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Hitchcock

Il giardino del piacere - The Pleasure Garden (1925) Questa sua prima regia fornì a Hitchcock l’occasione

di incontrare e frequentare l’organizzazione industriale di cinematografie molto più sviluppate di quella

inglese.

Il pensionante – The Lodger (1927) È considerato dal suo autore "il primo vero film di Hitchcock":

suspense, labilità del confine tra bene e male, semplificazione assoluta dei meccanismi narrativi sono le

marche di stile che diventeranno la firma del "maestro del brivido".

Blackmail (1929) primo film parlato.

FILM DI APPRENDISTATO

REBECCA LA PRIMA MOGLIE (REBECCA) - 1940

Soggetto

La storia narrata nel film segue abbastanza fedelmente l'omonimo romanzo di Daphne du Maurier.

Trama

A Montecarlo, una timida ragazza inglese dissuade dal suicidio Max De Winter, da poco vedovo. Max inizia a

frequentarla e alla fine le chiede di sposarlo. In patria, nell'antica dimora di Menderley, sorgono le prime difficoltà:

la nuova signora De Winter si rende conto che tutti la considerano inferiore a Rebecca, la prima moglie. Gli sbalzi

d'umore di Max e la spettrale presenza della signora Danvers, governante che vive nel ricordo della defunta, non

fanno che accentuare la sensazione di estraneità. A una festa in costume, la Danvers induce l'ignara ragazza a

indossare un vestito di Rebecca, per umiliarla e spingerla a uccidersi. Ma quella sera viene ritrovato il panfilo su cui

Rebecca scomparve in mare. Max racconta alla moglie che Rebecca gli era infedele e che morì accidentalmente

durante un litigio, costringendolo a simulare l'affondamento. Ora le prove sono contro di lui e Jack Favell, amante

di Rebecca, cerca di farlo accusare. I De Winter affrontano uniti le avversità e quando una rivelazione finale libera

Max da ogni sospetto, alla signora Danvers non resta che un'ultima, disperata follia.

Film

Specie di secondo apprendistato a cui si sottopose quando, già regista famoso in patria si trasferì a Hollywood

accostandosi, con qualche fatica, alle regole del cinema americano.

Il risultato è la rinuncia da parte del regista al suo tipico modo di raccontare e la debolezza della dimensione “gialla”.

Film molto americano per la sua costruzione intorno all’attrice Joan Fontaine, alla sua recitazione e alla sua

immagine e per il budget grandioso offerto al regista.

La seconda signora de Winter

Non viene mai chiamata per nome, sintomo di assenza di identità. Entra in conflitto con la governante legatissima

alla memoria della defunta che diventa un’allucinante presenza/assenza anche per la misteriosa circostanza in cui

è avvenuta la morte.

Classica coppia femminile di Hitchcock: l’oggetto del desiderio e la “norma”.

Signora Danvers

Hitchcock ha fatto in modo che la governante quasi non camminasse e non la si vedesse muoversi da un posto

all’altro. Era un mezzo per mostrare la situazione dal punto di vista della protagonista: non sapeva mai dove era la

signora Danvers e così era più terrificante; vedere camminare la signora Danvers l’avrebbe umanizzata.

Fiaba

Secondo Truffaut il film fa pensare a una fiaba (l’importanza di possedere le chiavi di casa, l’armadio a muro che

nessuno può aprire, la stanza dove nessuno entra mai). La storia di Rebecca è molto simile a quella di Cenerentola

e la signora Danvers è una delle sorelle cattive.

Scenografia

La casa può essere considerata uno dei tre personaggi principali del film. Non ha alcuna collocazione geografica,

cera completamente isolata (come si ritrova negli Uccelli).

La casa, quando si vede per intero è un modellino che rafforza ancora di più l’aspetto della fiaba.

Temi

Gelosia cieca di miss Danvers nei confronti della seconda moglie di Maxim de Winter.

Opinioni di Hitchcock

Secondo il regista il film non sarebbe propriamente un “film di Hitchcock”, la storia è di vecchio tipo e demodé.

Anche se è il suo primo film americano ha molto di britannico: la storia, gli attori e il regista, la forte influenza

americana è dovuta al produttore David O. Selznick e all’autore teatrale Robert Sherwood.

FILM SPERIMENTALE PER LA MESSA IN SCENA

NODO ALLA GOLA (ROPE) – 1948

Soggetto

Il soggetto, tratto dalla pièce Rope di Patrick Hamilton, è ispirato a un avvenimento di cronaca nera, l'assassinio di

un bambino commesso nel 1924 da Nathan Freudenthal Leopold Jr. e Richard A. Loeb, una coppia di giovani uniti

da un legame omosessuale. Il delitto sconvolse l'America per la sua assoluta gratuità (la vittima fu scelta a caso e il

crimine aveva il solo scopo di commettere un delitto per il gusto estetico di compierlo).

Trama

Tutta l’azione si svolge in un appartamento newyorkese una sera d’estate. Due giovani omosessuali strangolano

per il solo piacere del gesto un loro compagno di collegio e nascondono il suo cadavere in una cassapanca qualche

minuto prima di un cocktail cui sono invitati i genitori del morto, la sua ex-fidanzata e un loro ex professore di

università (James Stewart) e per meritare, così credono, la sua ammirazione tradiranno progressivamente il loro

segreto. Alla fine della serata il professore, indignato, sarà indotto a consegnare i due vecchi allievi alla polizia.

Film

Si apre sul primo piano del giovane strangolato e dei suoi uccisori. Non solo si conoscono immediatamente i

responsabili ma anche i motivi (banali) dell’uccisione. Rovesciamento da parte di Hitchcock dello schema del genere

giallo classico.

Scenografia

Un’ampia finestra che si affaccia sulla città e man mano che la vicenda avanza nel tempo si vede la città di New York

che cambia colore e sfumature. Questo prodigio è stato possibile grazie alla creazione e all’adozione di un

cyclorama, una sorta di sfondo virtuale, con nuvole illuminate da migliaia di lampadine e da centinaia di insegne al

neon: in questo modo il volto della città cambia con il trascorrere del tempo dandoci l’illusione dell’unità di tempo.

Fuoricampo

Il film ha una sorta di protagonista occulto: il cadavere (scarto cognitivo) occultato in una cassapanca e resta

nascosto alla vista dello spettatore per tutto il film. Ma mai allontanato dal campo visivo.

Sfida tecnica

Oltre ad essere il primo film di Hitchcock a colori, primo film realizzato in Usa da indipendente, primo film con James

Stewart è per lui anche un grande sfida tecnica.

La commedia aveva la stessa durata dell’azione, allora Hitchcock si chiede come può tecnicamente filmare la storia

mantenendo andamento della commedia: la risposta era che la tecnica del film avrebbe dovuto produrre la stessa

continuità e che non si sarebbe dovuta far interruzione all’interno di una storia che comincia alle 19.30 e termina

alle 21.15, allora volle girare tutto in una sola inquadratura (un unico piano sequenza), al tempo era impossibile

perché il caricatore di pellicole non aveva spazio (il massimo erano 10 minuti di ripresa), gli stacchi in asse erano

necessari dai cambi di pellicola.

Spazio e tempo sono le due coordinate fondamentali: lo spazio della casa che viene circoscritto e descritto dai

movimenti della camera e il tempo dell’enunciazione filmica che corrisponde perfettamente al tempo in cui si

consuma il dramma. Al contrario però di quello che accade a teatro, il movimento della macchina da presa,

combinato con il movimento degli attori, crea continuamente nuovi punti di vista.

Difficoltà tecniche:

La luce, che diminuiva continuamente e l’interruzione forzata alla fine di ciascuna bobina, risolta facendo passare

un personaggio davanti all’obiettivo per oscurarlo proprio nel momento preciso in cui la pellicola del caricatore

finiva.

Macchina da presa:

Si lavorava con il Dolly. Per terra c’erano dei piccoli segni di riferimento, tutto il lavoro dell’operatore consisteva

nell’arrivare su tal numero.

Temi

Il cinismo di Shaw e Philip, capaci di uccidere il loro amico per una sorta di sfida.

Opinioni di Hitchcock

Secondo Hitchcock l’idea di girare il film in un unico piano sequenza era “senza senso”, perché rompeva

completamente tutte le sue tradizioni e rinnegava tute le sue teorie sulla segmentazione del film e sulle possibilità

offerte dal montaggio.

FILM SPERIMENTALE PER L’UTILIZZO DI NUOVE TECNOLOGIE

IL DELITTO PERFETTO (DIAL M FOR MURDER) – 1954

Soggetto

Tratto da una pièce teatrale di successo a Broadway.

Trama

Un tennista al verde temendo che la ricca moglie lo lasci per uno scrittore americano progetta di ucciderla per avere

l’eredità. Col ricatto convince un avventuriero bisognoso di denaro a strangolare la moglie a casa sua nell’ora in cui

egli si farà notare in un club in compagnia del suo rivale. Il delitto sarà nel lontano da essere perfetto, perché la

giovane moglie, dibattendosi, ucciderà il suo aggressore. Al marito non dispiacerebbe lasciarla impiccare, senza

misericordia, ma in un supplemento d’inchiesta si contraddirà.

Grace Kelly

Fu l’ultimo film di Hitchcock per la Warner e il primo film con Grace Kelly (che rappresentò per Hitchcock una

rincarnazione reale dell’etero femminismo, la famosa bionda glaciale con tanto fuoco dentro), nessun altro attore

contò tanto nella sua vita artistica.

Ci fu una ricerca interessante sui vestiti indossati dall’attrice, il regista la fa vestire di colori vivi e luminosi all’inizio

del film, poi i suoi vestiti diventano sempre più scuri man mano che l’intreccio diventa più “oscuro”

Scenografia

Il regista concentrò l'allestimento scenografico in un solo set che rappresentava l'interno della casa dei protagonisti.

Hitchcock rievoca il processo attraverso le inquadrature di Grace Kelly su sfondo opaco, con delle luci colorate che

giocano vorticosamente dietro di lei invece di mostrare una scenografia di tribunale, così era più intimo e

manteneva l’unità di emozione.

Tre dimensioni

Gli anni ’50 sono segnati dal 3D, perché si diffonde la tv, le famiglie stanno più in casa e gli incassi a Hollywood ne

risentono, quindi si usa per richiamare pubblico.

Hitchcock firma il contratto per girare il film tratto da uno spettacolo, per realizzarlo però c’è una clausola: il film

sarebbe dovuto uscire solo quando lo spettacolo sarebbe smontato da Broadway, solo che quando lo spettacolo

smonta la moda del 3D stava svanendo (distributori e critici cinematografici ne accusano la responsabilità di

affaticare la vista) quindi il film esce in 2D.

Per dare sensazione di profondità vengono messi degli oggetti davanti ai primi piani e aggiunge un pop-up.

Temi

Formazione e distruzione della coppia.

La cupidigia che spinge il delitto.

Simboli

Orologio per enfatizzare la suspense. Telefono-chiavi-forbici-orologi.

Opinioni di Hitchcock

Hitchcock considera la scelta di fare questo film come una run for cover: spiega che può capitare che nel tentativo

di cercare cose nuove ci si infili in strade, che da scomode ed anguste, alla fine risultino cieche ed improduttive.

Allora bisogna fare il “Run for cover”, il ritorno a casa. Bisogna ammettere a sé stessi di aver sbagliato, e tornare

indietro fino al punto in cui si è deviato per imboccare la strada infruttuosa. Un film sicuro, convenzionale, del quale

poco si può parlare.

LA FINESTRA SUL CORTILE (REAR WINDOW) – 1954

Soggetto

Il soggetto è tratto dall'omonimo racconto di Cornell Woolrich.

Trama

Un reporter fotografo (James Stewart), immobilizzato a casa sua da una gamba ingessata, osserva per passare il

tempo il comportamento dei vicini che abitano di fronte. Ben presto arriva a convincersi che un uomo abbia ucciso

la moglie e confida i suoi sospetti alla sua amica (Grace Kelly) e a un amico detective. Lo svolgersi degli avvenimenti

gli dà ragione e, alla fine, l’assassino attraversa il cortile e fa precipitare dalla finestra il reporter che se la caverà

con un'altra gamba ingessata.

Film

Racconta le mosse interpretative di un fotoreporter, che immobile davanti alla finestra cerca di interpretare ciò che

vede nelle case di fronte.

Il film ha una costruzione circolare: finisce quasi come è iniziato.

In questo film il meccanismo del giallo funziona perfettamente: ma non si tratta di scoprire il responsabile

dell’azione delittuosa, ma piuttosto di sapere se, quando e in che modo i fatti che allo spettatore sono noti verranno

riconosciuti come tali anche per i protagonisti della vicenda.

Il mondo di Hitchcock è dominato dall’ambiguità: non c’è una verità, ci sono delle interpretazioni ma mai certezze.

Effetto Kuleshov

Lev Kuleshov (1899-1970) Rimane celeberrimo uno dei suoi esperimenti in cui, alternando varie situazioni a un

medesimo primo piano dell’attore Ivan Mosjoukine, riuscì a indurre nello spettatore stati d’animo diversi,

provocando così, attraverso il montaggio, una variazione della percezione visiva, nota in seguito proprio con il nome

di “effetto Kuleshov”. Stessa cosa fa Hitchcock con i primissimi piani di James Stewart.

Temi

Voyeurismo, prima solo di Jeff, diventa poi patologia di gruppo.

Problema dell’amore e del matrimonio: Jeff non ha voglia di sposare Grace Kelly, e sul muro di fronte vede solo le

azioni che illustrano il problema dell’amore: la donna sola, i giovani sposi, il musicista scapolo, la ballerina che gli

uomini desiderano, la coppia senza figli che riversa tutto il suo affetto su un cagnolino e la coppia sposata in cui i

litigi sono sempre più frequenti.

Il cinema: il cannocchiale del protagonista è il cinema. Film metafora dello spettatore e di ogni tentativo di

interpretazione. Tanto più siamo spettatori, tanto più vogliamo esserlo. Da un certo momento i tre personaggi

smettono di essere spettatori passivi ma vogliono interagire, il cinema non è interattivo: con un film ci comportiamo

come Jeff all’inizio, poi si realizza il sogno dello spettatore: prima Jeff interagisce con il telefono e poi cercando di

indirizzare il finale.

Importanza del punto di vista, il discorso cinematografico di Hitchcock è altrettanto attento a sottolinearne

l’importanza, e stabilire i problematici rapporti tra relatività e oggettività, tra apparenza e verità, tra realtà e

rappresentazione.

Regia

Solo in base al primo movimento della macchina da presa veniamo a sapere dove siamo, chi è il personaggio, chi è

il personaggio, qual è il suo mestiere e cosa gli è capitato. Secondo Hitchcock il peccato capitale di uno sceneggiatore

consiste, quando si discute una difficoltà, nell’evitare il problema e giustificare la cosa con una scena di dialogo. Le

azioni e gli sguardi raccontano una storia costruita attraverso immagini.

L’unità di luogo è data dalla soggettività del protagonista. Il punto di vista della macchina da presa coincide con il

suo sguardo.

Il solo momento in cui la regia cambia punto di vista è alla scoperta della morte del cagnolino: si lascia

l’appartamento di Jeff e la macchina da presa è messa nel cortile che è visto sotto diverse angolazioni e la scena

diventa puramente oggettiva.

Visione

Jeff per difendersi utilizza suoi strumenti di fotografo, il flash della macchina fotografica, con cui acceca il criminale,

e grazie a cui ha la meglio. Distorsione percettive legate alla vista, come la pioggia in Psycho: nel momento in cui i

personaggi non vedono più bene il pericolo si sta avvicinando.

Finestra

Dall’altra parte del cortile si ha di fronte ogni possibile comportamento umano. È tutta una serie di piccole storie,

è lo specchio di un piccolo mondo.

Simboli

Uso della diapositiva, uso degli elementi tecnologici per capire ciò che sta avvenendo. Grazie alla fotografia posso

confrontare ciò che vedo da ciò che ho visto.

Opinioni di Hitchcock

È molto entusiasta in quel periodo, e si ispira a due fatti di cronaca accaduti in Inghilterra.

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE (VERTIGO) – 1958

Soggetto

Il film è tratto dal romanzo D’entre les morts (1954), scritto da Thomas Narcejac e Pierre Boileau.

Trama

Scottie (James Stewart) ex ispettore licenziato dalla polizia perché aveva la tendenza a soffrire di vertigini è

incaricato da un vecchio amico di sorvegliare la sua bellissima moglie Madeline (Kim Novak) il cui strano

comportamento fa temere il suicidio. Egli sorveglia questa donna, la pedina, la salva da un tentativo di

annegamento, s’innamora di lei, ma non riesce, perché soffre di vertigini a impedirle di buttarsi dell’alto campanile.

Sentendosi responsabile della sua morte è colto da una depressione nervosa, poi riprende una vita normale fino al

giorno in cui incontra per strada la sosia di Madeline. La ragazza pretende di chiamarsi Judy, ma noi veniamo a

sapere che è proprio Madeline. Non era la moglie, ma l’amante dell’amico di Scottie, ed è stata la moglie legittima


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Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Claire.97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi del cinema e della Tv e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Canova Gianni.

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