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La filosofia e le scienze: comunanza e distinzioni

Indice

  • Introduzione
  • Lo stupore di fronte alla realtà
  • Universalità versus particolarità
  • Rilevanza culturale della scienza e della tecnica
  • La degenerazione scientista
  • Conclusione: verso un recupero della complementarietà
  • Bibliografia

Introduzione

Il tema scelto per questo elaborato ha come obiettivo quello di individuare e riassumere gli aspetti di comunanza e di distinzione che hanno caratterizzato nel tempo i rapporti tra la filosofia e le scienze particolari. Dopo aver esposto in forma semplificativa il punto di partenza delle due forme di sapere, ossia il medesimo stupore di fronte alla realtà e l’immancabile desiderio di conoscerla più a fondo, esporrò l’ambito in cui si muove ciascuna di esse, universale per la filosofia e particolare per la scienza. Successivamente, accennerò all’importanza che il sapere di tipo scientifico ha assunto nella società odierna, alla sua quasi assoluta predominanza, che ha poi condotto a quella degenerazione nota come scientismo positivista, della quale anche parlerò. In conclusione, infine, farò mia la proposta contenuta nel testo Un sapere a favore dell’uomo, relativa alla necessità di una riscoperta di reciproche attenzioni (armonizzazione) tra la conoscenza di tipo filosofico e quella di tipo scientifico, viatico per assicurare alla civiltà umana un degno futuro.

Lo stupore di fronte alla realtà

Lo stupore, la meraviglia di fronte alla realtà, soprattutto quella incomprensibile se limitata ai soli criteri sensibili, rappresentano il motore primo dell’anelito dell’uomo verso la costante ricerca dell’oltre. Quest’ansia di sapere, un’avventura in costante evoluzione e mai propriamente conclusa, ha quindi dato vita a quelle attività umane classificabili come sapere scientifico.

Parliamo dunque di sapere, che è poi conoscenza della realtà tutta intera che circonda l’uomo, volontà di approfondire sempre di più e sempre meglio la propria conoscenza del quotidiano, di ciò che si ha di fronte, interpretando il corso degli eventi e domandandosi in ultima istanza le cause di questo movimento. Certo, la meraviglia, e quindi la spinta a conoscere sempre di più, non può che darsi, come dicevamo, quando tutto ciò che fa parte del nostro vissuto comincia ad apparirci incomprensibile, pieno di misteri.

Questa prerogativa è ciò che sta alla base sia della filosofia che della scienza particolare. Non a caso, agli inizi e per lunghi secoli, la scienza partecipava dello stesso spirito della filosofia, il cosiddetto “sapere per il sapere”, l’attività umana più elevata, senza interessi aggiuntivi, senza altra aspirazione se non quella di “vedere” (theorein), “contemplare” la realtà penetrando in essa. Oggetto e soggetti del sapere (filosofico e scientifico) erano pertanto i medesimi, si viveva una reciproca connessione, potremmo dire una mutua complementarietà.

Con il tempo, poi, cambiando di fatto il metodo di indagine conoscitiva e assistendo a un rinnovato (e totalmente differente) atteggiamento dell’uomo di porsi di fronte a tutto ciò che faceva parte del suo mondo, la scienza ha iniziato a distaccarsi dalla filosofia, sposando una nuova concezione: “sapere è potere”. Questo ha decretato, di fatto, l’abbandono di quella meraviglia e di quello stupore che era stato alla base dello sviluppo dell’esperienza conoscitiva in generale.

Oltre però all’iniziale spirito che accomunava le due discipline, ci sono da segnalare altri elementi di questa vicinanza. Un tentativo che ci è possibile se abbandoniamo per un attimo lo sviluppo temporale di questo rapporto e ci dedichiamo semplicemente all’astrazione degli elementi di comunanza emersi durante i secoli. Intanto, dice Tomás Melendo, “anche la scienza in senso proprio nasce in Grecia, dove non è facile distinguere tra lo scienziato e il filosofo”.

Ci sono poi altri criteri, indicati come “di scientificità”, che rendono valida una determinata conoscenza. Oltre agli elementi di verità, rigore, certezza ed efficacia, questa conoscenza deve mettere in condizione di sapere, deve rendere la realtà più comprensibile e più evidente, nonostante la mancanza di certezza assoluta e l’eventuale incombenza di trovarsi di fronte a qualcosa di misterioso e indefinibile.

Inoltre, sia il sapere scientifico che quello di tipo filosofico possono essere facilmente resi contigui. Il primo è sempre stato indicato lungo la storia come sapere verificato, di qualità elevata, mentre la filosofia è da considerare una forma superiore di conoscenza.

Universalità versus particolarità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

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