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Maione Federica matr.1502086

L’indagine socio-familiare nel servizio sociale professionale e negli

UEPE.

L’indagine socio-familiare è un processo di lavoro dell’assistente sociale. L’indagine è

commissionata su richiesta dell’autorità giudiziaria e altri enti ed è finalizzata alla raccolta

d’informazioni per la conoscenza del contesto ambientale, relazionale dell’individuo-utente

attraverso l’attivazione di reti e strumenti propri della professione di assistente sociale, sempre

nel rispetto del codice deontologico. Essendo richiesto da terzi il prodotto finale dell’indagine è

un progetto o un’idea progettuale d’intervento per e con l’utente, che non risulta immutabile

nel tempo, ma cambia in relazione delle esigenze del committente. L’indagine socio-familiare è

la prima fase del processo d’aiuto caratterizzante il lavoro dell’assistente sociale e consiste

nell’analisi della situazione dell’utente per creare un intervento d’aiuto.

Il processo d’aiuto è un processo attivo che s’insatura tra due attori principali: l’assistente e

l’utente. L’utente riveste un ruolo non di second’ordine essendo il primo e il vero conoscitore

della propria situazione. L’assistente sociale svolge la sua attività attraverso le sue capacità

relazionali e tecniche volte alla conoscenza delle informazioni funzionali al cambiamento.

L’assistente sociale lavora con i nodi della rete, con le persone che compongono la rete

dell’utente non solo intesi come destinatari dell’intervento ma come attori del processo d’aiuto

capaci di sostenere l’utente. Il lavoro di rete è inoltre inteso anche come collaborazione e

coordinamento che l’assistente sociale istaura con altri professionisti che lavorano all’interno e

all’esterno del suo servizio. L’assistente sociale e l’utente non hanno lo stesso ruolo, le stesse

competenze e gli stessi compiti. La posizione dei due attori è diversa e spesso anche

conflittuale. La relazione che si istaura tra i due attori è caratterizzata dal fatto che l’utente non

solo è nella posizione di chi non sa ed ha bisogno d’aiuto, ma anche di chi conosce. All’utente va

riconosciuto di essere l’unico reale conoscente della sua problematicità, possiede informazioni

ma anche potenzialità sconosciute all’operatore, il quale è in posizione di apprendimento e di

ascolto. Per implementare il processo d’aiuto è necessaria la conoscenza del problema e per

poterlo fare l’assistente sociale deve utilizzare una metodologia centrata sulla capacità d’azione.

L’assistente sociale non ha un copione da seguire, ma alcuni elementi da tener presente:

 L’utente è in una posizione di difficoltà che deriva dall’incapacità di gestire in modo

autonomo il proprio problema, quindi le azioni poste in essere devono condurre verso

l’autonomia del soggetto;

 Il processo d’aiuto si compone di un insieme di attività, operazioni finalizzati alla

soluzione, riduzione e contenimento del problema dell’utente; 1

 Il processo d’aiuto nasce dalla richiesta d’aiuto dell’utente ed è posto in essere

dall’assistente sociale attraverso un lavoro coordinato e di rete insieme ad altri operatori

sociali;

 Il processo si compone di passi, tappe, singole azioni coerenti e coordinate tra loro che

possono essere individuate singolarmente e che puntano verso la risoluzione del

problema;

 È un percorso che si caratterizza nella sua forma aspirale, che parte dall’assistente

sociale per andare verso l’utente e utilizza il servizio e la rete (assistente sociale-utente-

servizio-rete);

 Il processo d’aiuto è un percorso di apprendimento sociale che parte dall’esperienza ed

arriva al raggiungimento dell’autonomia dell’utente;

 Al fine di raggiungere l’autonomia, l’utente deve analizzare ciò che si frappone tra lui e

l’autonomia, considerare gli ostacoli, ricerca le risorse, definisce i piani e li realizza.

Questo è un lavoro che richiede grande responsabilità da parte dell’operatore. È importante

rilevare che l’assistente sociale non può avere una conoscenza a tutto tondo rispetto al

problema. Infatti, i racconti, le narrazioni, le informazioni fornite dell’utente sono il risultato di

una selezione e interpretazione dell’utente stesso e successivamente filtrate dall’operatore. Il

lavoro dell’assistente sociale è di tipo conoscitivo, per aiutare è necessario conoscere e

comprendere dal di dentro per questo le sole informazioni strutturali non bastano. Si può

definire l’indagine sociale e familiare come un processo conoscitivo sistematico al centro del

quale è posta la persona attorno a cui si sviluppano tre fondamentali aree di esplorazione:

famiglia, formazione-lavoro e reti secondarie. Il processo conoscitivo dell’indagine ha come

risultato finale la relazione sociale da fornire al committente. Nel processo conoscitivo è

importante approfondire le fonti che forniscono le informazioni,le quali permettono la

conoscenza e il metodo con le quali le fonti vengono raccolte. Spesso, infatti, si possono

detenere tante informazioni che non conducono alla conoscenza. L’indagine socio-familiare va

alla ricerca delle informazioni necessarie alla relazione d’aiuto e al processo conoscitivo.

Per realizzare compiutamente l’indagine socio-familiare sono importanti alcuni aspetti:

 Le azioni da porre in atto che hanno inizio dal mandato dell’indagine e terminano con la

stesura dell’idea progettuale d’intervento;

 Gli strumenti da utilizzare come colloqui, visite domiciliari, interviste ecc..

 Gli attori coinvolti nel processo che non si riducono solo all’assistente sociale e l’utente

ma che includono enti, istituzioni e organizzazioni coinvolti nell’intero processo

conoscitivo e d’indagine;

 Il tempo di realizzazione dell’indagine. Per realizzare un’indagine in maniera appropriata,

il tutto non può esaurirsi in un unico incontro ma in un arco temporale più lungo, che

spesso è tracciato dallo stesso mandante; 2


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche e servizi sociali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicaludovica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di valutazione sociale dei servizi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Andrenacci Rita.

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