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Martin Scorsese: Il problema dell'intenzione

Il maggior problema che ho riscontrato è l'intenzione: ciò che il regista vuole comunicare al pubblico. Si tratta di capire dove puntare la macchina da presa per far sì che un'inquadratura mostri quello che deve mostrare. Quest'idea può essere qualcosa di puramente fisico oppure può essere più legata al tema, a una riflessione filosofica o a una considerazione psicologica.

La questione dell'espressività

Il problema di molti studenti e giovani cineasti è che non hanno niente da dire. Perciò la prima cosa da fare è domandarsi se si abbia qualcosa da dire. Non è necessario che la risposta sia articolata e possa essere espressa a parole. A volte capita di voler comunicare soltanto una sensazione o un'emozione. Più il film esprime una visione individuale e più si avvicina all'arte.

I registi si limitano a interpretare la sceneggiatura, a trasformare le parole in immagini. I cineasti sono capaci di prendere il materiale di qualcun altro e riuscire lo stesso a fare in modo che ne emerga una visione personale. Bisogna sapere di che cosa si sta parlando, conoscendo i sentimenti e le emozioni che si cerca di comunicare.

Pianificazione e flessibilità

Ho bisogno di pianificare in anticipo le riprese e spesso decido la maggior parte delle inquadrature prima di iniziare a girare il film. Girare senza una sceneggiatura ben determinata mi sembra inconcepibile. Bisogna sempre sapere in quale direzione si sta andando e bisogna averlo definito sulla carta. Non si deve però neppure diventarne schiavi, perché la sceneggiatura non è tutto, ma l'interpretazione è tutto: l'interpretazione visiva di ciò che sta sulla carta determina come sarà il film.

La regia consiste in una tensione costante tra il sapere esattamente che cosa si vuole e l'essere capaci di modificarlo a seconda delle circostanze, approfittando di una nuova idea più interessante. Tutto sta nel riuscire a capire che cosa sia davvero essenziale, che cosa può essere cambiato o omesso e quali inquadrature invece sono indispensabili.

Adattamento alle location

A volte si va a vedere una location e la si scopre molto diversa da quello che avevamo in mente quando abbiamo immaginato le riprese da girare lì. A volte sono andato prima a vedere il posto e poi ho progettato le riprese sulla base di questo; altre ho definito in anticipo le riprese e poi ho cercato di farle funzionare nei limiti imposti dalla location e tendo a preferire questo secondo metodo.

Occorre sapere che cosa è importante, che cosa non può e non deve essere cambiato. Ma senza dire di no a qualunque cosa comporti un cambiamento; perché a volte un imprevisto o un cambiamento dell'ultimo minuto possono creare qualcosa di inatteso e magico, mentre se si è troppo testardi la vita costruita nel film risulterà rigida e formale.

Scelta delle lenti e libertà degli attori

Capita che uso lo zoom ma contemporaneamente a un movimento di macchina per cambiare le dimensioni dell'inquadratura, in modo da mascherarlo con un movimento in avanti per avvicinarsi a un oggetto, o all'indietro per allontanarsene. In generale preferisco gli obiettivi fissi e in particolare il 25 mm. Usavo il grandangolo per creare una sorta di stile espressionista. Oltre a donare all'immagine una grande nitidezza, il grandangolo, per il modo in cui le linee convergono verso il centro, apporta una maggiore potenza drammatica. Non amo usare focali lunghe perché ho la sensazione che rendano l'immagine troppo indefinita.

Chi non ha un'idea chiara di come realizzare la ripresa si limiti a mettere due soggetti in lontananza: gli fa camminare verso la macchina da presa e riprende il tutto con focali lunghe. Chi recita ha bisogno di sentirsi libero per poter tirare fuori qualcosa di interessante e non mi piace imprigionarlo con una certa luce o un certo obiettivo. C'è una certa libertà in Quei bravi ragazzi perché è girato per lo più in piano largo e questo dà spazio alla recitazione. Ma se da un lato è molto importante non limitare gli attori, dall'altro non posso accettare di avere da loro cose che non voglio. Se un attore si sente davvero a proprio agio nella parte e in quel mondo, lascio che improvvisi all'interno di una data scena. Così il mondo viene creato principalmente dagli attori, io li metto nell'inquadratura e il set intorno è parte della loro esistenza, ma sono gli attori stessi a infondergli vita.

Feedback del pubblico e ridondanza

Qualche volta, quando lavoro per gli studios, i miei film vengono sottoposti a una proiezione test per verificare le reazioni del pubblico. Trovo che sia un sistema interessante per scoprire certi problemi che durante il montaggio erano sfuggiti: come alcuni elementi della storia che non vengono recepiti, passaggi troppo lunghi o ridondanze. Ci sono molti tipi di errori che un regista dovrebbe evitare ed uno è la ridondanza. Si può cadere facilmente nella tentazione di insistere sul significato di un film o persino di una singola scena e di ripetere più volte lo stesso messaggio o riprodurre più volte la stessa emozione.

Ogni scena di un film dovrebbe essere come un pezzo di puzzle: alla fine si guarda l'insieme e si comprende tutto. Si può desiderare di avere una scena chiave, ma ripetendola o rendendola troppo esplicita si rovina tutto.

Pedro Almodóvar: Errori tecnici e visual storytelling

A nessuno importa niente degli errori tecnici se il film racconta una storia interessante e da un punto di vista originale. Chiunque desidera fare film deve cominciare a farli.

Generazioni visivamente influenzate

Le nuove generazioni si sono nutrite di video musicali e spot pubblicitari, perciò la loro ricchezza visiva è innegabile. Però hanno un approccio al cinema che enfatizza la forma piuttosto che il contenuto. Ci sono aspetti sui quali il controllo rimane completo e su cui ci si deve concentrare, quali: il testo, la recitazione degli attori e la scelta del colore principale (quello che dominerà il set, i costumi e il tono generale del film).

Adattamento degli attori

A meno che non si scriva una parte avendo in mente uno specifico attore, è impossibile trovarne uno che calzi perfettamente per il personaggio della sceneggiatura. Perciò la cosa migliore è scegliere l'interprete più simile alle caratteristiche fisiche richieste e riscrivere il personaggio modellandolo sull'attore ingaggiato. Questo procedimento lo si fa in modo progressivo, durante le prove.

Sperimentazione e intuizione

Il cinema è soprattutto sperimentazione. È un percorso intimo che avviene attraverso un mezzo espressivo rivolto al più vasto pubblico possibile. È qualcosa che si fa per gli altri, ma funzionerà solamente se si è convinti di farlo per sé. Spesso si parla di pre-visualizzare le scene, ma anche in questo caso moltissime cose saltano fuori solo all'ultimo minuto. È questo genere di decisioni intuitive, improvvisate e accidentali che fa tutta la magia delle riprese.

Il modo in cui lavoro sulla scena consiste nel decidere prima di tutto l’inquadratura. Dirigere gli attori è una questione del tutto personale che comporta l'essere capaci di ascoltare gli altri, di capirli e di capire noi stessi. A volte chiedo agli attori di ripetere una battuta più veloce o più lenta, altre volte la rifaccio con un tono più drammatico o più comico, e alla fine, durante il montaggio, scelgo la tonalità che si adatta meglio al film nel suo complesso.

Originalità e scrittura

Oggi gli scrittori sembrano non avere più tutto quel coraggio e scrivono solo per piacere agli studios e ai produttori. Quando alla fine il testo arriva al regista, è già stato rimaneggiato da una dozzina di intermediari. Con questo procedimento non si può ottenere nulla di originale.

Sydney Pollack: Informazioni e coerenza

Bisogna offrire al pubblico la giusta sequenza di informazioni grazie al rapporto tra alcuni tagli di inquadratura, cambiamenti di piano e movimenti di macchina.

Idea centrale e coerenza

Il mio modo di lavorare consiste nel determinare il prima possibile quale sia il tema del film, quale sia l'idea centrale espressa dalla storia. Una volta concepito un principio unificatore, ogni altra decisione presa sul set ne deriva naturalmente e sarà influenzata da questo. Il successo di un film dipende da quanto le scelte operate dal regista sul set sono o non sono fedeli all'idea originale.

Quello che deve accadere è che lo spettatore percepisca a livello inconscio che nel film c'è qualcosa di davvero organico e coerente, che niente è stato fatto in modo arbitrario. Anche il set deve riflettere l'idea centrale del film. Ecco perché per molto tempo ho amato il cinemascope: perché avevo la sensazione che questo mi permettesse di usare lo sfondo come un riflesso di ciò che accade in primo piano.

Dirigere per se stessi

L'unico modo per fare film che si rivolgano al pubblico è rivolgersi a se stessi. Nella maggior parte dei film che ho girato è sempre contenuta una tematica sul modo di vivere di due persone. Più è difficile determinare chi dei due ha ragione, migliore risulta il film.

Se si desidera produrre tensione o mettere a disagio il pubblico, si può decidere di andare contro le regole della composizione classica e posizionare il personaggio a destra dell'inquadratura facendolo guardare a destra. Oppure si può far parlare un personaggio fuori campo e mostrarlo solo quando ha finito di parlare. Filmando in questo modo si può riuscire ad accrescere l'intensità drammatica di ciò che viene detto.

Approccio al set e agli attori

Girando Il socio ho deciso che nessuna ripresa dovesse essere fissa, perché credo che aiuti a generare una sensazione di malessere e instabilità indispensabile per la storia. Ogni esperimento deve essere motivato dall'utilità per la storia. Tendo a girare da molte angolazioni e coprire molto ogni scena, soprattutto se si tratta di un dialogo.

Gli attori sono molto sensibili. Non do mai istruzioni ad un attore davanti agli altri, perché altrimenti quando proverà quella scena saprà che lo sto guardando e giudicando ma che anche gli altri attori lo stanno guardando e giudicando. Ciò che cerco di fare è trattenere la recitazione finché comincia ad accadere da sé. Non do mai istruzioni precise perché altrimenti l'attore si sente escluso dal processo creativo. Non dedico mai molto tempo alle prove, perché ho sempre paura che la soluzione giusta salti fuori in quel momento e poi vada persa quando si comincia a girare. Parlo della scena con gli attori uno per uno, privatamente.

Una volta sul set cerco sempre di cominciare subito a girare: questo crea una certa tensione degli attori e in genere produce risultati più spontanei e migliori. Bisogna evitare di dirigere troppo e se tutto va per il meglio bisogna saper tacere.

Tutto ciò che l'attore ha bisogno di comprendere è ciò che gli occorre per calarsi davvero in un certo tipo di situazione immaginaria. Perché la recitazione deriva esclusivamente dal desiderio, dalla volontà: è ciò che vogliamo che ci spinge a fare qualcosa, non ciò che pensiamo. I registi dovrebbero assistere a una lezione di recitazione o prendere loro stessi lezione ed imparare qualche cosa di recitazione.

Woody Allen: Scrittura e regia

Esistono due tipi di registi: quelli che scrivono il proprio film e quelli che non lo fanno. Ciò che si ottiene scrivendo la propria sceneggiatura è un film originale in ogni sua parte in cui c'è uno stile che emerge molto rapidamente. Mentre se un regista adatta la sceneggiatura di qualcun altro, potrà di certo fare un eccellente lavoro ma non otterrà mai quella qualità personale che solo un autore possiede. Si può scrivere la sceneggiatura e realizzare un film con una qualità personale, ma se non si ha niente di interessante o di nuovo da dire sulla vita, il prodotto non sarà mai così buono come quello di un regista che ha adattato una buona sceneggiatura. Se fai un film che ti piace e lo fai bene, allora piacerà anche al pubblico o almeno a una parte di lui.

Metodologia sul set

Quando arrivo sul set non ho la più pallida idea di come girerò quello che devo girare. Per prendere le mie decisioni mi lascio guidare tantissimo dalle sensazioni che provo in quel momento. Quel che faccio è andare un po' in giro con l'operatore, vedere dove voglio che l'azione si svolga e quale aspetto desidero che abbia. Poi, quando arrivano gli attori, chiedo loro di adeguarsi a ciò che ho deciso per la macchina da presa.

Cerco di girare ogni scena in un'unica ripresa. Non faccio tagli se non ce n'è bisogno e non riprendo mai la stessa scena da un'angolazione diversa. In parte perché sono pigro e in parte perché non mi piace che gli attori ripetano troppe volte la stessa cosa, così facendo mantengono freschezza e spontaneità.

Commedia e recitazione

La commedia è un genere particolare, molto impegnativo e molto rigoroso in termini di regia. Niente deve interferire con la risata. La commedia deve essere realistica, semplice e chiara. Quello che occorre è un inquadratura larga e statica, piacevole e pulita nella quale bisogna vedere tutto: bisogna vedere bene gli attori e ciò che fanno. Lo zoom ha una caratteristica piuttosto funzionale, mentre il movimento di macchina conferisce spesso all’inquadratura una certa enfasi, un impatto emozionale aggiuntivo, che non è sempre auspicabile. Bisogna lasciare che gli attori facciano il loro lavoro. Mi fido del loro istinto recitativo.

Visione e sceneggiatura

Ogni regista deve evitare qualunque cosa che non corrisponda precisamente alla sua visione del film. Il che non vuol dire che si debba essere rigidi o chiusi ma bisogna anche essere aperti al punto di vista degli altri. Un grave errore è cominciare a girare un film con una sceneggiatura debole o non ancora pronta.

Emir Kusturica: Autorialità e visione personale

La prima e più importante lezione per un futuro regista è imparare a diventare un autore, imporre la propria personale visione del film. Quando giro dei primi piani c'è sempre qualcosa che accade sullo sfondo, il volto rimane in rapporto con il mondo che lo circonda. Uso diversi tipi di suoni cercando di creare una sensazione melodiosa nel subconscio del pubblico, piuttosto che trasmettere un messaggio razionale. Odio l'idea di rivelare le emozioni dei personaggi attraverso il dialogo; perciò cerco di fare in modo che i miei attori parlino il meno possibile e mi assicuro che loro stessi con la macchina da presa si muovano.

Appropriazione del film e sperimentazione

L'unico vero modo di essere un autore è non soltanto avere un punto di vista personale ma anche imporlo nel film. Se si cerca di realizzare un film per il pubblico non è possibile sorprenderlo. Un film è prima di tutto e soprattutto di chi lo fa. Di solito adatto sceneggiature scritte da altri, ma sul set aggiungo così tanto di mio che me ne approprio sistematicamente. La sceneggiatura è soltanto una base su cui appoggiarsi per costruire l'architettura del film. Non mi lascio mai limitare dal testo, rimango aperto a nuove idee che gli attori con le circostanze delle riprese possono portare e soprattutto includono alcuni elementi personali come persone impiccate, matrimoni o bande di ottoni.

Direzione degli attori e apertura alle idee

La macchina da presa aiuta il regista a dirigere gli attori: se il regista è capace di imporla come l'occhio della scena, fornisce agli attori un punto di riferimento che rende tutto più semplice e chiaro. Gli attori hanno bisogno di essere diretti e hanno bisogno di un quadro di riferimento e di limitazioni precise. Allo stesso tempo bisogna evitare di essere troppo chiusi e saper essere ricettivi alle sorprese e alle idee che provengono dall'esterno.

Bisogna evitare di cadere nella routine e non smettere mai di sperimentare ed evolvere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianbiker di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di regia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Bigoni Bruno.
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