittore cinese tradizionale non assume per diritto il ruolo né l’atteggiamento di un “creatore” divino. Lo scrittore cinese non ha la pretesa di creare dal nulla un mondo di parole. Intreccia o rielabora parole e idee già esistenti in un testo nuovo.
Nella Tradizione Centrale cinese, in tutto ciò che esiste è insito un principio ordinante. Le cose sono quel che sono semplicemente perché quello è il modo in cui sono. Il principio insito di ordine, comune a tutto ciò che esiste, è chiamato la Via (dao). La Via si rivela nel continuo processo di esistenza storica, e gli esseri umani che in quel processo si applichino alla scoperta di uno schema o del ricorrere di certi cicli hanno tutti i numeri per riuscirci. Viene attribuito enorme valore alla scrittura della storia. La scrittura rende significativo e “sfruttabile” il presente. In tutte le forme letterarie cinese, è il precedente storico a dettar legge. Una certa situazione viene descritta in termini di esempi storici concreti. Solo ciò che è rappresentativo ha valore. La Via può essere conosciuta dall’uomo grazie all’accumulo di esperienza.
La Via è presente non solo nel lavoro fisico della natura, ma anche e soprattutto nella vita della società umana. C’è una via anche nella società: un normale sistema di relazioni reciproche tra gli umani. Esiste un’unica Via, e per qualsiasi relazione o situazione che possa verificarsi esiste un’unica procedura corretta. Ogni deviazione dall’unica Via corretta è scorretta e andrebbe evitata. Non esiste qualcosa come un anti-Via, che operi attivamente per indurre in errore l’umanità. Non c’è alcun antagonismo fra corpo e anima o spirito; è normale avere dei desideri, ma questi vanno tenuti sotto controllo.
Fintanto che la gente si comporta in accordo con la sola Via corretta e normale, nella società prevarrà l’ordine (zhi). Altrimenti ne risulterà il disordine (luan). Ordine = Paradiso in terra. Ordine e disordine nella società sono così importanti da influenzare realmente tutto quanto esiste. La questione di supremo interesse per gli antichi filosofi cinesi era come stabilire l’ordine in un mondo disordinato, e la stessa questione rimase la preoccupazione principale della Tradizione Centrale via via nel corso dei secoli. Il modo di ordinare la società era di per se stesso un tema di interesse supremo. La religione era un affare privato. Nella letteratura cinese manca umorismo.
All’interno della Tradizione Centrale c’erano più stili di pensiero sulla Via. Il confucianesimo più antico sostenne sempre che la Via è buona, e può essere conosciuta e espressa dall’uomo – per esempio attraverso i li (le regole per un comportamento, un’etichetta e un cerimoniale corretti). Nel taoismo filosofico del Laozi e del Zhuangzi si afferma spesso che la Via nella sua totalità può essere sperimentata soltanto attraverso la contemplazione mistica. Questi testi taoisti descrivono inoltre la Via come amorale: come fondamento di tutto quanto esiste, la Via è nella categoria del principio astratto e non si interessa al fato dei singoli uomini.
Non c’è un vero antagonismo tra le due scuole: entrambe concordano nell’affermare che ci sia una vera Via e che l’ordine prevale se l’uomo vive in accordo con essa. Il confucianesimo del terzo secolo afferma che la Via, insita in tutte le cose, va sperimentata nella sua totalità attraverso la contemplazione mistica; è un e morale. La Via come insieme si manifesta negli aspetti primari e complementari di staticità e movimento, espressi in modo evidentissimo nelle forme non distorte della natura. A partire dal III-IV secolo d.C., il misticismo di natura, in cui lo spirito contemplante si fonde con il paesaggio contemplato e raggiunge l’unione con la Via, divenne un elemento importante nella letteratura e nella pittura cinesi. Soltanto il legismo sfidò l’idea di una Via unica e immutabile, sostenendo che ogni periodo storico abbia le proprie qualità specifiche e richieda relazioni e comportamenti altrettanti specifici da parte dell’uomo. Questa visione non ebbe influenza duratura e fu sempre condannata come estrema eresia.
Il sovrano e la sua virtù
Tutte le scuole filosofiche della Cina antica (legismo incluso) erano concordi nell’affermare che la responsabilità fondamentale di assicurare la diffusione e l’osservanza della Via e di promuovere una società ordinata e correttamente gerarchica stia nelle mani del sovrano. La situazione ideale per la società umana è quella di essere unita sotto un unico sovrano, il cui potere si estende sul mondo intero. Il sovrano dovrebbe adempiere alle sue imponenti responsabilità essendo un esempio vivente della Via, esibendo un comportamento e un eloquio naturalmente appropriati a ogni contesto. Il suo comportamento esemplare verso i subordinati indurrà in essi un comportamento parimenti corretto. Se il sovrano riesce a ispirare il giusto comportamento nei suoi sudditi, si dice che possegga il de (virtù).
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