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Introduzione

Italo Svevo è un autore che testimonia un cambio di strumenti di scrittura con cui interpretare il mondo. Svevo è un modernista e la definizione di modernismo è una corrente che mette insieme autori che hanno segnato la svolta. Molte volte però Svevo viene associato al Decadentismo da cui però si discosta (basta vedere le differenze che ha con D’Annunzio).

La svolta del Novecento

Einstein ha rivoluzionato il concetto di tempo, e secondo lui scorre in modi differenti nell’universo. Questo fa crollare l’oggettività del tempo e con questa anche il positivismo (cultura che crede nella ragione) perché si basava su una sola dimensione (il tempo però non è unico).

Nascita del romanzo italiano

Il romanzo italiano nasce con “I promessi sposi” che era una storia che descriveva il vero (Manzoni aveva fiducia nella rappresentazione del mondo). Manzoni però smette di fare romanzi quando si accorge che comunque i personaggi che lui metteva nelle sue storie erano inventati. Allora Verga inventa il vero simile, ovvero descrive la realtà con personaggi che rimandano a persone vere e racconta storie vicine a chi le legge. Nel Novecento però si scoprono altre dimensioni e quindi il verismo del romanzo cade perché il romanzo è uguale alla realtà solo se essa è completamente descrivibile, e si può conoscere qualcosa solo se essa non varia nello spazio e nel tempo. Lo stesso Svevo in un suo saggio parla di come il tempo non sia oggettivo.

Nuove teorie

  • Bergson: elabora il concetto di tempo interiore ovvero capisce che un’ora con gli amici passa più velocemente che un’ora scuola. Quindi conta meno l’orologio rispetto a come percepisco il tempo. E quindi la domanda è come si descrive il mondo se tutti lo percepiscono in modo diverso?
  • Plank: elabora la teoria quantistica dell’energia che si muove, e ci sono degli spazi chiamati quanti, e quindi la realtà è frammentata difficile da descrivere. Proprio per questo Svevo non segue la linea temporale ma va per argomenti senza arrivare a un finale ben definito.
  • Minkowski: dice che il tempo e lo spazio non possono essere scissi perché dipendono l’uno dall’altro. Svevo percepisce questo ma non trova la verità.
  • Freud: scopre l’inconscio in base al quale il soggetto possiede un inconscio che non riesce a governare e conoscere.

Differenza tra romanzo dell’800 e del 900

Mentre il romanzo ottocentesco è ben definito, e quindi chi legge conosce tutto sulle vicende e sui personaggi che agiscono in base al loro volere; nella “Coscienza di Zeno” il protagonista vuole raggiungere uno scopo (sposare Ada) e invece raggiunge l’esatto opposto (sposa Augusta), questo sta a significare che il suo inconscio in realtà voleva Augusta. Di conseguenza il tempo e lo spazio non sono conoscibili, quindi ricade tutto sul soggetto che però non è nemmeno lui perfettamente conoscibile (inconscio). La scrittura rende fermo e lineare quello che in realtà è sincronico (abbiamo più di un pensiero per volta). Il soggetto modernista ha più pensieri per la testa e quello che pensa conta più di quello che fa e questo causerà degli inceppi abbastanza soventi. Questo si può vedere nella “Coscienza di Zeno” infatti Svevo non descrive tanto le azioni di Zeno ma quello che pensa.

Autori importanti del 900

  • Svevo: Una vita (1892), Senilità (1898) e La coscienza di Zeno (1923) che ha riscosso poco successo perché i lettori non trovavano una storia.
  • Pirandello: Il fu Mattia Pascal (1904), Si gira! (1915) e Uno, nessuno, centomila (1925). Insiste sul fatto che nulla è prevedibile.
  • Pur non essendo un autore è stato molto importante anche Freud che ragionava sui sogni perché sono il linguaggio del nostro mondo interiore (inconscio), e su questo pensiero si basano i modernisti.

Elementi che mutano nella narrativa del 900

  • La trama:
    • Nella coscienza di Zeno non accadono grandissimi eventi a differenza dei romanzi dell’ottocento che hanno una storia dove se il lettore inizia a leggerlo vuole sapere il finale. Nella coscienza di Zeno si possono individuare vari obbiettivi ma senza nessun segno concreto che ci faccia capire qual è il principale (smettere di fumare, realizzarsi e diventare un buon borghese), quindi si perdono le gerarchie. La nostra aspettativa è quella di trovare un finale che chiude le storie, perché nella realtà niente finisce visto che di qualsiasi cosa ci resta il ricordo.
    • Nel Il fu Mattia Pascal lui non vuole descrivere storie che tutti possono vivere, lui vuole darci qualcosa di più profondo e mettere il lettore a contatto con una realtà indiscutibile, ovvero che la nostra vita è governata dal caso e nasce per caso. Quindi se la vita è un caso io stesso devo dargli un senso con le mie azioni. Pirandello a differenza di Svevo amplifica la trama in modo da far perdere il lettore, mettendoci molti personaggi, con il fine di distaccarlo dalla trama.
    • Tozzi scrisse un saggio Come leggo io dove ci invita ad aprire un libro alla fine tralasciando tutto quello che succede prima e poi di saltellare qua e là tra le pagine per giudicare quanto il libro è fatto bene solo basandosi sui personaggi e non sulla trama (non importa quello che fa ma quello che pensa). La trama distoglie l’attenzione dai sentimenti e la focalizza sulle azioni. Le persone provano sentimenti che non possono essere scritti perché non hanno un nome, ma la narrativa riesce a darglielo solo che non sempre è una sola parola (descrizione di un bacio).
    • Virginia Woolf scrive “Non creo trame ma creo situazioni”. Nelle sedute psicoanalitiche si fa più attenzione ai dettagli che non alla lunga narrazione (può essere falsa) perché il paziente cerca di ordinare qualcosa che non è ordinato. La verità è racchiusa nel dettaglio. I poeti modernisti raccontano storie dicendoci che sono false perché vogliono che andiamo oltre alla trama.
  • Il personaggio:
    • Nell’ottocento si pensava che il personaggio fosse formato dall’ambiente e da chi gli sta intorno (Zolà) e fosse legato a quello che fa. Nel Novecento invece il personaggio è unico e particolare: non per quello che fa ma per quello che pensa, perché non c’è corrispondenza tra pensare ed agire.
    • Nell’ottocento si descrivevano prima i caratteri estetici, poi il ceto e poi il nome (che identifica il soggetto e lo rende unico) che rende il soggetto il prodotto di una società. Nel Novecento il personaggio più diffuso è l’inetto (persona mediocre ed incapace) che è molto imprevedibile (a differenza del personaggio dell’Ottocento) perché si basa sull’inconscio che anche esso a sua volta non è prevedibile (Zeno vuole Ada ma il suo inconscio fa sì che seduca Augusta). Il Super io tiene a bada l’inconscio ma ogni tanto si distrae e quest’ultimo esce (una battuta in un momento non appropriato). Nel caso di Zeno infatti l’Io (inconscio) vuole Augusta e gliela fa sedurre inconsciamente facendolo sbagliare con Ada. Nel romanzo non c’è concomitanza tra azione e pensiero e questo favorisce a rendere Zeno unico ed inimitabile.
    • Lukas scrive il modello di interpretazione del romanzo del Novecento. Analizza prima gli eroi greci protetti dagli dei (Ulisse ed Ercole), ma poi fa notare come gli dei abbiano abbandonato la terra (il mondo ha perso il senso ed è l’uomo che deve darglielo). La vita è la ricerca di senso, e i romanzi descrivono la ricerca di senso di alcuni personaggi. Nella "Coscienza di Zeno" si può notare che lui definisce la differenza tra giusto e sbagliato (Carla l’amante) Separando il suo mondo e quello di Carla, ma questo tradimento in realtà ha favorito l’equilibrio di coppia con Augusta, queste regole però non possono essere applicate a tutte le coppie perché hanno funzionato solo nel caso di Zeno visto che alla fine è l’unico che vince.
  • Narratore:
    • I testi del Novecento sono scritti in prima persona, quindi il narratore è il protagonista e il lettore riesce ad immedesimarsi meglio nella storia.
    • Il narratore, e quindi il soggetto, è molto più inattendibile perché lui stesso non riesce ad arrivare alla verità. Quindi è molto inaffidabile perché spesso chi racconta camuffa alcuni suoi desideri: ne “Il fu Mattia Pascal” il protagonista si contraddice sul fatto che ha conosciuto suo padre, notando questa contraddizione il lettore deve arrendersi al fatto che non capirà mai la verità e quindi lotta con il narratore per vedere dove sbaglia. Lo stesso Zeno mente sulla sua attività: prima dicendo che non aveva un magazzino per poi scrivere nel suo diario che in realtà uno ce lo aveva; questa notizia è irrilevante ma ci fa riflettere sulla veridicità del racconto. Nella "Coscienza di Zeno" nemmeno la scrittura è neutra perché lui odia il suo psicoanalista (lo mette a contatto con le sue paure e i suoi dolori). Tutto questo per dire che non ci si può fidare della narrativa del Novecento e che questo è il sentimento dell’uomo dell’epoca, che non lo dice esplicitamente ma lo fa vivere. La scrittura rende ordinato quello che non lo è e quindi dichiara che è una falsità. Il personaggio cerca un equilibrio con una dialettica tra ordine e disordine.

Narrativa modernista (1924)

La narrativa del Novecento deve cambiare modo di scrivere perché la concezione del mondo è cambiata. Cambia anche il modo di descrivere la realtà, infatti non esiste più la letteratura verista, perché lo scrittore non si fida più della realtà. Allora lo scrittore modernista deve inventarsi un nuovo modo di scrivere e riuscire a tenere una certa piacevolezza di lettura, Svevo per fare questo utilizza l’ironia per divertire il lettore e farlo continuare a leggere. Nell’ottocento acquista importanza la sfera privata dell’individuo, ovvero che le persone puntano di più alla realizzazione personale (non ci si sposa più per avere agevolazioni economiche ma per essere felici). La vita privata in un romanzo è molto importante perché fa capire che è bello ciò che piace, e quindi è l’individuo che sceglie ciò che gli piace (fa una valutazione soggettiva e non più oggettiva). L’Italia era molto arretrata rispetto a questo pensiero, perché avevamo una tradizione basata sulla poesia e non sul romanzo, e quindi questa idea arriva dopo. Nei Romanzi italiani c’è ancora molta oggettività, e soprattutto c’è ancora il narratore che è superiore ai personaggi, come nei “Malavoglia” dove esiste ancora il giusto e lo sbagliato e le leggi morali sono superiori. Nella “Coscienza di Zeno” esiste la truffa e non è vista come una cosa negativa, perché loro vivono in un mondo dove le leggi morali non sono al di sopra degli uomini, e loro sono in grado di decidere cosa fare perché truffando riescono a non andare in banca rotta e a quindi salvare la famiglia.

Italo Svevo

Svevo nasce nel 1861 e si nutre di letture classiche (Shakespeare), la sua famiglia era benestante ma poi subisce un crollo finanziario che lo riduce a fare l’impiegato in banca, e lui vede questo come una sconfitta perché il suo obiettivo era fare soldi. Nel 1892 pubblica il suo romanzo “Una vita” che è uno dei pochi romanzi di quell’epoca che recepisce che sta avvenendo un cambiamento. Il titolo iniziale era “Un inetto” ma nessun editore voleva pubblicarlo con questo titolo perché la letteratura dell’Ottocento dava personaggi vincenti e non personaggi mediocri come gli Inetti.

Una vita

Trama di “Una vita”

Svevo diverge da tutto questo e presenta la vita di un personaggio che non è un vincente, infatti il protagonista è un giovane che viene dalla campagna che va a lavorare in banca, e fatica ad ambientarsi alla città. Un giorno viene invitato dal capo della banca e dopo una figuraccia inizia ad avere una relazione con la figlia del capo (Annetta) che tutti volevano, con cui dovrebbe sposarsi, ma lui scappa perché ha la madre malata e quando torna trova Annetta con un altro. Cerca di riconquistarla sfidando il fratello, ma la famiglia di Annetta fa in modo di stufarlo e lui non reggendo tutto questo si suicida.

Nell’ottocento l’impiegato era visto come un lavoro che poteva fare chiunque, infatti la presenza dell’impiegato era superflua, e andava ad incidere sull’autostima del lavoratore. E gli impiegati non cercano di lottare per cambiare questo pensiero che la gente ha su di loro, dall’esterno sono visti come dei falliti che possono solo fare quello (mettere timbri). Svevo deve descrivere l’inserimento di un giovane sradicato dalla sua realtà (dove ha un’identità) e collocato nel luogo più anonimo del mondo (la città). Dostoevskij è il primo scrittore orientale che descrive un disturbo psichico, e questo disturbo era generato dalla società russa (cervellotica) che puntava molto sul prevalere sugli altri.

Nozioni generali su “Una vita”

E nel primo capitolo ma come nei successivi sette c’è sempre la contrapposizione tra città (tristezza) e il ricordo del suo paesello (felicità), oltre a questo lui si sente al vertice della scala e non alla base perché è un buono. Il punto di vista attraverso cui vediamo le vicende e gli ambienti (percezione che il soggetto ha degli ambienti) è quello di Alfonso che si alterna con quello del narratore (che è ancora onnisciente), Svevo però non guarda mai il mondo narrativo con gli occhi degli altri personaggi. All’interno del romanzo ci troviamo con una procedura in base alla quale il narratore smentisce Alfonso, e svela gli errori che lui fa. Alfonso si vede un po’ come l’eroe del romanzo infatti le valutazioni non sono mai oggettive perché è lui che le fa. Solitamente gli ambienti vengono descritti per far capire al lettore dove si svolgono le vicende, ma Svevo li usa per far capire lo stato d’animo del protagonista: infatti la città è descritta come un ambiente brutto.

Quando si cerca l’obbiettivo di Alfonso si fa più fatica a trovarlo rispetto a un romanzo normale, il suo obiettivo è quello di entrare nel mondo adulto e realizzarsi (passare da signor nessuno a diventare Alfonso Nitti uomo riuscito). Alfonso in realtà deve stare antipatico al lettore proprio perché prova ad essere migliore degli altri quando non lo è mentendo e arrabbiandosi quando viene superato dagli altri. La letteratura e la cultura sono per Alfonso un obbiettivo e quindi non legge per piacere ma solo per realizzarsi e diventare una persona colta come gli altri personaggi che incontra (diventare ciò che non è ovvero una persona colta). Maller e tutta la famiglia Maller (compresa Annetta) sono il suo nemico ma sono anche l’unico modo per lui di potersi realizzare essendo Maller il dirigente della banca.

Trattato di Alfonso

A forza di voler diventare colto vuole addirittura scrivere un trattato di filosofia, e questo è usato dal narratore per prendere in giro Alfonso e farlo odiare ancora di più dal lettore facendolo apparire ingenuo perché vuole scrivere un trattato senza aver mai letto niente di filosofico. Alfonso dopo aver scritto il titolo e la prefazione non sa scrivere niente di più di quello che c’era nella prefazione. Il narratore alla fine aggiunge pure che questo lavoro non serve a niente per farci odiare ancora di più Alfonso non mettendoci al posto di un suo nemico ma nemmeno di un suo stimatore.

Senso di superiorità di Alfonso

Andando avanti nel romanzo la sua superiorità si sgretola perché viene a contatto con la realtà ovvero che lui non è superiore come pensava all’inizio.

Il lavoro di Alfonso

Alfonso ha il compito di trascrivere le lettere, ma è più lento degli altri perché si interessa a quello che c’è scritto e perde tempo, questo lo fa sembrare ancora più incapace.

Gli innamoramenti di Alfonso

Aveva dei desideri che egli sapeva reprimere solo con grandi sofferenze. Lui non voleva la donna come qualcosa di carnale ma come una dea pura e infatti anche lui cerca di restare puro per lei. Ma questa purezza è qualcosa che non fa parte della vita reale, infatti più avanti si scontra con l’impeto corporale che lo porta ad inseguire ragazze per strada che bastava ad appagarlo.

Esterni e interni

  • Gli interni sono i luoghi degli scontri e l’ambiente della banca, che prendono la maggior parte del racconto perché sono quelli che lo dovrebbero portare alla sua identità che però allo stesso tempo gli tolgono la sua identità. La banca è il luogo degli anonimi ma è l’unico luogo che può farlo realizzare.
  • Gli esterni sono invece i luoghi che lo rendono felice, dove però non succede mai niente e lo portano alla solitudine.

Suddivisione del romanzo in due parti

Il romanzo si divide in due parti:

  • La prima va fino al settimo capitolo ed è una parte molto descrittiva (descrive il lavoro, i personaggi e i luoghi);
  • La seconda inizia dall’ottavo e il tema centrale è la relazione tra Alfonso e Annetta: che inizia in modo molto burrascoso infatti lei lo umilia quando va a cena a casa sua, poi però piano piano anche lei inizia ad avvicinarsi e insieme decidono di scrivere un romanzo per stare un po' da soli, sotto la supervisione...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrochesta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tortora Massimiliano.
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