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Lavoro sul caso processo di aiuto documentazione e strumenti, abilitazione assistente sociale

Riassunto degli argomenti fondamentali per l'esame di abilitazione assistente sociale. Libri consultati: Assistente sociale, Domani; L'assistente sociale, Bartolomei, Passera; Servizi alla persona di Toniolo Piva; L'intervento sistemico di Campanini; iL colloquio di aiuto di Zini e Miodini; Costruire e valutare i progetti nel sociale di Leone e Prezza; Aviamento al servizio sociale di Masini e Sanicola;... Vedi di più

Esame di Abilitazione assistente sociale docente Prof. G. Occhipinti

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Il modello Centrato sul Compito riprende le fasi del problem solving, ma dà maggiore importanza

alla fase del contratto/compito. L’obiettivo è responsabilizzare l’utente di fronte alle decisioni prese

di comune accordo.

Nel modello Esistenziale, l’operatore si concentra sull’ambiente cercando di individuare gli

elementi che favoriscono l’adattamento dell’individuo.

Secondo il modello Unitario, l’operatore guarda l’utente in modo unitario e globale con l’ambiente.

Nel modello Integrato, l’operatore agisce rafforzando i legami tra individui e ambiente agendo su

quattro sistemi:

1- Il sistema Agente di cambiamento ( l’assistente sociale)

2- Il sistema cliente (la persona o la comunità)

3- Il sistema bersaglio (l’utente cha va modificato)

4- Il sistema azione (le risorse).

Nel modello di Rete, l’operatore lavora affinché l’utente conosca e impari a valorizzare le sue reti.

Il S.S. opera secondo una metodologia scientifica in quanto diretta all’operatività ma sulla base di

teorie. Ogni approccio dà a tale metodologia delle sfumature diverse, ma di fatto il metodo usato

dagli operatori è uno, indipendentemente dalle dimensioni dell’utenza (singolo, gruppo o

comunità) o dal tipo di intervento (ricerca e amministrazione). Il metodo è costituito da fasi dove a

variare sono i contenuti. Tale metodo è quello del Processo di Aiuto.

Il processo d’aiuto (definizione e finalità): è l’azione teorica e metodologicamente ordinata con cui

l’operatore attiva percorsi di risposta ai bisogni dell’utenza (singola/associata). In tale percorso

l’utenza riveste un ruolo da protagonista nelle scelte e la relazione di aiuto costituisce il tessuto

connettivo delle diverse fasi e componenti del processo.

Soggetti e componenti del processo di aiuto:

- L’utente ha il problema, chiede l’intervento e definisce le linee operative sostenute

dall’assistente sociale.

- L’assistente sociale che accoglie, sostiene, informa e attiva l’incontro tra il problema

dell’utente e le risorse istituzionali e non.

- Il servizio che offre le risorse e le modalità amministrative per il loro uso.

- L’ambiente di vita della persona (soggetti significativi).

- La comunità sociale che legittima il mandato sociale.

Le caratteristiche del processo di aiuto:

- Unitarietà: rispetto a utenza (individuale o collettiva), procedimento metodologico, concetto

di benessere e territorio. Pluridimensionalità dell’intervento.

- Globalità: si riferisce alla persona in quanto essere inscindibile e al rapporto uomo –

ambiente (intraprendenza e reciprocità). Il processo metodologico deve essere in grado di

cogliere la complessità del reale, usando modelli unitari e olistici.

- Circolarità: le fasi in cui si articola il processo di aiuto sono in sequenza logico – temporale

a forma elicoidale.

- Specificità: l’integrazione, sul piano operativo, di queste caratteristiche e i modelli teorici , i

principi e i valori del s.s.

- Progettualità: è il modus operandi dell’a.s. e l’asse portante del processo di aiuto.

Attraverso la progettazione l’operatore governa i processi attivati in relazione ai risultati

attesi, controlla gli effetti delle esternalità in modo da trasformarle in risorse positive per

l’utenza e la comunità.

Fasi del processo di aiuto: il processo di aiuto si articola in fasi legate tra loro in modo logico al

fine di raggiungere uno scopo definito. Nella prassi tuttavia tali fasi non seguono l’ordine

temporale definito, il passaggio non è chiaro e varia in base alle circostanze. Assumono un

andamento a spirale perché l’operatore , sulla base delle sue valutazioni, può ritornare nella

fase precedente. All’interno di ognuna di queste fasi, l’utente occupa la posizione centrale per

ragioni metodologiche (verifica risultati) e deontologiche (rispetto della dignità e del diritto

all’autodeterminazione).

Contesto informativo.

1) Individuazione del problema e presa in carico . L’a.s. accoglie la persona, cercando di

costruire un rapporto empatico che consenta alla persona di esplicitare il suo problema.

Tale problema può essere di natura psicologica, sociologica, relazionale, economica… l’as.

Deve individuare se il problema è di pertinenza dell’ente o del servizio sociale professionale

in generale. Ovviamente l’operatore nella valutazione della domanda deve tenere conto se

questa è posta spontaneamente o sottopressione di terzi o se il servizio interviene in base

a interventi autoritativi. In questa prima fase l’operatore cercherà di raccogliere le

informazioni fondamentali per l’individuazione del problema e l’eventuale presa in carico. Si

raccolgono i dati anagrafici della persona e quelli dei componenti del nucleo familiare;

elementi relativi all’ambiente di vita e al contesto relazionale della persona; le modalità con

cui è arrivata al servizio; le informazioni su problema (carattere, genesi, tentativi di

soluzione); la formulazione della richiesta e le aspettative. Presa in carico: atto formale ,

amministrativo e professionale che legittima l’avvio del processo di aiuto.

2) Analisi del problema e delle risorse. Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie

all’individuazione del problema, si procede alla sua analisi, cioè se ne valuta la portata e gli

aspetti che costituiscono il bersaglio dell’intervento. Tale bersaglio va scelto tenendo

presente: le competenze dell’ente del s.s. professionale, la disponibilità della persona la

cambiamento, l’esistenza e la qualità delle risorse e la capacità della persona di attivarle e

usarle. In questa fase è importante conoscere le risorse per attivarle relativamente al

contesto di vita, ambiente, ente e sistema dei servizi – mappatura della rete dei servizi.

Individuare anche i vincoli (norme, regolamenti, strutture, pregiudizi, spazio e tempo).

3) Contesto valutativo. Valutazione preliminare del problema ed enucleazione degli obiettivi.

La valutazione è un’attività che accompagna tutto il processo di aiuto anche se in alcune

fasi assume un ruolo predominante. Essa consiste nella sintesi delle informazioni raccolte

nelle fasi precedenti per la formulazione di ipotesi d’intervento sulle quali appoggiare il

progetto di aiuto. Si ricordi che le fonti dell’informazione sono: l’utente di cui si raccolgono

le informazioni essenziali per la comprensione del bersaglio dell’intervento, rispetto diritto di

riservatezza, l’ambiente di vita e gli altri operatori. Nella formulazione della valutazione si

deve tenere conto di come l’utente vede il proprio problema, cosa ha fatto per risolverlo, di

quali risorse dispone, quali aspettative di soluzione ha, quali elementi del contesto familiare

influenzano la situazione. La formulazione della valutazione comporta la stesura di un

documento valutativo che costituisce la guida per la stesura degli obiettivi verso cui tenderà

il progetto di aiuto. Si deve tenere conto degli obiettivi dei componenti del processo di aiuto

e degli obiettivi del progetto di aiuto: generali (aiutare, prevenire, promuovere), di medio

livello (posti dal mandato istituzionale), di cambiamento ( utenza/comunità), differenziali

(specifici per persona), a breve scadenza (significativi per la conclusione dell’intervento), a

lunga scadenza (verso cui il progetto è finalizzato) e metodologici (specificità delle singole

fasi).

4) Contesto progettuale/contrattuale. Elaborazione del progetto d’intervento e del contratto.

Dalla valutazione viene fuori il progetto di intervento. È un itinerario logico – operativo, cioè

attuato secondo una sequenza: formulazione ipotesi (teoria) , definizione obiettivi

(teoria/prassi), attivazione monitorata dell’intervento (prassi), verifica e valutazione dei

risultati (prassi/teoria), funzionale al raggiungimento del cambiamento (comportamento

persone, rapporto tra istituzioni e cittadini, organizzazione delle risorse). Le caratteristiche

del progetto sono: attività logico operativa, finalizzato al cambiamento, dinamico (funzionale

al fare), personalizzato (soluzioni non assunte apriori o stereotipate, pluridimensionale

(sistema cliente), flessibile (possibilità di aggiustamenti), verificabile, documentabile. Gli

elementi di cui tenere conto nell’elaborazione del progetto sono: la valutazione del

problema, gli obiettivi dell’operatore confrontati con quelli dell’utente, i soggetti del processo

di aiuto, le priorità rispetto al cambiamento, gli interventi diretti e indiretti, le risorse

necessarie, gli strumenti utilizzabili, il raccordo operativo con gli altri operatori, i tempi di

attuazione del progetto,, i compiti dei diversi soggetti e gli indicatori per la verifica dei

risultati di cambiamento. L’a.s. dovrà tenere conto di alcuni vincoli di tipo organizzativo

(l’assetto organizzativo del servizio), istituzionale (rapporti tra i servizi), normativo ( vincoli

della normativa vigente) e gli orientamenti di politica sociale. Si possono attivare diversi tipi

di intervento: interventi di facilitazione (integrare risorse familiari), di sostegno (compensare

la carenza di risorse solo parziale), di mediazione, di controllo e tutela, e terapeutici.

L’attuazione del progetto dipende dalla volontà condivisa di a.s. e utente di realizzarlo,

pertanto è stipulato il contratto. Contratto: è fase del processo di aiuto e strumento perché

attraverso la sua formulazione è formalizzata la collaborazione raggiunta tra a.s., utente e

organizzazione, diventa lo strumento di garanzia e di controllo reciproco. Richiede

professionalità e sensibilità, infatti: l’a.s. confronta la propria valutazione con l’utente, gli

sottopone il progetto d’intervento espresso in termini di ipotesi; l’a.s. deve ottenere il

consenso e la collaborazione per l’attuazione del progetto; l’a.s. deve apportare gli

aggiustamenti necessari espressi dal confronto. Il contratto può essere in forma scritta o

orale. È preferibile la forma scritta per evitare malintesi e rispondere in caso di

contestazione. Inoltre, prevedere la firma dell’utente è fondamentale per il suo diritto

all’autodeterminazione e l’empowerment (funzione educativa).

5) Contesto di trattamento. Attuazione del progetto d’intervento. È messo in atto tutto quanto

stabilito nel contratto. L’operatore deve monitorare i vari cambiamenti, valutarli ed

eventualmente apportare modifiche.

6) Verifica e valutazione dei risultati. Verifica: attività di controllo sulla rispondenza dei

cambiamenti con quanto espresso nel progetto. Valutazione: chiama in caso la

formulazione di un giudizio sulla efficacia (processi/cambiamenti) ed efficienza

(risorse/risultati) dell’intervento.

7) Contesto conclusivo. Conclusione del processo di aiuto. Questa fase va programmata

come tutte le altre poiché comporta notevoli implicazioni dal punto di vista affettivo e

relazionale. Ci si può trovare in situazioni non programmate quando è l’utente a porre fine

al processo di aiuto, oppure per via dell’istituzione che richiede un cambio di operatore. Alla

fine del percorso ha inizio una fase valutativa: quali obiettivi sono stati raggiunti quali non e

perché? Ciò seve come riflessione per l’operatore sul suo operato, per migliorarsi e anche

per migliorare la politica del suo ente.

L’assesment è un elemento essenziale dell’azione dell’a.s. è svolto durante tutte le fasi del

processo di aiuto ma in alcuni casi costituisce una fase ben precisa. Avviene quando l’operatore ha

accolto la persona e giudicato il caso di sua competenza. Consiste nella raccolta e analisi delle

informazioni volte ad accertare la situazione di una persona. Le informazioni riguardano sia fatti

oggettivi ma anche il punto di vista dei soggetti rispetto la situazione. Dopo la raccolta di queste

informazioni, l’operatore è in gradio di formlare un giudizio e una decisione. Questa valutazione

può concludersi in se stessa( indagine psicosociale) OPPURE PRELIMINARE A UNA PRESA IN

CARICO o a un intervento a lungo termine (valutazione iniziale).

L’assesment può essere guidato da diverse finalità:

- Valutazione dei bisogni: economici, salute fisica, sicurezza, assistenza nelle attività

quotidiane, riposo, contatti sociali, sviluppo personalità, affettivi e formativi.

- Valutazione del rischio attuale o potenziale.

- Valutazione di accesso alle prestazioni.

- Valutazione sociale (agency): valutare la rete di fronteggiamento esistente.

A seconda di chi lo effettua si distingue in singolo o multi professionale. Può essere effettuata solo

da professionisti e poi comunicata all’utente oppure condivisa (in cui si valuta la capacità delle

persone coinvolte di fronteggiare il problema).

L’operatore quando opera con il singolo può anche svolgere una funzione di controllo. Tale

funzione è complessa poiché l’operatore deve cercare di conciliare il benessere individuale con

quello collettivo. Il controllo può essere esercitato in modo consensuale e non. Nel primo caso la

persona chiede di essere tenuta sotto controllo, aiutata (fiducia operatore/utente) oppure controllo

di accesso alle prestazioni in modo da garantire un equa distribuzione delle risorse di welfare.

I casi di controllo non consensuale, contrastando con i principi etici dell’autodeterminazione

dell’utente, sono autorizzati su mandato dell’autorità giudiziaria e riguardano l’ambito di tutela

minorile, penitenziario e l’obbligo di segnalazione. Questa forma di controllo è poco efficace poiché

non c’è una reale condivisione del progetto di aiuto. Si può affermare che l’aiuto e il controllo sono

gli estremi di un continuum e gli interventi di S.s. si collocano in posizione intermedia. Si parla di

interventi misti che possono essere realizzati, è sufficiente una buona preparazione, esperienza e

apertura mentale, nel senso che il rapporto non paritario tra a.s. e utente non deve essere

utilizzato per opprimere quest’ultimo in virtù di un mandato legittimante ma si deve fare in modo

che le due componenti siano pensate sullo stesso piano. L’operatore deve chiarire con tutta lealtà

il suo mandato, creare un clima di fiducia dall’operatore verso l’utente.

Gli strumenti per l’aiuto nel s.s.


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Riassunto degli argomenti fondamentali per l'esame di abilitazione assistente sociale. Libri consultati: Assistente sociale, Domani; L'assistente sociale, Bartolomei, Passera; Servizi alla persona di Toniolo Piva; L'intervento sistemico di Campanini; iL colloquio di aiuto di Zini e Miodini; Costruire e valutare i progetti nel sociale di Leone e Prezza; Aviamento al servizio sociale di Masini e Sanicola; La relazione di aiuto e la formazione al colloquio di Salomè.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del servizio sociale
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Abilitazione assistente sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Occhipinti Gina.

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