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Laboratorio disturbi dell'apprendimento, appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Laboratorio Disturbi Dell'apprendimento basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Fossati dell’università degli Studi Maria SS. Assunta - Lumsa, Facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Laboratorio Disturbi Dell'apprendimento docente Prof. T. Grimaldi Capitello

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di diagnosi, premette un “prendersi cura” piuttosto che un “guarire”. Il “prendersi cura”, inoltre,

implica anche un avvicinamento degli insegnati ai ragazzi con dislessia.

28/3/14

Il bambino non è sempre in grado di manipolare gli oggetti mentalmente.

Contributi di ricerca sui meccanismi preverbali:

- i meccanismi di riconoscimento preverbale delle quantità precedono l’apprendimento della

lettura e scrittura dei numeri e dei sistemi di conteggio;

- l’idea di numero è astratta.

5 livelli evolutivi di conteggio:

1) la sequenza di numeri è usata come strategie di parole;

2) le parole-numero vengono usate in sequenza unidirezionale in avanti a partire dall’uno;

3) la sequenza è producibile a partire da un numero qualsiasi della serie, governata dalle

relazioni numeriche di subito.

L’evoluzione di questi meccanismi svolge, quindi, un ruolo essenziale. Solo quando tale evoluzione

si è sviluppata e integrata con gli apprendimenti relativi ai sistemi di conteggio, di lettura e di

scrittura dei numeri elementari allora possono avere origine tutti i meccanismi di calcolo e

manipolazione del sistema numerico. I tre meccanismi alla base dell’intelligenza numerica sono:

1) meccanismi semantici;

2) meccanismi lessicali;

3) meccanismi sintattici (questo sistema implica una grammatica interna).

Per la valutazione della “discalculia” ci soffermereno prevalentemente su queste tre aree:

1) comprensione;

2) produzione;

3) procedure calcolo scritto.

I bambini con discalculia non riescono proprio nelle tabelline. Conoscenze di base sui numeri:

- conoscenze semantiche;

- conoscenze lessicali;

- conoscenze sintattiche.

Abilità di base del calcolo:

- conoscenze procedurali del calcolo scritto;

- strategie di calcolo a mente.

Discalculia (disturbo specifico delle abilità aritmetiche): implica una specifica compromissione

delle abilità aritmetiche, non solamente spiegabile in base ad un ritardo mentale globale o ad

un’istruzione scolastica grossolanamente inadeguata. Il deficit riguarda la padronanza delle capacità

di calcolo fondamentali, come addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione (piuttosto che

delle capacità di calcolo matematico più astratto implicate nell’algebra e nella trigonometria o nella

geometria). I disturbi aritmetici sono stati studiati meno di quelli relativi alla lettura. I bambini con

questi disturbi tendono ad avere capacità visuo-percettive e visuo-spaziali compromesse. Alcuni

bambini hanno problemi socio-emotivo-comportamentali associati ma si sa poco sulle loro

caratteristiche o sulla loro frequenza. Due profili della discalculia:

- debolezza nella strutturazione cognitiva delle componenti di cognizione numerica (cioè

intelligenza numerica basale: meccanismi di coparazione);

- dal coinvolgimento di procedure (lettura, scrittura e messa in colonna dei numeri) esecutive

e del calcolo (recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto).

Il livello di difficoltà dei problemi può essere:

- basso: problemi aritmetici semplici che presentano un problema breve ed essenziale, con

una domanda e con la richiesta di un’unica operazione per ottenere la soluzione;

- intermedio: testo più lungo che contiene delle domande e dei dettagli non essenziali, ma

nessun dato numerico irrilevante;

- elevato: problem solving della vita reale.

Fuchs e Fuschs (2002) hanno dimostrato che le difficoltà nella soluzione dei problemi sono più

severe nei bambini che presentano difficoltà anche nella comprensione.

Capacità cognitive implicate nel problem solving: la comprensione della situazione del problema

attraverso l’identificazione e l’integrazione delle informazioni verbali/aritmetiche; la

rappresentazione dello schema; la classificazione della struttura del problema, corrispondente alla

categorizzazione; la pianificazione delle procedure e delle operazioni (esecuzione di algoritmi); il

monitoraggio della situazione. Il problem solving si caratterizza sia per un piano esecutivo sia per

un piano inibitorio.

Cosa osservare nella scuola primaria: mancanza di comprensione dei termini o dei segni

matematici; mancato riconoscimento dei simboli numerici; difficoltà nella lettura e scrittura dei

numeri (errori lessicali ed errori sintattici); difficoltà ad allineare correttamente i numeri o ad

inserire decimali o simboli durante i calcoli.

“L’AC-MT” è un test di valutazione delle abilità di calcolo che può essere somministrato da tutti. È

una prova oggettiva per l’accertamento del livello di apprendimento del calcolo (valutazione di

base). Le 2° parte si compone di 5 prove (sono delle prove carta-matita) che vanno a misurare, oltre

che alla correttezza, tiene conto del tempo impiegato. Queste prove sono distinte in: calcolo a

mente; calcolo scritto; enumerazione; dettato di numeri; recupero di fatti numerici. Una volta

individuati i soggetti con difficoltà, si può passare ad indagini mirate.

4/4/14

“L’ansia altera la prestazione”. La prima reazione all’ansia è quella di distogliere lo sguardo da

quella che è la fonte di ansia. Quelli che hanno disturbi di apprendimento hanno problemi di

elaborazione dell’informazione. Chi è normale elabora l’informazione, un DSA invece elabora la

domanda. Quindi, accade che un DSA risponde alla domanda quando ormai hanno già risposto ed è

stata fatta un’altra domanda. Chi ha poca attenzione non presta attenzione mentre, chi è distraibile

pone attenzione a tutto. Un DSA è distraibile. “Il disturbo dell’apprendimento ha poco a che fare

con la motivazione e tanto a che fare con la percezione”. L’esperienza di un bambino con disturbo

di apprendimento è quella di “esse l’unico a non capire”. L’integrazione visuo-motoria è un

problema importantissimo per i DSA. Dislomia: è il problema di non trovare le informazioni. È un

problema molto frequente nei DSA. Molte volte non riescono a recuperare le informazioni dalla

memoria e, nel caso in cui riescono a recuperarle, appena utilizzate le ripongono e non le ritrovano.

I bambini con dislomia non possono fare due cose allo stesso tempo. Il dono più grande che si può

fare ad un DSA è quello di dargli tempo, sia i familiari che gli insegnanti.

La prova simulata è quella in cui io come mi vivo come situazione, il role playing è quando mi devo

mettere nei panni di. Da un lato il bambino può presentare un comportamento ritirato, chiuso in sé

stesso, di evitamento del confronto, cerca di nascondersi mentre, dall’altro lato può presentare

comportamenti sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti, talora opposizione ed

aggressività. i bambini sono influenzati da noi adulti dal concetto di onesta e di libertà. Negli alunni

con DSA l’abilità automatizzata implica un dispendio di energie nella trascodifica che fa si che gli

alunni si stanchino rapidamente, commettano molti errori e non imparino. Per poter ottenere un

risultato soddisfacente occorrono tempi lunghi, un’attenzione prolungata e molti sforzi di

conseguenza le loro prestazioni possono essere altalenanti, gettando nello sconforto insegnanti e

genitori che colpevolizzano l’alunno facendo appello allo scarso impegno.

BES: è la sigla dei “bisogni educativi speciali”.

È da circa 30 anni che si conosce il problema dei DSA. Se la diagnosi viene fatta in tempo, si

capisce anche in quale sotto-area è colpito il bambino. Una persona con DSA non guarirà dal

disturbo ma gli si insegneranno delle strategie per facilitarli il problema. L’alunno percepisce che le

sue difficoltà non gli vengono riconosciute.

11/4/14

Un bambino con DSA si presenta a scuola come:

- un bambino intelligente;

- senza problemi emotivi rilevanti;

- di buone condizioni socioculturali;

- ha fruito di normale insegnamento.

Eppure presenta, sin dalla prima classe, una sorprendente difficoltà nell’apprendimento della lettura,

scrittura e calcolo che permane anche dopo che sono stati avviati sforzi notevoli per aiutarli.

“L’ipertiroidismo” è un’altra patologia che non permette di fare diagnosi si DSA. Questa diagnosi

differenziale è molto utile perché permette di capire chi, in realtà, ha un disturbo

dell’apprendimento. Gli alunni con DSA, confrontandosi con le proprie difficoltà cominciano a

strutturare:

- un concetto di sé più negativo;

- si sentono poco supportati emotivamente;

- provano più ansia ed hanno poca autostima;

- tendono ad abbandonare il compito;

- hanno una carente percezione di autoefficacia rispetto alle proprie abilità nell’affrontare i

compiti proposti.

PDP: è il “progetto didattico personalizzato”. Prevede l’utilizzo di strategie compensative. Queste

strategie compensative sono: riduzione del numero di esercizi; più tempo per svolgere il compito.

AEC: è “l’assistente culturale ed educativo”.

Un bambino con DSA, nella scuola primaria, si trova precocemente ad affrontare una situazione di

forte disagio mentre i compagni di classe imparano rapidamente. Queste difficoltà per lui e per gli

adulti non trovano un’immediata spiegazione dato che di solito appare come un bambino normale

che nel gioco e in altre attività mostra intelligenza e partecipazione. Da un lato l’alunno può

presentare un’inibizione emotiva e comportamentale, è chiuso in sé stesso, evita il confronto

mentre, dall’altro lato può presentare sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti,

talora opposizione e aggressività.

Molti bambini pensano che quel compito è così difficile e loro non ne hanno le capacità per

svolgerlo che decidono di non farlo. Il bambino tiene molto in considerazione questi aspetti: sul sé

futuro, gli stereotipi (tengono in considerazione quello che dicono i grandi per non incorrere in

sanzioni), le aspettative altrui, il concetto di sé.

Le emozioni vissute dai bambini sono:

- concetto di sé negativo;

- scarso supporto emotivo;

- ansia; bassa autostima.

I bisogni e le motivazioni intrinseche sono: si nasce curiosi; bisogno di sentirsi competenti;

scegliere e dare una direzione alla propria vita; l’attività è appagante più del risultato.

“La maggior parte della società Occidentale va verso il risultato; il fine giustifica i mezzi”.

Cosa succede alla motivazione di un alunno con DSA? L’alunno percepisce che le sue difficoltà non

gli vengono riconosciute e cerca di proteggersi da pesanti frustrazioni, cominciando a demotivarsi

evitando i compiti e/o attivando comportamenti disturbanti. Tutto ciò porta inevitabilmente

all’evitamento.

Alcuni autori pongono l’attenzione su un “deficit motivazionale completo”. Il credersi capaci ad un

compito influenza la motivazione al compito. Le possibili emozioni sono: attività fisiologica;

arousal; emozione vissuta.

Uno degli aspetti fondamentali è quello “dell’immagine sociale”. Spesso, i soggetti con DSA, sono

bambini incerti che non sviluppano una solida struttura di personalità. Oltre a formare il personale

docenti bisogna rinforzare l’autostima di questi ragazzi.

9/5/14

FIN=non c’è disturbo di apprendimento ma nemmeno ritardo mentale (borderline cognitivo).

Il DSM e l’ICD hanno li stessi criteri per fare diagnosi di ritardo mentale.


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AUTORE

Edo1511

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e del ciclo di vita
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edo1511 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio Disturbi Dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Grimaldi Capitello Teresa.

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