La coscienza di Zeno
La coscienza di Zeno è il terzo romanzo realizzato da Svevo, l’ultimo se non si considera il vero capolavoro di Svevo, Il vegliardo o Il vecchione, romanzo però incompleto. La coscienza è composto da 7 capitoli narrati dal personaggio/narratore Zeno Cosini; difatti a differenza di quanto avvenuto nei primi romanzi nella coscienza si abbatte completamente la parete che separa il pensiero dal narratore da quello del personaggio. La narrazione avviene infatti in prima persona, prima tramite l’espediente del memoriale realizzato da Zeno sotto spinta del dottor S, psicanalista presso il quale Zeno si è rivolto per guarire dalla sua presunta malattia, il fumo (si scoprirà però che la vera malattia di Zeno, se così si può definire, è però quella delle donna, in particolar modo Zeno è affetto dal complesso di Edipo ed è feticista).
L’ultimo capitolo è invece una sorta di diario realizzato da uno Zeno arricchitosi in seguito al secondo conflitto mondiale tramite atti speculativi e, autoproclamandosi guarito, decide di tornare alla letteratura per vivere una vita vera e per inviare poi questa sorta di diario al dottor S per dimostrare lui che è guarito ma senza il processo psicanalitico. Svevo infatti non crede fino in fondo alla psicanalisi; anzi semmai tutt’altro. Il fratello della moglie infatti si trasferì a Francoforte per seguire un percorso psicanalitico addirittura con il padre stesso della psicanalisi, Sigmund Freud, fallendo però miseramente poiché deciderà ugualmente di suicidarsi.
Quindi Svevo non è interessato agli effetti del processo psicanalitico; questo è piuttosto un mezzo, un espediente utilizzato da Svevo per la sua narrazione. Ci sono altre differenze tra La coscienza ed i due romanzi che l’hanno preceduta: se al centro dei romanzi è posto sempre il tema degli autoinganni (tema desunto da Schopenhauer e che lo avvicina in un certo senso a Pirandello) i tre romanzi trattano rispettivamente una figura di inetto come protagonista. Ma se nei primi due romanzi si tratta di inetti appartenenti al mondo della piccolo-media borghesia, nella coscienza Zeno appartiene all’alta borghesia e anzi vi è una sorta di rivalutazione della figura stessa dell’inetto.
Infine differente è anche il tema del contrasto tra l’intellettuale ed il mondo borghese che lo circonda; se questo contrasto appare palese nei primi due romanzi (più accentuato in Una vita e molto più tenue in Senilità a dire il vero) esso appare del tutto assente nella coscienza dove anzi abbiamo una presa di coscienza di appartenenza alla classe borghese. I capitoli non seguono un ordine cronologico ma tematico; avvenimenti che sono cronologicamente contemporanei possono essere anche trattati in momenti differenti.
Capitolo 0: preambolo
Il romanzo inizia con un preambolo; la psicanalista, un certo dottor S, afferma che Zeno Cosini si è rivolto a lui per intraprendere il percorso psicanalitico ma che ha interrotto il suddetto percorso a metà strada. Quello che andremo a leggere è pertanto un memoriale che Zeno ha scritto di proprio pugno sotto impulso del dottore, secondo il processo di guarigione. Lo psicanalista allora ci tiene a precisare che non dobbiamo attenerci alle parole di Zeno, poiché quest’ultimo è nevrotico ed in quanto tale mente come tutti gli altri nella sua medesima condizione.
Ci troviamo pertanto dinnanzi ad un romanzo differente dagli altri; ci troviamo dinnanzi ad un romanzo dove non abbiamo una realtà oggettiva ed assoluta, quella del protagonista, ma anzi ci viene addirittura chiaramente detto che il protagonista stesso dell’opera mente spudoratamente. Non a caso La coscienza di Zeno, insieme all’Ulisse di James Joyce, è considerato uno dei romanzi d’avanguardia. Svevo nasce a Trieste, città che fino al 1918 è ultimo baluardo dell’impero Austro-Ungarico; pertanto Svevo conosce molto prima rispetto ai suoi coetanei italiani lezioni di autori tedeschi importanti come Schopenhauer, Nietzsche e lo stesso Freud, padre della psicanalisi.
Quindi questo preambolo si può leggere quasi come una sorta di “Storia e cronistoria de Canzoniere” di Saba, ossia un tentativo di spiegare o quantomeno mettere in guardia il lettore in modo da non creare fraintendimenti ed essendo il lettore stesso non ancora avvezzo ai temi psicanalitici. Ma del resto lo stesso dottor S è un personaggio del tutto inattendibile; infatti questo ha apertamente dichiarato di aver pubblicato le memorie del suo paziente contravvenendo quindi al giuramento di privacy dovuto a ciascun paziente, per vendetta ed anzi si proclama disposto a dividere i lauti guadagni delle sue pubblicazioni con Zeno stesso a patto però che quest’ultimo riprenda il processo psicanalitico (forse tentativo estremo di dimostrare la validità scientifica del proprio metodo, ergo il dottor S rappresenta la figura dello psicanalista fermo sulle proprie convinzioni o la società borghese che vuole guarire e dunque omologare tutti i diversi ed i “malati”).
Capitolo 1: il fumo
Zeno inizia a realizzare il proprio memoriale sotto impulso del dottor S. Inizia a ricordare l’origine del suo vizio del fumo; quando da bambino rubava le sigarette al padre. Quindi vizio del fumo legato indissolubilmente alla figura paterna. A vent’anni, colto da mal di gola, è impossibilitato dal medico nel fumare ed anzi il padre stesso veglia su veglia sul figlio congratulandosi con questo per non fumare; vizio del fumo che da ora in poi sarà visto come desiderio di trasgressione.
Inizia allora, forse per autocensura o per sensi di colpa, a manifestare questa presunta volontà di terminare il proprio vizio; tappezza libri ed addirittura pareti della sua stanza con date e le iniziali US che non sta per Stati Uniti d’America ma per “ultima sigaretta”; Zeno quindi ricorderà le date proprio perché connesse a tale scrittura. Tuttavia Zeno afferma che le sigarette in tal modo avevano un gusto migliore proprio perché “le ultime” ed accompagnate allora da un desiderio di averne altre. Desiderio di trasgressione di cui si parlava prima; Zeno non vuole realmente guarire ma usa questo espediente solo per aumentare il proprio piacere e la ricerca di quest’ultimo; malattia e guarigione rovesciate, il vero sano è colui che desidera, che trasgredisce e quindi va oltre la volontà imposta da una società bigotta che invece è la reale “malata”.
Infatti nell’ultimo capitolo della coscienza Zeno apparirà addirittura spaventato dalla possibilità di essere guarito. Zeno arriverà anche a rinchiudersi, sotto consiglio della moglie Agusta, in una casa di cura dalla quale però scapperà con a scusante di un sentimento di gelosia che lega il medico alla moglie. La figura stessa del medico scatena in Zeno una gelosia inaudita; il medico è ciò che lui sarebbe voluto essere, un ragazzo bello esteticamente e sicuro. Finisce allora con lo scappare dalla clinica approfittando di una povera infermiera corrotta dal vino. Afferma però di non chiudere definitivamente le porte alla clinica, dalla quale viene addirittura cacciato da un’infermiera che lo scambia per un visitatore alla ricerca del dottore (afferma che viene addirittura scacciato dalla prigione dalla quale provava a scappare) perché ora scappa, ma in futuro non si può mai sapere.
Capitolo 2: la morte del padre
Il capitolo che narra la morte del padre lo si può collegare alla “Lettera al padre” di Kafka; in tale lettera Kafka afferma che il padre chiedeva lui come mai fosse costantemente intimorito dal suo stesso padre; tipica figura del padre da “ammazzare” del contrasto padre-figlio che si ritrova anche in Tozzi. Il padre si sacrifica per il figlio, ma non vuole gratitudine, solo gentilezza. Eppure Kafka quando il padre rincasava non riusciva a far altro che rifugiarsi nei suo mondo fatto di libri, nella sua cedrata di carta Donchisciottiana ed...
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