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La musica e le altre discipline scolastiche

Appunti di pedagogia musicale: dopo una riflessione sul ruolo della musica nella società e nella scuola italiana si indicano percorsi di collegamento con le altre discipline scolastiche basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Fraschini dell’università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pedagogia musicale docente Prof. M. Fraschini

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La musica e le altre discipline scolastiche.

L'espressione non verbale ha un ruolo trasversale importante, essa legge i

fenomeni circostanti in modo complementare all'espressione verbale.

Le discipline che favoriscono l'espressione non verbale sono quelle che

privilegiano la dimensione esperenziale, induttiva, laboratoriale,

emozionale.

Le arti in generale hanno questo privilegio che spesso viene sottovalutato

ma se c'è cooperazione tra le varie discipline si possono veramente avere

risultati efficaci e fecondi in ambito conoscitivo.

Brevi cenni del rapporto del ruolo della musica nella società.

In Italia la produzione musicale dagli ambienti ecclesiastici si sposta nei

salotti borghesi e non si pensava al valore formativo che quest'arte potesse

arrecare.

Con l'Unità d'Italia si da la priorità all'istruzione di base e pareva superfluo

occupare le menti con le arti.

Il repertorio operistico aveva molto successo e la conoscenza delle opere

era diffusa anche nella società contadina.

Il popolo però faceva musica cantando nelle risaie, nelle veglie, nelle feste

accompagnandosi con fisarmoniche, organetti, chitarre, violini suonati da

autodidatti con un impianto armonico semplice ma efficace.

I luoghi dove si faceva un po' di educazione musicale erano bande e chiese.

Dopo la guerra queste realtà vennero a poco a poco diminuendo.

La musica dal vivo venne sempre più sostituita dal mercato discografico

soprattutto americano e inglese e molti giovani formano le band.

Ora, nell'era del computer, chiunque può scrivere musica con suoni

campionati.

Musica e scuola italiana

I Conservatori nascono per preservare la gioventù abbandonata e i

difficoltà, in questi istituti si insegnava un'attività pratica. Nell'800 nasce il

mito del virtuoso che ha dato il via ad una riforma dei Conservatori (1924)

che ha come modello l'Ecole Nationale Superieurie de Paris.

Queste nuove istituzioni hanno accolto tanti talenti ma anche giovani di

normali capacità ma hanno anche isolato l'istruzione musicale relegandola

in un ambito accademico.

Nella scuola di tutti il ministro Coppino nel 1867 semplifica i programmi

affermando che “leggere, scrivere e far di conto è la somma

dell'insegnamento”. In questa scuola le pratiche musicali sono relegate ai

canti religiosi, patriottici, filastrocche e canti popolari senza finalità

educative e formative. Spesso gli stonati venivano esclusi.

Nel 1888 il ministro Gabelli inserisce il canto corale come pratica

obbligatoria insieme alla ginnastica perchè servono entrambe a sviluppare

gli organi della respirazione. Agli inizi del 900 con la riforma Credaro

(grazie all'intervento di Rosa Agazzi) si mette in rilievo il potere

educativo-sentimentale della musica promuovendo attività ritmiche e di

educazione all'orecchio.

Il metodo Montessori predispone materiali appositi per l'educazione

sensoriale (scatole dei rumori e campanelli) e grazie ad Anna Maria

Maccheroni, di scuola monterossiana, si inizia finalmente a parlare di

educazione musicale come allenamento delle facoltà uditive attraverso

attività ritmiche e motorie e di alfabetizzazione musicale.

Su ispirazione di Dalcroze si individua la centralità del corpo come

propulsore di significati ed emozioni anche musicali, questa intuizione è

ancora oggi poco praticata.

La musica come disciplina autonoma viene inclusa nei programmi della

riforma Gentile ma essa è vista come un solfeggio lontano dalla musica

pratica. Tutto si riduce alla decifrazione di valori e pause lontano

dall’esperienza diretta. Nel 1955 la riforma Ermini fa del bambino un

“essere intuitivo, fantasioso e sentimentale”.

La scuola non deve più impartire una serie di nozioni ma dare al bambino

la gioia del fare da sé. l’uso del

Si esorta a stimolare il disegno spontaneo e la drammatizzazione,

canto corale per elevare spiritualmente e favorire la socializzazione ma

non si parla di manipolare i suoni in modo esplorativo o di ascolto

consapevole.

Con la riforma delle scuole elementari del 1985 è finalmente affermato il

“fare per capire”. Si organizzano spazi per vivere esperienze sonore,

esplorative ma le maestre non riescono a svolgere queste attività per

mancanza di esperienza. Nel 1962 nei programmi di scuola media inferiore

si introduce l’educazione musicale come materia di studio intesa non più


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 1992-1993

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fermo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Fraschini Massimo.

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