La forza evocatrice delle parole in Macbeth: dal teatro di parola al teatroradiofonico
Il teatro shakespeariano si fonda sul potere della parola; è un teatro “illusionistico”, in cui la maggior parte di quello che avviene sulla scena è ottenuto grazie alle immagini che le parole riescono ad evocare. Il pubblico elisabettiano aveva piena coscienza della “finzione” che si svolgeva davanti ai suoi occhi: la disposizione a semicerchio rispetto al palco, infatti, rendeva visibili a tutti, e in qualsiasi momento, gli attori in attesa di entrare in scena o appena usciti, piuttosto che quelli intenti a cambiarsi d’abito o a suggerirsi le battute; inoltre, le rappresentazioni avvenivano esclusivamente di giorno (tra le 2 e le 5 del pomeriggio), dunque in piena luce, e questo comportava un certo “irrealismo” nelle scene ambientate di notte.
Questo è uno dei principali motivi per cui la quasi totalità delle scene delle opere shakespeariane è introdotta da indicazioni spazio-temporali, riprese spesso anche nel testo, attraverso convenzioni sceniche e verbali. È interessante notare con quali artifizi, verbali e non, vengano ricreate le scene notturne; molto frequente è l’uso di oggetti di scena come torce e candele, in quanto evocazione diretta della notte:
“How goes the night boy? […] Hold, take my sword. There’s husbandry in heaven: Their candles are all out […]” (Macbeth, II, i, 1-5)
Non va dimenticato che la parola veniva sempre affiancata dai costumi indossati dagli attori, che ne avvaloravano il significato (pur non presentando sempre una coerenza filologica), tanto è vero che un altro elemento distintivo delle scene notturne può essere identificato nell’abbigliamento tipico dei personaggi maschili appena coricatisi o in procinto di farlo, ossia vestaglia e berretto da notte: “Hark! more knocking. Get on your nightgown, lest occasion call us And show us to be watchers.” (Macbeth, II, ii, 69)
L’uso di simili strumenti di scena non ci deve, però, portare erroneamente a credere che le scenografie, o gli oggetti usati in scena, in epoca elisabettiana fossero particolarmente ricche; al contrario, attori e drammaturghi davano per scontato che il pubblico usasse l’immaginazione, e ciò portava come conseguenza un’essenzialità nell’allestimento scenografico: la piattaforma che costituiva il palco, un paio di pilastri, qualche sedia, un tavolo o un letto erano gli unici oggetti presenti sulla scena.
Non dobbiamo dimenticare che le compagnie teatrali professionali, come quella di Shakespeare, erano nate come compagnie itineranti, e in quanto tali, le opere venivano scritte per essere rappresentate ovunque e in qualsiasi condizione, senza la necessità di scenografie elaborate.
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