Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria
Dipartimento di Agraria
Corso di Laurea Triennale in "Scienze e Tecnologie Agrarie"
La raccolta meccanica delle olive
Relatore: Prof. Lorenzo Maria Abenavoli
Tesi di Laurea di: Domenico Macrì
Correlatore: Dott. Demetrio Fortugno
Anno Accademico: 2018/2019
Indice
- Introduzione pag. 5
- L'olivicoltura in Calabria pag. 12
- Le cultivar pag. 16
- Ottobratica pag. 17
- Carolea pag. 18
- Sinopolese pag. 19
- Geracese pag. 20
- Localizzazione della produzione regionale pag. 21
- Problematiche sulla introduzione della meccanizzazione pag. 23
- Le cultivar pag. 16
- Sistemi di potatura pag. 25
- A vaso pag. 28
- A globo pag. 29
- A monocono pag. 30
- Metodi di raccolta delle olive pag. 34
- Metodi di raccolta manuale pag. 34
- Cascola naturale pag. 34
- Scuotitura pag. 35
- Bacchiatura pag. 35
- Brucatura pag. 36
- Metodi di raccolta semimeccanica pag. 38
- I pettini oscillanti
- Metodi di raccolta meccanica pag. 40
- Gli scuotitori pag. 40
- Le testate di pettinatura pag. 41
- Gli organi di intercettamento e recupero delle olive pag. 42
- Metodi di raccolta meccanizzata pag. 46
- La macchina scavallante pag. 46
- Metodi di raccolta manuale pag. 34
- Influenza delle tecniche di raccolta sulla qualità dell'olio pag. 49
- Conclusioni pag. 52
- Bibliografia pag. 57
- Sitografia pag. 60
Riassunto
L’olivo trova nei Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo la sua sede principale, rappresentando la coltura più tipica e diffusa. In Italia l’olivicoltura si concentra nelle regioni del centro-sud, e particolarmente in Puglia, Sicilia, Calabria, Campania e Lazio.
L’olivicoltura italiana, ancorché altamente specializzata, è ancora caratterizzata da numerosi impianti di tipo tradizionale di 50-150 anni di età, soggetti ad alternanza. Spesso si presentano cali nella produzione di olio, e ciò è da imputare alla carente vigoria vegetativa delle piante che subiscono ripercussioni a livello fisiologico, a causa delle intense pratiche agronomiche cui sono sottoposte (potature) e alla tipologia di raccolta (raccattature) che porta la pianta ad una fruttificazione scalare.
Nelle zone marginali e con orografia particolarmente accidentata, la raccolta delle olive avviene tramite raccattatura, poiché non è possibile attuare tecniche meccanizzate. E, dovendo attendere che la drupa si stacchi dalla pianta in maniera naturale, arrivando sulle reti sottostanti, si pregiudica notevolmente l’indice qualitativo dell’olio prodotto.
In Calabria le cultivar maggiormente presenti sono rappresentate da: ottobratica, sinopolese, geracese e carolea. Ognuna delle quali con caratteristiche ed esigenze ben definite. La raccolta meccanica risulta ancora poco diffusa nell’olivicoltura calabrese, ed i motivi principali della scarsa diffusione sono da imputare alla polverizzazione aziendale, ai forti declivi su cui insistono i terreni, alla conduzione obsoleta degli uliveti e alla bassa produttività degli stessi, e in particolar modo all’alto costo delle macchine.
I metodi di raccolta manuali risultano utilizzati generalmente nelle piccole aziende o in quelle dove la manodopera non rappresenta un fattore limitante all’ottenimento di olio di elevata qualità.
Le forme d’allevamento che più si prestano alla raccolta meccanica sono: a vaso, a globo e a monocono, che garantiscono il miglior risultato per quanto riguarda l’impegno di manodopera e la qualità dell’olio ottenuto.
La raccolta meccanica come detto incide notevolmente sia sui costi elevati della raccolta manuale e sia i lunghi tempi di raccolta grazie alla molteplice disponibilità di attrezzature quali: le spazzole rotanti, i pettini oscillanti, gli scuotitori, le testate di pettinatura e gli intercettatori ad ombrello.
Il presente lavoro dimostra come la raccolta meccanizzata stia diventando sempre di più una realtà, nelle zone dove si pratica l’olivicoltura intensiva con caratteristiche di densità, forma di allevamento e sesto d’impianto, che oggi sono compatibili con le attrezzature disponibili e che si presentano completamente rinnovate.
Introduzione
L’olivo trova nei Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo la sua sede principale, infatti rappresenta una delle colture più tipiche e più diffuse. Nel bacino del Mediterraneo si concentra la quasi totalità della produzione d’olio d’oliva e circa il 95% della superficie olivicola mondiale. Per l’Italia, ed in particolare per alcune regioni del meridione, l’olivicoltura costituisce un elemento storico, essendo parte integrante della cultura, del paesaggio e dell’attività agricola.
La coltivazione dell’olivo è in continua espansione, aumentando le superfici interessate a livello mondiale intorno a 100 mila ha l’anno. L’olio d’oliva occupa nel mondo l’ottavo posto nella classifica del consumo di oli vegetali commestibili, con una quota di mercato del 3,6% e l’evoluzione del suo consumo negli ultimi venticinque anni mostra una tendenza ascendente. In proposito, tuttavia, occorre distinguere le aree di utilizzazione tradizionali, che coincidono con i Paesi produttori del bacino del Mediterraneo, e le nuove aree di consumo. Incrementi significativi di uso di olio d’oliva sono stati registrati negli Stati Uniti, che oggi sono diventati il quarto Paese consumatore dopo Italia, Spagna, Grecia, Giappone, Canada e Australia.
L’Italia è il maggior mercato al consumo di olio di oliva nel mondo, con un livello complessivo di 700 mila tonnellate, per un consumo pro capite di circa 12 12,5 kg, pari quasi ad una quota del 50% del totale di oli e grassi vegetali prodotti. Questo incremento evidenzia margini di miglioramento ancora più ampi per la Spagna, che nel panorama mondiale occupa una posizione di rilievo grazie all’investimento in nuove tecniche colturali denominate intensive.
A fronte di un mercato internazionale in crescita inoltre si sviluppa l’olivicoltura anche in altri paesi mediterranei e mediorientali, dove fino ad oggi si avevano delle produzioni oleicole contenute e per lo più destinate ai consumi interni; nuovi importanti investimenti infatti si segnalano anche in aree di coltivazioni non tradizionali come Sud Africa, Australia e California. In Italia la coltura dell’olivo si estende su circa 1.128.458 Ha.
La produzione è essenzialmente concentrata nelle regioni del centro-sud, ed in particolare: Puglia, Sicilia, Calabria, Abruzzo, Campania, Lazio, Toscana.
Tabella 1 - Distribuzione delle superfici e delle produzioni olivicole in Italia (fonte Agecontrol 2018)
| Zona di produzione | Superficie di produzione | Produzione totale | Produzione raccolta |
|---|---|---|---|
| Nord | 29.736 | 705.486 | 667.776 |
| Centro | 209.011 | 2.957.914 | 271.6549 |
| Sud | 1.085.722 | 17.212.229 | 16.012.268 |
| Italia | 1.324.469 | 20.875.629 | 19.396.593 |
La coltivazione dell’olivo interessa soprattutto gli ambienti collinari (67%), poi quelli di pianura (22%) ed infine gli ambienti di montagna (11%). L’olio prodotto è pari a 500.000 tonnellate (considerando una resa media del 20%), e non soddisfa il consumo interno (uguale a circa 12,5 litri procapite), per cui ne importiamo circa 200.000 tonnellate.
Figura 1 - Distribuzione delle superfici olivicole nei diversi ambienti (Fonte: Agecontrol 2018)
L’olivicoltura italiana è ancora caratterizzata da numerosi impianti di tipo tradizionale 50-150 anni di età, soggetti ad alternanza di produzione nonostante tutto però il mercato è in espansione, ed in particolare quello dell’olio di qualità ed a differenza di quanto accade in molti paesi olivicoli in cui la politica della grande distribuzione ha preso il sopravvento, l’Italia si propone come leader mondiale nella produzione di olio d’oliva di qualità.
Questa condizione risulta essere in linea, inoltre, con l’elevato standard qualitativo del consumo di olio in ambito nazionale (extra-vergine; DOP/IGP e biologico), rispetto ad altri considerati di basso profilo e prodotti in Paesi, che di recente si sono affacciati sul mercato mondiale di oliva (Tunisia, Algeria, Marocco, Turchia, Cipro, California ecc.), ed altri più tradizionali come Spagna e Grecia, che hanno scelto l’abbattimento dei costi di produzione grazie alla realizzazione di impianti intensivi.
Nell’ultimo decennio si sono verificate delle notevoli evoluzioni nel comparto olivicolo. Gli indici ISTAT relativi all’intervallo censuario 2008/2018, ci hanno consentito di evidenziare le variazioni che le superfici di produzione e la produzione di olio di oliva hanno registrato in Italia, ed in particolare sul territorio calabrese.
Nel primo caso è visibile se pur con qualche leggera flessione un significativo incremento della superficie olivicola nel sud Italia e una diminuzione per il centro, in riferimento soprattutto al 2008 e al 2018.
Figura 2 - Superficie olivicola in Italia del 2008 (Fonte: Agri-Istat)
Figura 3 - Superficie olivicola in Italia del 2018 (Fonte: Agri-Istat)
Nei seguenti grafici si ha invece, l’andamento della produzione di olio di oliva, che se pur tendenzialmente in aumento nel nord Italia mostra delle leggere diminuzioni per l’anno 2008 a l’anno 2018.
Figura 4 - Produzione olivicola in Italia nel 2008 (Fonte: Agri-Istat)
Figura 5 - Produzione olivicola in Italia nel 2018 (Fonte: Agri-Istat)
Il leggero calo di olio prodotto è da imputare alla non sempre vigoria vegetativa delle piante che possono subire ripercussioni a livello fisiologico a causa delle intense pratiche agronomiche cui sono sottoposte (potatura) e alla tipologia di raccolta (raccattatura) che obbliga la pianta ad una fruttificazione scalare.
Nelle zone marginali dove ancora oggi si gestisce la raccolta delle olive mediante raccattatura perché non è possibile attuare una meccanizzazione della stessa o comunque servendosene in maniera ridotta con l’ausilio di macchine raccattatrici per la raccolta da terra, bisogna infatti aspettare che la drupa si stacchi dalla pianta in maniera naturale. Ciò comporta, che la stessa arrivi sulle reti sottostanti con un indice qualitativo molto precario in quanto ad uno stato di invaiatura molto avanzato. Non tutte le drupe poi cadono allo stesso momento, fattore questo che incide sulla protrazione dei tempi di raccolta.
C’è anche da dire, che i tempi prolungati di permanenza delle drupe sulle piante impediscono alla stessa le successive fruttificazioni che avvengono non in maniera globale, ma bensì in maniera scalare.
Tabella 2 - Olio prodotto nelle regioni italiane annate dal 2013 al 2018 (Fonte: Ismea e Unione dei Produttori)
| Regione | 2013 | 2014 | 2015 | 2016 | 2017 | 2018 | Var 2018/2013 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Piemonte | 14 | 4 | 5 | 7 | 8 | 8 | -43 |
| Lombardia | 911 | 221 | 627 | 7445 | 572 | 572 | -37 |
| Trentino Alto Adige | 347 | 200 | 282 | 327 | 330 | 363 | 5 |
| Veneto | 888 | 957 | 1761 | 2182 | 1110 | 1554 | 75 |
| Friuli Venezia Giulia | 42 | 50 | 134 | 118 | 105 | 105 | 15069 |
| Liguria | 1992 | 5568 | 1644 | 4165 | 6248 | -10 | |
| Emilia Romagna | 661 | 642 | 1208 | 973 | 1242 | 1118 | 69 |
| Toscana | 16615 | 6197 | 19202 | 15093 | 15496 | 17820 | 7 |
| Umbria | 6710 | 1074 | 5781 | 4398 | 4458 | 5350 | -20 |
| Marche | 3780 | 1763 | 5135 | 1607 | 5453 | 3272 | -13 |
| Lazio | 24960 | 5655 | 20877 | 11025 | 18574 | 14859 | -40 |
| Abruzzo | 19211 | 4143 | 14715 | 3448 | 14464 | 11571 | -40 |
| Molise | 6578 | 1473 | 4006 | 1665 | 3601 | 3601 | -45 |
| Campania | 44220 | 5101 | 19332 | 4321 | 16414 | 11490 | -74 |
| Puglia | 179393 | 134757 | 242169 | 103791 | 205983 | 865013 | 382 |
| Basilicata | 6918 | 2485 | 8162 | 12012 | 7073 | 7037 | 2 |
| Calabria | 98102 | 25241 | 66365 | 12345 | 71157 | 46964 | -52 |
| Sicilia | 44186 | 22620 | 52409 | 13941 | 52381 | 39286 | -11 |
| Sardegna | 5500 | 7442 | 6882 | 3443 | 6370 | 6370 | 16 |
| Italia | 467959 | 222007 | 474620 | 182325 | 428920 | 264101 | -44 |
La produzione di olio di oliva è indubbiamente prerogativa del Sud Italia e si concentra soprattutto in Puglia, Calabria e Sicilia. La rimanente produzione che ha una certa rilevanza se la dividono Toscana, Liguria, Umbria e Abruzzo. L’Italia è il secondo produttore europeo di olio di oliva, due terzi dei quali extravergine e con ben 37 denominazioni (DOP) riconosciute dall'Unione Europea.
Tabella 3 - Tipologia di olio di oliva prodotto nelle regioni (Fonte: Agecontrol)
| Regioni | Extravergine | Vergine | Lampante |
|---|---|---|---|
| Liguria Piemonte | 99,5% | 0,5% | 0,0% |
| Lombardia Trentino Veneto Friuli V. G. | 100,0% | 0,0% | 0,0% |
| Umbria Marche Emilia Romagna | 98,1% | 1,9% | 0,0% |
| Toscana | 99,1% | 0,9% | 0,0% |
| Lazio | 99,9% | 0,1% | 0,0% |
| Campania | 85,6% | 14,2% | 0,2% |
| Abruzzo | 55,0% | 45,0% | 0,0% |
| Molise | 98,8% | 0,2% | 0,0% |
| Basilicata | 99,5% | 0,5% | 0,0% |
| Sardegna | 100% | 0,0% | 0,0% |
| Sicilia | 95,3% | 4,7% | 0,0% |
| Puglia (Foggia Bari) | 98,3% | 1,3% | 0,4% |
| Puglia (Taranto Brindisi Lecce) | 47,0% | 38,6% | 14,4% |
| Calabria (Vibo Valentia Reggio Calabria) | 1,8% | 11,9% | 86,3% |
| Calabria (Cosenza Crotone Catanzaro) | 47,0% | 38,6% | 14,4% |
L'olivicoltura in Calabria
L’olivicoltura è diffusa in tutta la regione, dalla fascia ionica a quella tirrenica, dalle zone a ridosso dell’Aspromonte, all’area prepollinica ed alle zone presilane, in situazioni ambientali e geografiche diversissime. In generale l’olivicoltura calabrese è fortemente caratterizzata dall’alternanza di produzione, dalla grande scalarità di maturazione, dalla frammentazione fondiaria e dall’età avanzata di molti impianti.
Figura 6 - Distribuzione delle aree olivicole in Calabria
Tutto ciò si materializza nella mancata espressione delle potenzialità produttive degli impianti in termini di costanza relativa alla produzione, quantità, qualità del prodotto e reddito per gli operatori del settore.
In Calabria nell’ultimo decennio si è verificato un’evoluzione anche per quanto riguarda il comparto olivicolo. Grazie agli indici ISTAT relativi all’intervallo censuario 2008/2018, abbiamo potuto evidenziare le variazioni che le superfici di produzione e la produzione di olio di oliva hanno avuto.
Nei primi grafici è visibile un significativo aumento della superficie di Vibo Valentia, e una notevole diminuzione della superficie di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza, in riferimento al 2008 e al 2018.
Figura 7 - Superficie olivicola in Calabria del 2008 (Fonte: Agri-Istat)
Figura 8 - Superficie olivicola in Calabria del 2018 (Fonte: Agri-Istat)
Nei seguenti grafici si ha invece, l’andamento della produzione di olio di oliva, che risulta in aumento per Cosenza, Vibo Valentia e Crotone e mostra delle leggere diminuzioni per Reggio Calabria e Catanzaro riferite per l’anno 2008 a l’anno 2018.
Figura 9 - Produzione olivicola in Calabria nel 2008 (Fonte: Agri-Istat)
Figura 10 - Produzione olivicola in Calabria nel 2018 (Fonte: Agri-Istat)
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