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La finestra sul cortile (1954)

Introduzione e analisi del film

Si tratta del film più metalinguistico di Hitchcock; è il film in cui Hitchcock riflette sul cinema, nel senso che la cognizione psicofisica del protagonista viene considerata da tutti come una metafora della cognizione spettatoriale: il personaggio interpretato da uno dei più amati di Hitchcock, James Stewart, è la rappresentazione infradiegetica della cognizione dello spettatore.

Il protagonista è un fotoreporter, un mestiere che ha che fare con lo sguardo e la visione. Ha avuto un incidente, gli hanno ingessato una gamba, quindi è costretto in una posizione d’immobilità davanti alla finestra di casa sua che dà sul cortile di fronte. L’uomo passa il tempo a guardare ciò che accade nelle finestre di fronte, applicando in modo meno perverso, meno colpevole, ma ugualmente intenso quel voyeurismo di Psycho. Il protagonista guarda dove non sarebbe civile e lecito guardare.

Il personaggio resta immobile come lo spettatore, seduto in una sala cinematografica. Egli guarda più schermi di fronte a sé, dentro ognuno dei quali accadono diverse storie: come se fosse uno spettatore con uno split-screen, uno schermo diviso in più parti e in ognuno delle sottofinestre va avanti una storia diversa. La sua cognizione è stata ben sintetizzata in questo modo: "La cognizione del protagonista, Jeff, si trova in uno stato di impotenza motrice per cui ridotto a una situazione di ottica pura assimilata dallo spettatore cinematografico, cognizione caratterizzata da: ipo-motricità, cioè immobilità nelle azioni motorie, che si scarica nella iper-attenzione." La cognizione dello spettatore è chi assimila tutto dagli occhi che dal corpo. Il protagonista guarda, osserva e formula delle ipotesi su ciò che vede. Ma vedendo a frammenti le azioni che si svolgono nelle case di fronte, deve ricollegare tutto il materiale con l’immaginazione, dando a ciò che ha visto un senso.

Il simbolismo della finestra

Già dal titolo, si ripresenta uno dei luoghi simbolici del cinema di Hitchcock, la finestra. Il film è tratto da un romanzo di uno scrittore americano, Cornell Woolrich, e il romanzo comincia con: "Non sapevo i loro nomi, non avevo mai udito le loro voci, per essere esatti non conoscevo neppur il viso perché mi era impossibile da quella distanza distinguere bene i lineamenti, eppure avevo ricostruito l’orario dei loro movimenti, delle loro attività quotidiane, erano tutti miei rimpettari da una parte del cortile." Il romanzo di partenza è scritto in prima persona, un io narrante, ed esplicita il suo essere voyeur, guardare i rimpettai che vivono dall’altra parte del cortile. Tutto il romanzo è costruito attraverso la soggettiva dell’io narrante.

Hitchcock aveva di fronte due scelte: fare un film tutto in soggettiva, collocando la macchina da presa esattamente nella postazione del protagonista oppure poteva scegliere, come fa, una postazione, la finestra, e far tutto il film a partire da quella postazione, la finestra che dà sul cortile che guarda altre finestre però alcune sono finestre, e alcune sono cornici.

Titoli di testa

Immediatamente si è di fronte a una finestra, sale il diaframma che costituisce una tenda e si incomincia a guardare fuori. Anche qui c’è un punto di vista che sta guardando, una soggettiva o un’oggettiva? Hitchcock sta presentando il mondo in cui si svolge la storia.

Movimento in avanti della macchina da presa, quasi antitetico al movimento col quale inizia Psycho (in quest’ultimo la macchina da presa da fuori entrava dentro, qui da dentro si affaccia sul fuori). Panoramica di caseggiati con mattoni rossi, tipico newyorkese. Senza bisogno di parole ci fa capire che tutto ciò non era una soggettiva, riprendendo Jeff.

Scena iniziale

New York. Un fotoreporter di successo, L.B. "Jeff" Jeffries, è costretto su una sedia a rotelle da quasi 2 mesi a causa di una frattura alla gamba sinistra riportata in un incidente di lavoro. Il gesso è prossimo alla rimozione ma deve attendere ancora una settimana. Annoiato per la forzata e lunga inattività, Jeff inizia così a osservare i suoi vicini di casa, servendosi di un binocolo e della propria macchina fotografica con teleobiettivo. A causa dell'afa persistente tutti gli abitanti del quartiere tengono le finestre spalancate giorno e notte e ciò permette a Jeff di guardare ciò che succede all'interno dei loro appartamenti. Jeff è assistito dalla brillante, simpatica e sarcastica infermiera di mezza età, Stella, la quale non approva che egli spii continuamente i suoi vicini e inoltre gli consiglia di sposarsi il prima possibile con Lisa poiché lei lo ama veramente.

Jeff intanto continua a osservare gli eventi che si svolgono negli appartamenti di fronte al suo e che si affacciano sullo stesso cortile, familiarizzando con i movimenti quotidiani degli inquilini: una coppia sposata da pochi giorni, una ballerina piuttosto procace, un compositore in crisi, una coppia senza figli che ha riversato il proprio affetto su un cagnolino, una zitella dal cuore solitario (detta Miss Cuore Solitario), una single con manie d'arte e una coppia di coniugi, i Thorwald, in crisi matrimoniale che hanno preso un appartamento in affitto da pochi mesi nella palazzina di fronte alla casa di Jeff.

Con il primo movimento: macchina dalla finestra, parrebbe una soggettiva, si affaccia sul cortile, guarda fuori, e poi si ha un’inversione, tornando dentro, inquadra il personaggio che stava alla finestra che dorme, mostrandoci che non era una soggettiva ma bensì un’oggettiva. La macchina da presa di Hitchcock si colloca accanto alla postazione del protagonista ma non coincide con lui, questo per tutto il film.

Rientrando si vede il sudore che cola vistoso sulla fronte del protagonista, fa caldo, una delle giornate più calde del secolo, il termometro ce lo conferma: tutto ciò lo si capisce senza bisogno di parole.

Con questo unico piano sequenza, Hitchcock ci dice che il nostro protagonista è un fotografo professionista, uno che lavora alla creazione di immagini di donne ed eventi sportivi e ha avuto un incidente (nel quale la sua macchina fotografica si è rotta). Come concentrare tutte queste informazioni compreso il nome (sul gesso si leggono le sue iniziali) senza bisogno di usare una parola. Si trasmettono le informazioni usando soltanto le immagini.

Attraverso questa telefonata, si vede l’impalcatura, l’architettura e l’enunciativa narrativa di questo film. Jeff è seduto, immobile, e mentre parla al telefono, il suo sguardo voyeuristico è rivolto verso le finestre delle case di fronte. La continua alternanza di soggettive/oggettive come in Psycho, si ripropone anche qui: si hanno oggettive su Jeff, alternate a delle soggettive in cui Jeff è rivolto a diversi elementi (case della ballerina, dell’uomo al pianoforte, della coppia che litiga). Si apprende anche che Jeff non è sposato, ed nel dialogo al telefono esce il tema della coppia. Si è di fronte anche qui a una possibile formazione di una coppia. Alcuni dicono che questo film sia una metafora del cinema, la rappresentazione del linguaggio cinematografico, ma anche una metafora del matrimonio.

Concetto finestra/cornice

Da un lato si ha la finestra della casa di Jeff da cui guarda.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher garrickisnotmyfather di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi del cinema e della Tv e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Canova Gianni.
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