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La ricerca storica in rete: teoria e pratica

Il corso si incentra dal punto di vista teorico sui metodi e gli strumenti per lo studio della storia, sull'uso pubblico della storia e sul problema della periodizzazione. Il corso si propone in particolare l'obiettivo di far acquisire gli strumenti base per lo studio della storia e i criteri attraverso i quali si procede a una scrittura della storia.

Esame di Introduzione agli studi storici docente Prof. E. Salvatori

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conoscenza di forme, del loro mutare ed articolarsi a seconda delle varie epoche e dei vari

ambienti.

L’ultima delle grande conseguenze del positivismo sul metodo stoico è un fenomeno che si

sviluppa lentamente: passaggio dal monumento al documento. Il monumento viene dal verbo latino

“monete” che significa istruire, far ricordare. Infatti usiamo oggi la parola monumento per delle

realtà forti e stabili del paesaggio umano che dovrebbero darci un messaggio dal passato per il

futuro. Il documento deriva invece da “docere”, da insegnare nel senso di avere una prova, una

giustificazione.

L’IDEALISMO

Questo cambio di mentalità dovuto dall’arrivo del positivismo ebbe diverse conseguenze. La parte

più umanista degli studiosi, filosofi, storici, filologi ecc.. ebbe una reazione nei confronti dei

positivisti e indicò nelle scienze umane in se e nella storia una sua specificità. iniziano a dire che

non è possibile analizzare la storia con i metodi della scienza e che le scienze pure e la storia

erano diverse e dovevano essere analizzate differentemente.

La storia è guidata da uno spirito, lo spirito della storia stessa. Da questa concezione di sviluppa

l’idealismo: spirito che guida le azioni degli uomini nel percorso. Legata a questa idea c’è il fatto

che ci sono personalità che sanno comprendere meglio dove stiamo andando e ci sanno guidare: i

grandi leader, Napoleone, Hitler, Mussolini. La storia quindi predilige il vincitore che può essere il

singolo personaggio ma anche una comunità.

IL NAZIONALISMO E L’INVENZIONE DELLA TRADIZIONE

Collegato alla visione della storia come un percorso in cui si va nella direzione corretta se la storia

è il giudice, si matura il concetto di nazione che viene inventata tra 700-800. La storia dell’ultima

età moderna è la storia di guru fra stati (rafforzamento del concetto di nazione). Si fa strada l’idea

che la nazione non è una realtà nuova ma più antica poiché coincide con il popolo che la abita e

ne caratterizza lo spirito quindi ci sono nazioni che sono superiori alle altre.

Un popolo vince quando è sicura delle proprie origine, la sua identità è forte. Una nazione non è

più l’insieme di persone all’interno di confini ma ha delle specificità che la rendono unitaria e sono

l’unità di lingua, di religione, di storia, un’unica etnia.

Fitche: si rivolge alle entità politiche in cui la popolazione parla il tedesco ma la Germania non

esiste ancora. La lingua tedesca è un segno di superiorità del popolo tedesco su gli altri popoli che

non avevano una lingua comune. La concezione di nazione con la stessa lingua e etnia porta gli

storici dell’epoca a ricercare con molta energia le origine della nazione ovunque . Si cerca nel

passato di ogni popolo l’origine della nazione.

Quando nll’880 c’è stato il fiorire del concetto di nazione e la ricerca delle origini della nazione

stessa nei popoli, nacque anche il bisogno di avere un’identità nazionale e a partire da questo

periodo è forte l’invenzione della tradizione. È proprio tra 700-800 che c’è un fiorire di invenzioni di

tradizioni. Esempio:

- Kilt scozzese: secondo la tradizione è antichissimi e i cui colori identificherebbero i diversi

clan, in realtà è l’invenzione di un imprenditore inglese che lavorava nelle fornaci per la

lavorazione del ferro e costruisce questa divisa modificando l’abito originale degli irlandesi

dell’epoca. Con il tempo si è creata questa tradizione ma è inventata.

- Feste periodiche tipo palio di siena, calcio storico, gioco del ponte.

- L’uso della parrucca nei tribunali inglesi.

Alcune tradizioni non sono riuscite ad affermarsi, per affermarsi c’è bisogno di un’esigenza sociale

morto forte (identità storica), e che questo fenomeno si ripeta nel tempo.

IL MARXISMO

Un’importante filosofia della storia è il marxismo. Elaborata da Marx nella prima metà dell’800.

Identifica come soggetti della storia non i popoli ma le classi sociali. Guarda al passato e cerca di

spiegarlo in termini di lotte tra le classi sociali:

- nella Roma antica la lotta è tra i patrizi e i plebei e schiavi;

- nel Medioevo tra nobiltà fatta da vassalli e feudatari e servi\schiavi.

Questo confronto fa nascere la borghesia dei mercati e artigiani, uomini liberi, non schiavi che si

rafforzano economicamente e acquistano potere, e con la rivoluzione francese c’è la rivoluzione

della borghesia sulla nobiltà, capovolgimento dei rapporti sociali. Quindi Marx dice che visto che la

storia è una lotta di classe in cui la classe più debole con il tempo scalza quella più forte, anche nel

futuro accadrà così e gli operai prenderanno il potere della borghesia e inaugureranno un nuovo

stato sociale.

Dal punto di vista storico significa che ci sono delle cose strutturali e sovrastrutturali. Per un

positivista è importante l’etnia, i rappresentanti politici, le imprese del popolo ecc; invece, per Marx

importante è la struttura economica-sociale. Tutto il resto (aspetti culturale, linguistici) sono

sovrastrutture collegate alla struttura ma comunque accessorie. Per Marx il passato è importante

solo nella misura in cui ci aiuta a capire il presente.

L’800 è il periodo delle filosofie della storia, e nell’800 si era convinti che l’umanità andasse verso il

progresso. che poi questo progresso fosse segnato dalla scienza (positivismo) , dalla storia

(storicismo), dalla lotta di classe (marxismo) non era importante.

LA CRISI DELLE FILOSOFIE DELLA STORIA

Nel corso del 900 si ha il crollo rovinoso di tutte le filosofie della storia. Non è un crollo improvviso.

Comunque era chiaro all’uomo dell’800 che il progresso era positivo ma portava anche alla

povertà, alla fame e malattie. Ma il colpo mortale all’idea che l’umanità andasse verso il progresso

l’ha dato l’affermarsi di violenti regimi totalitari come il nazismo e fascismo (eliminazione elementi

della società che erano considerati infetti) , o nell’Europa orientale i comunisti (unione sovietica,

gulag, campi di sterminio per oppositori politici). Orrori che hanno smontato la visione positivista

dell’800 dal punto di vista storico.

Conseguenze delle crisi delle filosofie delle storie:

- cardini su cui questo percorso si basava,

L’umanità ha perso il suo percorso, quindi tutti i

primo fra tutti il popolo e la nazione, vengono meno e quindi viene anche meno un modo di

fare storia e si comincia a dire che la storia è scritta dia vincitori, essa non è valida perchè

una storia scritta da chi ha affermato se stesso a scapito degli altri è di per se falsificata.

- mantenere la

La crisi infetta anche la metodologia della storia, cioè si comincia a

metodologia di analisi delle fonti però non si da più la fiducia che si aveva prima.

- alcune fonti e non

La memoria stessa è intenzionale, una persona decide di conservare

altre significa che ha già fatto una scelta di ciò che è importante e ciò che non lo.

- e questo impedisce allo storico di

L’interpretazione che diamo alle fonti è soggettiva

interpretare il passato nella sua totalità perché sa che è tutto molto soggettivo.

LA NUOVA STORIA

L’inizio del 900 ha rappresentato un cambiamento nel modo in cui l’uomo ha iniziato a pensare a

sè e al modo che lo circonda. Dal punto di vista storico la reazione più importante fu quella degli

Pierre Goubert introduce la nuova storia

annalisti, gli annales, fu una rivista fondata nel 1929.

nel campo della demografia storica, studiando dalla nascita alla morte, grazie allo spoglio

dei registri parrocchiali, tutti gli individui, tutte le famiglie di una regione per la durata di un

secolo.

La nuova storia ha una tradizione dietro di sé, quella di Lucien Febvre, insieme a Marc

Bloch, definiscono: “Annales d’histoire économique et sociale”.

La battaglia delle “Annales” (1924-1939) fu una battaglia contro la storia politica, la bestia

nera di Lucien Febvre e di Marc Bloch. Storia politica che è una storia-racconto e una

storia di avvenimenti, una storia teatro di marionette che nasconde la vera storia, quella

che si svolge tra le quinte e nelle strutture nascoste dove bisogna frugare per analizzarla e

spiegarla.

Dopo la seconda guerra mondiale, le “Annales” ha dovuto più volte cambiare nome e, a

partire dal 1946, la rivista porta un nuovo titolo che indica l’ampliamento dei suoi orizzonti:

le “Annales. Economies-Sociétés-Civilisation”.

Attraverso il cambiamento dei nomi della rivista fa capire un elemento importante: mentre con il

primo titolo sembrava che la storia fosse solo un elenco di eventi, con il secondo titolo mostra che

la storia è altro, è economia e società, civiltà, scienze sociali. Un modo nuovo di guardare alla

storia. La storia per gli “AnnalesA non è événementielle, una storia non raccontata da un elenco di

eventi, anzi gli avvenimenti non

esistono sono come delle increspature di superficie non individuabili per andare a guardare altre

cose:

- Economia marxista e società: le cose strutturali di una società, il metodo di produzione,

l’economia, il modo in cui la società sopravvive. Non è attento alle dinamiche della storia

politica (re, sociali, guerre di successione) ma è interessato all’economia e alla struttura

della società. Tenta di confrontare le diverse società.

- strutturali non

Storia che guarda alla lunga durata: considerare fenomeni che essendo

cambiano facilmente, per esempio guardano alla famiglia. esempio: la storia è come il

mare, le increspature sono gli avvenimenti che non contano nulla, poi c’è uno strato che

dura fino alla metà della profondità marina (correnti) che cambiano ma lentamente, e poi

c’è il fondo che si muove molto lentamente. gli storici degli annali sono interessanti

soprattutto a questi ultimi 2. questo cambia totalmente la concezione della storia.

La storia del breve periodo è incapace di cogliere e di spiegare le permanenze e i

- cambiamenti. Una storia politica che si regola sui cambiamenti dei regni, dei

governi non coglie la vita in profondità.

- diffidente e

Non guarda più al documento importante anzi lo storico è estremamente

guarda i documenti che potrebbero dare dei contenuti che non sono portatori di una forte

intenzionalità (documenti seriali, cioè prodotti in serie che presi insieme possono dare una

visione della realtà più obbiettiva ad esempio l’anagrafe).

La nuova storia resta in gran parte qualitativa. La storia quantitativa si colloca

- all’interno di una vera rivoluzione documentaria. Il documento di base, l’unità di

informazione è il dato, non il fatto, e il corpus, il complesso di dati richiesto dal

calcolatore. Le fonti migliori sono quelle che forniscono dati in grande quantità, e il

modello ideale è il registro parrocchiale. L’esplosione documentaria è il risultato del

desiderio dello storico di interessi ormai a tutti gli uomini.

Gli sviluppi probabili e necessari della nuova storia sono 3:

La promozione di una nuova analisi dei documenti che deve comprendere:

1. • una nuova concezione del documento accompagnata da una nuova critica

dello stesso. Il documento non è neutro, ma è prodotto consciamente o

inconsciamente dalle società del passato per imporre un’immagine di questo

passato non meno che per dire la “verità”;

• una rielaborazione della nozione di tempo, materia prima della storia.

Occorre spezzare l’idea di un tempo unico, omogeneo e lineare.

• la messa a punto di metodi di confronto pertinenti che consentano di

paragonare solo quello che è paragonabile.

Il progresso verso una storia totale e l’immaginario che deve compiersi con la

2. considerazione di tutti i documenti trasmessi dalle società del passato.

Tener contro delle idee e delle storie, sin qui la nuova storia ha tentato di sfuggire a

3. due principali pericoli: la sistematicità e il puro empirismo a immagine della scuola

positivista.

Quando si parla del futuro della storia, si possono formulare 3 ipotesi:

O la storia, proseguendo nella sua pressione sulle altre scienze umane, le assorbirà

1. in una pan-storia, scienza globale dell’uomo, degli uomini del tempo.

O si giungerà a una fusione tra le tre scienze sociali più vicine: storia, antropologia

2. e sociologia.

Oppure, rinunciando a essere senza frontiere e a flirtare con tutte le altre scienze

3. dell’uomo, la storia si ritaglierà un proprio territorio, operando una nuova “frattura

epistemologica”.

LA STORIA DI GENERE

Le donne diventano oggetto di storia. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta del

Novecento, ricerche dedicate alla storia delle donne si propongono di dare visibilità a un

soggetto tenuto ai margini delle indagini storiche tradizionali.

Le donne sono state affiancate a quei gruppi subalterni, che la storiografia otto-

novecentesca ha ignorato e che la storiografia recente intende recuperare alla memoria

come soggetti di azione nella storia e pertanto farne oggetto di studio.

La storia delle donne rappresenta una sfida sia alla pretesa della storia di fornire un

racconto unitario, sia alla completezza e all’autonoma esistenza del soggetto della storia.

Nel 1976 N. Davis invitava a considerare «il peso dei ruoli sessuali nella storia», cogliendone la

storicità e la necessità di includere il genere sessuale tra le categorie fondamentali di

interpretazione dei fenomeni del passato insieme con classe, stratificazione sociale e razza.

Dieci anni più tardi J. Scott proponeva una definizione di «genere»: il genere è un

elemento costitutivo delle relazioni sociali fondate su una cosciente differenza tra i sessi, e

il genere è un fattore primario del manifestarsi dei rapporti di potere.

La differenza tra uomini e donne non può essere ristretta a quella che è la distinzione di sesso, né

può essere postulata a priori, la «differenza» tra uomini e donne diviene l’oggetto stesso della

ricerca, la domanda che l’orienta e il problema da analizzare.

La storia di genere (gender history) si disinteressa della mera differenza dei sessi, ritenendo che

questa, da un lato, sia insufficiente a rendere conto di un fenomeno più ampio quali sono appunto

le identità di genere e, dall’altro lato, corra il rischio di identificare sulla base della comune fisiologia

un gruppo astratto, le «donne», i cui caratteri siano fondati in modo «essenzialista» sulla biologia,

siano cioè «naturali». La storia di genere indaga come le identità di genere si costruiscano

reciprocamente attraverso le relazioni e le pratiche quotidiane, i rapporti di potere, i sistemi di

norme e le istituzioni, i linguaggi e le culture dei diversi contesti spazio-temporali.

Il concetto di genere opera è una correzione sostanziale in due direzioni correlate: non riguarda in

senso stretto le donne, definite come un insieme univoco e uniforme costituito dall’essere

femmine, ma quello che esse storicamente sono.

La ricerca delle storiche ha preso le mosse attraverso pratiche di indagine e di scrittura che si

legavano all’esperienza dei movimenti femministi. Nel corso degli anni Ottanta, mentre si avviano

filoni tematici di grande spessore, si organizza anche la pubblicazione di riviste specializzate che

rinunciano all’approccio multidisciplinare praticato da riviste già esistenti, come per es. «Donna

Woman Femme» (1975). In Italia, la separatezza tra produzione scientifica e impegno militante

«femminista», cioè tra cultura e politica, è stata abbastanza rigorosa, e, sebbene discussa nella

comunità delle storiche, non ha conosciuto una ribalta pubblica ed è stata ribadita anche quando si

è costituita la Società italiana delle storiche (1989).

La storia sociale ha rappresentato un alleato degli studi sulle donne e un volano importante per

favorirne il rafforzamento e la diffusione, contemplando al suo interno l’interrogativo su «i molteplici

modi con i quali le donne hanno potuto re-interpretare e rielaborare i […] significati» dei contenuti,

dal carattere storico e mobile, del maschile e femminile.

Il confine tra storia delle donne e storia di genere è rimasto perlopiù ambiguo.

La storia di genere ha conosciuto anche una deriva scettica, mostrando l’attitudine a considerare le

donne solo come la costruzione dei «discorsi» religiosi, giuridici, letterari, filosofici, medici ecc. di

cui erano oggetto. La storia delle donne ha insistito sulla identità collettiva delle donne e sulla

separatezza della esperienza storica femminile da quella maschile. Permane tuttavia una

fondamentale e per certi versi insolubile ambiguità tra i due campi di studio. Da un lato, infatti, la

dizione «storia di genere» è stata spesso usata per schermare l’oggetto autentico della ricerca

condotta, cioè le donne e per presentare il proprio operato come sessualmente neutro,

insospettabile di «militanza femminista» e, in definitiva, scientifico, specie agli occhi

dell’accademia. Si tratta di una contraddizione che ha condotto a esiti opposti, invece, laddove,

come per es. negli Stati Uniti, la individuazione del soggetto di studio rientrava nella politica

accademica di protezione e incoraggiamento degli studi settoriali. D’altro lato, l’ambiguità deriva

anche dalla persistente difficoltà di formulare il concetto di «genere», attorno al quale si spendono

studiose di diverso indirizzo teoretico e filosofico, e di individuare e definire in modo stabile e

costante la soggettività «femminile»


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in informatica umanistica (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IIFrancyII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione agli studi storici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Salvatori Enrica.

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