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Talvolta la meta informazione è aggiunta direttamente dall’autore dell’informazione, talvolta da

specialisti esterni (come archivisti e bibliotecari), talvolta dagli utenti. Spesso l’aggiunta di meta

informazioni risponde a scopi decisamente poco rispettosi delle esigenze dell’utenza, come ad

esempio quello di far arrivare sul proprio sito il maggior numero possibile di visitatori. La grande

maggioranza delle informazioni inserite sul web risulta decisamente carente dal punto di vista

della quantità e della qualità della meta informazione. I linguaggi di marcatura, in particolare quelli

costruiti sulla base di XML, sono lo strumento più adatto per organizzare i contenuti del web in

maniera da rispondere a questa carenza di meta informazioni. Per raggiungere l’obiettivo di un

web più fruibile, perché dotato di un’architettura informativa semanticamente più completa e

coerente, occorrerebbe un forte lavoro di formazione e sensibilizzazione dell’utenza, assieme alla

disponibilità di strumenti sofisticati. Questa sensibilizzazione deve riguardare in primo luogo chi ha

responsabilità dirette nell’inserimento delle informazioni in rete, ma non può non riguardare

anche chi voglia acquisire la capacità di orientarsi all’interno del web, svolgere ricerca, reperire

informazioni pertinenti.

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Ovvia tipologia di ricerca per la quale la rete può rivelarsi preziosa è la ricerca bibliografica, e

questa ricerca avviene di norma su basi di dati altamente strutturate: gli OPAC, ovvero cataloghi

on-line ad accesso pubblico di moltissime biblioteche. Il tratto comune delle ricerche su basi di dati

strutturate è che, perché la ricerca possa svolgersi in maniera fruttuosa, è necessario che l’utente

sappia com’è strutturata la base di dati. Inoltre, l’utente dovrà avere almeno un’idea

dell’affidabilità della banca dati e del suo stato di aggiornamento. Fra le capacità che chi fa ricerca

in rete deve possedere, particolarmente importante è una minima familiarità con l’uso degli

operatori booleani. Svolgere una ricerca all’interno di una banca dati non è un’operazione sempre

facile, e le procedure da seguire non sono sempre e uniformemente le stesse; prima di avviare la

ricerca vera e propria, dobbiamo sempre chiederci cosa vogliamo sapere, e riflettere su come sia

preferibile formulare la nostra domanda.

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Punto di riferimento italiano dal quale si consiglia di partire per trovare gli indirizzi degli OPAC è il

sito dell’AIB, Associazione Italiana Biblioteche (http://www.aib.it): vi troveremo un elenco

completo di OPAC italiani e stranieri, oltre ad informazioni e suggerimenti utili di ogni genere. Una

menzione speciale merita una categoria particolare di strumenti di ricerca: si tratta dei cosiddetti

META-OPAC, o cataloghi integrati. Un meta-opac permette di interrogare, a partire da un’unica

pagina web, gli opac di diverse biblioteche, fornendoci i risultati delle relative ricerche in un’unica

pagina riassuntiva. Un meta-opac allarga la base di dati consultata a spese della flessibilità della

ricerca: va dunque usato sapendo che potrebbe rivelarsi inadatto allo svolgimento di ricerche

complesse. Dal maggio 1999 è liberamente consultabile sul web un prezioso meta-opac italiano, il

MAI, Meta-opac Azalai Italiano.

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Su internet non c’è un sistema certo per trovare un indirizzo di posta elettronica. Negli anni sono

stati fatti vari tentativi per rimediare alle difficoltà di trovare gli indirizzi in rete del “popolo di

internet”, ed esistono, ormai, decine di motori di ricerca dedicati esclusivamente a ricerche di

questo tipo. Lo strumento più efficace è il MESA, Meta E-mail Search Agent, realizzato

dall’università di Hannover, strumento di meta ricerca capace di interrogare

contemporaneamente diverse basi di indirizzi e-mail. Per il nostro paese, va segnalato il servizio

Mailory realizzato da Tin. il servizio è abbastanza limitato, ma permette anche di cancellare o

modificare i propri dati personali per via della tutela della privacy. Considerando la difficoltà di

tenere traccia di tutti gli utenti di internet, la ricerca di indirizzi e-mail effettuata utilizzando le basi

di dati sopra ricordate, può spesso non avere successo. Può essere dunque utile suggerire una

strategia alternativa: la ricerca libera sul web attraverso un motore di ricerca. Se la persona che

stiamo cercando ha un sito web, o lavora presso un’organizzazione dotata di un indirizzo web, è

possibile che la sua pagina personale o il suo curriculum, o semplicemente la rubrica di indirizzi e-

mail della sua organizzazione, siano raggiungibili attraverso un normale motore di ricerca e

possano fornirci il risultato cercato. Se dagli indirizzi e-mail ci spostiamo alla ricerca in rete di

indirizzi fisici, di numeri di telefono o postali, un servizio interessante è fornito da pronto.it,

database che permette la ricerca diretta e inversa su tutti gli elenchi telefonici. Servizi di elenchi

telefonico in rete sono offerti anche da Libero e Virgilio. Quanto alla ricerca “per categoria” di

indirizzi o numeri di telefono di aziende, lo strumento di riferimento è la versione in rete delle

familiari Pagine Gialle.

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Nel caso della ricerca di file video e musicali, lo strumento migliore è rappresentato dai programmi

peer-to-peer. Possono essere talvolta utili anche la ricerca libera sul web o quella sui newsgroup

binari. Per quanto riguarda le immagini, i risultati migliori sono in genere offerti dalla ricerca su

web. Discorso a parte va fatto per il reperimento dei programmi: se si conosce già il nome del

programma che si sta cercando, e ovviamente si parla di una regolare versione “demo”, utilizziamo

un motore di ricerca per trovare il sito ufficiale della casa produttrice. Esso offrirà una sezione

download dalla quale scaricare la versione trial del programma. Se invece si sta cercando un

programma capace di svolgere una certa operazione, ma non sappiamo quale programma

potrebbe fare al nostro caso, allora si consiglia il ricorso ad uno dei siti dedicati alla catalogazione e

al download di programmi shareware. Un buon punto di partenza è, in questo caso,

shareware.com, realizzato da C/Net, che offre un metamotore di ricerca capace di interrogare

diverse “shareware directories”. Per utilizzarlo basterà indicare il sistema operativo che si sta

utilizzando e le chiavi di ricerca utili ad individuare il file che ci interessa. Due depositi specifici

assai ricchi, che offrono mini-recensioni dei vari programmi ospitati, sono download.com,

anch’esso offerto da C/Net, e Tucows.com, sito di riferimento per reperire programmi

specificamente connessi all’utilizzazione di internet, anche se negli ultimi anni ha allargato la sua

offerta anche a programmi di altro genere.

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Chi svolge una ricerca in rete si trova davanti un duplice problema: reperire l’informazione cercata

e valutare la sua correttezza, completezza ed affidabilità. Il secondo compito dipende in parte

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dall’esperienza: una volta trovata una pagina informativa che si reputa interessante sarebbe

meglio risalire alla homepage del sistema che la ospita. In questo modo potremo reperire

informazioni su chi ha immesso in rete quella particolare pagina, in quale contesto e a quali fini.

Quanto al primo problema, scoprire le pagine esistenti che si occupano di un determinato

argomento, una buona partenza è rappresentata dagli strumenti di ricerca disponibili in rete. Due

tipi di risorse che è bene conoscere e che occorre saper distinguere sono i motori di ricerca per

termini e i motori di ricerca per indici sistematici. I motori di ricerca per termini permettono di

ricercare parole o combinazioni di parole in un archivio indicizzato di documenti in formato

digitale. La ricerca attraverso un motore di ricerca per termini è molto comodo nel caso di nomi

propri, o nel caso in cui le informazioni che si vogliono trovare si lascino caratterizzare attraverso

termini molto specifici. Tuttavia, si tratta di una ricerca meccanica. L’intelligenza della ricerca

dipende dunque in gran parte dalla scelta delle parole usate come parametri.

La ricerca per indici sistematici, invece, avviene su cataloghi ragionati di risorse, suddivisioni per

settori e organizzati gerarchicamente; per questi cataloghi e indici sistematici è spesso usato il

nome inglese di Directory. Altra differenza è che il motore di ricerca per termini indicizza singole

parole, mentre l’indice sistematico indicizza interi sistemi. Molti indici sistematici, come Yahoo!,

permettono l’accesso anche a un motore di ricerca per termini, e viceversa.

Un terzo tipo di ricerca è costituita dalla navigazione libera attraverso pagine di segnalazioni di

risorse specifiche. Questo tipo di liste ragionate va naturalmente esso stesso cercato e trovato,

cosa che in genere viene fatta usando indici alfabetici e cataloghi sistematici di risorse, secondo le

modalità sopra indicate. Le risorse così segnalate presentano due importanti caratteristiche: sono

state scelte in maniera esplicita e ragionata, e la scelta è opera di una persona che conosce bene il

settore in questione. Questa modalità di ricerca sul web è chiamata “navigazione orizzontale”.

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Le directory ricordano l’albero della scienza, da percorrere partendo da categorizzazioni più

generali per arrivare man mano a quelle più specifiche. In una risorsa di questo tipo, elemento

fondamentale è evidentemente la scelta delle suddivisioni interne delle varie discipline. Nulla

impedisce di classificare una stessa categoria sotto più categorie diverse. Non vi sarà alcun

bisogno, per farlo, di duplicare l’informazione: basterà duplicare il link. Visto da un punto di vista

più tecnico, questo significa che gli indici sistematici di risorse sono più strutturalmente simili a

grafi complessi che ad alberi: a uno stesso nodo si può arrivare attraverso percorsi alternativi, tutti

ugualmente validi.

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Yahoo è nato nel 1994, quando David Filo e Jerry Yang, studenti di ingegneria elettronica

all’università di Stanford, iniziarono a creare pagine riassuntive con link ai siti internet di loro

interesse. Nel corso del 1994, Yahoo! Si trasformò in un vero e proprio database, ricco di migliaia

di pagine indicizzate. All’inizio del 1995, Mark Andreessen, cofondatore della Netscape, si offrì di

contribuire alla trasformazione dell’iniziativa di una impresa commerciale; adesso Yahoo! è

un’impresa privata. La funzionalità originaria fondamentale del servizio era quella di indice

sistematico o directory. Utilizzarla è semplice: si può partire dall’indirizzo principale di Yahoo!

(www.yahoo.com), oppure dall’indirizzo http://dir.yahoo.com, che offre un’interfaccia assai meno

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affollata e dispersiva, e rende più chiara la funzione del campo “search”. L’indice è organizzato in

categorie e sottocategorie; Yahoo! permette una ricerca per parola chiave che si rivela spesso il

sistema più rapido di individuare la categoria cercata. Questa ricerca, tuttavia, non riguarda il testo

integrale delle pagine presenti sul web, ma solo il database interno di Yahoo!. I risultati sono divisi

in due sezioni: quella delle “Related directory categories”, che elenca tutte le categorie dell’albero

classificatorio di Yahoo! in cui è presente il termine, e quella dei “Directory results”, che elenca

tutti i siti catalogati da Yahoo! nel cui nome o nella cui descrizione è presente il termine. Se invece

avessimo fatto la stessa ricerca (ad esempio del termine “translation”) sul web o partendo dalla

homepage di Yahoo, avremmo avuto non più le 8 categorie e i più di 2000 siti presenti nell’indice

sistematico di Yahoo!, ma milioni di pagine web in cui compare il termine cercato. Sulla barra

orizzontale che si trova sopra la pagina dei risultati, ci si può accorgere se la ricerca si svolge sulle

pagine web o all’interno dell’indice sistematico di Yahoo!, e passare da una ricerca all’altra.

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Se Yahoo! è sicuramente l’indice sistematico più noto al grande pubblico, negli ultimi anni è

progressivamente cresciuto un altro servizio di catalogazione sistematica dei siti. Si tratta di Open

Directory: si basa sulle segnalazioni di diverse migliaia di volontari. Un sistema di controlli

incrociati permette di verificare l’affidabilità delle segnalazioni e della loro categorizzazione.

Gestita da AOL, America on-line, attraverso la Netspace corporation, open directory è l’indice

sistematico offerto da portali e siti di ricerca di tutto rilievo, tra cui soprattutto Google. Open

directory offre una base più ampia di siti indicizzati: il “sorpasso” di open directory su Yahoo! è

avvenuto nell’aprile del 2000.

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Yahoo! e Oper directory non sono gli unici servizi di catalogazione sistematica delle risorse

disponibili su internet. Una certa diffusione ha anche la directory di LOOKSMART, costruita con un

criterio misto: in parte a pagamento, in parte attraverso un servizio di auto segnalazione gratuito.

L’indice di Looksmart è utilizzato nella sezione “directory” di Altavista e di Microsoft Network. Una

segnalazione merita About, una directory in circa 700 aree tematiche, ciascuna delle quali affidata

ad un volontario esperto (“guida”). La griglia delle categorie è più spartana, ma le risorse sono

commentate in maniera assai più analitica e accompagnate da articoli di introduzione e

orientamento che possono rivelarsi preziosi. Si segnala anche Infrogrid, che unisce i maniera

abbastanza efficace le funzioni di web directory e di motore di ricerca. Per quanto riguarda gli

indici in italiano, la loro completezza è in genere molto inferiore rispetto a quelli in inglese. Fra gli

altri servizi, oltre alle versioni italiane di Yahoo! e Open directory, c’è in primo luogo Virgilio, che

offre una scelta informativa ricca anche di articoli e suggerimenti, e Arianna, ora di proprietà di

Libero, che permette ricerche sia sul proprio indice di siti italiani, sia sui principali motori di ricerca

internazionali. Il migliore indice sistematico italiano è però SUPER EVA: il sito è nato nel dicembre

1999, ed è realizzato dalla società Dada. Un po’ sul modello di About, si affida a numerose guide

per realizzare una serie di schede tematiche dedicate alla segnalazione di risorse web.

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Nel caso dei motori di ricerca per termini, la ricerca avviene indicando la parola, o una

combinazione di parole che consideriamo associata al tipo di informazione che vogliamo reperire,

e abbastanza specifica da non produrre una quantità eccessiva di risultati non pertinenti. Il miglior

motore di ricerca per termini disponibile su internet è Google.

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Fondato nel settembre 1998 da Larry Page e Sergey Brin, Google è diventato in pochissimi anni il

motore di ricerca sul web per eccellenza. Il singolare nome del sito è un gioco di parole basto sul

termine “googol”, inventato da Milton Sitotta, nipote del matematico Edward Kasner, per riferirsi

al numero “1” seguito da cento zeri, simbolo, dunque, dell’enorme quantità di informazioni che il

motore di ricerca si propone di dominare. Il sito è in grado di interpretare le impostazioni del

browser relative alle lingue preferite, presentandosi automaticamente con l’interfaccia della lingua

preferita dell’utente: la traduzione, però, riguarda solo l’interfaccia, mentre il database sul quale

viene effettuata la ricerca è comunque lo stesso. L’interfaccia inglese offre alcune funzioni non

presenti nelle interfacce in altre lingue. La ricerca attraverso Google è possibile in due modalità: la

ricerca semplice e quella avanzata. Per quanto riguarda la ricerca semplice, basta inserire i termini

che cerchiamo in un semplicissimo modulo composto da un unico campo. Se inseriamo più di un

termine, la ricerca avviene in “AND”, e restituisce dunque le pagine in cui compaiono TUTTI i

termini inseriti. Per avviare la ricerca, una volta inseriti i termini da ricercare, basta cliccare sul

pulsante “Cerca con Google”. Il pulsante “Mi sento fortunato” è una peculiarità di Google: se lo

premiamo, anziché arrivare ad una lista di pagine web che soddisfano i nostri criteri di ricerca,

salteremo direttamente alla prima di tali pagine. La presenza di questa opzione vuole richiamare

quello che è stato fin dalla nascita uno dei vanti principali di Google: l’algoritmo di ordinamento

dei risultati. Tale algoritmo ha la funzione di elencare per prime le pagine più rilevanti per la

ricerca: la prima pagina è sempre quella che Google considera più attinente ai nostri scopi. Per

quanto invece riguarda la “Ricerca avanzata”, la pagina consente un controllo raffinato delle

opzioni di ricerca tramite un comodo menù a tendina. Ricercare per frase, o “per stringa di

caratteri”, è più restrittivo e selettivo della ricerca in AND: restituisce tutte le pagine in cui i

termini cercati compaiono uno di seguito all’altro, nello specifico ordine indicato. La ricerca per

frase è assai più comoda quando abbiamo a che fare con nomi e cognomi. La si può svolgere anche

attraverso la pagina della ricerca base, avendo l’accortezza di includere tra apici doppi la stringa di

caratteri sulla quale vogliamo condurre la ricerca. Google restituisce i suoi risultati per un numero

di dieci a pagina; il titolo di ognuna delle pagine che soddisfano la nostra ricerca è in blu, ed è

cliccabile, modo da poter raggiungere direttamente la pagina desiderata. Sotto di esso compare un

breve estratto della pagina, che ci aiuta a capire in che contesto sono usati i termini che

cerchiamo, e, se la pagina è compresa nell’indice sistematico di Google, anche la relativa

descrizione e categoria. L’integrazione realizzata tra motore di ricerca ed indice sistematico è più

lineare e più immediata di quella proposta da Yahoo!. Troviamo in verde, infine, l’indirizzo

completo della pagina, una stima del suo peso in Kilobyte, e il comodissimo link alla “copia cache”

della pagina stessa: nell’indicizzare un sito, infatti, Google conserva sui propri server una copia

locale di tutte le pagine trovate. La posizione elevata di una pagina all’interno dei risultati di una

ricerca aumenta, ovviamente, la visibilità del sito di cui la pagina stessa fa parte. In linea teorica,

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un indice sistematico è preferibile rispetto a un motore di ricerca in tutti i casi nei quali la ricerca

riguarda argomenti piuttosto generali e ben conosciuti, giacché l’uso di un motore di ricerca

fornirebbe un numero eccessivo di risultati, che l’utente avrebbe difficoltà a dominare. Ma se

questi risultati, pur essendo assai numerosi, sono ordinati in maniera affidabile, l’utente ha una

risposta utile e immediatamente utilizzabile anche ricorrendo a un motore di ricerca (e questo è il

vantaggio di Google rispetto a Yahoo!).

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Come una biblioteca, la rete contiene una quantità di documenti testuali e non testuali: ha i suoi

cataloghi, i suoi strumenti di ricerca e dell’informazione. A differenza di ogni biblioteca reale nel

mondo, però, internet sembra non avere limiti nella capacità di contenere e diffondere

informazioni: sembra anzi di realizzare il mito della Biblioteca universale. In realtà, lo spazio

informativo della rete, ed in particolare quello del web, non è uno spazio completamente

strutturato: al contrario, tende alla “non organizzazione”. Lo spazio informativo di una biblioteca,

invece, è uno spazio completamente strutturato e organizzato, che trova una rappresentazione

rigorosa nei vari tipi di cataloghi, di cui essa è dotata. Sulla rete non mancano servizi informatici

strutturati: tra questi fanno bella mostra di sé proprio i servizi gestiti dalle biblioteche “reali”.

L’incontro tra internet e biblioteche è stato favorito dal radicamento della rete nel mondo

universitario statunitense. Internet offre oggi una notevole quantità di servizi orientati

maggiormente ad una utenza professionale. Possiamo suddividere tale insieme di servizi nelle

seguenti classi:

- Servizi di informazioni al pubblico basati sul web (informazioni sulla biblioteca e virtual

reference desk)

- Servizi di consultazione on-line dei cataloghi informatici di singole biblioteche (cataloghi

individuali e collettivi)

- Servizi di distribuzione selettiva di documenti (document delivery)

- Servizi speciali di informazione e di supporto per i professionisti del settore bibliotecario

- Servizi di biblioteca digitale.

Il primo tipo di servizi è costituito dai siti web approntati da singole biblioteche che offrono al

pubblico informazioni sulla biblioteca stessa, sulla sua collocazione, sui regolamenti e gli orari di

accesso, sulla qualità e consistenza delle collocazioni. Naturalmente, la disponibilità di questi

ultimi strumenti è legata alla presenza sul sito bibliotecario di OPAC, On-line Public Access Catalog,

una delle più preziose risorse informative attualmente disponibili sulla rete. I virtual reference

desk offrono, invece, supporto agli utenti nella ricerca delle informazioni bibliografiche

d’interesse, e spesso consentono un’interazione diretta con i bibliotecari esperti di determinati

settori. Attualmente le biblioteche oltre ad avere un loro sito su internet, danno agli utenti la

possibilità di consultare on-line i cataloghi delle loro collezioni (questo è l’OPAC). Alla categoria dei

document delivery appartengono organizzazioni ed enti che archiviano e spogliano grandi quantità

di pubblicazioni periodiche cartacee e che permettono a studiosi o ad enti bibliotecari di acquisire

singoli articoli. Costituisce una risorsa preziosa per chi deve effettuare attività di ricerca e non ha a

disposizione una biblioteca dotata di una collezione di periodici sufficientemente esaustiva.

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La ricerca bibliografica è una delle attività fondamentali per tutti coloro che svolgono un’attività di

studio e ricerca. Al fine di effettuare una ricerca bibliografica, si utilizzano due tipi di strumenti: le

bibliografie e i cataloghi bibliotecari. Entrambi si presentano in forma di un elenco di documenti

identificati mediante alcune caratteristiche, o METADATI, che ne permettono o facilitano

l’individuazione: nome dell’autore, titolo, dati editoriali. La differenza tra bibliografia e catalogo è

la seguente: una bibliografia contiene un elenco di documenti relativi ad un determinato

argomento, senza far riferimento ai luoghi fisici in cui sono depositate le copie di tali documenti:

un catalogo, invece, contiene notizie relative a tutti e soli i documenti contenuti in una singola

biblioteca e fa esplicito riferimento alla collocazione fisica dell’esemplare. Un elemento

fondamentale sia delle bibliografie che dei cataloghi è la chiave di accesso. Il principali sono il

nome (o i nomi) dell’autore e il titolo. Per i cataloghi bibliotecari sono molto utili che le chiavi di

accesso semantiche, ovvero quelle che cercano di descrivere il contenuto del documento stesso. A

tali chiavi possono corrispondere due tipi di cataloghi: il catalogo alfabetico per soggetti (i

documenti sono ordinati in base a uno o più termini liberi che ne descrivono il contenuto), e il

catalogo semantico (i documenti sono ordinati in base a uno schema di classificazione prefissato

che articola il mondo della conoscenza in categorie e sottocategorie). Anche su internet le fonti di

informazioni bibliografica si articolano in bibliografie e cataloghi. Le prima sono parte del

contenuto informatico dei vari siti web dedicati ad una data disciplina o argomento. Per quanto

riguarda i cataloghi online, invece, si parla di OPAC, costituito da un database e da un’interfaccia di

accesso ai dati in esso archiviati. Un database, da un punto di vista logico, è composto da una serie

di schede, ossia RECORD. Ogni record contiene la descrizione, organizzata per aree prefissate,

ossia CAMPI, di un determinato oggetto. Nel caso dei database catalografici, tali oggetti sono i

documenti. Si è avvertita l’esigenza di sviluppare dei sistemi standard per la costruzione delle

banche dati catalografiche. La comunità internazionale dei bibliotecari, riunita della Internation

Federation of Library Association, IFLA, a partire dalla metà degli anni ’70, ha prodotto una serie

di specifiche volte a conseguire tale fine. La più importante riguarda il formato dei record

catalografici, denominato UNIMARC, ormai adottato in gran parte dei sistemi OPAC del mondo. In

generale, tutti gli OPAC permettono di effettuare ricerche usando come chiavi le principali

intestazioni presenti in una normale scheda catalografica: autore, titolo, soggetto. I primi OPAC

sono stati sviluppati e messi in rete sin dall’inizio degli anni ’80. Tutti gli OPAC che sono stati

sviluppati in quegli anni hanno adottato delle interfacce utente basate su linea di comando o su

schermate di carattere. Questa modalità di accesso presenta non poche difficoltà: richiedeva

all’utente la conoscenza dei comandi e della sintassi di ricerca usata da ogni singolo OPAC. Con lo

sviluppo del web, un nuovo paradigma di accesso ha iniziato a farsi strada anche nelle interfacce

degli OPAC: sono state sviluppate interfacce utente in ambiente web, basate su moduli interattivi

e dispositivi grafici.

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Esistono diversi repertori di siti bibliotecari, che possono essere consultati per scoprire l’indirizzo

di rete della biblioteca che si sta cercando, o per individuare quali biblioteche in una certa area

geografica sono dotate di servizi in rete rientrano in questa categoria tutti i repertori dei siti

bibliotecari che fanno parte di più vasti repertori di risorse di rete, come quello organizzato da

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti su Le risorse del web della professoressa Paola Castellucci.
Negli appunti sulle risorse del web si parte dall'esame delle origini di internet, la fondazione dell'agenzia Arpa, per approfondire poi l'evoluzione dell'informatica negli anni 60.
Parte saliente degli appunti di Castellucci su le risorse del web è lo sviluppo di Arpanet fino allo studio della struttura di Google.


DETTAGLI
Esame: Archivistica
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Castellucci Paola.

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