Cap.3: La negazione nel testo: la dinamica dello scope
Aristotele per primo operò una distinzione fra negazione di nesso predicativo (Non è un legno bianco) e negazione di costituente (È un legno non bianco) riconducibile alla differenza di scope; nella constatazione che le proposizioni quantificate (Ogni uomo è saggio) e modali (È possibile che X arrivi) formano la contraddittoria negando il quantificatore (Non ogni uomo è saggio) o l'operatore modale (Non è possibile che X arrivi), dove il ruolo svolto dal quantificatore e dall'operatore modale di predicato logico-semantico di rango superiore si fonda sul fatto di rappresentare l'elemento investito dallo scope della negazione quando l'enunciato viene negato.
La nozione di scope giunge a un momento di vera consapevolezza con gli Stoici, quando affermano che si ha negazione contraddittoria solo quando la particella negativa viene anteposta alla proposizione e la domina per intero.
I Portrealensi affermavano che una proposizione può essere contraddetta in più modi; l'approccio alla negazione della scuola di Port Royal, presentato da Arnauld e Nicole, è discutibile: è stato assodato che una proposizione può avere solo una contraddittoria. In realtà, quelle che loro consideravano contraddittorie di una stessa affermazione (ce n'est pas de richesses, mais de la science que dépend le bonheur) erano semplicemente varie possibilità che si aprono, data un'avversativa, di negare sia l'opposizione avversativa (le bonheur ne dépend ni des richesses ni de la science) sia il fatto che l'avversativa si presenti nei termini detti (le bonheur dépend des richesses, et non pas de la science).
Per il principio tertium non datur, a partire dall'assunto che la negazione opera su strutture interpretate, per formulare una contraddittoria è necessario individuare quale sia l'effettiva proposizione affermativa che con essa si intende contraddire, ovvero quale sia il predicato rematico che si intende far entrare nello scope (= ambito di azione della negazione).
Non sono uscito per parlare con X.
Con questo enunciato si asserisce che la ragione per cui non sono uscito è quella di parlare con X, ma ci sono altre possibili interpretazioni: sono uscito non per parlare con X, dove la negazione interviene sul predicato rematico per o sono uscito per parlare non con X, del quale predicato rematico è X. Negando questi predicati rematici però, si negano in realtà all'affermazione sono uscito per parlare con X (in risposta alla domanda perché sei uscito? e sei uscito per parlare con chi?).
È possibile definire il valore della negazione nel testo so
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