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ESTRATTO DOCUMENTO

Sono gli anti-filosofi se filosofia è quella fino a Eraclito: non c’è rapporto tra noi e la realtà, non ha

senso parlare di verità se questa è oscura e confusa. “Non ci sono fatti, solo interpretazioni”.

PROTAGORA

Nato intorno a 480 a.C.

Molti contatti con mondo intellettuale ateniese

È associato a Pericle (leader della democrazia ateniese) interessante per capire democrazia nel

mondo greco. Protagora subì un processo durante guerra vs. Sparta (come molti intellettuali).

“L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono come sono, di quelle che non sono

come non sono”. Importante per rapporto uomo/realtà e per conseguenze politiche. Ha scritto

trattatello “La verità” che inizia con questa frase. Bisogna interpretarla. (p.82)

Cosa vuol dire uomo/misura/cose? Qual è il contesto a cui Protagora stava pensando?

Rispondendo a queste domande possiamo interpretare questa frase

Platone l’ha commentata nel Teeteto, dialogo che ha come tema: Che cos’è la conoscenza?

A lui interessa per dimostrare che la conoscenza viene dalle Idee, non da esperienze sensoriali

che farebbero altrimenti finire nello scetticismo. Introduce la tesi di Protagora per dimostrare che

l’esperienza sensibile non porta alla conoscenza.

Socrate incontra ragazzo Teeteto e parlano di conoscenza. T dice che la conoscenza è la

sensazione. S dice che ha detto la stessa cosa di Protagora.

Platone vuole dimostrare che senza Idee non si può dire cosa sia la conoscenza, se tutto nasce

dalle sensazioni non si può dire niente.

Avere sensazioni= apparire

Come una cosa mi appare così quella cosa è per me= io sono misura della conoscenza

Rispondendo alle domande per interpretare, secondo Platone:

Uomo= ciascun singolo individuo

Contesto= epistemologico, della conoscenza

Misura= misuriamo il modo in cui le cose si danno a noi, il soggetto non produce la realtà, ne

percepisce

sono le caratteristiche qualitative

Cose= la realtà empirica, cose sensibili

Quale concezione della realtà sta dietro questa teoria? (p.84)

Platone mostra le conseguenze di questa interpretazione della dottrina di Protagora.

Realtà sensibile: è il divenire, non l’essere. Il mondo è caratterizzato dalle trasformazioni.

Protagora in realtà intende parlare dei giudizi: tutte le nostre esperienze conoscitive dipendono da

noi. Noi siamo misura dei giudizi (infatti parla anche del “Giusto” di cui non si può avere esperienza

sensibile).

Tesi di Protagora è relativismo: non esiste una verità unica per tutti. C’è la realtà e tanti modi per

interpretarla. La verità è che ci sono tante verità quanti sono i soggetti.

I nostri giudizi non vengono dalla nostra passività, da risposta a un impulso istantaneo, noi siamo

inseriti nel tempo quindi giudizi vengono dalla nostra storia/esperienze.

Tutte le esperienze hanno valore e devono essere rispettate. Il giudizio non può esser contestato.

Uomo= individuo nella sua concretezza storica.

Novità: non ci sono maestri di verità. Il mondo antico fino a Protagora è popolato da uomini che

pretendono di possedere la verità.

Parmenide si discosta dalla teoria del divenire: essere eterno. Argomenta con forza logica. Per lui

però parlare di opinioni è un errore perché la verità è quella dell’essere. Scredita tutte le altre teorie

perché bisogna rifarsi solo all’essere. Protagora si oppone:

- Nessuno gode di accesso privilegiato a una verità superiore.

- Il mondo non è confuso perché con i nostri giudizi noi possiamo dargli un senso.

È teoria inserita in un contesto democratico.

Due obiezioni:

1. Tesi che cade da sola: tutti i giudizi sono veri. Io penso che la tesi di Protagora è falsa. La

tesi di Protagora è falsa.

P. risponde che la tesi è falsa solo per chi lo ritiene, non per tutti, non in assoluto. Il giudizio

universale è impossibile.

2. accusa di solipsismo: conseguenze pratiche. Prima di Protagora qualcuno spiccava, ora i

giudizi di

tutti sono uguali. Come ci si mette d’accordo? Ognuno è chiuso dentro se stesso con le sue

convinzioni.

Protagora usa criterio dell’utile: non si contesta la legittimità del giudizio. Ma si cerca la

soluzione

più utile per tutti. La verità non è più l’unico criterio che può risolvere una contesa.

Protagora distingue tra verità e sapere, verità e utile.

Conseguenze politiche della frase di Protagora (interpretazione relativista):

p. 86 apologia di Protagora:

Socrate diventa sempre più provocatorio fino a che dice che anche gli animali sono misura

di tutte le cose. Si scusa e riporta una testimonianza su Protagora su come lui avrebbe risposto.

Bisogna distinguere tra verità e saggezza: modo in cui noi entriamo in contatto con la realtà e

capacità di produrre nuove sensazioni: opera della saggezzamalato e sano mangiano lo stesso

cibo ma a uno sempre amaro e all’altro dolce. Ma si può modificare questa situazione in modo che

anche per il malato sia piacevole mangiare. Saggio è in grado di modificare il rapporto.

Nessuno “converte” false opinioni in vere. Si può solo cambiare il rapporto soggetto/oggetto in

modo che il soggetto sentendosi bene abbia delle buone sensazioni.

Il politico non dice cose vere e cose false ma fa sì che la città abbia rapporto vantaggioso, cura la

città malata.

La giustizia è quello che noi abbiamo deciso ≠ Esiodo, Solone

La giustizia è umana, deriva da ciò che a noi sembra giusto. Base del positivismo,

convenzionalismo politico.

Il politico deve promuovere il confronto: deve far piacere le cose vantaggiose, deve promuovere un

accordo.

Uomini responsabili del proprio destino

Frase si può leggere a diversi livelli: l’umanità è misura dei valori che si dà

Uomo= comunità umana, non singolo individuo

Giudizi di valore hanno a che fare solo col mondo umano, sono i modi con cui vengono letti i fatti.

Educatore distinto da politico/retore: educatore sofista aiuta il singolo ad avere successo nella

realtà (e deve essere pagato per questo), sofista prepara i politici. Cittadini devono essere educati

dai sofisti per imparare a ragionare e parlare correttamente per poter creare una società che

scelga dei valori vantaggiosi.

Avvento della democrazia (fine VI sec.): governo del popolo. Teoria di Protagora si adatta alla

democrazia. Democrazia veniva indicata usando termini con accezioni negative: isonomia e

isegorìa (= parlare uguale, tutti hanno diritto di parlare).

Protagora: primo teorico democratico della democrazia. Non dice solo cos’è ma spiega anche

perché è il governo migliore.

Per ricostruire la sua teoria della democrazia dobbiamo leggere il dialogo “Protagora” di Platone:

Protagora è arrivato ad Atene e i giovani (Ippocrate) svegliano Socrate che lo conosce per

poterci parlare. Socrate e Ippocrate riescono a entrare in casa di P.: la scena che gli si para davanti

è quella

della Scuola di Atene di Raffaello. Protagora insegna l’eubolìa= capacità di saper condurre i

propri affari in privato e in pubblico nella città. Insegna ad avere una vita di successo. Socrate:

come si può

insegnare la tecnica politica? Se la politica si può insegnare non è più democrazia (si

decide tutti

insieme in assemblea), se tutti posseggono già l’arte politica perché qualcuno allora

dovrebbe

insegnarla? Tutti possono parlare o bisogna avere competenze specifiche?

Protagora racconta un mito per rispondere: Mito della civiltà umana (p.90)

All’inizio esistevano solo gli dei, gli dei poi impastano gli elementi naturali e creano l’uomo e

gli animali, incaricano Prometeo di dargli capacità che gli consentano di vivere nel mondo.

Epimeteo se ne incarica al posto di Prometeo. Fornisce agli esseri varie capacità per

garantirgli la

sopravvivenza. Si è prodotto l’equilibrio. Prometeo= colui che capisce prima, Epimeteo=

colui che

capisce dopo. Epimeteo si è dimenticato di dare capacità all’uomo e le ha finite tutte.

Prometeo

ruba il fuoco (sapere tecnico) e lo dà all’uomo. Uomo è adatto a vivere nel mondo solo

grazie al

sapere tecnico che supplisce le sue carenze naturali.

Uomo unico a sapere dell’esistenza degli dei, a saper parlare ecc (ha doti diverse dagli altri

animali).

All’inizio uomini non vivevano in comunità e morivano predati dagli animalidecidono di

fondare

città, ma commettono ingiustizie (non possiedono arte politica).

Zeus teme che la stirpe umana scompaia quindi manda giustizia (gli uomini devono

aggregarsi

perché non muoiano).  sapere tecnico non basta. Come si distribuisce la giustizia? Si dà a

uno solo che guiderà gli altri o a tutti. Zeus: a tutti perché tutti devono possedere giustizia e

pudore.

3 fasi: uomini inermi, uomini con sapere tecnico, uomini con sapere politico

Non bisogna darne un’interpretazione letterale: è un mito di struttura, modo per descrivere la

situazione attuale, non ripercorre tappe della civilizzazione dell’umanità.

Mito mostra condizioni impossibili, entro il quale l’uomo non può vivere (uomo lasciato a sé stesso

nella natura o che possiede sapere tecnico ma vive da solo)

Vuole dire cosa caratterizza l’essere umano la politica (giustizia e pudore) perché l’uomo è un

animale politico

giustizia: dimensione giuridico/legale, leggi

pudore: coscienza morale

Protagora: “é necessario venire da me perché io insegno il sapere più importante: quello politico”

Uomo: separato dalla natura, il suo mondo segue leggi diverse.

natura (fusis)= non dipende da noi, mondo in cui viviamo

Legge (nomos)= cose che noi determiniamo

Non c’è una natura predeterminata dell’essere umano, uomo è ciò che diventa. La natura

dell’uomo consiste nella capacità di costruire il nomos, uomo si realizza nella costruzione di un

mondo basato sul nomos.

Ciascuno di noi, in quanto umano, ha una predisposizione alla giustizia si vede nella misura in cui

riusciamo ad associarci in una comunità.

Tanta più giustiziatanta più cittàtanta più l’uomo sarà realizzato.

Tutti devono partecipare ma ognuno secondo la sua possibilità. Se uno ne sa di più deve

contribuire di più, aiutare gli altri a fare ragionamenti corretti nella direzione della giustizia.

Antropologia collaborativa, l’uomo è un animale collaborativo, si riconosce in una comunità

Costruire una comunità giusta= dare senso all’esistenza.

Realtà: è altro da noi, insensata, ostile, a cui noi dobbiamo dare significato con la politica.

Riprende Esiodo: uomini hanno giustizia che è di molto migliore (cit. da Le opere e i giorni)

Ma trasforma il suo pensiero: Esiodo fa percorso inverso (da giustizia a violenza), Protagora:

stiamo progredendo verso un mondo più giusto e la dimostrazione è nella democrazia che si fa

diffondendo. Non ci sono più gli dei, l’uomo è misura di tutte le cose. Tanto più gli uomini sono

giusti, quanto più assomigliano agli dei.

TUCIDIDE “Epitaffio di Pericle”

Per capire cos’è democrazia per gli ateniesi bisogna leggere discorso di Pericle nel 430 per i

caduti nella guerra del Peloponneso (Tucidide)p.58

508 a.C. : Clistene fa riforme che introducono la democrazia. Potenza ateniese passa attraverso

alcuni momenti 490-480: guerre persiane (libertà vs. schiavitù..) 480-430: Atene domina sul mondo

greco tranne che su mondo spartano. 430: inizio guerra del Peloponneso vs. Sparta che perde.

Pericle governa fino al 429.

Tutti gli anni ci si ritrovava per ascoltare un discorso per i caduti per la patria. Riflessione sul

perché queste persone sono morte.

Pericle non elogia i morti ma spiega cosa sia Atene come democrazia e che è glorioso morire per

quella città dimostrazione di coraggio

Democrazia: governo di tutti, non della plebe, non di pochi, non di molti. Di tutti.

Tutti possono esprimersi secondo le loro capacità, senza ostacoli sociali o economici alla

partecipazione. Se l’uomo è un animale politico l’unica forma di governo veramente umana

è quella in cui tutti gli uomini possono partecipare.

Nel VI libro delle guerre del Peloponneso (Tucidide): riflessione sulla democrazia popolo non sono

i poveri, ma tutti.

Non è la forma di governo più efficace, ma quella più umana.

Libro II cap.40 (p.60): noi ateniesi “siamo filosofi”= amiamo il sapere. La ricchezza serve per

promuovere iniziative. Chi non si occupa di politica è inutile. Interesse del singolo=

interesse della

collettività.

Dopo il discorso di Pericle: peste. Cittadini si pentono di aver fatto la guerra. Tutti i contadini si

sono rifugiati nella città. Cittadini vogliono destituire Pericle lui fa un discorso che non segue gli

umori della folla: uno Stato che sta bene pone le basi perché tutti stiano bene. Se lo Stato affonda

tutti ne risentono quindi bisogna mirare all’utile della città non al benessere immediato dei singoli.

Grande fiducia nelle possibilità umane.

Cap.41: conclusione del discorso. I fatti provano, le parole non servono (non serve Omero che

canti la gloria). Atene è potente grazie alle sue qualità. L’ambizione ateniese basta a rendere

immortali, non c’è bisogno della poesia omerica che canta le gesta degli eroi che divengono così

immortali.

Non c’è niente di eroico nel morire per la propria città, è normale, giusto contribuire al progetto.

Cap.43: si parla degli uomini attuali. L’ambizione non si ferma, bisogna andare oltre. Bisogna

innamorarsi della potenza della città (usa il verbo erao= amore erotico). Bisogna desiderare la

potenza.

No idea di moderazione, ma ambizione, desiderio.

È un po’ ambiguo: alto ideale o imperialismo militare?

Elogio ai caduti: hanno contribuito a questo progetto e per questo sono degni di lode.

Cap. 37-39: capisaldi della democrazia ateniese. (prima parte)

Cap. 41-43: cos’è l’uomo idea originale: uomo= non ha limiti e non si dà limiti. Gli dei sono spariti.

Gli uomini possono diventare sempre più ambiziosi e desiderosi di libertà.

Discorso bello ma ambiguo/pericoloso

Ora bisogna verificare la tenuta degli argomenti di queste nuove idee

Per vederlo analizziamo il teatro.

TEATRO GRECO

Teatro in Grecia nel V sec ha la funzione che avevano prima i poeti: spettacolo teatrale inserito in

celebrazioni religiose, tutta la comunità partecipava in due momenti dell’anno in cui tutto si fermava

apposta.

Tre autori presentavano trilogia e poi si votava il vincitore.

Teatro aveva dimensione politica: tragedia prendeva posizione

ESCHILO “Orestea”

Orestea messa in scena nel 458. Nel 462 tribunale dell’Areopago: era governato dagli aristocratici

(vi si accedeva per ereditarietà) riforma di Efialte: areopago non prende decisioni politiche ma

“questioni di sangue”. Efialte viene ucciso. Pericle succede e finanzia la produzione dell’Orestea.

Orestea finisce nell’Areopago con un processo su un omicidiodifesa della posizione democratica.

Ma l’interpretazione non deve fermarsi qui. Tragedie pongono problemi umani di giustizia ecc..

Orestea= tragedia di Oreste, figlio di Agamennone (formata da Agamennone, Coefore, Eumenidi)

Quando spedizione stava per salpare per Troia c’erano venti contrari perché Agamennone deve

sacrificare Ifigenia (ragioni politiche o ragioni della famiglia?). Agamennone sceglie di sacrificare la

figlia.

Agamennone torna dalla guerra. Clitemnestra non gli ha mai perdonato l’omicidio e vendica la

figlia uccidendolo. Inizia l’Orestea.

Oreste è in esilio deve decidere: vendicare il padre (sarebbe suo dovere) uccidendo la madre?

Decide di uccidere la madre e impazzisce: le Erinni prendono controllo della sua mente. Oreste

fugge verso tempio di Apollo inseguito da Erinni.

Eumenidi: Oreste scappa ad Atene e si tiene un processo: Erinni rivendicano il “possesso della

mente” di Oreste vs. Atena che difende ragioni di Oreste. Oreste si salva vince la politica.

Rivendicazione della politica come ciò che caratterizza l’uomo. Atene mette fine alla violenza, fa un

processo, grazia Oreste perché le ragioni della comunità sono superiori alle ragioni del singolo.

Oreste dice che ci sono due tipi di giustizia: giustizia politica e giustizia dell’individuo. Anche

Clitemnestra segue un’idea di giustizia.

Primo problema: Pericle, Protagora ed Eschilo: dimensione politica caratterizza l’esistenza umana.

La giustizia è un fatto collettivo.

Ma tragedia di Eschilo: mostra che ci sono decisioni difficilissime perché ci sono delle ragioni

anche da parte di Clitemnestra, il compromesso non è facile, la politica ha un prezzo da scontare.

Si inizia a vedere che la politica non è semplice.

SOFOCLE “Antigone”

Messa in scena nel 443: pieno splendore di Atene con Pericle (anni in cui Protagora era ad Atene

Pericle lo aveva incaricato di scrivere costituzione di nuova colonia ateniese).

Due cicli mitologici del mondo greco: ciclo troiano e ciclo tebano (legato ad Antigone, Edipo..)

Antigone figlia e sorella di Edipo (che aveva sposato la madre Giocasta). Quando Edipo si uccide

potere passa ai figli Eteocle e Polinice. Eteocle inizia a governare ma poi non vuole lasciare spazio

al fratello che attacca Tebe. Nello scontro i due muoiono. Inizia tragedia.

Prologo: Antigone dice a sorella Ismene che vuole seppellire il fratello.

Parte 1: Creonte, nuovo sovrano, spiega il suo programma di governo. Decide che Eteocle sarà

seppellito con tutti gli onori perché è morto per la propria città, Polinice, il traditore verrà buttato in

pasto ai cani. Guardia: qualcuno ha seppellito Polinice, cattura Antigone. Confronto Antigone-

Creonte. Antigone condannata a morte.

Parte 2: tragedia di Creonte che degenera. Emone, figlio di Creonte, promesso sposo di Antigone,

chiede di cambiare la condanna. Antigone va verso la morte. Anche indovino Tiresia vuole che

Creonte cambi idea dicendo che i segni divini sono contro di lui. Dopo molto C cambia idea ma:

Antigone si è impiccata, Emone cerca di uccidere il padre, non riesce e si uccide, moglie di

Creonte si suicida.

Tema: non bisogna enfatizzare il protagonismo di A: ci sono due vicende che si sviluppano:

Antigone e Creonte racconto di un conflitto (Hegel primo ad intuirlo: per lui Stato vs. famiglia, per

altri maschio vs. femmina, vecchio vs. giovane).

Tema del conflitto: legge, giustizia. Due concezioni diverse, incompatibili di giustizia (nomos).

- Creonte p.34-35 v.160: importanza dell’interesse comune, politico, patria. Simile a Pericle.

Consequenziale divieto di seppellire Polinice.

n.b. in questo discorso sono presenti politica e dei.

1° stasimo p.37 (intermezzo corale) commentato da Heidegger nel 1935.

Commento a quello che sta succedendo nella tragedia ma si cerca anche di esprimere

l’essenza dell’essere umano. L’uomo è la cosa più prodigiosa (deinon= sublime, lascia

stupiti). Per questo eccesso l’uomo spaventa e inquieta.  uomo è la cosa più inquietante.

In tedesco: senza posto. È un essere che deve trovare un posto, è inquieto perché non può

stare fermo.

L’uomo riesce a trovare posto ed è inquietante per questa potenza, sa costruire un mondo

umano.

nave che riesce a navigare con la tempesta.

Polis: culmine del percorso dell’uomo nella natura, luogo che l’uomo si è costruito. È il

luogo della storia, ciò che facciamo noi, che non c’è in natura.

Uomo potente può scegliere bene o male seguendo o no le leggi della città. Se esce dalla

città non è più uomo.

- Antigone: i cari (amici, parenti) sono più importanti delle leggi. Polinice è il traditore (questo

non è messo in discussione) ma non importa, deve essere sepolto perché lo vogliono gli

dei. Il mondo umano non conta nulla rispetto alle leggi divine= eterne, incrollabili.

Ci sono leggi più importanti di quelle umane

Conflitto non risolvibile, 2 idee completamente diverse.

2° stasimo v.581: simile al primo tempesta, follia, bene/male.

Antigone è pazza, la sua casa è colpita da una maledizione divina.

Antigone (è autonoma, si dà il nomos) mostra l’ambiguità nel discorso di Creonte:

Pericle, Protagora, Creonte= umanesimo radicale, uomo è misura di tutto. Pericle e Creonte non

negano esistenza degli dei sono presenti come alleati, subordinati agli uomini. Prima frase di

Creonte: “Uomini, hanno salvato la città gli dei”= prima vengono gli uomini.

Sofocle solleva un problema: Siete pronti a vivere senza ordine divino? Siete sicuri che l’uomo sia

il centro di tutto?

Creonte crea un mondo tutto umano in cui vengono tuttavia inseriti gli dei.

Siete capaci di vivere completamente senza?  tragedia di Creonte: buon politico che diventa

tiranno.

Perché Creonte fallisce? Diventa tiranno paradossalmente per difendere i principi della città e la

distrugge.

Forse è folle Creonte, non Antigone.

È un errore di Creonte o è un epilogo inevitabile per chi crede che l’uomo sia il centro?

Creonte: dei non vorrebbero che Polinice fosse seppellito perché è stato ingiusto. Ma alla fine

Creonte dice che non seppellirebbe Polinice nemmeno se lo chiedesse Zeus si rende conto della

sua empietà: viene prima il suo volere che quello degli dei.

Antigone costante nella sua ostinazione ≠ Creonte che cambia idea

Errore: pensare di poter controllare tutto, anche la morte decidendo chi deve essere sepolto e chi

no (invece anche nel 1° stasimo si dice che l’unica cosa che l’uomo non controlla è la morte).

“Ade”= il non visibile qualcosa che non riusciamo a conoscere, controllare.

1935: anno delle leggi di Norimberga e scontro perché si vuole asservire la chiesa protestante al

nazismo (si

pensa che nazismo sia continuazione del cristianesimo). Heidegger: la natura dell’uomo è

l’imporsi, la

potenza.

Sofocle: l’uomo non può pensare di controllare tutto. La morte gli sfugge.

Ironia tragica: caratteristica di Sofocle un discorso ha più livelli di significato (1 e 2 stasimo:

sembrano parlare di Antigone, ma non è lei il problema).

Sofocle non vuole prendere le parti di Antigone, vuole porre un problema senza proporre la sua

posizione.

Problema: Come si confronta un valore relativo con un valore universale?

“la tirannia dei valori” Shmitt

“le benevole”

Quando vengono aboliti poteri forti (Bene, Dio) e restano solo i valori del relativismo/positivismo

l’unico modo per farli valore è la forza tirannia dei valori.

Tema dell’intelligenza umana: Antigone viene sempre presentata come folle ma alla fine si rivela

l’unica a non esserlo perché è l’unica che non ha creduto che l’uomo può dare un senso a tutto.

Creonte è molto duro, ma fa discorsi sensati.

Parallelo con “Edipo re”: Edipo è come Creonte. Uomo che con la sua intelligenza pensava di

poter controllare tutto scopre la verità e viene distrutto. Fa di tutto per scoprire le sue origini, la

verità.

Edipo ha mostrato cosa può fare l’uomo rendendo grande Tebe con l’intelligenza e ambizione e poi

arriva il destino a distruggere tutte le sue illusioni scopre di essere figlio di sua moglie.

p.54 ultimi versi: la saggezza è la prima condizione della felicità. Vera follia era di chi ha pensato di

essere misura di tutte le cose. TUCIDIDE

Storia

508 a.C: Clistene  democrazia ad Atene

490-480: guerre persiane

480-430: Atene domina sulla Grecia (tranne Sparta)

430: inizio guerra del Peloponneso (Atene vs. Sparta che vince).

Governo di Pericle fino al 429.

“EPITAFFIO DI PERICLE”

Discorso per i caduti del 430.

Democrazia: governo di tutti.

Unica forma di governo veramente umana perché tutti gli uomini possono partecipare

(uomo è un animale politico).

Argomenti principali:

- Non elogio dei morti, ma spiegazione di cosa sia Atene come democrazia  ecco perché è

glorioso morire per la città.

- Ateniesi sono “filosofi” = amano il sapere.

- Chi non si occupa di politica è inutile. Interesse del singolo = interesse della collettività.

- Contano i fatti, non le parole.

L’ambizione ateniese basta a rendere immortali, non serve la poesia omerica.

Morire per la propria patria non è eroico, è normale.

- Uomini attuali: ambizione non si ferma, bisogna innamorarsi della potenza della città.

No moderazione, ma ambizione e desiderio.

Cos’è l’uomo?

Uomo = non ha limiti, non si dà limiti. Ambizioso, desidera la libertà.

Realtà: gli dei sono spariti.

Per verificare la tenuta di questi argomenti: analisi del teatro greco.

ESCHILO

“ORESTEA”

In scena nel 458.

Oreste vendica il padre Agamennone ucciso da Clitemnestra uccidendo la madre.

Impazzisce (Erinni prendono il controllo della sua mente).

Ad Atene: processo  Erinni vs. Atena (difende le ragioni di Oreste).

Oreste si salva: ha vinto la politica.

Politica: ciò che caratterizza l’uomo.

Con il processo  fine della violenza.

Ragioni della comunità > ragioni del singolo.

Problema: Pericle, Protagora ed Eschilo  dimensione politica caratterizza l’esistenza umana.

Ma: Orestea mostra che ci sono decisioni molto difficili perché ognuno ha le sue ragioni

(anche Clitemnestra). SOFOCLE

“ANTIGONE”

In scena nel 443.

A Tebe, figli di Edipo: Eteocle e Polinice devono dividersi il potere dopo la morte del padre.

Eteocle non vuole più cedere il potere  Polinice attacca la città.

Entrambi muoiono.

Succede Creonte  editto: Eteocle merita sepoltura mentre Polinice non deve essere

sepolto.

Antigone trasgredisce e seppellisce Polinice. Viene scoperta e condannata a morte.

Emone (figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone) e Tiresia cercano di far cambiare

idea a Creonte, che non li ascolta.

Ma quando Creonte pronuncia queste parole: “Non cambierei la condanna nemmeno se

me lo chiedesse Zeus” si accorge della sua empietà.

È troppo tardi: Antigone si è impiccata, Emone cerca di uccidere il padre ma non riesce e si

suicida,

moglie di Creonte si uccide per la morte del figlio.

È il racconto di un conflitto. Tema: giustizia.

Due concezioni diverse e incompatibili di giustizia:

1. Creonte  giustizia “positiva, umana”

Importanza dell’interesse comune, politico. (Pericle)

Creazione di un mondo tutto umano in cui tuttavia sono inseriti gli dei.

Diventa tiranno per difendere i principi della città e la distrugge.

Viene prima il suo volere che quello degli dei (“Non seppellirei Polinice nemmeno se lo

chiedesse Zeus”).

Pensa di poter controllare tutto, anche la morte.

1° stasimo: commentato da Heidegger.

L’uomo è la cosa più prodigiosa e inquietante.

Deve trovare il suo posto nel mondo e ci riesce.

Sa costruire un mondo umano: polis.

Se l’uomo esce dalla polis  non è più umano.

2. Antigone  giustizia divina

I cari vengono prima delle leggi.

Polinice deve essere sepolto perché lo vogliono gli dei.

Il mondo umano non conta nulla rispetto alle leggi divine.

2° stasimo: Antigone è pazza.

Pericle e Creonte: gli dei sono subordinati agli uomini. L’uomo è misura di tutto (Protagora).

Problema:

- Siete pronti a vivere senza un ordine divino?

- Siete sicuri che l’uomo controlli tutto?

Tragedia di Creonte: buon politico che diventa tiranno  distruzione della sua famiglia.

Forse è folle Creonte, non Antigone.

Errore: credere di poter controllare tutto, anche la morte (1° stasimo: l’unica cosa che l’uomo non

può controllare è la morte).

Intento di Tucidide non è di difendere la visione di Antigone ma di porre un problema:

Come si confronta un valore relativo con un valore universale?

Aboliti poteri forti  unico modo per dare valore ai valori relativi: forza  tirannia dei valori.

La vera follia è di chi ha pensato di poter controllare e capire tutto (Creonte e Edipo).

Saggezza: prima condizione della felicità.

TUCIDIDE

Racconto della guerra del Peloponneso. Sconfitta di Atene nel 404.

Problema della sepoltura: peste ad Atene

È tutto inutile contro la peste. Nella sepoltura non vengono rispettate leggi né umane né

divine. Visto che muoiono tutti  non c’è motivo per rispettare le leggi o gli dei.

Applicazione del metodo scientifico al mondo degli uomini.

Diagnosi = valutazione di come stanno le cose per fare una:

Prognosi = previsione.

Ricostruzione di che cos’è l’uomo a partire dalla storia.

Guerra: mostra l’uomo nella sua essenza.

Contano i fatti, senza valutazioni.

DISCORSO DEGLI ATENIESI A SPARTA (Corinzi)

Prima della guerra del Peloponneso, Corinto (spartana) vs. Corcira (ateniese).

Corinto vuole attaccare Atene con alleanza di Sparta  Corinzi tengono un discorso a

Sparta.

Ateniesi intervengono per evitare il conflitto.

Dinamicità ateniese vs. staticità spartana.

Riferimenti (che sottolineano la grandezza dell’uomo)

- Epitaffio di Pericle

- Antigone: primo stasimo

- Mito di Protagora

Scopo del discorso: spiegare la potenza di Atene per convincere a non fare la guerra.

Si dice la verità come forma di potenza.

Passaggi del discorso:

1. Rievocano le imprese passate per ricordare a Sparta contro quale città si metterebbe.

Atene ha combattuto per l’interesse di tutta la Grecia.

Ora che gli interessi di Sparta e Atene non coincidono, Atene viene criticata.

2. Si parla dell’impero ateniese: nato per necessità (gli spartani avevano rinunciato a

combattere).

L’impero si fortifica:

• Per paura

• Per onore

• Per utile  è questo che guida la vita politica.

3. Gli ateniesi non hanno fatto niente di difforme dall’uso umano:

la natura umana: il più forte domina sul più debole  è una legge universale.

4. Gli alleati insorgono: Atene ha usato tolleranza nei loro confronti e questo è stato

interpretato come segno di debolezza.

In realtà è una dimostrazione di potenza (possono permettersi di sopportare rivolte interne).

Alla fine gli Ateniesi ottengono la guerra.

Si parla di forza, necessità, interesse in politica.

La giustizia è accantonata.

I valori non contano niente  siccome non se ne parla non c’è nessun guidice.

C’è solo la forza.

Se le leggi sono adeguate a spiegare la realtà  hanno valenza universale.

Inizia a vacillare la tesi di Protagora.

Obiettivo è arrivare a parlare dell’essere umano.

DIALOGO DEGLI ATENIESI AI MELI

Nel 416. Atene: strategia navale per chiudere gli Spartani sulla terraferma.

Isola di Melo: sotto Atene, ma composta da coloni spartani e oligarchica  è neutrale.

Ateniesi vogliono l’alleanza di Melo quindi vi approdano per convincerla.

Dialogo a porte chiuse.

Passaggi del discorso:

1. Ateniesi pongono un problema di metodo: uso del dialogo socratico, breve, botta e risposta.

2. Stabilito oggetto del confronto: salvezza di Melo.

3. Ateniesi non vogliono fare discorsi astratti, rievocare le gesta passate, parlare di giustizia

astratta.

vogliono parlare di realtà concreta da cui sono esclusi i grandi principi.

La giustizia è un’ideologia che nasconde la realtà.

Giustizia = parole, interesse/forza = fatti.

Ancora una volta vogliono far capire la politica ai Meli per evitare di combattere.

4. Se uno è più forte si parla interesse, non giustizia.

Tesi dei Meli e risposte degli Ateniesi:

1. Possibilità di un diritto internazionale  è una garanzia di salvezza per tutti.

Vedono l’alleanza come una schiavitù.

Risposta: Atene non teme le potenze con un impero, ma i sudditi.

Vuole dimostrare che l’alleanza proposta mira alla salvezza della città.

È necessario trovare un interesse comune, e l’alleanza sarebbe utile ai Meli.

2. Tentativo di mantenere la neutralità.

Risposta: l’amicizia di Melo per Atene sarebbe un segno di debolezza  gli alleati penserebbero di

potersi ribellare  collasso dell’impero.

Preferiscono l’odio di Melo perché è segno di potenza.

3. Monito: Atene rischierebbe di inimicarsi le isole neutrali  Melo cerca di rimanere sul piano

dell’utile come sta facendo Atene.

Esiodo: l’usignolo cerca di convincere lo sparviero.

Risposta: è più importante dare un segno di forza.

4. È nell’interesse di Melo non arrendersi.

Arrendersi sarebbe un segno di codardia.

Risposta: nessuno penserebbe che Melo è stata codarda. Accettare l’alleanza è l’unico modo che

hanno per

salvarsi. Non ha senso resistere a chi è più forte.

5. Meli parlano di speranza negli dei e nell’intervento spartano ( importanza del legame di

sangue come in Antigone e Orestea)

Risposta: per Atene la speranza è pericolosa e irrazionale, deve avere basi concrete.

- gli dei aiuteranno gli Ateniesi perché vige la stessa legge fra uomini e dei (Teogonia: nel

combattimento fra dei vince il più forte):

“Tutti seguono l’interesse e ottengono e ottengono quello che possono in relazione

alla loro forza”.

Legge della forza: è un valore eterno perché regola l’universo.

È una legge descrittiva, non prescrittiva. Basata sull’osservazione dei fatti  realismo

politico.

- Spartani non interverranno perché sono i primi a badare al proprio interesse (c’è tregua tra

Sparta e Atene).

6. Meli introducono l’onore e la dignità.

Risposta: significa essere consapevoli di sbagliare non accettando l’alleanza, sarebbe da stupidi.

Dopo il discorso: Meli decidono di resistere

Ateniesi non stanno prevalendo. Spartani si avvicinano ma gli oracoli sono contrari quindi

tornano indietro. I Meli vengono distrutti e diventano colonia ateniese.

Limiti del ragionamento ateniese:

Gli ateniesi non sono riusciti a convincere nessuno.

- Se i Meli si fossero arresi avrebbero accettato la tesi: realtà è basata su forza e

interesse.

- Ma resistendo negano la tesi. Per loro: nella realtà c’è la giustizia.

Si oppongono a un’idea che non condividono. Sono l’eccezione che non conferma la regola.

Se fosse una vera legge non ci si potrebbe astenere dal seguirla.

Ora dai problemi di politica internazionale  ai problemi della comunità e dell’uomo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

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