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Laboratorio 3 lezione 17: Multimedialità

La nozione di multimedialità è vasta e variegata. Etimologicamente, il termine multimediale è una parola composta: multi = molti, media = (dal latino medium) mezzi, ovvero che si avvale di diversi tipi di media. Multimedialità è la compresenza e interazione di più mezzi di comunicazione di massa in uno stesso supporto o contesto informativo (Wikipedia). Il termine media viene comunemente utilizzato per indicare i mass media. Mass media a sua volta è una parola composta: mass = massa, media = (dal latino medium) mezzi.

I mezzi di comunicazione di massa, cioè l’insieme dei mezzi di informazione e di divulgazione (giornali, riviste, cinema, radio, televisione) che si servono di linguaggi facilmente comprensibili a qualsiasi livello culturale (Devoto-Oli, 2000). Un mezzo di comunicazione di massa o mass medium è un mezzo di comunicazione attraverso cui è possibile diffondere un messaggio, secondo le caratteristiche proprie del mezzo, a una pluralità di indistinti e diffusi destinatari, senza che sia necessaria l'interazione (Wikipedia).

La comunicazione multidirezionale, da un punto per raggiungere simultaneamente molti punti, si diffonde con l’avvento della radiodiffusione. La comunicazione non si rivolge a un unico destinatario specifico, come faceva il telefono, ma a una platea di destinatari generici non identificati. Tali destinatari sono relegati al ruolo di ascoltatori, riceventi e non emittenti, spettatori passivi. L’utente rimane fruitore potenzialmente incosciente, delega al mezzo la gestione del proprio percorso cognitivo. Un’eccezione è il caso del giornale, in cui invece è possibile la rilettura del messaggio ed entro certi limiti una sua interpretazione.

Il termine che indica la trasmissione multidirezionale è broadcasting = in modo esteso. Alcuni esempi tradizionali di media sono: giornali, radio, tv, cinema, cartelloni pubblicitari. Lo sviluppo dei mass media nel corso del ‘900 fu strettamente legato al progresso scientifico e tecnologico, che abbassò i costi di produzione di dischi, film, libri e giornali.

Un medium è una tecnologia di comunicazione; ma allo stesso tempo è un insieme di pratiche sociali e culturali cresciute attorno a quella stessa tecnologia. È il sistema su cui convergono le interazioni reciproche tra uomo, ambiente sociale e tecnologia, e vengono definite le convenzioni di rappresentazione delle informazioni che ne permettono l’attribuzione di senso e rappresentazione. I media cambiano le abitudini quotidiane delle persone.

Lo sviluppo di nuove forme e tecnologie di comunicazione nasce dall’esigenza dell’uomo di ridefinire la struttura spazio-temporale del processo comunicativo: comunicare a distanza con tempi di emissione e ricezione differenti (più brevi). Sono strumenti in grado di tramandare notizie di avvenimenti, trasmettere cognizioni acquisite, stabilire un controllo sugli oggetti della rappresentazione in spazi e tempi diversi.

Il medium è sempre soggetto a un continuo processo di rimediazione, ridefinizione ed evoluzione di un medium precedente: es.: parola scritta → stampa → telegrafo oppure teatro → cinema → televisione. Ogni mutazione delle tecnologie o dell’ambiente sociale ridefinisce anche le regole che governano un determinato medium.

A tal proposito, il sociologo canadese Marshall McLuhan sosteneva che il “contenuto” di un medium è sempre un altro medium”. Inoltre, i mass media, per la loro stessa struttura comunicativa, modificano profondamente la nostra percezione della realtà e della cultura. Per McLuhan quindi “il medium è il messaggio”. Per Nicholas Negroponte “il medium non è il messaggio, ma una delle forme che assume”.

Il medium è formato da tre dimensioni collegate tra loro, all’interno del contesto sociale:

  • D. fisica: la tecnologia di comunicazione
  • D. semiotica: il significato attribuito al medium
  • D. cognitiva: modalità di interazione con l’apparecchio

Alla fine del XX secolo si assiste all’affermazione di Internet e del computer. Con la rivoluzione digitale non si parla più di mass media, bensì dei media digitali (new media o digital media). Tramite le reti digitali, i new media trasmettono informazioni sia 'uno-a-uno' che 'uno-a-molti'.

Il termine medium viene utilizzato per indicare il mezzo, il prodotto, il linguaggio, il processo. Possiamo infatti pensare al medium come ciò che contiene e trasporta il messaggio. Ma il messaggio in questione può contenere altri messaggi, e così via. La questione di cosa sia il medium e cosa il messaggio, dipende dal contenuto sul quale ci si sta focalizzando. Gli strumenti diventano obsoleti e vengono rimpiazzati, i media si evolvono.

Multimedialità

Multimedialità può assumere significati diversi:

  • Tecnica di comunicazione che fa ricorso contemporaneamente a testi, immagini, suoni, animazioni.
  • Il ricorso simultaneo a diversi media, finalizzati a un programma didattico, a un target pubblicitario, a una performance artistica (Devoto-Oli, 2000).
  • Una modalità di comunicazione che, attingendo a molte fonti di informazione perlopiù digitale, grazie alle capacità di elaborazione del computer e di software appositi riesce a proporre nuove forme ipertestuali e interattive, che giungono al destinatario attraverso più canali sfruttando in particolare la vista e l'udito, e potendo integrare le potenzialità di strumenti di comunicazione tradizionali e moderni" (Alessio Petralli).
  • Multimedialità è la compresenza e interazione di più mezzi di comunicazione di massa in uno stesso supporto o contesto informativo. (Wikipedia).

Il concetto di multimedialità, in senso stretto, è antico. Come compresenza e interazione di diversi linguaggi all’interno di un progetto o tecnologia di comunicazione lo troviamo in: codici miniati medievali, libri illustrati e fotografici. Le illustrazioni accompagnano e arricchiscono il testo originale. Sono opere monosensoriali.

In ambito informatico, si parla di "contenuti multimediali" quando per comunicare un'informazione riguardo a qualcosa ci si avvale di molti media diversi: immagini in movimento (video), immagini statiche (fotografie), musica e testo.

Il termine multimedialità si diffonde negli anni ’90, con i CD-ROM interattivi. I CD-ROM, letti da computer, iniziarono ad essere utilizzati per la realizzazione di enciclopedie interattive, storie per bambini, tutorial, animazioni. Venivano sviluppate applicazioni basate su immagini grafiche e suoni digitali. La comunicazione attraverso i vari media (immagini in movimento, immagini statiche, musica e testo) era finalizzata a un medesimo contesto informativo, es. enciclopedia multimediale. Secondo alcuni studiosi il concetto di applicazione multimediale, all’epoca, veniva altresì impiegato per indicare alcune presentazioni effettuate mediante videoproiettori accompagnati da riproduttori audio e controllati da un computer. In questo caso non sarebbe stata l’invenzione del procedimento digitale a consentire il sorgere di un nuovo concetto, già applicabile a sistemi analogici complessi, ma ne avrebbe favorito la diffusione.

Oggi il termine multimedialità viene riferito a prodotti di ogni sorta, connessi alle nuove tecnologie. Viene infatti spesso fatto coincidere con i new media e il web. Per circoscrivere la multimedialità dai media tradizionali consideriamo l’universo dei mass media: questo contiene l’universo della multimedialità, che a sua volta si distingue in multimediale analogico e digitale. Nel multimediale digitale è infine contenuto l’universo degli ipermedia, ossia del multimediale interattivo. La multimedialità può essere quindi considerata un universo di media specifico, che combini almeno suoni e immagini. Questo universo è parte di un universo più grande formato da tutti i media.

I mezzi di comunicazione, nell’universo multimediale, sono basati sull’audiovisivo. L’audiovisivo utilizza i sensi dell’udito e della vista. Questo li differenzia dai media monosensoriali (fotografia, radio, cinema muto, media stampati). Alcuni esempi di media audiovisivi sono: televisione, cinema sonoro, computer grafica, web, etc. Al fine di evitare confusione nella definizione di multimedia, adottiamo il termine multimedia digitali. I multimedia digitali sono quelli che chiamiamo nuovi media, che utilizzano il linguaggio digitale nella codifica delle informazioni, con caratteristiche che non sarebbero mai state immaginate nei media tradizionali. Questo permette di distinguere il mondo multimediale dei media digitali.

Nell’universo multimediale possiamo così includere: multimediale digitale (video digitale, computer graphic, ipermedia, etc.), multimediale non digitale (televisione, cinema sonoro, video). Il multimediale digitale può essere definito come:

“Qualsiasi sistema che consenta la raccolta e la manipolazione di dati e informazioni attraverso una varietà di forme, quali suono, testo, grafica, animazione e video”

Una nuova risorsa unica del multimediale digitale è l’interattività. Attraverso l’interattività è possibile accedere ad ulteriori informazioni e interagire con il medium stesso attraverso l’invio di istruzioni di comando. La sovrapposizione tra multimedialità e interattività rientra nel processo di convergenza che i nuovi media digitali portano con sé: una sempre maggior emulazione e simulazione dell'interazione comunicativa tra individui, trasformando la società da spettatore passivo a utente attivo. Questo tipo di interazione non era possibile con i media analogici.

Nicholas Negroponte chiama i media digitali “media dei bit”. Secondo l’autore il bit è: “l’elemento atomico più piccolo nel DNA dell’informazione”. “Un bit non ha colore, dimensione o peso e può viaggiare alla velocità della luce”. Un bit è una cifra, che può assumere il valore 1 o 0 (acceso o spento). Sono valori numerici, alla base del codice binario. Varie combinazioni di bit (1 e 0) possono rappresentare un’infinità di informazioni: numeri, caratteri, immagini, suoni.

Nel corso degli anni si è provveduto alla digitalizzazione di differenti tipi di informazioni analogiche quali audio, video, immagini, etc. La digitalizzazione di un segnale analogico si basa su un processo di campionamento del segnale stesso, trasformandolo in una sequenza di bit. Una delle caratteristiche dei nuovi media digitali è la possibilità di riutilizzare l’informazione e replicare il segnale un numero infinito di volte, senza perdita di qualità (lossless). Nei media digitali, le copie dei dati sono identiche al dato originale.

La possibilità di creare copie identiche all’originale ha generato una serie di problemi legati al diritto d’autore, nonché alla commercializzazione e alla distribuzione di prodotti digitali. La distribuzione di contenuti ha dovuto infatti scontrarsi fin da subito con il problema della pirateria dei contenuti digitali. Infatti una delle caratteristiche dei media digitali è la portabilità, la capacità di contenuto e mezzo di essere trasportato e di trasportare informazioni. A differenza dei mass-media tradizionali, i media digitali consentono inoltre, tramite il web, l’accesso dei contenuti “on demand”.

Nel caso specifico di internet, i bit che rappresentano l’informazione hanno bisogno di essere trasportati attraverso canali di comunicazione. Il numero di bit al secondo che possono essere trasmessi da un canale è la banda del canale di comunicazione. La banda influenza la tipologia di contenuti e la qualità dei contenuti multimediali presentati in rete.

Correlato al trasporto di informazione va introdotto il concetto di compressione dei dati. Nello sforzo di ridurre la quantità di informazioni, in modo da utilizzarne la minore quantità possibile per la trasmissione e l’immagazzinamento, vengono rimosse le ripetizioni nelle sequenze di bit. Questo ha permesso la compressione di suoni e immagini.

Ipermedia

Nell’universo della multimedialità digitale emerge un sottoinsieme specifico, che abbiamo definito ipermedia o multimedia interattivi. Da multimedia + hyperlink = hypermedia. Benché film digitali, video digitali e computer animation siano parte del multimediale digitale, sono diretti principalmente a spettatori passivi, i quali accedono ai contenuti in maniera lineare. Gli ipermedia invece disegnano il contenuto in base alle persone. Queste parteciperanno alla generazione del contenuto stesso in varie maniere: accedendo solo ai contenuti desiderati, intervenendo nei risultati o nell’ordine in cui sono presentati, provocando una risposta del medium. In questo caso i soggetti non sono più solo meri spettatori.

I Multimedia dialogano con testi, immagini e suoni, ma offrono scarsa interattività. È come un programma TV che permette solo il cambio di canale o di volume del suono. Per alcuni autori la TV non offre nessun tipo di interattività, in quanto il cambio di canale non basta per definire la TV interattiva. Altri autori credono che programmi che permettano le telefonate da casa o l’interazione con altri media siano interattivi. In questi casi però solo una piccola parte della popolazione può avere un accesso interattivo al programma. L’interattività deve essere accessibile a tutti. Gli ipermedia vanno oltre il concetto di multimedialità, mettendo enfasi sull’interattività. Sono principalmente disegnati e organizzati per l’uso che ne verrà fatto attraverso l’intermediazione di un utente, fattore importante e assolutamente centrale nel loro sviluppo.

A differenza di contenuti multimediali, che appaiono uguali a tutti gli utenti, i contenuti ipermediali non sono uguali per tutti. Nella navigazione di un contenuto ipermediale spesso non vengono visualizzati tutti i contenuti, ma solo quelli di interesse per l’utente. Nella navigazione ed accesso ad alcuni contenuti si partecipa a un processo di comunicazione (tramite scelte e interazioni). Il fattore principale che distingue un contenuto ipermediale da un contenuto multimediale è l’accesso e la navigazione non lineare dei contenuti (testi, foto, immagini, animazioni e video).

Per introdurre questo livello di interattività vengono utilizzati appositi software di authoring, che gestiscano i collegamenti ai contenuti (links). Gli ipermedia usano lo stesso tipo di acceso non lineare dell’ipertesto, con la differenza che i contenuti a cui accedono sono principalmente audiovisivi. I contenuti dei link possono essere quindi video, animazioni, immagini, audio, testi, etc. Negli ipermedia, oltre ai contenuti, risultano rilevanti gli script (i codici che definiscono l’accesso ai contenuti) e l’interfaccia, che rende possibile la visualizzazione di links e contenuti.

In termini tecnici l’interfaccia è il meccanismo che consente lo scambio di informazioni tra sistemi che possono essere dello stesso tipo (computer-computer) o di tipo diverso (computer-utente). Attraverso l’interfaccia si rende possibile la comunicazione uomo-macchina, da una parte traducendo le informazioni fornite dall’utente in un linguaggio comprensibile per la macchina (linguaggio numerico), dall’altra parte permettendo al computer di rappresentarsi in una forma comprensibile per l’utente. L’interfaccia è caratterizzata da rappresentazioni metaforiche, che consentono all’utente l’accesso ai contenuti desiderati. Il menu di navigazione è l’elemento dell’interfaccia che raccoglie i principali links di navigazione dei contenuti.

Ad un basso livello di interattività, gli ipermedia possono essere rappresentati dai film in DVD. Questi consentono l’accesso di altri contenuti, oltre al film stesso. La navigazione non lineare in questo caso è molto limitata. Con l’incremento del livello d’interattività aumentano i links e i sublinks; vengono sviluppate più interfacce di navigazione, che permettono l’accesso a oggetti e sottocategorie di oggetti. I contenuti rimandano ad altri contenuti. L’interattività può essere ramificata e sviluppata a tal punto da essere necessaria una struttura ben pianificata e un progetto di usabilità. Il massimo livello di interattività è quello che permette all’utente di modificare gli ipermedia in modo personalizzato. Questo non ha a che fare con l’ordine di navigazione dei contenuti, ma nella capacità di modificare i contenuti, es. videogames, che rispondono alle azioni degli utenti.

Lezione 18: Convergenza digitale: dall’analogico al digitale

Evoluzione storica

La storia del ‘900 oltre a essersi aperta con una grande rivoluzione, l’introduzione dei media elettrici, si chiude con un’altra grande rivoluzione: la rete digitale. La rete internet in realtà ha origine molti anni prima: come protocollo di trasmissione negli anni ’70, come forma di comunicazione negli anni ’40. Una prima concezione di macchina “ipertestuale” risale infatti al 1939 per opera di Vannevar Bush. In quegli anni la telefonia aveva iniziato a sviluppare servizi alternativi alla conversazione telefonica quali prenotazioni e ora esatta. Si inizia quindi a utilizzare il medium per un servizio pubblico, utilizzo che avverrà compiutamente con la digitalizzazione della rete telefonica e la possibilità di trasmettere dati. Vannevar Bush era un ingegnere americano noto per il suo lavoro sui computer analogici. Il suo progetto, denominato Memex (Memory Extender) era completamente meccanico e si basava su più lettori di microfilm, colle.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stc.iusve di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Barbato Davide.
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