Laboratorio di tecnologie digitali per i beni culturali
Emilia Groppo (e.groppo@cineca.it)
Definizioni
Digital Library o Biblioteca Digitale è il ciclo di vita che gestisce gli oggetti digitali, nativi o meno, dunque è la gestione di tali oggetti. Parlando della biblioteca si intende il patrimonio digitale della struttura in un archivio (in sostanza sono file PDF): per esempio, in una biblioteca musicale si tratta degli spartiti fisici digitalizzati; per quanto riguarda la Biblioteca del Duomo si tratta delle immagini degli oggetti della struttura; per quanto riguarda le sezioni sugli scavi si tratta di tutti i documenti degli scavi in questione.
Parlando di un archivio, sono gli oggetti provenienti dalla digitalizzazione dei documenti. Si tratta in conclusione della gestione della digitalizzazione degli oggetti fisici.
Europeana è una banca dati europea dei beni culturali: ogni nazione europea aveva la sua banca dati ed Europeana “harvestava” (=interrogava la banca dati primaria, ovvero nazionale, e restituiva gli oggetti sulla banca dati centrale; dunque non li copiava, ma li interrogava in modo interattivo effettuando un passaggio d’informazioni); sulla restituzione delle informazioni aveva pensato a grandi elaborazioni, come essere in grado di restituire informazioni concettualmente vicine (es. non solo un’opera di un autore, ma varie sue oltre a quella cercata). Questo progetto è naufragato, in primis per il costo elevato.
In Italia la maggior parte degli enti di conservazione non hanno un loro sistema digitale e si appoggiano ad una piattaforma comune.
- Banche dati: culturaItalia, musei
- OAI: protocollo di culturaItalia.it che punta ad un museo (ex. Uffizzi->culturaItalia.it->europeana)
Digital preservation o conservazione digitale
A lungo termine, una delle problematiche più gravi è l’obsolescenza tecnologica, ovvero gli oggetti digitali sono più labili di quelli fisici in quanto soggetti a problemi di gestione come blackout, cambio di formato ecc. La vita di un oggetto digitale è meno di 5 anni. In ambito fotografico, per esempio, il problema è digitalizzare i microfilm in file digitali dei giorni nostri; inoltre la fotoriproduzione era effettuata per far sì che l’oggetto fisico, toccandolo meno, rimanesse fruibile per il maggior tempo possibile.
Tra le grandi banche dati si ricorda quella della Biblioteca Ambrosiana, iniziata nel 2010: fatto nascere da Emilia Groppo come banca dati che oggi conta 2500 manoscritti (la più grande a livello mondiale) e con un ritmo di digitalizzazione maggiore per una cifra di circa 1000 al giorno; ha un totale di 15 terabyte con l'obiettivo quello di non far fruire l’oggetto fisico in senso di farlo toccare il meno possibile; prevede un abbonamento per avere accesso a tutto il catalogo digitalizzato (modo di autofinanziamento).
Diversamente, la Biblioteca Vaticana ha un obiettivo diverso, ovvero il tramandare ai posteri l’oggetto digitale come digitalizzazione di quello fisico: hanno diverse copie in luoghi diversi e un maggior numero di byte rispetto a quella di Milano, ma questo comporta un ritmo di digitalizzazione più lento.
- L’ente conservatore ha la tutela delle digitalizzazioni (=autorevolezza conservativa)
- OAIS: modello di comunicazione dei repositori
- Open archive: archivi, repositori, aperti ovvero che lasciano libero accesso alle informazioni
- CAD: parte di conservazione digitale delle pubbliche amministrazioni
Altre definizioni importanti
Pubblico dominio nasce per permettere la diffusione dei contenuti e contiene tutto ciò che non è sotto copyright.
Tif piramidale: un’immagine digitalizzata è formata da diversi “quadretti” detti tyle che insieme, come un mosaico, compongono l’immagine.
Indice: banca dati del sistema bibliotecario nazionale.
Metadati sono informazioni dell’oggetto (autore, data ecc.); sono in “xml”, formato diffuso negli ultimi 6/7 anni in quanto discorsivo (si riesce a leggere) ed in pratica consiste nel tag di un’informazione (<dc:identifier> oggetto </dc:identifier>; <dc:title> nome </dc_title> ecc.). Esiste a livello internazionale una sorta di vocabolario dei metadati dove ci sono i codici strutturali come title, identifier ecc. ovvero delle sigle-termini da utilizzare così che quando si “parla” tra sistemi viene usato tale “scrittura in codice” comune; ci sono inoltre codici di scrittura diversi che si mappano dunque tra loro, ma comunemente viene usato un linguaggio comune.
In Italia è stato codificato lo standard “pico” con termini solo italiani (il problema è che li può leggere solo culturaItalia.it). Lo standard internazionale è “mets” con una prima parte descrittiva dell’opera ed in seguito una parte della risorsa digitale. “Mag” è uno standard italiano. Lo standard “mods” nasce per digitalizzare i testi.
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