La classificazione delle sostanze
Il silicio è la sostanza che è alla base della moderna industria microelettronica. La tecnologia del chip al silicio ha consentito di passare da calcolatori che occupavano intere stanze a computer sempre più piccoli, molto più veloci e affidabili. Il silicio non si trova tale e quale in natura, ma lo si può ottenere scomponendo la silice (diossido di silicio), una sostanza assai diffusa sulla crosta terrestre e utilizzata fin dall’antichità per la preparazione del vetro.
Dalla decomposizione di minerali si ottengono altre sostanze molto diffuse, quali per esempio l’alluminio, il ferro e il piombo. Questi metalli però, come il silicio, non possono in alcun modo essere ulteriormente decomposti. Sulla base di questi fatti, possiamo dividere le sostanze in due categorie:
- Le sostanze che possono essere scomposte in altre sostanze si chiamano composti.
- Quelle che non sono scomponibili in altre sostanze sono chiamate elementi.
Sostanze ed elementi
- Sostanze semplici (per esempio rame)
- Composti: sostanze costituite da due o più elementi (per esempio cloruro di sodio)
Già nel 1661 lo scienziato irlandese R. Boyle, nel suo trattato The Sceptical Chymist, aveva aperto la strada alla comprensione delle differenze tra elementi e composti: «Per prevenire errori intendo per elementi [...] certi corpi primigeni e semplici, che, non essendo costituiti da altri corpi o l'uno dell'altro, rappresentano le parti componenti di cui sono direttamente formati i cosiddetti corpi composti e nei quali questi ultimi possono in ultima analisi essere decomposti.»
Tuttavia, doveva passare più di un secolo affinché lo sviluppo della chimica, soprattutto per merito del lavoro di Lavoisier, consentisse agli scienziati di confermare la scoperta di Boyle.
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