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La condizione della donna nel V-IV secolo a.C.

L'affermazione del modello ideale vede figure come Lucrezia e Virginia: la matrona ideale è madre e/o moglie casta (ha rapporti sessuali solo all'interno di uno iustum matrimonium e al solo fine di procreare), pia (osserva attentamente i culti familiari), obbediente, laboriosa (si adopera per sorvegliare il lavoro degli schiavi), lanifica (si dedica alla filatura e alla tessitura, ma solo nello spazio protetto della domus), domiseda (rispetta la naturale e inconfutabile spartizione degli spazi che assegna alla donna lo spazio familiare della domus e all'uomo lo spazio pubblico del foro), frugale (rifiuta il lusso in ogni sua forma, si fregia solo delle sue virtù e delle imprese del marito e dei figli), silenziosa (dotata di un sermo lepidus, di una parola il più possibile contenuta) e caratterizzata da un incessu commodo (comportamento e abbigliamento adeguato).

Il modello ideale attraversa immutato tutta la storia Romana: elogio di Claudia, fine II secolo a.C.; Giovenale, I-II secolo d.C.; Ausonio, IV secolo d.C.; elogio funebre di Aurelia Yguia, IV secolo d.C. Questo modello vale prevalentemente per le matrone di alto rango, mentre la rappresentazione delle liberte è molto più libera (elogio funebre di Allia Potestas, II secolo d.C.).

Matrimonio cum manu

La donna entra loco filiae nella famiglia del marito, o è sottoposta alla sua manus, se l'uomo è sui iuris, oppure alla manus del suocero, se costui è ancora in vita e quindi il marito di lei è alieni iuris. Sono matrimoni cum manu la confaerratio, la coemptio e l'usus.

Confaerratio

La confaerratio è la cerimonia più antica, in origine riservata alle famiglie patrizie. Prevede che gli sposi spartiscano una focaccia di farro come simbolo dell'inizio della vita insieme e sacrifichino un animale alla presenza del Pontefice Massimo, del Flamine Diale e di 10 testimoni. La donna deve presentarsi alla cerimonia coperta da un velo rosso o arancione e al termine del rito l'uomo assume la manus su di lei.

Coemptio

La coemptio è una sorta di compravendita tra il futuro marito e il padre della sposa. L'oggetto della compravendita è la donna stessa. La coemptio si configura infatti come un arcaico contratto in cui l'uomo accetta la moglie e la sua dote e assume formalmente la manus sulla donna.

Usus

L'usus, infine, prevede che gli sposi convivano per un anno prima di contrarre il matrimonio vero e proprio. Essi devono dichiarare l'esistenza dell'adfectio maritalis (l'intenzione di vivere come marito e moglie) e al termine dell'anno di convivenza l'uomo può assumere la manus sulla donna. Tuttavia, secondo alcune fonti, un provvedimento contenuto nelle Leggi delle XII Tavole consentirebbe a una donna sposata con usus che si allontana da casa ogni anno per 3 notti di essere svincolata dalla manus del marito e di restare sotto l'autorità del padre. Questa è però una probabile retrodatazione, un primo esempio di matrimonio sine manu che però si afferma solo tra il III e il II secolo a.C.

Il controllo dell'uomo sulla donna nel III secolo a.C.

La vittoria su Cartagine nella Prima e nella Seconda Guerra Punica consente a Roma di affermarsi come potenza egemone nel Mediterraneo e di aprire nuove, ricchissime rotte commerciali. Questo provoca, negli ultimi anni del secolo, la nascita di un ceto intermedio di mercanti che si arricchiscono con il commercio e di un'economia del luxus che si manifesta in una prima pietrificazione della ricchezza (vengono costruiti, ad esempio, imponenti mausolei sul modello greco-ellenistico).

Nel 216 a.C., tuttavia, nel pieno della guerra annibalica, era stata varata la lex Oppia che limitava fortemente il possesso da parte delle matrone di monili e beni di lusso, al fine di requisire tutti i preziosi e avere più risorse a disposizione per la seconda guerra punica. Forse nel corso di questo secolo le donne iniziano a poter ereditare e a poter fare testamento. Le fonti ascrivono questi due diritti alle Leggi delle XII Tavole ma si tratta certamente di una retrodatazione.

Le guerre puniche ridimensionano drasticamente la popolazione maschile, rendendo molte donne sui iuris (prive di parenti maschi in vita in grado di esercitare su di loro la tutela legittima). Intorno al 230 a.C. avviene il primo divorzio di cui abbiamo notizia storica, anche se le fonti letterarie tendono a retrodatare il divorzio addirittura al regno di Romolo (Plutarco: Romolo avrebbe concesso di divorziare solo agli uomini, se la moglie ha abortito di nascosto, ha bevuto vino, ha commesso adulterio).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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