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L'impero asburgico

Introduzione

Il lungo Ottocento asburgico. Periodo che partì dalla fine del Settecento fino ad arrivare ai primi del Novecento e che vide nella Grande Guerra il definitivo collasso di questo enorme e multietnico impero. Questo volume oltre che mostrare le riforme, le novità e la crisi vissuta dell'impero, mostra anche un'Europa dalle due facce: la prima formata dagli Stati nazione ad occidente, mentre la seconda, di cui fanno parte gli Asburgo, formata dagli Imperi nazionali ad oriente. Una contrapposizione netta e che secondo molti non sarebbe potuta durare ancora per molto, i grandi imperi sono difatti prossimi al collasso. Previsione questa che non mancherà di avverarsi ai primi del Novecento.

Ovviamente l'organismo imperiale asburgico era in declino già da parecchio tempo; tensioni e problemi si accumulavano di continuo portando spesso i popoli di questo enorme apparato a ribellarsi, a chiedere maggiore autonomia o a cercare di rafforzare la propria identità, processo questo che si portò a definitivo compimento nella Grande Guerra, di fronte ai milioni di morti caduti in nome di uno stato che non si sentiva come proprio e di una cultura a cui non si sentiva di appartenere.

Impero romano-germanico e monarchia asburgica (1765-1804)

Il dilemma asburgico: impero o monarchia?

Verso la fine del Settecento, in piena età Giuseppina, la regione delle Fiandre si trovava in aperta rivolta, ormai da due anni, contro l'impero e, agli inizi del 1790, Giuseppe II dovette con amarezza accettare la proclamazione d’indipendenza di questa regione. Questa ribellione alimentò ovviamente altri fuochi, in particolare crebbe la paura per un’insurrezione ungherese. Kaunitz, cancelliere di stato, avvertì con insistenza il sovrano dell'imminente secessione magiara a meno che Giuseppe II non si affrettasse a ritirare tutte le riforme perpetuate in questa regione. Il 28 gennaio dello stesso anno l'imperatore fu costretto a fare marcia indietro. Questo momento, per lo storico inglese Macartney, venne considerato come il giorno che cambiò il destino dell'impero, nessuno più di questo monarca spinse così avanti il progetto di accentramento amministrativo, con quella rinuncia doveva ammettere di conseguenza il fallimento di esso.

All'epoca di Giuseppe II l'impero attraversava il suo momento di massima espansione e potere. Le conquiste territoriali asburgiche seguirono nel corso dei secoli numerosi accorpamenti frutto di conquiste o di unioni matrimoniali susseguitesi in modo un po' casuale, come del resto avveniva anche negli altri stati. Il possesso pressoché ininterrotto del titolo imperiale permise a questa famiglia di ottenere una certa preminenza verso le regioni tedesche e verso una notevole quantità di stati vassallo posti in zone diverse e quindi comprendenti popolazioni con lingua e cultura differenti. Inoltre il ruolo assunto come tutori dell’ortodossia cattolica assicurò agli Asburgo notevole prestigio e gli permise, tramite le numerose guerre combattute per la fede, di ingrandirsi verso Oriente ai danni dell'impero ottomano, il nemico più vicino e potente di tutta l'età moderna ormai prossimo al tracollo.

Il cattolicesimo venne ampiamente usato dalla dinastia come collante per unire la massa di territori a loro appartenenti. Il trattato di Vestfalia del 1648, con la conseguente fine della guerra dei trent'anni, portò ad un indebolimento dell'imperatore all'interno degli stati tedeschi del Reich e ad un conseguente disinteressamento di queste regioni per concentrarsi maggiormente sulle terre ereditarie (Erbländer) e ungheresi. Ulteriori acquisizioni si ebbero agli inizi del 700 quando Carlo VI, approfittando della guerra di successione spagnola, si impadronì di nuovi territori in Olanda e in Italia. Fu proprio sotto Carlo VI inoltre che venne redatta la Prammatica Sanzione, nella quale venne ribadita con forza l’indivisibilità dei territori imperiali e venne introdotta la successione per linea femminile (Carlo VI non aveva avuto figli maschi).

Diversi furono i fattori che portarono la monarchia ad effettuare una lenta metamorfosi. Innanzitutto l'equilibrio interno, politico e religioso, stava mutando. Nel Settecento il regno protestante degli Hohenzollern si presentava come l'unico modello in grado di opporsi alla monarchia austriaca, cattolica e aristocratica. A questo contrasto “esterno” vi erano anche dissidi “interni”. La Prammatica Sanzione difatti lasciava alla guida dell'impero la figlia di Carlo VI, Maria Teresa, escludendo così le figlie del suo predecessore. Una volta al potere però, in quanto donna, non gli fu concesso di accedere alla carica imperiale; questo fu il pretesto per contestare il testo della Prammatica da parte dei suoi nemici, in particolare i mariti delle figlie di Giuseppe I che diedero così motivo al re di Prussia Federico II di dichiarare guerra a Maria Teresa. Tuttavia dimostrando ottime capacità unite ad un grande temperamento Maria Teresa ribaltò la situazione in pochi anni riportando sotto il suo controllo tutte le province occupate.

L'imperatrice può ora concentrarsi sull’edificio governativo e su quei settori che più si erano dimostrati inadeguati durante il conflitto: esercito e fiscalità. Questo gravoso compito cadde sulle spalle del ministro Von Haugwitz. Figlio di un generale sassone si adoperò in primo luogo per riformare l'esercito, creando scuole per ufficiali e un commissariato generale di guerra che coordinava operazioni e reclutamenti. In secondo luogo mise mano al sistema della fiscalità e del prelievo per migliorare il destino delle finanze austriache che in quegli anni versavano in condizioni disastrose. Haugwitz, per mantenere un esercito sempre più numeroso e permanente, propose la tassazione completa anche nelle riserve dominicali dei feudi che fino ad allora erano rimaste quasi completamente escluse da ogni tipo di imposta. Questi territori avevano spesso dimensioni enormi, si è calcolato che circa un terzo di tutto l'impero appartenesse a poche centinaia delle più grandi e importanti famiglie dell’impero. Concedendo maggiori privilegi alle regioni danubiane, quindi ai magiari, e concentrando le riforme sull'area boema, le proposte del ministro, seppur con qualche resistenza, riuscirono a passare.

In brevissimo tempo i provvedimenti di legge passarono dal campo amministrativo a quello giudiziario. La monarchia si dovette confrontare così con una montagna di consuetudini che variavano di regione in regione. Ai capitani circolari (derivanti dagli uffici circolari, istituiti la prima volta nel 1748) spettava il compito di sorvegliare sulle leggi locali e assicurarsi che venissero rispettate. Inoltre avevano compiti di controllo e di catalogamento notevoli, sviluppando di conseguenza un certo interesse per le campagne e per la vita rurale dei contadini. La nascita della Policey (polizia) si rifaceva proprio a questo scopo: un controllo sulla vita delle persone e delle famiglie di qualunque ceto; si pensava che ciò armonizzasse il benessere del singolo con il bene comune dello stato. Ma le riforme introdotte dal ministro si rivelarono in breve poco durature e molto fragili. Già nei primi anni 50 non poche regioni rimasero rigide e distanti da ogni avvicinamento dell'autorità statale, accadde inoltre che la creazione di nuovi uffici resero più complessi i rapporti tra impero e monarchia. Tra questi, lo Staatskanzler, ufficio addetto al disbrigo degli affari interni dello stato austriaco, sotto il conte Von Kaunitz provò a rimediare alle inefficienze fiscali aprendo uno scontro con Von Haugwitz e il suo ufficio, il Directorium. Terreno di verifica per i progetti Kaunitz furono le province italiane. La società lombarda era ancora legata alle vecchie magistrature spagnole e le cariche pubbliche erano considerate come una specie di bene privato da poter comprare, vendere e trasmettere. Tuttavia il caso lombardo, che diede risposte positive al ministro, restò un successo isolato che non si ripeté più in nessun altra regione.

In questo clima riformatore, vissuto a cavallo tra gli anni 40 e 50 in Austria, si registrò da parte di Maria Teresa, in accordo con Kaunitz, la decisione di riprendere le ostilità contro la Prussia per riconquistare prestigio nelle terre germaniche e per vendicare la perdita della Slesia avvenuta durante la guerra di successione austriaca. Il momento perfetto fu durante la guerra dei sette anni quando la Francia, impegnata in una guerra contro l'Inghilterra che faticava a sostenere, non era più capace con il suo esercito di terra di dare protezione al regno di Polonia – Lituania, considerato l'asse della diplomazia francese nei territori orientali. Austria e Prussia credettero dunque di poter ottenere consistenti acquisizioni in questa regione e si trovarono l’una contro l’altra.

I prussiani, che vennero fin da subito impegnati nello scontro dagli austriaci, si resero subito conto che non stavano più affrontando le truppe che avevano facilmente sconfitto nella precedente guerra; la riforma di Haugwitz aveva avuto il suo effetto migliorando notevolmente l'abilità e l'equipaggiamento dell'esercito austriaco. La guerra si risolse in un nulla di fatto nel 1763 con la pace di Hubertusburg, non ci furono cambiamenti territoriali, la guerra sancì inoltre la fine del ruolo della Francia come arbitro d'Europa e l'ascesa di Prussia e Austria come grandi potenze militari.

Giuseppe II. Ascesa e crisi di un despota illuminato

A ridosso degli anni 60, sul finire della guerra, Kaunitz, prendendo come scusa la pesantezza dell'apparato di governo, iniziò a smantellare le sue strutture, in particolare quelle del rivale Haugwitz. Demolì prima l’organo del Directorium, dividendolo in tre differenti dicasteri per agevolarne i compiti, successivamente istituì lo Staatsrat (consiglio di stato) con compiti di coordinamento sugli altri uffici. Fin dalle sue prime riunioni quest’organo si dichiarò preoccupato dalla conduzione della guerra. In particolare, tralasciando il debito pubblico che toccò i 300 milioni di fiorini, l'assemblea si spaccò in due fronti attorno al tema della coscrizione: da un lato vi erano i sostenitori del sistema dei comandanti proprietari mentre dall'altro si fecero avanti coloro che sostenevano il Kantonsystem prussiano. (Kantonsystem prussiano: dal 1733 la Prussia ha suddiviso le proprie campagne in cantoni, ogni cantone rappresenta un'unità militare ed equivale a un reggimento di fanteria).

Quest'ultimo sistema trovò un suo feroce oppositore nel conte Kaunitz, ma viceversa trovò un suo fervido sostenitore in Giuseppe II che nel 1765 venne nominato coreggente da Maria Teresa. Giuseppe II fu un convinto sostenitore della coscrizione obbligatoria e si adoperò in modo molto aggressivo per modificare la struttura asburgiche tramite alcune misure legislative: costruzione di nuove caserme, assegnazione di guarnigioni stabili ai reggimenti ed introduzione capillare del Kantonsystem in tutte le province dell'impero. Kaunitz era contrario a questo progetto credendo che le mancanze militari derivassero, più che da una mancanza oggettiva di uomini, da un'inettitudine nelle alte sfere di comando. Inoltre prevedeva insorgenze tra le popolazioni contadine che, non abituate a questo sistema di leva obbligatoria, si vedevano strappare forza lavoro per pagare le imposte da cui erano già oppresse. Benché il nuovo reggente condividesse buona parte di queste opinioni decise di proseguire sulla sua strada, preferendo gettare le basi per un solido esercito a scapito dell'amministrazione e delle finanze.

Giuseppe II si prodigò notevolmente anche per togliere spazio e potere ai nobili del regno. Suo obiettivo fu quello di ridurre la loro superbia e sottomettere l'aristocrazia alla sua figura. In particolare la nobiltà magiara venne particolarmente presa di mira dal nuovo imperatore; un'aristocrazia questa difficile da domare che anche sotto Maria Teresa non fornì risposte ritenute accettabili dallo stato maggiore sia sotto il piano militare e sia sotto quello fiscale. A differenza dell'aristocrazia delle altre regioni, più malleabile nei confronti della corona, i magiari, oltre che in numero ben superiore alle altre etnie, si dimostrarono notevolmente più compatti nella difesa delle proprie tradizioni. Inoltre di fronte alla diversità ungherese ci si trovò davanti ad un mondo praticamente sconosciuto. Difatti l'espansione austriaca ai danni dell'impero ottomano aveva portato entro i confini europei terre nuove a cui si faceva in generale riferimento con il termine Oriente europeo. La mancata conoscenza di queste terre era motivo d’imbarazzo per lo stesso Kaunitz che dichiarava di non poter attuare alcuna riforma sensata senza un'adeguata conoscenza del governo ungherese.

Il dibattito tra le regioni magiare, che mal sopportavano un aumento del carico fiscale, e la corte di Vienna, trovò uno sbocco diverso quando dall'Ungheria giunsero dei rapporti che citavano le pessime condizioni di vita a cui erano soggetti i contadini. Per Kaunitz, che sosteneva l’impossibilita per queste comunità di pagare le imposte a causa delle vessazioni cui erano soggette, fu il pretesto per abolire corvée e vessazioni in cambio di un'imposta in denaro. Con l'opposizione magiara si riuscì infine a trovare un accordo il quale prevedeva che in tutta l'Ungheria i lavori gratuiti dovuti dai contadini venissero limitati a un solo giorno settimanale. A questo provvedimento ne seguirono altri in altre zone dell'impero dove le condizioni di vita delle comunità rurali erano disastrose, in particolare la Boemia che visse a cavallo degli anni 70 un periodo particolarmente difficile. In queste due diverse aree nel corso di pochi anni si verificheranno due situazioni opposte: in Boemia queste riforme ebbero successo, mentre in Ungheria furono rigettate in continuazione secondo vari stratagemmi.

In questi anni le scelte di Giuseppe II si dimostrarono spesso impulsive e spaziarono in più ambiti, da quello religioso a quello militare. La rottura nella politica asburgica venne sempre evitata grazie alla previdenza della madre e di Kaunitz. Nel 1780, alla morte di Maria Teresa, il nuovo sovrano ereditò un impero ancora più vasto e frammentato del precedente grazie all'acquisizione della Galizia e della Bucovina. A queste acquisizioni seguirono delle patenti di tolleranza religiosa per tutti quei popoli che non erano di fede cattolica. Per l'imperatore il disciplinamento delle consuetudini religiose appariva come un passo obbligato per meglio comprendere e riformare la società contadina. Uniformità, sincronia e omogeneità furono le parole d'ordine di Giuseppe II. A tale proposito gli anni 80 del Settecento videro la nascita di numerosissime patenti destinate a mutare il volto delle signorie rurali e non solo. Difatti, oltre alla religione, il sovrano si occupò anche di uniformare il più possibile la lingua dell'impero. La scelta ricadde sul tedesco, che nel 1784 venne elevato a lingua nazionale. La non conoscenza del tedesco comportò nell'immediato l'esclusione dalla carriera pubblica.

Questa esplosione normativa di questi anni, mirò innanzitutto a tagliare o ridimensionare le immunità e i privilegi aristocratici, oltre che concentrarsi sul campo fiscale e amministrativo di talune regioni. Prese maggiormente di mira furono le regioni lombarde, olandesi e ungheresi, che subirono una demolizione dei vecchi istituti locali e un riordino in nuove circoscrizioni amministrative. Tuttavia la situazione, come visto all'inizio di questo capitolo, era destinata a precipitare negli anni 90. L'Austria, così come altri Stati illuminati dell’epoca, era uno stato molto aggressivo che contava molto sulla guerra e su una politica estera di tipo espansionistico. Anche a questo scopo, ma soprattutto per difendere la propria posizione di superiorità nei confronti della Prussia, la monarchia scese in campo contro l'impero ottomano e al fianco della Russia in una guerra non del tutto voluta. Benché l'esercito austriaco si dimostrò nettamente superiore e riportò numerose vittorie nei Balcani, esse erano in contrapposizione con una situazione interna difficile. Furono infatti queste le settimane della dichiarazione d’indipendenza dell'Olanda. Inoltre, a rendere ancora più complicata la situazione, Giuseppe II era esasperato dalla richiesta di nuove forniture per un esercito sempre più difficile da mantenere (circa 300000 effettivi), a questo scopo varò un piano di tassazione uniforme fondato sull'abolizione definitiva del lavoro servile. Il conte Chotek timoroso di una rivolta nobiliare, rassegnò le dimissioni e in breve la sua profezia si avverò: l'Ungheria era in aperta rivolta. L'imperatore dovette così definitivamente fare marcia indietro e ritirare tutte le riforme considerate avverse dai ceti ungheresi. La cooreggenza di Leopoldo II seguì questa strada di cooperazione con le varie etnie, il progetto riformatore e di accentramento di Giuseppe era definitivamente fallito.

La Restaurazione e il Vormärz

Guerre e paci: l'intermezzo napoleonico

Nel marzo del 1793 gli imperi di Austria e Prussia risposero alla dichiarazione di guerra francese fatta l'anno precedente. Benché alleati, i due imperi non combatterono praticamente mai insieme giungendo ad esiti disastrosi. Viste le ripetute sconfitte e la perdita di numerosi territori, l'imperatore prussiano non esitò a firmare un trattato segreto con i francesi che chiudeva così la contesa tra i due Stati con qualche perdita prussiana a livello territoriale. L'uscita dalla coalizione antifrancese della Prussia da una...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/03 Storia dell'europa orientale

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