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Le origini di Internet

Il boom di internet sui media è esploso a partire dal 1993. Internet ha almeno 30 anni di storia, durante i quali ha subito un processo di diffusione sociale importante, sebbene limitato qualitativamente e geograficamente soprattutto agli Stati Uniti. Gli anni ’90 costituiscono un periodo di radicale rinnovamento in questo contesto.

Il lancio dello Sputnik e la fondazione dell'agenzia Arpa

Il 4 ottobre 1957 e il 3 novembre dello stesso anno, i russi lanciarono in orbita i primi due satelliti Sputnik. In risposta ai russi, gli americani fondarono, ancora nel 1957, una speciale agenzia alle dipendenze del dipartimento della difesa, il cui compito prioritario era “aiutare gli Stati Uniti a mantenere la loro posizione di superiorità tecnologica e a difendersi contro imprevisti avanzamenti tecnologici da parte di potenziali avversari”. L’agenzia era chiamata Advanced Research Projects Agency, ARPA: ad essa si deve lo sviluppo del primo prototipo di Internet (sino al 1983 meglio noto come Arpanet). La figura cruciale all’origine di ARPA fu Joseph Licklider, psicologo con competenze ed interessi informatici. Assieme a figure come Bush (e la sua prima idea di ipertesto) e Douglas Engelbart (al quale si devono decine di invenzioni cruciali nella storia del computer, tra cui quella del mouse), Licklider è stato uno dei grandi pionieri della ricerca informatica americana.

L'informatica negli anni '60

La storia di Internet è ovviamente parallela a quella del computer e dell’informatica in generale. Una prima differenza rispetto a 30 anni fa è costituita dai computer stessi: negli anni ’60 essi erano congegni molto costosi ed ingombranti, e costituivano un bene raro e scarsamente diffuso. Tecnologie più avanzate e “user-friendly”, come il mouse e le interfacce grafiche, cominciarono appena ad essere concepite verso la fine degli anni ’60 e si sarebbero affermate solo verso la metà degli anni ’80. Allora il computer era pensato essenzialmente come uno strumento di calcolo, un dispositivo computazionale per trattare grandi masse di dati o elaborare operazioni complesse in tempi rapidi.

Le operazioni interattive erano in questi anni ancora rare. Centri di ricerca, pubblica amministrazione, medie e grandi aziende, università, erano soggetti tipici che possedevano computer: spesso soltanto uno era impiegato in parallelo da più utenti, collegati all’unità principale attraverso terminali. La tecnologia che permetteva l’uso di un computer da parte di più utenti era il “Time sharing”, un procedimento che consentiva al processore di un computer di suddividere le proprie operazioni in micro sezioni temporali destinate a ognuno degli utenti attivi sul computer in un dato momento. Il time sharing fu una delle tecnologie fondanti della telematica. L’idea dei primi progettisti di internet era, infatti, quella di permettere la condivisione di risorse di calcolo (ovvero computer) distanti tra loro.

La seconda tecnologia cruciale per lo sviluppo di internet e della telematica in generale si sarebbe rivelata il “Packet Switching”, ovvero commutazione in pacchetto. Si tratta della tecnologia contrapposta al “circuit switching” propria del sistema telefonico, dove la comunicazione tra due utenti è permessa dalla chiusura di un circuito diretto tra due apparecchi telefonici. Nella commutazione di pacchetto, invece, i messaggi vengono suddivisi in pacchetti di dati (sequenze più o meno lunghe di bit) recanti tutte le informazioni necessarie per giungere a destinazione ed essere ricomposte nell’unità originaria del messaggio spedito dal mittente. Vantaggi: attraverso uno stesso circuito, possono essere attivate molte comunicazioni contemporaneamente. I pacchetti possono essere trasferiti al destinatario attraverso una pluralità di routing differenti. La commutazione in pacchetto viene elaborata in parallelo da 3 gruppi di ricerca: al Massachusetts Institute of Technology (MIT), alla RAND Corporation e al National Physical Laboratory. Alla RAND Corporation lavora la figura cruciale nella storia di Internet, Paul Baran.

Le ricerche di Paul Baran: il concetto di rete distribuita

Tra il 1962 e il 1964 Paul Baran, ingegnere alle dipendenze della RAND Corporation, elaborò undici rapporti dedicati al problema di come costruire una rete di telecomunicazioni in grado di sopravvivere in caso di guerra nucleare e attacco al territorio americano da parte di forze nemiche. I rapporti di Baran erano intitolati “On distributed communication networks” (le reti di comunicazione distribuite). Il concetto di rete distribuita costituisce il contributo più importante di Baran alla storia delle reti telematiche e di internet. Egli distingueva tre tipi di reti di comunicazione:

  • Reti centralizzate: caratterizzate da una tipologia a stella, sono radicalmente gerarchiche e distinte da una forte asimmetria tra centro e periferia (si pensi al Broadcasting televisivo).
  • Reti decentralizzate: insieme di reti centralizzate, costituiscono una tipologia intermedia tra il primo e il terzo tipo.
  • Reti distribuite: caratterizzate da una tipologia a ragnatela, costituiscono un modello alternativo con caratteristiche peculiari. Non esiste una gerarchia preordinata di nodi, è possibile immaginarle come reti di nodi paritari (peer to peer). Non esistono percorsi, al contrario, questi percorsi possono essere determinati dinamicamente (router dinamico).

L’idea di una rete distribuita a commutazione di pacchetto è oggi alla base di Internet, anche se la distinzione tra 3 tipologie individuate da Baran non hanno una validità universale: dipende dal punto di vista dal quale si osserva internet. Il criterio del “potenziale di sopravvivenza” ad attacchi militari usato da Baran per valorizzare il modello delle reti distribuite genera risultati positivi: le reti distribuite appaiono un modello di democrazia dei mezzi di comunicazione del tutto nuovo rispetto ai media tradizionali; il carattere peer to peer di Internet permette un’espansione del sistema priva di amministrazione ed organizzazione centralizzata, consente a chiunque di essere fruitore e/o fornitore d’informazioni.

Joseph Licklider: il computer come mezzo di comunicazione

Licklider scrive un saggio nel 1968 intitolato “Il computer come strumento di comunicazione”. Sia per Engelbart che per Licklider, il computer è un mezzo che permette di potenziare il pensiero e la comunicazione umana. Per Licklider in particolare, il computer rappresentava uno strumento per esternare modelli mentali meglio di qualunque altro dispositivo comunicativo. Da questo punto di vista, i sistemi di telecomunicazione bidirezionali disponibili al suo tempo apparivano fortemente limitati, e una rete di computer sembrava lo strumento per superare tali limiti.

Nella stesura del suo saggio, egli aveva in mente il sistema NLS (On Line System) progettato da Engelbart. Il sistema di Engelbart appariva a Licklider il modello ideale di una comunicazione faccia a faccia efficace, in cui tutti i parlanti potevano visualizzare e manipolare direttamente i “modelli” degli altri. L’uso di monitor televisivi per visualizzare i dati, strumenti di puntamento simili al moderno mouse, apparivano novità eccezionali per l’epoca. Licklider aveva in mente un modello di integrazione di rete tra computer “interattivi e multi accesso”, sul modello di quelli impiegati da Engelbart. L’obiettivo è quello di permettere una comunicazione a distanza che fosse altrettanto efficace di un incontro faccia a faccia. Sono queste idee di Licklider che costituirono lo schema essenziale di quanto verrà realizzato da ARPA a partire dal 1969.

La prima traduzione operativa: lo sviluppo di Arpanet

Due progetti operativi verso la fine degli anni ’60:

  • Coordinato da Donald Davies e Roger Scantlebury presso il National Physical Laboratory nel Middlesex, in Inghilterra, nel 1968 con la costruzione di una prima rete a commutazione di pacchetto: la NPL Data Network.
  • Progetto più ambizioso, da cui nascerà l’internet che oggi conosciamo, venne invece promosso dall’agenzia ARPA a partire dal 1967, dove Lawrence G. Roberts presentò il piano di una rete di computer a commutazione di pacchetto e l’architettura di un prototipo denominato ARPANET.

Nel dicembre 1969 il primo nucleo di Arpanet vide la luce e vennero connesse tra loro 4 sedi universitarie americane. I 4 computer presenti nelle varie sedi erano ognuno diverso dall’altro e la loro comunicazione fu garantita da un dispositivo intermedio, il cosiddetto Information Message Processor, IMP. Ognuna di queste sedi universitarie era specializzata in un settore specifico della ricerca informatica. I primi progettisti di Arpanet avevano in mente una rete accademica e di ricerca per condividere risorse di calcolo e software sviluppati da gruppi di ricerca distanti. La rete serviva a condividere computer, prima ancora che a comunicare.

George Boole negli studi critici contemporanei

La prima opera importante di Boole è “L’analisi matematica della logica: saggio di un calcolo di un ragionamento deduttivo”. Boole nasce in Irlanda nel 1815. La prima attività è quella di maestro elementare, aprirà anche una scuola privata e si appassionerà soprattutto all’insegnamento della matematica. Nel 1841 inizia la pubblicazione delle sue ricerche su “the Cambridge Mathematical Journal”; nel 1844 la Royal Society gli conferisce la medaglia d’oro, avendo giudicato il suo “un metodo generale in analisi” il miglior saggio pubblicato nel triennio. Infine, nel 1847, ci sarà la pubblicazione di “L’analisi matematica della logica”: sarà proprio questo importante contributo scientifico a dargli massima visibilità e riconoscimento, e a valergli anche la nomina a professore di matematica al Queen’s College di Cork. Nel 1854 pubblica la sua opera più originale e riassuntiva, ovvero “An investigation of the laws of thought on which are founded the mathematical theories of logic and probabilities”, opera in cui vengono elaborate proprio le teorie che ormai sono legate al nome di Boole: gli operatori logici e il calcolo binario. La sua fede irlandese non può che spingerlo a vedere nella scienza un modo non già di invenzione, quanto piuttosto di scoperta di leggi che ci sono già nella natura, e vanno solo viste, scoperte. Gli operatori logici, o booleani, come saranno chiamati in suo onore, sono un chiaro esempio di tale concezione.

I concetti si formano nella mente umana attraverso processi di compresenza, ossia moltiplicazione logica: la premessa è comunque che i concetti sono veri o non veri (0/1). Il pensiero di Boole è stato sottovalutato e marginalizzato: solo recentemente sono fioriti gli studi su Boole. Quando egli sviluppava il concetto di operatori logici, non esisteva nemmeno l’ipotesi di macchine “computer”, e ancor meno di computer non più per il calcolo, ma per la comunicazione e per il recupero d’informazioni. Per quanto riguarda la disciplina della documentazione, possiamo partire dalla valutazione di qualità di alcuni prodotti elettronici e far riemergere anche in quel caso il pensiero di Boole che ne è alla base. Gli operatori booleani sono maschere di interrogazione usate nei motori di ricerca per consentire all’utente di operare una “ricerca avanzata”, ossia di combinare i termini anche se non si conoscono AND (*), OR (+), NOT (-).

Maschere ed operatori logici

Nel selezionare un campione piccolo per compiere tale ricerca, è stato seguito un criterio gerarchico: sono stati scelti tre principali motori di ricerca. Altavista, il più antico e il più efficiente in termini di recupero quantitativo, Yahoo!, il primo motore a proporre anche una modalità di ricerca per indici, oltre che per termine libero, Google, quello attualmente più in uso e il primo a seguire un criterio di rilevanza e di linking nella presentazione gerarchica dei risultati. Ricerca avanzata = combinare termini tramite gli operatori booleani al fine di raffinare la ricerca. Le maschere di query devono riuscire in un compito: far compiere correttamente a un utente inesperto una ricerca complessa.

Consideriamo, ad esempio, la maschera che compare se si opta per la modalità “ricerca avanzata” nel motore di Google: AND corrisponde ad un prodotto logico, a compresenza di altri termini, quindi la maschera traduce il concetto in “che contengono tutte le seguenti parole”; OR se invece l’opzione fosse più libera, e traduce il concetto in “che contengono una qualunque delle seguenti parole”; NOT “che non contengono le seguenti parole”, è sottrazione logica, esclude la combinazione di quello specifico termine nella ricerca che verrà immediatamente lanciata dal sistema.

Anche le altre maschere per l’uso di operatori logici nella “ricerca avanzata” degli altri due motori considerati seguono analoghe procedure. In Yahoo! OR specifica che il risultato è pertinente se almeno una delle parole indicate viene reperita. La maschera di Altavista, a differenza di Google e Yahoo!, che operavano totale cancellazione di ogni possibile memoria di George Boole, non facendo mai apparire parole significative quali “operatore”, “logico”, “booleano”, mantiene rispettosamente l’opzione per l’utente esperto e la titola esplicitamente “espressione booleana”. Nei prossimi anni, la ricerca applicata nel campo delle interfacce ci porrà sempre più di fronte alla necessità di una verifica della rispondenza della logica booleana al fine del recupero, rilevante e pertinente, e al contempo gestibile, di informazione.

La banca dati MLA: Costituzione e ibridazione del canone letterario

La Banca dati di MLA, Modern Language Association International Bibliography, istituita nel 1921, non ha mai avuto interruzioni di attività e accrescimento: alla versione cartacea di è affiancata quella elettronica, una delle prime in campo umanistico. Dal 1987 è disponibile anche la versione su cd-rom. La banca dati, nel suo complesso, racchiude in sé anche quello che veniva denominato “l’evoluzione del gusto letterario”, e che adesso viene designato come “canone”. MLA ha registrato l’attribuzione dello status di canone. I record presenti offrono i dati principali e sufficienti per il reperimento di informazione e per raggiungere il documento, ma sono anche un

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

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