Storia della filosofia morale
La trasmissione culturale del razzismo
In che modo una persona a una data età creda che sia naturale pensare una serie di cose, scritte nella nostra natura, costanti antropologiche, tratti della natura ed essenza umana che portano necessariamente ad avere certe idee. Nell’uomo per essenza c’è la proprietà di considerare per esempio diverso chi ha un diverso aspetto fisico. Esempio in natura cani e gatti si detestano per necessità biologica, genetica, innata, prima della nascita della nostra esperienza. Non è qualcosa che si apprende, non è effetto di trasmissione culturale, ma per nostra essenza, natura hanno scritto dentro un senso di avversione per ciò che è diverso.
A fine 1945 fu creato l’ONU e una delle prime cose fu chiedere a celebri intellettuali una riflessione sulle cause di quella vicenda assurda del genocidio degli ebrei. Parola coniata ad hoc dopo la Shoah. Il più grande antropologo occidentale del '900, Claude Lévi-Strauss, disse che si doveva considerare naturale ed inevitabile un’attitudine etnocentrica in tutte le specie. Se un gruppo umano si costituisce, ci si deve aspettare una tendenza a considerare molto negativamente gli altri gruppi umani. Egli riconduceva questo razzismo come insito al mondo animale e dei viventi in generale. Biologica ostilità verso gruppi differenti. Idea pericolosa.
Secondo il prof sbagliato, secondo lui è trasmissione culturale e lo si apprende invece, da maestri, pubblicità, genitori, chiesa, media. Razzismo sorto in certi contesti e poi trasmesso attraverso la forma del linguaggio verbale e pratiche, cioè modi di agire e organizzare le cose, ad esempio divisione dei quartieri in base a provenienza geografica, colore pelle, lingua ecc. Pratica muta, non espressa tramite parole ma ha comunque un effetto determinante. Termine usato dal filosofo francese Foucault.
Locke disse che le idee innate non si possono obiettare, solo accettare, mi toglie la possibilità di criticarle. Basta uno che ne contraddica una e questa non vale più per tutti quindi non si può dire universale e innata. Quand’anche tutti fossero orientati verso un atteggiamento razzista, basta uno che non lo sia e questa idea perde il suo valore universale. In alcuni periodi della storia dell’umanità ci fu una forte idea di razze gerarchicamente classificate, invece dal 1945 ci fu un momento decisamente incrinale e la teoria è diventata minoritaria e le persone rigidamente convinte diventarono meno. Queste oscillazioni sono segno di dipendenza da circostanze storiche e non dall’insita natura umana. Le idee sono spesso soggette ai decorsi storici, come anche le idee religiose, occultismo (pratiche medium ecc).
Lezione 2
Una riduzione della violenza linguistica è qualcosa di auspicabile. Non vedendo il politically correct (ostracismo: condanna, severa messa al bando dell’opinione pubblica, ostrakon era un pezzo di terracotta su cui veniva scritto ad Atene il nome del cittadino ritenuto pericoloso per la comunità da parte dell’assemblea popolare / damnatio memoriae / cancel culture) come censura a favore di qualche concetto astratto. Alcune parole descrivono, altre hanno un valore performativo (linguistica): la parola diventa azione. Alcune parole performative vengono usate per porre le persone su un grado di inferiorità o subordinazione o far valere un privilegio prevaricando, capita con parole anche non offensive per definizione, ma diventa violenza verbale (studente, donna, nero). Il gioco degli appellativi e della classificazione potrebbe continuare all’infinito.
Joseph Mengele fu un medico delle SS (medicina e antropologia razziale) che fece molti esperimenti su ebrei, neri e zingari. Dopo la guerra riuscì a scappare grazie a reti di protezione e morì affogato in Sudamerica. Nella sua tesi di laurea egli distinse l’umanità in base alle 4 tipologie di mascella. Delirio pseudo-scientifico. “Dovunque si possono fare delle distinzioni bisogna farle”. Era anche ossessionato dall’eteronomia degli occhi. Tutto questo non significa niente finché qualcuno non rende queste affermazioni, seppur reali, performative. L’appartenenza a questo gruppo ad Auschwitz portava alcuni a un destino diverso. Anche l’essere gemelli omozigoti era visto come frutto di atti diabolici o pratiche sessuali perverse da parte dei genitori che venivano addirittura perseguitati. Quando un gemello moriva a causa delle condizioni terribili del campo, l'altro veniva immediatamente ucciso e sezionato perché si voleva vedere se anche l’altro fratello fosse soggetto alle stesse malattie/condizioni di salute dell’altro. Anche l’albinismo può costituire in alcune culture una forma di stigmatizzazione molto forte.
In Africa alcune mamme vengono tenute protette in santuari con i loro figli, altrimenti verrebbero uccisi col fine di farne dei talismani o portafortuna con pezzi del corpo. Le distinzioni non devono avere ripercussioni sul destino delle persone. Ma dove la distinzione è irrilevante farlo è inutile, sbagliato. Se poi questo sancisce una politica discriminatoria, il politically correct cerca di impedire che avvenga. Tuttavia è importante contestualizzare le parole e sapere come venivano utilizzate in passato, senza la mania della censura. Il nostro passato è un passato di prevaricazione, era normale e in uso comune l’utilizzo di certe parole. Anziché cancellare e modificare il testo del libretto di Mozart (in cui descriveva un nero come brutto e cattivo con l’anima nera come il suo corpo), dovremmo fare attenzione a quanto è rimasto nella nostra cultura. Non è elemento costitutivo del suo lascito ma frutto della sua cultura, era un uomo molto mite e disinteressato alla politica. Non cancellare il passato ma la venerazione di esso.
- Applicare la legge (alcune questioni sono da relegare alla magistratura)
- Far sentire la propria voce
I primi filosofi presocratici elaborarono un’idea di etica universale. Cosa vuol dire parlare della ricerca di un archè? Significa trovare un principio unificatore. Tutti gli uomini hanno un’origine comune e quindi un’affinità gli uni con gli altri. Al contempo la distinzione tra un gruppo e il resto del mondo è rintracciabile in tutte le culture precedenti che ci hanno lasciato testimonianza scritte. I filosofi dovrebbero quindi elaborare un’idea di etica che sia quella di un singolo o di una città, non di una particolare classe sociale, ma universale e soprattutto umana. Costruire un pensiero comune. Empedocle, Anassagora, Democrito trascendono la distinzione noi e gli altri o tra un cittadino e l’altro come alcune culture precedenti. I Pitagorici usavano il calcolo come strumento comunicativo intuitivo, comprensibile a tutti anche senza l’uso della stessa lingua. In generale, tutte le scienze quantitative hanno un valore uniformante (Pitagorici, Eraclito). Sono infatti filosofi delle colonie greche, non dell’Ellade. Hanno conosciuto stranieri e di conseguenza maturato una concezione dell’uomo non localistica ma universale. Tutto ciò che possiamo definire filosofico in senso forte deve essere qualcosa di universale e universalizzante, globale. Non è sempre stato così, abbiamo assistito a tentativi di riportare la filosofia a una dimensione esclusiva, chiusa ed elitaria.
Lezione 3
Sforzo dei presocratici di pensare in senso universale e globale, (ciò che il prof cerca di fare nel manuale) cercano di elevarsi da un’etica noicentrica. Atomismo: dottrina fisica lontana da ogni visione mitica, locale, esclusiva ma una dottrina cosmologica delle parti della materia, assolutamente globale. Considera irrilevanti le dimostrazioni che i sensi ci rivelano di continuo e che esiste un tessuto di cui sono fatte tutte le cose: stelle, mari, re e schiavi. La natura del corpo umano non dipende dalla nobiltà di sangue perché gli atomi sono gli stessi per tutti.
Socrate maestro di Platone, Platone di Aristotele. Al centro del discorso la polis. Socrate in qualità di filosofo scuote i concittadini al fine che mettano in discussione le loro convinzioni mai problematizzate. Lui arriva a criticare implicitamente alcune delle tradizioni più venerabili della città di Atene, apparendo come nemico, infedele o traditore, ma quello che fa di lui un filosofo! Non ci si può aspettare una piena e cieca fede nei confronti delle tradizioni della sua realtà. Mette in discussione qualunque autorità (soprattutto il senso comune della società, il più pervasivo) cercando una visione globale, universale. Parla prevalentemente di etica-politica. Filosofia che consente di sottrarsi a ogni forma di autorità.
Nazionalismo/patriottismo platonico: Atene mancava di ideali quali equità e giustizia, vuole ricostruire la città, un gruppo chiuso potente, un luogo capace di affermarsi sulle altre città in modo efficace attraverso la res publica platonica, una città “murata” che considera il proprio sistema come il migliore e guarda con diffidenza e competizione gli altri. Cittadinanza non conferita a chiunque. Regole di giustizia che valgono per chi vive nella cerchia, che hanno lo scopo di fornire uno stato prospero e giusto ma solo a quel ristretto gruppo di persone. Giudizi di valore basati sulla prevalenza di una parte sull’altra. Colossale presupposto che però non trova forma di giustificazione. Pone le proprie conclusioni come presupposto.
Visione etico-politica aristotelica si è rivelata compatibile col cristianesimo, l’islam, quella epicurea no. Le due sono diametralmente opposte. Concetto di natura di un ente per Aristotele (strada, albero, uomo): da un lato è l’insieme delle proprietà essenziali di qualcosa, ciò che esso è e lo rende tale. Dall’altro lato il modo in cui una cosa deve essere, trascendendo la propria natura, cercando di essere quello che non è. Questo è sempre l’inizio di un errore. Se esiste una natura allora esiste anche una contro natura. Il fine di ogni azione è realizzare la natura di qualche cosa. Il bambino ha come fine quello di diventare un sé pienamente sviluppato, adulto, razionale, virtuoso, perseguendo una completa realizzazione delle sue capacità, è quindi in potenza. Il bambino non ha in sé il suo fine, ma lo trova fuori di lui. Tuttavia il bambino potrebbe anche non raggiungere la sua entelechia, cioè la sua natura nella forma più compiuta e perfetta, diventando un adulto sciocco ad esempio. Vi è allora, secondo Aristotele, una carenza, difetto, la natura di quell’ente è malata, corrotta, qualcosa è andato storto. Questa visione nega che il bambino abbia una sua perfezione in qualunque momento della sua vita, come se da bambino non fosse un ente in sé, come se fosse un “non ancora”, come se avesse valore solo se proiettato nel futuro oppure fosse contro natura. Si nasce già schiavi delle aspettative, degli standard ai quali siamo chiamati a conformarci. Il sentirsi compiuti è forse un concetto da superare, come l’idea che la vita sia un continuo rincorrere un modello che ci sfugge o l’angoscia di esserci lasciati sfuggire occasioni. Tutto questo crea un atteggiamento ansiogeno e angosciante.
OLISMO/ORGANICISMO: esiste un tutto che è condizione essenziale per l’esistenza delle parti. La parte ha senso solo se adempie una funzione all’interno del tutto. Visione organicistica dove gli enti non sono enti in sé ma organi di un ente superiore, parti che devono concorrere al bene di una totalità che trascende da loro. “Il tutto è più grande dell’insieme delle parti” (Aristotele), parti che dipendono dalla struttura stessa, quindi il valore di un individuo è dato dal posto che occupa nella totalità, il ruolo viene prima della mia persona individuale ed è ciò su cui la persona viene giudicata. Io sono la funzione che occupo nello schema, funzione che persisterà anche dopo la mia morte, quando verrò rimpiazzato da qualcun altro. Il ruolo è ciò che è veramente vivo.
Ma chi stabilisce l’entelechia? I filosofi ritengono se stessi come modello (Aristotele) oppure subentra il problema del conformismo. “Le virtù pratiche sono una via di mezzo tra due vizi opposti” (Aristotele). Questo giusto mezzo però non è calcolabile aritmeticamente. Per sapere per esempio cos’è il coraggio o la generosità, dice lui, devi guardare come fanno gli altri e copiarlo. Ci rimanda a una valutazione sociale, cioè fare quello che fanno gli altri, far dipendere e sottomettere completamente la facoltà di auto determinazione al modello dominante. Il suo discorso etico rimane segnato da queste caratteristiche, non è dunque in grado di render conto del cambiamento. Per lui la società dovrebbe essere monolitica e se ci dovessero essere più opinioni o gradi di valutazione diversi su una persona allora ritiene che la società sia sbagliata, la cosa giusta è ad ogni modo seguire la maggioranza.
Lezione 4
Fondamento etico-politico di Aristotele e di tutto l’Occidente: insormontabili differenze ontologiche tra uomini: uomo-donna, colto-stolto, buono-cattivo, libero-schiavo che rendono l’etica diversa a seconda del soggetto. Ciò che è virtù per donna (silenzio) non lo è per uomo ad esempio. Relativizzazione delle virtù, diverse ma non inferiori. Tuttavia in questa visione olistica, globale, organicistica ciò che conta è che questo sistema sia gerarchico, ciò che è valido e vantaggioso per il tutto è più importante per ciò che è virtuoso per il singolo. Le virtù di una parte specifica diventano quelle generali del tutto, alle quali le altre devono sottomettersi. Padrone e schiavo hanno gli stessi interessi che sono quelli del padrone. L’interesse del tutto (polis) è l’interesse di quella parte specifica a cui Aristotele assegna una preminenza ontologica, per cui alcuni individui comandano e altri sono comandati (schiavi, donne, bravura nel sottometterli è come bravura nella caccia, chi è più lesto e furbo ne avrà di più).
Legittimo e corretto era la classificazione gerarchica degli uomini e difesa degli interessi dei dominanti. Pratico (praxis) in filosofia vuol dire agire sociale o individuale, ciò che si fa (etica, politica e economia).
La prima distinzione ontologica si fonda su un’altra: distinzione tra umano e animale domestico. Essi appartengono alla vita pubblica (animali da soma, trasporto, cibo), sono enti dotati di struttura psichica e un’anima vegetativa e sensitiva ma no razionale. La superiorità dell’uomo su di essi è giustificata dalla natura, diversità tra due cose che hanno valore gerarchicamente diverso. Per l’animale essere assoggettato all’uomo è un vantaggio anche se non lo sa perché gli consente di raggiungere la sua entelechia, ciò per cui la natura l’ha fatto: perché siano utili all’uomo. Verso gli animali selvatici l’uomo è legittimato a fare quello che vuole come loro potrebbero fare ferocemente con noi, sono nemici. Con quelli domestici entra in gioco l’inferiorità della loro anima rispetto al modello razionale umano.
L’ideologia non si ferma di fronte a nessuna sventura, anche se un animale selvatico è buono e docile troverò sempre una giustificazione per far valere la regola, l’eccezione che conferma la regola (in realtà dovrebbe smentirla!) è solo un modo per dire “io non cambio idea”, oppure donna che capisce di geometria, schiavo eretto. In questo quadro razionalmente coerente rientra anche il trattamento verso barbari, schiavi e donne. Visione ritenuta necessaria, che deriva da una tesi che costituisce la super fondazione di tutto il discorso filosofico aristotelico, già presente in Platone: se noi vogliamo istituire un rapporto di gerarchia tra due gruppi potremmo appellarci all’uso comune (si possono cambiare però, non valido..) non necessario ma abituale, però questo avrebbe indebolito la sua posizione.
Il fondamento radicale è costituito dalla superiorità indiscutibile dell’anima sul corpo. Idea di dualismo dei viventi dotati di un sinolo di anima e corpo, non due parti paritarie. Nelle persone buone che agiscono secondo la loro essenza è l’anima che dà ordini al corpo. L’uomo che sta nelle migliori condizioni di corpo e anima si trova nella condizione “naturale” e la sua anima avrà il controllo del suo corpo. Nei viziati, chi segue le passioni corporali, la gerarchia anima-corpo è stata stravolta e l’uomo si trova in condizione abietta, degradata e contro natura.
Uomini più vicini all’anima e donna al corpo. La madre dà il corpo e fornisce l’elemento fisico, quello spirituale viene fornito dal padre. L’anima degli animali esiste ma è terrena e guidata quasi interamente da funzioni corporali. Solo quella dell’uomo si eleva dalla miserie del corpo. La postura curva dello schiavo ingobbito e il suo corpo potente, greve, forte ma non eretto lo avvicinano agli animali, alla terra, mentre il padrone cammina retto a testa alta verso il futuro.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Pedagogia sperimentale, prof. Aluffi, libro consigliato La mediazione culturale, Andolfi
-
Bibliografia tesi "Stampa e razzismo: il caso la Continassa"
-
Trasmissione numerica - la rappresentazione dei segnali
-
Antropologia culturale: la biomedicina, la salute, la medicina popolare