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Enrique Jardiel Poncela

Biografia e opere

  • 1901: Nasce a Madrid.
  • 1916: La morte prematura della madre, avvenuta quando l'autore aveva solo 15 anni, segnerà la vita sentimentale di Jardiel, alla ricerca disperata di una donna che lui stesso definisce "mujer interior o cubica" ("che ha uguale larghezza, uguale altezza, uguale profondità"). Le delusioni amorose dell'autore, dovute a un presunto complesso di Edipo, condizioneranno i personaggi femminili delle sue opere, spesso criticati ferocemente.
  • 1922: Pubblica il primo racconto breve, “El plano astral”, in cui emerge interesse verso l'esoterismo e la dimensione onirica.
  • 1926-27: Pubblica 5 lipogrammi per il quotidiano “La voz”, componimenti letterari in cui l'autore esclude tutte le parole contenenti la lettera E.
  • 1927: Porta in scena la commedia “Una noche de primavera sin sueño”, ma è anche l'anno della rinascita letteraria dell'autore, che ripudia tutti i suoi scritti precedenti (tranne “El plano astral”), e decide di abbandonare la letteratura seria e drammatica a favore dell'umorismo. Sviluppa quindi una tipologia di umorismo ispirata all'opera di Ramon Gomez de la Serna, condivisa dai membri della “Otra generación del 27”.
  • 1928-1932: Pubblica 4 romanzi umoristici, che rientreranno nella “Raccolta di grandi romanzi umoristici” (“Amor se escribe sin hache”, “Esperame en Siberia.. vida mia”, “¿Pero.. hubo alguna vez once mil vírgenes?”, “La tournée de Dios”). I primi 3 sono una trilogia, e parlano d'amore in versione parodica; Jardiel ribalta i luoghi comuni sui romanzi sentimentali. I 4 romanzi vengono censurati dalla dittatura franchista nel '39 perché considerati pornografici.
  • 1932: Intraprende la carriera di sceneggiatore cinematografico e si reca a Hollywood per lavorare alla Fox.
  • 1952: Muore a causa del cancro.

Jardiel e “La otra generación del 27”

Jardiel rinasce come scrittore nel 1927, anno in cui si converte all'umorismo ed entra a far parte della “Otra generación del 27” (Renovadores del humor), composta da Jardiel, Mihura, Neville, López Rubio, Antonio de Lara “Tono”. Per loro l'umorismo, definito Humor Nuevo, è un genere indipendente e autotelico (cioè fine a se stesso), caratterizzato da incongruenza, inverosimiglianza, assurdo, paradosso (sentimento del contrario); è una filosofia di vita, una fonte di salvezza con cui ridere dei drammi del mondo.

Il maestro indiscusso degli umoristi del 27 è Ramon Gomez de la Serna, il quale inventa un tipo di umorismo chiamato greguería, un aforisma definito da lui come Metafora + Humor, caratterizzato dall'accostamento di elementi incongruenti, personali, peculiari (esempio: Las pirámides son las del desierto).

Il secondo punto di riferimento è Ortega y Gasset, filosofo che nel saggio “La deshumanización del arte” esprime la sua visione dell'arte: essa deve abbandonare l'ossessione per la realtà oggettiva e analitica, e ripartire da una realtà inedita e soggettiva, partorita dall'immaginazione dell'autore. Ortega y Gasset propone una visione ludica dell'arte, in cui essa è desrealizada, ovvero privata degli elementi reali per dare spazio alla visione dell'artista; un'arte ludica che rifiuta la trascendenza, si sgrava di ogni impegno politico e sociale e redime l'uomo dall'angoscia esistenziale con una risata terapeutica.

Gli scrittori della “Otra generación del 27” iniziano a pubblicare testi umoristici su alcune riviste satiriche, come “Buen Humor”, fondata nel 1921 dal caricaturista Sileno. Jardiel, nel prologo del primo romanzo “Amor se escribe sin hache”, dedica parole di gratitudine a Sileno, riconoscendol’importanza della collaborazione con la rivista. Altre riviste sono “Gutiérrez”, “La ametralladora”, e infine “La codorniz” fondata da Mihura. Mihura rifiuta l’umorismo classico e si esprime con giochi di parole, tautologie, iperboli e metafore.

Il jardielismo

L’umorismo jardielesco risente fortemente dell’influenza di Ramon e Ortega. L'umorismo di Jardiel è l'umorismo castizo (della Castiglia), violento e aggressivo, proveniente da un'antica tradizione letteraria (Cervantes); caratteristiche fondamentali sono la provocazione arguta e sagace, accompagnata da una nota di scetticismo e di cinismo.

Alcuni critici, sulla scia di Marquerie, hanno ribattezzato il suo umorismo “Jardielismo”, al fine di rimarcare l'originalità stilistica di un autore che elabora un'estetica propria. (“..Se mezclan la fantasía, las seres anormales y extravagantes.. Realiza la deformación de un mundo desrealizado y para llegar al mayor grado de deformación e inverosimilitud posibles inyecta una dosis fuerte de exageración, pues sin desproporción no hay belleza posible..”)

Ma cos’è l’umorismo per Jardiel? Nel suo saggio “Tres realidades correspondientes al humorismo”, egli afferma che l’umorismo non può essere catalogato ed etichettato, e critica chi prima di lui l’ha fatto (anche se lui stesso lo definisce). Per Jardiel, definire l’umorismo è come inchiodare una farfalla con un palo del telegrafo, è cioè impossibile. L’umorismo jardielesco è:

  • Una filosofia di vita, perché possiede una matrice spirituale: è un’inclinazione dell’anima, che analizza il mondo e ride di ciò che ha analizzato. Non è quindi un genere letterario e non può essere classificato perché è assurdo classificare l’anima.
  • Terapeutico, perché depura e disintossica la vita, è il disinfettante che salva l’uomo e l’autore dalla volgarità dell’esistenza; serve a sdrammatizzare, a ridere delle cose negative.
  • Intellettuale, perché solo un pubblico colto e scelto può capire l’umorismo; il pubblico deve avere le competenze necessarie per cogliere il messaggio umoristico, per cui Jardiel accompagna il lettore e gli ricorda che ciò che legge è finzione (è stato definito “lazarillo” chi conduce il cieco). L’umorismo e il comico procedono di pari passo con il progresso dell’uomo e costituiscono l’immagine della nobiltà spirituale, in contrasto con la volgarità dell’arte tragico-sentimentale. In questo saggio cataloga anche i lettori dell’umorismo, distinguendo tra cretinos (secondo cui l’umorismo è un’arte minore), hombres vulgares (se ne avvalgono per dimenticare le angosce), hombres discretos (lo giudicano un genere lodevole), hombres inteligentes (lo considerano l’essenza della vita).
  • Deve esserci una “mediazione” fra le 2 parti, basata sulla nozione di sospensione del sentimento: l'autore non deve commuoversi durante la fase di elaborazione del messaggio umoristico, e il lettore deve sospendere il sentimento di pietà per decodificare correttamente tale messaggio. Grazie al costante appello al lettore, Jardiel ribadisce il carattere di finzione della sua opera. Il continuo contatto con il lettore comporta a volte l'interruzione del discorso narrativo in favore di osservazioni e battute estranee alla diegesi.
  • Autotelico, fine a se stesso. Ne deriva la mancanza di tesi: l’autore non vuole dimostrare nessuna teoria.
  • Ipertrofico, invasivo, presente in tutto. L’umorismo è mezzo e fine dell’opera letteraria.

I pilastri del suo umorismo

  • Inverosimiglianza: non c’è nessun collegamento con la realtà, l’umorismo è disumanizzato e anti mimetico. Per Jardiel l’inverosimiglianza è il contatto con il divino, l’essenza dell’arte in opposizione alla volgarità della massa assopita. Jardiel intraprende una battaglia contro la rappresentazione oggettiva della realtà.
  • Incongruenza: rottura di ogni logica, proprio perché non c’è nessun contatto con la realtà; ciò comporta una successione di sorprese.
  • Deformazione
  • Iperbole: esagerazione che porta alla deformazione dei personaggi.
  • Accumulazione: insieme di azioni che sono ridicole.

I personaggi: nei romanzi e nel teatro

Sono caricaturali e grotteschi, agiscono facendo leva sulle convenzioni e i cliché rappresentati dai personaggi delle opere sentimentali, principale bersaglio del suo umorismo. Sono personaggi eccentrici che alterano, ridicolizzandoli, gli eroi e le eroine romantiche del genere sentimentale, smascherandone l’artificiosità. Jardiel propone la versione caricaturale di personaggi standardizzati, il cui carattere stereotipato è reso ancora più incredibile dalla parodia.

Nell'umorismo romanzesco i tratti sono portati all'estremo, perché c'è un rapporto a due autore-lettore, in cui il secondo può ragionare in maniera individuale (vedi sopra: il jardielismo intellettuale). Qui prevale il tono aspro e pessimista. Le pene d'amore muovono i protagonisti alla disperazione, alla follia, e al suicidio.

Nell'umorismo teatrale alla fine c'è sempre un ritorno alla logica ed un happy ending, perché il pubblico teatrale è di massa, spesso alla ricerca dell'evasione e del divertimento facile. Qui si assiste alla rappresentazione di un universo piacevole e ameno. Le pene d'amore che affliggono i protagonisti si risolvono sempre in un lieto fine.

Il processo di disumanizzazione che investe i personaggi dei testi narrativi è assoluto, mentre nelle commedie si intravede uno spiraglio di umanità e sentimento. Nei romanzi i personaggi sono, oltre che disumanizzati, automatizzati, reificati o cosificati (=trasformati in oggetti, soprattutto le donne), meccanizzati (=si comportano in modo rigido) → sono quindi ridicoli e ispirano il riso. Il principio di meccanizzazione è stato teorizzato da Bergson nel saggio “Le rire”: il comico è quel lato d'una persona per cui essa rassomiglia ad una cosa, quell'aspetto degli avvenimenti umani che imita il meccanismo puro e semplice, l'automatismo totale, il movimento senza vita.

L'accumulazione crea quindi una distorsione della realtà che rimanda alla meccanizzazione bergsoniana e allo slapstick del cinema muto → personaggi (Chaplin) caratterizzati dalla goffaggine dei movimenti, e da tic o manie che li robotizzano a causa della loro ripetitività, rendendoli risibili.

La produzione romanzesca

Essa si circoscrive al breve periodo che va dal 1928 al 1932, anni in cui l'autore pubblica 4 romanzi, pubblicati da Ruiz Castillo nella collana “Colección de grandes novelas humorísticas” di Biblioteca Nueva. A partire dal 1939 la censura franchista proibisce i 4 romanzi, per via dei loro contenuti immorali, ma circolano comunque nel mercato nero. Secondo la figlia dell'autore, questa fu l'unica causa che lo spinse ad abbandonare definitivamente il genere.

Jardiel recupera la struttura trifasica dei romanzi d'amore (incontro – ostacolo – unione) e la altera attraverso la parodia, come avviene per il finale (unione), che solo in “Esperame en Siberia, vida mia!” si conclude con la riconciliazione tra i protagonisti, vanificata tuttavia dalla morte del personaggio maschile.

Nel primo romanzo viene aggiunto un quarto elemento, la separazione e successiva misoginia del protagonista; nel secondo viene aggiunta la morte accidentale del protagonista (punizione dell'autore); nel terzo romanzo viene aggiunta la morte volontaria (suicidio di Carlo). Il comune denominatore è che l'amore è spogliato di ogni trascendenza e provoca la morte; l'uomo è la vittima e la donna il carnefice, un personaggio capriccioso e frivolo, che ammalia con il suo fascino.

Le protagoniste femminili sono costruite a partire dalla manipolazione parodica della femme fatale. I protagonisti maschili, controfigure degli eroi romantici, sono figure grottesche e inverosimili, che l'autore guarda spesso con pietà per la loro dedizione all'amore.

Nei primi 3 romanzi il protagonista è l'amore, che diviene motivo di frustrazione e conduce i protagonisti alla rovina. Nella trilogia si replica il medesimo schema: un uomo, provinciale e un po' goffo, perde la propria dignità in seguito all'innamoramento per la protagonista. I 3 protagonisti sono vittime dell'amore romantico – fissato dagli stereotipi dei romanzi rosa – e ne patiscono le conseguenze. Le 3 protagoniste si rivelano manipolatrici e perverse; anche laddove sembrano acquisire una parvenza di umanità, trionfa alla fine l'arrivismo.

Nel quarto romanzo, “La tournée de Dios”, vi è una critica sociale e religiosa, e l'amore è relegato a un piano secondario. Abbiamo un più attento uso delle tecniche romanzesche, in cui viene offerta al lettore la possibilità di seguire alternativamente la fabula o l'intreccio, grazie alla disposizione dei capitoli (trama p55).

Parallelismo Jardiel e Pitigrilli

Nella trilogia jardielesca si riscontrano i fenomeni teorizzati da Cesare Segre di intertestualità (rapporto fra testi scritti) e interdiscorsività (rapporto fra testo e discorso).

Per quanto riguarda l'intertestualità è possibile fare un parallelismo tra la trilogia jardielesca e la produzione giovanile di Pitigrilli (pseudonimo di Dino Segre), definita “peccaminosa”:

  • Mammiferi di lusso
  • La cintura di castità
  • Cocaina
  • Oltraggio al pudore
  • La vergine a 18 carati

Sono riscritture di romanzi rosa che l'autore rinnegherà dopo la sua conversione al cattolicesimo. Sono opere che vengono tradotte e circolano in Spagna negli anni '30, per cui Jardiel ne viene a conoscenza. Jardiel ne fu influenzato soprattutto nella stesura del suo primo romanzo.

Affinità

  • Censura: Nonostante l'adesione di Pitigrilli al regime fascista e la collaborazione con l'OVRA, Mussolini vieterà la ristampa dei suoi romanzi. Anche quelle di Jardiel verranno censurate dalla dittatura franchista, ma egli non aderirà mai al regime.
  • Rivisitazione umoristica del genere sentimentale: I loro sono antiromanzi d'amore, perché i romanzi d'amore vengono parodiati.
  • Temi della narrativa amorosa: Ambientazioni cosmopolite, femme fatale, seduttori che vengono demistificati (Jardiel riprende in “Esperame en Siberia, vida mia!” la demistificazione presente in “Il cappello sul letto”).
  • Tecniche umoristiche: Come l'accumulazione, le metafore incongruenti, l'aforisma, le situazioni grottesche.
  • Volontà parodica
  • Umorismo nero: Entrambi giocano col tema della morte basandosi sull'inverosimiglianza e sul non sense. In “Cocaina” il protagonista Tito muore in modo grottesco, come anche Mario in “Esperame en Siberia, vida mia!”, il quale cade stupidamente dalle scale. Le protagoniste, dopo aver versato lacrime di dolore, si consolano velocemente con un altro uomo pochi giorni dopo. Emerge quindi la mancanza di sentimenti ed umanità nelle donne, l'ingenuità negli uomini (anche quanto questi vi si proclamano immuni, come nel caso dei dongiovanni).
  • Visione antiromantica dell'amore/pessimismo
  • Misoginia: Entrambi degradano il soggetto femminile (cosificazione), ma mentre in Jardiel la misoginia sembra essere giustificata dalla parodia, in Pitigrilli i toni sono molto più duri e violenti (vedi citazioni pp64-65).
  • Complicità col lettore: Entrambi guidano il lettore attraverso la corretta interpretazione del testo, mostrandogli la natura ingannevole del romanzo amoroso tramite continue interruzioni della narrazione (interventi metanarrativi).

Differenze

  • Pitigrilli alterna il narratore eterodiegetico o esterno (non prende parte alle vicende raccontate)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

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