Taglio e cucito
Prendere due differenti inquadrature, decide per ognuna di esse un inizio e una fine, giunta insieme in modo tale che possano essere viste l'una dopo l'altra. Il montaggio ha fatto vedere il cinema con occhi diversi, il cinema è stato il prolungamento della fotografia nella dimensione temporale. Il cinema è una successione di blocchi di immagini in movimento (le inquadrature) la cui concatenazione (la sequenza) sviluppa un senso. Tutto ciò che il cinema contemporaneo dà per scontato, ha dovuto essere sperimentato lungamente.
Perché tagliare?
È necessario distinguere una macrostruttura (il montaggio come stacco tra una sequenza e la successiva) e una microstruttura (il montaggio come creazione di una sequenza tramite i cosiddetti raccordi o attacchi).
- Il primo tipo di montaggio ha una funzione narrativa ed è quindi in realtà determinato in buona misura già in sceneggiatura.
- Il secondo tipo, intervenendo nella costruzione fisica della singola scena, può essere considerato come il montaggio vero e proprio: quello che si realizza in moviola, nell'editing RVM o sul computer.
La micro e la macrostruttura si costruiscono insieme in un continuo gioco di rimandi e implicazioni reciproche. Frammentare le riprese di una scena vuol dire semplificare il set, i problemi organizzativi e produttivi, i problemi di illuminazione. Consente al regista di concentrarsi su un numero più limitato di problemi per risolverli al meglio. La prima grande rivoluzione del montaggio consiste in un taglio per passare da un campo medio a un primo piano o un dettaglio stacco sull'asse, principio del binocolo da teatro: per vederci meglio, bisogno primario. La scelta del particolare su cui staccare porta il regista a determinare quale, in quel momento, è il personaggio, l'oggetto o l'azione più rilevante della scena. Necessità: tagliare dove è necessario vederci meglio. Economia: è necessario veder meglio l'elemento della scena che in quell'istante è più rilevante per comprendere lo sviluppo dell'azione.
L'idea di continuità, la capacità di costruire scene che, attraverso la dislocazione della macchina da presa e il successivo lavoro di ricomposizione del montaggio, producano nello spettatore la sensazione di essere di fronte a un'azione che si sviluppa in continuità nel tempo, all'interno di uno spazio che presenta una fortissima illusione di tridimensionalità. Regola della differenza dei piani: le inquadrature che si giungano devono essere piani e campi differenti. Lo spettatore si aspetta che un taglio di montaggio lo porti a un piano differente dal precedente: un cambio rilevante di campo di ripresa in un attacco sull'asse, una dislocazione significativa del punto macchina, una differenza dell'oggetto ripreso all'interno della scena. Facendo uno stacco si dice allo spettatore che è in una nuova inquadratura, e questo porta lo spettatore a organizzare mentalmente l'esplorazione dell'immagine sapendo che è un'immagine nuova, diversa dalla precedente. Ma anche all'interno di una stessa inquadratura (piano sequenza) si possono avere campi differenti a causa dei movimenti degli attori o dei movimenti di macchina.
Tre diversi modi di intendere il cambiamento di piano determinato:
- Dall'azione scenica;
- Dal movimento di macchina;
- Dal montaggio.
Ogni inquadratura è diversa, ognuna ha il suo contenuto, il suo ritmo interno, la sua storia, la sua velocità; tutto ciò determina come collocare l'inquadratura del montaggio, come accoppiarla con quella precedente o con quella successiva.
A cosa serve il montaggio?
Il compito del montaggio è di riconnettere le parti disperse dell'azione, a causa della ripresa, e darle nuovamente vita. Lo spazio non è solo ambientazione ma può essere anch'esso protagonista. Il montaggio serve ad aggiungere, per far procedere la narrazione: fornendola di nuove informazioni, di nuovi oggetti, di nuovi spazi e di nuovi personaggi. Un'inquadratura si lega alle precedenti ma non si limita a seguirle: le completa e le arricchisce di nuovi significati. Non esiste perciò un solo andamento lineare nel montaggio, quest'ultimo carica di senso, con una sua forma specifica e un suo ritmo, con la capacità di creare un proprio tempo e un proprio spazio. Il montaggio produce senso: inteso come direzione, percorso, sviluppo e racconto, descrizione di un'azione e del suo progredire; ma anche come significato e concetto. Il contenuto non può che prendere vita assieme alla sua forma, perché nel momento in cui il montaggio crea un senso, lo fa proprio in quanto capace di dare forma agli elementi costitutivi della comunicazione stessa: immagini, suoni, gesti, parole, durate, movimenti, effetti, composizione e impaginazione delle inquadrature, luci e ombre.
Senso come sviluppo di un racconto, di una storia. Senso come descrizione: il montaggio consente di portare istantaneamente il punto di vista dell'osservatore nel luogo di volta in volta più favorevole per esplorare l'azione nel suo svolgimento. Senso come concetto: le immagini che tagliamo e giuntiamo hanno una storia. La forma ha bisogno di essere riconoscibile, associabile a questa infinita moltitudine di immagini processi che conserviamo nel nostro cervello, in più deve rivelare una chiara intenzionalità da parte del suo autore. Il montaggio ordina la sequenza in una forma, che si tratti di adeguare un prodotto a un format televisivo, a un genere cinematografico o a un particolare stile di regia. La forma come principio ordinatore: la struttura a due o più azioni simultanee sulla cui base si sviluppa un montaggio parallelo. La forma come schema: modello che definisce l'immagine di una serie di prodotti, ad esempio un serial poliziesco d'azione avrà un montaggio più serrato, con tempi e ritmi più rapidi; un format giornalistico d'approfondimento richiederà un montaggio più accurato e preciso che non una normale news. Il montaggio ha contribuito a definire lo stile che rende riconoscibile una particolare emittente televisiva ed è anche uno degli elementi determinanti nell'individuare uno stile di regia e capita spesso che un regista preferisca regolarmente la collaborazione di un suo montatore di fiducia. Il montaggio può determinare un genere, una tendenza, una scuola, una tipologia di prodotti. Il montaggio posto all'inizio di un audiovisivo può essere in grado di dichiarare la forma che avrà tutto lo sviluppo successivo: le sequenze dei titoli di testa devono introdurre precisamente lo spettatore nel clima che avrà l'intero filmato.
Il montaggio è ritmo ed il ritmo è una cadenza, un'andatura. È una ripetizione ostinata, una vibrazione che sentiamo nella pelle nelle ossa. È un flusso ininterrotto, un'energia. Il ritmo può essere sincopato: ovvero può interrompersi improvvisamente, per poi distendersi nuovamente nella sua continuità. Ogni inquadratura ha un peso e questo è dato:
- Dal tempo di esplorazione necessario per prendere visione di un'immagine, un campo lungo dovrebbe avere un peso maggiore di un primo piano ma un primo piano può avere un'intensità tale da rendere necessario un tempo di lettura più lungo.
- Dal contenuto dinamico dell'immagine, ovvero l'azione che viene sviluppata al suo interno, che può essere più o meno significativa.
- Dall'importanza della data inquadratura nell'articolazione del contenuto della comunicazione, dove un'immagine che può apparire come anonima, all'interno di un dato sviluppo narrativo assume un'importanza anche emotiva.
- Se si presenta come chiave o come leitmotiv di un intero montaggio, il peso può essere determinato dal numero di volte che un'inquadratura viene ripetuta, dal dove e se la ripetizione è identica o cambia di volta in volta.
- Dal distogliere l'attenzione dello spettatore dall'avvenimento principale, suscitando attesa e inquietudine. Il peso di inquadratura può essere determinato inoltre in modo rilevante dalla storia dell'inquadratura stessa, vuol dire non solo che due pubblici diversi possono dare alla stessa immagine un peso molto differente, ma anche che il peso dell'immagine può cambiare in modo decisivo nel corso del tempo.
Un aspetto del ritmo che tocca prevalentemente la televisione è che qualsiasi trasmissione ha un suo ritmo che deve trovare corrispondenza in ogni parte di essa. Il montaggio ha sempre giocato col tempo, lavora col tempo scolpendolo a grandi blocchi, che si susseguono lungo il percorso narrativo. Ma lo sviluppo lineare si può infrangere introducendo bruschi salti in avanti e indietro, navigando liberamente nel tempo. Il montaggio domina al tempo nella creazione di azioni parallele e sincrone. Nel montaggio alterato parallelo offre l'opportunità all'autore di costruire una durata assolutamente fantastica, senza che l'illusione di realtà della scena venga scalfita. Il montaggio lavora col tempo, rubando e aggiungendolo impercettibilmente, trasformando il tempo cinematografico in qualcosa di simile e diverso dal tempo reale di durata della scena. La durata della sequenza può rispettare esattamente, rispettare parzialmente o non rispettare del tutto il tempo reale. Si crea un terzo tempo, tempo cinematografico, un tempo che ha a che fare più con la percezione emotiva dello spettatore che con il tempo reale. Il montaggio crea lo spazio: ogni inquadratura non può evitare di evocare un fuori campo ed è proprio sullo spazio che lavorano le poche vere regole del linguaggio audiovisivo, cioè la direzione degli sguardi e direzione dei movimenti. Se nella microstruttura il compito principale del montaggio consiste nella ricomposizione dell'unità della scena, nella macrostruttura il compito è quello di creare convenzionalmente un'impressione di continuità.
Cos'è il montaggio invisibile?
Nel cinema classico la regola della continuità è il principio dominante e imprescindibile, con un modello di regia e di montaggio tradizionale. Un cinema dove tutto può apparire semplice perché tutto è necessario, funzionale all'obiettivo della comunicazione. Montaggio invisibile perché il suo scopo è la ricostruzione della continuità frantumata nel corso delle riprese, fatta rivivere in una continuità nuova e diversa. Qui lo spettatore deve vedere ogni scena quasi come si trattasse di un piano sequenza, avvertendo i cambiamenti di piano senza però avvertire gli stacchi. Non si tratta quindi di una ricostruzione meccanica della realtà e dell'azione. Le condizioni perché il montaggio possa essere invisibile devono essere create al momento stesso della ripresa: condizioni della continuità. Le norme sono la direzione degli sguardi, la direzione dei movimenti, la simmetria dei punti di ripresa. Gli strumenti concettuali che sono a disposizione del montaggio invisibile sono:
- Montaggio di inquadrature corrispondenti;
- Attacco sull'asse;
- Attacco sul movimento;
- Soggettiva;
- Piani d'ascolto e impallamento;
- Ellissi temporale;
- Montaggio alternato e parallelo;
- Continuità dell'ambiente sonoro;
- Fuori campo video e audio.
Questi elementi possono essere utilizzati nel montaggio per rispettare le regole della continuità spazio-temporale e per costruire il senso, la forma e il ritmo della comunicazione audiovisiva.
Inquadrature corrispondenti
Le inquadrature corrispondenti più semplici ed efficaci sono il campo-controcampo: basta girare il primo piano, o una mezza figura, di un protagonista che recita tutta la scena, poi ripeterla integralmente spostando la cinepresa a favore del deuteragonista, avendo cura che l'angolo formato dall'asse di ripresa e dalla linea dello sguardo dell'attore sia della stessa ampiezza e simmetrico a quello formato nella ripresa precedente. Se si gira con le macchine tutto è più semplice perché non vi saranno differenze di recitazione, battute o movimento tra le due riprese. È possibile scegliere di contrapporre una mezza figura a un altro piano non identico, per esempio ad un primo piano o a un two-shot col deuteragonista di quinta, oppure si può scegliere di dare un peso differente ai due personaggi. Regole di simmetria in fase di ripresa: delle angolazioni di ripresa, dei piani e dei campi, dell'azione degli attori e dei movimenti di camera.
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