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Prima lezione

Questa crescita si colloca tra lo zero e l’un per cento all’anno del reddito procapite, quindi una crescita vasta e vasta soprattutto a paragone della crescita dei paesi europei che si situa sempre al di sopra dell’1,7 per cento. Questo significa che se ci fu crescita, però ci fu via via anche in quello stesso periodo un ampliamento del divario tra impero ottomano e nazioni europee.

Regioni e commercio

Ci furono delle regioni che crebbero di più nell’impero ottomano rispetto alle altre, crebbero di più perché erano maggiormente collegate attraverso il commercio mondiale attraverso i loro porti. Erano quelle regioni come il Libano, Siria e Palestina che si affacciavano sul Mediterraneo orientale e che avevano i porti particolarmente interessati al commercio con i paesi europei. Crebbero di meno le altre aree dell’impero, comprese quelle che pure erano legate al commercio ma non attraverso il Mediterraneo bensì attraverso il Golfo del Mar Rosso.

Quindi le regioni più interessate dalla crescita sono anche quelle più sviluppate nel fenomeno dell’integrazione dell’impero occidentale. Quello che si nota è anche che, questa crescita del commercio di queste aree è legata a una maggiore produttività del settore agricolo la quale è a sua volta influenzata dalle riforme adottate dall’impero ottomano nella seconda metà dell’ottocento.

Fattori di crescita

Abbiamo questi 3 elementi: aumento della produttività agricola, riforme ottomane, e abbiamo detto che tra queste riforme ci sono anche quelle che influenzano una migliore efficienza del settore fiscale, e cioè una migliore efficienza nell’esazione delle tasse provenienti dal settore agricolo e il commercio. Questi sono i 3 fattori principali che sono alla base della crescita del reddito procapite dell’impero ottomano e in particolare nelle regioni del Libano, Siria e Palestina che affacciano sul Mediterraneo orientale.

Investimenti e sviluppo

La maggiore crescita trasse maggiori investimenti esteri da parte dei paesi europei, investimenti diretti e indiretti. Comunque, nonostante l’arrivo della moderna crescita economica, i tassi di crescita sperimentati nel Medio Oriente rimasero comunque al di sotto di quelli dei paesi industrializzati dei paesi dell’Europa occidentale.

Il ruolo del petrolio

Nel XX secolo, il più importante fattore che ha contribuito all’aumento del reddito procapite dei paesi orientali è stato il petrolio, contributo però ambiguo. Ambiguo perché i paesi occidentali non produttori di petrolio o anche quelli all’interno stesso del Medio Oriente non produttori di petrolio hanno sperimentato livelli di crescita più elevati degli altri. In ogni caso, gli incrementi del reddito procapite, sono appunto in Medio Oriente più legati al fattore come l’accumulazione del capitale fisico e lo sfruttamento delle risorse ambientali che non ad incrementi nel capitale umano ed incrementi nella comunità totale dei fattori, cioè nella capacità tecnologica di utilizzare al meglio i fattori della produzione.

Quindi le risorse ci sono ma non sono state utilizzate in maniera efficiente, il fattore lavoro non ha visto incrementi di investimenti nel capitale umano. Tanto è vero che il primo rapporto sullo sviluppo del capitale del mondo arabo uscito nel 2002 ad opera di studiosi solo arabi fa riferimento ad un deficit di capitale umano come una delle caratteristiche del mondo arabo attuale. Un deficit del capitale umano, che è stato correlato ad un deficit nella libertà in questa speculazione nell’accesso ai diritti che sono a fondamento del mondo occidentale, quindi una mancanza di libertà e quindi una mancanza della democrazia.

Divario tra Medio Oriente e Occidente

Nonostante un aumento della crescita riguardante soprattutto la produzione di petrolio o ad essa correlate, il divario tra Medio Oriente e paesi occidentali si è mantenuto pressoché lo stesso rispetto al 1913. Quindi abbiamo lo stesso divario, c’è stata una crescita dei paesi mediorientali e di quelli occidentali ma il divario è rimasto fondamentalmente lo stesso del 1913. Quindi non vi è stata una convergenza del reddito procapite, non possiamo parlare di un declino assoluto del Medio Oriente perché dalle stime di Pamuk dal 1820 al 1913 il reddito procapite è aumentato di due terzi ed è triplicato tra il 1950 e il 1990 dopo un periodo abbastanza stazionario.

Quindi si può parlare, se non di declino assoluto, di un declino relativo riferito all’Europa occidentale e quindi di una crescita più lenta rispetto a quella dei paesi occidentali. Il divario tra queste due aree è legato a due tipi di crescita evidentemente diversi: uno e cioè il Medio oriente è un tipo di crescita estensivo, l’altro e cioè dell’Europa occidentale è un tipo di crescita intensivo. La crescita estensiva è quella in cui la crescita del reddito è legata alla crescita della popolazione quindi cresce il reddito ma non cresce il reddito procapite quindi cresce il reddito totale ma non il reddito procapite al contrario di quella intensiva in cui, il reddito aumenta più velocemente della popolazione quindi ad aumentare è il reddito procapite.

Efficienza e produttività

Quella che ha sperimentato il mondo islamico è stata una crescita estensiva ma non intensiva perché sappiamo che gli aumenti del reddito procapite sono legati ad un aumento della produttività, quindi è un modo più efficiente di sfruttare i fattori della produzione. Questa crescita estensiva determina quelle innovazioni sul piano dei prodotti ma anche sul piano del processo dell’organizzazione ad esempio dell’organizzazione di impresa che è dovuta a investimenti in tecnologia e in capitale umano. Mancando questi investimenti in tecnologia e in capitale umano manca un incremento nella produttività totale dei fattori, quindi manca un aumento del reddito procapite.

Il mondo occidentale è riuscito ad essere più efficiente nello sfruttamento dei fattori di produzione. Questa divergenza, e qui torniamo al discorso di Kuran, non è che avviene all’improvviso ma è una divergenza di lungo periodo quindi non avviene in un vuoto istituzionale ma in un lungo periodo nel quale il mondo europeo adottò delle istituzioni economiche, innovative, efficienti che il Medio oriente non adottò rimanendo attaccato ad istituzioni commerciali, finanziarie di impresa sorte durante il medioevo cioè praticamente le istituzioni tipiche dell’Islam medioevale saranno le stesse che ritroviamo addirittura nell’Islam moderno.

Istituzioni e sviluppo

Le istituzioni che stanno alla nascita della società di impresa sociali, la Mudaraba nel medioevo, che è stata un’istituzione fondamentale per il medioevo islamico e il medioevo europeo perché gli europei importarono questa istituzione dall’Islam, questa istituzione la mudaraba la ritroviamo pari pari alla base della moderna banca islamica. Quindi l’Europa sperimentò nel vero senso della parola un processo di istituzioni, di continue innovazioni che potevano essere micro o macro ma avveniva una sperimentazione continua, di continua efficienza delle sue istituzioni. L’impero ottomano e il mondo islamico al contrario rimasero legati alle istituzioni tipiche del suo periodo d’oro che sono l’ottavo e il nono secolo.

A partire dall’anno mille i tre secoli dopo il mille costituì l’epoca d’oro del mondo islamico, in quella fase nacquero delle istituzioni fondamentali dello sviluppo anche dell’Europa ma poi l’Europa proseguì per la sua strada e il mondo Islamico si fermò. La tesi di Kuran in sintesi fu quella che il Medio oriente è rimasto indietro rispetto all’occidente perché introdusse troppo tardi delle istituzioni chiave dell’economia moderna e forme organizzative di impresa che fossero caratterizzate dalla lunga durata, dalla capacità di raccogliere risparmi su larga scala, dalla capacità di mobilitare risorse produttive e di sfruttare le nuove tecnologie tipiche della rivoluzione industriale e di una società diversa.

Quindi fondamentalmente Kuran attribuisce il sottosviluppo del mondo islamico a delle primitive forme organizzative dell’impresa che marcarono le caratteristiche proprie dell’impresa europea di lunga durata, capaci di raccogliere risparmi di lunga scala, capaci di sfruttare le tecnologie di una società industrializzata e cioè una società che produce per una società di massa. Abbiamo un fenomeno nel mondo islamico di stagnazione organizzativa laddove invece in Europa abbiamo questo processo di continua sperimentazione.

Problemi istituzionali

Il problema dice Kuran è a livello istituzionale perché le istituzioni nel mondo islamico produssero la stagnazione organizzativa, quelle del mondo europeo promossero la creatività, la sperimentazione e quindi nel lungo periodo la crescita. Le istituzioni mediorientali sono tutte fondate sulla legge islamica. Il problema è un problema legato alla legge islamica, ma vediamo perché, non è facile individuare questo problema che sta nella legge islamica perché la legge islamica non è un costrutto statico e non è da sempre stato un qualcosa di statico, di uniforme e di fisso, la legge islamica è nata come una pluralità di scuole di pensiero tra loro anche in conflitto e alcuni aspetti della legge islamica ad un certo punto si fissarono e non si modificarono più.

Quindi in origine la legge islamica mostrò una sua creatività mostrata dalla presenza delle pluralità delle scuole di pensiero che rimasero immutate nel tempo, quindi questo aspetto dell’Islam è stato fortemente attaccato dai teorici della modernizzazione che però fecero un errore, un errore di valutazione, di giudizio stoico, di sensibilità storica perché ritennero questi teorici del paradigma della modernizzazione (modernità è sinonimo di Occidente mentre l’Islam è sinonimo di conservatorismo, tradizionalismo, immobilismo, fatalismo) e vedono tutto ciò come caratteristiche dell’animo musulmano che si è poi diciamo trasmesso ed espresso nella legge islamica.

Un conservatorismo che rendeva impossibile qualsiasi forma di progresso e quindi di riforma, quindi abbiamo un’idea essenzialista per cui il musulmano è fatto così di conseguenza la legge, il corano è frutto del mondo Islamico non può che avere queste caratteristiche e cioè quelle sopra elencate. A parte il fatto che non si può fare riferimento all’essenza di un popolo in quanto tale rimane il musulmano un’entità astratta ma poi fondamentalmente è un concetto che non comprende quello che è stato il dinamismo che ha caratterizzato nel tempo l’Islam nei primi secoli d’oro dell’Islam, quando appunto l’Islam viveva un periodo di dinamismo in cui la legge islamica promosse la creazione di leggi innovative che furono importate dall’Occidente.

Periodi di cambiamento

Quindi addirittura vedremo che istituzioni innovative a quei tempi che permisero all’Islam di creare la prima economia mondiale che non è quella immaginata da Braudel in un’epoca successiva, l’epoca delle città marinare e dell’espansione dell’oro ma di quella dell’espansione coloniale islamica dell’area euroasiatica una situazione fondata sulle istituzioni dell’Islam classico però se quelle istituzioni garantirono il successo nell’Islam nei primi secoli, successivi all’anno mille, quelle stesse istituzioni determinarono il successivo fallimento dell’Islam in termini di sviluppo.

In ogni caso non possiamo aderire alla tesi dei teorici della modernizzazione che vedono l’immobilismo come una caratteristica intrinseca dell’animo mussulmano facendo appello al dinamismo del periodo originario ma anche al fatto che poi nonostante un effettivo immobilismo che si creò successivamente quando queste istituzioni rimasero statiche e vedremo perché rimasero statiche e perché non furono soggette a quel continuo processo di evoluzione del mondo europeo, vedremo che un ulteriore cambiamento si avrà nel corso del 700 e dell’800 grazie ai contatti soprattutto di natura commerciale con gli stranieri, con gli europei.

Questi contatti generarono una competizione tra stranieri e locali in cui si arrivò ad uno svantaggio economico della popolazione locale e ad una presa di coscienza che qualcosa doveva cambiare quindi portò ad un graduale processo di imitazione e di adozione delle istituzioni occidentali nel mondo Islamico che pure essendo di tipo selettivo queste istituzioni non è che furono prese e trapiantate nel mondo Islamico ma adattate al contesto islamico per cercare di rimanere fedeli al messaggio religioso dell’Islam. Ciò nonostante, questa imitazione e innovazione seppure selettiva diede luogo ad un processo di riforma che si manifestò soprattutto a partire dalla seconda metà dell’800.

Le riforme ottomane

Nell’impero ottomano questo periodo di riforme è passato alla storia come tanzimat che significa riorganizzazione, una riorganizzazione che l’impero ottomano iniziò ad avvertire come indispensabile per tentare di arginare questa distanza che si era creata tra oriente e occidente. Quindi l’immobilismo non ci fu per due motivi, il primo perché ci sono due poli di cambiamento, il primo nell’epoca dell’islam classico e il secondo che inizia nella seconda metà del 700 poi tutto l’800 ecc..

Poi in forma maggiormente visibile con la seconda metà dell’800 con l’introduzione di una serie di riforme che cercarono di prendere a modello le più efficienti istituzioni occidentali in tutti i campi e che si tradussero nell’emanazione da parte dell’impero ottomano di una serie di codici ispirati ai codici occidentali. Quindi se fino ad allora l’unica legge nell’impero ottomano era stata la sharia, la legge islamica, e gli unici tribunali erano stati i tribunali islamici, adesso vengono adottati codici giuridici occidentali e quindi vengono emanati per la prima volta un codice civile, un codice fondiario, commerciale, penale, tutti codici europei e vennero istituiti nuovi tribunali, tribunali civili che esautoravano a poco a poco il potere dei tribunali della sharia.

Dinamismo e stagnazione

Quindi un’eccessiva ondata di dinamismo la troviamo nella seconda metà dell’ottocento e si avrà poi la fase della stagnazione organizzativa che Kuran considera la causa del sottosviluppo islamico. Però in assoluto non possiamo parlare di immobilismo dell’Islam, ci fu qualcosa che ad un certo punto non funzionò più e quindi vedremo come gli ottomani purtroppo in ritardo cercarono di affrontare il sottosviluppo e cercarono di introdurre il nuovo ma purtroppo erano dei frutti che nascevano su un albero debole, su una struttura debole e che non ebbe la possibilità di resistere poi al caos, portato dalla prima guerra mondiale e così l’impero ottomano crollò.

Conclusioni e prospettive

Ma se non ci fosse stata la frattura della prima guerra mondiale, l’impero ottomano si era avviato su una strada di convergenza verso l’occidente che gli avrebbe permesso di continuare la sua lunga durata e probabilmente tanti dei problemi che ci sono oggi nel mondo islamico non ci sarebbero perché il mondo islamico nella fase finale stava affrontando tutti i problemi irrisolti del mondo islamico attuale come la convivenza tra leggi diverse. Purtroppo l’impero ottomano non ebbe il tempo di vedere i frutti delle riforme attuate nella seconda metà dell’800. Le istituzioni del Medio Oriente vanno studiate e comprese in chiave comparativa rispetto alle istituzioni occidentali proprio per cercare di capire quali furono gli elementi in cui si resero conto della loro fragilità.

Gli ottomani cercando di imporre un rimedio attraverso le tanzimat riforme che di fatto rappresentavano un’imitazione dell’occidente e di pratiche prese dai mercanti occidentali che agivano nel commercio islamico. I semi di questo processo di riforme furono portati avanti da questi operatori economici occidentali che lavoravano nell’impero ottomano ed erano protetti dal regime delle cosiddette capitolazioni. Ai mercanti europei che si trovavano nell’impero ottomano erano garantiti attraverso le capitolazioni dei diritti e dei privilegi extra territoriali per cui potevano agire al di fuori del sistema legale islamico cioè loro non erano soggetti alle leggi della sharia se non per quanto riguarda alcuni aspetti.

Di fatto tali capitolazioni permisero agli occidentali di commerciare possedendo proprietà e gestendole secondo il diritto successorio occidentale, potevano essere giudicati dai propri tribunali non da quelli della sharia e furono queste istituzioni quelle a cui erano legati. L’impero ottomano poté riprendere il proprio dinamismo proprio a contatto con questi operatori economici occidentali, operatori economici che agirono attraverso istituzioni occidentali completamente lontane dalle istituzioni islamiche. Quindi si notò subito che ci fosse qualcosa di diverso e cioè questa istituzione occidentale portata avanti dagli operatori economici occidentali portò ad uno svantaggio economico per gli islamici rispetto agli occidentali.

Quindi ci si rende conto materialmente di un mondo che funziona diversamente e queste istituzioni erano diffuse proprio grazie al regime delle capitolazioni perché tale regime, abbiamo detto, consentiva agli europei di avere dei privilegi extraterritoriali e quindi di non essere soggetti alla legge islamica ma bensì alla legge europea quindi agivano in base ai codici occidentali, erano protetti dai tribunali commerciali consolari e facevano affari secondo la legge europea. Inizialmente queste capitolazioni furono volute dai sovrani ottomani pensando che avrebbero stimolato il commercio tra Medio Oriente ed Europa e stimolando il commercio avrebbero garantito maggiori entrate fiscali al tesoro centrale.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salamalecu97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni economiche internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Ecchia Stefano.
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