Storia della capitale e della corte imperiale
Nel 794 la capitale venne trasferita da Nara a Heian, odierna Kyōto. Heian fu capitale imperiale sino al 1868. Fino all’età arcaica il potere imperiale veniva gestito dalle famiglie alle quali l’Imperatore dava il consenso, mentre ora viene a crearsi una corte isolata ove l’Imperatore è l’unico detentore del potere.
Kokinwakashū: raccolta di poesie giapponesi
Kokinwakashū (lett. “Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne”), o abbreviato Kokinshū, è la seconda raccolta di poesie giapponesi dopo il Man'yōshū e la prima opera più importante del periodo Heian (794-1185). Il Kokinshū venne compilato per decreto dinastico su ordine dell’Imperatore Uda (867-931) e presentato a corte dinanzi all’Imperatore Daigo (885-930) nel 905. È la prima chokusenwakashū, cioè la prima raccolta di poesie giapponesi compilate su ordine imperiale. Raccoglie 1,111 poesie divise in venti libri. Vi sono due prefazioni, una in giapponese scritta da Ki no Tsurayuki (872 – 945) e una in cinese scritta da Ki no Yoshimochi.
Il Kokinshū venne scritto come ufficializzazione all’abolizione della poesia cinese a corte, che dopo il Man'yōshū risentì di un pubblico molto vasto. Fujiwara no Tokihira, dopo la morte dell’Imperatore Uda, mostrò interesse per il revival della poesia giapponese.
Il Kokinshū venne compilato da 127 poeti: 70 scrissero una sola poesia, 22 due poesie. Tra gli autori annoveriamo Ki no Tsurayuki, ritenuto il principale compilatore, Ki no Tomonori, Ōshikōchi no Mitsune e Mibu no Tadamine.
I kana: i sillabari giapponesi
In questo periodo nascono i due sillabari della lingua giapponese:
- Hiragana: Risultato della corsivizzazione di alcuni caratteri.
- Katakana: Risultato dell’isolamento di alcune parti di sinogrammi ai quali viene riconosciuto un valore fonetico.
L'invenzione dei kana è tradizionalmente attribuita a Kūkai, monaco buddista vissuto tra l'ottavo e il nono secolo d.C. Vi sono caratteri che avendo una doppia pronuncia si scrivono in modo uguale, oppure, caratteri che avendo una sola pronuncia si scrivono in più modi; all’epoca i poeti potevano usare più caratteri per una stessa pronuncia a seconda dei propri gusti.
Importanza della lingua giapponese nel Kokinshū
Il Kokinshū si attesta come un vocabolario poetico codificato. Vi sono figure retoriche, metafore e temi che saranno poi cristallizzati e usati in futuro; alcuni poeti li adatteranno in maniera propria.
Nell’introduzione si vuole attestare l’importanza della lingua giapponese:
- “La gente in questo mondo […]” ➔ La poesia è uno strumento per esprimere in maniera genuina i sentimenti umani.
- “Yamatouta” (lingua giapponese) il termine messo ad inizio introduzione vuole ➔ indicare che l’opera è una vera e propria antologia giapponese.
- “Kokoro” (cuore) lo spirito immesso nella poesia.
- “Koto no ha” (foglie di parole) dizione poetica corretta.
Vi è un equilibrio tra il contenuto (kokoro, spirito) e forma (kotoba, dizione) che è minacciato dal ruolo pubblico e sociale della poesia nell’ambiente di corte: in poche parole nell’opera vi sono personaggi legati all’ambiente cortese e non a tutti i ceti sociali.
Uta-awase: concorsi poetici
Nel periodo Heian si sviluppano le uta-awase, cioè concorsi poetici giudicati dalla corte imperiale. Il vincitore aveva più possibilità di farsi strada nel mondo del lavoro.
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