Nuove tendenze
Herzog & De Meuron
Già da un po' di tempo si sono posti nello star system degli architetti gli svizzeri Herzog & De Meuron che hanno imposto la loro architettura minimalista, in cui danno grande importanza ai materiali di rivestimento e la loro reazione cromatica rispetto alle variazioni ambientali.
Ne è esempio la Casa a tavole in Liguria (1982-88) in cui il volume semplice si riveste con pietre locali disposte a secco, manifestando la struttura in cemento armato. Anche nell’Azienda vinicola Dominus a Yountville, California (1995-97) le cortine esterne dell’edificio sono composte da gabbioni d’acciaio riempiti con pietre di basalto, che garantiscono un’immagine in completa armonia con la natura circostante.
Particolare è anche il tessuto di pannelli translucidi in policarbonato dello Stabilimento Ricola (Mulhouse, 1992-93) in cui la ripetizione della sagoma serigrafata di una foglia sui singoli elementi riesce a creare diverse situazioni percettive a seconda dell’alternanza della luce naturale.
Grande progetto è quello della riconversione della Bankside Power Station nella nuova sede della Tate Modern Gallery (Londra, 1995-2000): intervento che fa attenzione sia alla conservazione della struttura esterna della vecchia stazione elettrica che al ridisegno degli interni con interventi di grande semplicità e purezza formale, ponendo in primo piano le opere d’arte, caratteristica persa un po’ di vista da altri architetti contemporanei. Essendo il museo d’arte contemporanea più visitato al mondo, è stata aggiunta anche una piramide di vetro dello stesso studio Herzog & De Meuron e ne verrà aggiunta ancora un’altra espansione.
Altri interventi di Herzog & De Meuron sono anche lo Stadio Allianz Arena di Monaco di Baviera, diventato famoso con i mondiali del 2006, e lo Stadio olimpico di Pechino, costruito per le Olimpiadi di Pechino 2008 e ribattezzato “Il nido” per il disegno a matassa delle strutture in acciaio, a sostegno della copertura semitrasparente, che si intrecciano fra di loro, originando un gigantesco “nido” da 91 000 spettatori.
Rafael Moneo
Lo spagnolo Rafael Moneo (1937) si forma nello studio di Utzon e diventa famoso con la sua opera più famosa col Museo di arte romana di Merida (1980-86) in cui mostra un costante dialogo tra la presenza del mondo antico dei reperti archeologici e l’architettura del XX secolo, chiamata a proteggere le memorie. L’edificio si pone a servizio del sito archeologico, articolandosi in due volumi: quello principale, dedicato allo spazio museale, composto da uno spazio centrale per i reperti più importanti e altri ambienti minori.
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