Laboratorio di scrittura – Prof.ssa Andreoni
3 prove scritte:
1. 6 Maggio: lessico e teoria (esercizi di grammatica, lessico, sintassi e domande su
argomenti spiegati) (domande teoriche su ciò che è stato spiegato in classe + esercizi
fatti in classe)
2. 8 Aprile: lettura approfondita di un romanzo (sceglierne uno tra una lista proposta)
3. 15 Aprile: riassunto di un testo in un certo numero di parole
Possibili domande per la prova del 06/05:
Quali sono i principi della critica testuale secondo beaugrande e dressler?
Cosa sono le varianti diafasiche, diamesiche ecc?
Differenze tra testo orale e testo scritto
Testi obbligatori:
- CERRUTI, Massimo-CINI, Monica, Introduzione elementare alla scrittura accademica,
Prefazione di Tullio Telmon, Laterza, Bari, 2007
- MORTARA GARAVELLI, Bice, Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma, 2015
- SERIANNI, Luca, Italiani scritti. Terza edizione, Il Mulino, Bologna, 2012
11/02/19
LA COMUNICAZIONE
Il testo svolge una funzione comunicativa.
Gli esperti dicono che non esiste una sola teoria riguardante la comunicazione, e che non si
tratta nemmeno di una disciplina. La comunicazione è un campo di studio su cui si intrecciano
vari ambiti disciplinari (ad esempio la tecnologia).
Concetto di comunicazione -> recente (20esimo secolo) corrisponde con gli inizi della retorica
(l’arte di saper parlare, era un’arte che veniva insegnata).
Insieme di tutte le attività umane che hanno a che fare col trasporto, con la produzione e la
ricezione dei dati ->
Affinché la comunicazione si rendesse autonoma dalle altre attività umane sono state
necessarie alcune innovazioni tecnologiche (ad esempio il telegrafo) che separassero
appunto l’atto della comunicazione dall’oggetto stesso, dall’oggetto fisico, che trasportava la
comunicazione -> la comunicazione prevedeva uno spostamento fisico, ad esempio una lettera
per cui la comunicazione avveniva nel momento in cui la lettera veniva aperta dal destinatario.
Era difficile individuare il concetto di comunicazione perché si trattava dello spostamento fisico
dell’oggetto, del mezzo di comunicazione. Nel momento in cui la tecnologia ha permesso il
passaggio delle informazioni senza che ci fosse un oggetto fisico che si spostava, ad esempio il
telefono, allora si è cominciato ad individuare meglio il concetto di comunicazione, che non
coincide appunto con lo spostamento fisico del mezzo col quale si comunica.
Possiamo dire che la comunicazione comincia ad essere considerata oggetto di una specifica
disciplina solo verso la fine degli anni 60, è quindi una disciplina abbastanza recente.
La scrittura non è stata oggetto molto spesso della comunicazione, essa ricade pienamente in
un ambito comunicativo -> si scrive per comunicare.
Di questo, se n’è occupata la scuola canadese di Marshall McLuhan (1911-1980).
Studioso canadese, è stato professore di letteratura Inglese in varie università e nel 1963 è
stato direttore del centro di cultura e tecnologia dell’università di Toronto.
McLuhan è molto importante -> ha studiato l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa sul
comportamento degli individui e sul comportamento collettivo (quindi sia sugli individui che
sulla collettività) giungendo ad importanti conclusioni -> esempio: quanto la TV influenza le
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persone ed è grazie agli studi di McLuhan se ora noi siamo tutti consapevoli che la TV influenza
le persone ed è sempre grazie ai suoi studi che poi hanno avuto una grande ricaduta sulla
nostra coscienza (siamo consapevoli che i mezzi di comunicazione di massa ci cambiano e
influenzano la nostra vita).
McLuhan è giunto alla conclusione che l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa su di
noi, sul comportamento sia individuale che collettivo, non dipenderebbe tanto dall’informazione
trasmessa (ovvero dal contenuto che viene trasmesso) quanto dalla natura del mezzo che
viene impiegato. Questo perché il mezzo non si limita a comunicare dei dati informativi
precostituiti ma li costituisce esso stesso -> diventa quindi un elemento essenziale del
messaggio.
Infatti una sua famosa affermazione è “il medium è il messaggio” (medium = mezzo di
comunicazione) -> vuol dire che la stessa cosa comunicata con due mezzi diversi viene
recepita in maniera diversa ed effettivamente è anche una cosa diversa quindi il mezzo non è
indifferente, che io scelga un medium piuttosto che un altro non è indifferente perché il mezzo
(dal punto di vista tecnologico) veicola il messaggio in un certo modo e lo fa essere anche
qualche cosa di diverso -> esempio: quando negli episodi di cyberbullismo viene postato un
video o una foto imbarazzante sui social, qui si trova un contenuto che magari di per sé non
sarebbe niente di che (esempio banale di una foto di un ragazzo con la maglia sporca di sugo, e
quindi potrebbe essere anche una cosa simpatica, scherzosa) ma messo su un mezzo che
arriva a tantissime persone comporta il fatto che il malcapitato, quando passa per strada, viene
riconosciuto per cos’ha fatto e diventa una cosa ben diversa.
Il problema di oggi degli atti di bullismo è dovuto proprio alla mancanza di consapevolezza da
parte dell’utente (il “bullo”) che l’uso del medium (facebook per esempio), non è la stessa cosa
che scrivere su un pezzo di carta l’accaduto e farlo leggere a un amico. Ecco, manca questa di
consapevolezza, infatti la gente scrive sui social cose che non dovrebbe scrivere perché non ha
la percezione. “eh ma io ho detto solo il mio parere” -> si ma dirlo su facebook o al bar davanti
a un gruppetto di amici non è la stessa cosa -> il messaggio viene modificato dal medium che
cambia anche la funzione e il modo di elaborare il messaggio. Si pensi alla differenza tra
ascoltare la radio e guardare la TV, quest’ultima è molto più intensiva, da tantissime quantità di
informazioni contemporaneamente, da la luce, il suono, il movimento. L’uomo rimane incollato
sullo schermo della TV in mood passivo. La radio invece è un medium con delle caratteristiche
che non coinvolge più di tanto: si può ascoltare la radio facendo anche altre cose.
Questi concetti servono per capire che anche la scrittura è un medium, anche la scrittura è un
mezzo di comunicazione. È un insieme di tecniche che servono a comunicare. E quindi se noi
cominciamo ad avere questo approccio nei confronti della scrittura e ad essere consapevoli che
il medium della scrittura ha delle particolari caratteristiche delle quali noi dobbiamo essere
consapevoli quando scriviamo (perché queste caratteristiche ci fanno ottenere certi effetti che
magari non avevamo previsto) allora impariamo ad usarla meglio.
Dobbiamo imparare che anche quando si scrive stiamo compiendo un atto di comunicazione.
Bisogna avere un atteggiamento critico nei confronti della scrittura e sapere che cosi come tutti
i mezzi comunicazione, contiene dei mezzi di funzionamento interni che se non impariamo a
utilizzare bene, possono produrre effetti negativi (sono la causa di una cattiva comunicazione
con gli altri -> quante volte non si riesce a farsi capire quando si scrive qualcosa? Succede
quando non siamo consapevoli della scrittura come medium.
[Uno dei libri più importanti di Marshall McLuhan è “Gli strumenti del comunicare” ->
pubblicato nel 64, tradotto in italiano nel 67]
Per quanto riguarda la scrittura, una delle acquisizioni più importanti che dobbiamo a McLuhan
è la storicizzazione della scrittura, ossia la consapevolezza che il medium della scrittura ha
vissuto varie fasi nel corso della storia dell’umanità che sono state anche molto differenti tra di
loro.
C’è stata una scrittura ideografica, per esempio, poi c’è stata la scrittura alfabetica non
integrale e quella alfabetica integrale.
Ragionando dal punto di vista del medium, la scrittura ideografica è una cosa ben diversa dalla
scrittura alfabetica integrale, non soltanto sul piano esteriore (il seguire regole diverse), ma è
proprio un modo di comunicare ben diverso.
E un altro grande passaggio che McLuhan ha individuato è il passaggio alla tipografia, ovvero il
passaggio alla stampa, perché per millenni si è scritto a mano e invece quando Gutemberg ha
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inventato la stampa a caratteri mobili (1455), l’umanità ha fatto un grande balzo -> di questo,
ne ha parlato McLuhan nel suo libro “Galassia Gutemberg” (pubblicato nel 62, tradotto in
italiano nel 66) in cui spiega come la tipografia abbia cambiato il metodo della scrittura e
quindi anche le relazioni sociali. Prima i libri venivano copiati a mano e quindi fare la copia di
un libro era una cosa costosissima, quindi solo i ricchi potevano permettersi di comprarli. Con
la stampa a caratteri mobili, il libro è diventato un oggetto alla portata di quasi tutti (si parla
comunque di quella parte colta della società, in quanto stiamo parlando di un’epoca in cui la
maggior parte della gente era analfabeta). Improvvisamente il libro è venuto a costare molto
meno ed era cambiato anche il formato. Quindi è nata la riproducibilità dell’opera d’arte intesa
come produzione di poesie o di romanzi. E questo ha permesso la diffusione di un nuovo tema
culturale che è quello del rinascimento italiano.
Il rinascimento italiano nasce grazie a questa innovazione tecnologica perché permette la
diffusione di modelli e quindi, per esempio, viene scelto come modello la scrittura di Petrarca e
tutti improvvisamente iniziano a scrivere come lui, questo perché potevano andare in giro con il
“Petrarchino” (il libro contenente le poesie di Petrarca) sotto braccio e imparavano a scrivere
come lui.
McLuhan pensava che nella nostra società anche il medium della scrittura avesse le ore
contate. Sosteneva che il medium della scrittura sarebbe finito presto, perché con l’avvento
delle nuove tecnologie (ovviamente non c’era internet o il computer, ma c’era la tv e il
cinema), si sarebbe andati verso una civiltà dell’immagine e la scrittura non sarebbe stata più
così importante.
Parlava di un villaggio globale, ovvero una sorta di comunità primitiva, una tribù globale, in cui
la scrittura sarebbe stata quasi una cosa ignota e la comunicazione sarebbe avvenuta
visivamente attraverso reti governati dai detentori della tecnologia. Si pensi all’importanza che
hanno gli informatici che sanno veramente padroneggiare il linguaggio del web.
Quindi, secondo lui, le tecnologie televisive comunicando l’informazione in tempo reale in
maniera complessiva e quindi eliminando gli spazi temporali e spaziali (tipici della stampa in
quanto essa rimane legata a coordinate spaziali e temporali, invece in TV e nel web tutto è
simultaneo) avrebbero costituito una società tendenzialmente planetaria che sarebbe stata una
sorta di villaggio globale. Diciamo che in realtà non è successo questo, in realtà i vari mezzi, i
vari media, sembrano convivere, ognuno ritagliandosi una propria parte.
Secondo McLuhan la scrittura sarebbe dovuta scomparire, invece non è successo. È successo
che ci sono stati dei cambiamenti che sono stati studiati in molte persone da Jay David Bolter.
Jay David Bolter (nato nel 1951, è un accademico statunitense) -> ha studiato in particolare
quello che è successo con l’avvento del computer, in opere importanti come “La cultura
occidentale nell’età del computer”.
Secondo Bolter abbiamo avuto l’avvento di una oralità secondaria.
C’è stata una prima oralità quando esisteva la cultura orale e il mezzo della scrittura non era
molto diffuso (da ricordare Omero che cantava le sue storie, e solo in un secondo momento
vennero scritte).
“Oralità secondaria” perché ci troviamo di fronte quasi un ritorno alla pittografia (=la scrittura
per immagini, non che non scriviamo più, ma che vengono usati modi di scrivere con alcune
piccole immagini, come le emoticon per esempio.)
C’è quindi secondo Bolter un ritorno dell’immagine che si è mescolata con la scrittura, facciamo
uso sia di parole che di immagini.
La scrittura non è scomparsa, ma c’è un mescolamento di scrittura e immagine (sotto una foto,
c’è la didascalia).
Socialità della scrittura: si pensi a Google drive, il documento può essere condiviso con altri.
ESERCIZIO
Riformulare correttamente le seguenti frasi:
1. Io speriamo che me la cavo -> io spero di cavarmela -> errori: soggetto singolare e
verbo al plurale; se c’è l’identità di soggetto, è preferibile usare la forma implicita
(“cavarmela” e non “me la cavo”); questa frase è un esempio di italiano popolare
3 2. Dopo essermi sottoposta a una sua visita, mi ha prescritto un farmaco sbagliato -> dopo
avermi sottoposto a una sua visita, mi ha prescritto un farmaco sbagliato/al termine
della visita alla quale IO mi sono sottoposta, mi è stato prescritto IL FARMACO
SBAGLIATO -> errori: il soggetto (essermi sottoposta -> sogg: io / mi ha prescritto ->
sogg: lui); quando tra la principale e la subordinata non c’è identità di soggetto bisogna
usare la forma implicita (quindi non il gerundio e non l’infinito)
3. La commedia dell’arte era una forma di intrattenimento popolare, assistita da un
pubblico rozzo -> la commedia dell’arte era una forma di intrattenimento popolare al
quale assisteva un pubblico rozzo -> errori: “assistita” è un participio -> non va bene
perché in questo caso significherebbe “prendersi cura di” e non ha senso
4. L’amministratore fa presente di informarsi sui preventivi -> l’amministratore chiede di
informarsi sui preventivi -> errori: errore di lessico -> “informarsi” non si capisce se si
riferisce all’amministratore o se l’amministratore sta dando il consiglio ai suoi
dipendenti
5. La rivista veniva letta dalla maggior parte del territorio -> la rivista veniva letta dalla
maggior parte degli abitanti del territorio/la rivista veniva letta nella maggior parte del
territorio -> errori: errore di lessico: scelta sbagliata delle parole
6. Il bambino che gli ho prestato la penna non me l’ha più restituita -> il bambino a cui ho
prestato la penna, non me l’ha più restituita -> errori: uso del “che” in sostituzione di “al
quale”;
18/02/19
Jackobson -> identificava 6 differenti componenti essenziali del processo comunicativo:
Il mittente invia un messaggio al destinatario.
Per essere operante, il messaggio richiede il riferimento a un contesto (chiamato anche
referente) che può essere compreso dal destinatario e che sia verbale o suscettibile di
verbalizzazione (tradotto in forma verbale).
Poi si esige un codice interamente o almeno parzialmente comune al mittente e al destinatario
(chiamati anche codificatore e decodificatore).
Infine ci vuole un canale fisico (la voce, un foglio di carta, un telefono) che crei un contatto e
una connessione tra mittente e destinatario che consenta loro di stabilire e mantenere la
comunicazione.
I fattori individuati da Jackbson sono quindi:
4. CONTESTO
1. MITTENTE 2. MESSAGGIO 3. DESTINATARIO
5. CANALE
6. CODICE
Messaggio -> è l’informazione in sé in qualunque forma si presenti. Non deve essere
formulato necessariamente in lingua umana ma può anche avere la forma di una successione
di numeri (0 e 1 nei computer) o anche impulsi elettrici (nel caso di una stampante, quando le
si da l’impulso di stampare). Quindi si può anche ipotizzare una comunicazione tra oggetti
inanimati -> la comunicazione prescinde dalla natura di chi compie questo processo.
Codice -> è il sistema di segni o il linguaggio (non necessariamente formato da parole) nel
quale è formulato il messaggio. Questo codice deve essere condiviso tra gli elementi che
entrano in comunicazione tra di loro.
Mittente -> è colui che produce il messaggio (ovvero la fonte del messaggio) ed è il mittente
che sceglie il codice nel quale il messaggio viene formulato.
Destinatario -> è colui al quale viene inviato il messaggio ( è il punto di arrivo del sistema
comunicativo).
Contesto -> è ciò a cui il messaggio fa riferimento, sia che si tratti di una realtà concreta sia
che si tratti un’idea astratta. Capiamo subito quindi che la condivisione o almeno la conoscenza
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del contesto è fondamentale per permettere la comprensione del messaggio (se questo è
decontestualizzato risulta ambiguo se non indecifrabile).
Canale -> è il mezzo fisico che trasmette il messaggio (es. canale fonico per la voce, canale
grafico-visivo per un messaggio scritto).
Quando uno di questi fattori viene meno o non funziona, l’efficacia della comunicazione viene
compromessa.
Quando si scrive, un testo o una frase, si sta mettendo in atto un processo comunicativo,
ovvero stiamo scrivendo un messaggio da inviare a un destinatario, e quindi se si commettono
errori, quello che succede è che il processo della comunicazione viene interrotto. Un errore, se
pur piccolo e per noi insignificante, causa l’interruzione del processo comunicativo.
Tullio de Mauro, un linguista e accademico italiano, ha scritto in un suo libro dal titolo “Capire
Comprendere un enunciato
le parole” a proposito della comunicazione orale e scritta -> “
linguistico pone sempre un problema, anzi una somma, un intreccio di problemi quale che sia
l'enunciato e quale che sia la perizia di chi lo riceve e vuole capire. Comprendere è difficile (chi
legge il messaggio, fa fatica a comprendere perché decodificarlo è sempre una cosa difficile e
complessa che mett
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