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INSEGNARE LE LINGUE IN UNA SOCIETA’ COMPLESSA

I primi manuali di Glottodidattica risalgono, al 1994. Nei primi anni ’90, la società era di tipo

monoculturale per cui andava bene una glottodidattica semplice. Oggi invece nasce e cresce l’esigenza

delle conoscenze linguistiche di una o più lingue straniere oltre all’inglese.

DAI GRUPPI NAZIONALI ALLE SOCIETA’ COMPLESSE.

Nella seconda metà del 900 si diffonde la nozione di società di massa. Dopo la seconda guerra

mondiale la conoscenza dell’inglese coinvolge la massa. Solo nel secondo 900 si studia l’inglese

comunicativo (massa anglofoba trans-nazionale).

Anni 50 e 60:per diventare parte della massa bisognava cancellare l’individualità, imparando usi costumi,

lingue e valori.

Anni 80:la massa che condivide un Threshold Leiel di inglese, si frammenta in gruppi legati da interessi

musicali, sportivi, economici, politici, in spazi reali ma soprattutto virtuali. Si passa dai mass media

ecumenici ad universi specifici. L’Unione Europea si trova a dare una risposta politica al

rimescolamento delle masse:

1. finanziamenti per la diffusone di nuove tecnologie informative e comunicative

2. supporto alle spese di creazione di una classe dirigente, non più legata ad una nazione ma a

gruppi di interesse condivisi.

3. adozione, nell’art. 126 del trattato di Maastricht, del principio della pluralità linguistica.

La massa nazione non scompare ma viene invasa nelle scuole e nei quartieri da persone che vengono da

altre nazioni.

L’Unione Europea impose un modello multilingue multinazionale, a differenza dell’America che ha

imposto e vorrebbe imporre al mondo propri valori, cultura e lingua.

La glottodidattica italiana ha lo scopo di consentire a tutti nuove masse a cui appartenere, per nutrire e

condividere i propri interessi.

DALLA VITA SEMPLICE ALLA VITA COMPLESSA

Oggi la vita risulta molto più articolata per cui in alcuni casi è elettiva in altri invece è parzialmente

imposta.

1. ELETTIVA: Es. tutti i canali musicali ci mettono a disposizione, forme di tutte le culture da cui

possiamo scegliere.

2. OBBLIGATI: Es. i momenti della scelta professionali, prima si sceglieva una professione e la si

manteneva per tutta la vita; oggi la professione cambia continuamente, cercando di apprendere

le modifiche dei tempi.

E’ la conoscenza delle lingue l’elemento qualificante sia per la riqualificazione professionale che per la

ricerca esistenziale. La glottodidattica deve dare la possibilità ad ognuno di scegliere cosa essere senza

che la lingua costituisca una barriera.

SINDROME DEL PENDOLO NELLLA GLOTTODIDATTICA DEL XX SECOLO.

TEORIE DI RIFERIMENTO:

Si è spostato il focus dalla lingua come sistema alla lingua in atto (dalla langue alla parole).

Sul versante di chi apprende si sono utilizzate la neuro e la psicolinguistica, e altre teorie umanistico-

affettive che prendono in considerazione l’intera gamma della potenzialità umana. Il focus si è spostato

dall’oggetto da apprendere (LA LINGUA) al soggetto che apprende(LO STUDENTE).

LO STUDENTE. non è più una tabula rasa ma i suoi bisogni i suoi stili e ritmi di apprendimento

determina il tipo di insegnamento che gli viene imposto.

Processo deduttivo :ha un ruolo secondario

Processo induttivo: se lo studente deve imparare una lingua è necessario che impari ad osservare, la

cultura e indurre i meccanismi di funzionalità cogliendone anche il loro variare. In Italia la logica

induttiva è più una dichiarazione di principio che non può essere consolidata, dove i docenti diffidano

dell’autonomia dello studente.

IL DOCENTE:nella terza metà del secolo l’insegnante era il modello, negli anni 60 e 70 divenne tutor,

regista, facilitatore. L’insegnante è un tecnico non solo della lingua e della cultura ma deve dare la

possibilità di connettersi con la lingua e la cultura straniera. In Italia hanno molte difficoltà ad accettare

questo ruolo ritenuto quasi degradante.

LA LINGUA: strumento di comunicazione che domina la socio e la pragmalinguistica, intese come

capacità d’uso. Questo vale soprattutto per l’inglese come lingua franca, mentre per le altre lingue si

mira ad un approfondimento più equilibrato. Il Curricolo cioè, la descrizione delle mete glottodidattiche

e contenuti linguistici selezionati per un dato corso e un dato livello, diviene flessibile e

personalizzabile.

LA CULTURA: la cultura diviene importante quando la lingua. La competenza interculturale a livello

della lingua franca, (nell’insegnamento dell’inglese), tende a prendere il posto della competenza della

cultura anglo- americana pura e semplice. Da ciò rimane assente la glottodidattica anglofoba.

MODELLI OPERATIVI

Negli anni ’70 si abbandona la lezione a favore di una attività di problem solving (comunicare in un bar

o in una stazione), sotto forma di unità didattica. Oggi invece si imposta il concetto di modulo, ossia

una tranche autonoma di lingua che può essere accreditata nel CV. Il modello operativo più recente è

l’unità d’apprendimento più adatto alle società complesse.

TECNICHE DIDATTICHE.

Oggi si sono imposte tecniche proprie degli approcci comunicativi e umanistico-affettivi, tecniche di

simulazione, di sviluppo nelle varie abilità, di riflessione sulla lingua.

Le tecniche tendono più allo sviluppo dei processi piuttosto che alla realizzazione di prodotti(testi,

frasi).

MATERIALI

Ai manuali si aggiungono attività, audio, video, in rete, con collegamenti e-mail.

STRUMENTI TECNOLOGICI. Le tecnologie sono sempre più a disposizione nei nuclei familiari, a

lavoro a scuola, non si tratta di macchine per apprendere ma per comunicare.

Rispetto ai primi materiali di glottodidattica il cambiamento sta nella apertura alla lingua

autentica(attraverso la tecnologia), dove il ruolo centrale è dello studente(interessi, processi cognitivi.

(CAP. 2) ASPETTI COMUNI A TUTTE LE SITUAZIONI GLOTTODIDATTICHE

APPROCCIO INTERDISCIPLINARE

L’epistemologia distingue tra:

Scienze teoriche :mirano a conoscere(es. la linguistica tende a conoscere la natura della lingua),

applicano la loro attenzione sui particolari.

Scienze pratiche:risolvono problemi. (es. la glottodidattica, vuole rispondere alla necessità di acquisire le

lingue), sono interdisciplinari, si fondano su scienze teoriche e su altre pratiche.

TEORICHE APPLICAZIONE PRATICHE IMPLICAZIONE

Non si tratta di un bisticcio tra applicazione e implicazione, ma conoscere chi è il soggetto che decide,

sulle fonti di conoscenza e sul loro uso:

• Nella logica glottodidattica, come linguistica applicata, il soggetto è il linguista che applica la sua

conoscenza a un settore particolare.

• Nella prospettiva della glottodidattica, come scienza pratica interdisciplinare, il soggetto è colui

che definisce il problema, e che prende da più scienze ciò che gli serve.

La linguistica applicata ha prodotto un approccio grammatico-traduttivo, .

La linguistica e la psicologia applicate hanno prodotto un approccio strutturalistico.

Approcci come quello, diretto, comunicativo, naturale, sono pensati per chi si trova ad operare sul

campo e deve riprodurre un risultato pratico: FAR APPRENDERE UNA LINGUA COME

STRUMENTO DI COMUNICAZIONE.

COMPONETI EPISTEMOLOGICI DELLA GLOTTODIDATTICA SONO:

SCIENZE DEL LINGUAGGIO E DELLA COMUNICAZIONE:

Si deve riflettere in maniera scientifica sulla natura della comunicazione e della lingua. I temi principali

sono:

1. natura della comunicazione e degli eventi comunicativi.

2. nozioni di grammatica, fonologia, morfosintattica, lessicale, testuale.

3. nozioni di sociolinguistica e pragmalinguistica

4. competenza comunicativa: natura delle abilità linguistiche, delle funzioni e degli atti

comunicativi

5. nozioni i interlingua e strumenti per l’error analysis

6. natura semiotica e strutturazione logica dei linguaggi non verbali e multimediali.

Le scienze del linguaggio identificano:

• IL CONCETTO DI GRAMMATICA PEDAGOGICA

• IL CONCETTO DI ORDINE NATURALE DI ACCQUISIZIONE.

SCIENZE PSICOLOGICHE

Si devono considerare i principi basilari di

1. neurolinguistica: le modalità di funzionamento del cervello nell’acquisizione linguistica

2. psicolinguistica: i processi della mente nell’acquisizione linguistica

3. psicopedagogia e psicodidattica: su cui fondare i modelli operativi (unità di

apprendimento, di didattica, il modulo)

4. psicologia relazionale: con particolare attenzione al problema del filtro affettivo

5. formazione dell’identità

6. sviluppo di una personalità bilingue

SCIENZE DELLA CULTURA E DELLA SOCIETA’

Non si insegna solo una lingua ma anche una cultura, per cui servono le nozioni:

1. generali di antropologia, dai concetti di cultura e di civiltà alle metodologie di identificazione

e di descrizione dei modelli culturali.

2. specifiche relative ad una cultura che si esprime ad una data lingua

3. di pragmatica e comunicazione interculturali

SCIENZA DELLA EDUCAZIONE E FORMAZIONE:(il didatta deve possedere un bagaglio di base

di: 1. pedagogia generale

2. metodologia didattica

3. tecnologia didattica

La glottodidattica ha due caratteristiche:

1. MEZZO E FINE CHE COINCIDONO

2. Nelle lingue “seconde” L’INPUT NON E’ FORNITO SOLO O PRIMARIAMENTE A

SCUOLA ma in ogni momento della vita extrascolastica.

Le quattro grandi aree di conoscenza, divengono glottodidattica nel momento in cui vengono integrate.

TEORIA APPROCCIO, METODO, TECNICA.

Le scienze teoriche o pratiche forniscono delle teorie di riferimento. La conoscenza e l’azione

glottodidattica si articolano su tre livelli:

1. APPROCCIO:

• Individua le finalità dell’educazione linguistica

• Indica gli obbiettivi glottodidattici

• Definisce le coordinate scientifiche per proporre metodi per raggiungere le finalità e gli

obiettivi

Sono approcci, quello grammatico traduttivi; quello diretto e quello della lettura; quello audio- orale,

quello comunicativo e quello naturale.

Un approccio si valuta in base alla:

• Fondatezza scientifica da cui ha assunto i principi

• Coerenza interna

• Capacità di generare metodi in grado di realizzare l’approccio stesso.

2. METODO.

E’ un insieme di principi metodologico-didattici, che traducono un approccio in modelli operativi, in

materiali didattici, in modalità d’uso delle tecnologie didattiche.

Un metodo, può essere adeguato o non adeguato, all’approccio che si intende realizzare, è nello stesso

tempo coerente e non coerente, nel proprio interno.

Il compito essenziale è la selezione delle tecniche glottodidattiche.

3. TECNICA.

Una tecnica glottodidattica è una attività o un esercizio che realizza in classe le indicazioni del metodo e

le finalità dell’approccio. Le tecniche sono coerenti o non con il metodo e l’approccio, efficaci e non nel

raggiungere l’obiettivo didattico che si propongono.

MODELLO DIDATTICO A TRE POLI.

La tradizione propone un modello tripolare.

• STUDENTE:indica una persona che vuole studiare per apprendere; l’apprendimento è un atto

volontario. Lo studente è posto al vertice di una piramide in posizione di privilegio.

• FRECCIE:l’uso delle frecce bidirezionali indica che l’interazione è continua tra docente e

studente e tra studente e disciplina

• COMUNICAZIONE. fino a qualche anno fa era solo verbale , oggi si parla di scelte della

modalità di comunicazione:audiovisiva, telematica.

LE VARIABILI PER PROGETTARE O DESCRIVERE L’ATTO DIDATTICO, sono:

• I soggetti del processo glottodidattico: lo studente – il gruppo di studenti

• Gli oggetti del processo glottodidattico: lingue nazionali, seconde, etniche, straniere, franche,

per uso quotidiano, le microlingue scientifico-professionali, la cultura e la dimensione

interculturale.

• I registri: il responsabile del processo formativo e del curricolo, l’autore dei materiali didattici,

l’insegnante

• La Comunicazione e l’interazione tra soggetti, oggetti e registri: fini e mezzi, la modalità face to

face verso quella virtuale verso quella uomo/macchina.

(CAP.3) GLI ATTORI NEL PROCESSO GLOTTODIDATTICO

Gli attori sono 2 studenti e insegnanti:

GLI STUDENTI:

Neurolinguistica = studia il funzionamento del cervello cioè dell’ HARDWARE

Psicolinguistica =studia il funzionamento del SOFTWARE, del Language acquisition device

(chomski)

HARDWAR DELL’ACQUISIZIONE LINGUISTICA:IL CERVELLO.

• LA NEUROLOGIA =descrive il fenomeno della lateralizzazione cioè il fatto che i 2

emisferi celebrali, collocati a sinistra e a destra all’interno del cranio, lavorano in maniera

differente.

• LA PSICOLOGIA = descrive la natura di questa specializzazione: si affidano all’emisfero

sinistro i compiti di natura analitica, sequenziale,logica, e si eseguono con l’emisfero destro

compiti di natura globalistica, simultanea, analogica. Studia anche i meccanismi della

memoria cioè del collocamento di nozioni nel cervello e del loro successivo recupero,

quando esse sono necessarie.

• LA NEUROLINGUISTICA =individua nell’emisfero sinistro le due aree in cui avviene

l’elaborazione del linguaggio attraverso operazioni interrelate tra i due emisferi .

Danesi ha studiato questi fenomeni traendone, implicazioni glottodidattiche:

1. BIMODALITA’: entrambe le modalità del cervello sono coinvolte nella

comunicazione linguistica e quindi devono essere integrate per coinvolgere l’intera

mente dell’allievo nel processo di acquisizione linguistica. Questo principio verrà

ripreso nell’opposizione di KRASHEN tra acquisizione, che implica la memoria a

lungo termine e l’integrazione dei due emisferi, e apprendimento, che rimane nella

memoria a breve termine e si basa sull’emisfero sinistro.

Il modello di unità didattica elaborato da GIOVANNI FREDDI si basa su un gioco

di rimandi tra i due emisferi:

dalla fase di motivazione (che integra le emozioni, le curiosità del cervello destro +

analisi dei bisogni di quello sinistro) si passa ad una fase di globalità (modalità

destra) cui segue l’analisi della lingua (modalità sinistra) per approdare alla sintesi .

2. DIREZIONALITA’ :l’uso bimodale del cervello avviene secondo una direzione

ben precisa dall’emisfero destro a quello sinistro.

SOFTWARE DELL’ACQUISIZIONE LINGUISTICA : IL LAD.

CHOMSKY ha ipotizzato l’esistenza di un Language Acquisition Device

KRASHEN: è partito dall’ipotesi di Chompsky per elaborare la SLAT (Second Language

Acquisition Theory) e in particolare l’opposizione tra :

1)ACQUISIZIONE (acquisition): è un processo inconscio che sfrutta le strategie globali

dell’emisfero destro con quelle analitiche dell’emisfero sinistro: ciò che è acquisito rientra a

far parte della competenza della persona, nella memoria a lungo termine.

2) APPRENDIMENTO ( learning): è un processo razionale, governato dall’emisfero sinistro e

basato sulla memoria a breve termine; la competenza appresa è a termine non è definitiva, è

solo un fatto temporaneo.

Krashen individua altri 3 principi:

1) input comprensibile. l’acquisizione avviene quando l’allievo concentra l’attenzione

sul significato, dell’ input e non sulla forma e permette al LAD di procedere.

2) ORDINE NATURALE E i+1: la 1° condizione perché l’input sia acquisito è che

esso si collochi al gradino dell’ordine naturale immediatamente successivo all’input acquisito

fino a quel momento, che Vygotskij chiama area di sviluppo potenziale e che in Bruner

troviamo come zone of proximal development: è la distnza tra la parte di un compito che una

persona è già in grado di eseguire e il livello cui può giungere nel tentativo di compiere la

parte restante del compito, distanza che può percorrere da solo o sotto la guida di una

persona più esperta.

i = il compito in grado da eseguire sulla base della competenza acquisita.

+1 = l’area di sviluppo potenziale.

Le possibili conseguenze sono:

• Se si prende un elemento a caso della sequenza, tutti gli elementi che vengono prima di quel

punto sono condizione necessaria per poterlo acquisire.

• Se l’input i +1 compare nell’input reso comprensibile, il fatto di aver già acquisito gli

elementi precedenti è condizione sufficiente perché l’acquisizione del nuovo avvenga,

purché il filtro affettivo sia aperto.

Secondo le definizioni di Corder e Schumann LA LINGUA VIRENE APPRESA SECONDO UN

PROCEDIMENTO A SPIRALE, CHE PROCEDE PER APPROSSIMAZIONI SUCCESSIVE

ALLA LINGUA OBIETTIVO.

3) FILTRO AFFETTIVO: l’ipotesi afferma che affinché i +1 sia acquisito è necessario

che non sia inserito il filtro affettivo. La metafora può essere spiegata come un interruttore

lungo un cavo, dove il filtro è l’interruttore che può interrompere il flusso. In realtà il filtro

corrisponde a stimoli chimici, che in stato normale trasforma adrenalina in noradrenalina,

(facilita la memorizzazione). In stato di stress invece si trasforma in steroide, che blocca la

noradrenalina e fa andare in conflitto l’amigdala, e l’ippocampo. Il filtro è un meccanismo di

autodifesa che viene inserito da :stati di ansia, attività che pongono a rischio l’immagine di se

che lo studente vuole offrire al resto della classe, attività che mirano all’autostima, attività che

provocano la sensazione di non essere in grado di apprendere.

ENERGIA CHE METTE IN MOTO HARDWARE E SOFTWARE: LA MOTIVAZIONE

Acquisire è uno sforzo per cui HW e SW vanno messi in moto e tenuti in azione:

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica delle lingue moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Di Sabato Bruna.
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