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I segni della danza tra azione, testo e significazione

Incentrata sull’azione e sui movimenti, la danza si appella a tre elementi costitutivi:

  • Fisicità, che si basa sulla propriocezione (capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista) del danzatore e sulla facoltà di far giungere in chi danza e in chi osserva, la composizione dei movimenti.
  • Indicalità e ostensione, che riguardano il linguaggio, la cognizione e la comprensione delle formule deittiche e delle forme esibite, le quali aspirano a far emergere i significati veicolati dagli oggetti.

Si farà ora una lettura semio-cognitiva della danza vista sia come semplice insieme di movimenti coordinati, sia come testo simbolico portatore di senso e significato.

La danza come atto naturale

La danza intesa come insieme di singoli movimenti corporei fa parte degli atti naturali, che appartengono al soggetto. La danza delle origini non richiedeva alcuna dialogicità; si trattava di un movimento ripetuto, fine a sé stesso che non dipendeva dalla volontà del soggetto, come la respirazione, il battito cardiaco, etc.

Cosa agisce nell’individuo da fare in modo che questi diventino volontari e armoniosi? Consideriamo dunque il corpo non più un motore di atti naturali ma un “pro-motore” di azioni simboliche, spostandoci da un contesto psico-fisiologico ad uno prettamente epistemologico. Ciò è dovuto alla consapevolezza dello iato che separa uno status cerebrale, sufficiente a mettere in atto le cinestesie, dai processi mentali che fanno sì che i semplici movimenti ripetuti divengano interpretabili e possano assumere gradualmente la fisionomia delle rappresentazioni culturali. U Eco affermò che la postura adottata da un individuo viene colta dagli osservatori in maniera diversa da come essa è percepita ed elaborata dalla mente dell’agente.

Il contributo filosofico di Aristotele e San Tommaso

La nozione filosofica di atto naturale è stata articolata da Aristotele nei due concetti di necessità e possibilità. Egli ha abbinato la necessità alle azioni involontarie che riguardano il funzionamento del corpo umano, e ha invece associato il concetto di possibilità ai comportamenti prodotti volontariamente.

  • Distinse inoltre le azioni possibili, assegnandogli una qualificazione di tipo artistico, che trovarono collocazione nell’alveo dell’estetica,
  • Da quelle pratiche, alle quali assegnò una funzione prevalentemente tecnica, collocate nell’elenco delle operazioni governate da regole.

San Tommaso propose la distinzione tra azioni transitive, correlate alla volontà di fare qualcosa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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