L'ascesa della Germania industriale
Caratteri peculiari del modello di industrializzazione tedesco
Tendenza alla concentrazione degli impianti con il conseguente rafforzamento del ruolo della grande impresa; affermazione di pratiche di cooperazione tra imprese operanti all’interno dello stesso settore; il ruolo delle banche miste; presenza di un forte legame tra scienza e industria.
I caratteri peculiari del modello di industrializzazione tedesco si affermano a partire dagli anni Settanta del XIX secolo, quando la Germania entra nella sua seconda, più intensa, fase di industrializzazione e l’economia registra una crescita importante. Infatti, tra il 1873 e il 1913 il prodotto interno lordo triplicò e buona parte di questo incremento era attribuito all’espansione delle attività industriali.
Nello spazio di una generazione la Germania si trasformò da una accozzaglia di stati economicamente arretrati, che formavano un mosaico politico al centro dell’Europa, in un impero unificato, sostenuto da un’industria in rapida espansione sulla base della tecnologia avanzata.
La Germania come entità politica non esisteva, era ancora un mosaico di regni, stati e vescovati ognuno geloso delle proprie prerogative e dei propri poteri. Vi erano perciò innumerevoli barriere doganali, diversi sistemi bancari, diversi sistemi monetari e diversi pesi e misure; tutto ciò rendeva impossibile lo sviluppo di uno stato unitario.
Questa trasformazione, accompagnata dal deliberato ricorso alla forza militare come strumento di politica nazionale e da un’atmosfera di nazionalismo esasperato, rappresentò un avvenimento di grande importanza. Dal punto di vista politico si era aperta per l’Europa una nuova epoca che l’avrebbe condotta alle due grandi guerre del XX secolo. Dal punto di vista economico era sorto un nuovo colosso industriale capace di conquistare il primo posto nell’Europa continentale e di insidiare la posizione dell’Inghilterra sui mercati mondiali.
La Germania del XVIII secolo non era un paese sottosviluppato nel senso moderno del termine. I suoi porti, le sue città mercantili, i suoi mercanti-banchieri avevano un tempo giocato un ruolo relativamente importante nello sviluppo economico dell’Europa. Non vi è dubbio che la Germania soffrisse di un ritardo economico nei confronti dei centri commerciali dell’Europa nord-occidentale. Solo poche regioni della Germania erano abbastanza vicine per avvertire lo stimolo di questi poli di espansione.
Non vi è dubbio che l’arresto economico che la Germania subì conseguentemente alla guerra dei Trent’Anni e ancor di più le divisioni politiche consacrate dalla pace di Westfalia siano sufficienti a spiegare il ritardo del paese nei confronti delle regioni dell’Europa occidentale.
Assetto istituzionale ed economico
Nei regni, nei principati e nei ducati governati autocraticamente il carattere dei rapporti sociali rimase feudale o semifeudale. Nella campagna la vita era segnata dalla persistenza di istituzioni arcaiche, complesse e diversificate. Schematizzando, l’Elba rappresentava la linea di separazione tra due regimi agrari. Nel XVIII secolo esistevano in Germania due varietà fondamentali del feudalismo agrario. Ad Occidente la terra era coltivata soprattutto dai contadini di villaggio, mentre il signore si limitava a riscuotere imposte di denaro o in natura (Grundherrschaft). Le corvée di lavoro obbligatorio e tutte le altre forme giuridiche di servitù si erano estinte, o erano state abolite dall’alto ad opera di governanti interessati ad accrescere la capacità contributiva dei contadini e ad indebolire il potere dei signori. L’antico assetto fondiario e i metodi di conduzione caratteristici dell’Europa medievale continuavano a sopravvivere. L’occupazione francese di queste regioni durante il periodo rivoluzionario completò la distruzione dei residui feudali, ma non vi fu alcuna importante redistribuzione delle terre e il proprietario continuò a ricavare un affitto in denaro dei suoi fittavoli.
Nella parte Orientale del paese lo sviluppo agricolo assunse una forma differente (Gutsherrschaft). Gran parte della terra veniva coltivata sotto il diretto controllo del proprietario fondiario, facendo uso del lavoro servile dei suoi fittavoli e producendo un’eccedenza da vendere sul mercato. I signori erano detentori del potere sociale e costituivano contemporaneamente il principale sostegno della monarchia Hohenzollern. Questo assetto istituzionale ed economico manteneva l’agricoltura tedesca a un basso livello di produttività. I proprietari terrieri non erano incentivati a fare investimenti sui propri fondi.
Riforme agrarie in Prussia
In Prussia, un processo di riforma agraria “dall’alto” fu avviato, dopo la disfatta di Jena (1806), dal ministro Stein che, nel 1807, abolì la servitù della gleba, dando ai contadini il diritto di lasciare la terra e la possibilità di acquistare beni fondiari, ma al tempo stesso concedendo ai signori la possibilità di incamerare nelle loro tenute i poderi affittati dopo la metà del Settecento. Il suo successore, il ministro Hardenberg completò la riforma attraverso due successivi editti:
- 1811: Stabilisce le condizioni alle quali il contadino poteva diventare largamente proprietario. I contadini che vantano un diritto d’uso ereditario o temporaneo su un podere dovevano cederne una quota (rispettivamente pari a 1/3 e 2/3) al signore, in genere la parte migliore, conservandone in proprietà la parte restante.
- 1816: Limita il diritto di garantirsi la proprietà per mezzo di una cessione parziale della terra. La norma del 1811 fu dichiarata applicabile soltanto ai contadini che erano in grado di aggiogare un paio di buoi. Per mezzo di tale editto i contadini furono esclusi dalla riforma: essi rimasero vincolati al loro luogo di residenza, a formare una riserva di lavoro per i latifondisti e per i contadini ricchi, e persero quel poco di sicurezza che i diritti consuetudinari avevano loro precedentemente garantito.
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