Capire la finalità della pena e le sue funzioni
Capire la finalità della pena e le sue funzioni diventa una questione piuttosto articolata. Alcuni credono che la pena abbia un valore in sé, mentre altri la considerano come mezzo per la realizzazione di altri fini. Per tale ragione sorgono delle controversie: se la pena sia qualcosa di moralmente giustificato o se debba essere gestita dallo Stato e se la pena sia lo strumento con il quale le persone vengono punite per l’illecito commesso o se questa sia utilizzata dallo Stato per giustificare i fatti criminali.
Ogni qual volta noi parliamo di giustizia avviciniamo la dimensione giuridica a quella morale. La pena non può essere considerata giusta a priori. Siamo d’accordo che un soggetto che compie un crimine deve essere punito (autoevidenza). La pena è necessaria per la normale convivenza di uno Stato ed è anche considerata come la “vendetta” collettiva della società.
Le funzioni della pena
La pena ha tre funzioni fondamentali: retribuzione, deterrenza, rieducazione. Coloro che vedono la pena come un qualcosa che possiede un valore in sé, sostengono la funzione retributiva, secondo cui è doveroso e necessario compensare la comunità in accordo con lo Stato, per il “male” che con l’atto criminale è stato realizzato. Il criminale paga con la pena per risarcire la comunità. Questa teoria pone le sue origini nella cosiddetta legge del taglione che ad oggi ha pochi sostenitori poiché ritenuti come ideali barbari; mentre nel passato il leader di quest’idea fu Kant, del quale ricordiamo una famosa frase “anche quando la società civile si dissolvesse, l’ultimo assassino in prigione dovrebbe essere giustiziato”.
Nel tempo la retribuzione attraverso forme di contro-bilanciamento ha perso la propria “brutalità”. Retribuzione e proporzionalità vanno di pari passo. Infatti è possibile distinguere l’intensità delle pene in base all’illecito commesso, mentre nella versione primitiva la retribuzione è identica all’azione illecita commessa. Questa teoria “moderata” fu criticata per la difficoltà di individuare crimini violenti e non violenti. In tempo moderno H. Morris approcciò l’idea della reciproca tolleranza e su ciò che i criminali meritano.
Le successive valutazioni si basano sugli effetti futuri della pena e perciò hanno un fondamento consequenzialista (opzioni di scelta valutate in base alle conseguenze) ed utilitario (la maggior felicità al maggior numero). Per molti la pena assume una funzione deterrente ossia scoraggia la realizzazione di un futuro illecito. Le radici di questa teoria si fondano sugli antichi scritti.
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