Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

competenti dei paesi di origine. 2 mesi di preavviso.

Motivi di interesse generale: tutela del cliente, trasparenza, usura, riciclaggio, ecc. Vanno rispettate

quelle del paese ospitante, quelle dell'Italia.

4) Le banche extracomunitarie già operanti nel territorio della Repubblica con una succursale possono stabilire altre succursali previa autorizza-

zione della Banca d'Italia.

Previa autorizzazione della BdI ma senza più sentire il parere del Ministro degli Esteri.

1) Ci si protegge dicendo che le banche italiane possono operare sia sul territorio italiano che quello

comunitario. Differenza notevole rispetto alla vecchia legge bancaria che prevedeva l'autorizzazione

all'apertura di sportelli.

Nel Tub può vietare l'apertura di uno sportello. Si riconosce la natura imprenditoriale dell'attività

bancaria. Deve essere la banca che sceglie quanti sportelli avere, quello che interessa è che sia ri-

spettato il consueto canone di sana e prudente gestione.

Piano sportelli varato dalla BdI negli anni '80. La vera apertura è stata dal 1990, liberalizzazione de-

gli sportelli purché si rispettino i criteri. La BdI effettua controlli adeguati (che non significa non

autorizzare banche in perdita, bisogna valutare caso per caso. Es: carenza di raccolta).

Articolo 16

3) Le banche comunitarie possono esercitare le attività previste dal comma 1 nel territorio della Repubblica senza stabilirvi succursali dopo che la

Banca d'Italia sia stata informata dall'autorità competente dello Stato di appartenenza.

4) Le banche extracomunitarie possono operare in Italia senza stabilirvi succursali previa autorizzazione della Banca d'Italia, rilasciata sentita la

CONSOB per quanto riguarda le attività di intermediazione mobiliare. 6 marzo 2013

Articolo 15 primo comma. Non parla di autorizzazione, come le istruzioni di vigilanza. Le istruzio-

ni hanno un meccanismo di silenzio assenso, la banca comunica alla BdI l'intenzione di aprire una

nuova succursale e la BdI ha un termine 90gg entro il quale impedire l'apertura. Se non risponde nel

termine la banca può liberamente aprire la nuova succursale.

C'è un apposito modello (come spesso avviene nei rapporti banca/BdI).

Sede legale e direzione generale.

La banca può aprire succursali o uffici di rappresentanza (uffici non aperti al pubblico che potevano

svolgere compiti molto limitati e di rappresentanza. Erano frequenti quando la BdI non rilasciava

autorizzazioni per succursali. Poco usati ora.).

La banca doveva comunicare preventivamente l'intenzione di aprire uno sportello. Si deve scrivere

il numero della comunicazione. Si compila 2 volte, una per richiesta e una per esecuzione.

Il modello si invia anche quando una banca vuole chiudere uno sportello o modificarlo (trasferire,

modificarne anagraficamente l'indirizzo, ecc.),

Poi la banca specifica dove vuole aprire, modificare o chiudere lo sportello con tutti dati.

Successivamente si compilano le motivazioni dell'azione che la banca si appresta a compiere.

Nel 2007 la BdI ha approvato una serie di modifiche di semplificazione. Semplificare gli adempi-

menti di vigilanza in determinati ambiti. Ha rivisto anche la parte relativa all'articolazione territoria-

le delle banche.

La BdI chiede alla singola banca di predisporre un progetto di sviluppo territoriale che deve essere

approvato dal proprio organo amministrativo con cadenza biennale. Deve illustrare quali sono le li-

nee strategiche e di sviluppo per il biennio successivo.

Chiarire alla BdI dove la banca intende espandersi o ridursi.

Non sta in piedi il modello della tresiopec. Se comunichi preventivamente l'intenzione di aprire

nuovi sportelli non serve che invii nuovamente in fase di richiesta d'apertura il modello. Lo devi

mandare solo quando effettivamente apri o chiudi uno sportello.

Possibilità per la banca di fare una comunicazione specifica se cambiano le intenzioni comunicate

nel piano strategico per lo sviluppo territoriale. Si riutilizza la comunicazione preventiva.

Cambiare il piano non è un buon segno.

Si richiede l'autorizzazione se la banca vuole aprire uno sportello in un paese estero.

Il mutuo riconoscimento può porre un problema nell'ingresso in paesi esteri.

Si adottava una soluzione, la BdI assumeva una partecipazione.

Articolo 18 – mutuo riconoscimento.

Filiazione esterna di banche italiane.

Si applicano in armonia con l'unione europea.

Devono essere partecipate dai soci per almeno il vincolo comunitario del 90%.

Gerarchia delle fonti.

2 principi: non si può trattare i nostri intermediari meglio degli altri;

articolo 6 principio del rispetto delle norme comunitarie.

Banche popolari e cooperative

Articolo 28 è un articolo di apertura

In diritto commerciale ciò che caratterizza una società cooperativa è lo scopo mutualistico, solida-

rietà tra i soci.

Condizioni di favore per i soci della banca, intento mutualistico. Questo dovrebbe essere il principio

generale.

Mutualità forte nelle bcc, ma quasi assente nella banche popolari (o in dubbio). Alcuni autori dicono

che della banca cooperativa un banco popolare ad oggi ha conservato solo la forma, in realtà tende

ad essere più simile ad una società per azioni.

Le banche popolari si difendono dicendo di avere mutualità non nei confronti dei soci ma nei con-

fronti del territorio.

Quando una popolare diventa di grande dimensione, è davvero il caso di proteggerla come banca

cooperativa?

Dal punto di vista formale la banca popolare è una società cooperativa.

La SCARL può essere in ambito bancario solo bcc o banca popolare.

Le cooperative vengono solitamente vigilate dalle autorità pubbliche per controllarne lo scopo mu-

tualistico. In ambito bancario no. È una deroga, non sono verificati i requisiti dal governo, ma dalle

autorità creditizie.

La riforma del diritto societario non si applicava alle banche popolari e alle banche di credito coo-

perativo.

Le banche di credito cooperativo sono cooperative a mutualità prevalente. Si chiarisce che tutte le

banche cooperative sono cooperative, ma solo le bcc sono a mutualità prevalente.

Il secondo aspetto: distinzione sulla mutualità prevalente, frutto della riforma societaria del 2003.

contraddizione, prima non applico subito dopo si.

Altra contraddizione all'articolo 52. è stato modificato dicendo che se le bcc vogliono il controllo

contabile resti in mano al collegio sindacale. Che senso ha? Se vogliono? Enorme confusione.

Il legislatore ha inserito il comma 2bis nell'articolo 28 che dice che ai fini delle disposizioni fiscali

agevolative sono cooperative a mutualità prevalente le bcc. Chiarire una volta per tutte che la rifor-

ma di diritto societario SI applica alle banche cooperative. (art. 2514 cc).

Articolo 29 banche popolari

Si ribadisce ancora che l'unica forma per banca popolare è la SCARL.

Il valore delle azioni non può essere inferiore a 2€, è una deroga.

La nomina dei membri degli organi di amministrazione e controllo spetta esclusivamente ai compe-

tenti organi sociali.

C'è una piccola deroga al diritto comune, ove si prevede che lo statuto possa riservare la nomina an-

che allo stato o un altro ente pubblico.

Nelle banche popolari è sempre e solo l'assemblea a nominare gli organi sociali.

Articolo 30.

Deroghe che pongono limiti minimi di numerosità dei soci e frazionamento del capitale, rispettiva-

mente almeno 200 e non più di 0,50%.

Questo spiega perché una banca popolare non sia scalabile.

La non scalabilità del capitale è confermata dal comma 1. caratteristica tipica delle cooperative,

voto capitario. Una testa un voto. Ogni socio ha un voto qualunque sia il numero delle azioni posse-

dute.

Abbiamo delle banche popolari che sono spa? Si, ma non sono banche popolari. Sono diventate spa,

ma conservano denominazione originaria. 7 marzo 2013

Vice Direttore della sede della Banca d'Italia di Venezia

La riforma europea della Vigilanza bancaria

Rapporto de Larosier febbraio 2009.

Vigilanza macro-prudenziale e micro-prudenziale. Fissare regole più forti e comuni e farle mantene-

re con una vigilanza più efficace.

Procedure efficienti di gestione delle crisi. Attenuare l'onere e il peso delle crisi bancarie sui deposi-

tanti e sulla finanza pubblica, costruire vera fiducia.

Rivedere i principi di Basilea 2, aumentare i requisiti patrimoniali minimi gradualmente.

Ridurre la prociclità, incoraggiando l'accantonamento dinamico e la costituzione di stock di capi-

tali.

Inasprire le norme sulla gestione della liquidità e rafforzare le norme sul controllo interno della ban-

che e la gestione dei rischi. Rafforzare i criteri di onorabilità e professionalità. Approccio da parte

del management delle banche era molto personale, alti bonus nel breve termine non collegati all'an-

damento della banca. Nessuna responsabilità sul modo di amministrare la banca.

Dotare l'Europa di un insieme coerente di norme.

Armonizzare le normative nazionali, che non possono dare vita a un mercato finanziario unico se

differiscono tra loro.

Governance societaria e soluzione delle crisi.

Creare un sistema europeo di vigilanza e gestione delle crisi.

La crisi ha dimostrato che:

gli Stati membri tendono a proteggere i confini finanziari nazionali;

• carenza di regole prudenziali e prassi di vigilaza comuni, che genera inefficienze e rischi, fa-

• vorendo arbitraggi normativi e distorsioni sul piano competitivo;

la difesa dei “campioni nazionali” ostacola la gestione coordinata della liquidità e l'alloca-

• zione del capitale;

l'assenza di controlli uniformi e incisivi sulle grandi banche con operatività cross border o di

• rilevanza sistemica accresce i rischi di contagio tra intermediari e di cattura dei supervisori

nazionali da parte dei soggetti vigilati, favorendone l'azzardo morale.

Moral hazzard, conflitto di interessi nella gestione bancaria. Manca il requisito di sana e prudente

gestione. Appetito al rischio. Utilizzo della banca per interessi personali. Rispetto della normativa di

antiriciclaggio.

Ci sono state banche commissariate per gravi inadempienze ai regolamenti.

Soluzioni “di mercato” attraverso la fusione di intermediari insolventi si sono rivelate inefficaci ed

hanno moltiplicato, in taluni casi, i fattori di instabilità.

L'affidamento sul too big to fail ha ampliato fenomeni di moral hazard.

Diversità di normative hanno accentuato le difficoltà di risoluzione delle crisi di intermediari siste-

mici.

L'unica soluzione praticabile è stata il ricorso al bail-out, con effetti sulle finanze pubbliche e l'avvi-

tamento rischio bancario/rischio sovrano.

Come rispondere? Le riforme necessarie e gli attori

La risposta non poteva che essere globale e coinvolgere il livello politico (G20) e il suo organo

principale (FSB).

Riforme istituzionali, riforma di nuove autorità.

Dal 1°gennaio 2011 sono operativi i nuovi organismi previsti dalla riforma dell'architettura finan-

ziaria europea:

comitato europeo per il rischio sistemico;

• tre autorità europee di vigilanza microprudenziale European Supervisory Authorities:

• bancaria;

◦ mobiliare;

◦ assicurativa.

Le ESA hanno il compito di:

elaborare regole tecniche comuni;

• assumere decisioni vincolanti per risolvere controversie tra autorità nazionali;

• adottare decisioni per assicurare il coordinamento tra autorità.

Possono anche prendere decisioni in materia di singole istituzioni finanziarie.

La EBA ha compiti in materia di coordinamento delle attività dei collegi dei supervisori per la vigi-

lanza sui gruppi europei, di analisi e monitoraggio dei rischi, di protezione dei consumatori e di ge-

stione delle cross-border.

European Systemic Risk Board

Risposta alla crisi, prime riforme della Vigilanza europea:

riscrivere le regole prudenziali;

• assicurare l'uniformità del quadro regolamentare;

• affidare l'analisi macro-prudenziale al neoistituito comitato.

Le tensioni sul debito sovrano e il contagio alle banche hanno reso manifesta la necessità di acce-

lerare il processo di unificazione economica e finanziaria nell'area euro.

Dalla metà del 2011 gli investitori hanno di fatto assimilato il merito di credito delle banche a quel-

lo dei Paesi di appartenenza.

Sul finire dello stesso anno gli scambi sui mercati della raccolta all'ingrosso si sono paralizzati.

Le conseguenti difficoltà di funding delle banche hanno comportato restrizioni nell'offerta di credito

all'economia.

Per contenere l'impatto della crisi sulla crescita economica e ripristinare la funzionalità del meccani-

smo di trasmissione della politica monetaria. LTRO, immettere liquidità nel mercato per scongiurar-

ne il collasso.

Timore di una possibile dissoluzione dell'Euro-zona. Nasce lo “scudo antispread”.

Il legame tra banche e debito sovrano va in entrambe le direzioni.

Un sistema di supervisione unico è necessario:

1. la sua costituzione può e deve favorire l'adozione delle migliori prassi di vigilanza;

2. una supervisione comune attenua gli interessi nazionali, che in passato hanno consentito

l'accumulo di squilibri nei bilanci pubblici e delle banche.

Leggere rapporto di Liikanen

L'Italia non ha subito una crisi bancaria che ha richiesto un intervento intenso dello Stato. Il nostro

sistema bancario ha resistito alla crisi finanziaria globale grazie a un modello di intermediazione

fondamentalmente sano e a un'esposizione contenuta verso i prodotti della finanza strutturata, in un

quadro regolamentare e di vigilanza prudente. La fase recessiva, di eccezionale durata e intensità, si

è però inevitabilmente ripercossa sulla qualità degli impieghi bancari; il deterioramento del merito

di credito dell'emittente pubblico ha inoltre accresciuto il costo della raccolta e reso particolarmente

difficile per le nostre banche la provvista di fondi sui mercati internazionali.

13 dicembre 2012 unione bancaria:

la vigilanza della BCE riguarderà solo le banche più grandi e quelle che beneficeranno di

• aiuti europei. La BCE potrà assumere in ogni momento la vigilanza di qualsiasi ente crediti-

zio.

MECCANISMO UNICO DI SUPERVISIONE BANCARIA. La BCE sarà responsabile del funzio-

namento globale del meccanismo di vigilanza unico.

Si dovrebbe creare un consiglio di vigilanza per separare l'attività di vigilanza da quella di politica

monetaria.

Le autorità di vigilanza nazionali rimarrebbero responsabili dei compiti non attribuiti alla BCE.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

12

PESO

85.74 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro Paolo Piccoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione bancaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Urbani Alberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Legislazione bancaria

Legislazione bancaria 2 - Appunti parte II
Appunto
Legislazione bancaria 2 - Appunti parte I
Appunto
Legislazione bancaria 2 - Appunti parte III
Appunto
Legislazione bancaria 1 - Appunti parte III
Appunto