LA CULTURA LA TENE DELLA GALLIA CISALPINA
Lo studio della cultura di La Tène nell’Italia settentrionale inizia nel 1871, quando caratteristiche
tipicamente galliche furono riscontrate in alcune tombe di Marzabotto. Dopo quel giorno, un grande
progetto di lavoro fu incentrato sugli importanti ritrovamenti di Montefortino e su altri cimiteri
Senonici, sulle tombe dei Boi di Bologna (Predio Benacci e De Luca) e su S. Bernardo d’Ornavasso
in Val d’Ossola. Tutti questi ritrovamenti furono presto conosciuti da tutta Europa.
Studenti come Castelfranco e Patroni pubblicarono importanti gruppi di ritrovamenti di La Tène
lombardi, ma, ciò nonostante, lo studio del periodo Celtico in Italia era ancora arretrato.
Nel periodo tra le due guerre mondiali, lo studio della cultura di La Tène in Italia s’interruppe
completamente, ed è stato trascurato fino agli ultimi anni, motivo per il quale ogni tentativo di
definire tale cultura nell’Italia settentrionale ha incontrato serie difficoltà. In primo luogo le
pubblicazioni dei ritrovamenti Celtici sono poche e spesso contengono poche illustrazioni; i
ritrovamenti spesso erano stati scavati senza metodo scientifico. Va inoltre aggiunto il fatto che non
una piccola parte del materiale ritrovato negli ultimi cento anni era soggetto alla corrosione
(principalmente del ferro) nei musei, e dunque questi materiali andarono distrutti senza essere mai
stati resi noti. In taluni casi anche i cartellini d’identificazione dei ritrovamenti andarono perduti, e
quindi abbiamo a che fare con una gran quantità di materiale dalla provenienza sconosciuta.
Uno studente lombardo, M. Bertolone, pianificò un ampio studio sulla Gallia Cisalpina, ma la sua
morte prematura ha lasciato incompleto il suo lavoro. Ad ogni modo egli creò il primo quadro
cronologico della seconda età del ferro nel nord Italia.
I. Golasecca III A = La Tène I, IV secolo a.C.; questo è il periodo dell’invasione gallica e della
lenta trasformazione della cultura di Golasecca che, nonostante questi eventi, mantenne le sue
peculiari caratteristiche.
II. Golasecca III B = La Tène II, IIIII secolo a.C.,che può essere ritrovato principalmente a
Solduno; in questo periodo comparvero i primi “vasi a trottola”.
III. Golasecca III C = La Tène III, III secolo a.C., tardo periodo repubblicano come esemplificato
dalla necropoli di S Bernardo d’Ornavasso. E’ caratterizzato dalla diffusione dei tipi più tardi di
vasi a trottola e dalla ceramica Campana.
Le idee di Bertolone possedevano alcuni aspetti interessanti che potevano condurre a importanti
risultati.
Anche se la cronologia relativa era corretta, quella assoluta conteneva degli errori, il maggiore dei
quali era la datazione di Golasecca III A al IV secolo a.C., mentre questo iniziò, come noi sappiamo
in modo quasi certo, intorno al 475 a.C.
Negli ultimi anni c’è stato un nuovo inizio della ricerca sull’archeologia gallica nell’Italia
settentrionale, principalmente in Lombardia; ciò è dovuto al fatto che, in questa regione, ci sono
state alcune nuove scoperte, come la necropoli La Tène di Garlasco (Pavia), quella di Carzaghetto
(Mantova), e alcune tombe La Tène a Gottolengo e Remedello (Brescia).
Nel frattempo alcune vecchie scoperte erano state rese note di nuovo,per esempio i cimiteri di
Oranavasso, Solduno, Remedello e Ca’ di Marco. Per il periodo medio e tardo La Tène abbiamo ora
una buona quantità di ritrovamenti pubblicati e un buon quadro cronologico delimitato da W.
Stockly e J. Graue, ma questo riguarda solo l’area della Val d’Ossola e Kt. Tessin, che da lungo
tempo è stato considerata area celtoligure o lepontica e non è mai stata considerata come una vera e
propria regione celtica. Ciò che rimane dei ritrovamenti celtici di Marzabotto e di un gruppo di
1
ritrovamenti La Tène di Brescia e Mantova è stato recentemente pubblicato, mentre è stata
annunciata un’edizione completa dei cimiteri gallici di Bologna.
Ad ogni modo è necessario porre l’accento sul fatto che la mancanza di scavi eseguiti con metodo
scientifico, le molte lacune di fonti archeologiche e la spesso povera qualità di pubblicazioni non ci
permette di delineare un quadro chiaro e dettagliato della cultura di La Tène nei secoli IV, III e II
a.C.
Questo lavoro di sintesi è il risultato di una ricerca e di uno studio sui ritrovamenti La Tène della
Lombardia e dell’Emilia, che sono stati portati avanti con la collaborazione del Dott. Marco
Tizzoni. Più di 200 siti La Tène sono stati identificati, e ricoprono lo spazio di tempo che va dal IV
secolo all’anno 25 a.C. (LT B, C, D). Questi ritrovamenti sono quasi interamente non pubblicati.
Al nono UISPP Congresso a Nizza (1318 settembre 1976) abbiamo fatto un primo tentativo di
creare una sintesi della cultura gallica nell’Italia Settentrionale.
Come punto iniziale del nostro studio, presumiamo che la principale migrazione gallica in Italia
avvenne all’inizio del IV secolo a.C. (388 a.C. secondo la cronologia greca). Non dobbiamo
considerare i problemi di precedenti movimenti celtici in Italia e della strada che imboccarono per
attraversare le Alpi e penetrare in Italia.
Quando i Galli arrivarono nel Nord Italia, erano presenti i seguenti gruppi culturali, che più o meno
corrispondono a gruppi etnici:
Cultura di Este o venetica, che occupava più o meno l’area dell’odierno Veneto.
Cultura centro alpina o Retica, che occupava le valli prealpine della Lombardia, dalla Val Seriana al
Lago di Garda, Valtellina, valle dell’Adige, al nord di Verona e all’intera regione del Tirolo e
dell’Engadina.
Cultura di Golasecca, era nel periodo chiamato Golasecca III A o “Lodigiano” (il nome deriva dalla
piccola città di Lodi, a sudest di Milano), e può essere divisa in due gruppi differenti.
I cimiteri dell’area attorno a Bellinzona, che include Kt. Tessin (tralasciando la regione di Lugano),
la Mesolcina e la Val d’Ossola. Il rito funerario era l’inumazione.
L’area attorno a Como e il territorio attraversato dal fiume Sesia e la parte di Lombardia che va dal
Lago Maggiore sino ai fiumi Serio e Adda e sino al Po verso sud. In quest’area l’unico rito
funerario era la cremazione in urna.
La regione tra i fiumi Oglio e Mincio non ci è molto nota nella prima età del ferro. Mentre ci sono
vari oggetti di bronzo come fibule a sanguisuga, anelli a globetti (anelli con decorazioni a forma di
piccoli globi) e ganci da cintura appartenenti alla cultura di Golasecca, manca totalmente la
ceramica di Golasecca. Nel distretto di Mantova ci sono varie importazioni dal sud (ceramica attica,
brocche con becco di bronzo etrusche, bottiglie di profumo in vetro)
Anche in Emilia occidentale, sino al fiume Panaro, la prima età del ferro è ancora piuttosto oscura.
Ci sono tombe a cremazione e a inumazione (Baragalla, Correggio, S. Ilario d’Enza, Fraore, S.
Polo) e stanziamenti (Cacciola di Scandiano, Casale di Rivalta, S. Rigo, S. Polo) che sono ancora in
corso di studio.
Nell’area della civilizzazione etrusca felsinea ci sono le città di Felsina (Bologna), Spina e
Marzabotto e altri stanziamenti più piccoli che erano accentrati principalmente tra il fiume Reno e
Panaro.
In Romagna, nelle valli dei fiumi Santerno, Senio, Lamone e Montone ci sono tombe a inumazione
in cui possono essere ritrovati elementi felsinei e piceni; generalmente le tombe presentano una
ricca attrezzatura di armi (Linaro, Castelfiumanese, Casola Valsenio, S. Martino di Gattara,
Dovadola ad esempio). Questi cimiteri erano considerati una prova dell’invasione celtica nel V
secolo a.C.,ma ora si pensa che fossero Umbri.
L’area ligure, a ovest, è poco conosciuta,fuori dalle necropoli e dagli stanziamenti di Genova. 2
Alcuni elementi di Golasecca possono essere ritrovati in questa regione, per esempio le fibule a
sanguisuga e a forma di serpente e alcune varietà di ceramica (stanziamenti e necropoli di Genova,
lapidi di Savignone e Bobbio, stanziamenti di Gremiasco, ritrovamenti dal letto del fiume Magra e
Bocca di Magra). Ci sono anche molte importazioni dal sud (Genova).
Tra il 475 e l’inizio del IV secolo a.C. la cultura di Golasecca si è ampiamente diffusa nella regione
che si estende tra i laghi Prealpini sino al fiume Po.
Per la prima volta in questo periodo la bassa pianura lombarda sembra essersi densamente popolata;
infatti sembra che in precedenza questa regione fosse abbastanza priva di popolazione. Solo la
Lomellina, un’area a sud ovest di Milano, oltre il Ticino, aveva già una densa popolazione.
La sequenza cronologica del periodo Golasecca III A è stata proposta da M. Primas e una ancora
più dettagliata suddivisone cronologica è possibile grazie agli studi sui ritrovamenti della
Lombradia. Nel nostro lavoro possiamo usare le seguenti fasi cronologiche:
Golasecca III A 1= Tessin C, datata intorno al 475450 a.C.
Golasecca III A 2= Tessin D, lo stadio più antico, datato intorno al 450400 a.C.
Golasecca III A 3= Tessin D, il suo stadio più recente, datato attorno al 400375/350 a.C.
Oggetti La Tène più antichi possono essere ritrovati in tombe del periodo Golasecca III A. Una
spada con elsa pseudo antropomorfa, che si può far risalire all’inizio del LT A, è stata trovata nella
sepoltura di un guerriero nel cimitero di Ca’ Morta (tomba dell’elmo,VIII 1926). Questa tomba
appartiene alla fase Golasecca III A 1. Un’ altra antica spada è parte di un gruppo di ritrovamenti da
Miradolo (vicino al Po, a est di Pavia). Entrambe le spade sono state piegate molte volte secondo il
comune rituale di cremazione.
In Lombardia si conosce l’esistenza di due antiche spade La Tène con elsa pseudo antropomorfa, la
prima viene dalla necropoli di Brembate di Sotto (a sudovest di Bergamo), ma sfortunatamente gli
oggetti che si trovavano insieme ad essa sono stai mischiati con quelli provenienti da altre tombe; la
seconda è al museo di Como, ma non sappiamo dove sia stata trovata. Entrambe le spade sono
identiche a quella della Ca’ Morta, ma non sono state piegate.
Altre spade risalenti al primo periodo La Tène sono state trovate in Kt. Tessin, a cerinasca d’Arbedo
(tomba 108) e a Castione (tomba 31); in Val d’Ossola, a Montecrestese e a Gravellone Toce (tomba
15).
Le prime tre, che provengono da sepolture con inumazione, sono diritte, mentre l’ultima, da una
cremazione in urna datata Golasecca III A 2, è stata contorta.
Uno dei ritrovamenti La Tène più antichi trovati in un contesto golasecchiano è costituito da una
collana metallica fatta di filo di bronzo, di sezione rotonda, con i bordi lievemente allargati che sono
anche scavati/incavati per permettere l’allacciatura (fig. 3:6). Proviene dal cimitero di Cuggiono a
ovest di Milano; i ritrovamenti da tombe differenti erano mischiati, ma fortunatamente tutti questi
oggetti sono molto omogenei e possono essere datati Golasecca III A 1.
Un altro tipico oggetto del primo periodo La Tène è stato trovato a Melegnano, sud est di Milano,
durante dei lavori in una cava di rena. E’ un gancio da cintura lavorato a traforo con ornamenti
floreali, cosa tipica dell’antico stile della La Tène occidentale. Il gancio da cintura di Melegnano era
appeso con altri pendenti golasecchiani appartenenti alla fase Golasecca III A 2 su un braccialetto
di bronzo con i due estremi sovrapposti.
Un gancio da cintura lavorato a traforo, ma fatto di ferro e appartenente ad un tipo diverso, è nella
tomba VI a Brembate Sotto. In questa tomba, datata Golasecca III A 2, c’era inoltre un elmetto
Negau, di tipo etruscoitalico, e due “koppelringe”. Questo tipo di anello è stato trovato anche a
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Golasecca, ed esemplari in bronzo provengono da Ca’ Morta (tomba 110) e da Brembate Sotto
(tomba 10, Golasecca III A 2).
La produzione di ganci da cintura lavorati a traforo di tipo Tessin durante il Golasecca III A 3 è
certamente locale, come mostrato dalla distribuzione geografica dei ritrovamenti, ma questi oggetti
sono ispirati dall’arte “orientalizzante” celtica della fine di LT A.
Fuori Kt. Tessin e Mesolcina, sono stati trovati ganci da cintura lavorati a traforo, nell’area inclusa
nei nostri studi, a Sesto Calende e a S. Polo, Reggio Emilia. L’esemplare da S. Polo è identico a
quello della tomba 75 di Castaneda, ritrovamento importante a causa della sua associazione a
materiali appartenenti a Golasecca III A 3.
E’ interessante notare che, nel complesso dei ritrovamenti appartenenti a Golasecca III A, ci sono
alcuni elementi che riportano al tardo Halstatt, com’è stato mostrato da M. Primas e O. H. Frey.
Ad esempio alcune fibule del tardo Halstatt nell’insieme di ritrovamenti di Arbedo, datati fine
Tessin C, attorno al 450 a.C., e la fibula di tipo Ha D 3 della tomba 160 dal cimitero di Gudo. Gli
altri oggetti da qu
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