La musica e le altre discipline scolastiche
L'espressione non verbale ha un ruolo trasversale importante, essa legge i fenomeni circostanti in modo complementare all'espressione verbale. Le discipline che favoriscono l'espressione non verbale sono quelle che privilegiano la dimensione esperenziale, induttiva, laboratoriale, emozionale. Le arti in generale hanno questo privilegio che spesso viene sottovalutato ma se c'è cooperazione tra le varie discipline si possono veramente avere risultati efficaci e fecondi in ambito conoscitivo.
Brevi cenni del rapporto del ruolo della musica nella società
In Italia la produzione musicale dagli ambienti ecclesiastici si sposta nei salotti borghesi e non si pensava al valore formativo che quest'arte potesse arrecare. Con l'Unità d'Italia si dà la priorità all'istruzione di base e pareva superfluo occupare le menti con le arti. Il repertorio operistico aveva molto successo e la conoscenza delle opere era diffusa anche nella società contadina. Il popolo però faceva musica cantando nelle risaie, nelle veglie, nelle feste accompagnandosi con fisarmoniche, organetti, chitarre, violini suonati da autodidatti con un impianto armonico semplice ma efficace. I luoghi dove si faceva un po' di educazione musicale erano bande e chiese. Dopo la guerra queste realtà vennero a poco a poco diminuendo. La musica dal vivo venne sempre più sostituita dal mercato discografico soprattutto americano e inglese e molti giovani formano le band. Ora, nell'era del computer, chiunque può scrivere musica con suoni campionati.
Musica e scuola italiana
I Conservatori nascono per preservare la gioventù abbandonata e in difficoltà, in questi istituti si insegnava un'attività pratica. Nell'800 nasce il mito del virtuoso che ha dato il via ad una riforma dei Conservatori (1924) che ha come modello l'Ecole Nationale Supérieure de Paris. Queste nuove istituzioni hanno accolto tanti talenti ma anche giovani di normali capacità ma hanno anche isolato l'istruzione musicale relegandola in un ambito accademico. Nella scuola di tutti il ministro Coppino nel 1867 semplifica i programmi affermando che “leggere, scrivere e far di conto è la somma dell'insegnamento”. In questa scuola le pratiche musicali sono relegate ai canti religiosi, patriottici, filastrocche e canti popolari senza finalità educative e formative. Spesso gli stonati venivano esclusi. Nel 1888 il ministro Gabelli inserisce il canto corale come pratica obbligatoria insieme alla ginnastica perché servono entrambe a sviluppare gli organi della respirazione. Agli inizi del 900 con la riforma Credaro (grazie all'intervento di Rosa Agazzi) si mette in rilievo il potere educativo-sentimentale della musica promuovendo attività ritmiche e di educazione all'orecchio. Il metodo Montessori predispone materiali appositi per l'educazione.
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