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Definizione del termine estetica

Il termine estetica è senz’altro moderno, è una disciplina che nasce proprio nella modernità pur derivando da una parola greca. I greci infatti, a partire dalla parola “àisthesis” che significa “sensazione”, avevano coniato l’aggettivo “aisthetikòn” “capace di sentire”.

In quanto tale, con il nome che oggi conosciamo, nasce nel 1735, quando il filosofo tedesco Alexander Baumgarten, seguendo una moda culturale nello specifico quella di coniare dei grecismi, parla per la prima volta di estetica in una sua opera intitolata “Riflessioni sulla poesia” nella quale avanza l’idea che, così come esiste una scienza dei contenuti intellettuali cioè la logica, allo stesso modo dovrebbe esistere una scienza dei dati sensibili della conoscenza e cioè l’estetica.

L’estetica è dunque la scienza della sensibilità, lo studio del bello nelle sue varie forme, la teoria dell’arte, il punto di raccordo dei caratteri sensuali di poetica e retorica. L’estetica può essere intesa come filosofia del bello, nel senso metafisico ossia oggettivo, è un’indagine su cosa sia il bello, ammettendo che sia bello in sé.

L’estetica prima dell’età moderna

Il primo autore da considerare è il buon Platone, conosciuto come colui che ha attaccato le pratiche imitative, le quali portano all’emozione la replica di oggetti, poesie ecc. La poliedricità del significato di mimesi è evidente nei dialoghi platonici; la teoria di quest’ultima non produce delle copie delle cose esistenti, quanto una rappresentazione di esse.

L’estetica e la filosofia dell’arte, con la concezione che abbiamo oggi, nascono in età moderna (1700-1800). Precedentemente, pensatori della Grecia antica come Platone e Aristotele si erano approcciati ad essa intorno al V secolo a.C.; in epoca medievale era centrale la teoria creazionista, durante il Rinascimento troviamo la figura di Vitruvio ed i suoi Canoni e contemporaneamente si sviluppa nell’Italia delle corti una filosofia del gusto intesa come letteratura del comportamento. La figura più rilevante è quella di Baldassarre Castiglione che nel suo “Libro del cortegiano” parlava di bon-ton e del buon comportarsi così come Baldassarre Gracián y Morales ne parlava del politico nobile e dell’arte del governo nel suo “Oráculo” nella Spagna del 1600.

Il tema della filosofia politica è importante e viene ripreso anche dai moralisti francesi del 1700. Proprio questo secolo è il secolo in cui nascono, tramite figure come Kant, Hume, Baumgarten, i concetti di filosofia del gusto, filosofia dell’arte e di estetica. Nel 1900, invece, con l’avvento del ready-made e della pop art nasce l’esigenza di dover trovare una definizione (Wittgenstein) delle caratteristiche e delle regole esatte che definiscono cosa sia un’opera d’arte e cosa non lo sia.

Il mito di Eros

Platone fornisce una teoria metafisica ed oggettiva del bello, e ne parla nell’ottavo capitolo del Simposio, che si differenzia dagli altri scritti per la sua struttura, articolata non tanto in un dialogo quanto nelle varie parti di un agone oratorio, in cui ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fior degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria su Eros. La cornice in cui si inseriscono i vari interventi è rappresentata da un banchetto.

Alla fine del settimo capitolo del Simposio interviene Socrate, il quale, dopo i tanti elogi fatti al dio dell’amore, racconta di essere stato istruito in proposito da una sacerdotessa di nome Diotima, dalla quale egli ha appreso il mito dell'Eros. Secondo il racconto riferito da Socrate, Eros è un intermedio fra gli uomini e gli dei, la cui nascita è collegata alla nascita di Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza. Infatti, quando nacque questa dea ci fu una grande festa, alla quale prese parte anche Poros, il dio dell'astuzia. Il dio Poros si ubriacò tanto da non capire più niente e quando la dea della Povertà, Penia, si accorse che il dio non era più padrone di sé, decise di approfittarne per unirsi con lui. In generale, per Platone la nozione di desiderio si accompagna strettamente a quelle di mancanza: noi desideriamo ciò che non abbiamo oppure desideriamo qualcosa che effettivamente possediamo e di conseguenza vogliamo mantenerla per paura di perderla.

Da questa strana unione nacque proprio Eros, un quasi-dio, ma anche un essere demoniaco la cui dimora abituale sarebbe stata proprio l'anima dell’uomo, destinataria dei suoi impulsi e dei suoi stimoli. Eros fa nascere nell'animo umano una condizione di "desiderio", più precisamente desiderio di bellezza, in quanto egli non la possiede. Ed è proprio questa condizione intermedia fra la mancanza e il possesso a essere la condizione caratteristica dell'uomo, in quanto fra l'uomo e la verità vi è lo stesso rapporto che c'è fra Eros e la bellezza.

Eros esercita la propria attività principalmente in primavera spingendo animali ed umani all’accoppiamento; spinto da Eros contribuisco a mandare avanti la specie. Può accadere che il desiderio sia rivolto non alla bellezza del corpo ma alla bellezza dell’anima, dove il desiderio di eternità non è quello della specie e dunque la riproduzione per via sessuale, ma è un desiderio di eternità nutrito invece dal dialogo tra anime belle. Socrate, ad esempio, viene raffigurato come una persona costantemente assillata dall’amore dei fanciulli, attratti dalla bellezza della sua anima.

Mimesi e creazionismo

Diotima afferma l’idea che ci possa essere un’eternità guadagnata con le opere personali, quindi l’opera di un imitatore, ossia un pittore, scultore o poeta, può essere generata da questo desiderio erotico nei confronti di un interlocutore la cui anima è abbastanza bella da elevare il desiderio di eternità. Coloro che Platone considera imitatori sono soprattutto poeti, pittori e quasi mai scultori. Ma perché? Gli scultori non intendono praticare un’arte imitativa, non intendono dipingere un oggetto che sia il più possibile simile all’originale, ma gli scultori in età sia classica sia poi anche in età ellenistica si ponevano come obiettivo non una raffigurazione più somigliante possibile ma si proponevano la rappresentazione scultorea di quello che è il canone, un esemplare ideale della bellezza fisica di un essere umano, in questo caso di un atleta (ex. Il discobolo di Policleto).

Secondo il creazionismo, l’oggettività del bello è garantita dal fatto che il creato è frutto di un essere perfetto, un demiurgo. Il creazionismo è la credenza che l’universo, la terra e tutti gli organismi viventi sono frutto di una creazione divina; in una prospettiva scientifica, è la dottrina che nega l’evoluzione delle specie viventi. La comunità scientifica ritiene che il creazionismo sia un esempio di pseudo-scienza. Il demiurgo è un mediatore tra la dimensione intelligibile e la materia, ed essendo legato all’idea del bene non può che creare il migliore dei mondi possibili.

La filosofia del gusto

Il gusto è una facoltà psicologica, qualcosa di individuale che è legato al sentimento del piacere per caratteristiche di oggetti o persone metafisicamente reali. Nel 700 David Hume scrisse un’opera filosofica di immensa importanza intitolata “The Standard of Taste” ovvero “La regola del gusto”. In tale opera Hume afferma in modo esplicito il carattere soggettivo della bellezza e di conseguenza la difficoltà a trovare per essa una regola. Il problema è tuttavia risolubile sul piano empirico, basato su una sorta di generalizzazione dei singoli gusti soggettivi. Infatti, proprio come gli organi sensibili sono uniformi (vedono cioè gli stessi colori), anche il gusto si modellerà in una tale direzione, sia pure esclusivamente presso gli esperti, cioè i critici, che potranno generalizzare il gusto, costituendo una serie di regole fondate su ciò che è stato in grado di suscitare costante apprezzamento.

Il termine “gusto” oltre che diventare oggetto di indagine prettamente filosofica, diventa stabilmente oggetto della riflessione della filosofia al punto che viene trattato in particolar modo nell’ultima delle tre critiche kantiane del 1790, ovvero nella Critica del giudizio. In Kant l’arte, la bellezza, e soprattutto l’immaginazione rappresentano un proseguimento della riflessione estetica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gea_01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Kobau Pietro.
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